Room

Pozzi neri profondi e maligni.

Li trovi in lande desolate sulle quali cala tremolante un sottile sipario di tragedia mentre perfino il sole, pavido, preferisce restare nascosto dietro l’orizzonte lasciando che l’oscurità devasti ogni cosa. Non c’è luce nè forma, neppure sostanza, ma solo impalpabile e penetrante paura che scivola dentro le ossa e le vene, latente, all’apparenza innocua come un rivolo d’acqua che però poi si ingrossa pian piano fino a diventare un fiume gelido che strappa via ogni cosa gli si pari innanzi.

Questi simulacri del male spuntano come funghi e funzionano come voraci buchi neri che attirano e divorano tutto quello che li circonda, mai sazi, sempre spietati.

La paura è un serpente sinuoso: si muove con eleganza, ammicca, scivola, inganna, circuisce, si insinua nel profondo dell’anima per poi lasciarsi dimenticare così quando il suo seme germoglierà la paura sarà più mostruosa e ci attanaglierà inchiodandoci alla croce dei nostri peccati e dei nostri rimpianti. Senza via di scampo.

Questi pozzi sembrano quasi dei cannocchiali con cui guardare attraverso le viscere del mondo per vederne le paure e il dolore. Il male.

E non importa quanto si corra nè dove si cerchi riparo: l’orrore troverà noi e ci stanerà costringendoci a guardarlo in faccia finchè il terrore più cieco non avrà preso possesso del corpo della mente e dello spirito trasformando ogni pensiero in un gomitolo di filo spinato che ferisce, strappa, lacera, maciulla mentre si srotola sulle nostre carni.

Incatenato e tuttavia attratto da un magnetismo potente e irresistibile, ho avanzato con passi incerti, ho appoggiato le mani alle fredde pietre del pozzo, ho fatto un passo ancora, ho esitato, per qualche istante perfino vacillato, infine mi sono sporto in avanti titubante eppure affascinato e così, senza poter opporre resistenza, ho guardato giù. Ho visto la mia immagine riflessa tremolare e sbiadire lasciando il posto a qualcosa di oscuro che era nel pozzo ma sembrava fluito dai miei occhi: il terrore glaciale, il terrore senza più speranza.

E mentre la paura si faceva sostanza e prendeva forma, io mi sono lasciato inghiottire dalle tenebre.

RoomBrieLarson

Room è molto più di un film: è un’esperienza onirica dai tratti macabri che con i suoi artigli aguzzi graffia l’esistenza squarciando le sicurezze e lasciando che ataviche paure emergano destandosi prepotenti da quelle scatole dove erano state rinchiuse nell’illusione di poterle intrappolare per sempre. Room è una ripida discesa verso la miseria e mentre immortala le disgrazie e le sofferenza, sposta il confine dell’abisso sempre più avanti finchè la discesa non diventa caduta.

E mentre cado sento la realtà capovolgersi e scivolarmi accanto in un indefinito turbinio di suoni e colori sempre più distanti… sempre più distanti… sempre più distanti… e io precipito incapace di trovare un appiglio finchè il baratro non diventa l’abisso. Quell’abisso. Il tonfo finale è duro, sordo, ma non mortale. Dopo aver vissuto orribili incubi e averne scoperti di peggiori, Room mi restituisce alla vita vomitandomi addosso tutta la gradevolezza della luce. E mentre mi accoccolo sul divano e tiro le ginocchia al petto, lascio che i pensieri vaghino nell’oscuro arcobaleno di orrore che Room mi ha appena sbattuto in faccia.

E’ allora che mi viene il dubbio: e se la paura fosse la vera realtà? E se tutto ciò che credo reale non fosse altro che una consolazione proiettata dalla fantasia? E se questo caldo cuscino che stringo al petto fosse solo un’altra illusione costruita dalla mente per sfuggire all’orrore dell’esistenza? E se oltre queste mura non ci fosse altro che desolazione e sofferenza? E se tutta la vita non fosse altro che un vano tentativo di sfuggire al dolore e alla morte?

Voto: 8

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30 pensieri su “Room

    1. hai trovato la coppia di aggettivi perfetta per ROOM:

      meraviglioso
      terribile

      come riesca ad essere entrambe le cose simultaneamente è qualcosa di trascendentale, quasi metafisico.

      1. Io ho pianto e per giorni ho continuato a pensarci e a pensarci… E’ questo che dovrebbe fare il cinema secondo me… Restare sulla retina,imprimersi nella mente

      2. esatto: creare emozionni e riflessioni in chi guarda
        il miracolo di questo film è che riesce a farlo trattando un soggetto scabroso: fosse stato un filino diverso, avrei interrotto dopo 10 minuti, invece è perfetto e non riuscivo a schiodare gli occhi dallo scermo !!!

  1. Anche a me una volta è capitato di non riuscire a staccare gli occhi dallo schermo, nonostante la trama lasciasse ampiamente intuire fin dall’inizio una profonda tristezza di fondo. Alludo a quando guardai una dietro l’altra le 6 stagioni di OZ.
    Era una serie tv ambientata in un carcere, e faceva capire con una cura dei dettagli maniacale quanto fosse infernale scontare una pena lì, anche brevissima. Non a caso, da quando l’ho guardata, il mio atteggiamento nei confronti dei condannati è radicalmente cambiato: se prima ero un forcaiolo accanito, che voleva l’ergastolo per ogni reato gravissimo, adesso resto calmo anche se l’assassino si becca “soltanto” 15 anni. Questo perché grazie ad OZ so bene che in carcere è terribile restarci anche solo per 15 giorni, figuriamoci 15 anni.
    Mi decisi a guardare OZ perché venni a sapere che ci recitava da comprimario Christopher Meloni, attore da me molto apprezzato in Law & Order SVU. Tra l’altro ad aumentare la mia curiosità c’era il fatto che recitasse un ruolo da cattivo, l’esatto opposto del personaggio che interpretava nella serie in cui l’avevo “conosciuto.”
    Tornando indietro mi sarei tenuto questa curiosità, e non avrei neanche iniziato a guardare OZ. Non perché sia fatta male, ma perché stagione dopo stagione diventa sempre più triste, fino a raggiungere dei livelli di pesantezza davvero insostenibili.
    Tra l’altro da quando ho finito di vedere OZ evito per principio tutti i film in cui recita J. K. Simmons: questo perché in quella serie lui interpretava un personaggio che è semplicemente il diavolo incarnato. Tu mi dirai: e che c’entra l’attore con il personaggio? In linea generale sono d’accordo con te, ma in questo caso J. K. Simmons interpretava davvero troppo bene quel ruolo, e quindi mi ha lasciato il forte sospetto che lui sia così anche nella vita reale. Tra l’altro ho saputo che in Whiplash ha un ruolo praticamente identico, e questo ha ulteriormente rafforzato il mio sospetto.
    Venendo al tuo post, è stato senza dubbio un atto di coraggio da parte tua pubblicarlo. Un post su un film così pesante probabilmente diventerà molto meno popolare degli articoli solari e pecorecci a cui ci hai abituato: tu sicuramente te lo immaginavi, ma hai deciso di pubblicarlo lo stesso, dimostrando che scrivi per promuovere dei film ben fatti, e non perché vuoi fare numeri stellari.
    Tra l’altro io, dopo 9 anni che sto qua su WordPress, ancora non ho imparato a prevedere come andrà un mio post. Mi è capitato di scriverne qualcuno pensando che avrebbe avuto un buon riscontro, e di ritrovarmi poi con un pugno di mosche in mano; altrettanto spesso mi è capitato l’opposto, ovvero di scrivere dei post pensando che non se li sarebbe filati nessuno, e vederli entrare con mia grande sorpresa nella classifica degli articoli più apprezzati di sempre del mio blog.
    Tornando ad OZ, proprio ieri sera mi è capitato di vedere un film per certi versi simile: non era ambientato in un carcere, ma condivideva con quella serie tv il fatto di avere dei personaggi tutti più o meno marci, cattivi e spietati. Il film in questione è Suburra: se non l’hai visto te lo consiglio caldamente, perché è uno dei tanti ottimi segnali di ripresa che il cinema italiano ci ha lanciato negli ultimi anni.

    1. Non solo non ho mai visto Oz ma addirittura ne ignoravo l’esistenza.
      Dato il taglio che desumo abbia la serie, non riuscirei mai a vederla: le storie troppo pesanti e lugubri tendono a deprimermi e quindi le evito come la peste.
      Room è un’eccezione perchè il film è fatto con una tale grazia artistica da renderlo semplicemente magnifico senza farne pesare la crudeltà e la pesantezza.
      Merito principalmente del regista, che qui ha avuto l’accortezza di utilizzare il l’acquarello quando invece la storia suggeriva di usare lo scalpello. E poi dei protagonisti, sia la mamma che il bambino (un fenomeno) che hanno fornito entrambi interpretazioni magnifiche.

      JK Simmons è un attore che non mi fa nè caldo nè freddo, anche perchè l’ho visto in pochi film. In Whiplash è bravissimo e, nonostante le tue ritrosie, ti consiglio di vederlo perchè il suo personaggio nasconde molte altre sfaccettature oltre alla brutalità in qualità di insegnante. E’ un personaggio rotondo, di quelli che si vedono raramente su un film, perchè sa ispirare antipatia ma al contempo anche comprensione. Non è cattivo perchè E’ cattivo: è cattivo perchè il suo ruolo lo esige. Se e quando vedrai il film, capirai cosa dico.

      Suburra l’ho visto, mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmato. La storia ha alcuni caratteri originali ma il personaggio di Claudio Amendola è surreale e il modo in cui muore assolutamente non credibile (che il Boss di Roma si faccia freddare da una tossica che non si regge in piedi è una puttanata nella trama che non riesco a perdonare). E’ un parente lontano di Romanzo criminale (è basato su un libro dello stesso autore, De Cataldo), ma del fratello maggiore non ha il pathos.

      Chiudo con la scelta di pubblicare questo post, effettivamente lontano per tema e toni dal mio standard. Tuttavia il film è così bello e le emozioni che mi ha scatenato così profonde che non potevo esimermi dal parlarne. Film di questo livello mi fanno sempre effetti opposti: o come in questo caso ne devo scrivere assolutamente, oppure mi astengo perchè non mi ritengo all’altezza di tradurne a parole la bellezza (è il caso di Arrival, film magnifico, che però non avrò mai l’ardire di recensire).
      In fondo non si scrive per contare like o commenti (fanno piacere, è ovvio, ma non possono essere il motore creativo di un blogger), bensì per condividere emozioni, idee, suggestioni.
      Come in questo caso!!!

      1. Ah, sono completamente d’accordo. E infatti non parlo quasi mai del film del momento, ma preferisco dare spazio ai prodotti di nicchia, sperando di contribuire a tirarli fuori dal dimenticatoio.
        L’ho fatto anche con il mio ultimo post: nella settimana in cui tutti scrivevano post su La La Land, io avrei potuto unirmi al coro e ritrovarmi un boom di visualizzazioni (anche perché il film l’avevo visto e potevo recensirlo); invece ho preferito lodare un film come Silence, che ha avuto molto meno successo di quello che meritava.
        Riguardo al finale di Suburra, va inquadrato nel contesto della sceneggiatura. Suburra è un film sulla caduta degli dèi, su degli uomini che si credono onnipotenti e proprio per questo si preparano la propria rovina. E per un giocoso paradosso dello sceneggiatore, a dare loro il colpo di grazia sono proprio quelli che avevano oppresso, quelli che ritenevano di poter manovrare come burattini: è una rielaborazione del vecchio adagio per cui i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi. Così è del tutto naturale che Sebastiano faccia sbranare lo Zingaro dal suo cane, e che la tossica faccia fuori il Samurai: sono gli ultimi che si prendono la loro rivincita, e che vincono non perché sono stati più bravi dei loro avversari, ma perché i loro avversari li avevano sottovalutati.
        Insomma, sono d’accordo sul fatto che il Samurai poteva morire in modo più credibile, ma è un po’ lo stesso discorso di The Nice Guys: se ci sono delle situazioni un po’ forzate, vuol dire che erano assolutamente necessarie per “far tornare” la storia.

      2. La tua analisi è (al solito) lucida e precisa: non posso che condividerla.
        Mi permetto solo di fare un appunto su discorso delle “forzature di sceneggiatura”, fenomeno che va sempre contestualizzato.
        In un film come the nice guys – goliardico e fondamentalmente fatto per passare 2 ore in allegria – passo sopra alle forzature senza badarci troppo: non è un film che guardo per la trama.
        In film più profondo come Suburra, invece, ritengo che gli autori avrebbero potuto prestare maggiore attenzione. Ovviamente non è questo particolare a farne un film brutto: è un’opera da vedere perchè di produzioni così il cinema italiano ha bisogno.

        Chiudo con un OT doppio: hai mai letto La svastica sul sole di Dick? E la serie tv ispirata al romanzo l’hai vista?
        Io lessi libro un anno fa e mi son scolato la serie in questi giorni, tutta d’un fiato: una vera goduria per gli occhi (i detrattori diranno che non c’entra niente col romanzo, e in parte è vero, però ne eredita perfamettamente il profumo e l’atmosfera).

      3. Dick ci ha regalato uno dei libri di fantascienza più belli di sempre: “L’uomo dei giochi a premio” (tradotto in italiano anche come “Tempo fuor di sesto”). Rimasi così folgorato da questo libro che poi non volli più toccare altro di quest’autore: ero convinto che non avrebbe retto il confronto.
        Di conseguenza non ho letto La svastica sul sole, ma conoscendo l’autore non ho dubbi sul fatto che sia un capolavoro.
        Riguardo alla serie tv, a questo punto la metto in watchlist, ma in questo momento più che con i telefilm sono impegnato sui miei “conti in sospeso” cinematografici, ovvero con tutta una serie di film cult che voglio vedere da anni e alla fine non vedo mai. E’ stato il caso di Wanted – Scegli il tuo destino, e più recentemente de “Il sesto senso”: è stato assolutamente irresponsabile mettere un bambino di quell’età a recitare un ruolo così traumatizzante, ma cavolo, l’esito è stato davvero fenomenale.

      4. Wanted è film che mi stupi: l’avevo classificato come cagata e invece è una bomba atomica!!!!
        Il sesto senso è un film spiazzantissimo. Quando lo vidi ci rimasi col magone. Gli va dato atto che, oltre alle ottime interpretazioni, vanta anche una delle sceneggiature più geniali degli ultimi 20 anni.

    1. Ciao Marco, ti ringrazio per i complimenti.
      Non mi sono mai sentito un poeta (neppure da ragazzino, quando vagheggiavo di scrivere poesie d’amore per conquistare la fiamma del momento) bensì un traduttore: quando un film mi trasmette un’emozione che mi piace cerco di farla mia e tradurla in un post (il più delle volte leggero, più di rado serioso come in questo caso) per condividerla con chi mi legge.
      Mi fa piacere che sia riuscito a trasmetterti qualcosa.
      Ma soprattutto, ti consiglio di recuperare appena possibile il film: è un’opera imperdibile.

  2. Un articolo meraviglioso, tanto che ho timore davvero ancora una volta di essere tacciato di capolavorazionismo nel descriverlo!
    È sempre bello leggerti, ma a furia di dirlo, come tutte le cose ripetute più volte, anche questo complimento rischia in qualche modo di venire sminuito dal suo reale valore e quindi adesso che avrei bisogno più di altre occasioni di rinforzare gli aggettivi e le belle parole per descrivere il piacere profondo che ho provato nel leggere questo tuo post, mi trovo praticamente senza armi!
    Io ho apprezzato tantissimo il film “Room“, per tutte le ragioni che hai esposto tu in questa recensione (che non è solo appassionata e poetica, ma anche completa come era un po’ che non ti capitava di fare e parliamo di scelte non di capacità), ma forse appena appena meno di quanto sia verosimilmente piaciuto a te, tanto che io non l’ho inserito in alcuna mia classifica dei migliori film dell’anno, ma sappi che pur essendo io persona superba e molto sicura delle proprie opinioni, ho ugualmente vacillato di fronte alla assolutezza con cui hai descritto la beltà di questa pellicola, nelle sue tenebre e nella sua illuminazione.
    Il film è davvero tutto in una stanza, ma non è claustrofobico, anzi, da quel lucernaio entra un intero universo ed è proprio da lì che tu hai fatto uscire l’enormità del lavoro educativo fatto da quella “mamma suo malgrado” così come l’enormità della narrazione che ha reso tutto questo trasparente agli occhi degli spettatori.
    Questo, amico mio, non è un film ermenàutico, perché parla di se e solo di se stesso, ma è un’opera fondamentale, come un grande romanzo è completo da solo, senza bisogno di altri orpelli o aggiunte o discussioni.
    Ho bisogno a questo punto di ripeterti quanto sia stato bello leggere quello che hai scritto, per come lo hai scritto e per le cose che hai scritto.
    Non so se la previsione o il timore di Wwayne si avvererà e questo tuo post finirà nel gruppo degli articoli meno letti dal tuo pubblico, ma anche qualora dovesse avvenire ne sarebbe valsa la pena!
    Come dice il mentore del protagonista del romanzo di Philip di José Farmer Il Salario purpureo Cosa importa essere diventato il re dell’universo, se però si è perso il proprio culo?

    1. Kasa, ti rispondo febbricitante dopo aver terminato il recupero di un classico intramontabile come Wall Street di Stone, avvolto come un baco in un morbido plaid aspettando che le tonsille si sfiammino rilasciandomi al mondo.
      Eppure non so se i brividi che ho sia dettati dalla febbre o dalle tue parole sempre gentili nei confronti miei, dei miei post e della mia prosa.
      Già quando frequentavo il liceo in più di un’occasione mi sbeccai con il prof di italiano il quale mi rimproverava di fare sempre i temi di attualità: mai uno di storia, mai uno di filosofia, mai uno di letteratura. E io, puntualmente, gli ribattevo che scrivere è, sopra ogni cosa, TRADURRE.
      Tradurre un concetto, tradurre un’emozione. Non ho mai trovato gusto nel ripetere a pappagallo ciò che i grandi letterati hanno scritto su Hegel o su D’Annunzio, quando scrivo mi piace dire qualcosa di mio.
      E l’emozione potente che mi ha lasciato questo film andava immortalata. Figurati che son trascorsi un paio di mesi tra la visione del film e la stesura del pezzo, tanto era ancora vivido in me.
      Quindi chissinefrega dei like e dei commenti, ciò che conta è la condivisione!

      1. Parole sante, parole sante, che come sai anche per me sono uno stile di vita e di scrittura…
        Auguri per le tonsille, amico e non dare troppe preoccupazioni alla signora Jarvis, perché tu sei un brav’uomo ma come tale (uomo, intendo) quando ti ammali, dai sempre un bel daffare alla tua compagna… lo sai, è un classico.. 🙂 🙂 🙂
        Scherzi a parte, auguri!

  3. Notevole. Un post notevole. Sia per com’è scritto, sia per il cosa. Mi è difficile aggiungere altro, perché affondi lo sguardo dentro un’oscurità che non mi è affatto estranea. Ma se prima avevo qualche curiosità a proposito di questo film, ora so che dovrò certamente vederlo. E che forse farà male.

      1. Ti saprò dire 🙂
        Con questo sono due i titoli di cui credo non attenderò un passaggio su Sky ma mi procurerò prima a noleggio. L’altro è Nice Guys.

  4. Cielo! La vita è sfuggire all’inesorabile, ovvio… Ci dovrebbe essere anche quel plus rappresentato dal “lasciare agli altri un po’ meglio di quanto abbiamo trovato” teoricamente… Che negli ultimi 40/50 anni non abbiamo più fatto e di cui ne paghiamo le conseguenze!

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