La Giuria

Ho sempre disprezzato il genere “legal thriller“, sia al cinema che in biblioteca, tranne una breve parentesi avvenuta circa 10 anni fa. A quei tempi conobbi John Grisham e i suoi romanzi e ne divenni un avido lettore, così fui molto incuriosito dal film “La giuria” perchè casualmente usci al cinema pochi mesi dopo che avevo letto l’omonimo romanzo. A solleticare il mio interesse c’era anche un cast di tutto rispetto: oltre allo scialbo John Cusack erano infatti stati arruolati il ruvido Gene Hackman, l’inossidabile Dustin Hoffman e, soprattutto, l’affascinantissima Rachel Weisz, di cui ero innamorato già dai tempi de “La mummia” e che da allora è una delle mie muse per eccellenza.

La Giuria Ringalluzzito da tutte queste belle premesse, noleggiai il dvd ma rimasi subito deluso da una clamorosa modifica nella storia: mentre nel libro viene narrato il processo intentato contro una grande multinazionale del tabacco accusata di aver provocato il cancro ai polmoni di molte persone, nel film l’oggetto del contendere sono le armi e le morti provocate dalla vendita indiscriminata delle stesse. Evidentemente la lobby delle pistole è meno potente della lobby delle sigarette…

Questo cambiamento, apparentemente marginale, in realtà toglie molta credibilità a tutto il film, perchè l’argomento tabacco  è sicuramente più sentito e comprensibile dell’argomento armi.

Per il resto il film scorre seguendo in maniera probabilmente troppo pedissequa lo stesso libro. L’attenzione è concentrata sulla giuria e sui criteri con cui viene selezionata: si scopre così che i grandi studi di avvocati hanno nel proprio staff una persona incaricata di indagare su tutti i candidati alla giuria e che usano  innumerevoli strategemmi – leciti e non – perchè siano selezionate solo persone di proprio gradimento. Questa parte non poteva che essere di Gene Hackman, qui molto più bravo del solito. A John Cusack è invece affidato il ruolo del giurato finto-santarellino che ha camuffato la propria identità per entrare nella giuria e condizionare il verdetto; bontà sua si spupazza pure Rachel Weisz, la sua fidanzata. A Dustin Hoffman resta il ruolo dell’avvocato buono, piatto come la sua interpretazione (di sicuro è stato un avvocato più credibile in Sleepers…).

Nonostante il ritmo narrativo sia valido, La giuria trasmette una sensazione di sciatteria e prevedibilità di cui, per fortuna, almeno il libro è privo. E lo scontato finale non può che lasciare perplessi. E probabilmente anche per colpa di questo film la mia fase legal thriller terminò bruscamente, con buona pace di John Grisham e soci.

Voto: 6

Ma non fatevi ingannare dalla sufficienza. Come già spiegato in post precedenti, ai film con Rachel Weisz attribuisco sempre 1 punto in più in onore della Musa 🙂

Rachel Weisz

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