El Sharaawi

Il 2012 che fu e il 2013 che non sarà

Vorrei per una volta parlare di Milan seriamente. Confesso che mi resta difficile: per me il calcio è divertimento e mi piace scherzarci su, e soprattutto in tempi grami come questi ultimi buttarla a ridere è spesso l’unico antidoto che ho per continuare a vedere le partite dei nostri campioni (si fa per dire…) rossoneri senza tirare testate contro il muro.

L’anno sta finendo esattamente come era cominciato: Galliani in viaggio nel disperato tentativo di trovare un coglione disposto ad accollarsi Pato ed il suo grasso ingaggio. Nel mezzo è successo un po’ di tutto: uno scudetto buttato via; l’addio (forse rimandato troppo a lungo) a senatori ormai logori; le cessioni dei 2 giocatori più forti del campionato; il non-mercato estivo; le prese per il culo di proprietà e dirigenza; l’esplosione di El-Shaarawi; l’addio turbolento di Cassano.

El Sharaawi
El Sharaawi, unica nota positiva del 2012

Ad oggi abbiamo poche certezze: la squadra è da settimo posto – forse sesto – ma non di più; la dirigenza è appannata e annaspa preferendo volgere lo sguardo al passato invece di costruire qualcosa per il futuro; la proprietà è disinteressata e ricorda il proprio ruolo solo all’approssimarsi delle elezioni; campioni in rosa non ce sono più a parte qualche interessante prospetto comunque ancora acerbo; il tifo organizzato ovvero la curva è prona e genuflessa alla società e non protesta o critica, il più delle volte nemmeno tifa, limitandosi ad una inutile presenza. Ma la certezza più grande di tutte è che per ritornare competitivi sarà necessario aspettare molto tempo e probabilmente anche una nuova dirigenza e un nuovo proprietario.

Se mai ce ne fosse stato il bisogno, infatti, nell’intervista rilasciata ieri a Repubblica.it Paolo Madini ha ribadito un dato di fatto già certificato dagli accadimenti degli ultimi anni di storia milanista: non c’è più la magia di un tempo, non c’è più quello spirito che mescolava intraprendenza e coraggio, qualità umane e capacità tecniche, e lo faceva in uno stato di continua tensione verso la vittoria e il bel gioco. E questa grave perdita non è dovuta soltanto all’allontanamento di figure storiche e personalità trainanti come quella proprio di Maldini, ma anche e soprattutto all’incapacità di proprietà e dirigenza di rinnovarsi e di rigenerarsi, di evolversi e di adeguarsi a un calcio molto diverso da quello di 20 anni fa. Quando il ricordo delle vittorie che furono prevarica l’ambizione di cercarne di nuove, significa allora che non c’è più la speranza di poter costruire il proprio futuro, che è venuta meno l’imprescindibile ricerca di migliorarsi.

Mausoleo
Il Mausoleo Rossonero

I nocchieri da tanti anni al timone del Milan hanno dimostrato insindacabilmente la loro incapacità di costruire un Milan nuovo, più moderno e nuovamente vincente. E questo ha fatto si che il Milan sia diventato un Mausoleo di se stesso, dove custodire i vecchi campioni oltre ogni logica anagrafica; dove il passato è più importante del futuro; dove il sacerdote Galliani officia la messa del deus ex machina  Berlusconi coadiuvato dalla Vestale Berluschina.  E le prospettive di questo culto manieristico e grottesco sono poche e misere: l’autoreferenzialità del Milan Berlusconiano finirà per uccidere questa gloriosa società nello spirito e nella passione.

Le mie speranze per il 2013 sono quindi poche e semplici:  eterna sarà la mia gratitudine verso di loro, ma è giunto il momento di cambiare e quindi è necessario che Berlusconi, Galliani e tutto il codazzo di di giornalisti leccaculo e procuratori avidi cedano il passo a persone nuove e vogliose, capaci e soprattutto innamorate del Milan.

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3 pensieri su “Il 2012 che fu e il 2013 che non sarà

  1. Quando parli di autoreferenzialità mi ricordi quanto successo negli ultimi 2 anni di Corvino alla Fiorentina.
    In quel periodo la squadra non é mai andata più su del decimo posto: un’ involuzione incredibile, se consideriamo che nei 4 anni precedenti la Fiorentina era sempre arrivata, se non in Champions, quantomeno in Europa League.
    Ebbene il signor Corvino, ogni volta che gli veniva rinfacciato questo declino (in parte causato dai suoi disastri sul mercato), invece di fare mea culpa o dire “Proveremo a risollevarci”, si cullava sugli allori del passato, si autoelogiava insopportabilmente con frasi del tipo “Negli ultimi 5 anni in pochi hanno fatto più punti di noi”. Ma chi se ne frega degli ultimi 5 anni? I tifosi guardano la classifica di OGGI, alle coppe ti qualifichi coi punti fatti in QUESTA stagione, quel che é successo prima conta zero.
    Sarebbe come se il ds dell’ Aston Villa (attualmente in zona retrocessione) dicesse: “30 anni fa abbiamo vinto la Coppa Campioni, quindi perché questi musi lunghi?”
    Peraltro la strategia mediatica di parlare del passato per nascondere sotto il tappeto il presente é attuabile nel caso del Milan (che ha ripetutamente ottenuto degli enormi successi), ma é ridicola nel caso della Fiorentina, che anche nei momenti più dorati della gestione Prandelli non é mai andata oltre un quarto posto. E non mi si dica “Coi soldi che avevano non potevano fare di più”: in campo non ci va il budget o il monte ingaggi, altrimenti l’ Udinese non andrebbe mai in Champions, o il Chievo sarebbe sempre ultimo. Il bello del calcio é proprio questo, che a vincere non é sempre il più forte e/o il più ricco.

    1. Considerazione acuta, non conoscevo queste vicende viola. Nel caso del Milan, la politica del “nascondere sotto al tappeto” va avanti da tempo e francamente è diventata stancante. Mai una volta che parlassero di futuro, mai una volta che progettassero qualcosa… han proprio stufato.

  2. P.S.: Quando ti elencai il meglio della produzione soul, dimenticai gli Earth, Wind & Fire. Brani come “Fantasy” e “September” fanno parte della memoria sentimentale di qualsiasi soul music fan.

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