Nikita

Il fascino è un vestito che va indossato sulla pelle nuda. E’ un abito d’alta sartoria cucito a mano e su misura, messo per non essere mai tolto. Alcune donne lo portano con imbarazzo, altre con affanno, talune lo indossano con grazia mentre certe lo rinnegano con una smorfia bigotta. Ma sono poche le donne che lo vestono senza nemmeno rendersene conto.

Sono le donne come Nikita.

Femmine fatali. Fatali e letali.

Nikita Maggie Q

Perchè una donna può farti amare da morire, ma solo la femmina sa farti morire d’amore.

E Nikita uccide col fascino prima ancora che con la pistola: ti seduce, ti ammalia, ti concupisce, ti stordisce. Nikita riesce a farti accettare la morte come logica ed ineluttabile punizione per aver goduto della sua grazia, anche se solo per un fuggevole istante.

Nikita è il Vaso di Pandora dell’Eros. E’ la donna che ogni uomo sogna di incontrare ma, segretamente, spera di non conoscere mai.

Nikita non è solo un personaggio cinematografico e nemmeno un topos narrativo assurto a icona del femminismo maschilista del nuovo millennio. No, Nikita è un patrimonio dell’Umanità, un dono offertoci da Luc Besson nel quale sono racchiuse sogni e paure, speranze ed afflizioni, piacere e tormento. Nikita è il personaggio più reale tra quelli surreali e trae linfa d’immortalità dai suoi stessi limiti.

E’ per tutte queste ragioni che una serie tv altrimenti scialba e costruita intorno a due notevoli ma pur sempre limitanti elementi – il culo di Maggie Q e gli occhioni di Lyndsy Fonseca – funziona oltre ogni più rosea previsione.

Maggy Q Lyndsy Fonseca

D’altronde se per fare una buona serie tv bastassero due belle chiappe, un bell’ancheggiare da gatta morta e un languido sguardo lanciato dritto nella camera da presa, allora il lavoro di network e produttori sarebbe fin troppo facile: la stratopassera aiuta, ma non basta.

E la Nikita di Maggie Q ne è la riprova. Perchè il sesso è un prodotto della carne e si nutre di sapori ed odori, ma l’eros trova la sua sublimazione nella Fantasia. E l’azione in tacchi a spillo di Nikita è la quintessenza di questa Fantasia con la F maiuscola. Poco importa chi le dà forma e come lo fa, ciò che conta è il sentimento che ispira, i pensieri che suggerisce, i desideri che alimenta. Ed è così che un telefilm altrimenti insulso e basato su un soggetto trito e ritrito funziona. Funziona contro ogni logica e contro ogni previsione. Funziona perchè la carne è collegata al cervello (checchè ne dicano tante signore bigotte, perbeniste e conchitadegregorizzate) ed il fascino, grazie al cielo, ancora non si vende al supermercato.

Perchè il fascino trova in Nikita la sua sublimazione erotica ed intellettuale.

E noi, concupiti, possiamo solo arrenderci e languidamente affogare nella grazia.

Voto alla serie TV: 7

Voto a Nikita: 10

 

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10 pensieri su “Nikita

  1. Credo che l’Eros sia un tema molto difficile da rappresentare, perché si rischia di scadere troppo nell’esplicito o nella volgarità fine a se stessa.

    Di questa serie ho vaghi ricordi di qualche pomeriggio su Italia 1, ho più presente l’originale del buon Besson (che purtroppo ha voluto ricreare con scarso successo con il recente e raffazzonato “Lucy”).

    1. Dici una cosa molto saggia quando affermi che l’Eros è un argomento di difficile trattazione. L’amore e il sesso sono due elementi esteriormente identici ma sostanzialmente differenti: emozioni da un lato, istinti primitivi e meccanici dall’altro.

      Entrando più nello specifico, nella mitologia classica le figure di EROS e THANATOS (cioè, semplificando molto, amore e morte) sono sempre state due entità antitetiche.
      Ho sempre trovato interessante che Nikita, personaggio ormai diventato topos narrativo tanto al cinema quanto in letteratura, fosse una sintesi di questi due antichi principi essendo in grado da un lato di evocare un erotismo primordiale e manipolativo mentre dall’altro di essere dispensatrice di morte.

      E così, la potenza del messaggio insito nel personaggio ideato da Luc Besson riesce a trascendere il valore effettivo del film o della serie tv in cui viene rappresentato. L’inevitabile ma pur sempre incredibile conseguenza è che un telefilm assolutamente scialbo e prevedibile risulta comunque godibile non già per quello che racconta o per come lo fa, bensì per quello che la sua protagonista sa evocare.

      OK, ho scritto un commento pippone esagerato. Ci facevo più bella figura se ammettevo che ho visto ogni puntata solo perchè la Maggie c’ha due chiappe da urlo 😀

  2. Oh!
    Qualcuno ha recensito la serie di “Nikita“… quella con Maggie Q , la modella bella-bella che finge di essere un’attrice… una fiction che è il remake dell’omonima serie Tv canadese con la bionda Peta Wilson (che non ha un sacco di spazio in hard-disk, malgrado il nome di battesimo), che era ispirata a sua volta al sempre omonimo film di Luc Besson e che già aveva avuto anch’esso un remake con l’orrido film (si, orrido) di John Badham (una cariatide di regista, che conserva, tra le pieghe ammuffite delle sue bende, solo un vaghissimo ricordo di quando era un artista che dirigeva film come “Saturday night fever” e “Short Circuit”.

    Insomma, un remake di un remake di un film che era già stato oggetto di remake… whaooo, della serie come sfruttare lo stesso olio dove si è già fritto più volte…
    Eppure…

    Eppure questa serie l’ha recensita un blogger di assoluto rispetto: Lapinsù.
    Mi ha persino colto di sorpresa, tanto che ho pensato che fosse un suo personale Guilty Pleasure televisivo (come io faccio con una fiction che adoro, pur riconoscendone gli spaventosi limiti e che so essere una cagata pazzeschissima: “Supergirl”).

    Siccome chi scrive (Lapinsù) non è un bimbominkia, ho cominciato a riflettere, visto e considerato che anch’io ho visto la fiction di Nikita, la rivincita delle more”, tutta, dalla prima all’ultima puntata…

    Ho cominciato quindi mentalmente a passare in rassegna il film di Besson, scorrendolo visivamente, come fa il personaggio di Tom Cruise quando usa il suo computer a schermo olografico tanto figo (e che ha fatto così tanta scuola nei film successivi!) in “Minority Report”, scansando brutalmente, non appena si sono presentate, le immagini di una insipida Bridget Fonda (ricordate? L’orrido remake?) che ho scagliato di lato, nel buio, poi ingrandendo “Alias” (tra l’altro, io la Garner la “lovvo” sempre…), perché è poi questo il vero papà della fiction di cui parliamo, giacché, nel film di Besson, Nikita lavora per i servizi segreti francesi “veri”, mentre qui, come in “Alias” abbiamo di nuovo un’agenzia finta che si nasconde dietro un’agenzia vera ed in fondo c’è anche il personaggio del papà, che però è il suo uomo ed è un po’ tutto più confuso e meno elegante narrativamente…
    Ma in modo quasi ipnotizzante, come un elemento ridondante e ripetitivo, tornava sempre in primo piano la foto di Maggie Q, la stessa donna che J.J.Abrams (oh, il creatore di “Alias”… sarà una conicidenza?) faceva uscire sinuosa dalla Lamborghini nel piazzale del Vaticano in “Mission Impossible 3”

    Ah, com’è la voce di Maggi quando parla in italiano? Affascinante, sentitela in una delle extended scene del film citato…

    Dicevamo “affascinante”… perché la chiave che Lapinsù ha trovato è quella giusta, senza dubbio: “[…] Il fascino è un vestito che va indossato sulla pelle nuda. E’ un abito d’alta sartoria cucito a mano e su misura, messo per non essere mai tolto. Alcune donne lo portano con imbarazzo, altre con affanno, talune lo indossano con grazia mentre certe lo rinnegano con una smorfia bigotta. Ma sono poche le donne che lo vestono senza nemmeno rendersene conto […]”.
    Perfetta, una descrizione di fascino perfetta: se fossi a capo di un’agenzia pubblicitaria, Lapinsù sarebbe il mio copywriter!!

    Ultima nota: Lyndsy Fonseca aveva anch’ella molto più fascino in questa fiction di quanto non ne abbia oggi nel recente ruolo di Angie Martinelli in “Agent carter”…
    Sarà proprio questa fiction, allora, ad avere fascino?

    1. Ma sai Kasa, non è questa fiction ad avere fascino: è il personaggio di Nikita (come ho spiegato anche nel commento sopra a Serenate) a illuminare di luce particolare un prodotto altrimenti insignificante.
      Va da sè che ne benefici anche la Lyndsy, patata intergalattica che però non ha saputo rinnovarsi tanto da finire di nuovo a fare la spalla di “un’eroina suo malgrado”: la strada da Nikita a Agent Carter è forse più breve di quanto si possa credere.

      Ti confesso che avevo in mente da tempo di trattare quest’argomento (tu stesso sei forse l’unico che per errore ebbe la sfortuna di leggere il post originario che scrissi sull’argomento mesi fa).
      Come forse ricorderai era molto diverso da questo, una sorta di grezzo approccio all’argomento: allora mi ero fermato al fatto che avevo gradito una serie tv piuttosto sciatta ancorchè impreziosita da un culo da paura e da due occhioni belli come il mare. Ma la domanda sottesa era “perchè mi piace sta ciofeca?”. Piano piano sono arrivato alla radice del problema, ovvero la natura evocativa di Nikita, inteso non più come bel faccino (sia esso quello della Parillaud, della Wilson o di Maggie) bensì proprio come topos narrativo.

      Argomento poco popolare e attuale, senza dubbio, ma troppo succoso per astenermi dal trattarlo :-), perchè come ripeto sempre io i film li guardo con la pancia e quando la pancia apprezza l’inapprezzabile allora il cervello si sento in dovere di capire il perchè e allora mi psicoanalizzo.
      Ecco, in sostanza questo post e la sua genesi prima di esso sono la mia autoseduto dallo psichiatra 😀

  3. “[…] quando la pancia apprezza l’inapprezzabile allora il cervello si sento in dovere di capire il perchè […]”… Lo sai che potrebbe essere il pay-off di un’intera sezione del tuo blog… immagina un sito diviso come un corpo umano, con tanto di silhouette anonima e parti del corpo cliccabili per accedere alle sezioni: il cuore (pensa ai tuoi pezzi sul boss, uniti a quelli sull’aneddotica familiare Boss), il cervello (le tue osservazioni critiche sulla verticalità ed orizzontalità delle trame), la pancia (già detto), la bocca (con le invettive ed i j’accuse… e così via…
    Una specie di Uomo Vitruviano Web Site… Bam!

  4. Per ora ho visto solo il film di Besson, altri lavori fatti su Nikita non mi hanno mai interessato. Ho visto qualche episodio della serie tv con Maggie Q ma non mi ha mai colpito più di tanto. Se avrò tempo proverò a dargli uno sguardo più approfondito, ma per ora non mi dice niente.

    1. Effettivamente non è la serie in sè a suscitare gradimento perchè tolte le forme divine delle protagoniste offre veramente pochi spunti. Ciò che ammalia è il personaggio di Nikita con tutte le sue sfumature e le fantasie che innesca.

      Besson è un autore geniale e sicuramente Nikita è il personaggio più grandioso che abbia mai saputo creare.

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