Senza indizio (ovvero la dissacrazione elevata ad Arte)

Dissacrare un personaggio mitico – di più: ormai mitologico – come Sherlock Holmes è un atto pervaso dalla follia. Il rischio che il tentativo si trasformi in bestemmia è talmente alto da diventare quasi una certezza: scherzare con gli Dei è pericoloso e il più delle volte porta solo pene e dannazione eterna.

Senza indizio è però la dimostrazione che, talvolta, la dissacrazione può elevarsi a forma artistica.

Senza IndizioNella Londra dissacrata di Senza indizio le figure di Sherlock Holmes e John Watson sono totalmente capovolte: Holmes è un attore mediocre ed alcolizzato, tanto idiota quanto donnaiolo, incapace di fare un ragionamento elementare figuriamoci una deduzione. Watson invece è l’acuto investigatore capace di risolvere gli enigmi più complicati ma è stato costretto ad assumere Holmes come prestanome: teme infatti che l’hobby dell’investigazione possa nuocere alla carriera di medico.

I casi si susseguono: Holmes ci mette la faccia mentre Watson li risolve. Finché un giorno l’acuto dottore non scompare in circostanze misteriose ed Holmes è costretto a fronteggiare da solo il perfido Moriarty. Lo scontato lieto fine è garantito, ma sarà raggiunto solo dopo incredibili gag, clamorose disattenzioni e rocambolesche coincidenze: solo così infatti l’inetto Holmes avrebbe potuto sconfiggere il pericoloso avversario.

La riuscita di questo esperimento dissacratorio è dovuta principalmente ai due protagonisti: Michael Caine che interpreta Holmes e Ben Kingsley nei panni di Watson. I due mostri sacri del cinema britannico danno qui il meglio di sè stabilendo confini di divertimento e ilarità straordinari ed evitando che i due personaggi così stravolti diventino macchiette poco credibili.

Ad essere fiscali, Senza indizio sarebbe una commediucola degli equivoci con qualche venatura parodistica, invero brillante ma fondamentalmente un esercizio di stile o poco più. Ma per me è molto di più, perchè il film diverte e a tratti intriga, racconta una storia bizzarra ma lo fa con grazia ed intelligenza. Perchè i baffetti appuntiti di questo Watson e gli occhi stralunati di questo Holmes sono un unicum che ha stregato perfino me, strenue difensore del canone di Conan Doyle innanzi a tutte le trasposizioni irriverenti ed irrispettose (su tutte lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie).

E’ per questo che lo considero un filmetto che ha saputo elevarsi al rango di filmone.

Voto: 8

 

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