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“Wrecking Ball” – Recensione dell’ultimo album di Bruce Springsteen

Il Boss è tornato con un nuovo disco, atteso quanto sorprendente: Wrecking Ball (palla da demolizione). In rete ci sono moltissime recensioni, per lo più positive. Credo però che i giudizi sugli ultimi dischi di Springsteen siano stati tutti condizionati dal timore di commettere il peccato di “lesa maestà”. Per questo e perché sono innamorato della musica di Springsteen, mi sembra giusto sottolineare che Wrecking Ball, pur essendo complessivamente una buona opera, lascia intravedere dei difetti ampiamente evitabili. Ed allora, buona lettura!

Bruce-Springsteen-Wrecking-Ball-coverIn Wrecking Ball, Springsteen affronta il tema della crisi economica dalla prospettiva della working class, da cui lui stesso proviene. Lui, che sempre si è considerato privilegiato per aver potuto scalare il mondo grazie alla sua chitarra, non hai mai rinnegato le sue origini umili, anzi le ha sempre sbandierate con fierezza. È forse per questo che il suo racconto è sempre apparso credibile agli occhi degli americani, tanto da essere di fatto nominato cantore ufficiale delle emozioni nazional-popolari.

Springsteen ama visceralmente il suo Paese e non stupise quindi che l’America sia presente in ogni sua canzone. Talvolta è sullo fondo, talvolta è solo una strada deserta e polverosa, spesso e volentieri è la protagonista. Da “Darkness On The Edge Of Town” a “Born In The USA”, da “Nebraska” a “Tom Joad”, da “The Rising” a “Working On A Dream”, Springsteen ha raccontato tante americhe diverse, e lo ha spesso fatto in maniera crudele e realista, talvolta cinica, ma sempre senza perdere la speranza nel sogno Americano, che seppur effimero (come già cantava in Born To Run nel 1975) è pur sempre un obiettivo verso cui tendere indefessamente.

E quello che sorprende di Wrecking Ball è che per la prima volta la speranza fatica ad emergere, il sogno americano sembra essere (definitivamente?) distrutto. La speranza, quel filo sottile ma resistente che ci permette di tenere attaccati i sogni alla realtà, sembra ormai essere una strada vuota e deserta, nessuno la segue più e la rassegnazione ha preso il sopravvento. La tracklist dell’album è molto eloquente in tal senso:

  1. We Take Care of Our Own
  2. Easy Money
  3. Shackled and Drawn
  4. Jack of All Trades
  5. Death to My Hometown
  6. This Depression
  7. Wrecking Ball
  8. You’ve Got It
  9. Rocky Ground
  10. Land of Hope and Dreams
  11. We Are Alive
  12. Swallowed Up (In the Belly of the Whale) (Bonus track)
  13. American Land (Bonus track)

Il cuore concettuale del disco è rappresentato dalla traccia n° 5: “Death To My Hometown”. Springsteen osserva amaramente come non sia stata necessaria nessuna guerra, né spargimenti di sangue per portare la morte nel suo Paese:

Well, no cannonballs did fly, no rifles cut us down
No bombs fell from the sky, no blood soaked the ground
No powder flash blinded the eye, no deathly thunder sounded
But just as sure as the hand of God, they brought death to my hometown
They brought death to my hometown, boys

E non manca nemmeno la condanna del sistema politico e finanziario, che ha messo in ginocchio milioni di famiglie:

Send the robber barons straight to hell
The greedy thieves who came around
And ate the flesh of everything they found
Whose crimes have gone unpunished now
Who walk the streets as free men now

Più in generale, i protagonisti delle canzoni hanno perso tutto e sono sprofondati così in basso che più in basso non si potrebbe (“Easy Money”, “Shackled and Drawn”, “This Depression”) oppure sono stati abbandonati a loro stessi (“We Take Care Of Our Own” e “Jack Of All Trade”). Gli uomini sembrano di nuovo tornati alla schiavitù:

Shackled and drawn, shackled and drawn
Pick up the rock, son, carry it on
I’m trudging through the dark in a world gone wrong
I woke up this morning shackled and drawn

Anche quando i toni sembrano farsi più leggeri con “Wrecking Ball” (scritta in onore del Giants Stadium demolito nel 2009 per far posto a parcheggi e centri commerciali) in realtà Bruce usa la triste sorte dello stadio come cinica metafora dei tanti pezzi gloriosi dell’America che vengano distrutti e buttati via. L’amarezza di questi versi è quindi chiarissima:

Now when all this steel and these stories, they drift away to rust
And all our youth and beauty, it’s been given to the dust
[…] When your best hopes and desires are scattered through the wind
And hard times come, and hard times go Yeah just to come againù

E se qualcuno si aspettava che dopo questo spigoloso percorso fatto di sofferenze e crude realtà Springsteen volesse chiudere il disco instillando nelle nostre menti fiducia e speranza, rimarrà sicuramente deluso. Infatti, anche se i titoli delle ultime 2 tracce (Land of hope and dreams e We are alive) sembrano orientati in questa direzione, il messaggio delle canzoni è in realtà molto diverso.

In “Land Of Hope And Dreams”, proposta per la prima volta durante il “Reunion tour” del ’99, non si parla affatto della Promised Land  già sognata e cantata lungamente dal Boss in molti album della sua carriera, bensì di una terra ultraterrena, più metafisica; in altre parole l’aldilà. Sono infatti molto significativi questi semplici versi:

You leave behind your sorrows
Yeah, this day will be the last
Tomorrow they’ll be sunny skies
And all this darkness past
[…]
This train carries saints and sinners
This train carries losers and winners
This Train carries whores and gamblers

Da ricordare anche che l’assolo di sax in questa canzone è l’ultimo inciso per il Boss da Clarence Clemons, l’amico di una vita, morto lo scorso anno.  Discorso analogo vale per “We Are Alive”, una sorta di Spoon River  dei nostri giorni, dove gli ospiti del cimitero raccontano le loro peripezie.

L’ultima fatica del Boss, tuttavia, non sembra esente da difetti: la maestosità e l’energia delle liriche sono infatti vanificate dalla musiche e dagli arrangiamenti. Complice anche il ruolo marginale avuto dalla E Street Band nella realizzazione del disco, il sound di Wrecking Ball si discosta completamente dal classico Asbury Sound. Springsteen preferisce approfondire sentieri già esplorati con il “Seeger Session Album”, ma il folk modernista che propone risulta troppo spesso artefatto e poco convincente. Per un disco presentato dal Boss come “il più arrabbiato di sempre” era lecito aspettarsi un sound duro e più grezzo, sicuramente più tradizionale. I suoi vecchi album “Nebraska” (completamente acustico, solo chitarra e armonica) o “Darkness On The Edge of Town” (rock grezzo, duro e incazzato) avrebbero potuto fungere da paradigmi perfetti per Wrecking Ball ed è un peccato che il Boss e il suo nuovo produttore (Ron Aniello) abbiano optato per strade sicuramente più moderne, ma probabilmente meno efficaci.

In altre parole, il più grande difetto di Wrecking Ball è che non riesce quasi mai a tradurre in musica la rabbia espressa a parole. Tuttavia, come era ampiamente e facilmente pronosticabile, questa lacuna è stata sommamente risolta dal Boss durante la tournè (tuttora in corso) con la quale ha girato tutto il mondo, fornendo energici concerti che spesso e volentieri hanno sfiorato le 4 ore.

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15 pensieri su ““Wrecking Ball” – Recensione dell’ultimo album di Bruce Springsteen

  1. Ottima recensione. Concordo.

    Si conosce il lavoro di fino di Bruce nel creare i testi, la parte musicale è sempre la più complessa e, in certi casi, sfugge un po’ di mano al Boss (con risultati che sarebbero miracolosi per trequarti dei musicisti contemporanei, ma per lui…).

    1. Ogni volta che lo ascolto mi dico: questo disco con le sonorità cupe ed incazzate di Darkness sarebbe potuto diventare una cosa epica…
      Un’occasione parzialmente persa, peccato.

      1. Già. Forse non era il momento, non se la sentiva o non voleva.
        Ci sono dischi che nascono perfetti da subito. Altri che hanno bisogno della dimensione live per tirare fuori quel carattere che, volenti o nolenti, su disco non riescono ad esprimere.

      2. Tra i dischi che migliorano dal vivo sicuramente annovero Magic: le canzoni che propose durante il magic-tour guadagnavano tanto: Last To Dy, Magic stessa, anche Gipsy Biker e Girls in their summer clothes, ma soprattutto Long Walk Home, un brano bellissimo e secondo me sottovalutato della sua discografia.

      3. Sai che ho ascoltato oggi Magic? Solo per dire… e adesso leggo la tua risposta e dico: hai ragione. Dal vivo guadagnano punti.

      4. Ehehe… infatti… sul tubo, oggi, ho messo un paio di canzoni live del Boss in ufficio.
        Oggi è la giornata Springsteen!

      5. e comunque, il discorso Human Touch sarebbe lungo.
        Il disco in sè no è un granchè, però non dimentichiamo mai che usci in simultanea con un altro album (lucky town).
        La versione ufficiale è che dopo aver lavorato lungamente sul primo, il secondo venne quasi da sè, mentre preparavano il tour in un garage.
        Io non ci ho mai creduto. Secondo me la Sony fece un bel discorsetto al Boss: amicobbello, son 5 anni che sforni figli come un coniglio insieme alla roscia e non fai un disco, ma noi ti paghiamo fior di quattrini, vedi di darti una mossa.

        E così pubblcò due album quando forse ce n’era materiale per uno soltanto.

        Così, per gioco, metti insieme tutte le canzoni dei 2 dischi e scegline 10 (max 12): già solo così verrebbe fuori un disco con i controcosi, sicuramente migliore di Tunnel of love (disco che odio, l’unico suo che non mi piace proprio), High Hopes o Workin on a Dream.
        Mettici poi cosa sarebbe potuto essere con gli arrangiamenti degli E-Streeters e allora si che ti verrà voglia di morderti sotto i gomiti (a me capita sempre quando faccio sto giochetto malato).

      6. Ehhhh i doppi album (separati o insieme) sono sempre pericolosissimi. Sono l’esempio dell’ego enorme del musicista che, molte volte, non si accorge che i brani validi sono molto pochi (come dici te: 10/12 su due dischi). Le case discografiche quasi sicuro l’hanno richiamato all’ordine e, altra cosa, il Boss non stava passando il suo miglior periodo in fatto di songwriting (e questo fattore coincide spesso con la mancanza della E-Street Band, manca lei e il Boss perde un po’ la bussola del songwriting).
        Working On A Dream è uno dei dischi recenti che devo capire meglio…

      7. Woad l’ho sempre considerato un riempitivo, una scusa per tornare subito in tour, altrimenti non si spiega.
        Musicalmene è debole e ci può stare, ma lo è pure liricamente (cosa strana per il boss).

        Sul discorso degli album doppi hai ragionissima, tuttavia ci sono le eccezioni: The River.
        Il disco è doppio e quando ascoltai Tracks pensai che per contenere tutte le perle scritte in quegli annia vrebbe dovuto essere triplo o quadruplo. Ora, vedendo la scaletta del box set per the river e ascoltando il primo singolo estratto (Meet Me in the city) mi rendo conto che quel disco sarebbe potuto tranquillamente essere eptuplo senza scadere di qualità per nemmeno un secondo…

      8. Ovvio, ci sono le eccezioni. Il mio era un discorso molto, forse troppo, generale. The River è l’esempio lampante, come hai sottolineato giustamente te.
        WOAD è un ibrido, qualcosa che doveva essere ma che non è riuscito a diventare. Forse troppo legato ad un momento storico, a delle pulsioni estemporanee o non so. Forse un momento di sbandamento momentaneo. Ci sta anche quello, basta riprendersi in fretta, no?

      9. Verissimo, infatti il disco dopo (pur con qualche pecca) è assolutamente una parte importante nella discografia di Springsteen.
        E poi, se posso esser sincero, ormai non mi aspetto più grandi cose dallo Springsteen in Studio. A me interessa solo quel che il Boss può ancora offrire negli Stadi 😀

      10. Io invece sono curioso, forse perché è uno dei pochi “grandi vecchi” che ha una qualità duratura nel tempo.
        Oso di più: cerca di fare dei dischi diversi anche diversi dalla tradizione che si aspettano i fans. O sono più influenzati dalle esibizioni dal vivo. Non so.
        La collaborazione con Tom Morello, per esempio, è una cosa particolare. Ok, Morello è conosciuto sia come chitarrista dei Rage Against The Machine, ma anche con progetti più soft e di “denuncia”, ma è pur sempre un chitarrista esterno al mondo/immaginario del Boss.

      11. Bruce ha sempre bisogno di rinnovare e cambiare la propria musica, pur restando sempre all’interno dell’alveo del fiume rock’n’roll.
        Progetti come Nebraska, Tom Joad, Seeger Session sono emblamatici da questo punto di vista.
        La collaborazione con Morello è strana, mi è parsa più una cosa amicale, dettata dal rapporto tra i due, che da una vera ricerca di qualcosa di nuovo.
        Se asoclti bene le canzoni nessuno dei due ha influenzato l’altro: ci sono le canzoni di Bruce con sopra appiccicato un assolo alla tommorrelo. Oh, intendiamoci, la cosa spesso produce anche meraviglie, sia chiaro, soprattutto live.
        Non ho potuto vederli suonare insieme e ti confesso che mi piacerebbe.
        Come mi piacerebbe assistere ad uno show acustico del Boss e anche questo mi manca.
        Speriamo di riuscire a fare tutto eheheheh

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