One Day

Ci sono film che ti scavano dentro. Ti prendono il cuore, lo fanno a pezzi e poi lo rimontano, lasciandoti una sensazione di piacevole malessere, di affascinante oblio, di ruvida leggerezza. Hai l’impressione che nel petto ci sia un rubinetto che butta acqua a getto continuo, ora calda ora fredda ora calda ora fredda, e la sensazione perdura ore, talvolta addirittura giorni, ma il naufragar del cuore è irrimediabilmente dolce in quel mare soave.

Questi film non sono necessariamente bellissimi, anzi spesso nemmeno ci si avvicinano alla bellezza. Molto più semplicemente sono film giusti visti nel momento giusto, come se una divina congiuntura astrale abbia fatto incontrare il tuo stato d’animo e quel film per trarne qualcosa di magico, irripetibile, purificatorio. Non capita spesso questa congiuntura, ma quando capita lascia il segno, un segno indelebile ed indimenticabile.

One DayÈ questo che mi è capitato quando ho visto One Day.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di David Nicholls, ha una trama apparentemente banale, quasi melensa. Da una parte c’è Emma (interpretata da Anne Hathaway), una ragazza ambiziosa e decisa che vuole realizzarsi, dall’altro c’è Dexter (Jim Sturgess), ricco superficiale e affascinante ragazzo di buona famiglia il cui primo obiettivo è spassarsela sempre. In mezzo c’è il loro rapporto: complesso, altalenante, talvolta burrascoso, spesso fatto più di sguardi e silenzi che di parole. Si incontrano la prima volta il 15 luglio 1988 e proprio in quella data – il 15 luglio – continueranno ad incontrarsi tutti gli anni, talvolta per scelta talvolta per caso. Si capisce presto che sono innamorati l’uno dell’altra ma che entrambi preferiscono non esporsi: Emma ha paura di essere rifiutata, Dexter di rovinare tutto e perdere anche l’amicizia di lei.

In realtà, sapere COME andrà a finire la storia e SE i due protagonisti saranno felici insieme sono aspetti totalmente marginali. Il cuore del film è altrove: l’incontrarsi e lo scontrarsi, il perdersi e il ritrovarsi, lo sbagliare e il crescere sono le due facce di tante medaglie che suggellano gli attimi delle nostre vite deviando il percorso che faremo indipendentemente dalle nostre volontà. Siamo piccoli, infinitesimali. Eppure grandi, immensi, perchè ci sono i sentimenti e l’amore che sublimano la nostra essenza rendendola qualcosa di diverso, qualcosa di più che un grumo di tessuti e muscoli che pulsano e si muovono. La vita e la morte diventano una cosa sola, così come la gioia e la tristezza, la felicità e l’infelicità, la vittoria e la sconfitta.

Sarà che la data ricorrente per Emma e Dexter aveva un significato particolare anche per me visto che il giorno dopo – il 16 luglio – sarebbe dovuta essere la più bella della mia vita e invece si è trasformata nella più tragica. Sarà che One Day ha toccato alcune corde emotive del mio cuore che in quel momento erano particolarmente sensibili. Sarà che con il passare degli anni divento più sensibile. Sta di fatto che sulla bellissima scena finale, dolce e amara al contempo, ho pianto. Non qualche lacrimuccia, ma proprio un pianto vero con guance rigate, naso chiuso e occhiali umidicci. Nessun film mi aveva mai fatto piangere così. Qualche canzone, forse, ma mai un film.

E dopo il pianto mi sono sentito migliore, più leggero e più deciso. Ed anche se One Day non è un capolavoro, la sua visione è stata un balsamo tonificante per me e per i miei sentimenti.

Voto: 8

La Giuria

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23 pensieri su “One Day

  1. A me capita spesso di vedere un film (o leggere un libro) e riconoscerne la non grandezza artistica o letteraria però emozionarmi lo stesso moltissimo. Tanto dal finire con il piangere sui titoli di coda (o nel bel mezzo di un capitolo toccante). Mi succede spessissimo con i film tratti dai libri di Nicholas Sparks, pur non amandone molto il genere troppo melenso ed a volte ripetitivo, ma succede. Ed è verissimo che alcuni ti toccano dentro per svariati motivi, date, ricordi, luoghi, nomi, personaggi evocativi, e non puoi farci nulla.
    L’arte è così. Niente è razionale in essa.
    A parte la grammatica, l’ortografia e la dizione. 😛
    Mchan

    1. Figurati che uno dei libri che più mi ha emozionato e che maggiormente ha condizionato la mia adolescenza è stato “Christine, la macchina infernale”, di Stephen King… il re dell’Horror…. Ma non chiedermi perchè: non lo so proprio. Capita, è così e non ci si può fare niente. Potrei obbligarti ad ascoltare decine di canzoni di Springsteen che mi fanno venire la pelle d’oca ma ti potrebbero fare comunque tutte schifo… è la legge dell’arte.

      1. La tua affermazione per cui qualsiasi espressione artistica non può piacere a tutti é particolarmente valida per quanto riguarda la comicità. Tralasciando gli idioti che si divertono con le idiozie, ognuno ha il suo modo di ridere, e di conseguenza un comico che a me fa piangere dalle risate a te magari non strappa nemmeno un sorriso, e viceversa.
        Per questo non faccio più vedere ai miei amici dei video comici che a me sono piaciuti: perché in passato loro hanno reagito con un sorrisino spento, fatto giusto per educazione, e dopo quella figuraccia non sono più riuscito a godermi il video in questione. Invece di ridere per le battute, arrossivo al ricordo dell’ indifferenza con cui furono recepite dai miei amici.
        Di Stephen King ti straconsiglio l’ ultimo libro, “Joyland.” E’ appena uscito, io l’ ho comprato subito e l’ ho bevuto in pochi giorni. E’ breve e molto scorrevole (2 dettagli molto rari per un romanzo di King), tanto scorrevole che quando lo finisci ti dici “Sono stato un idiota, avrei dovuto gustarmelo più lentamente.” Leggilo piano, perché l’ atmosfera unica di “Joyland” ti mancherà molto quando l’ avrai finito.

      2. mi ha colpito questa tua frase “gli idioti che si divertono con le idiozie”.
        è tristemente vera: c’è una genia di persone veramente idiote a questo mondo che riescono a trarre divertimento dai film più stupidi del mondo (da american pie in giù per intenderci).
        mi chiedo in virtà di quale neurone difettoso possa piacere certa robaccia…

        su Stephen King l’ho abbandonato da tempo… quando ancora frequentavo il liceo divoravo i suoi libri, ma poi non ho più letto molte cose di lui…

      3. Guarda, io adoro un gruppo (ed un cantante in particolare) che qui in Italia praticamente conosco solo io (o comunque non ho mai incontrato gente che lo conoscono se non per una sua canzone colonna sonora di un film famoso e strausata come jingle televisivo).
        Ormai ci ho fatto l’abitudine a vedere le facce stralunate delle persone con cui parlo dei miei gusti musicali/cinematografici/letterari.
        Su Stephen King, bhé almeno è un nome noto e molto apprezzato. Io però sono riuscita a leggere solamente La zona morta ed unicamente perché avevo visto ed apprezzato la serie televisiva tratta da esso. Ed è stato uno dei pochissimi casi in cui ho preferito la trasposizione televisiva, guarda un po’…
        Mchan

  2. Ecco, giusto parlando di One Day, vedo solo ora questo articolo. E’ proprio vero che “alcuni film sono giusti visti nel momento giusto, come se una divina congiuntura astrale abbia fatto incontrare il tuo stato d’animo e quel film per trarne qualcosa di magico, irripetibile, purificatorio”. Per me One Day è quasi autobiografico: ho avuto un’amicizia così pura e intensa per molti anni, ora purtroppo scemata (siamo alla fase: “Io ti amo Dex, ma non mi paci più”), ma che mi ha accompagnata nella crescita e che ricordo sempre con infinita dolcezza. Ricordo le chiamate di lui, ubriaco a una festa in piena notte, e io che mi allontanavo dagli amici per sentire cos’avesse da raccontarmi. I “ti voglio bene”, le notti folli, il sentire di appartenersi anche quando si viveva in città diverse e non ci si sentiva da un po’. Film come One Day colpiscono perché sono profondamente VERI e ci permettono un’identificazione piena coi personaggi e, come raramente capita, ci fanno ragionare sulle diverse fasi della vita, sui periodi no che ci capitano e che alcune volte hanno la meglio su di noi. Sarà che di film come One Day, per ora e per me, c’é solo One Day.

    1. Ogni film ha un significato diverso per chi lo vede. Vale la stessa cosa per le canzoni.
      Fanno germogliare emozioni o ricordi, suscitano piacere o malinconia, scavano dentro e ti lasciano vuoto oppure pieno.
      Amore e amicizia talvolta si intrecciano, ma se si confondono è sempre per la paura di quel che può nascere se si è sinceri con se stessi…

  3. One day l’ho guardato un giorno in cui avevo disperato bisogno di leggerezza.
    Inutile dire che in questo senso ho sbagliato film, ed ho finito per piangere come una disperata e maledire le schede film di mymovies.
    Però concordo: splendido film.

    1. Guarda in assoluto potrebbe anche non piacere e risultare melenso. Però, almeno a me in quel preciso momento della mia vita, ha fatto venir giù tanti di quei lacrimoni che non ti dico. E soprattutto mi ha lasciato tante belle emozioni!

  4. Ho visto questo film per caso, una vigilia di Natale … quale miglior data?!? Proprio come dici tu, determinati film hanno il potere di smontarti il cuore e rimontarlo! Anche io ho pianto … tanto … tanto … e ancora tanto. Non mi fermavo più.
    Non posso assolutamente dire che sia un brutto film, ma sicuramente non lo riguarderei. Fa parte di quelle storie che toccano le corde più intime dell’animo, secondo me. Non mi ha lasciato una bella sensazione e il solo ricordo, mi fa ricordare l’ansia e il peso provati.
    Un film complesso: dolce e crudele!

    P.S. Un altro film che mi ha fatto lo stesso effetto è stato “A.I. – Intelligenza Artificiale” di Spielberg … una tragedia 😛

    1. Hai ragionissima: certi film non si riguardano, ma per un motivo differente. Non è tanto il desiderio di non rivivere delle emozioni spiacevoli, quanto la paura che quelle stesse scene non mi entrino dentro allo stesso modo sconvolgente.
      Grazie per il commento Antonella!!!!!!

      PS: Io non sono facile alle lacrime quando guardo un film e francamente faccio fatica ad immaginare un pianto diritto con AI. sarà che io l’ho guardato con occhio squisitamente fantascientifico 😀

      1. No dai: un bambino che viene abbandonato nel bosco dalla mamma (come nelle favole cattive cattive!), solo al mondo, decide di cercarla per mari e per monti affrontando di tutto fino alla “scelta” finale pur di ritrovarla! No no no … aiuto, mi sta già partendo l’ansia… 😀

  5. Una delle tue recensioni più toccanti ed anche delle più riuscite.
    Noto tra l’altro che non hai un lunghezza “media”, ma evidentemente dipende dallo stato d’animo in cui ti trovi all’uscita del film o di che tipo di emozione ti ha scavato dentro, perché in questo caso, ad esempio, mi hai fatto sentire con te in sla e mi sono persino immaginato delle scene.
    Se poi aggiungo quanto hai scritto nel mio commento al mio posto su Emily Blunt, raggiungiamo momenti lirici.
    Sono curioso di scoprire se e quanto mi piacerà, ma dopo la tua recensione lo guarderò sicuramente!

    1. Tanti anni fa, ancora facevo l-università, iniziai a bazzicare la redazione del Resto del Carlino qui a Macerata. Mi davano da scrivere qualche pezzo idiota sulle sagre e robe del genere. Riempitivi per lo più.
      Però fu un’esperienza molto istruttiva perchè capii che non avrei più seguito il mio sogno di infanzia: fare il giornalista.
      Il motivo? Semplice: scoprii l’esistenza di software per le testate che ti dicevano quante parole o caratteri doveva essere lungo il tuo pezzo.
      Applicare dimensioni fisiche alla lingua e alle parole secondo me è , per usare una metafora agostiniana, come voler prosciugare il mare con una cannuccia.
      Se avessi voluto imbrigliare le mie idee in uno spazio ristretto avrei fatto l’ingengere o l’architetto…
      Di qui la lunghezza variabile dei miei pezzi.
      Sul film: a molti non è piaciuto perchè troppo melenso e troppo distante dalle vette di bellezza del libro (che io però non ho letto). Il mio apprezzamento fu figlio di un momento molto particolare della mia vita che mi portò ad essere particolarmente scosso emotivamente. Quel pianto fu una liberazione, una delle più purificatrici della mia vita.
      Sono quindi curioso di sapere la tua opinione 🙂

  6. Appena possibile, noleggio, vedo e commento direttamente su questo post…
    perché i bei post sono vivi, come il legno delle querce (anzi, “cerque” in vernacolo filottranese…) e già mi veniva voglia di rispondere anche alla “Antonella” che non conosco, ma a cui avrei voluto dire anch’io che mi sono commosso nel finale di A.I. quando il bimbo robot si addormenta sognando il suo giorno perfetto, ma ho visto che è passato un anno ed a rispondere ra mi sembrava di apparire come quegli imbonitori che ti dicono “ciao, qual è il tuo fornitore di acqua, luce e gas? E quanto spendi?”…
    … Ma poi, chissà, fosse proprio questa sorta di empatia che in un bel film ti giri e rigiri la tua emozione e te la incolli addosso e così una cosa realizzata su carta e poi su celluloide o in elettronico a migliaia di chilometri (che muoia male chi scrive KiIometri con la kappa!) diventa poi anche nostra (“Excelsior è roba nostra” diceva il personaggio interpretato da De Niro, a proposito del motto apposto sullo stadio nel bellissimo “Silver Linings Playbook (il senso positivo)”.
    Così oggi un altro pezzettino di te, di Giovanni è approdato a riva e la bottigklia in cui il messaggio era rinchiuso ha solcato il mare per un sacco di tempo…
    Alla prossima!

  7. Ho visto One Day solo da qualche giorno fa. Ne ignoravo completamente l’esistenza e l’ho noleggiato per puro caso… Io sarò troppo filosofico e contorto, ma certe cose nella vita non capitano per caso. Ero – ahimè- appena arrivato al termine di un lungo contratto di lavoro che mi aveva svuotato di energie e tempo da dedicare a me stesso… Mi sono trovato a fare un pò il punto della situazione. Fra un pensiero e l’altro, ho visionato il film: che dire… Un fulmine a ciel sereno! Complessivamente, il film non è un capolavoro assoluto ma, ripeto, è arrivato in un momento particolare della vita. Oltre all’impatto emotivo, devo dire che è una ottima pellicola, con una buona fotografia, con due attori bravissimi e con una particolare cura dei dettagli, anche quelli che paiono più insignificanti.
    Ma le emozioni e le riflessioni che mi ha suscitato sono state enormi. Ho pianto come non piangevo da anni. Mi ha fatto riflettere ancora di più che, nella vita, certe decisioni non vanno procastinate all’infinito per timore di sbagliare: non fare una scelta è una scelta di per sé ed è spesso la peggiore; mi ha fatto riflettere che spesso le vicende umane sono fragili e possono essere spezzate in un attimo dopo anni ed anni che si tenta di costruire qualcosa di buono (a tal proposito, in un primo momento avrei ucciso regista e scrittore per aver decretato un finale così straziante).
    Finalmente, ho visto una storia abbastanza verosimile: sono stato al fianco di Dexter, con tutti i suoi errori, i suoi allontanamenti e riavvicinamenti con Emma, la sua fragilità, la forza acquisita durante la tanto agognata esplosione definitiva della loro storia e dopo la tragica separazione. Ho adorato il personaggio di Emma, forse perché simile al mio prototipo ideale di ragazza: timida all’apparenza, ma dotata di una grande forza d’animo e determinazione; un pó cinica e sarcastica appena in superficie, ma dotata di una grande dolcezza e di voglia di dedicarsi a chi ama; brutta per propria scelta all’inizio del film, poi si trasforma dalla metà della narrazione ma con uno stile sobrio ed elegante. Altra cosa che ho notato è la verosomiglianza con la vita reale nella maturazione fisica dei personaggi, oltre che in quella intellettiva: confrontate Dex dell’88 con quello del 2011: una metamorfosi strabiliante!
    Anche i personaggi di contorno hanno il loro perché: come dimenticare l’interpretazione della madre di Dexter che, con la sua malattia e con le sue parole, ha inevitabilmente avvicinato il figlio ad Emma più tardi; che dire del padre di Dex che, con i suoi modi burberi, si offre come sua spalla dopo il tragico epilogo e lo incoraggia a rialzarsi; persino Ian, il comico fallito che fu compagno di Emma, interagisce con i protagonisti nel tempismo più perfetto.
    Geniali i flashback successivi su quello che successe nel mattino del 16 Luglio 88 e la bellissima notte d’amore del 2002. Ho persino amato l’amaro finale: quanti di noi si sarebbero entusiasmati tanto di un felice epilogo in cui Em e Dex si sarebbero amati fino alla fine dei loro giorni? Credo che quello che sia successo sia servito a Dexter per compiere un’ulteriore passo nel suo processo di maturazione, esattamente come ha compiuto salti da gigante stando insieme, per quel poco tempo che gli è concesso, con l’unico vero amore della sua vita.
    Altro particolare che forse ho notato solo io… Nel flashback finale degli ultimi istanti del film, l’arrivo improvviso dei genitori di Dex ha evidentemente interrotto qualcosa che sarebbe potuto succedere 15 anni prima…

    1. Ciao Mauro e bevenuto nel blog.
      Leggere il tuo meraviglioso commento mi ha riempito il cuore di gioia perchè hai scritto tante cose e tutte belle ed hai deciso di condividerle con me, regalandomi un attimo del tuo tempo e un briciolo del tuo cuore.
      Grazie, quindi.
      Per il resto non posso aggiungere nulla a quanto da te scritto perchè le mie parole suonerebbero o ridondati o vacue: ha scritto tutto tu, hai detto tu e voler “aggiungere” sarebbe solo un mero esercizio di stile.
      Mi fa inoltre piacere che anche tu abbia rilevato la contingenza (forse non affatto casuale) di certi eventi, magari anche banali come la visione di un film: spero (anzi, credo) che la visione di One Day sia arrivata anche per al momento giusto e che abbia saputo fungere da sostegno e al contempo slancio per fare un passo in avanti con l’ostinata determinazione di cercare quacosa di più, qualcosa di meglio.
      In bocca al lupo per tutto, Mauro!

  8. Grazie caro, ho appena scoperto il tuo blog ricercando qualche informazione in più proprio sul film in questione.
    Sto approfondendo la lettura degli altri articoli perché mi paiono molto interessanti, così come il proprietario del blog mi sembra una persona molto intelligente e molto profonda. Complimenti per tutto e continua così. Un abbraccio.

    1. Grazie a te Mauro.
      Spero proprio che tu gradisca i miei post e ancor più spero di potermi confrontare ancora con te e con le tue riflessioni sui miei post 🙂

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