La scelta

DLIN DLON…. DLIN DLON…. DLIN DLON…

-Chi è?

-Salve signora, sono il corriere. C’è un pacco per il signor Lapinsù.

-Salga pure, sono la moglie

-Metta una firma qui… grazie… dove lo appoggio?

-Lo metta pure sul pianerottolo, vicino al portaombrelli, grazie. Mio marito lo prenderà quando torna dal lavoro.

-Arrivederci, signora Lapinsù

-Buona giornata a lei!

pacco

DRIIIIN… DRIIIINNNNN…. DRIIIINNNNNNN

-Pronto?

-Amore, è arrivato un pacco per te

-Ah finalmente!!! Lo aspettavo da giorni!!!

-Ma che cos’è?

-Ehm… ehmm…. niente amore, ho ordinato un libro nel quale sono enucleati gli elementi proto-bolscevichi della rivoluzione dei Gracchi avvenuta nel I secolo a.C.

-Ma come fa a piacerti sta roba??? Vabbè, ci vediamo stasera. Ciao.

gracchi

CRANK…. CRANK….

-Ma perchè la chiave non gira nella toppa?

CRANKKKKKKKKK…. CRRRRRANNNKKKKK…

-Starò sbagliando chiave? Ma no, sono sicuro che è giusta, è questa col bordo azzurro.

CRANK…. CRANKKKKKK…. CRANKKKK

-Mi sa che devo mettere un po’ di lubrificante nella serratura, altrimenti rischio di restar chiuso fuori di casa. Vabbè, dai, stavolta suono, tanto c’è Romy

DLIN DLON…. DLIN DLON…

-Tesoro sono io, sono tornato, la serratura è bloccata. Puoi aprirmi per favore?

SILENZIO

-Romy, ci sei? Dai apri, che non mi funziona la chiave!

SILENZIO

-Ehi, ma è tutto a posto?

SILENZIO

Poi, appena percettibile, il suono di un singhiozzo.

-Romy? Ma stai dietro la porta?

Un altro singulto, più forte del precedente.

-Romy? ROMY? Cosa succede? Perchè piangi? Ti prego, parlami. Posso aiutarti!

-Stronzo!

-Come?

-STRONZO!

-Stronzo? E perchè?

-STROOOOONNNNNZZOOOOOOOOOOOOO

-Non capisco… che succede? Dai fammi entrare, chè la serratura è bloccata.

-La serratura non è bloccata: L’HO CAMBIATA!

-L’hai cambiata? Ma perchè? Non capisco…

-Non capisci?????

Romina fa un respiro profondo cercando di placare i singhiozzi che le scuotono il petto. Si guarda le mani: tremano. E’ appoggiata al portone con la schiena e si affloscia come un fiore cui è stata tolta l’acqua dal vaso, finchè non giace seduta per terra, le gambe strette al petto e la testa nascosta tra le ginocchia. E’ arrabbiata ma già sente affacciarsi nel cuore sentimenti peggiori: tristezza, delusione, rassegnazione. Quando riprende a parlare la voce si muove atona nell’aria eppure le sue parole schioccano come i rami spezzati di un albero rinsecchito.

-Mi avevi promesso che non lo avresti fatto più. Che avresti smesso con quella roba. Lo farò per te! Lo farò per nostra figlia! dicevi. Ma mentivi. Comincio a pensare che mi hai sempre mentito. Ed io sono stata stupida a crederti: certi vizi non passano, alcune malattie non si curano. Sei fortunato però: stavolta ho deciso di non chiamare la polizia. Voglio solo che vai via da qui, lontano dalla mia casa e lontano dalla mia famiglia.

Lapinsù cade in ginocchio, gli occhi chiusi e la fronte appoggiata alla porta. Sente il respiro irregolare di sua moglie a pochi centimetri da lui ma quel sottile strato di legno che li separa sta rapidamente diventando un muro sempre più alto e impenetrabile. In quel preciso istante realizza che è tutto finito e non potrà rimediare. Apre la bocca per parlare ma lo sguardo gli cade vicino al portaombrelli: è allora che vede il pacchetto. Lo prende. Ne guarda il contenuto e, nonostante la tragedia che si sta consumando, l’ombra di un sorriso passa sul suo viso. Si alza e se ne va senza dire una parola, tanto sa che sarebbe inutile.

Quando Romina sente le ruote della macchina di Lapinsù fischiare sull’asfalto e sfrecciare via, asciuga nervosamente una lacrima col dorso della mano poi l’attraversa un brivido.

teresa-palmer-cr

Lapinsù entra in un’anonima camera d’albergo. Si lascia cadere sul letto e lancia le scarpe lontano. Siede a gambe incrociate, recupera il pacchetto che tanti danni ha portato alla sua vita e ne tira fuori un libro in edizione tascabile: lo avvicina al naso per sentire l’odore della carta e dell’inchiostro mentre le dita fanno sfogliare rapidamente le pagine. Poi prende l’altro oggetto contenuto nel pacchetto, un dvd. Nemmeno fa caso all’assenza del cellophane della confezione e si sbriga a inserirlo nel computer portatile. Mentre si avvia il programma di riproduzione video, Lapinsù ricorda la battuta di un vecchio amico:

Fare da pagina ad un libro di Nicholas Sparks deve essere proprio un mestiere di merda

Non se la sente di dare torto all’amico, in fondo anche Lapinsù sa che questa roba è spazzatura. E neppure può negare che sia un mestiere altrettanto merdoso fare da supporto digitale per un film tratto da un romanzo di Nicholas Sparks.

-Ma almeno il dvd c’ha le poppe di Teresa Palmer in copertina, borbotta tra sè e sè Lapinsù rigirando tra le mani la custodia del dvd. Ed è sull’eco di questo pensiero che partono i titoli di testa di The Choice, ultimo film tratto da un romanzo di Nicholas Sparks.

teresapalmer-thechoice

Nello stesso momento, Romina cammina al buio nel corridoio. Col piede calpesta qualcosa che si accartoccia emettendo un suono plastico. Si china e raccoglie un rettangolo di cellophane che butta subito nell’immondizia. Recupera il calice di vino bevuto per metà e torna sul divano. I suoi occhi corrono subito al televisore dove, immobile, c’è un fotogramma che la fissa: Ben Walker sta per chiedere a Teresa Palmer di sposarlo: Chissà se lei accetterà, si domanda Romina allungando le gambe sul pouf e rallegrandosi ancora una volta per aver fatto una copia del dvd di The Choice comprato dal marito.

the-choice-teresa-palmer

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39 pensieri su “La scelta

  1. Questo mi manca, nel senso che non sapevo proprio che esistesse.
    Io devo ancora recuperare The best of me (i programmatori mediaset ce l’hanno con me, va sempre in onda quando su un’altra rete c’è una serie di cui non fanno le repliche 😦 ) e The Longest Ride (Scott Eastwood ha su di me lo stesso effetto che la Palmer ha su di te 😉 )
    Naturalmente ora è in elenco 🙂
    Mchan
    Ps: comunque a tua moglie è andata bene alla fine. Pensa se avessi avuto sul serio il pallino per le filosofie sulle questioni storiche dell’A.C. e la volessi fare partecipe della cosa 😉

    1. Ciao mchan, sapevo che avresti gradito!!!
      Debbo dire che alcuni passaggi di The Choice sono un po’ teleofonati (il buon Sparks comincia a perdere colpi mi sa…) però il film nel complesso regge. La cosa più triste è il doppiaggio: mi sa che i doppiatori seri ormai si rifiutano di partecipare a questi film eheheheh

      Per quanto riguarda i due film che hai citato, meglio The Longest Ride, secondo me ma non per Eastwood (intuisco perchè possa piacere alle femminucce…) e nemmeno per la Robertson (in questo film abbastanza scialba) ma perchè la storia è carina.

      Se vuoi, ti metto due link dove trovi i link mega per scaricare il film e guardartelo alla faccia della programmazione mediaset 😛

      -http://blogdelmulo.altervista.org/the-best-of-me-il-meglio-di-me-michael-hoffman-2014/

      -http://blogdelmulo.altervista.org/la-risposta-e-nelle-stelle-george-tillman-jr-2015/

      1. Grazie mille!
        Al momento il mio problema è il tempo. Ho un sacco di film in lista da recuperare, ma mai 2h di fila (se la connessione va come dovrebbe) da potergli dedicare 😦
        Ed a me vedere i film a rate non piace.
        Comunque copio e incollo da qualche parte che prima o poi troverò il tempo.
        Mchan

      2. vedrai che gradirai ehehehe
        il tempo purtroppo è tiranno per tutti… avevo una lunghissima watchlist che sono riuscito a smaltire un po’ solo nelle ultime settimane complice una brutta influenza e ripetute ricadute che mi ha costretto a casa !!!!!

  2. Non perché di parte ma ho sempre pensato che le donne hanno una marcia in più…
    Non ho letto il libro lo confesso ma visto il film che a dirla tutta si piange troppo anche per i miei gusti romantici…
    Il tuo post l’ho letto di un fiato come un buon thriller.
    Sherabientot

    1. si, effettivamente il film nel finale diventa un po’ troppo melodrammatico e telefonato…
      però la parte centrale è carina, il tira e molla tra i due… lei che tentenna tra Smallville e il Belloccio…
      La proposta con tanto di anello davanti ai genitori è un tocco di classe…
      Vabbè, io però son di parte: questi film mi inebriano e non ci posso far niente.
      Mi fa piacere che hai apprezzato il post: quando c’è di mezzo Sparks mi piace giocare col blog 😀

      1. no, non sono riuscito a recuperarlo… mi sa che ancora non è uscito in dvd, perchè altrimenti lo avrei beccato di sicuro.
        Tu lo hai visto al cinema?

      2. Yes e ieri ho visto in rete su Cineblog Manchester by the sea, Casey Affleck senza fiato. Ecco questi sono davvero bei film romamtici che nn ‘sbracano’…

      3. Man by the Sea lo voglio vedere a tutti i costi
        Purtroppo però ormai sono Assuefatto alle versioni superultramegafull HD e quindi le visioni piratesche con l’audio trafugato dalla sala nn riesco proprio a guardarle.
        Se riesco lo becco al cinema altrimenti aspetterò il DVD..
        Affleck Jr. lo stimo anche io dai tempi di Gone baby Gone , miglior film del fratello imho, di cui lui comunque è nettamente più bravo

      4. Io ho li diti piccoli essenza unghie lunghe che creano danno ulteriore ma usando la dettatura succedono cose ancora più incredibili… ma comunque molto più comodo che etichettate ( ecco un esempio avevo dettato ticchettare)
        Sherabuonlavoro

      5. Mi accorgo oggi del tuo commento, inspiegabilmente finito tra lo spam.
        Ultimamente WP tira brutti scherzi 😦
        Buona domenica, comunque, sperando che manicure e sintetizzatori vocali non ce la rovinino 😀

  3. Teresa Palmer è effettivamente una bellezza da infarto. Tra l’altro fa la donna del protagonista nell’ultimo film che ho recensito (La battaglia di Hacksaw Ridge), e lì rivela di avere anche un grandissimo talento: davvero non mi spiego come mai un’attrice così bona e così brava abbia dovuto superare i 30 prima di avere la sua grande occasione in un film di serie A. Ma alla fine l’ha avuta e il film è stato un successo, quindi tutto è bene quel che finisce bene.
    Riguardo al tuo post, è semplicemente strepitoso. Non solo per l’ironia delle situazioni che hai costruito, ma anche perché è una riflessione giocosa su una cosa che accomuna praticamente tutti i cinefili: il guilty pleasure, lo scheletro nell’armadio cinematografico, la passione per dei film che tutti considerano pessimi e tu invece adori.
    I miei guilty pleasures sono essenzialmente di due tipi: quelli che mi fanno dire “La gente ha ragione, il film è pessimo ma lo adoro lo stesso”, e quelli che invece mi portano a pensare “La gente ha preso una cantonata, sto film spacca!”. Quest’ultimo gruppo di guilty pleasures è di gran lunga il più numeroso, e infatti:

    – mi sono scompisciato per delle commedie che secondo molti facevano pena;
    – ho trovato un’altissima qualità di sceneggiatura in degli action movies che per molti critici erano stati scritti in mezz’ora;
    – sono giunto persino a trovare della poesia in dei film al limite del porno, o porno punto e basta.

    Insomma, sono convinto che siano veramente pochi i film da bocciare su tutta la linea, quelli nei quali non c’è veramente niente da salvare. Ad esempio, non ho visto The Choice, ma ritengo che andrebbe salvato soltanto per la scelta di focalizzarsi senza ritegno sulle poppe di Teresa Palmer. 🙂

    1. Teresa Palmer spacca.
      Tra l’altro ha una particina anche in un film che hai molto APPREZZATO: Codice 999.
      Nel suo curriculum ci sono diversi film di discreto successo, di sicuro quello di Gibson è il più importante cui abbia partecipato: speriamo che continui così, per lei e pere sue lodevoli poppe!

      Sui guilty pleasures con me sfondi una porta aperta. I tuoi poi hanno una genuinità unica: sei l’unica persona che conosca che si esalta parimenti per un film come Silence e un film con Lundgren.
      La tua capacità di coniugare senso estetico nobile e colto da un lato con il piacere sanguigno e umile è una virtù che ti auguro di nn perdere mai!

      1. Non avevo notato Teresa Palmer in Codice 999. Del resto in un film così “maschio” a stento riesce a farsi notare Kate Winslet, figurati lei che ha una parte molto più marginale.
        E’ curioso che tu abbia accostato Silence ai film con Dolph Lundgren, perché per motivi diversi sono entrambi dei film per pochi.
        L’ultima opera di Scorsese è molto intensa e profonda, e quindi è inadatta per quegli spettatori che vanno alla ricerca soltanto di film che si bevono in un bicchier d’acqua.
        Quelli con Dolph Lundgren invece sono dei film iperbolici, dove tutto (le sparatorie, le botte, le tamarrate eccetera) è portato all’eccesso. Sono così esagerati che fanno sembrare quelli di Robert Rodriguez dei film sobri ed eleganti. Di conseguenza, le pellicole con Dolph Lundgren possono essere apprezzate soltanto dai fan più “radicali” degli action movies, quelli che vogliono sempre di più: più pallottole, più corse folli in macchina, più figa, più tutto. Dolph Lundgren lo sa, e quindi non gioca mai al risparmio: al contrario, i suoi film sono spesso un’enciclopedia delle tamarrate dalla A alla Z, e lui riesce a declinarle in forme sempre nuove, e sempre più trash. Perché anche fare film trash è un talento, e in quello non lo batte nessuno. 🙂

      2. La Palmer la conobbi con un film gradevolissimo, L’apprendista stregone, tra l’altro uno degli ultimi film decenti fatto da Nicolas Cage. Da allora non leggo un suo film, chissà perché….

        Lundgren piace anche a me
        Paradossalmente il suo film cui sono più affezionati è una vecchissima pellicola fine interpreta un eptatleta della DDR che scappa negli USA poco prima del crollo del mutuo di Berlino. Film pessimo ma nobilitato da lui e dalla sua bravura con le tamarrate

      3. A quei tempi il suo talento creativo nell’inventarsi delle tamarrate sempre nuove e sempre più grosse era ancora acerbo. Se guardi i suoi film degli anni 90 e li confronti con quelli attuali, puoi vedere che con il tempo è diventato molto più esagerato. O forse è sempre stato così tamarro, e negli anni 90 cercava di contenersi perché sperava di diventare un action hero al pari del trio Arnold – Sly – Bruce Willis.
        Detto questo, il film a cui fai riferimento (Giochi pericolosi) è senza dubbio uno dei più riusciti del Dolph Lundgren giovanile. Quasi quasi me lo riguardo… ma prima ovviamente voglio recuperare Stargate e Sotto assedio! 🙂

      4. Ricordo ancora che lo vidi in seconda serata su Italia1 quando andavo a scuola… Che tempi…
        Ora Lundgren mi fa quasi tenerezza con tutto quel botox in faccia e i muscoli gonfi di steroidi… Però gli voglio bene, c’è poco da fare.

        Vai con Emmerich allora

        PS bche se poi Emmerich dirigesse Lundgren potremmo scoprire il grado 0 delle tamarrate…

      5. Esatto, sarebbe uno spettacolo! Magari in un ruolo da cattivo, come quando Giorgio Serafini gli ha fatto fare il pappone in A certain justice. Ricordo che in quel film una delle sue puttane gli offre un rapporto sessuale, e lui le risponde: “Ti ringrazio, ma preferisco le donne under 500.” “500 cosa?” “500 cazzi.” GRANDISSIMO DOLPH!!! 🙂

  4. Qualche commento fa (nuova unità di misura crono-spaziale tipicamente ermenàutica, che, negando gli orologi e facendo un falò dei calendari, prescinde dalla scansione temporale tradizionale fatta in secondi, minuti, ore e giorni), tu dicesti a noi (Kasabake/Theron) che “il diavolo si nasconde nei dettagli“, magnificando proprio le operazioni di camouflage che a volte si usano nella scrittura per creare un effetto teatrale ed ora, in questo tuo delizioso post, cosa ti trovo? Niente di meno che un abbozzo di racconto, un incipit di non-romanzo, che genialmente fa il verso al modo di scrivere, enfatico e passionale, proprio di quel criminale della carta stampata di Nicholas Sparks…

    Ed è fantastico procedere nella lettura del tuo articolo, immergendoci tutti in un falso best-seller, con cui di fatto tu fingi una vicenda che sembra la parodia di un romanzo mai scritto e che, come oggetto, ha un altro romanzo ancora (reale queasta volta) ed un film da esso tratto… e così, tirando un respiro profondo, si scende in apnea nel vero calembour di tutto il post, ovvero un panegerico a difesa di un guilty pleasure o se vogliamo un tentativo (riuscito, sia chiaro) di dare nobiltà ad una vaccata (altrimenti tale, senza il tuo valore aggiunto, sia chiaro anche questo) come il libro ed il film The Choice.

    Quindi, riassumendo, sei andato OLTRE la già per te abituale difesa di un genere cinematografico che non avrebbe nemmeno la gisutificaziuone artistica del basso budget (come i B-Movie) e nemmeno l’animo anarchico e fanculista degli action trash, ma solo il pervicace adagiarsi molle e senza spina dorsale di una goloso che lecca i bordi della teglia dove si è montato il mascarpone zuccherato per il dolce… perché sappiamo tutti, tu compreso (che anzi lo dichiari in modo chiaro, come un bambino che alza le mani sporche di cioccolato per ammettere di avere messo lui le mani nel vaso) che questo film è brutto e che condivide lo stesso pianerottolo artistico dei film a tema natalizio (ma di quelli brutti, sia chiaro, nemmeno di quello della golden age delle commedie americane).

    Sono orgoglioso di seguire il tuo blog, amico e fratello Lapinsu, perché hai questo capacità da dispotico direttore di circo, di alternare post con oggetti elevatissimi e sofferti ad altri che parlano di materie più caciarone, ma tutti, senza esclusione, scritti con una nobiltà di penna ed un impegno che lascia davvero interdetti, quando non semplicemente ammaliati.

    Una menzione speciale, infine, per un attrice che gode della massima simpatia sia mia che di Kasabake, Teresa Palmer: scoperta in modo piacevolissimo in Jumper, seguita affascinato in The Sorcerer’s Apprentice, ritrovata piacevolmente nell’incompleto I Am Number Four), consacrata come persona adorabile in Warm Bodies ed infine applaudita come bravissima attrice nel virile Hacksaw Ridge di Gibson…

    Bye!

    1. Benvenuto nel mio blog, abctheron.
      Perchè se è vero che ormai ci conosciamo da qualche settimana e che ci unisce non solo la comune amicizia con Kasabake ma anche (soprattutto) la Fratellanza Ermanutica, finora non avevi ancora commentato con la tua nobile qui sul mio blog (nel post precedente, quello su Pantani, avevi infatti riportato quanto Kasabake ti aveva lasciato).

      Dopo aver fatto gli onori di casa, non posso che compiacermi e ringraziarti per le belle parole che hai speso per me e per questo post. Tuttavia, la tua impeccabile disamina ha fatto accendere nella mia testolina una lampadina la cui luce, però, anzichè gettare chiarezza offusca i miei pensieri.
      Questo ossimoro, infatti, è figlio di una amara constatazione: 2 tra i migliori post che ho scritto nell’ultimo anno (dove per MIGLIORE intendo quello che piace di più a me che li ho scritti, non già il riscontro avuto dai lettori) sono quelli che ho dedicato a Sparks e ai suoi figli (filmici e letterari).
      Lo scorso febbraio pubblicai “Scintilli d’amore”, a distanza di un anno esatto La Scelta: constatare che do il meglio di me quando parlo di Sparks un po’ mi sgomenta. Un po’ tanto.
      Forse che mi aspetta il misero destino di diventare il ghostwriter di Harmony o similari? Che sia io destinato a sollazzare con le parole 50enni disilluse desiderose di appagare i propri appetiti come galline che beccano sull’aia.
      Povero me… Devo farmi curare finchè sono in tempo 😀

      Concludo con la Palmer, attrice stratopassera e stratobrava.
      La scoprii ne “L’apprendista stregone” ultimo film degno di tal nome girato da Nicolas Cage e ne apprezzai l’inconvenzionale bellezza nonostante indossasse per gran parte del tempo una mortificante cuffia da tagliaboschi.
      La ammirai in Racconti incantati, riuscito divertissement targato Adam Sandler.
      La rimossi insieme a “Sono il numero 4”, film “young adult” venuto decisamente male.
      E me ne innamorai in Take me home tonight, ficcante commedia romantica che immortala divinamente gli anni 90 (forse il mio giudizio è condizionato dal fatto che gli anni 90 furono gli anni della mia adolescenza, comunque è un bel film, ne sono certo, e te lo straconsiglio).
      Da allora non perdo (quasi) un suo film: Love and honor (modesto), Cut bank (banale), Parts per billions (bello in potenza, ma disastroso in atto), Codice 999 (bellino).
      L’ho evitata solo in knight of cups perchè, come sa il tuo amico kasabake, io i film di Malick non li guardo più, per principio e partito preso (fatali mi furono i primi orrendi 30 minuti di To the wonder).
      Non vedo l’ora di vederla in Hacksaw Ridge, lei ma pure il film, che il comune amico wayne ha già recensito accrescendo la mia curiosità per entrambi.

      1. L’ossimorica lampadina offuscante dovrebbe in realtà averti illuminato, io penso, non già la banale vastità dei film tratti dai romanzi di Sparks, bensì, con un preciso cono di luce (più di un faretto, quindi, parliamo, che non di una semplice lampada…), il taglio che hai dato a questo ed al precedente tuo acclamato post: un compiacimento che in modo immorale finge di essere una parodia elencando tutte le negatività di ciò che comunque ti diverte, anche se in modo consapevolmente colpevole, in modo da peccare con il salvagente…
        Quindi, nessun mistero: i lettori hanno amato il tuo “come” e non il tuo “cosa” e così anche noi (Kasa e Danny)… ad maiora!

      2. Questo tuo sempre sottolineare la dualità della tua essenza di blogger (essenza che si scinde in te come abctheron da un lato e, dall’altro, dal tuo mentore e interposto blogger Kasabake) fa incredibilmente scopa con una conversazione avuta con una mia collega proprio oggi, durante la pausa pranzo, quando entrambi immalinconiti rimembravamo i nostri studi liceali ed entrambi ci siamo trovati a ricordare il numero grammaticale del “duale” che si pone a metà strada tra plurale e singolare e che, in lingua greca, prevede una forma verbale specifica che generalmente gli studenti omettono di studiare salvo poi pentirsene nel momento in cui si imbattono in un verbo che non sanno tradurre finendo così col prendere un bel 4 al compito in classe.
        Tu dirai: che caspita c’azzecca tutta questa filippica con il post e con il tuo commento? Niente.
        E proprio per quest’assenza di correlazione è perfettamente attinente al discorso.
        Mirabilie dell’Ermenautica, che sono certo tu sei già in grado di cogliere!!!

      3. Quando avremo tempo e modo, ti parlerò del geniale personaggio del grande matematico, creato dalla mente vulcanica del fumettista Ortolani, al quale si dovrebbe, a suo dire, il merito dell’ incredibile scoperta di un nuovo numero, nascosto tra il 6 ed il 7 ovvero il “frazzo”, usato quando si va in gruppo in pizzeria: “Quanti siete?”, chiede il cameriere e si può rispondere “6 o 7 non sappiamo“, al che il cameriere chiude la questione con un “Ah, ok, siete in frazzo…“‘
        Questo matematico è lo stesso luminare che diventò famoso per la seguente affermazione: “Il sapere è racchiuso all’interno di Internet…. Ma non riusciamo a vederlo perché le donne nude ce lo impediscono

        P.S. Cancella, please, la bruttura del precedente commento interrotto…

      4. Il numero nascosto tra il 6 e il 7 è francamente al di là delle mie capacità di comprensione.
        Mentre è più nelle mie corde il discorso sull’internet scrigno del sapere circondato da donnine ignude che impediscono di coglierne l’infinito valore.
        Questo matematico è sicuramente saggio: magari saprebbe trovare una spiegazione logica anche sul perchè mi ostini a prendere il caffè solo in bar dove c’è una cameriera carina, incurante del fatto che il suddetto caffè faccia mediamente schifo…

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