Non siamo tutti Pellegatti

Se qualcuno crede di poter trovare una logica calcistica o aziendale nell’ormai probabile ritorno di Kakà al Milan, sprecherà sicuramente il suo tempo.

Nei 3 anni a Madrid, Kakà  ha collezionato più infortuni che presenze, ha scaldato la panchina lasciando il posto a campionissimi come Callejon, ha fornito prestazioni mediocri tanto da diventare rapidamente un corpo estraneo alla squadra. I dubbi sulle sue condizioni fisiche e sul suo attuale valore sono quindi più che legittimi. Come se ciò non bastasse, anche i sassi sanno che la rosa del Milan ha priorità ben più importanti dell’attacco: innanzitutto il centrocampo che, orfano di De Jong, con Ambro a mezzo servizio e Muntari reduce da 7 mesi di stop, ha il disperato bisogno di un mediano in grado di garantire equilibrio. Per non parlare proprio della difesa, che anche fondendo insieme i 5 centrali a disposizione non se ne caverebbe uno buono.
E l’ingaggio di Kakà è incomprensibile anche a livello aziendale: se è vero che la società ha deciso di investire sui giovani, se è vero che la società ha deciso di porre un tetto agli ingaggi (ad oggi il più pagato guadagna 4,5 milioni), come si può pensare di comprare un giocatore che di anni ne 31 e che percepisce 10 milioni l’anno?

In realtà le logiche dietro a questa melensa trattativa di mercato e al probabile ritorno di Kakà al Milan sono altre e fanno tutte riferimento al rinnovato impegno politico di Berlusconi e – sopratutto – alle imminenti elezioni. Ho già illustrato queste semplici riflessioni, quindi non mi ripeto.

Quel che mi preme sottolineare – e che mi fa incazzare come un animale – è che purtroppo molti tifosi non vedono o non vogliono vedere questa lapalissiana realtà: che Kakà non serve affatto al Milan ma serve solo al suo presidente; che Berlusconi è una piovra che sfrutta il Milan come un tentacolo attraverso cui Pellegattiraggiungere i propri fini incurante del bene della squadra.
Amo apostrofare questi tifosi beoti  con l’epiteto “tifosi alla Pellegatti” in onore del fine intenditore di calcio nonchè obiettivo cronista delle vicende rossonere Carlo Pellegatti. Questi tifosi, usando le giuste parole nel momento opportuno, potrebbero pure essere convinti che il Milan farebbe un affare a riprendere Gambaro in difesa, che Evani e Blomquist potrebbero puntellare il centrocampo e che il Kondor Agostini risolverebbe tutti i problemi in zona gol. Questi tifosi plaudono la società a prescindere solo perchè in passato ha raggiunto prestigiose vittorie, un po’ come quello che difende la moglie zoccola perchè almeno nei primi anni di matrimonio gli è stata fedele. Questi non sono tifosi ma solo ignoranti fanatici incapaci di ragionare, fondamentalisti del tifo con paraocchi museruola e guinzaglio. Sentono sempre le telecronache di Pellegatti, si gasano per i suoi stupidi nomignoli e non vedono l’ora di sentirlo cantilenare “smokingbiancokakà“.

Fino a ieri ero deluso: per i risultati, per i giocatori mediocri, per l’allenatore inadeguato, per i troppi tifosi privi di spirito critico, per la società incapace e la proprietà assente. Oggi invece sono rassegnato.
Sono rassegnato ad essere schiavo di un Presidente che se ne infischia del bene della squadra e sporca i colori rossoneri per perseguire con ogni mezzo i propri obiettivi personali. E sono rassegnato a dover sopportare questo universo di tifosi alla Pellegatti creato dal presidente Silvio Berlusconi e coltivato dall’ottusa fede di pseudogiornalisti.

Una sola speranza tiene in vita la mia passione: che per fortuna non siamo tutti come Pellegatti e che prima o poi questo inferno finirà. Ma non prima dell’ennesimo teatrino di calciomercato: Galliani son settimane che fa le prove in via Turati…

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4 pensieri su “Non siamo tutti Pellegatti

  1. Possiamo dire senza scaramanzie che con i risultati della scorsa settimana si é concluso il lungo duello tra le nostre 2 squadre. All’ inizio ci contendevamo il quinto posto, poi le nostre ambizioni sono cresciute pian piano, finché non ci siamo ritrovati a lottare addirittura per la Champions’ League.
    Per quanto riguarda il campionato della mia squadra, penso che sia stato rovinato da troppe partite in cui abbiamo perso contro squadre di gran lunga più deboli: Catania, Bologna, Cagliari, perfino Pescara… é interminabile la lista delle piccole a cui abbiamo regalato punti preziosissimi all’ andata e/o al ritorno.
    Non basta il ricordo del 3 – 1 sul Milan o del 4 – 1 sull’ Inter per farmi dimenticare tutti questi scivoloni. Al contrario, queste vittorie roboanti hanno fatto più male che bene alla mia squadra: le provinciali quando battono una big si rilassano, perdono l’ umiltà e hanno già la pancia piena, e quindi possono perdere anche contro un Pescara qualunque.
    Ad ogni modo, tu sai che io guardo più al gioco che ai risultati, e sotto quest’ aspetto non mi posso certo lamentare: la Fiorentina di Montella ha giocato il calcio più bello del campionato. Questa frase l’ ho sempre trovata un premio di consolazione quasi irritante, a metà tra la pacca sulla spalla e la presa per il culo (infatti quando lo dicevano della Roma di Spalletti mi incazzavo io per i romanisti), ma adesso, quando lo sento dire in riferimento alla mia squadra, provo una grandissima soddisfazione. Soprattutto se penso che soltanto l’ anno scorso eravamo una squadra allo sbaraglio, che non metteva in fila 3 passaggi e faceva gol solo quando Jovetic si inventava qualcosa.
    La Fiorentina di Montella mi piace perfino più di quella di Prandelli. Con Prandelli raggiungevamo ottimi risultati, ma lottando ogni partita con il coltello tra i denti, strappando ogni punto con sofferenza immane: non vincevamo in scioltezza nemmeno contro squadre come Messina e Treviso. Con Montella invece abbiamo dominato ogni singola partita: anche contro le big, anche quando abbiamo perso, non c’é mai stata una Domenica in cui la Fiorentina abbia fatto brutta figura.
    Non posso nemmeno dire “Ci riproveremo l’ anno prossimo”, perché questa stagione a mio parere non é replicabile: giocatori come Cuadrado e Ljajic non ripeteranno mai una stagione come questa, e altri come Pizarro e Toni sono già avanti con gli anni. Bisognerebbe ringiovanire la squadra, aggiungerle nuova linfa, ma per quello servono investimenti, e i Della Valle appena sentono questa parola nascondono subito i soldi sotto al materasso e dicono di non avere nemmeno un euro per il caffé.

    1. Di sicuro il passo falso con la Roma compromette i vostri sogni di UCL. Detto questo, ti invito a non rassegnarti prima del dovuto, perchè conosco i miei polli e so benissimo i disastri che può combinare il Milan quando è certo del traguardo raggiunto. La penosa partita giocata ieri col modesto Torino e vinta con una fortunata zampata di Balotelli ne sono la testimonianza. Se fate 3pti nel derby col Siena e noi non vinciamo a Pescara, tutto si riapre, fidati.
      Sul calcio espresso dalla tua Fiorentina non posso che concordare: avete espresso un’ottima organizzazione di gioco, un collettivo invidiabile impreziosito da alcune eccelse individualità (a me piace tanto Borja Valero). Sicuramente l’anno prossimo sarà dura ripetersi, perchè alcuni giocatori potrebbero pagare dazio, perchè altri potrebbero partire verso altri lidi, perchè l’impegno europeo senza una adeguata panchina rosicchierà energie preziose. Tuttavia credo che la stagione viola 2013 debba essere usata a mò di paradigma: pur investendo pochi denari, si possono allestire grandi squadre, facendo leva su scouting, bravo allenatore e ottimo DS. Non sai quanto vorrei che la società Milan investisse sul mercato come fa Pradè… invece di attaccare marchette con procuratori amici e staccare creste sugli ingaggi (sempre coi procuratori amici…)

      1. Ecco, noi abbiamo il problema opposto: i procuratori nemici. Ramadani l’ anno scorso ci costrinse a vendere Nastasic, quest’ anno vuol fare lo stesso con Jovetic e l’ anno prossimo farà andar via Ljajic a parametro zero (gli scade il contratto nel 2014).
        Dobbiamo smettere di comprare giocatori balcanici: non per razzismo, ma perché li prende tutti sotto l’ ala questo procuratore ingestibile. E’ una figura a metà tra il burattinaio e l’ incantatore di serpenti, un manipolatore che troverà sempre il modo di piegarti al suo volere e di sconfiggerti anche quando credi di aver vinto.
        A questo punto preferisco Raiola, che sarà pure aggressivo e montato, ma almeno con le società ha un atteggiamento conciliante.
        E sulle creste di Galliani ho anch’io dei sospetti: certe operazioni, come i 21 milioni per Ricardo Oliveira e il rinnovo a Dida a 4 milioni l’ anno, sono difficilmente spiegabili in altro modo.

      2. bè… potrei citarti i 5mln a Flamini, i 3.4 a Muntari, gli 1.2 di Traorè…
        purtroppo ormai questi figuri (sia procuratori che dirigenti famelici) infestano il calcio peggio dell’erba gramigna…

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