The Lobster

Amore mio,

perchè non mi rispondi? Ti ho telefonato, ho riempito la tua segreteria e ti ho scritto decine di messaggini. Addirittura l’altra sera sono venuta a casa tua, ho citofonato e sono rimasta sotto la pioggia ore intere aspettando che aprissi ma tu nemmeno ti sei degnato di scostare la tenda per guardarmi, fradicia, implorare un tuo sorriso e sperare in un tuo bacio.

Perchè? Perchè mi tratti così?

Rachel-Weisz-Cry

Io ti amo, Lapinsù, ma tu non mi vuoi più. Perchè? Sono forse diventata brutta? Sono forse diventata cattiva? Non ti piaccio più? O forse hai un’altra?

No, non ci posso nemmeno pensare. Tu con un’altra donna all’infuori di me: è inconcepibile.

TU SEI MIO

E ti prego, basta fare il difficile, io non ce la faccio più con tutte queste gelosie.

Ho baciato Colin Farrell, è vero, hai ragione. E mi ha toccato pure la coscia, lo ammetto.

Ma era un film, amore mio, solo un film.

Rachel Weisz Colin Farrell The Lobster

Lui mi fa schifo, come Tom Hiddleston prima di lui, come Daniel Craig che ho infine lasciato per venire a stare da te, e come tutti gli altri attori con cui ho lavorato. Sono tutti brutti e insignificanti al tuo confronto e se ripenso alla mia vita prima di conoscere te mi rendo conto di quanto fosse vuota e insignificante. Sei tu ad avermi fatto capire cosa sia l’amore, cosa sia il piacere, cosa sia la gioia e cosa sia la passione. Gli attori con cui lavoro non contano niente per me!

Amore mio, come posso fartelo capire che io certe scene le devo fare, che sono pagata per farle: è il mio lavoro. E basta dirmi che devo scegliere solo film con attori vecchi e decrepiti: ho una carriera da portare avanti e alla mia età non si può fare troppo le schizzinose.

Ammetto anche che avevi ragione: lavorare con Yorgos LanthimosThe Lobster è stato un errore. Il film è una schifezza e me ne rendo conto solo ora: lento, astruso, ambiguamente metaforico, dalla smisurata ambizione, palloso. In una parola: BRUTTO. Ma quando leggemmo il copione insieme, appoggiati sul tavolino di vetro che poi avresti rotto guardando Il profondo mare azzurro, credevo che tu criticassi il film solo per indurmi a non recitare con Colin Farrell. Sono stata una sciocca ed avrei dovuto darti ascolto, amore mio, perchè devi sapere che Colin Farrell ha una pessima igiene personale e gli puzza pure l’alito: non ti dico che fatica girare tutte quelle scene tête-à-tête… Per tutto il tempo delle riprese sono andata avanti a forza di Biochetasi e mi consolavo pensando a te, alle tue coccole, ai tuoi baci, a casa nostra.

Casa nostra, amore mio!

Dobbiamo ancora finire di pagare i mobili all’Ikea: non mi puoi buttare fuori.

Ti prego, rimetti la vecchia serratura e fammi entrare.

Io sono tua.

Per sempre.

Io ti amo.

RachelWeiszFirma

 

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39 pensieri su “The Lobster

  1. “Tra Weisz e Lapinsù non mettere il dito” diceva un vecchio adagio.
    Io però una lancia a favore di THE LOBSTER la devo spezzare, perché è vero è il tipico film da festival, volutamente lento e dichiaratamente peculiare che vuole fare metafore con delle messe in scene forzate e innaturali per potersi vantare di avere un taglio cinematografico “interessante”, “sapiente”, “raffinato” e chissà che altre parole vengono solitamente fagocitate da recensori espertoni con la puzza sotto il naso.
    Ma [ed è un “ma” che non mi spiego manco io] per qualche motivo il film mi è piaciuto 😀
    Devo capire cosa diamine sia quella cosa che mi ha sollazzato le gonadi per tutti i 118 minuti di film, ma non mi va, è un piacere che non voglio capire 🙂

    PS: povera Weisz, dagli una seconda possibilità, si è pure cavata gli occhi per partecipare a questo film, direi che ha già sofferto abbastanza 😀

    1. e ti credo che si è cavata gli occhi… dopo aver pomiciato per metà film con quel carciofo di Farrell si doveva tagliare pure la lingua 😀

      A parte gli scherzi, capisco il tuo punto di vista, nella prima parte del film l’ho avvertito anche io, però poi ho ravvisato una deriva supponente (vedi come sono bravo? vedi come sono autoriale???) ed io non sopporto chi sbandiera la propria “erudizione” al solo fine di pavoneggiarsi.

      E dire che mi ci ero avvicinato speranzoso (non solo per la Weisz). Credevo di vedere un bel film intelligente (non intellettuale) tipo “Under the skin”, invece mi son ritrovato davanti sta ciofeca.

  2. Eh eh, so che guardi qualsiasi film con la bella Rachel, ma prima di approcciarti a questo ti eri un po’ informato sul regista? No perché qualsiasi suo film è folle.

    1. Onestamente ignoravo chi fosse il regista e la presenza di Rachel era condizione bastante per indurmi alla visione 😀
      Tuttavia sapevo che si trattava di un film festivaliero e non banale, tuttavia (come spiegavo anche qui sopra a Pizzadog) pensavo si trattasse di un film “intelligente” non di un film “intellettuale”.
      Ahimè mi sbagliavo 😀

  3. Ahh le donne. Incredibile a dirlo ma sbagliano anche loro. A me il film è piaciuto (e pure parecchio, l’ho visto giusto ieri), ma se lei ti ha scritto questa lettera è evidente che ha ragione. Se lo ha confessato lei stessa, devi perdonala, Lapinsù. Lei merita una seconda chance (ma direi anche una terza, una quarta e una quinta). Lasciala ora e te ne pentirai per sempre.

    1. Ma sai in questi casi dove ritrovo isolato dall’altro lato della barricata (sono tra i pochissimi che questo film proprio non l’hanno digerito) non so mai capire dove finisca il pregiudizio verso un tipo di cinema troppo intellettualoide e dove cominci l’ignoranza di chi, come me, guarda i film con la pancia e non col cervello.

      Poi è ovvio che alla Rachel perdono tutto. Però ogni tanto queste femmine bisogna pure farle stare sulle spine 😀

      Come dice una vecchia canzone:

      Prendi una donna, trattala male,
      lascia che ti aspetti per ore,
      non farti vivo e quando la chiami
      fallo come fosse un favore
      fa sentire che è poco importante,
      dose bene amore e crudeltà,
      cerca di essere un tenero amante
      ma fuor dal letto nessuna pietà.

      😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

      1. NESSUNA PIETA’!
        Parole santissime.

        In ogni caso, è sempre una questione di gusti e di diversa sensibilità (non migliore o peggiore, solo diversa). Per come la vedo io, trovo comprensibilissimo che questo film non ti sia piaciuto. Anzi, sono abbastanza convinto che molti di quelli che invece hanno dichiarato di averlo amato, in realtà abbiano mentito spudoratamente, non ci abbiano capito niente e abbiano skippato la metà delle scene. Ma questo è un altro discorso ancora.
        Il film è abbastanza lento, girato con camera sempre ferma, con pochi e piccoli movimenti all’interno dell’inquadratura, e per questo parla più col montaggio che con tutto il resto. Insomma, al di là di tutto, ha tutta l’aria del classico film d’autore europeo (manca solo la scena in cui Rachel esce le tette, peccato). Però è anche grottesco e surreale, passa da una violenza estrema, al dramma a momenti per me esilaranti. Nel complesso mi è sembrato un misto tra Fahrenheit 451, la saga Hunger Games (entrambi per alcuni elementi di trama) e un film dei fratelli Coen con la sensibilità di un europeo. Anche per questo mi sono abbastanza divertito a guardarlo.
        Ma è comunque grazie allo spunto di trama principale su cui si basa il film, quello per cui in un futuro imprecisato gli individui o trovano una “anima gemella” entro un determinato lasso di tempo o vengono trasformati in animali, che secondo me riesce a raccontare molto della società occidentale di oggi. Ma ovviamente sono riflessioni che facciamo noi spettatori guardando il film, ma che non siamo costretti a farle (non siamo obbligati a pensare guardando un film), e anche se fossero le riflessioni più interessanti di questo mondo, nulla gli vieta di risultare lo stesso un film noioso e di non convincere lo spettatore. Anche per me poteva benissimo durare dieci minuti in meno e sarebbe stato meglio.
        Insomma, se non apprezzi questo tipo di cinema, non te ne faccio assolutamente alcuna colpa (infinitamente meglio così che l’opposto). L’importante è appunto cercare di non partire prevenuto e vedere un film prima di bocciarlo. In questo senso, non ho mai avuto la sensazione, leggendo i tuoi articoli, che potessi essere sotto l’influenza di un qualsivoglia pregiudizio (positivo o negativo che sia). Ma la verità la puoi conoscere solo tu.

        Ecco adesso ho la sensazione di aver scritto tanto, senza aver detto nulla di sensato.

      2. La sapienza e l’erudizione sono due qualità che ammiro sempre tantissimo negli altri, tra le poche che – segretamente – talvolta mi trovo un po’ ad invidiare.
        Spesso “chi ne sa” commette il peccato di essere superbo ma questa è una conseguenza abbastanza comprensibile e spesso anche accentuata dall’altrui percezione perchè tendiamo a confondere la mancanza di umiltà con l’arroganza anche se in realtà cono due cose ben diverse.
        Tuttavia, quando “chi ne sa” si pavoneggia della sua erudizione e della sua competenza allora mi girano le scatole e divento bilioso.
        E il cinema come quello proposto in The Lobster ne è un classico esempio: poteva essere intelligente ma ha preferito diventare intellettuale. Per me è un peccato mortale e non so perdonarlo.
        E’ questo che intendevo quando parlavo di pregiudizio.

        Entrando nel merito del film (la tua visione è per altro molto pi fresca della mia che risale ad inizio anno), debbo dire che a far spostare il mio ago della bilancia verso lo schifo sia stato l’assunto principale della trama (in un futuro imprecisato gli individui o trovano una “anima gemella” entro un determinato lasso di tempo vengono trasformati in animali) perchè trovo questa cosa assurdamente anacronistica.
        Qualche decennio fa c’era ancora pregiudizio verso le zitelle (non se l’è prese nessuno) o i vitelloni di turno (pensa solo a spassarsela). E’ bastato anglesizzare lo status civile (single) e tutto è diventato più normale (per fortuna, aggiungo io): conosco tante persone over 30 ed over 40 non sposate e non fidanzate. Anzi, ti dirò di più: nella mia cerchia di amici la maggior parte non si è sposato nè convive e pochi sono quelli felicemente fidanzati. Paradossalmente, l’eccezione sono io che ho moglie e figlia.
        Ovviamente non conosco altre realtà e vivendo in una abbastanza sfigata provincia dell’entroterra marchigiano, lo spicchio di mondo che vedo è piccolo e probabilmente distorto: tuttavia questa filosofia della società moderna che ti obbliga a trovare l’anima gemella mi ha fatto storcere il naso.

        PS: mi sa che ho scritto troppo pure io 😀
        PPS: non posso negare che nel caso Rachel avesse cacciato la tetta, il mio voto sarebbe subitamente balzato all’8 e avrei canto le lodi di questo film in ogni angolo del pianeta 😀

      3. Ma non credo che il messaggio fosse che la società ti obbliga a trovare qualcuno. Credo sia più uno sfogo del regista che chiaramente disprezza la società di oggi e usa diverse metafore per denunciare appunto il condizionamento sociale, l’esigenza di essere e di comportarsi come tutti gli altri si aspettano da te, l’inutilità della rivoluzione che non porta ad altro se non ad una nuova forma di organizzazione coercitiva ecc ecc. Ma non l’ho trovato per nulla intellettualoide. Anche io non sopporto quelli che se la tirano e che vogliono fare film da salotto.
        Semmai il problema del film è che tutte queste riflessioni interessantissime stanno più nella nostra testa che nel film in sé. Alla fine ci sono una marea di siparietti abbastanza inutili (a me alcuni hanno fatto anche ridere, ma non è quello il punto) e non approfondisce mai davvero nulla, non elabora mai un discorso preciso su nessuno degli argomenti che tratta. Più che snob e intellettuale, direi che è un film schizzatissimo, folle, in cui Lanthimos si diverte da matti a mettere in scena le sue fisse in una maniera quasi feticista.

      4. Leggo il tuo commento, faccio il paio con quello di Kasa e mi rendo conto che su questo film non c’ho capito un cazzo.
        Si si, ho detto proprio CAZZO
        Ho usato questa parola volgare e vergognosa perchè tale è si dimostra la mia incapacità di cogliere alcuni aspetti che tu, con incredibile semplicità, elenchi come una lista della spesa.
        Voglio credere (sperare) che il mio giudizio sia stato inficiato dalla presenza della Rachel e dall’inconscia speranza che cacciasse la tetta…

  4. Un prodigio.
    Non un prestigio (un trucco), ma un bagliore che ha bruciato innanzi ai nostri occhi di lettore per una manciata di secondi, il tempo della lettura, come la polvere di magnesio che i fotografi degli albori usavano per illuminare la scena, giusto il tempo dello scatto.
    Si, perché la tua, fratello ermenauta, amico e collega blogger non è davvero una recensione, giacché il tuo totale disprezzo per la pellicola ti ha portato a non parlarne affatto ed anche nei commenti, per altro ricchi di particolari, praticamente del film non dici nulla, se non che sia una cagata (un aggettivo dispregiativo, che ricorda non casualmente il diktat massimalista di fantozziana memoria e che tu usi con l’ironia meta letteraria di chi contemporaneamente non gli riconosce una valenza di critica estetica costruttiva, ma che la usa solo per l’effetto narrativo ed emotivo).
    Se non una recensione, cosa, dunque?
    Una pagina di teatro, anzi, un coup de théâtre, con cui hai costruito un dialogo impossibile tutto basato in levare, abolendo il film, gli attori, il regista, gli autori, la trama, le considerazioni sul ritmo, tutto, per poi costruire il vero significato ed ossia la pulsione.
    Come spesso accade nella scrittura creativa, sei partito probabilmente da un piano più prosaico, con te che guardavi un film, che avevi posto a suo tempo in watchlist per l’eccellente cast e che ti ha generato tanta delusione da aver distrutto tutto: così, come un novello Kylo Ren, hai ucciso il padre della tua recensione (il film stesso) per ottenere la libertà creativa che ti permetteva di elevarti.
    Questo è la supremazia positiva (non barocca) del significante sul significato, della forma che assume sostanza perché con il tuo dialogo virtuale ne hai cambiato dall’interno la freccia semantica, che dopo non punterà più verso il film “The Lobster” di Yorgos Lanthimos, ma verso la Weisz, intesa come ideale femminino.
    Un monologo che si maschera da dialogo, come una pagina di diario tra un pittore maledetto ed il suo amico immaginario, che alla fine parla dell’amore e dell’eternità, ma di certo non del film.
    Conta dire che a me il film è piaciuto?
    Che ho trovato questa pellicola l’ennesima dimostrazione di una maturazione artistica del nostro Farrell il quale, come fece a suo tempo Matthew McConaughey, si sta sempre più distaccando da quell’immagine di bello e tenebroso (che ha portato con peso crescente anche nel pessimista London Boulevard e nel favolistico Saving Mr. Banks), incrinandola in modo irrimediabile nella seconda stagione di True Detective ed infine infrangendola del tutto in questo film, con un ruolo che è all’antitesi del machismo e della spavalderia sbruffona?
    No, non conta, perché non si è davvero parlato del film ed il resto è solo cronaca, mentre qui si fa letteratura.
    Perciò ricaccio in gola le mie considerazioni sul film e sulla sua satira spietata e sulle prove attoriali anche di due miei personali mostri sacri (John Reilly e Ben Whishaw), per rendere di nuovo omaggio al tuo bellissimo pezzo.

    P.S. Concordo con Lupo: “E pensavo di essere io quello matto…

    1. Purtroppo i dubbi sulla mia effettiva sanità mentale cominciano ad albergare nelle mente di molti miei amici blogger. La cosa un po’ mi preoccupa, ma non più di tanto, perchè abbracciando per un attimo lo stroicismo di ciceroniana memoria, mi troverei a considerare che se fossi sano di mente starei comunque tranquillo sulla mia salute mentre se fossi effettivamente matto non avrei la lucidità per comprendere la gravità della situazione.
      L’unica cortesia che chiedo a te e agli altri amici blogger è quella di non palesare alla mia signora i vostri dubbi, giacchè queste confessioni potrebbero a loro volta confermare i dubbi che, ne sono certo, lei nutre da molti anni :-D.

      Detto questo, ti confesso un dubbio che ha assalito me dopo aver letto le tue parole: ma kasabake è troppo buono e prevenuto (in senso positivo) nei confronti dei miei post e quindi ne coglie aspetti, immagini, metafore, significati, significanti e sottotesti che in realtà sono solo supposti e non reali, oppure io realizzo inconsapevolmente post multi-stratificati ed effettivamente arricchiti da tutte le belle cose che il mio amico riscontra?
      La mia consapevolezza mi porta a propendere per la prima ipotesi (kasabake è troppo buono con me), perchè di intelligente nel mio sfogo non c’era proprio niente. E’, appunto, uno sfogo dettato da due fattori:
      1. il dispiacere per un film che (come scrivevo più diffusamente più sopra nello scambio con Zack) poteva essere intelligente ma ha preferito essere intellettuale, diventando supponente ed autoreferenziale. A questo proposito, ti cito come esempio due film diversi ma simili a questi, che sono molto intelligenti senza mai pavoneggiarsi troppo. Mi riferisco a Ex Machina e Under the skin.
      2. il disappunto per la piega (a me poco gradita) che sta prendendo la carriera della mia Rachel Weisz. E quel “mia” lo sventolo con orgoglio, perchè io me ne innamorai tanti anni fa con I Want you di Winterbottom e da allora non ho mai tentennato, neppure per un secondo. Tuttavia le sue ultime scelte di copione mi sono sembrate alquanto discutibili: Il profondo mare azzurro (di cui discutemmo l’anno scorso, ricordi?), ora questo The Lobster e in canna ho pure un altro film che vedrò a breve e che già so schiferà massimamente: The Whistleblower. E mi sto dimenticando pure il Passioni e desideri (recensito anch’esso) che ha non pochi difetti. Io non vedo l’ora di rivedere il suo meraviglioso sorriso illuminare qualche bella commedia romantica di quelle moccolone che piacciono a me (poche settimane fa ho rivisto il delizioso Certamente, Forse…) oppure sfoggiare il suo inarrivabile fascino in qualche blockbusterone vivace e fracassone (sono così lontani i tempi della Mummia…), invece lei si ostina a prestare la sua bellezza per pellicole sempre troppo impegnate. E’ un peccato. Di più: uno spreco.Ma vabbè, è il mio cuore che parla…

      1. De hypocrise

        Non c’è cosa più stupida e dannosa che si possa fare ad un amico che ama scrivere, se non quella di incensarne falsamente gli scritti, nascondendo le sue magagne, perché così, invece di crescere, egli ascoltandoci si crogiolerà nell’errore, come un bimbo capriccioso che si crede onnipotente e che infesta casa con orrendi posacenere, fatti con pongo o didò fino ad età avanzata e che crescerà nella convinzione di essere un’artista, quando invece crea solo masse informi, che solo l’astuzia dei parenti riuscirà a dirottare verso il bidone della spazzatura o la casa della nonna.
        No, amico Gianni, quando ti elogio sono sincero ed anche ammirato e non solo l’unico ad applaudirti.

        De Arrogantia

        Tu dici “di intelligente nel mio sfogo non c’era proprio niente” ed hai ragione, non c’è nulla: infatti io non ho tessuto le lodi delle tue argomentazioni, ma dell’artisticità del tuo sfogo, giacché sulla logicità della tesi non concordo minimamente e persino nei due esempi cinematografici che hai portato.
        Vedi, se io fossi un collega blogger piacione, ti avrei detto frasi del tipo “Eh, si, hai proprio ragione, hanno rotto le palle questi intellettualoni di merda, saccenti e supponenti” ed invece non l’ho detto e non lo dirò mai, perché non starò mai dalla parte di Golia , ma sempre di Davide ed avrò sempre simpatia per i figli del dio minore e non per quelli che hanno già tutto dalla vita e piangerò di più la caduta da un’impalcatura di un muratore che era costretto, da qualche caporale senza scrupoli, a lavorare senza imbragatura di sicurezza, mentre non mi scenderanno mai né lacrime né parole di commozione per qualsiasi figlio di papà che si schianta sulle onde guidando ad altissima velocità un motoscafo da corsa o per quegli appassionati di sport estremi che sbattono contro le alture mentre fanno paracadutismo sfrecciando con la loro wingsuit.

        Parimenti, questa sorta di selezione etica io la applico sempre anche all’arte, perché uno scrittore di bestseller, che ha già in tasca milioni di royalties con cui si è comprato ville e piscine, così come un regista o produttore di film di grande incasso, non ha davvero bisogno del mio plauso o del mio sostegno (facile adorare il potente, più difficile sostenere il paria), che invece preferisco indirizzare verso uno scrittore magari antipatico, magari anche saccente e supponente, ma meritevole (questa la conditio sine qua non, ovvio) e che di certo per sua scelta preferisce scrivere cose che in pochi leggono, sbarcando il lunario a fatica e gli lascio almeno il vantaggio di pavoneggiarsi (che male mi fa?), perché tanto il suo atteggiarsi ad artista eletto ed i pochi sostenitori non toglieranno mai dal trono il vero potente.

        De Sinceritate

        Ti dirò quindi che, se da un lato ho sempre provato grande fastidio nei confronti di chiunque sia autoreferenziante e che ottenga la patente di artista da un gruppo di amici, pronti a ricevere lo stesso trattamento quando verrà il loro turno (stile Terrazza Martini per i premi Strega), dall’altro provo anche ribrezzo per ogni ostentazione di ignoranza ed arroganza, con cui taluni si mostrano quasi orgogliosi di disprezzare l’arte minimalista e poco popolare, i film festivalieri, le poesie ermetiche, i pensieri filosofici complessi e le tesi politiche indigeste, perché dietro quel disprezzo, aldilà della parabolistica volpe che non arrivava all’uva, si nasconde la più temibile codardia di chi preferisce che gli altri più bravi si abbassino al suo livello piuttosto che sforzarsi di salire, come una società ed un governo deliranti che dovessero mettere fuori legge la cultura solo perché appannaggio di pochi e non alla portata delle classi meno abbienti, sentimenti che non ti sono mai appartenuti e che hai sempre schifato in ogni tuo post, anche in quelli in cui fingi di apparentarti con chi apprezza solo gli istinti più bassi e non per scelta ma per mancanza di alternative cognitive (cito sempre la battuta di Francis, il bulldog britannico con la passione del teatro del film Disney “Oliver & Company”, che rivolgendosi ai due feroci Dobermann Roscoe e Desoto che l’hanno appena minacciato, pone la laconica e tagliente domanda “non è rischioso usare tutto il proprio dizionario in un’unica frase?”).

        L’arte è variegata, come le manifestazioni d’ingegno e malgrado, oramai, lo scibile dei possibili pattern e combinazioni intellettuali sembra essere stato svelato, ancora restiamo stupiti di fronte a molte produzioni cinematografiche e televisive e musicali, perché, in realtà, siamo lontani anni luce da una vera mappatura delle emozioni create dalla visione di un’opera d’arte.

        Questo mi fa venire in mente un episodio di tanti anni fa, quando andai a vedere il film di David Lynch “Mulholland Drive”, con alcuni miei amici: all’uscita dalla sala, io continuavo ad interrogarmi dentro di me su cosa avessi davvero visto ed il mio era un interrogarmi pudico, interiore, conscio di un qualche limite che m’impediva di capire ciò che altri avevano capito, foss’anche qualche cifra imperscrutabile che non poteva davvero essere svelata, ma mentre camminando facevo questo esercizio mentale, alcuni miei amici hanno cominciato ad apostrofare il film ed il regista con un livore che sarebbe stato giustificato solo se fossero stati essi stessi i finanziatori del film ed il regista avesse promesso loro un action pieno di botte e ed inseguimenti e sparatorie!
        In silenzio se ne stava da un lato uno dei miei più cari amici, una persona dai gusti cinematografici assolutamente raffinati e particolarmente preparata, con cui avevo condiviso due corsi di cinematografia all’Università e che oggi lavora in Sky: interrogato da me, costui mi confidò serenamente che il film gli aveva fatto schifo, moltissimo e che quello che aveva visto era esattamente il tipo di film che lui non apprezzava in alcun modo, come anche certa musica o certa letteratura, ma che altresì era affascinato dal coraggio di un regista che potesse fare un film così assolutamente non commerciale, senza alcuna indulgenza nei confronto di un pubblico che prendeva letteralmente a pesci in faccia, usando un linguaggio quasi ermetico.

        Capisci cosa intendo, fratello?
        Se a qualcuno fanno paura le montagne russe, basta che non vada sulle montagne russe, ma che non dica che le montagne russe fanno cagare perché fanno paura a lui, perché il problema è il suo e non delle montagne russe ed entrambi continueranno a vivere in serenità finché una legge o un gruppo di pressione non lo obbligasse ad andare per forza su quell’attrazione da Luna Park; la cosa buffa è che spesso è più vero il contrario ed ossia che è proprio la maggioranza ignorante a prendere per i fondelli la minoranza che si apprezza un certo tipo di arte poco comunicativa, quasi fosse una vergogna appassionarsi per ciò che ai più risulta indigesto, con una specie di dittatura del gusto, per la quale se una cosa non piace alla maggioranza allora fa schifo.

        In questi giorni c’è il Festival Del Cinema di Cannes, dove verranno senz’altro presentati tantissimi film che faranno fatica ad arrivare persino nelle sale e che gli interessati faranno persino fatica a trovare in home video, con buona pace dei pochi privilegiati che vivendo in una metropoli potranno optare per cineclub d’essai, alla faccia di chi in provincia e senza nemmeno l’abbonamento a Sky, vive la sua passione per il cinema cosiddetto “autorale” come un reietto eppure già leggo nel web gruppi di facinorosi trinariciuti che si scagliano contro questa sorta di vetrina glamour e mediatica mdel festival francese, nemmeno fossero loro a pagare la struttura, i premi o le produzioni: ma qual è il loro problema,? Perché dovrebbero opporsi ad un cinema che per pochi giorni l’anno gode di fugaci riflettori, per pois comparire tra le pagine (cartacee ed elettroniche) di riviste di nicchia per ultra-specializzati?

        Ben vengano gli sperimentatori, anche quando sono duri da digerire e ben vengano gli artisti noiosi e dallo sguardo superbo, dai quali scappiamo verso immagini e sonorità più semplici ed accattivanti, ben venga chi ci ricorda la nostra ignoranza perché di certo non la sconfiggeremo con la pigrizia, ma con la frustrante constatazione che saranno sempre di più le cose che non sappiamo e non capiamo di quelle che riusciamo a fare nostre.
        Altrimenti avremo un mondo fatto solo di vino Tavernello senza gli Chateaubriand, un mondo di soli biscotti Oreo senza i biscotti Bittersweet, un mondo di solo Leerdammer senza il Roquefort, un mondo di soli Adam Sandler senza Monty Python.

        Adoro come scrivi anche quando non concordo con quel che dici, questo è il mio vero regalo, ovvero la sincerità oltre la stima e l’amicizia.

      2. De hypocrise
        Qeusto tuo passaggio è molto gentile. Mi permetto di fare una semplice osservazione: la pulsione primaria che mi spinge a scriver (tavolta post arditi come questo) è la possibilità di confrontarmi con chi legge, sia essa un mio conoscente diretto come mia moglie (che sempre mi bacchettea quando l’ormone prende il sopravvento e mi lascio andare alle fantasie sulla Rachel) o un amico blogger come te (col quale per altro la sintonia e l’affinità sono tali da rendere la virtualità del rapporto solo un dettaglio)

        De Arrogantia
        L’essere su posizioni discordanti eppure trovare un punto d’incontro nel metodo intellettivo e cognitivo con il quale si approccia la questione è per me motivo di orgoglio. NOn voglio arrivare a citare le Affinità elettive perchè Goethe qui è fuori luogo come uno che di nouvelle couisine alla Sagra della Porchetta di Santa Maria in Selva, però non volendo l’ho fatto lo stesso… maledetta preterizione… 😀

        De Sinceritate
        C’è un racconto di Borges – non ne ricordo il titolo – in cui il Maestro ipotizzava che fossero stati scritti tutti i libri possibili: tutte le possibili combinazioni alfabetiche dei vari idiomi erano state composte e stampate facendo si che il mondo fosse letteralmente invaso da volumi e volumi e volumi e volumi rilegati. Non mi chiedere poi che piega prendesse il racconto perchè proprio non lo ricordo: l’unica immagine che ha trovato spazio nella mia memoria è la moltitudine di libri che ricopriva la crosta terrestre. Case di libri, macchine di libri, torri di libri, ponti di libri, navi di libri strade di libri, volte di libri, teorie senza fine di libri. Questo racconto ha due venature, una profondamente triste e l’altra semplicemente meravigliosa.
        La meraviglia, ovviamente, è tutta insita in questa superficie sterminata di libri: un mondo di cultura, troppo bello per essere vero.
        La tristezza, parallelamente, è data dalla consapevolezza che tutte le possibili mirabilie letterali sono già state scritte e non vi è più margine perchè la fantasia di alcuno partorisca qualcosa di memorabile.
        E’ proprio l’equilibrio tra questi due estremi – la sublimazione della fantasia e l’annichilimento della stessa – a sottendere la sottilissima linea che divide l’intellettuale dall’intelligente, una linea che si sposta a seconda dei casi, degli individui, delle particolarità dei soggetti che la esperiscono.
        E’ curioso che laddove uno veda l’una, l’altro veda l’altra. O forse grottesco. O meglio ancora: bellissimo. Perchè è la differenza di opinioni a renderci più ricchi.

        Come mi trovavo poche giorni fa a ribattere ad una mia amica che amo definire polemosofa (= filosofa della polemica): che vita triste sarebbe la mia se mi circondassi solo di persone che la pensano come me.

        Ora ti saluto, amico. Ho una FAXE ghiaciata in frigo che aspetta solo di essere scolata

      3. Malgrado la tua risposta è talmente elegante e ricca di spunti da meritare ben altro commento da parte mia che non questo striminzito che ti sto propinando, impegni complessi richiedono la mia presenza immediata, ma non potevo attendere che il cadavere si raffreddasse, che pistola non fosse più fumante, che il caffè divenisse freddo e che svanisse nel nulla quel pizzico di magia suscitata dalla tua citazione…
        Infatti, non so se in modo consapevole o solo sinestetico ed empatico, ma tu hai citato uno dei più famosi ermenauti della storia dell’uomo, Jorge Luis Borges e che nel 1941 scrisse unod ei suoi capolavori immortali, quel bellissimo racconto intitolato “La biblioteca di Babele”, che è assolutamente uno dei manifesti iù eloquenti dell’ermenautica estrema, raccolto inoltre in un’antllogia tutta intrisa di ermenautismo, ovvero “Finzioni” del 1945.
        Dentro al racconto ci sono personaggi come gli eresiologi il che, per noi ermenauti, è tutto dire!
        Un linguaggio forbito, coltissimo, altissimo ed una prova letteraria davvero complessa.
        Praticamente un testo sacro, da leggere solo se ispirati: comunque tra i vangeli dell’ermenautica.
        Sei un G.E.N.I.O. (Grande Ermenauata Nichilista Inventore Onnivoro oppure Giovane Euclideo Nocchiero Irritato Ognissanti oppure ancora Gorgogliante Euforico Notturno Ippogrifo Onirico oppure dimi tu cosa ti viene in mente perché debbo scappare…)

      4. Quando scrivi impegni complessi richiedono la mia presenza immediata mi figuro sempre che tu sia prelevato a forza da una coppia di men-in-black che ti condurranno in una zona desertica a studiare il cadavere vagamente antropomorfo di un essere alieno ovviamente non verde bensi grigio, oppure che uno stringato messaggio di un tuo amico che di mestiere fa il consulente investigativo richieda immediatamente la tua presenza altrove, oppure… vabbè hai capito che piaga balorda abbia preso la mia immaginazione.

        Io Borges lo amo, dico sul serio. Il violento sentimento nacque quando lessi l’Aleph, per distacco il suo racconto che preferisco. Tant’è che nella mia tesi di laurea l’incipit fu dedicato ad un brevissima citazione proprio da questo racconto che poi, a pensarci bene, potrebbe essere il mantra di qualunque ermenauta che voglia definirsi tale:

        Nella parte inferiore della scala, sulla destra, vidi una piccola sfera cangiante, di quasi intollerabile fulgore. Dapprima credetti ruotasse; poi compresi che quel movimento era un’illusione prodotta dai vertiginosi spettacoli che essa racchiudeva. Il diametro dell’Aleph sarà stato di due o tre centimetri, ma lo spazio cosmico vi era contenuto, senza che la vastità né soffrisse. Ogni cosa (il cristallo dello specchio, ad esempio) era infinite cose, perché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo

        Buon inizio di settimana!!!!

      5. Arrrgh!!
        Tipica onomatopea da fumetto, di quelle classiche, per esprimere sofferenza tale da strozzarci…

        Ancora una volta mi stimoli a scrivere anche se non ho tempo (il teorema dell’Ermenauta in Mezzo all’incrocio), ma ho ugualmente bisogno di comunicare delle cose…
        1. Borges era un ermenauta su questo penso oramai non ci sia alcun dubbio e non solo perché piace ad entrambi (ci aggradano anche Bud Spenecer e Terence Hill, ma essi non facevano parte del club e nemmeno Amber Heard… per quanto… con un po’ di elasaticità potrebbe sempre ricevere dei pass gratuiti se volesse venire a bere l’aperitivo all’happy hour del nostro bar esclusivissimo…): tutto ci dice che lui era dei nostri… pur cieco, vedeva aldilà di chiunque…

        2. Ho sofferto le pene dell’inferno a non avere i poteri di amministratore per modificare quel vergognoso INDICATIVO che mi è scappato al posto del giusto CONGIUNTIVO, quando scrissi nel commento precedente “Malgrado la tua risposta è talmente elegante e ricca di spunti da meritare ben altro commento da parte mia”… “Malgrado la tua risposta è”? E’? Orrore e raccapriccio… fortuna che ho scritto ciò ad un socio fondatore e non ad uno degli scherani addetti alle fotocopie… così la cosa può morire tra di noi… un sudicio segreto che verrà custodito insieme al ricordo di figli illegittimi, aborti clandestini, cadaveri sepolti nel pavimento della cantina o il mostro tremendo a forma di enorme ragno che da adolescenti ha cambiato la vita dei piccoli protagonisti del romanzo totemico che tu sai…

        3. Per quale oscuro e maledetto motivo, per rendere in corsivo (italic) un testo io uso la coppia di lettere “em” poste tra il Minore ed il Maggiore, anzhé la lettera “i” come si fa normalmente? L’ho visto fare dal programma del sito una volta e l’ho subito fatto mio…Qual’è il meccanismo mentale che mi porta a fare questo? Non solo, ma qual’è il motivo per cui lo trovo anche più bello anche se non lo vede nessuno!! Sto male?

        Lo chiedo a te, che sei esperto del settore e di certo più di me…

        P.S. Comunque erano i servizi e non i MIB, che mi hanno chiamato a tirare fuori dai guai Elvis, che aveva modificato di nascosto il dosaggio dei farmaci ed era morto per una terza volta, ma poi lo abbiamo resuscitato e tutto è andato a posto, ma dovevo parlare con le signore della casa di riposo sul Lago di Como dove Elvis è ricoverato da non so più quanti anni… Ci sei andato vicino… grigio era grigio, ma poi è tornato del suo colore verde bottiglia, come tutti quelli di Alpha Centauri… Ah, nella stessa stanza c’è anche lo smoking man di Mulder…

      6. 1. Ti confesso che – sebbene motivata da interessi chiaramente diversi – la stessa elasticità con cui darei non solo uno ma CENTINAIA di pass per i nostri consessi alla letalissima Amber, pari elasticità userei per poter godere della presenza di Bud e Terence, che pur non avendo le tipiche caratteristiche degli ermenauti, suscitano comunque un affetto e una riconoscenza tali da poter merita “a prescindere” la presenza non solo nel nostro selezionatissimo club, ma in qualunque altro elitarissimo gruppo esistente sul pianeta: dal G8 al circolo Bildenberg, dal conclave cardinalizio al circolo dei templari.

        2. Hai usato un indicativo al posto del congiutivo? Non mi pare, non mi risulta, non ne ho evidenza e non ci crederei nemmeno se lo vedrebbi… ops 😀

        3. non so ben quantificare la gravità della tua malattia – perchè tale ella è senza ombra di dubbio – tuttavia conosco un tizio che ha analoghi sintomi, lo stesso tizio che, come ti raccontai tempo fa, in tenera età si lesse tutto lo ZANICHELLI. Appena lo vedo gli faccio qualche domanda…

        Lo smoking-man di X-Files… che poi è l’Alec Sadler da vecchio nel telfilm che tu sai… e del quale ho stamane iniziaot la quarta stagione bevendumi d’un fiato i primi due episodi. Debbo ricredermi su quanto ti scrissi tempo fa: già negli ultimi episodi della terza il ritmo e l’interesse crescono di pari passo, ma la quarta addirittura parte di botto con questi supermiliziani provenienti dal futuro alternativo creato nella terza stagione (e per ora non scongiurato) e la definitiva consacrazione di Kelleg a villain della storia. Peccato solo per la rapidità cui è obbligato lo scorrere degli eventi, dovuta evidentemente a una chiusura dei cordoni della borsa da parte della produzione che ha foraggiato soltanto 6 episodi anzichè i 13 canonici che componevano la precedenti stagioni. Ti farò sapere. Stay Tuned.

        PS: io il corsivo di smoking-man l’ho fatto con la I non con l’EM…. ma ho come avvertito un fulmine gelato lungo la spina dorsale… come se stessi facendo il segno della croce al contrario…
        PPS: ogni volta che penso allo smoking-man mi viene sempre in mente un aneddoto insignificante, ossia che l’attore William B. Davis in realtà non fuma. E’ una cosa del tutto inutile e insignificante e per questo così tremendamente ERMENAUTICA che non potevo trattenermi dallo scriverla 😀

      7. Ti rispondo dallo smartphone… e si, è tremendamente ermenautica… comincio a pensare che già nell’antica Grecia, tre filosofi sofisti, ci fosse qualcosa di ermenautico… ora che ci penso, mi correggo! Era ovvio che ci fosse!

        A proposito, invece, di Bud Spencer e Terence Hill, hai sentito le belle parole con cui Russell Crowe ha considerato un complimento il paragone che un giornalista ha fatto pensando alla coppia tra lui e Ryan Gosling con quella di Bud Spencer e Terence Hill?
        È stato un bel momento di cinema, affatto spocchioso e che mi ha fatto rivalutare un film che non pensavo nemmeno sarei mai andato a vedere, malgrado apprezzi moltissimo Gosling

      8. Il più famoso paradosso di Zenone (quello di Achille e la Tartaruga) è forse il primo esempio scritto di Ermenautica.
        La noscra disciplina, caro amico, affonda le radici nel passato. Non mi stupirei se un giorno si trovassero tracce ermanautiche sulla stele di Rosetta o sul Codice di Ammurahbi (l’ho scritto senza googlare, perdona eventuali refusi….).

        Ho senti en passant di questa gentile riconoscenza offerta da Crowe ai due nostri amati titani. Onestamente mi ha stupito, non tanto perchè sia stato gentile con loro, quanto perchè li conoscesse. Non pensavo che Bud e Spencer fossero conosciuti oltreoceano. Comunque il film era già in watchlist (come tipo altri 300… ma vabbè…) e questo piccolo episodio sicuramente gli farà scalare qualche gradino 😀

        PS: ma hai cambiato avatar!!!! Dov’è finito PALPATINE??? Lo rivoglio subito!!!! E chi è questo coso? Mi pare il mostro che comanda Ren e l’altro nell’episodio VII ma la foto è piccola e non distinguo. Comunque, come ti sei permesso? Hai almeno chiesto la cosa al nostro Consiglio ERMENAUTA?????????????

      9. Sul paradosso di Zenone e la sua natura palesemnte ermenautica, direi che concordiamo perfettamente…

        Sul mio avatar, sappi che non solo ho presentato regolare domanda, ma ho anche ottenuto l’imprimatur del vate ed ultimo giudice, nonché cantore superbo, di tutta la maitolgia Star Wars ed ossia Lupo Kattivo, ovviamente dopo che ho spiegato che quel “mostro” (tale senza dubbio per le bruciature) è a mio avviso il vecchio Governatore Supremo della primissima Death Star del primissimo Star Wars (cap IV) ovvero l’attore Peter Cushing, non morto nell’esplosione… Di fronte a tanta ermenautica discettazione, la commissione è capitolata, anche perché da ora in poi, sotto l’afflato dell’ermenautica, altre cose cambieranno… nuove rubriche, nuovi post e chissà cos’altro…

      10. Capitolo dunque anche io, giacchè nessun giudizio ha più valore su questi temi di quello espresso dal Maestro Lupokattivo.
        Chino il capo in segno di rispetto e mi tengo stretto il mio sciatto avatar ranuncoleggiante.

      11. Sul quale tuo avatar, tra l’altro, è da tempo ormai che una commissione sta ammuffendo nell’attesa di alcuni tuoi lumi…. tempo fa, infatti, non a me, ma da altri che ti chiedevano informazioni, tu spiegarti che c’era una particolare storia dietro sia il nome del tuo blog, sia al avatar, ma che non era ancora giunto il momento per raccontarla e divulgarla al mondo…
        Ovviamente, in base alla tua qualifica di socio fondatore, nessuno ti potrà fare alcun tipo di pressione, ma sappi che il mondo attende il tuo verbo al proposito

      12. La domanda è diretta e non dovrei tirarmi indietro.
        Tuttavia, per questa volta, preferisco fare leva sul mio status di socio fondatore ed appellarmi alla facoltà di non rispondere.
        Che i posteri sappiano solo che la forma dell’avatar ha sapori ranocchieggianti mentre il nickname è al contempo acronimo e crasi.
        Di più non posso proprio dire, neppure oggi.

      13. Speravo sinceramente che mantenessi ancora per un po’ l’alone di mistero che hai creato attorno a questa cosa perché è evidente che i tempi non sono maturi qualsiasi cosa significhi quello che ho detto!

      14. La verità sul mio nickname è scritta in una pergamena di papiro. Dopo aver vergato il messaggio, ho strappato il foglio in 7 parti e l’ho affidata a 7 agenti della Legione Straniera che non si conoscono tra loro e a cui ho ordinato di sparpagliarsi nel pianeta.

        Potranno riunirsi e quindi svelare l’arcano solo se si manifestassero dei precisi eventi che ho descritto nel minimo dettaglio:
        – se Bruce Springsteen terrà un concerto privato nella mia abitazione
        – se il Milan vincerà una nuova Coppa dei Campioni
        – se Kasabake e Lapinsù avranno l’onore di condividere lo stesso cibo e lo stesso vino nello stesso ristorante e nel medesimo momento

        Queste condizioni sono insindacabili e non trattabili.

      15. Sulla terza, direi che il destino ti sta lavorando, mentre la seconda mi sembra ancora più improbabile della prima a sentire le cronache sportive!

      16. Per un paradosso spazio-temporale, la più gradita delle 3 ossia il concerto domestico del Boss (non me ne volere se l’ho preferito alla cena con te) è attualmente la più probabile. La qual cosa, ancor più paradossalmente, anzichè rallegrarmi mi getta nello sconforto.

        Per quanto riguarda il lavorìo del destino, so già che sta assecondando i nostri desideri.
        Quindi, paziente, aspetto.

  5. E vaiiiiiiii, lo sapevo che prima o poi sarebbe successo!!!! 😀
    Anch’io (con i tempi dilatati che ormai consci bene) sto scrivendo la recensione di questo film che mi ha veramente stomacato! 😦
    Questa grande convergenza astrale e planetaria tra i nostri mediamente opposti punti di vista non può che significare una cosa sola: The Lobster è un cagata pazzesca!!! 😉
    E grazie come sempre per il tuo taglio originale e di pancia che mi regala delle bellissime risate 😀

    1. In realtà mi sa che io e te siamo in minoranza perchè da quel che ho letto (sia in giro sia sui commenti qui) sto film è piaciuto un po’ a tutti.
      Però sai che ti dico? MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI

      Quindi con orgoglio sventoliamo il nostro disprezzo per questa (come giustamente l’hai etichettata tu) CAGATA PAZZESCA!!!

      Ad Maiora, amico mio!!!!!

      1. Eh eh eh … come sai non temo di esprimere opinioni contrastanti con quelle della maggioranza! 🙂
        Appena ho tempo esporrò ai nostri “amici di cinema” le motivazioni che mi hanno portato ad un giudizio negativo!. 😉
        A presto Lap

  6. ahahahhaha sto morendo.
    Supponente è ancor essere gentili.. Spero che esista il conrappasso dantesco e ch’egli sia costretto a gurdarsi il suo film per l’eternità, senza mai poter staccare gli occhi dallo schermo.
    Essì che Kynodontas è un film che ho adorato, e nonostante mi sia un poco sceso l’entusiasmo, continuo ad apprezzare sinceramente.

    1. Ciao kjkj è un p iacere leggere questo tuo commento.
      In tutta sincerità: non ho visto Kynodontas ed anche se ho sentito oltre a te parlarnebene praticamente da chiunque, dubito che mai lo vedrò poichè tale è stato lo schifo di The Lobster da rendermi troppo indigesto il regista e il sol pensiero di guardare un altro suo film mi fa venire la pelle c’oca
      brrrrr

      alla prossima kjkjblog e grazie ancora per aver lasciato il tuo pensieri qui!!!

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