Blood (ovvero il fosco prisma del dolore)

Alcuni film mi piacciono per la storia, altri per i sentimenti e le emozioni che sanno evocare, altri ancora per i personaggi e gli attori che danno loro forma. E poi ci sono quei film che mi piacciono per i toni e l’ambientazione.

BloodBlood sarebbe un film bruttino, un noir per niente innovativo e dal ritmo poco coinvolgente: il brutale assassinio di una ragazza, il sospettato numero uno rilasciato per un cavillo, due poliziotti esasperati che decidono di farsi giustizia da soli e ne pagano il prezzo.
Pure il cast non è particolarmente brillante: se Paul Bettany non ha la faccia da cattivo, Mark Strong non ha proprio l’appeal per fare il buono. Forse invertendoli i loro personaggi funzionerebbero meglio, pur restando abbastanza piatti e prevedibili.

Eppure…

Eppure Blood mi ha affascinato: i colori foschi, i dialoghi biascicati, la scenografia spettrale, le musiche malinconiche. Tutti questi elementi fusi insieme riescono a trasmettere quello che il resto del film non riesce manco ad accennare: la disperazione di una madre che perde la figlia; la frustrazione di un poliziotto che vede il suo lavoro vanificato; l’amarezza di un padre che vorrebbe salvare il figlio; lo sconcerto di chi osserva un rispettato collega rovinare la vita sua e degli altri.

Dolore nero e profondo: il vero protagonista del film.

Voto: 7

Blood

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2 pensieri su “Blood (ovvero il fosco prisma del dolore)

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