Into the blue – Trappola in fondo al mare

Quando la cinematografia incrocia il capolavoro sgrano sempre gli occhi.

E subito dopo lo stupore, lesti, i miei sensi si acuiscono riuscendo a percepire suoni, colori, odori, sapori e addirittura emozioni prima precluse. Perchè l’arte è la via – l’unica via – attraverso cui l’umano può trascendere se stesso e contemplare il divino. E io mi pascio della beatitudine che si fa sostanza prima e poi assume la forma che i 24 fotogrammi al secondo hanno saputo donarle. E nel contemplare tutto ciò io mi arricchisco infinitamente, come una bottiglia che si riempie si riempie si riempie e si riempie senza mai trovare un orlo da colmare perchè il rinnovamento dello spirito non conosce fermate ma solo brevissime stazioni da cui partire per un nuovo viaggio.

E l’altra sera il mio viaggio si è fermato qui, dove l’infinito sposa la meraviglia dando vita alla perfezione.

jessica alba culo

D’altronde è risaputo che il culo di Jessica Alba è, insieme alla muraglia cinese, l’unica opera umana ammirabile perfino dallo spazio: speriamo solo che non faccia da faro a eventuali navi aliene che passino nei paraggi perchè neppure gli omini verdi saprebbero resistere a cotante chiappe.

Porre quindi Jessica Alba al centro dell’obiettivo non solo è giusto: è doveroso. I posteri devono sapere e la memoria va tramandata affinchè tra qualche secolo, quando i vecchi narreranno ai nipoti seduti attorno al camino le leggendarie meraviglie del culo di Jessica Alba, possano corredare i loro racconti di immagini e filmati. E siccome John Stockwell ancor prima di essere un bravo regista è un uomo timorato di Dio e innamorato del genere umano, ha  imbracciato la camera da presa e messo fuoco le curve di Jessica Alba facendosi così messaggero per i posteri:

La perfezione può essere di questo mondo! Dio esiste! E ora ne avete le prove!

JessicaAlbaBikiniIntoTheBlue

Per larghi tratti Into the Blue – Trappola in fondo al mare sembra quasi una puntata di Super Quark, manca solo la musica di Back e la calda voce di Piero Angela che in sottofondo fornisce poche ma essenziali parole a corredo delle splendide immagini: Jessica in bikini, Jessica che sorride, Jessica che nuota, Jessica tutta bagnata, Jessica che sembra una sirena anche in jeans e maglietta. E ovviamente il culo di Jessica. Soprattutto il culo di Jessica: quintessenza dell’arte, meraviglia delle meraviglie, Verbo che si fa Carne.

Se il buon Stockwell avesse avuto il coraggio di concentrarsi esclusivamente sui due veri protagonisti del film (Jessica e il suo culo) , avrebbe potuto raggiungere il grado zero della Cinematografia e realizzare l’opera perfetta, la summa di tutte le virtù delle arti visive. Tuttavia ogni tanto si fa prendere la mano: prova a raccontare una storia senza accorgersi di quanto sia piatta e prevedibile, dà troppo spazio a Paul Walker (che vabbè che bisogna parlar bene dei morti ma sostenere che fosse un bravo attore è veramente troppo…), alterna noiosissime carrellate dei paesaggi caraibici.

Ma che mi frega dei paesaggi caraibici? Hai Jessica? Hai il suo culo? Allora non divagare!

E così il film si perde un po’: le note di Back vengono sostituite dalla musica di cortesia degli ascensori, la voce di Piero Angela lascia il posto al suono metallico di un centralino e il culo di Jessica finisce in secondo piano oscurato da improbabili scazzottate sottomarine e da un happy ending vomitevole.

Mio nonno diceva sempre “non iniziare niente se non sei sicuro di poterla portare a termine”, ma il nonno di John Stockwell, evidentemente, non era altrettanto saggio. E per questo io mi candido per realizzare il film da tramandare ai posteri come testimonianza della Divina Gluteitudine di Jessica Alba: uno schietto documentario costellato da ripetuti primi piani della Divinità. Amen.

Voto: 7*
*= perfetta media tra 10 (culo di Jessica), 9 (scene con Jessica), 2 (scene senza Jessica)

JessicaAlbaAss

 

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48 pensieri su “Into the blue – Trappola in fondo al mare

  1. Quando faranno un film di 90 minuti equamente divisi in Jessica Alba a figura intera, sorriso di Jessica Alba e culo di Jessica Alba farò una maratona al cinema e farò una petizione affinchè vinca 48 oscar. Anche quello del miglior documentario…

      1. e immagino la visione sia stata accolta con la stessa compostezza mista a curiosità scientifica con cui avresti guardato un documentario su National Geografic 😀

      2. ebbravo! io l’ho messa proprio per quello!!!!
        Ti dico di più: se fossi stato bravo con photoshop avrei addirittura eliminato quella fastidiosissima preenza umana in primo piano 😦

      3. si è vero, quelle due cose montagnose perfettamente emisferiche attaccate alle gambe di quella tipa che nuota rovinano il paesaggio incontaminato. Sono un pugno in un occhio…

  2. Opera di elevata caratura, non c’è che dire!
    Ma come hai perfettamente ed elegantemente riportato, caro amico Lap, è uno e solo uno l’epicentro in cui converge interamente l’attenzione dello spettatore e sui cui doveva interamente concentrarsi l’occhio cinematografico del regista: il culo di Jessica Alba.
    Di fatto io il film lo vidi a suo tempo quando fu trasmesso sul piccolo schermo, ma di tutti i suoi 110 minuti non ricordo assolutamente NULLA, come se il film non l’avessi neanche visto, nel mio archivio mentale sotto la voce “Trappola in fondo al mare” c’è il vuoto totale…fatta eccezione per delle inquadrature e primi piani delle colline posteriori della bella Jessica. Quella è la sola cosa che il mio cervello ha salvato del film 😀

    1. Caro amico, il tuo cervello e la tua memoria sanno senz’altro ottimizzare gli sforzi e gli spazi dove archiviare immagini e concetti. Perchè onestamente l’unica cosa memorabile di Into the Blue è Jessica Alba con le sue forme.
      Tutto il resto è fuffa, un inutile contorno che sarebbe stato meglio eliminare del tutto o comunque limitare al massimo.

      A mia discolpa debbo confessare che, a differenza tua, io ho recuperato il film solo recentissimamente, e tutta questa fuffa inutile ancora non si è staccata dalla mia memoria. Ma coto che lo farà quanto prima.

      Nota a margine: il film ha più di 10 anni, arco temporale nel quale però la nostra Jessica non è minimamente sfiorita. E’ praticamente uguale ad allora, sempre perfetta, nonostante abbia sfornato almeno un paiod i marmocchi.
      Vedendo il film mi ripetevo ogni 3 secondi: un mondo con più culi come quello dell’Alba sarebbe un mondo migliore.

  3. Hai ragione: i film come Into the blue (in cui la trama è un mero pretesto per mostrare la patata a più non posso) sono innumerevoli, ma pochi hanno il coraggio di andare fino in fondo, ovvero eliminare totalmente la trama per diventare un’esaltazione della bellezza a viso aperto, senza l’ipocrisia di volerci appiccicare una storia a tutti i costi.
    Anche perché sono cambiati i tempi: quando i film “100% patata, 0% trama” li facevano Edwige Fenech e compagnia la cosa scandalizzava qualche parrocchiana e niente più, oggi invece cadrebbero a pioggia le accuse di sessismo, si parlerebbe di immagine degradata della donna, l’immancabile Boldrini o chi per lei snocciolerebbe qualche frase di condanna… purtroppo viviamo in una società molto più polemica di quella delle commedie sexy, perché la crisi ci ha resi tutti più arrabbiati e perché sono nati i social, perfetto amplificatore di polveroni che sono già esagerati in partenza.
    La verità è che film come Into the blue, ma anche film molto più “a viso aperto” come le commedie sexy, non fanno male a nessuno. Sono un’innocua esibizione di tette e culi, che fanno rifare gli occhi a noi maschietti esattamente quanto la pubblicità di David Gandy li fa rifare alle donne.
    E comunque, per me il miglior film soft – core in assoluto resterà sempre Istinti pericolosi 2 (in originale Animal Instincts 2): Shannon Whirry era strepitosa anche nel primo capitolo, ma nel sequel è proprio esagerata, sia nella bellezza che nella foga con cui recita le scene di sesso. Era un’autentica viziosa, ed è questo che la rende la mia attrice soft – core preferita. 🙂

    1. Hai tristemente ragione.
      Eliminare tutti gli orpelli e concentrarsi solo sulle stratopassere è un lusso che nessun film moderno può concedersi, pena la sciagura di cadere nel tritacarne mediatico e bigotto del femminismo di ritorno di questo secolo che, privato delle ragioni effettive che genero il movimento 50 anni fa, è diventato solo lo sfogo sessista di una categoria di opinion leader tutte debitamente “conchitadegregorizzate” (passima il neologismo, ma considero l’ex direttore dell’unità la capostipite di questa schiera) che si portano dietro orde di donne che non sanno nemmeno di cosa si sta parlando, ma siccome tutte usano facebook e whattsap allora tutte condividonoe straparlano.

      Intendiamoci, non voglio passare per retrogrado e maschilista: la mia storia personale volge in direzione diametralmente opposta. Tuttavia mi dà enormemente fastidio l’acrimonia e il bigottismo che alimenta sterili dibattiti come quello sulla bellezze in tv o nei film. Ora le vallette devono essere tutte intabarrate come astronauti, ma la pubblicità col manzo che mette in mostra addominali scolpiti, quella va bene. Ora, se il principio è quello che il corpo e la bellezza non deve avere la supremazia sul talento o l’intelletto, allora bisognerebbe osteggiare l’esibizione del corpo sia esso maschile o femminile. Ma così non è. Per questo parlo di bigottismo.

      Poi, come hai perfettamente riassunto tu, i social-media amplificano a dismisura l’eco di questi fenomeni. Come ad esempio la stupida, gretta e ignorante levata di scudy contro il Fertility-Day, iniziativa sicuramente perfettibile pur tuttavia legittima e ispirata da principi che trascendono maschilismo\femminismo, religione, biologia, etc, ma che sono stati innestati in questo frullatore perchè faceva comodo fare così anzichè fermarsi a riflettere sulle domande che la campagna condotta dal ministero avrebbe dovuto far sorgere su tutte le coppie “in età procreativa”.

      Vabbè, passiamo oltre che la mia natura logorroica e pindarica mi ha portato troppo lontano dal seminato.

      Mi citi l’Edwige, ed io rispessamente chino il capo innanzi a una delle attrici più importanti nella “educazione” di intere generazioni di maschietti.
      Mi citi la Wirry, e mi tolgo addirittura il cappello, perchè parliamo di una bellezza assoluta, che probabilmente oggi finirebbe nella categoria curvy ma chissenefrega, e che ha sempre avuto l’umiltà di fare filmacci che mostavano il suo corpo meraviglioso senza la presunzione di “nobilitarsi” con film più “vestiti” di più alto spessore intellettuale, come invece molte sue colleghe moderne (soprattutto italiane, va detto) pretendono di fare, senza rendersi conto che tolto il bel culo o le tette non ci sarebbero altre ragioni per le quali parteciperebbero ad un film.

      1. Un’altra perla del genere commedia sexy è “Buona come il pane”: non solo perché il fisico di Carmen Russo giustificava in pieno il titolo, ma anche perché i pretesti della sceneggiatura per farla spogliare erano così ridicoli da rendere il film super – divertente, oltre che super – arrapante. Una delle poche commedie sexy che faceva veramente ridere. Ah, che bei tempi… speriamo che ritornino, con buona pace delle bigotte! 🙂

      2. Il suo viso angelico e i ruoli da porca che le affidavano effettivamente creavano un contrasto irresistibile. Tuttavia ho evitato volutamente di citarla, perché a lei ho sempre preferito le maggiorate come Edwige Fenech e Carmen Russo. Comunque, sul tema non posso non citarti questo stupendo articolo: https://malatidicinema.wordpress.com/2015/11/04/le-bombe-sexy-della-commedia-all-italiana-negli-anni-70/.
        Tra l’altro l’autore (il mio amico Gigi Tenzi) ha scritto anche un articolo sui film “cloni” della coppia Bud Spencer & Terence Hill: https://malatidicinema.wordpress.com/2015/11/06/smith-coby-gli-alter-ego-di-bud-terence/.
        E visto che siamo in tema di segnalazioni, porto alla tua attenzione anche questi bellissimi trailer:
        1)

        2)

        Che ne pensi?

      3. Leggendo il pezzo sulla commedia sexy in Malati di cinema (blog che mi segnalasti tempo fa e che in effetti sto seguendo con piacere da qualche tempo) mi son ricordato di un altro pilastro imprescindibile: la CASSINI. Che patatona che era!!!

        Per quanto riguarda i due trailer che mi hai postato, uno già era nella mia watchlist 🙂 e ho colto poi l’occasione per andare a sbirciare la pagina imdb, con qualche sorpresa.

        The Promise (che io avevo inserito in watchlist per la presenza di Bale, attore di cui generalmente non mi perdo un film, tranne quando lavora con Malick 😀 ) ha un cast micidiale: la Le Bon (bella patata francese già ammirata in “Amore cucina e curry” e “The Walk”), Oscar Isaac (attore coi controcosi) e addirittura Jean Reno. Poi il film è scritto e diretto da Terry George, cineasta formidabile che vanta nel suo curriculum opere monumentali come Nel nome del padre, e altri filmoni assoluti come Sotto corte marziale, l’a te carissimo Hotel Rwanda, Reservation Road. Ebbene, nonostante queste fantastiche premesse, dopo il voto di 11mila utenti di imdb il film incassa un penosissimo 3.5, uno dei voti più bassi che abbia mai visto sulla piattaforma. La cosa da un lato mi ha preoccupato e dall’altro mi ha incuriosito: di sicuro vedrò il film e già so che o ne rimarrò entusiasta o ne sarà così schifato da affibbiare un voto che abbasserò ulteriormente il 3.5 attuale.

        L’altro, Loving, non lo conoscevo. Effettivamente il cast (fatta eccezione per Edgerton) è abbastanza anonimo, tuttavia intrigato dal titolo ho sbirciato la pagina imdb anche di questo film.
        http://www.imdb.com/title/tt4669986/?ref_=fn_al_tt_1
        La sinossi non promette benissimo (il sospetto del polpettone anni 50 è fortissimo) tuttavia il trailer mi ha incuriosito. Quindi, seguendo il motto che “tanto di merda ne vedo tanta pertanto non sarà una cagata in più a rovinarmi la vita”, vedrò sicuramente anche questo.

        E tu? Come mai sei interessato a questi due film? Mi sembrano entrambi distanti dai tuoi genere preferiti

      4. The Promise lo seguo perché, se tu sei un adepto di Christian Bale, io sono un adepto di Terry George. Il motivo l’hai detto tu stesso, Hotel Ruanda: uno dei miei film preferiti in assoluto, al punto che porto nel cuore qualsiasi persona sia stata coinvolta in esso (il regista, Don Cheadle, Joaquin Phoenix eccetera).
        Loving invece mi interessa per un motivo strettamente personale, che forse non ti avevo mai detto: esattamente come i protagonisti, i miei genitori sono una coppia interrazziale. Certo, le due vicende non stanno sullo stesso piano: i Loving erano un bianco e una nera nell’America degli anni 60, i miei genitori un italiano e un’inglese nella Firenze degli anni 80. Tuttavia, la mia storia personale mi ha reso molto sensibile nei confronti di temi come l’antirazzismo e l’immigrazione, e quindi non posso perdermi un film come Loving.
        E comunque hai ragione, la Le Bon (classico caso di nomen omen) è davvero una stratopassera. E la sua aria innocente e aristocratica aumenta ancora di più il suo fascino. Ah, le francesi… 🙂

      5. caspiterina wayne, ad ogni commento nuovo trovi sempre il modo di stupirmi.
        Effettivamente ignoravo che tua madre fosse inglese e sicuramente, pur non subendo le umilizazioni riservate ai neri d’america, anche lei abbia avuto il suo bel daffare per ambientarsi in un paese non suo e così profondamente diverso negli usi e nelle abitudini dalla sua madre patria.
        Alla luce di tutto questo, è più che ocmprensibile il tuo interesse per questo film.

        Passando ora ad argomenti più triviali, hai sicuramente ragione circa le virtù estetiche della Le Bon e sulla indiscutibile opportunità del suo cognome. Debbo però confessarti una cosa: le attrici francesi non mi stanno mai del tutto simpatiche, il che impedisce di apprezzarne completamente il fascino. Ad esempio, se penso all’iconica Marceau (bellissima anche a 50 anni), alla bravissima Cotillard (bravissima oltre che bella), alla più recentemente nota Seydoux (conturbantissima ed anche disinibita vista la prova offerta in La vita di Adele), non resto mai folgorato. Son belle, bellissime, ma non mi trasmettono nulla se non l’austerità tipica francese, quel loro involontario e probabilmente genetico atteggiarsi a “ce l’ho solo io e tanto non te la darò mai perchè sono francese”. Il problema che se la tirano, anche quando non vogliono. Probabilmente è nel loro DNA 😀

      6. I miei innumerevoli viaggi dalla Toscana alla Liguria e ritorno mi hanno messo a contatto con la patata di mezzo mondo. La cosa non è mai andata oltre qualche chiacchierata tra una fermata del treno e l’altra, ma mi è bastata per farmi un’idea su quanto se la tirano mediamente le ragazze dei vari paesi. Ti stupirò dicendoti che le francesi (per le quali la Liguria è una tradizionale meta turistica) sono effettivamente come dici tu, ma le franco – canadesi (innamorate di Firenze come tutti gli americani) sono invece molto socievoli e alla mano.
        Se siano anche disponibili a dartela non posso saperlo: la volta in cui incontrai una comitiva di franco – canadesi puntai da subito su una ragazza in particolare, per poi scoprire alla fermata prima della mia che viaggiava da sola… ma aveva un fidanzato in Canada. E lo scoprii nel modo più beffardo: prese il cellulare, e comparì sul suo display una foto di lei avvinghiata a lui. Per simili stratopassere il fidanzamento dovrebbe essere un reato universale. 🙂

      7. BRAVO WAYNE!
        Sempre sul pezzo e sempre all’attacco.

        Per mia fortuna (anche se per molti potrebbe sembrare una sventura) io sono assolutamente fuori allenamento, dal momento che sto con la stessa donna da 16 anni. Dovessi abbordare una ragazza nel treno, non saprei proprio più come fare. Aggiungici poi che su ste cose sono sempre stato un perfetto imbranato anche prima di fidanzarmi con Romy, e lo scenario diventa tragico 😀

        Mi rincuora almeno sapere che l’impressione destata da sempre in me circa le francesi, sia stata supportata anche dalla pratica “sul campo” che hai condotto tu.

        Che invece le stratopassere abbiano già un fidanzato per di più in genere coglionazzo, è una regola non scritta che starebbe benissimo tra le leggi di Murphy. E purtroppo, come sai, alle di Murphy non c’è antidoto 😀

    2. Approfitto del tuo commento per andare clamorosamente OT e dirti che proprio oggi mi sono visto Codice 999, thriller noir di cui mi parlasti assai bene qualche mese fa.
      Come sempre, il tuo giudizio è una garanzia e infatti ho gradito moltissimo il film. La trama non è molto originale, tuttavia la storia è raccontata con ottimo ritmo, senza mai diventare noiosa. E poi il cast è sensazionale. La cosa più sconvolgente, secondo me, è che tutti i “cattivi” sono interpretati da attori che generalmente fanno i buoni (la Winslet, ma anche Anthonie Mackie e Chiwetel Ejiofor) mentre quelli che hanno la faccia più da criminale (come il fratello di Affleck) o che sono fatti e finiti per fare i cattivi (Woody Harellson, che praticamente fa sempre la stessa parte dopo Natural Born Killers…).
      Parlavamo in un altro posto del fenomeno del casting against type: in Codice 999 il casting against type è portato agli estremi, perchè praticamente tutti gli attori seguono questo schema. Che ne potesse venir fuori un bel film era arduo, e invece… mi tocca ringraziarti per l’ennesima dritta!!!!!

      1. Ero sicuro che anche tu avresti gradito Codice 999. Oltre alle deliziose scelte di casting, ho gradito molto anche il colpo di scena legato al titolo del film: quando viene chiamato il codice 999 i poliziotti corrotti si aspettano che sia stato ucciso il fratello di Affleck, e invece è morto uno dei loro… per non parlare del colpo di scena del giocattolo, che doveva essere un regalo per il figlio di Ejiofor e invece si rivela essere una “sorpresa” ben più sgradita.
        Le interpretazioni degli attori sono senza dubbio un altro punto di forza del film. Tra tutti, è quasi superfluo dirlo, la parte del leone la fa Kate Winslet: spero di rivederla nei panni della cattiva, perché le si addicono.
        Comunque, per me la sua interpretazione migliore resterà sempre quella in L’amore non va in vacanza. La scena iniziale, in cui lei si fa prendere dallo scoramento alla notizia che l’amore della sua vita sta per sposarsi con un’altra, è una delle meglio recitate che abbia mai visto.

      2. La Winslet è divina, l’unica tra “le giovani” che può già ora sfiorare i vertici di sua maestà Meryl Steep.

        L’amora non va in vacanza è una commedia romantica deliziosa, dove perfino un cane come Jack Black recita alla grande. E poi all’epoca la Cameron era all’apice del suo splendore e c’era perfino Eli Wallach, commoventissimo nei panni di un personaggio chiaramente ispirato a Billy Wilder. Gran bel film.

        Ti confesso però che tra i miei preferiti della Winslet ci sono altre pellicole:
        – The Reader (che gli valse l’oscar) e che inserii al primo posto della mia classifica dedicata ai film visti solo perchè la protagonista mi tirava
        – Un giorno come tanti (Labor Day), film bellissimo, poco noto, dove lavora insieme ad un superbo osh Brolin

      3. Hai centrato il punto: a rendere L’amore non va in vacanza un film perfetto hanno contribuito mille fattori, alcuni dei quali erano anche slegati dal film in sé. Su tutti lo splendore estetico di Cameron Diaz e lo stato di forma di Kate Winslet in quel periodo.
        Riguardo a The Reader, non l’ho apprezzato quanto te, ma è sicuramente un film che resta impresso.
        Riguardo alle attrici che possono aspirare al ruolo di erede di Meryl Streep, vedo ben piazzata anche Jennifer Lawrence: dopo Il lato positivo e American Hustle, è chiaro che si tratta di un attrice ormai perennemente toccata dalla grazia, esattamente come la Streep. Peccato per il passo falso di Joy, che le sarà pure valso una candidatura all’Oscar, ma resta una ciofeca che macchia la sua scintillante carriera. Ma del resto non poteva rifiutare quel ruolo: il regista le aveva fatto vincere l’Oscar…

      4. Si, la Lawrence è molto brava però, paradossalmente, è anche troppi figa.
        L’ho vista ieri in X-Men Apocalypse: fa cadere le braccia sia in tutina blu che senza. Con quel fisico e quei lineamenti, la sua bravura rischierà sempre di rimanere in secondo piano, per lo meno su tutta la fetta di pubblico maschile.

        Forse sarò condizionato dall’averle viste lavorare insieme in Julie e Julia, tuttavia credo che anche Amy Adams potrebbe ambire al ruolo di regina indiscussa ora occupato dalla Streep: è bravissima ed in più è bella ma non troppo. Vanta già una serie di interprezioni e poi sa scegliere molto bene i copioni cui partecipare:
        – la guerra di Charlie Wilson
        – Il Dubbio
        – The Fighter
        – Di nuovo in gioco
        – her
        – American Hustle
        – Man of steel e tutto il filone collegato

        E ora sono troppo curiosa di vederla nell’ultimo lavoro di Villeneuve: Arrival.

      5. Purtroppo a dividere Meryl Streep e Amy Adams c’è un elemento fondamentale: la prima è una vincente nata, la seconda una perdente di successo. Amy Adams (5 candidature a vuoto) è la classica persona a cui tutti fanno complimenti e danno grandi pacche sulle spalle… ma che poi, quando si arriva al dunque, non vince mai un cazzo. Mi identifico perfettamente in lei, perché anche la mia vita è stata così per molti anni: 98 anziché 100 alla maturità, 108 anziché 110 alla prima laurea, tutte le volte in cui mi hanno dato 29 anziché 30 all’università… poi alla lunga i riconoscimenti sono venuti, ma so benissimo quanto sia frustrante arrivare a un passo dal traguardo, sapere di meritarsi la medaglia d’oro e vedersela negare per i motivi più stupidi. E’ per questo motivo che ho esultato quando Ranieri (altro perdente nato) ha vinto la Premier League, ed è per questo che sarò altrettanto contento se mai Amy Adams arriverà a vincere l’Oscar. Ti vengono in mente altri perdenti di successo?

      6. Caspita che sfiga wayne… tu e gli esami avete avuto un pessimo rapporto… al posto tuo sarei probabilmente impazzito!!!!!

        Effettivamente nel cinema ci sono altri esempi simili a quello della Adams.
        Prima di tutto la quasi omonima McAdams, che anela l’oscar da tempo ma gli sfugge sempre (anche se a onor del vero ha preso meno candidature).
        Poi c’è stato pure Di Caprio, sempre lungamente secondo fino all’oscar di quest’anno, forse la volta il cui lo meritava meno.
        Benchè non lo sia direttamente perchè un oscar già lo ha vinto (anche se come supporting actor) anche Christian Bale secondo me avrebbe meritato qualche statuetta.

        Di contro, è curioso come ci siano attori baciati dalla buona sorte, che praticamente pigliano la statuetta ad ogni nomination. Spicca su tutti sicuramente Daniel Day Lewis (che credo sia a quota 4), ma anche Tom Hanks non scherza.

        Tra gli sportivi invece, ti cito un nome che probabilmente ti dirà poco, ma a cui io sono molto affezionato: Claudio Chiappucci.
        Fu uno dei migliori ciclisti su strada tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90. La sua specialità erano le grandi corse a tappe e proprio sulle strade del Giro e del Tour diede vita ad imprese memorabili (ricordo che al Tour del 91 vinse una tappa alpina dopo una fuga solitaria di ben 180 km.
        Ovviamente non arrivò mai al traguardo finale vestendo la maglia rosa o la maglia gialla, sempre piazzato, in alcuni casi ad un pelo dal trionfo. Come ad esempio nel 1990, quando vestì la maglia gialla del tour per 10 giorni consecutivi finchè Greg LeMond no non gliela strappasse beffandolo nella penultima tappa, una cronometro nella quale l’americano era specialista mentre Chiappucci (come tutti gli scalatori) un’autentica schiappa.
        La sua sfiga è testimoniata anche dalla medaglia d’argento conseguita ai mondiali su stada del 94, tenutisi ad Agrigento. Chiappucci era in forma smagliante e iniziò il giro finale nel gruppetto di testa. Tutto sembrava apparecchiato per una sua vittoria ma purtroppo fu beffato da un francese di modesto rango, tale Luc Leblanc, che mai prima e mai più dopo avrebbe vinto una gara minimamente importante.

        Talvola la sfiga si accanisce e con Chiappucci, anche al netto di tutti i suoi inevitabili demeriti, è stata sicuramente maligna.

      7. La storia di Di Caprio è molto simile a quella di Chiappucci: quasi tutte le volte in cui ha perso l’Oscar è stato beffato da gente mai candidata prima e mai candidata dopo. Nel dettaglio:

        Jamie Foxx (2005)
        Forest Whitaker (2007)
        Matthew McConaughey (2014)

        Ironia della sorte, Leo con 2 di questi 3 ha anche recitato: con Jamie Foxx in Django Unchained, con McConaughey in The Wolf of Wall Street.
        Ma alla fine ha vinto, e anzi c’è anche più gusto a vincere dopo aver perso tanto (te lo dico per esperienza personale), quindi tutto è bene quel che finisce bene. 🙂

      8. E poi, giusto per tornare minimente in topic, se non altro Di Caprio ha avuto la fortuna di cadere sempre in piedi, anche quando perdeva, dal momento ch ha sempre avuto stratopassere di livello intersiderale con le quali consolarsi…

        Basti pensare che probabilmente questa qui è la più cessa con cui sia mai stato…

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      9. Ma infatti secondo me la bellezza, che tanto l’ha favorito con le donne, nella sua corsa agli Oscar gli ha tarpato le ali. Lui, Johnny Depp, Brad Pitt… tutti attori bravissimi, ma che non hanno mai vinto o hanno vinto tardi perché la critica vedeva in loro soltanto un bel faccino e niente più. Poi certo, nel caso di Leo c’era sicuramente dell’altro sotto, perché l’ostracismo nei suoi confronti è stato davvero troppo clamoroso e troppo continuato nel tempo.
        E comunque, in un post sulla patata era inevitabile finire a parlare di lui: a un sommelier della passera come Di Caprio gli fa una pippa anche Hugh Hefner! 🙂

      10. ahahahahha, l’immagine finale del tuo commento è al contempo da brividi e spassosissima!!!!

        Comunque, pur ciarlando da tamarri e da ermenauti come ci è solito quando la discussione vira sulle qualità estetiche in generale e sulle patate in particolare, abbiamo comunque enucleato un concetto fondamentale: la straordinaria bellezza ha spesso penalizzato sia gli attori che le attrici, da un lato perchè i più restavano colpiti dall’estetica più che dal talento, un po’ perchè essere troppo figo o troppo figa costringe a ricoprire spesso il ruolo di chi è tanto figo o tanto figa.
        McConaughey ha vinto l’oscar dopo esser dimagrito 30 kg e forse più. Qualcosa di analogo fece la Hathaway. Lo stesso Leo, ha preso la statuetta interpretando un personaggio lurido, sempre sporco e con gli occi spiritati, oscurando perciò tutta la sua bellezza.
        Tra l’altro a forz adi discutere di Di Caprio mi è presa la curiosità di sapere cosa sta facendo e la risposta mi ha stupito: NIENTE.
        La pagina imdb dedicata a Leo è infatti ferma a The Revenant. Dopo di allora non è stato più ingaggiato per nessun film o, più probabilmente, lui ha rifiutato tutte le offerte ricevute.
        Non è stato mai un attore molto munifico, ma se ad oggi ancora non ha ingaggi implica che fino al 2018 è praticamente sicuro che non lo vedremo di nuovo sul grande schermo.
        Peccato.

      11. Non farà mica come Al Pacino? Il buon Al prese 7 candidature prima dell’Oscar e 0 (ZERO!) dopo: forse era meglio se non gliel’avessero mai dato, visto che il premio ricevuto l’ha indotto a tirare i remi in barca… speriamo che Leo non segua il suo esempio! A presto! 🙂

  4. Se togli Josh Brolin dal cast, del film resta solo l’immensità della bellezza sanguigna e non statuaria della Jessica Alba, per la quale spesso mi muoino in bocca le parole per descriverne la straordinaria ed imperiale prestanza fisica…

    Tu sei un cantore migliore di me in quanto a stratopassere e non è un becero complimenti detto a chi parrebbe ragionare con le pelvi, no, tutt’altro, perché piuttosto penso ad una sorta di inclinazione naturale a cogliere, con un senso più sviluppato, le caratteristiche e le valenze dell’eterno femminino.

    Leggevo i passaggi della commentografia ermenàutica tra te e Wwayne, goliardici ed elevati, frivoli e colti assieme, quindi demoniaci…

    Il film resta una cagata imperiale, senza ombra di dubbio, come lo è anche il recente Paradise Beach, pellicola davvero idiota, che ripercorre le tracce dei miliardi di epigoni dello squalo spielberghiano, senza nemmeno avvicinarsi ad una fotocopia sbiadita e che si accomuna al film da te citato per tre fattori: l’acqua, la passera di turno ed il fatto che il fisco di questa risulti immune dall’aver partorito.

    Ovviamente non ho speso un centesimo per vedere la bionda a cavallo delle onde intenta dividersi l’isoletta con il famelico squalo, così come non lo spesi a suo tempo per il film della Alba, ma il mio tempo, oh si, quello lo spesi e me ne vanto!

    Ora un po’ di OT su DiCaprio

    Oltre ad essere in assoluto uno dei miei attori preferiti, nonché persona che apprezzo anche umanamente per le sue iniziative fuori dal set (beneficenza e passera), mi sembra piuttosto occupato a livello cinematografico…

    The Ballad of Richard Jewell”, il nuovo film di Clint Eastwood, dopo il recentissimo Sully, quello con Tom Hanks, sembra molto interessante (vedi l’articolo di THE WRAP)

    The Devil in the White City” è probabilmente quello che aspetto maggiormente, visto che l’accoppiata Martin Scorsese (nella mia Top 20 directors per sempre) e DiCaprio è sempre vincente… la storia poi sembra molto, molto, particolare (vedi The Telegraph)

    Non so quasi nulla invece di “Satori” (dove mi pare che Leo sia un killer della CIA contro i sovietici e blà, blà, solita pizza…) o di “Blood on snow” (), come anche di “Conquest” ().

    Comunque non sta certamente con le mani in mano…

    1. Caro amico, meno male!!! Temevo che l’ultima foto del mio post avesse definitivamente seccato la tua bocca, impedendoti di commentare questo post che, te lo confesso, non ho potuto scrivere senza pensare a te e alla tua devozione per l’Alba che tutte le mattine vorremmo vedere dal nostro letto….

      Detto questo, effettivamente qui Josh Brolin è l’unico attore degno di tal nome, il fatto che interpreti un personaggio idiota e lo faccia senza troppa convizione è un altro paio di maniche.
      D’altronde, voglio dire, ‘sto film lo abbiamo visto tutti solo perchè c’era Lei, altrimenti non se lo sarebbe filato nessuno. Io ormai non faccio più mistero di queste inclinazioni che tu cerchi di nobilitare scomodando addirittura l’eterno femminino. Che forse c’hai pure ragione, percaritàdiddio, ma faccio fatica a crederci io stesso, figurati se provassi a usare le tue parole per spigarlo a mia moglie… (che, per inciso, l’altra sera mi ha cazziato per il post porcelloso ed io, per ripicca, ho messo le chiappone della Alba come cover su FB. AHAHAHHAHAHA, mènage familiare tipico !!!)

      Passiamo oltre il film, quindi, che effettivamente dopo aver cantato le lodi di Jessica rimane niente da dire, ed andiamo in zona ermenautica.

      Ho riletto or ora lo scambio di opinioni tra me e wwayne ed è stato trasecolante: siam riusciti a fare giri e voli pindarici che manco degli schizofrenici-bipolaari :-D. Però è così tremendamente piacevole discettare di tutto e di niente, senza badare al registro e all’oggetto, animati dal solo piacere di confrontarsi e scambiarsi opinioni, pareri, speranze.

      Concludo la risposta arrivando a Di Caprio. Tu mi citi addirittura CINQUE film ai quali Leo sta lavorando. Orbene, da ormai oltre un decennio la mia personale BIBBIA cinematografica è IMDB http://www.imdb.com/name/nm0000138/ nella cui pagina dedicata a Leo non c’è affatto menzione delle pellicole da te indicata, la qual cosa è veramente strana giacchè IMDB è sempre molto attenta e precisa (per alcuni attori ci sono già partecipazioni a film previsti per il 2019 o 2020…). Pertanto, o IMDB ha cannato alla grande oppure vogliono fare una qualche sorta di dispetto a Di Caprio.

      E comunque, questo è certo, tu utilizzi fonti più attendibili delle mie 🙂

      1. No, l’attendibilità di IMDB è sacra, perché, come si dice in gergo, “ci mette la faccia”, cosa che spesso altri non fanno, come WikiPedia…

        Poi, in campo cinematografico, è sempre tutto molto complesso, visto che spesso gli autori partono con una produzione e poi un attore, che faceva parte del cast sin dall’inizio, arriva a recitare la sua parte in tre settimane, tutte verso la fine delle riprese, dopo una produzione durata un anno, tra set localizzati in un posto lontanissimo ed un altro in studio sotto casa…
        E’ certamente il caso del film di Scorsese, la partecipazione al quale, da parte di DiCaprio, era stata annunciata subito dopo la vittoria dell’oscar e si sa che il binomio DiCaprio – Scorsese è sinonimo di rapporto sodale…

        Per il resto sono onnivoro ma non molto sistematico e siccome (è un mio vezzo) mi diverto a leggere (sia su WP, sia su siti specializzati italiani) QUANTI articoli sono bellamente copiati da articoli stranieri, praticamente tutti i giorni do un’occhiata ai titoli di alcune testate statunitensi, giappo ed inglesi, con quel metodo molto approssimativo ma veloce con cui dall’headline e dalla sub-head del pezzo capisci di cosa parlano…
        Così a volte, a caso, scopro notizie ancora non menzionate su IMDB… ma non è sistematico il mio metodo ed anzi mi reputo anche un po’ cazzaro… ma per d’altronde non è il nostro lavoro ma il nostro divertissement, giusto?

      2. Mi capita di passare ore (non scherzo) vagando a zonzo su IMDB, passando da un film a un attore, leggendo i trivia e i quote, spulciando le foto, cercando i trailer, scoprendo curiosità. Lo ritengo in assoluto il mio sito preferito, non scherzo.
        Utilizzo con sacralità il mio account: voto tutti i film e le puntate di serie tv che vedo e sono così puntuale da aver deciso di inserire la lista dei miei ratings in ogni pagina del blog, appena sotto la lista dei commenti.
        Di più: IMDB mi aiuta nel tenere memoria dei film che voglio vedere. In questo momento la mia watchlist conta la bellezza di 307 titoli http://www.imdb.com/list/watchlist?ref_=nv_wl_all_0 ma c’è stato un perioro in cui era arrivata a sfiorare i 400…

        Detto ciò, hai senz’altro ragione sul fatto che IMDB si smuove solo se qualcosa è ANNUNCIATO UFFICIALMENTE, altrimenti nada, quindi forse è per questo che i prossimi lavori di Di Caprio ancora non risultano registrati.

        PS: non posso fare a meno di rivelarti che se penso a te che leggi una testata online giapponese non posso fare a meno di immaginarti come il maestro Myagi, seduto sulle ginocchia, con a fianco un bonzai da potare da un lato e due bacchette per afferrare al volo la mosca dall’altro 😀

      3. Karate Kid resta un grade classico, ma mi vedo molto di più come il personaggio interpretato dal grandissimo Kenneth Choi nel video di Joseph Kahn degli OneRepublic…

      4. Video spassossimo, che ho gustato nonostante il genere musicale non mi aggradi proprio, perchè è veramente ben fatto.
        Tuttavia, caro amico, ai miei occhi non potrai mai essere nulla di diverso che un mentore saggio, brillante, intelligente e praticamente infallibile come il buon maestro Myagi 🙂

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