Sala Trofei Milan

Apologia del tifoso rossonero

Il tifoso rossonero ha un nuovo nemico, pericoloso e spietato, abituato a mietere vittime al ritmo lento e regolare di chi sa che ha sempre ragione: il tempo.  Povera e misera è diventata la prospettiva del tifoso milanista, perchè ormai in qualunque direzione temporale volga lo sguardo, egli troverà motivi concreti e valide ragioni per disperarsi.

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Il passato remoto

Rievocare i tempi che furono crea fitte lancinanti di malinconico dolore. Da un lato c’è il passato più o meno recente, con la sua copiosa teoria di trionfi, con la sua ridda di campioni e campionissimi, con la sua bacheca tracimante trofei a non finire.  E di fronte a cotanta magnifica abbodanza il pensiero del povero tifoso rossonero è combattuto tra la malinconia e la nostalgia, e annega così tra due mari delle cui acque percepisce solo il freddo e il sale.
Dall’altro lato c’è pure un passato più remoto, dove la fa da padrona la seconda lettera dell’alfabeto, soggetto principe del dileggio altrui e spettro mai dimenticato che, stante le opinioni dei più pessimisti, starebbe allungando i suoi viscidi e urticanti tentacoli finanche al giorno d’oggi.

Tantalo se la passava meglio

Eccolo quindi il presente, gravido di torture e incertezze.  Il tifoso rossonero lo vive come condanna ad un purgatorio apparentemente eterno, dove un nichilistico azzeramento ha prosciugato sogni speranze e possibilità. Il misero tifoso è legato all’albero proprio come Tantalo, ma in questa sorta di spurio supplizio non ha nemmeno la speranza delle primizie a portata di bocca, ma soltanto il terrore della rupe che pende sul suo capo minacciando di fracassarlo da un momento all’altro.

Il futuro si trasforma quindi in una entità astratta, impalpabile, quasi irrealistica. I sogni  e l’entusiasmo del milanista – stuprati da almeno un lustro di gestione dissennata della società e completo menefreghismo della proprietà – faticano a funzionare, e le uniche immagini che riescono a partorire sono bieche rappresentazioni di scenari foschi e tetri. La notte è calata nel pianeta rossonero e nessun fenomeno cosmico sembra in grado di rischiarare l’orizzonte per una nuova alba.

Ma se il passato è un ricordo così lontano e nostalgico; ma se il presente è così ricco di incertezze e delusioni; ma se il futuro promette di peggiorare la già pessima situazione, cosa resta al povero tifoso rossonero?
Resta solo l’amore per la propria squadra, cieco ed incondizionato, come solo gli amori folli sanno essere. Poco importa se un tempo il nostro Milan era come una bellissima ragazza da amare tutta la vita e di cui andare fieri, mentre ora è si è ridotto a donna facile, buona per una notte di fredda passione e poco più. E se il vecchio e pelato amministratore delegato può fare il gradasso citando Venditti, allora io gli faccio il verso e cito qualcuno leggermente migliore.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona

Questo è il Milan per il tifoso rossonero: un sentimento così potente e totalizzante che non si può ignorare e, ancor di più, non ricambiare. Passeranno i Galliani e passeranno i Berlusconi – e quando ciò accadrà ne sarò immensamente felice – ma il tifoso rossonero sarà sempre innamorato del suo Milan.

È questo quello che provo ed è questo quello che penso. E spero che in questo piccolo angolo rossonero si possa discutere, criticare, incazzarsi, scrivere, magari gioire, e farlo sempre con quel pizzico di ironia che aiuta a vivere meglio.

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2 pensieri su “Apologia del tifoso rossonero

  1. Vorrei condividere alcuni pensieri a caldo su quanto avvenuto in Pro Patria – Milan.
    Il mondo sta andando verso una direzione sempre più nettamente e decisamente multietnica. E’ un processo irreversibile, e soprattutto é un fenomeno apprezzabile, perché significa che le varie culture e i vari popoli, invece di sventolarsi un’ ascia in faccia come ai tempi dei barbari, adesso stanno cominciando ad unirsi e ad amarsi.
    Pur essendo una svolta positiva, come tutti i cambiamenti incontra delle resistenze da parte di chi vive nel passato, non si rassegna alla storia e vuole che tutto resti sempre com’era nel piccolo mondo antico. Questo discorso vale in maniera tanto più forte per un paese come l’ Italia, che, non avendo avuto delle significative esperienze di colonialismo, é molto più disabituato ed ostile al contatto con gli stranieri rispetto a paesi come l’ Inghilterra.
    Questa tensione sociale normalmente resta sottotraccia, perché, dopo gli orrori che il razzismo ha provocato nel secolo scorso, é diventato troppo politicamente scorretto dire chiaro e tondo “io gli stranieri li detesto”, “li caccerei a pedate” o addirittura “li farei fuori.”
    Tuttavia, chi ha di questi pensieri proprio non ce la fa a tenerseli per sé e a mordersi la lingua vita natural durante: sente il bisogno di sfogarsi in qualche modo, di trovare una zona franca dove le sue idee retrograde e il politicamente scorretto in generale é non solo accettabile, ma vissuto come normale. E quale migliore zona franca dello stadio? Lì ci sono tutti gli alibi che vuoi: sì é vero fischio un giocatore di colore, ma tanto siamo allo stadio; sì é vero lo fischio, ma lo faccio solo per intimidire un avversario; sì é vero lo fischio, ma lo fanno tutti, saremo tutti scemi? Sì, siete tutti scemi. Siete tutti abbrutiti e istupiditi da una serie di fattori che insieme creano una miscela esplosiva: il poter finalmente sfogare una tensione repressa, il fatto di trovarvi in una (presunta) zona franca, e soprattutto il fatto di essere in un branco, e si sa che l’ uomo nel branco tira fuori il peggio di sé.
    Ci sono state delle iniziative per circoscrivere questi fenomeni, ma far indossare una maglietta a un giocatore o fargli leggere un discorso col microfono é come curare una frattura con un’ aspirina: la maglietta non verrà letta, il discorso entrerà da un orecchio e uscirà dall’ altro. Anche le multe per cori razzisti sono apprezzabili ma inutili, perché non vanno a colpire il portafoglio del tifoso incivile, ma quello del presidente, che farà spallucce e pagherà con la stessa nonchalance con cui noi paghiamo l’ euro per la Gazzetta. Sono altre le misure realmente efficaci: a livello di giustizia sportiva, sostituire le multe con i punti di penalizzazione; a livello di singoli sportivi, fare quello che hanno fatto oggi i giocatori del Milan.

    1. Condivido tutto quello che hai detto. L’italia è un paese incivile e gli italiani capiscono solo dure pene. Penalizzazioni in classifica, daspo, partite a porte chiuse sono le uniche medicine x queste barbarie.

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