Ciao Babbo!

Ciao Babbo,

non so dove tu sia, forse dietro qualche nuvola oppure nascosto sotto una stella o magari cerchi un po’ di calore dondolando tra il sole e la luna. Non so nemmeno cosa tu stia facendo nè con chi, se hai freddo o se ti senti solo, se hai qualche rimpianto o se distante ascolti e osservi godendo l’eternità come un unico e infinito istante di meravigliosa poesia.

Però, Babbo, so che queste parole giungeranno a te e le farai tue. Non importa se le ascolterai o le leggerai o se le percepirai con un senso a me ignoto: tu le saprai, anzi già le sai prima ancora che io le scriva. E non aspetterò una tua risposta come non l’ho mai aspettata in passato perchè il semplice fatto di parlarti sarà per me motivo di sollievo e serenità.

Io non ti conosco nè ti ricordo. I miei occhi hanno incrociato i tuoi quando erano troppo piccoli per poterne avere memoria mentre i tuoi erano troppo malati per poterne servare un ricordo vivido e dolce. Di te mi resta poco: il nome, il colore degli occhi e il sangue nelle vene, ma quel “poco” conta perchè è l’unica cosa che mi lega ancora a te e quindi la custodisco con gelosia e affetto.

All’inizio crescere senza un padre non mi sembrava troppo difficile: come può mancare una cosa se non l’hai mai avuta? Come può mancarti qualcuno che non conosci? Ma poi, crescendo, ho imparato a miei spese che mi sbagliavo.

La prima volta in cui mi rammaricai per non averti al mio fianco fu all’età di 13 anni quando per la prima volta ebbi bisogno di radermi la barba. Comprai di nascosto da mamma l’occorrente (crema, lamette e dopobarba) e aspettai che restassi da solo per cimentarmi nell’ardita impresa poi, a barba fatta, mi guardai poco soddisfatto nello specchio: se usavo la carta vetrata facevo meno danni, pensai. E subito dopo, automatico come il tuono dopo il fulmine, venne un altro pensiero: se ci fosse stato babbo, avrebbe potuto darmi qualche consiglio…

Da allora la tua assenza divenne più presente. Quando litigavo con mamma, quando mi svegliavo bagnato e non capivo perchè, quando mi chiedevo come funzionasse per far colpo sulle ragazze, quando il fatto che stavo diventando un uomo mi sembrava un macigno stretto al collo che mi trascinava a fondo in un oceano di sabbie mobili.

Iniziai ad avere bisogno di te in maniera viscerale. E mi arrabbiavo con mia madre perchè non era te. Mi arrabbiavo col mondo intero perchè tu non eri lì con me. E mi arrabbiavo con me stesso perchè non ero abbastanza forte da passare sopra a tutto questo ed andare avanti.

Con gli anni la rabbia lasciò il posto alla  rassegnazione e con la rassegnazione imparai una delle lezioni più importanti della vita: bisogna saper accettare tutto ciò che non possiamo cambiare. E la tua morte era una realtà immodificabile, la tua assenza era un vuoto incolmabile, la mia solitudine una compagna con cui stringere amicizia.

Fu allora, credo, che iniziai a diventare uomo.

Ma anche se sono cresciuto, anche se sono diventato padre e ho imparato quanto sia difficile essere genitori, anche se gli anni passano e la foto sulla tua lapide è un po’ sbiadita, anche se il mondo ha continuato a girare e non gliene frega niente nè di me nè di te, tu mi manchi, babbo, e l’unica cosa che vorrei è poterti abbracciare almeno una volta, sentire la carezza delle tue mani rugose e fissarti negli occhi un solo istante, il tempo sufficiente per dirti che ti voglio bene.

Annunci

64 pensieri su “Ciao Babbo!

  1. Sono commossa.
    È bello vedere come tu riesca a passare da dei post appassionati su musica e/o cinema a dei post più “cazzeggiari” (passami il termine) fino ad arrivare a questi. Complimenti, confermi ogni volta quanto bene sai scrivere e che bella persona che sei 🙂
    Mchan
    Ps: per non parlare poi di quelli tenerissimi sulla tua bimba e su tua moglie *-*

    1. Ti confesso che fino a ieri sera non ero certo di pubblicare questo post: troppo emotivo, troppo personale, poco in linea con il resto del mio blog.
      E’ stata proprio mia moglie a convincermi a pubblicarlo (talvolta gli faccio leggere i miei post in anteprima…).

      Grazie anche per i complimenti, mchan. Sei sempre molto gentile con me e le tue parole affettuose sono sempre piacevoli carezze.

      1. Le beatificazione di mia moglie è ormai un fatto certo, su questo ci sono pochi dubbi.
        Ma, come le dico spesso, anche io mi sono guadagnato un bel posto in Paradiso sopportandola tutti questi anni 😀 (10 di fidanzamento + 6 di matrimonio).
        Ma in fondo il matrimonio e l’amore comportano anche questo: saper apprezzare l’altro anche al netto di difetti e imperfezioni. Tutti quanti abbiamo vizi e virtù, l’importante è che siano un minimo in equilibrio 😀

    1. Non sottovalutare il potere catartico delle lacrime.
      Tra l’altro ho imparato che invecchiando si peggiora.
      Tui dici che la mia prosa è eccezionale (e non sai quanto vorrei che fosse vero…) ma io penso che sia più straordinario chi ha la pazienza di leggermi saltellando tra argomenti sempre più eterogenei
      (come rispondevo prima a mchan, sono stato molto combattuto se pubblicare o meno questo post…)

      1. Più è personale il post, più si è combattuti tra il bisogno di pubblicarlo e il dubbio che forse non frega una mazza a nessuno. Ma, correggimi se sbaglio, anche la soddisfazione, il senso di leggerezza e di liberazione sono maggiori quando poi il post viene apprezzato.
        Ma di nuovo, è grazie all’efficacia della tua prosa che continueremo a leggere i tuoi post 4evah.

  2. È strano leggere questo genere di post, perché è come entrare in punta di piedi nella vita privata di chi scrive. E quello che rimane alla fine è un senso di gratitudine per la condivisione e tanta emozione per ciò che hai saputo trasmettere.

    1. Grazie Gramon!
      Leggere così tanta empatia nel tuo commento (come in quello degli altri) ha ripagato lo sforzo che ho fatto (quasi una violenza, lo ammetto) per decidermi a pubblicare questo post.

  3. Non è facile per niente aprirsi come hai fatto tu.
    Hai scritto [benissimo per altro] su un argomento molto privato e personale permettendo a noi assidui followers di “sbirciare” dentro il tuo cuore e la tua storia.
    Grazie per questa condivisione amico Lap! È sempre un grandissimo piacere poter seguire il tuo blog!

    1. Grazie a te, pizza, che non manchi mai di lasciare mai la tua firma sotto ai miei vaneggiamenti, sia quelli più goliardici che quelli più seri, o personali come in questo caso 🙂

  4. So che con questo commento mi farò qualche nemico tra i tuoi lettori e sostenitori, ma l’importante per me sarà che tu possa aver capito ciò che era mia intenzione dire con le parole che seguiranno.

    Il tuo amico Paolo

    Cito:

    Lapinsù: “[…] Ti confesso che fino a ieri sera non ero certo di pubblicare questo post: troppo emotivo, troppo personale, poco in linea con il resto del mio blog. […]”.

    Zack: “[…]Più è personale il post, più si è combattuti tra il bisogno di pubblicarlo e il dubbio che forse non frega una mazza a nessuno. […] E’ grazie all’efficacia della tua prosa che continueremo a leggere i tuoi post 4evah. […]”.

    Fai bene Lapinsù ad aver riflettuto se pubblicare o meno sul tuo blog questo post, perché la risposta non era ovvia, giacché l’ argomento è spinoso e le frasi tue e di Zack sopra riportate riassumono il discorso.

    Non mi unirò al coro di chi ti fa le lodi (non ne hai bisogno), ma sarò invece polemico con te, proprio perché ti voglio bene e perché penso che tu ti stia sprecando.

    A differenza degli altri tuoi post tradizionali (come quelli dedicati al cinema, alla Tv, alla letteratura/saggistica, allo sport, alla musica, con vere recensioni o solo considerazioni, articoli seri o divertenti sfottò, etc.), questo non ha altro oggetto che non te stesso: non usi ossia un tuo racconto per far capire qualcos’altro, non è un preambolo intimo, una nota di colore personale in un discorso più ampio su un fenomeno o una situazione, non è nemmeno una metafora, no, è proprio una pagina di prosa intimista, un segmento di considerazione autobiografico in prima persona, per altro con accenti lirici.

    Questo è un male, dannato kasabake? No che non lo è.
    E’ un pezzo brutto, scritto male? No, è splendido, scritto benissimo, con tempi impeccabili e che oltre tutto mi ha anche commosso…
    Allora cosa minchia vuoi, pignolone di merda?
    Voglio che questo non diventi un escamotage ruffiano per non affrontare la vera questione e per non rispondere alle vere domande:

    Cosa sei Lapinsù?
    Sei uno scrittore o un giornalista?
    Uno storico o un blogger?
    Un poeta o un informatico?
    Oppure tante di queste cose ed altro ancora mescolate assieme?

    Il tuo blog non è semplicemente il luogo per articoli di straordinaria confidenza e spessore emotivo come quello che hai riportato, così come il mio blog non sarebbe il posto adatto per pubblicare una mia poesia o un mio racconto!
    Accetta un consiglio proveniente direttamente dal mio cuore: creati un tuo spazio virtuale (un secondo blog, magari o un semplice sito), dove pubblicare parole e pensieri, prosa e poesia, riflessioni ed esternazioni liriche, magari dando anche la possibilità di scaricarsi il file .pdf delle tue cose (un racconto come “Vetrinia” io me lo sarei scaricato e letto, senza problemi e lo avrei commentato in uno spazio apposito, circondato da persone che erano come me lì per fare la stessa cosa, ossia leggere e commentare).

    Io stesso frequento vari blog di autori ed autrici che scrivono per diletto: leggo la loro prosa, commento, altre volte taccio e basta e sono blog dove spesso l’autore pubblica solo un pensiero fugace, un’aforisma o una battuta istantanea… a volte questi autori hanno più un sito, dove esercitano varie attività e questo perché il passo che devi fare, amico Lapinsù, è ammettere a te stesso che quello che hai scritto qui è LETTERATURA.

    Ti di di più, amico, c’è un sito dove ho anche messo on-line un paio di mie poesie e mie racconti personali: per un sacco di tempo nessuno mi ha nemmenso degnato di uno sguardo ed poi, una settimana fa, mi hanno scritto tre o quattro e sta continuando ad aumentare il numero dei limke e sono soddisfazioni!

    Ho usato il mio vero nome e cognme e non ho nemmeno messo il richia,mo a uqesto blog, così come non farò viveversa, perché sono diversi pubblici.

    Questa la chiave di volta, il pubblico: gli amici veri sono un target a parte, sono un altro discorso, poiché a loro ci si confida nel modo più sgrammaticato possibile, senza una forma elegante o equilibrata e se anzi curassimo anche solo di poco l’aspetto lessicale delle nostre confidenze, gli amici non ci ascolterebbero nemmeno, perché le nostre parole suonerebbe false proprio perché costruite; diversamente, il pubblico di un blog come il tuo, si aspetta la costruzione, il ritmo, il colpo di scena, il guizzo geniale, la considerazione non ovvia e giammai la debolezza di chi ha aperto il suo cuore senza altro motivo che non la scintilla selvaggia della propria creazione artistica.

    Tornando a bomba alle frasi che ho citato ed in particolare a quella di Zack, persona di potente intelligenza e cultura e soprattutto dotata della capacità di pensare anche in modo laterale: egli dice che è grazie all’efficacia della tua prosa che continueremo a leggerti… Bene, allora ruotiamo adesso di 180 gradi nello spazio questa frase e leggiamola in negativo: “se questo pezzo fosse stato scritto con una prosa scadente la gente non lo leggerebbe” ossia “se questo pezzo fosse solo una confidenza e non letteratura il pubblico non apprezzerebbe” ed è giusto così, perché quando i lettori leggevano avidamente i ricordi di Marcel Proust non lo facevano davvero per scoprire di merda di gusto fossero le sue fottute madeleine (che tra l’altro non erano madeleine sul serio, ma questo è un altro discorso), ma perché la sua prosa era un capolavoro e così oggi chi legge il tuo ricordo paterno non lo fa davvero per vivere con te in modo empatico le tristi occorrenze della tua vita, ma perché la tua prosa è talmente ben fatta che la tua vicenda individuale diventa assoluta ed ognuno si può tranquillamente specchiare dentro, pensando alla propria vita, ai propri lutti, riflettendo sul grande mistero della vita e della morte, sul rapporto genitore-padre, sull’eredità dei sentimenti, perché la vera letteratura è così, come un prisma che riflette mille colori e mille sfumature alle nostre retine.

    Come ben sai sono orfano di entrambi i genitori dai tempi dell’adolescenza e sono pertanto molto sensibile ad argomenti come quello da te sollevato con il tuo post, non di meno mi arrogo il diritto di definirmi tuo amico ed odio vedere tanto ben di dio buttato sulla tavola, come se David Peoples avesse affidato il suo script di Blade Runner alla maestra del figlio per farne una recita scolastica…

    Una punta di ferocia e cattiveria che vena ricordi dolcissimi, l’agrodolce del revanscismo contro l’impossibile, un altro refrain delle memoires di Pennesi, con il suo stile asciutto e romanico assieme, come il miglior Baricco, quando ancora sapeva scrivere e non pensava a pontificare”, così avrei commentato sotto la tua pagina se fosse stata pubblicata su un blog di letteratura.

    Certo, la paura di non essere visto, di essere confuso nel marasma dei tanti aspiranti scrittori e di scomparire nel nulla è comprensibile, ma se anche accadesse? Sai che tutto questo non avrebbe alcun costo (parliamo di piattaforme gratuite, sia a livello editoriale che pubblicistico), quindi perché attendere oltre?
    Sai anche che se tu scrivessi male, semplicemente, per cortesia, mi limiterei a stare zitto, lasciando che la corrente del fiume porti via la spazzatura verso la grande cloaca del mare adriatico.

    Un abbraccio

    1. Paolo,
      hai scritto verità sacrosante, verità che io conosco e faccio finta di non vedere da tempo (anni) pertanto non corri il minimo rischio di essere frainteso: ho compreso benissimo il senso della tua critica che definire costruttiva è riduttivo.

      Ci fu un periodo (molti anni fa) in cui mi consideravo un aspirante scrittore: l’età e il tempo libero erano quelli giusti per sognare e mi baloccavo con le mie fantasie mentre le mie dita tempestavano la tastiera del pc. Ma a un certo punto smisi di sognare e coltivare il mio hobby (così ho sempre considerato la scrittura). I motivi furono molteplici, dalla mancanza di tempo libero alle difficoltà nel gestire il processo creativo, ma il più radicale di tutti fu la consapevolezza che non ne ero all’altezza. Gusto, sensibilità emotiva, padronanza della lingua e del linguaggio, fantasia, capacità creativa, professionalità, intelligenza: pur non reputandomi privo di queste doti, tutti gli scritti prodotti dimostravano insindacabilmente che non ne disponevo in misura sufficiente per fare un salto di qualità. E quando tempo fa ti feci “promettere” di non invogliarmi più a scrivere un libro fu proprio perchè – avendo massima considerazione del tuo giudizio – temevo che quel demone sotterrato con fatica tempo fa trovasse il modo di tornare alla luce e trascinarmi in territori dove ho il timore di entrare.

      Dici che quel che ho scritto qui è letteratura, Paolo, e forse (lo spero) tu hai ragione, ma anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno ed io così mi sento, da tanto tempo.
      So di aver scritto un bel post (quanto bello non sta a me dirlo) ma è troppo poco per poter solo pensare ad altro, foss’anche un semplice angolo virtuale come un nuovo blog su wordpress.
      Non so se sia meglio restare solo qui, cazzeggiando con i film, le serie tv e facendo ogni tanto qualche capatina su territori più seri ed “alti”, di sicuro è più facile.
      So anche che forse è solo un inconscio stratagemma per continuare a giocare senza impegnarmi, senza complicazioni e quindi senza il rischio di delusioni. Perchè è vero che un blog su WP non costa niente, ma è altrettanto vero che rendersi conto di non essere ABBASTANZA BRAVI è una ferita dal prezzo inquantificabile.

      Credo di non essere in grado di fare di più di quanto stia già facendo qui.
      Alla fine mi basta la consapevolezza di esser riuscito, almeno per una volta, a cogliere l’attimo e tradurlo in parole condivisibili. E’ stata un’esperienza gratificante, ma fugace.

      PS: la frase del tuo commento “perché la tua prosa è talmente ben fatta che la tua vicenda individuale diventa assoluta ed ognuno si può tranquillamente specchiare dentro, pensando alla propria vita” è il più bel complimento che abbia mai ricevuto.

      PPS: avrei potuto evitare a me e soprattutto a te questo lunghissimo pippone scrivendo solo:
      Paolo hai ragione, ma io non mi sento in grado di andare oltre questo. E probabilmente il solo pensiero di provarci mi fa anche paura
      ma sono logorroico e tu lo sai.

      1. Mi sento quasi in colpa per aver scatenato in te, con il mio commento (che sono lieto tu abbia colto nella sua costruttività, perché solo uno sprone voleva essere, null’altro) forse un dolore ed un vago senso di frustrazione…
        Ma ho detto “quasi”, perché in realtà sono davvero molto convinto di quanto ho scritto e sono certo che non solo io ma anche altri ti leggerebbero su un’altra piattaforma, magari un po’ alla volta, rendendo gli scaricamenti gratuiti, come fa il buon Gregoroni o come fanno un sacco di tantissimi altri scrittori, ma ora è tempo di tacere: il mio giudizio lo conosci e vedo che non sono solo.
        Se continuare a postare simili pagine di prosa sul tuo blog (per me il posto deputato sarebbe un altro, ma ci siamo già chiariti) aiuterà te a non spegnere questa fiamma ardente di letteratura, allora ben vengano i tuoi post, ma permettimi in futuro, di proporti in privato alcune idee che voglio usare anche per me.. non ora, ma a tempo debito…
        Per ora ti saluto con affetto!

      2. Caro amico,
        raccolgo il tuo affettuoso saluto con piacere e lo ricambio con gratitudine.

        Come ti scrissi tempo fa, i tuoi commenti hanno avuto (e hanno ancor oggi) un ruolo fondamentale nello sviluppo sia del mio blog sia del mio essere blogger. Sono stati pungolo per sperimentare nuove vie, sono stati riflessione per comprendere appieno cosa stavo facendo e cosa avrei potuto e voluto fare, sono stati iniezioni di autostima potenti ed efficaci, sono stati parentesi goliardiche ma comunque sempre brillanti e mai banali, sono stati momenti di svago sano e intelligente. E lo sono tuttora.

        Talvolta mi capita di rileggere i primi post che scrissi, ormai più di 3 anni fa. Mi sembrano così distanti, come se qualcun altro li avesse scritto, non io. Alcuni sono evidentemente pessimi post, brutti nella forma quanto nel contenuto, altri emanano una elettricità contenuta, quasi ovattata, come se avessero in nuce un potenziale inespresso. Se li confronto con quelli scritti nell’ultimo anno sembrano appartenere ad un altro contesto storico, il che è anche vero perchè il Me di 3 anni fa poco a che spartire con il Me che sono ora.

        In questo tempo è cambiato il mio stile e sono cambiati gli argomenti che tratto: parlo meno di Milan perchè i disastri che la proprietà stanno facendo alla squadra mi stanno facendo disinteressare ai risultati sportivi e aspettare soltanto che questa brutta parantesi finisca, parlo più di me stesso perchè mi va di farlo, affronto il cinema da angolazioni diverse perchè mi permette di lasciarmi andare a riflessioni talvolta serie e talvolta goliardiche perchè col tempo parlare di un film è diventata più che altro una scusa per parlare d’altro o almeno tentare di strappare un sorriso a me stesso e a chi mi legge.

        lapinsu.wordpress.com cambia perchè io cambio ed, in fondo, hai ancora ragione che in fondo restare “solo” qui, anche con post poco pertinenti al resto del blog, è una coperta di Linus tutta personale che mi dà sicurezza.

        Ovviamente sono sempre aperto alle tue proposte, non solo perchè sei miei amico, non solo perchè ti ho spiegato che effetto fanno su di me i tuoi commenti e le tue riflessioni, ma anche (soprattutto) perchè ti reputo persona dotata di una non comune intelligenza: sai siamo abituato a considerare le persone TANTO o POCO intelligenti. Ma l’intelligenza non è una questione di quantità, ma di qualità e dovremmo imparare a chiederci COME una persona è intelligente. E la tua intelligenza è brillante, dinamica, erudita, generosa.
        Cosa si può chiedere di più?

      3. Devo aver certamente fatto qualcosa di buono nella vita per essermi merito un dono del cielo come la tua stima ed amicizia, di cui mi fregio e mi onoro.
        Non continuo con i complimenti per chè viviemao anche in un periodo di tale assenza di cavalleria e signolrilità che praticamente quasi qualsiasi a cosa viene sporcata da malizie, rancori, invidia di bassa lega ed ipocrisia ed invece reputo la mutua stima che si scambiamo qualcosa di puro.
        Detto questo, solonicamente ti saluto.

        Un paio di “inciso News” (corrispettivo logorrico ed OT, nonchè OOT, così accontentiamo entrambi, delle giornalistiche “Breaking News”):

        1. Sto aspettando il tuo parere sul delirante trailer che ti avevo indicato (sono pedante…)

        2. Guardati solo, se puoi, il pilot di Mr.Robot… penso che rimarresti stupito, ma attendo con ansia il tuo giudizio tecnico da esperto di sistemi, visto che la vicenda ruota intorno ad un file .dat

        3. Sto testando un sito di pubblicazioni free, con un form di uplolaod interessante (forse ruvido), ma velocissimo e con una buona diffusione…vediamo…

      4. Consapevoli che, con ogni probabilità, l’OT è un effetto collatterale dell’essere appartententi alla Setta degli Ermenauti (autocit.), rispondo con estremo piacere alle tue domane e, come mio solito, rilancio.

        1. Ho iniziato a vedere il trailer e tutto quello sballonzolare è veramente gradevolissimo. Purtroppo poi però il mio cellulare mi ha abbandonato (ho un Nexus 3 che non può più) e quindi non ho potuto terminare la visione. Vista la tua insistenza, però, la curiosità non è scemata e quindi provvederò quanto prima a visionare, così magari mi rivedo con estremo piacere anche i primi 2 minuti “tettolosi”
        2. Ho già i primi 3 episodi di Mr. Robot e come ti spiegavo da un lato sono assorbito da altre serie tv, mentre dall’altro sono molto tentato di aspettare di avere tutti gli episodi (mi sembra siano una decina) e poi vedermela tutta d’un fiato. Anche qui la tua insistenza mi incuriosisce e insospettisce al contempo… mi parli di file “.dat”: ti prego, dimmi che lo trattano per quello che è nella realtà (un file testuale, praticamente un equivalente di un volgarissimo “.txt”) e non come chissà quale potete eseguibile
        3. Sono assolutamente ignorante in materia, vuoi perchè non ho mai avuto o sentito la necessità di utilizzare piattaforme del genere un po’ perchè (lo confesso) le ho sempre guardate con un po’ di diffidenza (i termini di servizio di molti di questi siti hanno condizioni che definire capestro è poco e si rischia seriamente di perdere la proprietà intellettuale delle proprie creazioni). Detto questo, sono curiosissimo di sapere come ti ci trovi e che impressioni stai avendo

        Concludo con un OT dell’OT, praticamente un meta-ot, col quale ti rivelo che ho iniziato la quarta stagione di HoC.
        Come già ti dissi ero animato da non pochi dubbi e tanti pregiudizi: la parabola discendente della terza serie mi preoccupava molto e la già annunciata quinta serie mi faceva presagire il peggio.
        Invece.
        Invece.
        Invece.
        La quarta stagione inizia col botto: i primi 5 episodi sono tesissimi e, pur non privi di qualche stortura, sono molto più godibili della stagione 3. Ovviamente si tratta di un giudizio preliminare e nulla mi garantisce che la stagione manterrà questo livello fino alla fine. Comunque, già ora, siam oltre le mie più rosee previsioni e tanto mi basta. Per adesso.
        (ho evitato di spoilerare alcunchè poichè non so se la stai seguendo)

      5. Un OT dentro un OT, un OT QUADRO… e perché no al cubo… ci vorrebbe un simbolo, ma lo faremo ed a quel punto sarà OT alla enne…

        Comunque , si, il file .dat è trattato per ciò che è ed anche il rsto, per quel che no, mi sembra verosimile… per lo più lavorato in ambiente linux…

        Sto seguendo HoC su Sky, con calma, una puntata alla volta o come le propone On Demand (so che se hai un account londinese di Netflix, là c’è già tutta anche con audio in italiano ed anche ovviamente 4K, ma chissene…): ho finito ieri sera di vedermi la quarta puntate concordo che fino ad adesso non mi dispiace… sarò molto onesto… abbiamo perso definitivamente sia la verginità, sia la straordinaria novità della prima e della seconda e questo spostamento dell’asse narrativo tutto sbilanciato sulla coppia finirà per far implodere la serie, ma per adesso siamo come ritmo sopra la terza stagione, anche tempo sia dovuto più ad un calcare eccessivo sui toni e le mozioni che non sull’effettiva qualità della trama e dei personaggi (hai notato che certe volte sembrano quasi buttati lì? Come foto perfette scattate da grandi fotografi ed anche photoshoppate per il massimo risultato ma un po’ prevedibili o appositamente clamorose?).
        Certo, non è come veder volare la Benoist, ma HoC è sempre un gran gran bel vedere… voto finale sempre alto…

      6. L’OT elevato per se stesso, fatto la radice quadra di Pi Greco, moltiplicato per un numero randomico della sequenza di Fibonacci.
        Faremo impallidire perfino Odiffredi.

        Tornando ad HoC: non posso che concordare con le tue osservazioni. Il motivo è semplice: sono esatte.
        La più significativo miglioria della stagione 4 è proprio il recupero del ritmo, perso nella 3. La narrazione, benchè più gradevole, continua infatti ad avere molti difetti, su tutti la necessità quasi maniacale di sforzarsi a trovare sempre il colpo ad effetto, a fare del raggiro e del sotterfugio un tributo da offrire allo spettatore.
        Nelle prime due stagioni i personaggi stupivano per quello che ERANO ed ormai essendo impossibilitati a farlo nello stesso modo si sforzano di stupire per quello che FANNO, ma tra l’essere è il fare c’è un abisso, lo stesso che separa un capolavaro da una buona serie.
        Comunque pensavo peggio, te l’ho detto, quindi mi gusto questa quarta serie con la consapevolezza che potrebbe essere l’ultima per me.

        PS: se ti prometto che vedrò supergirl quando uscirà in italiano, mi prometti che te la smetti di provocarmi???? In fondo non dovrebbe essere un sacrificio poi tanto grosso…

      7. Casa, è semplicemente divina.
        Me l’avessi linkata il 1 di aprile e non m’avessi detto che era una tua creazione, ci sarei cascato come un fesso eheheheh
        PS: poi mi devi spiegare come funziona sta cosa delle bozze private con i feedback, che io proprio ignoro

      8. Ah, ah, ah!
        Mi sono troppo divertito a fare questa stupidata… me li immaginavo sul serio Tom Hardy e Ian McKellen a svelare il mistero della Stele di Rosetta… questa cosa degli Ermenauti mi ha preso tantissimo… se avessi i soldi farei un club a numero chiuso, con iscrizioni segretissimi, ovviamente io e te soci onorari (cioè, volevo dire Pencilers e Kerin) o almeno un sito, dove pubblicare le nostre osservazioni sul mondo che ci circonda… poi, in un attacco di regresso infantile, farei anche le tessere del club (la nostra è d’oro, chiaramente), con lo spazio per i bollini del rinnovo annuale (eh, se si smette di ermeneuteggiare si va a casa!) .

        Come diceva Jeremy Clarkson alla fine di ogni puntata di Top Gear “con questa notizia bomba, ci salutiamo e ci diciamo arrivederci alla prossima puntata!

        Buon week-end, amico!

        P.S. Quando crei una nuova pagina e non l’hai ancora pubblicata, essa è una bozza, che per definizione è privata, quindi se invii a qualcuno il link della bozza (che sia quello della sua anteprima o il permalink prodotto da WP è lo stesso), chi lo riceve non vedrà nulla; a quel punto, mentre la tua pagina è ancora una bozza, entra nel vecchio pannello di amministratore (quello selezionabile come “amministratore WP” nell’attuale pannello) e da lì vai nel sotto-menù delle pagine, seleziona la modifica della bozza che hai preparato e sotto al riquadro di testo appare a destra l’opzione “richiedi feedback”; lo scopo ovviamente di tutto questo non è davvero quello di richiedere un feedback, ma di ottenere un “anonymous link”, saltando l’opzione di inviare il link via mail e cliccando direttamente sul pulsante GET A LINK (tra l’altro, cosa bella, c’è a fianco del link generato anche il pulsante per revocarne l’accesso… così, se ti stanchi che qualcuno guardi la tua bozza, puff! La fai sparire dalla sua vista!!)

      9. Interessante sta cosa delle pagine, non la conoscevo, grazie per la dritta.

        Invece sto discorso degli ermenauti sta montando veramente… mi sembra quasi di sentire le tue sinapsi che schioccano ad ogni nuova idea o pensiero correlati all’argomento.
        E ti confesso che la cosa sta prendendo anche me.

        Talvolta è assurdo come un’idea nata per caso, un banale gioco di parole per la precisione, e buttata là tanto per, finisca per essere foriera di così tante simpatiche digressioni.

      10. non si dovrebbe scrivere alcun messaggio mentre si è in in auto. La dettatura vocale però aiuta parecchio. Tutto questo per dire che non potevo aspettare riferirti quanto davvero mi stia prendendo questa cosa degli Ermenauti… una sede dove incontrarci e discettare me la sogno la notte… ovviamente il riferimento è quello del Diogene club di Sherlock Holmes e suo fratello Mycroft

      11. ok, però li sarebbe un po’ difficile “discettare” dato che vige la regola del silenzio ehehehehehehe

        Comunque ci sto ragionando anche io: ho qualche idea che mi frulla per la testa e voglio vedere cosa ne può venire fuori 😉

      12. Non dovevi farlo, pazzo… hai scatenato il fan che è in me…
        Non dovevi dire che al Club Diogene vige la regola del silenzio, perché è vero ma è vero anche il contrario: come ben sai, lo stesso Sherlock ha raccontato a Watson che molti dei suoi casi più interessanti gli sono stati affidati da suo fratello negli incontri pomeridiani preso il club (dalle 16:45 alle 19:40) ed anche nel primo incontro che noi lettori abbiamo avuto con l’inamovibile geniale fratello, Mycroft, in una sla del club, resta a parlare a lungo con Sherlock e Watson ed anzi invita nella medesima stanza il signor Melas (quello dell’Interprete Greco) a spiegare di persona la curiosa vicenda la cui risoluzione viene affidata da fratello a fratello (tra l’altro, Mycroft è una figura sublime…
        Ecco, quando penso al Club degli Ermenauti penso ad una situazione così, con noi che ci ritroviamo dalle alle per chiacchierare in una stanza appartata, mentre fuori, nelle slae comuni vige ovviamente la regola del silenzio…

      13. ma quindi siamo dei gold-member con privilegi esclusivi
        CHE FICATA
        ho già la bava alla bocca: pareti di legno, poltrone di pelle scure, tomi polverosi nelle librerie e quadri con sguardi severi degli antichi ermenauti
        I TEMPLARI CI FANNO UNA PIPPA

        PS. la semplicità con cui hai snoccialato i dettagli del racconto sull’Interprete Greco è impressionante. Neppure io avrei saputo fare altrettanto…
        Chapeau

      14. grazie, amico, ma la bravura è tutta di Arthur Conan Doyle: ho ancora davanti ai miei occhi e nel mio cuore, l’emozionante descrizione che per la prima volta in assoluto Sherlock, in quel racconto, fa al suo sodale amico e contemporaneamente a noi lettori, di suo fratello Mycroft. Adorai quelle pagine, immaginandomi benissimo quell’uomo imponente, dalle capacità di duttile e logiche addirittura superiore a quello del mio eroe, ma anche devastato da una pigrizia indescrivibile… lo sai che se io e te iniziamo a parlare di Sherlock Holmes non siamo più in zona OT, ma siamo piuttosto di fronte a quel magma che tutto travolge ed ingloba, che va sotto il nome di cannone sherlockiano, che lentamente ed inesorabilmente, proprio come la lava di un vulcano, brucerebbe qualsiasi altro argomento per lasciare sul terreno solo la sua presenza cinerea….

        sto davvero tirando troppo il collo alla dettatura vocale del mio povero smartphone perciò ti saluto, ti auguro una buonissima serata e ritorno in auto per andare finalmente verso casa

      15. Già che sono inchiodato in coda in farmacia e già che si divaga con SH, ti chiedo un’ultima cosa:
        ma l’hai poi visto Mr. Holmes?
        Scusa se insisto… mi sa che è la quarta o quinta volta che te lo chiedo… ma la curiosità di conoscere il tuo parere sul film è grandissima!!!

        Buona serata anche a te!

      16. Sarò telegrafico per non schiantarmi con la macchina, ma sappi che no, non l’ho ancora visto, ma ti racconterò anche poi perché, inoltre, nei prossimi giorni, lo vedrò in lingua originale e poi tu sarai il primo a sapere tutto!

      17. Non vedo l’ora di sapere. Prossimamente lo rivedrò, magari con la signora, mi piacerebbe in lingua originale ma su ste cose sono pigrissimo quindi mi sa che perderò la magistrale impreparazione di sir Ian

  5. Post meraviglioso. Tra l’altro mi ha fatto riflettere sulle mille cose che anch’io non ho condiviso con mio padre. Nel mio caso non perché mi mancasse la possibilità, ma perché ho sempre voluto proteggerlo da tutte le brutture che hanno segnato la mia vita: gli ho sempre raccontato soltanto le cose belle, riservando quelle brutte ad altri confidenti o tenendomele direttamente per me. Di norma è il genitore che vuole evitare i dispiaceri al figlio, invece nel mio caso è successo esattamente l’opposto.
    Tutt’oggi, quando ho dei problemi sul lavoro, evito accuratamente di far trapelare la cosa in famiglia. Il fatto di vivere da solo, per di più in un’altra regione, senza dubbio facilita di molto il mio compito.
    Riguardo alla barba, se ti può consolare sappi che l’insegnamento di un padre non rende l’operazione meno difficile: io ho imparato a farmela soltanto al primo anno di università. Ancora adesso detesto radermi, perché è dannatamente difficile farlo con precisione, e quindi finisce sempre che mi guardo allo specchio e non sono pienamente soddisfatto del risultato.
    Purtroppo è una seccatura che non posso evitare: se mi presentassi al lavoro con un’aria trascurata, sarebbe più difficile per me farmi prendere sul serio dai miei alunni, dai loro genitori e da tutte le altre figure che gravitano attorno al mondo della scuola. Già il mio aspetto giovanile mi dà meno autorevolezza rispetto a chi insegna da 30 anni, se poi mi metto anche a trascurare l’immagine a quel punto è finita.
    Per fortuna qui su WordPress posso essere me stesso fino in fondo, e ammettere dei lati del mio carattere, come la passione per Stallone e per le strappone alla Sofia Vergara, che sul lavoro non confesserei nemmeno sotto tortura. Anche tu sei stato te stesso fino in fondo in questo post, ed è proprio il fatto che tu abbia parlato a cuore aperto che lo rende così bello.

    1. Quando ci si vuole bene è normale cercare di evitare all’altro preoccupazioni, per cui capisco la tua reticenza in ambito familiare. Io stesso ho sempre fatto lo stesso con mia madre e per le tue stesse ragioni.

      Devo dire che invece col tempo farmi la barba è diventata una cosa piacevole. Sarà che l’ho sempre considerata una conquista tutta mia, sarà che mi è sempre piaciuto giocare con baffi, pizzi, basette (quest’ultime non le tolgo ho dal lontano 1995), però farmi la barba è una cosa che mi rilassa.

      Ora poi è diventato ancora più divertente perchè spesso, quando mi rado, mia figlia entra in bagno e mi guarda con curiosità e io allora la faccio giocare con il pennello, con la schiuma, la schizzo con l’acqua del lavandino e le lascio mettermi il dopobarba.

      Però capisco che per molti sia una seccatura, sia perchè spesso è fastidioso radersi specie se si ha la pelle sensibile, sia perchè comunque è un attività ripetitiva e che richiede tempo se la si vuol fare bene.

      Dai, per rendere la cosa più piacevole, ogni volta che ti radi pensa che ti stai facendo bello per portare a cena fuori la Vergara 😀

      1. Guarda, ti dirò che l’ultima volta che mi son fatto la barba col sorriso è stata proprio quando dovevo uscire con una ragazza. Tra l’altro come fisico assomigliava molto a Sofia Vergara, anche se lo ostentava molto meno: ad esempio, nonostante il suo seno strepitoso si metteva sempre magliette scure e a collo alto.
        Tuttora resta una delle ragazze più belle che abbia mai frequentato, ma con lei non andò perché le piaceva troppo giocare al gatto col topo. La chiamavo e lei non rispondeva né mi cercava quando trovava la chiamata persa, le mandavo un sms e lei mi rispondeva giorni dopo… non ti dico poi quando c’era da fissare un appuntamento: sarebbe stato più facile chiedere udienza a Napolitano (allora presidente della Repubblica). Insomma, le piaceva tirarsela e tenermi nel limbo: io a restare nel limbo mi viene l’esaurimento nervoso, e quindi mollai il colpo. Tuttora è il mio più grande rimpianto a livello sentimental – sessuale. 🙂

      2. Alle ragazze piace tirarsela, è risaputo.
        Il giochino può anche andar bene, a patto però che non vada troppo per le lunghe altrimenti diventa stucchevole.
        Posso capire il rimpianto per “quello che poteva essere” ma non ci rimuginerei più di tanto: se a una ragazza piace tirarsela TROPPO, allora c’è il serio rischio che possa avere un carattere troppo spigoloso ed egoista che renderebbero un rapporto assai complicato.

  6. Posso solo dirti che ti capisco e ti sono vicina… e non a parola… sono orfana… quindi capisco esattamente quello che provi… io anche dopo 25 anni provo ancora rabbia verso il mondo intero e verso i miei che mi hanno lasciata sola.

    1. La rabbia è un sentimento comune quando si vive un lutto. E non intendo quelle emozioni che si accavallano nell’immediato, bensì è qualcosa che monta col tempo, come un vulcano che si carica si carica si carica finchè un giorno non finisce con l’esplodere.
      Capisco pienamente la tua rabbia, praticamente posso condividerla.
      La nostra società ci ha insegnato a reprimerla, ma i sentimenti e le emozioni non si possono incatenare, al più solo incanalare affinchè non ci conducano all’autodistruzione.
      Se posso permettermi, ti consiglio di non farti rodere dalla rabbia, trova il modo di sfogarla e sforzati di accettare per quello che ci dà: è sbagliato struggersi o – peggio ancora – incolparsi per le cose che non possiamo cambiare. E la perdita dei genitori o di una qualunque persona cara rientra di in questa categoria.

      Un abbraccio 🙂

      1. dopo 25 anni ancora non ho trovato un modo per sfogarla e, purtroppo, non credo di riuscirci mai… ho provato scrivendo interminabili lettere ai miei, in cui urlavo loro tutto il mio dolore, ho provato con l’andare in luoghi isolati ed urlare fino a perdere la voce… ma nulla… credo che l’unica cosa che mi darebbe pace, è l’unica non realizzabile… dovrebbero essere di fronte a me, ed io prendendoli a pugni sul petto dovrei urlare loro contro tutto il mio dolore.

      2. Temo di essere stato frettoloso nell’affermare di poter comprendere i tuoi sentimenti e le tue emozioni.
        Il tuo dolore è chiaramente molto più acuto del mio, che invece col tempo ha preso i colori della nostalgia.
        Se nemmeno 25 anni (un quarto di secolo!!!) sono riusciti ad alleviare il tuo dispiacere e smorzare il tuo dolore, ciò significa che il tuo lotto ha avuto una tale portata e una tale prepotenza da renderti ingestibile la cosa. Per tanto tempo.
        Non è un male di per sè: non esistono “tempi giusti” per elaborare un lutto perchè ognuno ha i suoi ritmi ed è giusto che siano assecondati. L’unico banale consiglio che mi sento di darti è quello di non rassegnarti mai al tuo dolore, di cercare sempre un modo nuovo per affrontarlo nella speranza che un giorno, finalmente, saprai metterlo alle spalle. Il che non significa DIMENTICARE, ma semplicemente RIDEFINIRE.
        Un abbraccio.

  7. Commovente! Fa apprezzare ancora di più, se fosse necessario, l’immensa fortuna di avere avuto accanto un padre fino a pochissimo tempo fa, e anche, se fosse necessario, l’immensa gioia di essere padre.

    1. Quando vedo la mia bambina, talvolta, mi chiedo come abbia fatto mia padre a sopportare la consapevolezza che non avrebbe potuto crescermi, che non avrebbe potuto fare il padre, che mi avrebbe lasciato solo.
      Paradossalmente, da quando sono padre anche io il mio babbo mi manca ancora di più.

  8. Caro Lapinsu, mi hai commosso veramente. Mio padre è mancato quando avevo 37 anni (il prossimo 15 Aprile saranno 11 anni che non c’è più); sono stato più fortunato di te in quanto mi ha regalato una valanga di consigli quando ero un ragazzino, mi parlava spesso, ma per me all’epoca, da stupido borioso che non ero altro e che pensava di saper tutto della vita, ascoltavo con sufficienza e per me non era altro che un genitore logorroico e pieno di apprensione. Spesso discutevo con lui, non c’era argomento che non fosse fonte di litigio e quindi faticavo ad andare d’accordo.
    Ma quando uscivo nel mondo esterno, con gli amici usavo la mia testa, non ho quasi mai seguito la massa e questo mi ha sempre creato problemi di integrazione nei gruppi di miei coetanei, ho sempre fatto tesoro di quei consigli e tuttora ne ricordo ogni singola parola.
    Quindi il fatto di averlo perso senza mai risolvere i nostri conflitti (che negli anni sono scemati, ma non del tutto scomparsi) mi ha sempre lasciato un fardello che mi porterò dietro per tutta la vita. E la colpa è solo mia. Quando leggo storie come la tua che rimpiangi di non aver conosciuto tuo padre, che ti mancano i suoi consigli, e tutto ciò che poteva insegnarti, mi fa sentire ancora più male perchè forse potevo apprendere molte più cose ed in maniera decisamente più intelligente. E’ assurdo, ma gli parlo di più ora che in passato (forse perchè adesso non possiamo più contraddirci a vicenda) ………

    1. La tua storia mi ha fatto tornare in mente una canzone del “nostro” Bruce: Indipendence Day.
      Scontrarsi con i propri genitori è inevitabile e fa parte del percorso di crescita che ci fa diventare uomini.
      Pensa per un attimo ai tuoi amici o semplici conoscenti, sicuramente ce ne sarà qualcuno che non ha mai avuto un rapporto conflittuale con la madre o con il padre, sono in ottimi rapporti, mai uno screzio, mai niente. Ebbene, puoi star certo che la maggior parte di queste persone farà fatica nella vita, perchè non c’è sempre il sole, esiste anche la tempesta, e il modo migliore per impararlo è nella propria famiglia.

      E’ ovvio che i dissapori e i contrasti lascino l’amaro in bocca, specie quando passano gli anni e si capise che non c’è più margine o tempo per appianarli, ma quei momenti sono serviti sia a te che a tuo padre per conoscervi e – ne sono certo – apprezzarvi.

      Tuo padre vive in te, esattamente come il mio vive in me, e nessun attrito potrà mai scalfire questo legame ancestrale e meraviglioso 🙂

      Un abbraccio

      Gianni

      1. Ti lascio con un verso del Boss del quale, ne sono certo, saprai la cogliere la potenza evocativa:

        stay hard stay hungry stay alive, if you can
        and meet me in a dream of this hard land

  9. Grazie per averci regalato questa perla di intimità Lap, l’ho apprezzata molto e in un mondo dove si parla troppo di “patata” e cazzate è un’oasi nella quale ristorarsi e chiedersi se stiamo andando nella direzione giusta!
    Grazie

  10. Che bella riflessione, che bella dedica. Che belle parole che possono far pensare a chi i genitori li ha ancora e per i quali fa bene ancora goderseli!
    Buona giornata e Buona pasqua.

    1. La paura di non essere capita, di esporci, di diventare vulnerabili è potente, spesso ci blocca.
      Contrariamente a quanto si possa pensare è molto più facile fare il John McLane che il Forrest Gump.

  11. Ritorno qui zitta zitta perchè i tuoi articoli diventano un fiume di conversazioni troppo approfondite per i miei gusti ‘a sensazione’.
    E allora a volte navigo col mio canotto e sbatto contro l’eccesso di doziziosi richiami.

    sheracmqammiratassajeringraziadelsaluto

  12. Ho una storia diversa dalla tua, ma questo post mi ha scatenato dentro una tempesta.
    Soprattutto commozione, perché mio padre mi manca, sì, ma si è lasciato dietro una presenza palpabile, lo vivo ogni giorno.
    E parole come le tue aiutano a ricordare, e vivere, meglio.

    Non conosco te né il tuo amico Paolo, ma capisco perfettamente l’accorato commento che ti ha scritto.
    Da semplice lettrice (per altro freschissima) posso sottoscrivere il suo interessamento a che un talento evidente non vada sprecato.
    D’altra parte, so anche cosa significa e quanto pesa quel “non abbastanza” di cui parli.
    So la passione, ma so anche il limite.
    E non ce la facevo a tenere questo piccolo pensiero per me.
    Nel caso decidessi di… espanderti, ti seguirei volentieri: un pubblico è un pubblico, piccolo o grande, ufficiale o nascosto e storto. E un pubblico, come i cani in autostrada, non va abbandonato e trascurato 😉

    1. Ciao Denise
      Innanzitutto ti dò il benvenuto qui sul blog e ti ringrazio per il commento che hai lasciato.

      Ringraziamento doppio, tra l’altro, perchè oltre a perdere 2 minuti del tuo tempo per scrivere a me, lo hai fatto anche per scrivere parole dolci, complimenti misurati che scintillano di sincerità. Dando poi un’occhiata al tuo blog (a proposito: COMPLIMENTI), le tue parole gentili hanno assunto un sapore ancora più corposo perchè leggendo alcuni tuoi post ho subito intuito di trovarmi di fronte ad una blogger arguta, mai banale e dalla penna sempre fresca e leggera.

      Che dire quindi, se non ancora grazie?

      Sarà un piacere seguire il tuo blog e spero che sarà la stessa cosa anche per te 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...