L’amore e altri luoghi impossibili (ovvero “Sulla maternità interrotta”)

Chi perde i genitori è orfano. Chi perde il coniuge è vedovo. Ma chi perde un figlio che cos’è?

Certe cose non dovrebbero accadere. Sono talmente inconcepibili che nemmeno esiste un vocabolo per identificarle. Anche la lingua si rifiuta di dare forma e sostanza a certi eventi, come se esistessero tragedie talmente sovrumane da trascendere il linguaggio e non poter neanche essere nominate.

Perdere un figlio è la cosa peggiore che possa capitare. Che la perdita colpisca dopo averlo cresciuto, o quando ancora è neonato o mentre è un cuoricino palpitante nel ventre materno, serve solo a declinare una diversa sfumatura del dolore che, tuttavia, rimane inaccettabile. Esplorare queste emozioni è azzardato come camminare su un campo minato, perché il rischio di scivolare nel melodramma è sempre dietro l’angolo mentre la sensibilità per districarsi attraverso sentimenti così esasperati rischia di essere insufficiente. 

L’amore e altri luoghi impossibili è un film delicato, sembra anche toccare i tasti giusti per raccontare il dolore di Emilia (Natalie Portman), la cui bambina è morta dopo soli 3 giorni di vita. Purtroppo però il film si perde per strada, incapace di analizzare a fondo il travaglio interiore della protagonista.

Emilia si crede responsabile per la morte della figlia ed è quindi divorata da un lancinante senso di colpa: si sente imperfetta e quando si specchia immagina di vedere un mostro. Inoltre il mondo che la circonda non fa altro che esacerbare questa malsana convinzione, perchè le persone e le convenzioni sociali esasperano il suo senso di colpa.

Emilia è anche arrabbiata, arsa da una rabbia furiosa cieca ed indomabile. La sfoga tutta sul padre – reo di aver divorziato ed essersene andato di casa anni prima – ma non è lui la causa del suo livore. In realtà Emilia ce l’ha con se stessa, perchè non è stata in grado di salvare Isabel; ce l’ha con chi le sta vicino, perchè è incapace di comprenderla; ce l’ha con Chi (Natura? Fato? Dio) permette che una bambina appena nata possa morire.

L’amore e altri luoghi impossibili descrive tutte queste emozioni ma non riesce a comprenderle appieno e così le banalizza. Emilia è devastata da un incendio interiore, un incendio alimentato dalla disperazione e dal senso di colpa, un incendio che ha trasformato la sua vita in un inferno. Non possono quindi bastare le argomentazioni scientifiche di un medico legale per spegnere questo fuoco, perchè la morte di un figlio è come una voragine che risucchia qualsiasi barlume di razionalità.

D’altronde, come può si può chiedere a una madre di mettere da parte le proprie emozioni in nome di freddo razionale ragionamento? Come si può credere di poter spiegare con la logica un fenomeno che pure il linguaggio si rifiuta di nominare?

VOTO: 6
L’amore e altri luoghi impossibili ha molte lacune, però ne ho apprezzato il coraggio di affrontare un tema – quello della “maternità interrotta” – spinoso, controverso e difficile da spiegare. 

POST SCRIPTUM:
Vedere questo film è stata per me un’esperienza penosa: non tanto per i difetti del film in sè, quanto per i ricordi che mi ha suscitato. Il dolore per la perdita della mia prima figlia è una ferita ancora aperta e sanguinante, è una ferita che non si potrà mai rimarginare. Nemmeno ora che c’è la piccola Chiara ad allietare le giornate mie e di mia moglie: perchè se da un lato la sua presenza ha restituito la luce alla mia vita, dall’altro lato mi ricorda continuamente tutto quello che è stato negato alla mia piccola Sofia.

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3 pensieri su “L’amore e altri luoghi impossibili (ovvero “Sulla maternità interrotta”)

  1. Come si sopravvive alla morte di un figlio? Io non ce la farei
    mi dispiace per il dolore che porti nel cuore…nessuno puo’ immaginare quanto e’ immenso
    mi sento di abbracciarti forte anche se non ti conosco

    1. Grazie per l’abbraccio e l’affetto.

      Come ho scritto qualche mese fa ( https://lapinsu.wordpress.com/2013/10/03/io-e-bruce-8-hard-times-come-hard-times-go/),
      ” certi vuoti non si possono colmare, certe ferite non si rimarginano, certi dolori ti segnano la vita. Possiamo solo fare in modo che non ci rovinino per sempre.”

      Ciao e grazie ancora per il tuo commento: temevo che nessuno avrebbe avuto il coraggio di scrivere qualcosa in un post così duro. Sono contento di essermi sbagliato!

  2. Mamma mia, non immaginavo … e come hai ben intuito non è facile commentare fatti così duri e dolorosi! Così a volte si usa il silenzio per rispetto e per non banalizzare con due parole simili esperienze umane.
    Un abbraccio!

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