Milan di Sacchi Vs. Barcellona di Guardiola

In una recente intervista (qui l’estratto) lo storico capitano del Milan Franco Baresi (sempre sia lodato) ha affermato che, in una ipotetica sfida, il suo Milan avrebbe battuto il Barça di Guardiola. Posto che il Verbo del Capitano è sacro e Lui ha sempre ragione, questa riflessione mi ha dato lo spunto per giocare un po’ e mettere a confronto le due squadre.

Sono di parte, lo sapete, quindi è ovvio che l’essere milanista fino al midollo abbia condizionato la mia capacità di giudizio. Comunque vi giuro che ho cercato di restare il più obiettivo possibile:

Milan di Sacchi Vs. Barcellona di Guardiola

Secondo questi opinabilissimi voti vince il Milan di Sacchi 95 – 90.
Se centrocampo e attacco sono più o meno equivalenti, è la difesa è garantire la vittoria ai rossoneri: 37 punti quella del Milan contro i 31 del Barcellona. Ma ridurre a un mero esercizio matematico il confronto tra questi due squadroni è un po’ riduttivo e mi sembra doveroso prendere in esame altri fattori.

ALLENATORE:
Sacchi è stato un filosofo del gioco del calcio e sotto l’aspetto tecnico tattico straccia Guardiola. Punto.
Il suo stile di gioco fu rivoluzionario per i suo i tempi molto più di quello di Guardiola e non è un caso in molti abbiano tentato di emulare quello stile. Inoltre va ricordato che Arrigo si ritrovò tra le mani una squadra molto meno forte e collaudata rispetto al catalano: il Milan di metà anni 80 veleggiava poco sopra la metà classifica in serie A, mentre Guardiola ereditò lo squadrone di Rijkaard che aveva già vinto 2 campionati e 1 Champions.
Tuttavia Guardiola ha un vantaggio su Sacchi: è stato calciatore di altissimo livello e sa gestire meglio lo spogliatoio e le pressioni, sa come tenere sulla corda i suoi ragazzi senza esasperarli e spremerli troppo.
Per me, comunque, vince Sacchi nettamente.

RISULTATI: 
I risultati arridono invece a Guardiola: nei suoi anni al Barça ha vinto 2 champions, 3 campionati e 2 coppe nazionali, mentre Sacchi pur eguagliando le vittorie internazionali, in patria non seppe raccogliere niente dopo il primo scudetto vinto ai danni del Napoli di Maradona.
Il palmares del Catalano è quindi più ricco a dimostrazione della sua maggiore abilità nella gestione dei calciatori e della capacità di garantire maggiore continuità di rendimento durante l’arco della stagione.

GESTIONE POST ADDIO ALLENATORE: 
Un allenatore andrebbe giudicato anche l’eredità che lascia al suo successore.
Sacchi lasciò a Capello una squadra formidabile anche se un po’ logora e invecchiata, ma furono sufficienti pochi accorgimenti perchè quel nucleo storico di campioni tornasse a vincere in Italia (4 scudetti in 5 anni) e a dettare legge in Europa (3 finali di Champions consecutive, di cui 1 vinta). Discorso opposto per Guardiola: dopo la sua partenza il tiki-taka dei blaugrana sembra diventato un esercizio di stile del tutto improduttivo, soprattutto in campo internazionale. Il Barcellona non riesce più a imporsi, denotando una preoccupante incapacità di rinnovarsi ed adattarsi ai cambiamenti che sempre attraversano il gioco del calcio.
Anche qui, quindi, vince il Milan di Sacchi.

RISULTASTI IN NAZIONALE:
Qui il confronto è impietoso, infatti i giocatori del Milan di Sacchi non hanno mai vinto niente in con la nazionale italiana, vuoi perchè tra il 90 e il 92 l’allora CT Vicini snobbò molti di quei meravigliosi interpreti, vuoi perchè quando proprio Arrigo divenne CT i sogni azzurri si infransero ad 11 metri dal traguardo in quel di Pasadena. La formazione creata da Guardiola, invece detta legge da oltre sei anni, nei quali ha vinto 2 europei consecutivi e un mondiale, unica nazionale nella storia ad aver inanellato un filotto del genere.
Su questo fronte, quindi, stravincono gli Spagnoli.

CONCLUSIONE: 
Tutto questo pippone, quindi, è servito solo a dimostrare che Franco Baresi (sempre sia lodato) aveva ragione e che il Milan di Sacchi è superiore a quello di Guardiola.
Vi sfido a convincermi del contrario!!!!!

 

Il grande Milan di Sacchi

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6 pensieri su “Milan di Sacchi Vs. Barcellona di Guardiola

  1. Per l’eredità lasciata al Barcellona, pur essendo d’accordo con quello che hai detto sul Barca di Martino, penso che sia necessario un periodo più lungo per giudicare (almeno un biennio).
    Carino il giochino, anche se ovviamente il calcio nel corso dei decenni cambia molto, e basta vedere una partita di inizio 2000, ’90, ’80 e ’70 per accorgersene.

    P.S E con la Juve schiacciasassi di Trapattoni di metà anni ’80 come la metteremmo? 😉

    1. Si, son confronti sempre delicati, perchè il calcio cambia molto. Tra gli squadroni ci sarebbe anche l’Ajax di inizio anni 70.
      la juve di Trapattoni fu uno squadrone sicuramente (anche io se la ricordo appena, ero molto piccolo) ma al di là di questo la sua grandezza fu solo nei risultati e non “filosofica”. Mi spiego meglio: quella Juve vinceva ma non incantava, non praticava un calcio nuovo, entusiasmanete, rivoluzionario come quello delle squadre guidate da Sacchi e Guardiola
      PS: e poi la juve ruba, dai, lo sanno tutti (PRRRRRRRRRRRR)

    2. ah, dimenticavo, l’eredità di Guardiola sicuramente andrà valutata più avanti, ma queste due prime stagioni (Villanova \ Martino) sono state già molto emblematiche. In Spagna faticano e in Europa le buscano di brutto.

  2. Hai ragione nel dire che Guardiola, con il suo turn – over estremo, sa ottenere successi senza spremere troppo i suoi giocatori. Così non é per l’ anti – Guardiola, ovvero Mourinho: il portoghese spreme così tanto i suoi giocatori che, quando cambia aria, la squadra da lui abbandonata ci mette anni a riprendersi. E’ accaduto al Chelsea (che dopo 4 anni di “zero tituli” si affidò ad Ancelotti per inaugurare un nuovo ciclo vincente) e in modo ancora più clamoroso all’ Inter.
    Io sono forse uno dei pochissimi tifosi che apprezza sia Guardiola che Mourinho. Del primo apprezzo la ricerca del bel gioco, la filosofia del turn – over e il tentativo di valorizzare i giovani; del secondo l’atteggiamento spavaldo, la grinta e la forza d’animo unica che riesce ad infondere alle sue squadre.
    Ah, un’ altra cosa: sono consapevole che questa mia affermazione troverà pochissimi consensi, ma secondo me tra i due come persona é meglio Mourinho. Guardiola mi dà l’ impressione di essere un finto santarellino, e io tra un finto buono come Guardiola e uno sbruffone sincero come Mourinho prenderò sempre il secondo.
    Un’altra eredità positiva di Sacchi: ha formato un’ intera generazione di allenatori. Ancelotti, Rijkaard, Donadoni, in misura minore Van Basten e Gullit… tutti allievi del maestro Arrigo.
    Un’eredità simile l’ha lasciata Eriksson: dalla sua Lazio campione d’ Italia nel 2000 sono già usciti fuori 3 allenatori di prima fascia, ovvero Mancini, Mihajlovic e Simeone. E questi sono solo i casi più clamorosi: si potrebbero citare anche Simone Inzaghi, che al primo anno da allenatore ha vinto la Coppa Italia Primavera ed é in testa al campionato, e Almeyda, che in Argentina ha riportato il River Plate in massima serie. 5 casi a nemmeno 15 anni da quello scudetto: non può essere una coincidenza.

    1. Io invece, tra Mou e Pep, preferisco lo spagnolo.
      A differenza tua, trovo che la spavalderia e la strafottenza di Mourinho sia molto artefatta, tutta una strategia comunicativa per caricare la squadra creando nemici spesso inesistenti. Il perbenismo di GUardiola forse è un po’ bigotto, però mi pare più sincero.
      Sulla generazione di allenatori svezzati da Sacchi si potrebbe scrivere un libro: Arrigo è state un VATE del calcio, al pari di Rinus Michels e pochi altri nella storia. Mi ritengo fortunato ad aver potuto godere della sua creatura perfetta, anche se lo riconosco con un po’ di nostalgia perchè già so che non vedrò mai più un Milan così bello come quello.
      PS: non avevo mai considerato quanti “allievi” avesse avuto Erikson: effettivamente sono molti e tutti di buone qualità. Non può essere un caso, su questo ti do ragione.

      1. Diciamo che Mourinho é sincero in alcune cose e artefatto per altre. E’ sincero quando si lascia andare alle sbruffonerie; artefatto quando, come dici tu, si inventa dei nemici inesistenti per caricare la squadra.
        Ad ogni modo, nell’ anno del triplete aveva ragione quando diceva che gli arbitri facevano di tutto per tarpargli le ali: ad esempio, la famosa partita delle manette, in cui l’ arbitro espulse tutti e 2 i difensori centrali dell’ Inter dopo soli 38 minuti, rivelò in maniera chiara l’ esistenza di un disegno anti – Inter. A mio giudizio in quel caso non c’era una cupola come ai tempi di Calciopoli: semplicemente, Mourinho era di una tale antipatia e si comportava in modo così arrogante con gli arbitri che questi ultimi, in maniera più o meno consapevole, si sentivano spinti a vendicarsi e a mettergli i bastoni tra le ruote.
        Ad ogni modo, la stella di Mourinho é in forte ribasso: al Real Madrid é stato mandato via a pedate dopo aver litigato con tutti; al Chelsea ha perso il campionato, e in Champions League é ancora in gioco solo per quel gol di Ba a 3 minuti dalla fine. Il Mou schiacciasassi che vinceva tutto a mani basse ed eliminava anche il Barcellona di Guardiola sembra non esserci più. Mi auguro di cuore che riesca a tornare ai livelli di un tempo: le sue squadre tutto cuore e furore agonistico sono uno spot per il calcio quanto il tiki – taka di Guardiola. A presto! : )

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