Chicago Universe

C’era una volta un vigile del fuoco: spegneva incendi, salvava vite umane, tutte le donne cadevano ai suoi piedi e si credeva il più figo di Chicago. La camionetta rossa presagiva i suoi successi e le sirene spiegate annunciavano la gloria delle sue vittorie.

Alla Fiera dell’Est,
per due soldi,
un pompiere
mio padre comprò

Tutto filava perfettamente finchè un giorno non arrivò un poliziotto: Sono io il più figo di Chicago, disse e quando il pompiere abbozzò una timida protesta il poliziotto tirò fuori la pistola, al che il pompiere si rigirò la manichetta dell’autopompa tra le mani e sconfitto abbassò lo sguardo: quando l’uomo con l’estintore incontra l’uomo con la pistola, l’uomo con l’estintore è un uomo morto.

Alla Fiera dell’Est,
per due soldi,
un pompiere
mio padre comprò.

E venne il poliziotto
che sparò al pompiere
che al mercato mio padre comprò

L’imperio del poliziotto sembrava inossidabile fin quando non arrivò un dottore: Prima o poi venite tutti da me, disse questi e siccome il poliziotto non riusciva a capire se si trattasse di una promessa, di una minaccia o di un triste presagio, fu affetto da ipocondria cronica e in breve, divorato da immaginarie malattie, fu costretto a lasciare il trono di Chicago nelle mani del dottore sornione.

Alla Fiera dell’Est,
per due soldi,
un pompiere
mio padre comprò.

E venne il dottore
che curò il poliziotto

che sparò al pompiere
che al mercato mio padre comprò

Quando tutto sembrava ormai definito e l’illuminato regno del dottore privo di antagonisti, dai bassifondi di Chicago si erse un avvocato: Sono io che comando, annunciò. Nessuno lo prese sul serio finchè non fu evidente che a prendere la parola era stato nientepopodimeno che Apollo Creed, allora il dottore abbassò lo sguardo e sulle note di Living in America l’avvocato prese il sopravvento.

Alla Fiera dell’Est,
per due soldi,
un pompiere
mio padre comprò.

E venne l’avvocato
che spaventò il dottore
che curò il poliziotto

che sparò al pompiere
che al mercato mio padre comprò

Tutto sembrava ormai ineluttabile: pompiere, poliziotto, medico e avvocato creavano un quadrilatero di certezze e mentre scongiuravano disastri, salvavano vite umane e difendevano i più deboli, prendeva corpo un universo di splendore che brillò finchè lo spettatore non si destò dal torpore e con i sensi ancora illanguiditi si chiese: che cazzo sto guardando?

D’improvviso ricordò che i pompieri gli han sempre fatto invidia perchè son tutti aitanti e fascinosi; che di poliziotti in TV non ne può più; che i dottori portano un po’ sfiga perchè a furia di curare malattie altrui, fanno ammalare pure te; che gli avvocati poi sono solo sanguisughe e maniscalchi delle magagne.

E fu così che lo spettatore, finalmente rinsavito ma comunque incapace di spiegare e giustificare anni di orrende visioni, decise di spegnere la TV e silenziare una volta per tutte i paladini di Chicago.

Alla Fiera dell’Est,
per due soldi,
un pompiere
mio padre comprò.

E venne lo spettatore
che spense l’avvocato
che spaventò il dottore
che curò il poliziotto

che sparò al pompiere
che al mercato mio padre comprò

 

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36 pensieri su “Chicago Universe

  1. BEST. POST. EVER! 😀
    Non seguo nessuna di queste serie, ma questo è il post perfetto rappresentativo di tutti questi universi televisivi criminal, drama, medical, ecc [tipo CSI, Grey’s Anatomy, NCIS e chissà che altro].
    Ti superi ogni volta di più amico Lap!

    1. Grazie per i sempre graditissimi complimenti. In realtà questo post voleva essere un non sense e il fatto che tu ne abbia comunque trovato uno fa più onore a te che a me….

      Entrando nel merito, non se tu abbia visto il super crossover dell’ Arrowverse (immagino di si) comunque c’è una scena dove a un certo punto Oliver rivede tutte le persone che sono morte durante la serie, manca solo il suo amico Tommy.
      Quando gli altri gli dicono che Tommy non c’è perchè sta lavorando come dottore in un ospedale di Chicago mi sono quasi commosso (l’attore che lo interpretava,infatti, è uno dei protagonisti di Chicago MED): con una semplice battuta (chiaramente ironica) sono riusciti a collegare tra loro due universi seriali non solo diversi per genere ma proprio per concezione e target.
      Meraviglia nerd all’ennesima potenza.

      Devo confessarti una cosa: i vari telefilm su Chicago (Fire, PD, etc) non sono malaccio. Sono tutti figli di ER (non credo sia casuale che anche la città sia la stessa…) e hanno quella medesima impostazione.
      L’unico veramente valido con personaggi tosti è il primo prodotto (FIRE) poi si è andato scemando.
      Almeno a quello un’occhiata fossi in te gliela darei (che poi ci sono anche le infermiere che accompagnano i pompieri e, in genere, oscillano tra le categoria gnocca e stratopassera…)

      PS: CSI e NCIS mai visti… per lungo tempo ho addirittura pensato che fossero lo stesso telefilm 😀

      1. Gli show DC li seguo ovviamente tutti 😀 e questo simpatico easter egg su Tommy l’avevo anche letta da qualche parte [ma non seguendo Chicago MED non ho provato lo stesso affetto che avrai provato tu o gli altri fan della serie].

        Del Chicago Universe [possiamo chiamarlo così?] me ne ero vagamente interessato quando mio padre mi chiese di *coff* *coff* scaricargli *coff* *coff* tutte le stagioni di Fire. Io ho sempre ammirato i vigili del fuoco e uno show incentrato sulle loro vite, per quanto seriale e romanzata, mi attirava parecchio. Però queste sono tutte serie prettamente televisive, strutturate in base al “caso del giorno”, con stagioni da 22/23 puntate e da vedere [per come sono fatto io] o a cena oppure in compagnia [di fatto le uniche serie simili che ho seguito sono state Dr House, Grey’s Anatomy e Lie to Me, tutte viste o a cena con i miei o in compagnia della fidanza].

        Al momento sono full di serie da vedere e questo genere di show [medical, procedural, criminal, ecc…per quanto sono sicuro me ne innamorerei perché mi conosco e so come sono fatto…in passato sono stato anche dipendente da Grey’s Anatomy, periodo della mia vita di cui non vado fiero XD] cerco sempre di evitarli.
        Magari in futuro, quando avrò la watch list vuota…

        PS: quando CSI ha sganciato il primo spin-off anche io ho creduto che fosse NCIS XD

      2. Ho scoperto successivamente alla pubblicazione del post che il chicago universe è denominato “One Chicago” (per me però è più figo il neologismo ArrowVerse per gli show DC…)

        Hai perfettamente ragione quando sottolinei la leggerezza (superficialità, talvolta) del programma ed anche io, come te, lo guardo in compagnia di mia moglie. Purtroppo lei non gradisce serie tv supereroistiche, nè serie tv troppo complicate o cerebrali (è un mio cruccio non averla resa adpeta di HoC…).
        Le piacciono più i procedural (quindi i vari show del Chicago One vanno benissimo, anche su sul MED si mette a sindacare su ogni cosa, essendo lei infermiera 😀 ) anche se negli ultimi giorni si è incredibilmente appassionata a Masters of Sex (anche io, devo ammetterlo) : abbiamo iniziato il recuperone insieme, lei incuriosita dal fatto che fosse una storia vera, io intrigato dal fatto che Lizzy Caplan (gran femmina) si mostrasse ignuda… Però devo dire che la serie è solida, il cast eccezionale e la storia intrigante.
        Vabbè, non divaghiamo e torniamo ai pompieri: il canovaccio è quello canonico del procedural abbinato all’emergenza (saremo debitore per lustri e lustri a Chichton e al suo ER) ma la cosa più sorprendente è lo sforzo produttivo di questo show: incidenti, incendi, situazioni estreme. Credo che ogni puntata costi il doppio della media dei procedural. Però son fatte bene, quindi il gioco vale la candela 😉

  2. Come dice l’amico PizzaDog ogni volta riesci ad andare un passo più avanti alle già altissise aspettative!
    Hai un talento fantastico fratello! 😉
    (ma chissà perché cavolo non scrivi qualche romanzo ….? Se lo avessi io mi butterei a testa bassa elargendo a destra e a manca risate e sorrisi!!!) 😀

    1. Sei sempre troppo gentile Ale eheheheh

      Se solo ti capita di guardare uno di questi serial, scoprirai che alla base di tutto c’è solo la lucida follia che li anima… son prodotti modesti, ripetitivi, epperò validi a modo loro.

  3. Ieri stavo chattando via whatsapp con Zack a proposito di film ed attrici ed ho amato quel nostro scambio di battute veloci, specie perché il nostro comune amico è una delle poche persone che ho conosciuto capace di donare sostanza a quello spazio, altrimenti etereo ed aerodegradabile, che sta in mezzo, tra le nostre orecchie e la bocca degli altri…
    Si, malgrado la somma degli accadimenti negativi sparsi nella mia vita potrebbe far pensare il contrario, sono una persona davvero fortunata!
    Infatti, da quando sono su WordPress, ho conosciuto tante persone e con esse anche tanti modi diversi di esprimersi: alcuni li ho disprezzati, altri invece li ho semplicemente dimenticati, senza fastidio ma anche senza rammarico, come si fa con quelle hit di successo estive, che ti fanno muovere il culo ed i piedi per il loro ritmo accattivante, ma che poi spariscono senza lasciare traccia nel nostro cuore.
    C’è poi stato (e spero ci sarà ancora) uno sparuto gruppo di blogger intelligentemente creativi, fannulloni impegnati, capaci di divertirsi e divertire ma anche ottimi critici, in grado ognuno, a loro modo, di fermarsi a vedere aldilà del loro naso e di capire che l’ombra cinese che vedono proiettata come una silhouette sul telo illuminato ha qualcuno o qualcosa che l’ha creata: penne fenomenali ma anche schive, che gettano in ogni cosa che fanno una passione pazzesca (merce molto rara oggi giorno, te lo assicuro!), timorose di annoiare o di disturbare, ma con talmente tante cose da dire che li si starebbe ad ascoltare, come uno di quei leggendari speaker radiofonici, in grado di accompagnarti per una notte intera, durante un lungo viaggio, mentre la giusta alternanza di musica e parole ci induce al sogno ed alla fantasticheria.
    Di questa straordinaria e ristretta élite, tu, caro Lapinsu, sei uno dei campioni e nello specifico mi piace vederti come un moderno racconta-storie, un po’ giullare (pungente, irriverente, creatore di carnevali dove si ride di re nudi e realtà rovesciate) ed un po’ filosofo, abilissimo nel precipitarsi metaforicamente nel mezzo di una scena del crimine (dove fior fiore di investigatori si stanno scervellando per trovare la situazione all’enigma), infilare la tua mano nel cuore della matassa, per poi estrarne il bandolo di fronte allo stupore generale ed infine ritrarsi come se niente fosse, scansando persino il primato del primo risolutore…

    Siamo così arrivati a questo tuo meraviglioso post, immancabilmente fuori degli schemi ed ovviamente, come tale, nettamente non-recensione: questo tuo articolo è molto semplicemente una confessione, furbamente senza pudore e vergogna, dettata come il canovaccio di una conversazione con il proprio psicanalista, in cui ammetti, esorcizzi ed assolvi te stesso dal peccato di gola, ma anche di lussuria, grazie alla felicissima intuizione di scandire il tutto con la favolistica filastrocca mediovaleggiante di Branduardi.
    Favoloso…

    1. Dare sostanza alle parole è abilità rara, che tu però padroneggi con impareggiabile destrezza.
      E’ per questo che la lettura dei tuoi commenti è sempre gradevolissima, perchè mentre nei tuoi post assumi sempre il tono pacato, purtuttavia brillante, che dispensa il suo sapere ai lettori come una rondinella che torna al nido e dal proprio becco riversa sui propri pulcini il nutrimento, nei commenti assumi invece un tono più colloquiale, quello che assumono tutti la sera quando, allentata la cravatta e arrotolate le maniche della camicia, si lasciano andare alle confidenze in compagnia di una birra e di un amico.
      Ci sono tanti Kasabake, insomma, e tutti invariabilmente meritevoli di apprezzamenti, sicuramente più meritevoli di quanto lo sia io.

      Ormai (lo ammetto) parlare di film o serie tv è quasi sempre un pretesto (anche più di quanto lo fosse in passato) per parlare d’altro, raccontare d’altro, riflettere su altro. Talvolta ho l’impressione (il timore) che questa mia tendenza possa diventare stucchevole, quasi grottesca, ma alla fine sai che ti dico? chissenefrega…. vuoi mettere il divertimento nello scrivere una roba del genere??? E’ impareggiabile!!!! Ad ogni verso della Fiera dell’Est ritoccata (pensa che contavo pure le sillabe cercando di rispettare al massimo la metrica di Branduardi…) ero sempre più piegato dalle risate 😀

      Vabbè, basta divagare però, perchè devo puntare ora l’indice sull’aspetto più interessante del tuo commento che, come spesso accade nelle conversazioni, è quello che non è stato detto\scritto.
      Quindi, esimio collega e fratello ermenauta, il tuo assoluto silenzio sulle serie tv riconducibili all’universo “ONE CHICAGO” a cosa è dovuto? Disprezzo? Ignoranza (nel senso che non le hai viste)? Oppure altro?
      Ci faccia sapere, quindi, prima che la curiosità divori del tutto il nostro corpo sbranando ogni brandello di carne masticabile 😀

      1. Semplice selezione naturale, amico.

        Nel micromondo mio e della mia famiglia (perché, come ti ho già detto in altre occasioni, molte delle mie visioni sono condivise tra me, mia moglie e mio figlio) vigono le dure regole darwiniane, in cui certe specie (film o fiction) sopravvivono o defungono (vengono viste e seguite oppure abbandonate) solo se presentano certe caratteristiche… gli animali alti a collo lungo moriranno nelle lande dove ci sono solo arbusti e cespugli bassi, perché questi verranno divorati dagli animali più bassi, così come le serie Tv di network generalisti verranno da me trascurate in favore di quelle prodotte da canali come HBO o Netflix…

        Insomma, alla fine è questione di tempo: ho dato un’occhiata veloce e sono passato avanti… troppa roba, troppa roba…

      2. troppa roba hai ragione
        in questi giorni mi sono tuffato nella quinta stagione di HoC… l’ho divorata e mi mancano solo due episodi… per ora il cambio al timone non mi ha convinto (da quest’anno c’è un nuovo showrunner) mi riservo però di vedere l’epilogo per esprimere un giudizio definitivo.

      3. Effettivamente il grande hype non l’aveo neppure io.
        Tuttavia, ringalluzzito dalla quarta serie, speravo in qualcosa di sostanzioso, ma finora ho visto solo un clichè ripetuto malamente.
        In tutta sincerità, speravo che Netflix trattasse con più riguardo le sue creature: le prime due stagioni di HoC rappresentano le vette (massime) della serialità televisiva del nuovo millennio e vederle affogare in questo mare di piattitudine un po’ mi rammarica (english do it better, c’è poco da fare…)

      4. In linea di massima sono perfettamente d’accordo con te sulla supremazia della qualità delle serie britanniche (Sherlock è capolavoro inarrivabile che mi fa persino girare la testa al solo pensarci, ma anche le serie del Doctor Who scritte dallo stesso Moffat e persino le 2 stagioni di Broadchurch sono qualitativamente migliori della media delle serie tv statunitensi), tuttavia bisogna ammettere che nel 2016 la HBO aveva tirato fuori un bell’asso dalla manica con la bellissima West World di Nolan e quest’anno invece sono letteralmente andato in brodo di giuggiole nel guardare sia Fargo che Legion di Noah Hawley, la nuova Twin Peaks ed infine la bella TH1RTEEN R3ASONS WHY, in cui Netflix realizza la sublimazione dei cliché sui film scolastici di genere dramma adolescenziale.
        E siamo solo a giugno!

      5. Proprio stamane ho terminato la visione della quinta stagione di HoC e confermo quanto scritto ieri. Resta una bella serie, ma niente a che spartire con le prime due meravigliose stagioni. Prosegue stancamente e si avvita su se stessa. E purtroppo il finale lascia presagire una nuova stagione…

        Tornando al tuo commento, noto che hai messo molta carne al fuoco citando molte serie che, alcuna più alcuna meno, conosco tutte:
        -di Westworld e Sherlock inutile dire altro, la nostra ammirazione è già altissima, ai limiti della devozione
        -LEGION: ho iniziato a vederla e, lo confesso con un pizzico di vergogna, ho interrotto a metà del quarto episodio sopraffatto dalla noia. Penso di essere l’unico (ho letto solo lodi sperticate di questo prodotto) eppure proprio non sono riuscito a guardarla. meaculpa
        -TWIN PEAKS: non vado matto per Lynch e ho giurato di non vedere mai più nulla di lui dopo il finale di Mullolhand Drive. Credo che manterrò fede alla promessa…
        -13: ho letto che si tratta di una serie tosta, dura, per certi versi anche spiacevole, il che rende la sua visione irrinunciabile per me. E’ in coda di visione e al più presto me la sparerò tutta d’un fiato

        -FARGO: già ti dissi che non l’ho mai seguita e che, probabilmente, mai la seguirò

        Voglio chiudere con un cenno su Broadchurch: l’avevo classificato come insignificante in base a qualche fuggevole lettura on line e la tua battuta su questa serie tv ( le 2 stagioni di Broadchurch sono qualitativamente migliori della media delle serie tv statunitensi) mi ha incuriosito non poco…. forse potrebbe riuscire ad avere anche la mia attenzione e giustificare un recuperone in breve tempo 🙂

      6. Alla fine di questo mio commento probabilmente avrò toccato delle vette di relativismo pazzesco, in cui sembra che tutto e il contrario di tutto sia vero, ma non è così: a volte è solo questione di percezione, di lettura fugace o anche semplicemente di predisposizione ad accogliere qualcosa in modo negativo o positivo in base a pensieri preconcetti.
        Ad esempio, malgrado io consideri David Lynch un genio assoluto e tutto il corpo della sua opera, film e fiction comprese, un unico atto di lirismo filmico, la tua affermazione su di lui é forse quella che più comprendo e sulla quale non mi sento di ribattere alcunché: anche in letteratura, ci sono poeti indubitabilmente e certamente grandissimi, ma che io non riesco a sopportare e dei quali non ho nemmeno un libro e che ho letto, quando costretto dagli studi, solo con grandissimo sforzo e patimento.
        Volando molto più basso, alla quota delle fiction televisive (prodotti artistici che contengono nel loro codice genetico l’essere necessariamente commerciali e fruibili per un grande pubblico, con tutte le scorciatoie lessicali e le semplificazioni del caso), mi permetto invece di consigliarti la visione sia di Broadchurch come di 13 e ti assicuro che non solo non sarà non sarà tempo perso, ma che entrambe potrebbero costituire un interessante visione familiare, da condividere con la tua compagna, con la consapevolezza che in entrambe il fulcro è il dolore per perdita di un figlio.
        Entrambe le fiction non presentano nella loro storia picchi di originalità di alcun tipo, nel modo più categorico, ma la cura con cui gli sceneggiatori hanno realizzato la scansione degli eventi e l’amore per il dettaglio inserita in ogni dialogo va assolutamente premiata: nella fiction britannica abbiamo una classicissima indagine di polizia, ambientata in un piccolo paese, con tutto il suo corredo di intrecci personali e spalmata su 2 stagioni (e qui la vera novità clamorosa) non con un patetico intento di allungare il brodo, come spesso avviene in altri prodotti simili, ma presentando una narrazione a due tempi e due ritmi in cui l’indagine esce dai cliché polizieschi e diventa un romanzo sentimentale e drammatico senza sbavature e leccature patetiche e soprattutto con una coerenza narrativa priva di qualsiasi errore o stonatura; per quel che riguarda invece la serie tv statunitense, l’unico elemento veramente di scalpore è il il soggetto, ma questo solo perché il suicidio è non solo un tabù su cui negli USA è quasi vietato parlare nei media generalisti, ma soprattutto perché è un argomento molto di moda sui social network e che gli attenti pubblicitari di Netflix hanno sfruttato come elemento propagandistico ( per tutte e 13 le puntate non vedrai o ascolterai mai in alcun momento qualcosa che ti faccia sobbalzare sulla sedia o rimanere attonito di stupore o particolarmente disgustato perché tutto sarà per te già visto e già sentito, mentre la tua cultura televisiva e cinematografica si lascerà lentamente avvinghiare da una sceneggiatura straordinariamente ben scritta, nella quale, con l’eccezione di alcuni piccoli momenti di eccessiva semplicità concessi allo specifico medium, i continui Flashback e alternanze di passato e presente, sono gestiti con una maestria senza pari, grazie anche a piccoli accorgimenti come segni fisici e ferite sul corpo dei protagonisti che aiutano lo spettatore a capire in che momento della narrazione si sta trovando).

      7. Non c’è nulla di astruso o illogico in quello che scrivi.
        La tua disamina può essere sostanzialmente riassunta in due punti:
        1. alcuni autori vanno letti\visti\ascoltati a prescindere, perchè sono capisaldi dell’arte in cui eccellono
        2. dal momento che non sia più a scuola nè siamo critici\studiosi di professione abbiamo tutto il diritto di dire “Fanculo Lynch” o chi per lui

        Ermenauticamente parlando, nel “sottosopra” a noi tanto caro, non vi è quindi nulla di sacrilego nell’affermare che una qualunque puntata di Psych è migliore di una qualunque puntata di Twin Peaks e che Steve Franks vale 1000 David Lynch.
        Nulla è bello di per sè nonostante tutto sia essenziale per se stesso.

        Passando alle due serie-tv oggetto della disamina, 13 era già nella mia watchlist e nel mio HDD, pronta per la visione.
        Broadchurch, come ti dicevo, l’avevo ignorata (ho scoperto solo oggi che è in onda la terza stagione mentre le prime due risalgono a diversi anni fa) ma ho già rimediato e messo in coda download le due dozzine di episodi finora realizzati.
        Il poliziesco in terra britannica è tradotto sempre con stili e colori particolari (dal fosco White Chapel all’intrigante Luther, passando per il brillante Sherlock, che è pur sempre la storia di un inviestigatore privato…).
        La locandina di Broadchurch però mi ha fatto tornare in mente un vecchio che film (BLOOD) che recensii tanto tempo fa… https://lapinsu.wordpress.com/2014/05/16/blood-ovvero-il-fosco-prisma-del-dolore/ Ad occhio e croce siamo in una prospettiva di quel tipo e la cosa mi affascina non poco.

        Ti dirò di più, da qualche tempo ho il tremendo vizio di vivesezionare la struttura narrativa di ogni film o serie tv che vedo e, complice anche la tua influenza (sappilo), non riesco più a passar sopra a soluzioni narrative rabberciate, semplicistiche, pigre, soprattutto se assunte in un contesto in cui solitamente c’è grande attenzione per questi aspetti. E’ forse per questo che nonho apprezzato molto alcuni passaggi di HoC5 e ho storto il naso di fronte a molte soluzioni narrative scelte dai produttori e dagli sceneggiatori. Mi accadde qualcosa di molto simile guardando la stagione 1 di Iron Fist (onestamente la più debole dell’universo Marvel portato su Schermo da Netflix) ma anche guardando la prima stagione di Taboo che, oltre a un sontuosissimo Tom Hardy e a una messa in scena che immagino tu avrai gradito molto, ha veramente poco da dire sul piano narrativo dal momento che l’interesse non riesce mai a prendere il sopravvento sulla banalità.

        Ma qui mi fermo, perchè la mia pausa pranzo è finita e di cavolate ne ho scritte fin troppe 🙂

      8. Di cavolate non ne hai scritta alcuna, ma anzi hai messo i puntini sulle i su quanto avevo detto anch’io… perciò, come si dice in gergo, siamo in bolla!

        Iron Fist è fatto male, con un ritmo interno altalenante, recitato malissimo e cosa peggiore di tutte con pessime scene di combattimento… ti confesso che l’ho visto solo ed esclusivamente perché in parte propedeutico alla miniserie Defenders, che ho intenzione di seguire…

  4. Ti capisco perfettamente quando scrivi che Legion sarà pure piaciuto a tanti, ma a te ha procurato una noia sconfinata: è esattamente ciò che successe a me con True Detective, il cui successo è per me un fenomeno tuttora inspiegabile.
    Riguardo alle serie tv ambientate a Chicago, non ne ho viste nessuna: nel 2016 ho fatto ben 3 strappi alla regola (Daredevil, Westworld e Shades of Blue), ma in linea generale mi tengo lontano dalle serie tv.
    Farò presto un’altra eccezione per The Handmaid’s Tale: non posso perdermela, data la mia passione per il genere distopico. Aspetto solo che venga messo a disposizione l’ultimo episodio, per guardarmi la serie tutta d’un fiato.
    Nota off topic: avevi ragione, Focus è una cagata colossale. L’avevo visto sperando che fosse carino quanto Whiskey Tango Foxtrot (dato che i registi sono gli stessi), invece mi ha disgustato al punto che l’ho interrotto dopo neanche 10 minuti.
    E’ molto ben riuscito invece (nonostante le mille recensioni negative che girano in rete) Alien: Covenant. Tra i film in cartellone adesso ce n’è un altro che voglio assolutamente vedere: alludo ovviamente al nostro amato Baywatch. Ribadisco che, se non c’è almeno una scena con la Daddario che corre sulla spiaggia con le tette che fanno su e giù nel bikini, chiederò il rimborso del biglietto! 🙂

    1. Vidi TRUE DETECTIVE e non ne rimasi entusiasta come invece la maggior parte degli spettatori. Apprezzai molto l’interpretazione e il personaggio di Matthew McConaghey, ma tolto lui si trattava di un poliziosco nemmeno troppo brillante o intrigante. Quindi ti capisco se scrivi che non ti è piaciuto affatto.

      Delle altre tre serie che hai nominato, una te la consigliai io (DAREDEVIL) ed ero certo ti sarebbe piaciuta.
      WESTWORLD invece è un piccolo capolavoro che, raro caso, ha saputo mantenere le aspettative elevatissime che tutti avevamo (tratto da un romanzo di Crichton, sceneggiato da Jonathan Nolan, prodotto da JJ Abrams, cast stellare, etc).
      SHADES OF BLUE invece la consigliasti tu a me, purtroppo però ancora non ho potuto vederla, ma lo farò a breve perchè lo spezzone di primo episodi che vidi dopo aver sentito te, mi aveva ben impressionato.

      FOCUS è piaciuto poco pure a me. L’unico vantaggio è che qui almeno la Robbie è vestita come dio comanda e non con quei sacchi di iuta che le mise addosso il costumista di Wiskey tanto foxtrot…

      L’unico cruccio è che forse dovrò aspettare l’home video per guardare BAYWATCH… purtroppo in questi giorni sono incasinato (come sai) e per di più a breve partirò per un breve soggiorno balneare… spero che al mio ritorno sia in cartellon sia BAYWATCH che WONDER WOMAN, due film che non voglio assolutamente perdermi 🙂

      PS: ALIEN COVENANT dubito lo verrò… tutta la saga mi sta un po’ sulle palle…

      1. Ho letto solo recensioni positive su Wonder Woman, e questo mi ha fatto molto piacere: di norma i cinecomic della DC prendono molto più fango del dovuto sia dalla critica che dal pubblico, e quindi era l’ora che qualcuno desse a Cesare ciò che è di Cesare.
        Riguardo ad Alien: Covenant, è l’unico film che ho visto della saga di Alien, ed è stato davvero un esordio col botto. Mi era già capitato un’altra volta (con The Counselor) che un film di Ridley Scott facesse schifo a tutti fuorché a me: evidentemente io e questo regista abbiamo un tale feeling che riesco ad apprezzare (e molto) anche i suoi film meno riusciti.
        Riguardo a Baywatch, il timore che sia un film meno scollacciato del previsto è altissimo. Tutte le foto promozionali mostrano le attrici vestite con una sorta di tutina, mai in bikini; inoltre, anche gli scarsi incassi mi fanno pensare che probabilmente chi è andato a vederlo per rifarsi gli occhi non ha trovato ciò che cercava, e quindi ha innescato un passaparola negativo. Naturalmente spero di venire smentito. Ti farò sapere! 🙂

      2. Riguardo Baywatch devo dire, da quel che ho potuto capire dai trailer, siamo più in zona buddy movie di quanto fosse lecito attendersi. Ora non so quanto siano riuscite oppure no le gag tra The Rock e Zac Efron, tuttavia per quanto belle possano essere se il pubblico si attendeva tettone in slowmotion per metà del tempo e culi inprimo piano per l’altra metà, allora il gradimento sarà sicuramente basso.
        Il casting faceva ben sperare, perchè la Daddario è atomica e pure l’altra biondona è una modella di VS che spacca. Mi riservo però di vedere il film per decidere.

        Anche io ho letto le recensioni positive di Wonder Woman: considerando i pregiudizi che tutta la critica ha nei confronti dei film del DCU, potrebbe trattarsi di un autentico filmone.

      3. Aggiornamento: grazie a Dio ho avuto la premura di cercare informazioni in rete prima di andare a vedere Baywatch. Ecco cosa ho letto su Mymovies: “Non ci sono in realtà nemmeno le attrici semi nude, perché Baywatch ha il pregio di aver evitato eccessi sessisti verso le sue protagoniste, che rimangono in costume o abiti leggeri ma pur sempre vestite.” Ho evitato una sòla epocale! 🙂

      4. E’ come fare un film su Batman senza mai fare indossare il costume a Bruce Wayne… anzi, pure peggio, perché un cinecomic senza costumi può essere una trovata originale, un film tratto da Baywatch senza tette al vento invece è solo una cagata. Se non altro, abbiamo avuto la fortuna di scoprirlo in anticipo! 🙂

      5. hai ragione, un film su Bruce Wayne senza farlo vedere mai col costume sarebbe un trovata geniale perchè il personaggio del miliardario ha comunque aspetti interessanti (per certi versi anche più del suo alter ego col mantello).
        Togliere invece le tette da Baywatch, significa eliminare l’unico elemento di interesse e valore nella storia.

        Che occasione sprecata.
        Regista e sceneggiatore andrebbero fustigati fino a sanguinare 😦

    1. carissima , non nascondo l’orgoglio di aver saputo concedere ospitalità a fini intellettuali che sanno mescolare l’aulico e il triviale come pochi altri pensatori della modernità.
      Sono certo che, in fondo in fondo, anche tu non puoi resistere a tutto ciò, anche quando ci si lascia andare sulle virtù della Daddario…. 😀

      1. Dopo che mia moglie mi ha confessato il suo apprezzamento per il tizio koreano protagonista di Chicago Med, non mi stupisco più di niente, neppure di me stesso 😀

      2. Ho visto fino alla quarta stagione.
        Inizlamente è una bomba, poi si perde un po’. Però mi piace il mix di ironia e drammaticità in cui si barcamena la protagonista biondina: è veramente brava.

  5. Un post davvero geniale! In questo periodo non sto guardando nessuna serie tv ma quelle in cui c’erano protagonisti pompieri, poliziotti, medici e avvocati non mi hanno poi tanto affascinato (a parte qualche raro caso).

    1. Io sono abbastanza onnivoro in fatto di serie tv e le uniche che evito sistematicamente sono i medical drama. Chicao MED è l’unica eccezion (pesa molto la moglie… che è infermiera e stravede per queste serie…)
      Nel gruppo, comunque, l’unica veramente meritevole è quella sui pompieri: se ti capita una chance daglierla 😉

  6. Eccomi, con un bel po’di ritardo dovuto al non tempo, ma non potevo mancare ad un post sul Chicagoverse, molto più carino del termine OneChicago che comunque è usato per lo più per le serate crossover.
    Il medical drama non mi fa impazzire per cui non penso proprio che seguirò il secondo spin off anche se la presenza di Donnelly è interessante 😜
    Anche quello ambientato in tribunale mi lascia perplessa dato che di questo genere preferisco serie come Law&Order con metà episodio incentrato sulle indagini della polizia e l’altra metà sul processo, tra l’altro serie dello stesso produttore e creatore del Chicagoverse.
    Comunque i pompieri non si battono 😉
    I poliziotti sono carini e simpatici, ma i personaggi migliori sono nella caserma dei vigili del fuoco. Oltre al fatto che Severide è un gran bel vedere 😜😁
    Mchan

    1. Ciao mchan, è un piacere leggerti di nuoo su questi lidi!!!! Ricordo che avevi trovato un nuovo lavoro che ti avrebbe tenuta lontana da WP: spero per te che tutto proceda per il meglio!!!!

      Non posso che convenire su tutta la linea sulle tue parole per il Chicagoverse: i pompieri sono i migliori. Non per Severide, ovviamente 😀 ma perchè i salvataggi sono sempre tostissimi e i personaggi veramente cazzuti (a parte Gabriela che, come già mi pare di averti detto, stirerei con un autoarticolato se me la trovassi davanti….)

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