Song One

Quando Anne Hathaway spiega il suo sorriso accadono strani eventi naturali. Le piante fioriscono in gennaio. Il tempo torna indietro fino all’ultimo istante in cui ti eri sentito felice e realizzato. La gravità si trasforma e anziché ancorarti a terra ti spinge verso l’alto su un refolo di vento. Le famigerate farfalle nello stomaco spiccano il volo e si portano dietro te che, confuso e felice (cit.), ti lasci trasportare inebetito ed inebriato. Se poi ti fissa troppo a lungo con quegli occhi color nocciola – quel nocciola così intenso da poter trattenere la luce e poi rilasciarla a piacimento per stordire, illuminare o addirittura far innamorare – hai l’impressione, no ma che dico, la CERTEZZA che la Terra abbia cominciato a girare al contrario, o comunque in un verso migliore, perchè ora tutto sembra più pieno, più bello, più pulito, più rotondo, più…. Più. Punto.

AnneHathaway

Alla luce di tutto questo, come può fare schifo un film in cui la bella Anne spiana le montagne coi suoi sorrisi?

E’ un mistero che solo l’esordiente regista e sceneggiatrice Kate Barker-Froyland può svelarci. E mi sa che di tempo per farlo ne avrà molto, perchè credo non le sarà più concesso di tornare dietro la macchina da presa o prendere in mano una penna, foss’anche per scrivere la lista della spesa.

Non dubito che Kate Barker-Froyland possa avere qualche virtù: runner determinata, amante passionale, abile tessitrice, campionessa di burraco, artista dell’uncinetto. Magari sa fare addirittura i tortellini a mano. Ma il cinema non fa per lei, perchè alcune cose si possono imparare ma altre bisogna saperle, e se non riesci ad intuire quale sia la migliore prospettiva da cui raccontare una storia d’amore, allora è meglio cambiare mestiere.

13-SongOne

Il fratello va in coma. La sorella accorre. Si sente in colpa perchè avevano litigato prima dell’incidente, così porta all’ospedale il cantante preferito dal fratello sperando che si risvegli con la musica. Il cantante si innamora della sorella: graziearcazzo, lei è Anne Hathaway e per di più gli fa le moine nonostante il fratello mezzo morto sul letto… I due trombano, per fortuna non su un angolo del letto del fratello. Grazie a dio il fratello si sveglia, non già perchè stia meglio, ma semplicemente per pietà nostra che guardiamo il film, che almeno possono partire i titoli di coda senza costringerci a sorbire ancora questi due che si fanno gli occhi dolci.

Uno strazio, veramente uno strazio. Nonostante Anne. Nonostante i suoi occhi. Nonostante il suo sorriso.

Kate Barker-Froyland può essere definita un Re Mida al contrario, perchè ha l’innato potere di trasformare l’oro in merda. Complimenti vivissimi!

Voto: 4

E pensare che Song One l’avevo messo nella lista dei film più attesi del 2015, convinto che fosse uno di quei sentimentaloni-romanticoni-moccoloni che mi piacciono tanto. Invece finisce di diritto nella classifica delle cagate viste solo perchè mi tirava la protagonista.

Mannaggia a me, non riuscirò mai a curarmi. Mai. MAI!

 

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27 pensieri su “Song One

  1. Mamma mia, anche io lo avevo segnato da tempo, poi quando finalmente l’ho visto mi sono maledetta…che noia, che brutto, inutile.
    Brava! Fallo sapere al mondo!

    1. Non avevo dubbi che la visione di questo film avesse schifato qualunque abitante del globo terracqueo. E forse addirittura dell’intero sistema solare 😀

  2. Quel 4 mi preoccupa più del previsto… perché conoscendoti, con la nostra Anne (92 minuti di applausi per lei), avrai sicuramente aggiunto un punto alla valutazione finale.

    1. Mi spiace Daniele, ma per quanto la bellezza di Anne sia ai miei occhi la più irresistibile che ci sia, il punto in più lo dò solo per Rachel (mio primo ed eterno amore cinematografico)
      😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

      1. Dai un mezzo punto in più almeno ci sta 😉

        P.S. non sei il primo, te lo assicuro, a confondersi, ma mi chiamo Davide, non Daniele ahahahah

      2. Ho le traveggole. Sarà il caldo 😀

        Non mi sono confuso… sono proprio svampito perchè ero pressochè SICURO di aver letto in qualche tuo commento la parola “DANIELE”. Scusami per l’errore 🙂

  3. Di norma, perché un film ci piaccia, deve rispecchiare almeno una delle nostre passioni. E più nostre passioni riusciamo a rintracciare in un film, più è facile rimanerne soddisfatti.
    Ad esempio, a tutti piacciono l’amore, la musica e le belle donne (o i begli uomini). Di conseguenza, se fai un film a tematica amorosa, in cui la musica è parte integrante e non sottofondo e ti assicuri la Hathaway come protagonista, dovrebbe filare tutto liscio. Dovrebbe, se non entrasse in gioco il fattore T: il talento. Se non ce l’hai, sarà inutile aver inserito nel film tutti gli elementi più graditi al pubblico: il film sarà comunque una ciofeca. Forse sarebbe venuto meglio se a scriverlo e dirigerlo fosse stata la stessa Hathaway: con tutta l’esperienza accumulata a girare film di questo tipo, era sicuramente più qualificata di un’esordiente.
    Approfittando del tuo link, sono andato a rileggermi il tuo post sui film più attesi del 2015, e ci ho trovato The Revenant: a differenza tua, io l’ho depennato dalla mia watchlist dopo aver visto il trailer. Tutto quel gelo e tutta quella sporcizia mi hanno dato l’impressione di un film molto sgradevole dal punto di vista estetico, e anche abbastanza vuoto a livello di trama. Ovviamente Di Caprio si è imbruttito il più possibile, e ha messo su mille smorfie del tipo “Vedete quanto ho sofferto per questo film, giudici dell’Academy?”, ma dubito che tutto questo teatro muoverà a compassione i votanti dell’Oscar: per motivi che a me sfuggono, sembrano proprio avercela su con lui.

    1. Il tuo discorso su Song One non fa una piega. E’ un po’ come in cucina: gli ingredienti – gira e rigira – son sempre quelli, ma la bontà del pasto finale varierà molto se gli stessi ingredienti saranno usata da una nonna che prepara il pranzo ai nipoti o una matricola universitaria al primo anno fuori sede…

      Su the Revenant, invece, ti confesso di non aver visto il trailer. Di più: io i trailer non li guardo più da un sacco di tempo. Il motivo? Nel migliore dei casi dicono troppo, nel peggiore fuorviano.
      Ormai gli unici criteri con cui seleziono un film da vedere sono 3:
      1. regista\sceneggiatore
      2. cast
      3. consigli di amici che capiscono di cinema (tipo te, per intenderci)

      Pertanto questo film resta nella mia watchlist: non tanto per il regista (non mi fa impazzire) quanto per il casto (non solo di Caprio, ma pure Hardy).

      Sull’oscar a Di Caprio credo che ormai sia come il pallone d’oro a Maldini… può fare tutte le smorfie che vuole, tanto non glielo daranno mai anche se lo avrebbe meritato chissà quante volte…

  4. Il film l’avevo snobbato sin dall’inizio e già dal suo annuncio non gli avrei dedicato niente di più che un passaggio televisivo su Sky, forse nemmeno su Sky On Demand… Ma la tua descrizione dell’effetto che produce la Hathaway quando compare sullo schermo è semplicemente meraviglioso!
    Hai scritto un periodo che meriterebbe la prima pagina de La Stampa, meglio di qualsiasi “Buongiorno” di Gramellini Il mi sono davvero goduto la lettura, che mi ha anche ricordato le cadenze di Rodolfo Wilcock.
    Hai veramente stoffa da vendere, non c’è che dire…

    1. Il problema di song one è il talento (mancante) di chi l’ha scritto e diretto. Io l’ho spiegato – come al solito – molto di pancia, mentre è senz’altro più esaustiva la spiegazione che ha dato wayne nel suo commento. Purtroppo io mi faccio sempre infinocchiare dalla protagonista bona, mannaggia a me…

      I buongiorno di Gramellini il più delle volte sono intrisi di tanto e tale bigottismo da farmi venire l’ulcera. Ogni tanto ne scrive uno carino, glie ne do atto, ma il più delle volte… Come autore, invece, ho letto solo “Fai bei sogni” e confesso che mi è piaciuto, soprattutto la prima parte (quella con lui bambino).

      Ignoro invece bellamente chi sia Rodolfo Wilcock. Ho dovuto googlarlo. Mi fido di te, però, quindi prendo il paragone come un generosissimo complimento 😀

  5. Beh, meno male che c’era Anne. Almeno ti sei goduta lei 😀
    Comunque un altro sorriso da sciogliere completamente i ghiacciai, ce l’ha Julia Roberts. L’adoro!

    1. A me la Julia non fa impazzire, ultimamente quasi la evito. Non è stata mai BRAVA, ma indubbiamente fino a una decina d’anni fa era BELLA – una delle più belle – ma poi si è rifatta troppo, pare trasfigurata (non come la Kidman ma ci siamo vicini) e ai miei occhi ha perso tanti punti.

  6. Quale donna ha mai ricevuto elogi così? Un vero poema alla sua bellezza!
    Bravo Lap, non smetto mai di stupirmi per la tua freschezza e proprietà di linguaggio 🙂
    PS
    Il film? bleah!!!!!

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