Dom Hemingway (ovvero la sindrome di Vanna Marchi)

Ci sono due categorie di persone che sopporto con estrema fatica:

  1. chi urla ogni volta che apre bocca
  2. chi si vanta delle proprie esperienze sessuali

Urlare è il sistema più semplice per nascondere la vacuità, la stupidità o l’ingiustizia delle proprie parole, per cui chi urla sempre di solito è uno stupido o uno stronzo ma più spesso entrambe le cose. Parallelamente, pavoneggiarsi della propria scoppiettante vita sessuale è il classico segnale che non si vede una donna da tempo immemorabile, a meno che non si vogliano mettere nel conto le donnine di YouPorn…Quando poi queste due virtù si manifestano nella stessa persona, faccio fatica a trattenermi dall’usare lo scopettone del cesso come arma.

Dom HemingwayE’ quindi una fortuna per Jude Law che io e lui difficilmente ci incontreremo nei prossimi mesi, perchè altrimenti non potrei proprio esimermi dal tappargli la bocca con lo scopettone del cesso di cui sopra. E nel caso questa mia reazione vi sembri eccessiva, guardate Dom Hemingway e poi ne riparliamo.

Dom Hemingway vorrebbe essere un po’ commedia e un po’ gangster movie, fa il verso a Rock’n’Rolla ma del capolavoro di Guy Ritchie non ha nè l’ironia nè il ritmo. Tutto l’impianto del film dovrebbe reggersi sul protagonista, una macchietta in cui si concentrano tanti di quei luoghi comuni che ci si potrebbe scrivere una enciclopedia, peccato però che le enciclopedie non esistano più e che il protagonista – Dom Hemingway, per l’appunto – sembri una caricatura di Vanna Marchi. Urla, strepita e starnazza per tutta la durata del film: mancava solo un numero telefonico in sovrimpressione e il Mago Do Nascimento col suo sorriso sornione così il cerchio sarebbe stato chiuso.

Che il film fosse una cagata pazzesca l’avrei dovuto capire fin dalla prima scena: un monologo di oltre 2 minuti in cui Dom Hemingway urlando come un invasato spiega con dovizia di particolari le virtù del proprio cazzo (dimensioni, attività, performance, usura, funzionamento, durata, segni particolari, etc). Dico sul serio, eh? Non sto scherzando. E cosa mai può essere un film in cui il protagonista inizia parlandoci del proprio cazzo? Una cazzata, naturalmente.

Voto: 4

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23 pensieri su “Dom Hemingway (ovvero la sindrome di Vanna Marchi)

      1. Usa quei 90 minuti in qualunque attività tu voglia – foss’anche lo studio del sanscrito – piuttosto che vedere questo insulto all’intelligenza.

  1. Anch’io non sopporto i film urlati. E’ uno dei motivi per cui non amo Di Caprio, pur riconoscendone lo smisurato talento: perché in ogni suo film c’è sempre almeno una scena in cui fa l’isterico.
    Sono d’accordo anche sul fatto che un film deve iniziare bene. Se parte male, difficilmente riuscirà a conquistare l’affetto dello spettatore più avanti. Che io ricordi a me è successo una sola volta di ricredermi su un film che parte male: fu l’anno scorso, con “Il lato positivo.”
    In modo meno netto è successo anche quest’anno con Robocop: il film rimane una cagata, ma il secondo tempo è mille volte meglio del primo. Non foss’altro perché le scene sul “com’è fatto Robocop” lasciano spazio a qualche sana scazzottata.
    Altra categoria di film che non sopporto: i film “artigianali” tipo quelli che fa Ken Loach. Hanno tutti le seguenti caratteristiche:
    – I protagonisti sono brutti e sporchi;
    – Vivono in una topaia volutamente squallida che più squallida non si può;
    – Fanno un lavoro pesante, oppressivo, pericoloso e/o mal retribuito;
    – Hanno dei problemi in famiglia e/o con la giustizia.
    In pratica sono film su gente che fa una vita di merda. E tu, che vai al cinema nella speranza di staccare la spina, divertirti un po’ e magari emozionarti, ti ritrovi davanti un film che ti manda ancora più in depressione. Non dico che un film debba essere per forza fiabesco e idilliaco, accetto che possa esserci della tristezza, ma non in modo così esasperato.

    1. Sulla pesantezza esasperata di un certo cinema sono d’accordo con te, wwayne. Certi film ci giocano sfacciatamente per attrarre quel pubblico che, a differenza mia e tua, di questo squallore si nutre per i più svariati motivi (bigottismo, voyeurismo, comunismo, etc). L’ultimo film che ho visto (e massimamente disprezzato) su questo genere è “Un gelido inverno”, noiosissimo dramma con Jennifer Lawrence che inspiegabilmente fece incetta di nomination a tutti i premi più ambiti (oscar, golden globe, etc)
      Vale un po’ lo stesso discorso per i film che trattano le malattie in maniera molto cruda al solo fine di strappare la lacrimuccia: penso a polpettoni melensi e disdicevoli come La custode di mia sorella.

      PS: mi ha stupito il tuo incipit su Di Caprio, avevo sempre creduto che fosse uno dei tuoi attori preferiti visto il dispiacere con cui avevi accolto il suo – fortunatamente poi rientrato – ritiro dalle scene.

      1. Quando un attore di talento si ritira è sempre un dispiacere. Perché le parti che lui avrebbe interpretato sontuosamente, le reciteranno attori che non valgono un’unghia di quanto valeva lui.
        Quando si ritira giovane poi è ancora peggio: gettare la spugna per limiti di età è accettabile, mollare perché ti è passata la voglia o per ripicca dei mancati Oscar assolutamente no.
        Comunque, noto che Di Caprio sta smussando questo suo isterismo: in The Departed urla dall’inizio alla fine, ne “Il grande Gatsby” invece in una sola scena di pochi minuti. E infatti è l’interpretazione e il film di Di Caprio che ho amato di più. Qual è invece il tuo titolo preferito di Di Caprio?

      2. Faccio fatica a darti una sola risposta…Di sicuro è migliorato invecchiando e le sue ultime interpretazioni sono state memorabili. I suoi film che preferisco sono questi:
        Gangs of New York
        Prova a prendermi
        The Departed – Il bene e il male
        The Wolf of Wall Street
        Inception

        Se dovessi invece scegliere la sua migliore interpretazione, allora riuscirei a darti una risposta univoca: The Wolf of wall street

      3. Pure io sono stato a lungo dibattuto su quale sia il miglior film di Di Caprio: ero indeciso tra Il grande Gatsby e Django. Sull’interpretazione invece non ci sono dubbi: in Django è l’isterico di sempre e quindi non mi è piaciuto, ne “Il grande Gatsby” invece il regista gli ha messo la museruola e quindi è ottimo.
        Hai presente la lotta fratello buono vs fratello cattivo in Warrior? Ecco, quello che fa il fratello buono in Warrior ne “Il grande Gatsby” ha una parte da antagonista. Appena lo riconobbi mi dissi “Ma no, a un bonaccione così non puoi fargli fare il cattivo!” Ebbene, Joel Edgerton fu SONTUOSO anche in quella parte. Lo ritengo uno dei caratteristi migliori su piazza. Spero che pure lui vinca l’Oscar, prima o poi! : )

      4. Joel Edgerton è bravo, concordo, ma ha la sfortuna di lavorare sempre in coppia con attori mostruosamente bravi: Tom Hardy e Di Caprio.
        Non credo sarà mai più che un ottimo comprimario.

  2. Sei un grande lappp!!! Approvo e condivido…. Sul film non commento, non credo lo vedro’ , jude law non mi e’ mai piaciuto granche’ se qui poi e’ pure stronzo….. 🙂 un salutone

    1. Guarda, visto il gusto per il trash e l’orrido che in parte ci accumuna forse potresti anche trovare qualche aspetto positivo nella visione di questa ‘mmmonnezzza 😀

  3. AHAHAHAH!!! Mi è piaciuta la parte finale della recensione!! Mi ha convinto a non vedere mai questo film.

    Poi, concordo in pieno con te sulla prima parte del post. Odio chi urla!!!

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