Julie and Julia

Un buon amico, per definirsi tale, dovrebbe saperti consigliare almeno un bel film.

Piramide Di Paura Barry LevinsonNon è  lo slogan di qualche casa di produzione cinematografica, ma una massima di vita che mi accompagna da quando ero ragazzino e un amico, conoscendo la mia passione per i racconti di Sherlock Holmes, mi consigliò la visione di Piramide di paura, un film di Barry Levinson (lo stesso Barry Levinson di Sleepers e Rain Man) con protagonista un giovanissimo Holmes. Conservo ancora con cura la VHS su cui lo registrai durante un passaggio televisivo, esattamente come negli anni si  conservata quell’amicizia, modificando la propria essenza senza però perdere la caratteristica che la rende unica: l’essere allo stesso tempo pilastro e nuvola, ovvero l’essere il solido punto fermo su cui far leva per spostare galassie di problemi e universi di malinconie ma anche l’essere un lieve batuffolo di freschezza in grado di sollevarti e spingerti in alto verso il sole, senza timore che ci siano ali pronte a sciogliersi e con la consapevolezza di esser protagonista in qualcosa di importante.

La leggerezza, o meglio ancora, la lievità è una virtù che il mondo moderno non sa più riconoscere perchè tutto si misura col peso. Scarichiamo la musica, incidiamo sul lavoro, carichiamo lo smartphone, ponderiamo una decisione, trasferiamo i risparmi, istalliamo un’app. E poi ancora: i mercati crollano, l’economia è in caduta, il governo scricchiola, la burocrazia è una zavorra, il matrimonio si trascina, i figli si parcheggiano davanti al televisore, le certezze si sgretolano. E’ come se fossimo tornati all’Età del Ferro e tutti fossimo armati di martello e scalpello per scrivere nella pietra a costo di sudore e fatica.

Ma c’è un modo più semplice per comunicare e misurarci, un sistema più rapido e più efficace: basta alzare gli occhi al cielo, osservare le nuvole, valutarne la leggerezza, misurarne la grazia ed immaginare a cosa rassomigliano. Un cuore. Un cane. Un libro. Una casa. Una fiamma. Non importa cosa vedrete, ciò che conta è l’essere in grado di vedere qualcosa, di riconoscere un mondo dentro al mondo, di ritrovare se stessi essendo, molto banalmente, se stessi.

La lievità è qualcosa di più della leggerezza perchè ad essa sa unire la grazia e la delicatezza ed è questo, in ultima analisi, il messaggio che mi ha trasmesso Julie & Julia, piccolo capolavoro di Nora Ephron consigliatomi dal blogger e amico Kasabake che, se tanto mi dà tanto, ormai devo di diritto considerare un BUON amico.

amy adams

Due piani temporali sfasati, due personaggi brillanti ed empatici, due storie distanti ma concatenate, due attrici mostruose (Meryl Streep e Amy Adams), un’autrice e regista (Nora Ephron) che, prima di lasciarci per sempre, ha voluto farci dono di un’ultima carezza con cui accommiatarsi e con la quale ricordarci che non importa quale sia il nostro peso, perchè ciò che conta veramente è la nostra capacità di sollevarci, di saper guardare il cielo con la consapevolezza di poterne far parte, lassù, tra le nuvole e le stelle.

Voto: 8

PS: non ho volutamente detto niente sulla trama del film perchè, nonostante sia brillante e a tratti addirittura accattivante, dal mio punto di vista è stata esclusivamente sussidiaria a trasmettere il messaggio che ho cercato di tradurre nel post e, per questo, in un certo qual modo irrilevante.

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34 pensieri su “Julie and Julia

  1. Che bellissime parole…
    In effetti la trama è semplicemente la biografia di una delle icone della cucina americana (anche se io non ne avevo mai sentito parlare prima dell’uscita del film, non so se per mia ignoranza personale o proprio perché poco influente qui da noi) e la storia parallela di una sua allieva a distanza. Però la Adams è così carina e semplice e la Streep è la Streep… 😉
    Mchan

  2. Onoratissimo della tua citazione, orgoglioso dell’appellativo di “amico” ed infine davvero felice di aver condiviso con te il piacere della visione di quest’ultima “carezza” (come l’hai giustamente definita tu) della Nora Ephron.
    A differenza di altri miei commenti, prolissi a dismisura, qui mi fermo e con un leggero inchino, rendo omaggio a te, al post ed al film.
    🙂 🙂 🙂

    P.S. Fanno paura tutte e due come attrici, vero?

      1. Davvero… Ma poi la soavità” della sceneggiatura che non le fa mai recitare assieme, come fossero due film diversi montati assieme, anzi, un documentario ed un biopic… Straordinario!

      2. La Ephron qui si è superata.
        Non poteva regalarsi e regalarci un congedo migliore.
        Ma poi, vogliamo parlare di Tucci? Gigantesco. Nell’ipotetica classifica dei “best supporting actors” non potrebbe restar fuori dai primi 10, forse addirittura dai primi 5.

      3. Concordo massimamente! Pensa che io ho guardato quella fiction britannica con quel cavolo di mammut sepolto nel ghiaccio solo perché c’era Tucci… E l’hanno anche ucciso!

      4. Così a bruciapelo mi vengono in mente due sue interpretazioni magistrali:
        – Il diavolo veste prada
        – Velvet – Il prezzo dell’amore, film dello stessa regista che ha firmato quel The Shape Of THings che recensii tempo fa.

  3. Avete perfettamente ragione, sia tu che mchan: la leggerezza e la semplicità sono delle virtù, non dei difetti. Questo concetto andrebbe sottolineato con maggior forza nel mondo del cinema americano e italiano, dove tutti sembrano terribilmente ansiosi di darsi un tono e di parlare dei massimi sistemi, perfino quando sono niente più che registi di commedie (ogni riferimento a Carlo Verdone è puramente voluto). Secondo me la nascita dei dramedy dipende proprio da questo: fare un film senza neanche un accenno a drammi o temi pesanti pare brutto, e quindi perfino gli sceneggiatori di commedie si sentono in dovere di mescolare dolce e amaro, creando degli obbrobri indigeribili.
    Julie e Julia non lo vidi per un motivo stupido: le protagoniste avevano già recitato insieme ne “Il dubbio”, e io pensavo che, se fossi andato a vedere il loro secondo film, avrei fatto continuamente il confronto con il primo, restando inevitabilmente deluso. Ma da quanto ho capito i due film sono molto diversi, quindi forse il problema non si pone.
    P.S.: Il tuo discorso iniziale, riferito a Kasabake, potrei rivolgerlo io a te senza cambiare una virgola. 🙂

    1. ed io potrei riferirlo a te, e per più di un film!!!!

      Julie and Julia te lo consiglio caldamente: toni e trama sono talmente diversi da Il Dubbio che il paragone non lo farai minimamente. E tra l’altro, la bravura immensa delle due protagoniste è comprovata dal fatto che riescono a brillare sia in una commedia leggera come questa che in quel drammone bellissimo (dove per altro sono coadiuvate da un sempre superbo Hoffman).

    1. Tempo fa scrissi un post dedicato a Sean Connery e conclusi dicendo:
      ci sono tanti modi per fare un buon film, il più rapido di questi è scegliere Sean Connery come protagonista.

      Ecco, sostituendo Sean con la Streep il risultato non cambierebbe affatto.

  4. Se questo film ha fatto scaturire in te pensieri così profondi, penso proprio che non potrò perderlo. Metto subito in lista, e cerco di vederlo il prima possibile!

  5. La cosa bella di questa recensione, come di molti altri tuoi post, è che sembra che tu parta da un punto lontanissimo, troppo diatante dal film e da ciò che vuoi comunicare… e invece hai già iniziato a trasmettere il tuo messaggio, la tua opinione sulla pellicola, ma soprattutto su cosa ti ha lasciato. Julie and Julia è un film delicato, anzi lieve, e merita queste riflessioni

  6. Quando ti produci in articoli come questo mi rammenti la differenza tra vero talento (il tuo) e dilettantismo, magari ricercato, ma dilettantismo (il mio)!
    Grande Lap, ti ho già detto che sei una penna rubata alla letteratura ….! 😉

    1. Grazie per il complimento, se arriva da blogger che stimo vale doppio poi 🙂
      Ma non ti sottovalutare, amico, perchè sei ingeneroso con te stesso 😉

  7. Bellissimo pensiero, di sicuro guarderò il film dato che sei riuscito nell’intento di incuriosirmi! La tua riflessione sulla lievità mi ha fatto pensare a una delle “Lezioni Americane” di Italo Calvino, quella sulla Leggerezza – che poi era anche una delle caratteristiche principali della sua poetica. Che ne pensi? 🙂

    1. ciao Madama! E’ un piacere per me accoglierti nel blog!!!!!!

      Ed è ancora più piacevole leggere il tuo rimando a Calvino. Lezioni americane è un libro che adoro, soprattutto i capitoli dedicati alla Velocità e proprio alla Leggerezza, due virtù fondamentali nella comunicazione moderna ma che, per alterni motivi, spesso non hanno il giusto peso (perdonami la metafora quasi comica).

      Come mi piace ripetere spesso, io i film li guardo con la pancia e li recensisco con i piedi, così quando un blogger dà lo spunto per spostare la questioni a livelli un po’ più nobili e alti (come hai fatto tu qui) il piacere è immenso.
      Ciao e grazie ancora per il tuo contributo!

  8. Certo nn posso competere von l amico kasabake, onEre gravosissimo ma ci sarebbero un paio di film la cui leggerezza e levita di vita è inversamente proporzionale al personaggio. Parlo di Gost la legge del samurai con uno splendido Forest Whitaker x la regia di Jim Jarmusch

    Il secondo. . Dai nn te lo dico!

    Sherapocoimpossiblemoltoconcreta

    1. Appunto con piacere il film Whitaker anche se Jarmusch di solito lo digerisco male: mi fido di te!!
      A patto però che mi dici anche l’altro titolo… dajeeeeeeeeeee 😀

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