Il teorema “De la Playa y Qulos”, ovvero la matematica del calciatore brasiliano

Il brasiliano appartiene ad una categoria di calciatori del tutto atipica: tanto sono dotati nei piedi, quanto poco lo sono nel cervello; e infatti la loro abilità nel dribblare gli avversari è inversamente proporzionale alla loro capacità di calcolo e ragionamento. A tal proposito, il famoso matematico Nazario Izècson De La Playa Y Qulos ha elaborato una teoria matematica volta a sintetizzare in una formula il calciatore brasiliano tipo. Anni di studi ed analisi lo hanno condotto alla seguente equazione:

FormulaCalciatoreBrasiliano

dove:

  • “CB” indica le capacità intellettive del calciatore Brasiliano
  • “mc” indica la massa del cervello al quadrato
  • “I” rappresenta l’intelligenza
  • “P” indica l’abilità con i piedi destro e sinistro

Tra le altre cose,  il “Teorema De La Playa y Qulos” dimostra insindacabilmente che più il calciatore brasiliano è bravo coi piedi, meno sarà intellettivamente capace. Tuttavia, nel corso degli anni il famoso matematico ha isolato altre variabili che, intervenendo nell’equazione sopra enunciata, tendono a depauperare ulteriormente il patrimonio intellettivo del calciatore brasiliano. Esse sono essenzialmente 3:

  • Femmine (F)
  • Alcool (A)
  • Saudade (S)

Così l’equazione del “Teorema De La Playa y Qulos”  è evoluta ulteriormente raggiungendo la sua formula definitiva.

FormulaCalciatoreBrasiliano2

Roberto Sedinho con modelle brasiliane
Roberto Sedinho rincoglionito dalle modelle brasiliane

Purtroppo non sono ancora state individuate in maniera certa e definita le ragioni alla base del fenomeno descritto dal  “Teorema De La Playa y Qulos”. Le teorie maggiormente accreditate sono comunque tre: la prima reputa che tutto ciò sia dovuto all’eccessiva ossigenazione del cervello stesso causata dalla vicinanza della foresta amazzonica; la seconda invece attribuisce al sole che picchia sulla testa dei ragazzini durante le interminabili partite in spiaggia la colpa di questa sindrome; infine i teorici più complottisti ritengono che ci sia un qualche marchingegno nascosto nel Cristo Redentore di  Rio e che questo diffonda un qualche virus che si propaga per tutta la nazione (per maggiori dettagli si rimanda al sito di Voyager ). Tuttavia, negli ultimi tempi sta prendendo piede una teoria azzardata ma che noi di Lapinsù riteniamo la più ragionevole: il rincoglionimento tipico del calciatore brasiliano sarebbe dovuto alla precoce e prolungata esposizione a culi marmorei e bellezze in bikini. E infatti, la foto che ritrae il famoso Roberto Sedinho circondato da modelle in abiti succinti sembra suffragare incontrovertibilmente questa tesi.

Le conclusioni di questi studi matematici paiono quindi scontate: i calciatori brasiliani – seppur i più bravi in assoluto – tendono a dissipare le proprie capacità rincorrendo obiettivi che con lo sport hanno poco a che spartire. Se fino ad oggi per dimostrare questa tesi erano portati gli esempi di Ronaldinho ed Adriano, ora sembra che una nuova coppia di calciatori brasiliani stia diventando il paradigma perfetto del “Teorema De La Playa y Qulos”: essi rispondono ai nomi di Pato e Robinho.

Pato ringrazia Binho per avergli spiegato come costruire la sorpresa dell’Ovetto Kinder
Pato ringrazia Binho per avergli spiegato come costruire la sorpresa dell’Ovetto Kinder

Il primo, quando non è infortunato oppure impegnato a costruire le sorprese dell’ovetto Kinder, passa il tempo rincorrendo le gonnelline di ricche ereditiere oppure suole lamentarsi di giocar poco (dimentico dei suoi mille infortuni). Il secondo, invece,  quando non è impegnato a spiegare per telefono a Pato come si montano le sorprese dell’ovetto Kinder oppure a dimagrire dei 18 kg presi durante la sosta estiva, sente la saudade  montargli dentro e la nostalgia di casa lo attanaglia. Come vedete, quindi, entrambi i giocatori del Milan ricalcano perfettamente la parabola del calciatore brasiliano tipo: grandi prestazioni per un brevissimo periodo, seguite da un calo via via più vertiginoso, fino a rasentare lo zero assoluto.

Tutti i tifosi rossoneri, pertanto, si augurano che il sommo scopritore di talenti minorenni e presidente di tutto quanto è presidenziabile (alias Silvio Berlusconi) coadiuvato dall’Imperatore del Mercato e Gran Visir di Forte dei Marmi, nonchè Rajah delle spiaggie brasiliane e capo-chèf ad honerem di Giannino (alias Adriano Galliani) accetti di vendere questi due paracarri rompicoglioni a chiunque sia abbastanza pazzo da comprarli.

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2 pensieri su “Il teorema “De la Playa y Qulos”, ovvero la matematica del calciatore brasiliano

  1. A mio giudizio la cessione di Pato é un colpaccio per il Milan. Il giocatore attraversava da tempo una clamorosa e precocissima parabola discendente, dal punto di vista sia fisico che psicologico, quindi attendere ancora avrebbe significato deprezzarlo ulteriormente.
    Proprio per questo ritengo che ricavare 15 milioni da un giocatore così involuto sia stato un vero capolavoro. Certo, é stato pagato 22 e il PSG soltanto un anno fa l’ avrebbe pagato 28, ma se ragioniamo in questo modo allora il Milan dovrebbe piangersi addosso anche per non aver rinnovato il contratto a Pirlo, per i 21 milioni di Ricardo Oliveira, per i rigori di Istanbul e la fatal Verona. Come ho già scritto in un altro commento, nel calcio non bisogna mai guardare al passato, nel bene come nel male.
    Ah, e a proposito di Pirlo, faccio presente che la sua emarginazione fu la prima “genialata” di Allegri: concordo con la sua politica di svecchiamento della rosa, ma c’é caso e caso, e soprattutto c’é modo e modo.
    Tornando a Pato, ritengo che la sua mancata cessione al PSG, pur essendo stata un delitto a livello economico, sia stata tutto sommato un bene sotto il profilo tecnico e di spogliatoio. Quei soldi infatti sarebbero stati investiti su Tevez, un giocatore notoriamente ingestibile a livello umano, e che anche sul campo non é più lo sfondareti di una volta.
    Il vero top player del Manchester City é un giocatore che al Milan interessava ancor prima di Tevez, e cioé Dzeko. Non lo dico io, lo dicono i numeri: in questa stagione Tevez ha fatto 7 gol in 1292 minuti, mentre Dzeko ha segnato 9 reti con 800 minuti a disposizione. Un dato ancor più rilevante se consideriamo che Dzeko gioca quasi sempre nei minuti finali, quando l’ avversario si chiude e i tuoi compagni spesso sono troppo stanchi per farti un cross decente.
    Il fatto che, nonostante questi dati matematici, Dzeko faccia costantemente la riserva di Tevez é un fatto assolutamente inspiegabile. Non é la prima volta che vedo una situazione simile: ad esempio, sono 2 anni che Higuain ha una media gol molto migliore rispetto a Benzema, ma, per quanti gol faccia, non é mai abbastanza per guadagnarsi un posto da titolare.
    L’ attacco é il reparto più facile in assoluto da gestire per un allenatore, perché é l’ unico dove può basare le scelte su dei dati certi: chi segna gioca, chi non segna non gioca. Eppure tanti allenatori, anche ad altissimi livelli, sembrano non cogliere questo semplicissimo nesso logico, e si ostinano a scommettere su dei giocatori che puntualmente non ripagano la fiducia in termini di gol.
    Mi si può dire: magari quei tecnici preferiscono una punta leggera, di movimento, oppure una che si sacrifica per la squadra, che crea spazi e assist per i compagni. In effetti questa é un’ eredità del Barcellona di Guardiola: la moda che quello squadrone ha imposto é quella di abolire la punta di peso, e giocare in modo diverso dal classico “buttala in avanti che ci pensa il centravanti.” Beh, io vi dico che il “falso nueve” se lo può permettere solo il Barcellona: le altre squadre non hanno una qualità di interpreti e di gioco così alta da poter lasciare scoperto un ruolo chiave come quello della prima punta.
    Un’ altra moda imposta dal Barcellona di Guardiola é quella di assumere degli allenatori giovani, meno esperienza hanno e meglio é. Personalmente non condivido neanche questo: prima di tutto perché di Guardiola ce n’é uno; in secondo luogo, perché ad altissimi livelli la gavetta serve come il pane. Ti aiuta a capire come relazionarti con i giocatori e con l’ ambiente, a preparare e a leggere meglio la partita, e soprattutto a fare più facilmente le scelte giuste. Certo, tutte queste cose te le insegnano anche a Coverciano, ma la frequentazione di un corso non potrà mai sostituire l’ esperienza diretta. Poi certo, delle volte il mio discorso viene smentito dai fatti: ad esempio, negli ultimi 2 anni l’ Inter ha toppato con 2 allenatori esperti (Gasperini e Ranieri), e poi ha ricominciato ad ingranare con Stramaccioni. Ma resto convinto che, in linea generale, sia meglio l’ usato sicuro.

    1. Gran bel commento wwayne!!! Ti rispondo punto per punto:
      PATO: abbiam fatto benissimo a cederlo, perchè ormai il giocatore è involuto e sempre rotto. Tuttavia stiamo parlando di un potenziale campione e secondo me andrebbe sostituito perchè dietro al Faraone abbiamo il vuoto più assoluto.
      TEVEZ vs Dzeko: sono giocatori diversi, entrambi bravi. In una squadra con la manovra poco efficace come la nostra credo che Tevez sarebbe preferibile, mentre Dzeko lo vedrei meglio in una squadra che “gioca di più” tipo la Roma o la Fiore.
      PIRLO: l’ho adorato come pochi, ma gli ultimi 3 anni al Milan sono stati un pianto. Giusto cederlo, ma andava fatto prima (così si monetizzava e si rinvestiva) e soprattutto all’estero senza rinforzare una rivale per lo scudo.
      ALLENATORI GIOVANI: d’accordissimo con te. Mi sembra che i presidenti facciano queste genialate solo per la speranza che gli esca dal cilindro un nuovo Guardiola o anche un semplice Montella, senza rendersi conto che queste sono eccezioni e non la regola….

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