The Prestige: tra ossessione e vendetta

The Prestige

Ieri ho visto nuovamente The Prestige (Scheda), acerbo capolavoro dei Nolan Brothers. Il film è indubbiamente coinvolgente, ricco di colpi di scena e gli attori fanno tutti un figurone. Conoscere l’epilogo delle vicende narrate non ha neanche scalfito il piacere della visione in quanto la storia in sè non è nè l’unico nè il più importante motivo di bellezza del film.

Le opere narrative – siano esse film, libri, canzoni, telefilm, etc – per essere pienamente e totalmente BELLE devono trascendere la storia narrata, devono coinvolgere il fruitore e farlo diventare parte integrante dell’opera stessa assorbendo i suoi sentimenti, le sue paure, le sue emozioni, le sue indecisioni, la sua umanità. E’ solo in questo caso che si concretizza l’aristotelica catarsi dello spettatore, ossia “il liberatorio distacco dalle passioni tramite le forti vicende rappresentate sulla scena dalla tragedia” (citazione, fonte Wikipedia). E se le dimensioni della VENDETTA e dell’OSSESSIONE sono le colonne portanti su cui si regge il film di Nolan, è proprio sulla facilità con cui lo spettatore assorbe e si immedesima in queste due dimensioni che si sublima la bellezza del film.

Chiunque abbia visto il film (ATTENZIONE: SPOILER) avrà tifato per uno dei due protagonisti: o per l’istintivo e ossessionante  Borden (interpretato da Bale) o per l’estroverso ed ossessionato Angier (interpretato da Jackman). La rivalità tra i due illusionisti, dapprima dispettosa e quasi infantile, diventa poi vendicativa quando la moglie di Angier muore durante uno spettacolo, probabilmente per un errore proprio di Borden: la furia vendicativa di Angier darà così il via a una spirale di vendetta che sfocerà con la morte di entrambi, o meglio con la morte di uno e mezzo di loro. Ma non è solo la furia vendicativa per il lutto ad esasperare Angier bensì anche – e forse soprattutto – l’ossessione di carpire i segreti del suo rivale, di cui non può non riconoscere la superiore bravura. Questa ossessiva ricerca di supremazia lo porterà ad atti sempre più estremi, fino al ripetitivo omicidio di se stesso, sera dopo sera, nel vano tentativo di eseguire il trucco perfetto, il prestigio unico al mondo. E’ quindi comprensibile che alla fine egli sia il perdente tra i due, non già per la sua minore abilità – che sarebbe stata la causa più logica – ma proprio per la sua malata ossessione.

E nonostante la cattiveria di Angier sia più profonda e bestiale di quella torbida ed ingannevole di Borden, è proprio per Angier che facevo il tifo ed è proprio in Angier che mi sono identificato. Io, uomo mite e mai incazzoso, vedendo The Prestige ho intuito che dentro di me si cela – ben nascosta – una anima furiosa e vendicativa, poco incline al perdono e dispotica. Ma già la sola intuizione della sua presenza implica l’annientamento di questa anima: la catarsi aristotelica si è quindi materializzata, come sempre accade se le opere narrative sono ottime.

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7 pensieri su “The Prestige: tra ossessione e vendetta

    1. Hai ragione: ogni volta che lo guardo dove nuove sfumature, prospettive diverse, tematiche innovative. É un classico perché non smette mai di comunicare qualcosa. Ora basso a leggere il tuo post: sono curioso!

  1. Eccomi qui come promesso. Grande recensione, ottimo punto di vista. Io non credo di riuscire ad identificarmi in un uomo ossessionato a tal punto da sacrificare la propria vita per l’ossessione stessa, ma nel profondo del mio cuore mi sono sentito più vicino a Borden e alla sua genialità, ma soprattutto al suo bisogno di illusione, al suo modo di sacrificare la propria esistenza, dividendola con quella di un altro, pur di mantenere costantemente l’illusione dell’uomo che vorrebbe essere, ma che,forse, non sarà mai.

    1. tieni conto che questa è una delle primissime recensioni che scrissi per il blog… quindi è un po’ ingessata e, rileggendola oggi, mi pare anche bruttina…
      Però il film è l’esatto opposto: ti penetra dentro e non ti molla più. E il cast semplicemente sensazionale 🙂

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