Agorà

Agorà Rachel WeiszPuò essere brutto un film storico, ambientato nell’Antichità, che parla di filosofia e scienza e con protagonista Rachel Weisz?

No, non può esserlo. Al contrario: le probabilità che sia ben fatto sono altissime. E se poi il regista è quell’Alejandro Amenábar già salito alla ribalta per “The Others” e “Mare dentro”, allora è quasi inevitabile trovarsi innanzi ad un autentico fimone. E’ questo il caso di Agorà.

La Storia si ripete e con essa gli errori dell’Uomo, che stolidamente ignora gli insegnamenti celati nel passato. Se così non fosse come potremmo spiegare la lunghissima lista di pensatori, filosofi e scienziati che sono stati costretti ad abiurare le proprie idee perchè si scontravano con il pensiero allora dominante? O che, peggio ancora, sono stati uccisi per questo? Alla fine Galileo se la cavò con poco ed il suo famoso “eppur si muove” probabilmente suonerà vigliacco all’orecchio di chi è stato bruciato, squartato, scuoiato, sciolto o semplicemente emarginato e vessato per le proprie scoperte. E nella lunga lista dei martiri della scienza figura anche Ipazia, la protagonista di Agorà.

Agorà Rachel WeiszL’interpretazione di Rachel Weisz è monumentale. Lo so io e lo sapete voi che con la Rachel io non riesco ad essere imparziale, tuttavia vi assicuro che lei qui è semplicemente magistrale e dona al personaggio di Ipazia una luce e una profondità insolite per un biopic, soprattutto se ambientato nell’antichità.

Ipazia visse a cavallo tra il IV e V secolo dopo Cristo e fu matematica, filosofa e astronoma; secondo la leggenda (non ci sono arrivate sue opere purtroppo) fu tra le prime a teorizzare che la Terra non fosse al centro dell’Universo. Agorà forse romanza un po’ troppo la vita di Ipazia, tuttavia il racconto resta asciutto ed ordinato, efficacie e coinvolgente. Il teatro in cui si consumano le vicende è quello di Alessandria d’Egitto, che Agorà affresca meravigliosamente mettendone in evidenza la decadenza culturale e mostrandone le tensioni civili e religiose tra gli abitanti che culminarono nell’assalto alla storica biblioteca e nel successivo incendio che la devastò.

L’inevitabile tragedia finale si consuma con toni più lirici che drammatici: doppiamente colpevole per il solo fatto di essere Donna e per aver ipotizzato teorie astronomiche alternative, Ipazia sarà uccisa e squartata come un animale. E mentre scorrevano i titoli di coda il mio pensiero è andato a tutte quelle persone – donne e uomini – che si sono sacrificate negli anni per un bene più grande, un bene immortale: la Conoscenza. E mi sono così reso conto di quale enorme debito di riconoscenza abbiamo noi tutti nei loro confronti.

Così, seppur tardivo, ecco il mio ringraziamento, Ipazia!

Voto: 8 (e non ho neppure aggiunto il canonico +1 che attribuisco ai film con Rachel perchè 9 mi sembrava un filino esagerato…)

agorà cover

 

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29 pensieri su “Agorà

    1. Guarda, il film è così bello e lei così brava che quasi non sono stato rapito (come al solito) dalla sua bellezza.
      Se penso che quell’anno diedero l’oscar per miglior attrice a Sandra Bullock anzichè a lei, mi viene da vomitare…

  1. Ricordo che, quando ero al secondo anno di università, Agorà diventò un cult assoluto in tutto l’ateneo. Ragazzi di tutte le facoltà si scambiavano le loro impressioni sul film nelle aule, in cortile, in sala mensa, perfino nei cessi. Molti andarono a vederlo una seconda volta, perché discutendone con altri ragazzi si erano resi conto di aver perso troppi particolari.
    Io fui uno dei pochissimi ad astenermi dalla visione, per 3 motivi:
    1) Quando un film è troppo popolare, vederlo diventa quasi un obbligo, e a quel punto affiora la mia anima ribelle e mi impongo di evitarlo per principio;
    2) Alejandro Amenabar ha diretto Apri gli occhi, che ha preso la medaglia di bronzo nella classifica dei film più brutti che abbia mai visto (https://wwayne.wordpress.com/2008/08/23/errori/);
    2) Dalle discussioni dei miei compagni di classe intuii che dava un’immagine negativa della Chiesa. Ora, io non sono bigotto, fondamentalista cristiano o anche solo un ultrà del Cattolicesimo, ma sicuramente sono un credente, e quindi un film anche solo sottilmente lesivo nei confronti della Chiesa o delle figure sacre non potrà mai piacermi in pieno.
    E’ questo il motivo per cui non ho recensito Tutto può cambiare e The Water Diviner: sono due ottimi film (soprattutto il primo), ma in entrambi c’è una battuta contro Dio, e questo non lo posso tollerare. Non li ho recensiti solo per questo, perché non volevo fare pubblicità ad un film con dei contenuti così devastanti.
    Nota off topic: stamani ho finito di leggere il libro “Colpa delle stelle.” Avevi ragione, la storia spezza il cuore. Adesso, tafazzianamente, mi voglio vedere anche il film. 🙂

    1. Anche io l’ho snobbato lungamente per il tuo stesso motivo: ne avevo sentito parlare troppo e troppo bene.
      Ho però fatto stemperare la cosa e, a tempo debito, mi sono tuffato nella visione.
      Più logico invece che tu non lo veda vista l’avversione per Amenabar: anche io tendo a evitare i film di registi che non mi piacciono.
      Ti confesso che però capisco meno il terzo punto.
      La prospettiva da cui viene inquadrata la chiesa e le vicende del film non è affatto pretestuosa o offensiva, il film si limita – in questo – a raccontare un fatto storico acclarato e cerca di essere nei limiti del possibile abbastanza obiettivo. E’ ovvio che Amenabar cerchi di calcare un po’ la mano sul conflitto scienza – religione (sia essa cristiana o egizia, chè c’è anche quella nel film) e romanzi la cosa, tuttavia lo fa senza esprimere troppi giudizi. D’altronde la Chiesa di oggi è molto diversa da quella di 2000 anni fa e, grazie al cielo, non si sognerebbe mai di punire o giustiziare uno scienziato solo perchè sostiene delle tesi contrarie a quanto scritto nella bibbia. L’unica critica che trapela nel film non è mai nei confronti della religione in quanto culto o fede, ma solo per alcune derive che purtroppo nel corso dei secoli l’hanno caratterizzata e oggi, per fortuna, sono state superate.

      1. Mi fa piacere che quantomeno Amenabar si sia astenuto dalla critica alla religione in quanto culto.
        Ieri una blogger mi ha consigliato di vedere The Others, e oggi tu ne hai parlato bene nel tuo post: quando un film vecchio di anni ti capita sotto gli occhi due volte in due giorni è un chiaro segno del destino, quindi lo vedrò quanto prima. 🙂

    2. Capisco il tuo punto di vista, però ti privi di certe visioni che secondo me andrebbero fatte anche solo per poter criticare.
      Visto che lo citi, anche in Colpa delle stelle ci sono dei riferimenti alla Chiesa e alla religione (che magari possono anche risultare offensivi) ma non per questo ti devono impedire di vedere un’opera; e infatti ti sei letto il libro e presto guarderai il film.

      1. Hai ragione, nel libro “Colpa delle stelle” c’è un’invettiva contro Dio. Se lo sceneggiatore del film non ha avuto il buon gusto di tagliarla, mi dispiace per lui.
        Ho deciso di guardare lo stesso il film perché ritengo “Colpa delle stelle” un romanzo molto difficile da trasporre sullo schermo (in quanto basato più sulle emozioni dei personaggi che sui fatti, pur drammatici, a loro capitati), e quindi sono curioso di vedere se sono riusciti a coglierne la magia.
        Comunque, dei libri di John Green “Colpa delle stelle” è il più famoso, ma anche quello che mi è piaciuto di meno. Rispetto agli altri libri c’è meno humour, meno azione, i personaggi secondari sono più piatti e hanno molto meno spazio… dal punto di vista emotivo è senza dubbio il libro più intenso, ma per tutto il resto “Cercando Alaska” e “Città di carta” lo sovrastano.

      2. La notorietà è dovuta al fatto che si parla di una malattia legata a giovanissimi protagonisti; gli altri libri (parlo di Alaska e Teorema Catherine, Città di carta mi manca) sono più leggeri da questo punto di vista (a parte alcune parti di Alaska).
        Chiudo con un consiglio: prova a vedere Uomini di Dio.

    3. La scorsa settimana ho visto The Water Diviner.
      Veramente un bel film. Non da 8, secondo me, ma sicuramente da 7 pieno pieno.
      La storia è affascinante, l’ambientazione (Turchia) perfetta e gli attori bravi (mi ha stupito la Kurilenko: la ricordavo solo bona, invece qui è pure brava).
      Russel Crow, quando decide di recitare anzichè scimmiottare se stesso, è sempre un attore coi controcosi e qui lo dimostra.
      Come esordio alla regia è veramente ottimo: speriamo che in futuro Crow ci riservi altre piacevoli sorprese come questa.

      1. Assolutamente sì! The Water Diviner ha tutto ciò che serve: potenza evocativa delle immagini, toni epici, ritmo veloce. E poi, come hai detto tu, quando Russell si impegna non ce n’è per nessuno. The Water Diviner è senza dubbio il film più bello che abbia visto quest’anno dopo Non predicare… spara! (altro film al quale calzano a pennello le caratteristiche sopra elencate).
        A proposito di film che ammuffiscono nella watchlist, ho trovato un’arena estiva che proietta Mad Max. Lo spettacolo è il 21 Luglio, e sto già facendo il conto alla rovescia! 🙂

      2. Sono contento che tu possa recuperare Mad Max Fury Road. Ne resterai folgorato anche se non vorrei che l’averne sentito parlare così bene abbia alimentato troppe aspettative…

  2. Lo vedi quando uscì al cinema. Con la scuola. Mi ha lasciato fin dalla prima visione un qualcosa di positivo e una bella sensazione.
    Non gli darei otto ma non posso negare che non sia un bel film.

  3. Stavolta devo fare la voce fuori dal coro! Mi dispiace ragazzi ma proprio Agorà mi ha lasciato poco, forse nulla…

    PS: non sapevo fosse così celebre da essere stato diffuso così tanto tra gli universitari…

    1. Ahhh, de gustibus….
      Comunque capisco perfettamente il tuo punto di vista.
      Sapessi cosa penso io dell’ultimo film che hai recensito tu ahahahahah
      Ma in fondo il cinema è bello proprio per questo: a ciascuno di noi dice qualcosa di diverso, ed è qui che si cela la sua infinita bellezza.

      1. Ma infatti, l’importante è questo. Se ognuno la pensasse allo stesso modo sarebbe molto molto monotono scrivere di film 😉

  4. La vicenda di Ipazia mi ha sempre molto colpita: in quanto donna, prima di tutto, e in quanto laureata in filosofia. Posso guardare scene di guerra, combattimenti all’ultimo sangue, ma scene di tortura o di orribili esecuzioni sono cose che NON posso tollerare. Ho scelto di non vedere questo film, ben fatto o meno che sia. E Rachel mi piace molto….

    1. in realtà non ci sono scene cruente, l’esecuzione di Ipazia non viene sostanzialmente mostrata. Per cui, se è stato solo questo a frenarti, puoi pure guardare tranquillamente il film senza correre il rischio di incappare in scene disgustose 🙂

  5. Lo avevo visto una prima a scuola, credo all’ultimo anno di liceo. Era stata la mia prof di filosofia a farlo vedere alla classe e mi ricordo che era piaciuto a tutti noi. Il merito del film è proprio quello di aver svelato una grande verità: anche le donne ai tempi erano delle appassionate della Conoscenza. Ippazia rappresenta tutte queste donne dimenticate e che hanno dato un grandissimo contributo a tutto ciò che noi oggi conosciamo. Rachel top! 🙂

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