Spiderman Homecoming

Nel sogno sono al Polo Nord. O forse si tratta del Polo Sud. Comunque fa freddo.

Oddio, fa così freddo che deve trattarsi di un incubo: non sento più i piedi e perfino la bocca è congelata e non riesco ad aprirla perchè le labbra sono appiccicate l’una all’altra. Il sole splende alto nel cielo ma da lì sembra più distante e riesco contare tutti i chilometri che lo separano dalla Terra, uno ad uno, e mentre il numero cresce e diventa cento, mille, centomila, avverto il calore scemare chilometro dopo chilometro, quasi evaporare, fino a che ogni raggio di sole arriva vuoto e sterile morendo lì, al Polo Nord (o Sud) perso nella distesa di ghiaccio bianco e iridescente che mi circonda.

Ad un tratto mi accorgo che nel sogno (nell’incubo) stringo in mano un bicchiere colmo d’acqua. Per un attimo penso di berlo, ma poi ricordo che ho le labbra appiccicate per il freddo, e comunque bere quell’acqua non sarebbe una buona idea: poco ma sicuro che ghiaccerebbe non appena arrivata nello stomaco, uccidendomi all’istante. Allora lo lancio via. Guardo il bicchiere compiere la parabola in aria, salire e poi scendere, dapprima impercettibilmente, poi sempre più veloce, fino a schiantarsi sul ghiaccio: il vetro si disintegra in mille pezzi mentre l’acqua si sparpaglia tutt’intorno.

Se fossi riuscito a lanciarlo più in alto e più lontano, l’acqua avrebbe avuto il tempo di congelare in volo, penso e poi mi guardo la mano: le mie dita stringono un altro bicchiere pieno d’acqua. Per qualche assurdo motivo la cosa non mi stupisce e senza indugio lo tiro via: questo bicchiere cade qualche metro più in là del precedente, ma si frantuma lo stesso e l’acqua si mescola alla neve. Sposto lo sguardo di nuovo sulla mano e c’è un nuovo bicchiere tra le dita: vorrei sorridere ma non posso (le labbra sono sempre appiccicate per il freddo) e così lo lancio con tutte le forze. Il terzo bicchiere cade pochi centimetri oltre il secondo con lo stesso risultato: vetro in frantumi e rivoli d’acqua che scivolano via. Allora tiro un altro bicchiere, e poi un altro, e poi ancora e ancora e ancora, ma il risultato non cambia mai. Il braccio inizia a dolermi, temo che non riuscirò mai nell’impresa di far ghiacciare l’acqua prima che il bicchiere cada al suolo.

Fisso il nuovo bicchiere stretto tra le mie dita e cerco di racimolare le ultime forze residue nel braccio. Mi concentro: ignoro i vetri sparpagliati per terra, cancello il bianco del ghiaccio che soffoca la mia vista con troppa luminosità, non bado a dei pinguini che hanno fatto capolino da una cresta e con la testa reclinata di lato si godono l’assurdo spettacolo di un uomo che lancia bicchieri colmi d’acqua al Polo Sud (se ci sono i pinguini non può che essere che Polo Sud), annullo tutto il mondo intorno a me finchè non restiamo io, il bicchiere e la mia grottesca impresa. È allora che faccio mulinare il braccio ma più con i nervi che con i muscoli e accompagno il lancio con un urlo liberatorio.

Il bicchiere schizza in cielo come un proiettile, in alto, in alto, sempre più in alto, quando penso che non cadrà più inizia la discesa ma lo fa con pigrizia, come se stesse elargendo un piacere alla forza di gravità anzichè sottomettersi a un principio basilare della fisica. Il bicchiere continua a volare, è sempre più lontano, manca poco perchè atterri e sono certo che stavolta sia riuscito nell’impresa: l’acqua si è ghiacciata in volo, questo è il tiro perfetto.

BUM

Sono sveglio.

Il lancio sarà andato bene? E il bicchiere? Sarà rotto? Ma soprattutto: l’acqua sarà congelata?

Scatto in piedi come una molla divorato dal dubbio. Mi guardo le mani sperando di vedere un bicchiere ma vedo solo le mie dita che tremolano impercettibilmente. Avverto che la maglietta è tutta sudata: fa caldo e apro un po’ la finestra. Il sole è ancora nascosto dietro la linea dell’orizzonte ma i primi raggi di luce cominciano a far capolino. Mi sposto in cucina perchè so che non riuscirò a prendere sonno: bevo un po’ di caffè, prendo uno yogurt ma giocherello col cucchiaino incapace di mangiare. Continuo a pensare a quel bicchiere pieno d’acqua, al tentativo di farlo ghiacciare in volo, alla ricerca del lancio perfetto dove cervello muscoli e nervi riescano a disegnare una meravigliosa parabola d’arcobaleno in grado di illuminare il cielo come una stella cadente in una notte senza luna. Un lancio così non si può fare, penso, è impossibile, concludo trovando infine la forza di assaggiare lo yogurt.

Ancora non so che poche ore più tardi, uscendo dalla sala cinematografica dove ho appena visto Spiderman: Homecoming, avrei sorriso ripensando al sogno della notte precedente e mi sarei detto che è possibile realizzare quel lancio perfetto, basta solo trovare il coraggio di farlo e di vederlo.

Le premesse perchè Spiderman: Homecoming non avesse niente di nuovo o almeno qualcosa di interessante da dire c’erano tutte, però ha saputo trovare l’unico modo per vincere la sfida, ovvero annullare tutto il mondo intorno all’Uomo Ragno e ricostruirlo daccapo: via il morso del ragno, via la genesi dell’eroe, via lo zio Ben, via il potere con le grandi responsabilità, via le classiche spider-girl, via l’editore Jameson, via la versione ottuagenaria della zia May, via tutto, anche il “senso di ragno”. Resta solo un ragazzo – praticamente un bambino che gioca ancora con le Lego – e la sua voglia di diventare grande mantenendo puro il proprio spirito. E Spiderman: Homecoming stravince la sfida perchè è una cascata di freschezza dove l’ingenuità cede il passo alla spontaneità e la luce filtra tra i più angusti meandri portando colore anche laddove pensavamo non ce ne sarebbe mai stato.

Il lancio perfetto esiste, anche l’acqua può ghiacciare in volo, e non importa quanta forza tu metta nel braccio perchè a fare la differenza sarà la capacità di immaginare la parabola, disegnarla con la mente ancor prima che con il lancio ed ignorare tutti gli ostacoli, consapevole che anche un ragazzino può essere un supereroe perchè saper sognare e saper immaginare quello che gli altri non sanno più nemmeno pensare, è questo in realtà il superpotere più grande ci sia.

Voto: 8

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25 pensieri su “Spiderman Homecoming

  1. Non avevo fatto caso a quanti elementi fondamentali del mondo ragnesco sono stati totalmente ignorati in questo film. E in effetti Spider – Man: Homecoming è molto poco rispettoso del fumetto: quello che non ha tolto l’ha profondamente modificato, facendo ovviamente indispettire tutti i puristi che vorrebbero un’adesione rigidissima alla carta stampata. Io fortunatamente non sono tra questi, e quindi mi sono potuto godere lo stesso il film.
    E pensa che nei primi minuti temevo si trattasse di un flop: all’inizio, quando ho letto “A film by Peter Parker” e ho visto che c’era una lunga scena girata con la telecamera a mano dal cellulare di Peter, ho pensato “Se il film è tutto così mi sparo.” Per fortuna poi il regista deve aver avuto un ripensamento, e tutto il resto è stato girato in modo tradizionale. 🙂

    1. Si, effettivamente è un film molto fuori dagli schemi uomoragneschi classici: conosco poco il fumetto, giusto i cartoni che vedevo da bambino e i film successivi con McGuire e Garfield.
      Effettivamente Spiderman Homecoming ha un vantaggio sostanziale: essendo il personaggio stato introdotto in Civil War, gli sceneggiatori avevano due strade percorridibili:
      a) fare un prequel nel quale spiegavano come Peter Parker ha ricevuto i poteri ed è diventato l’uomo ragno
      b) proseguire la storia mostrando come Peter diventa un Super Eroe a tutti gli effetti.
      L’aver scelto la soluzione B è stato rischioso: credo che questo sia il primo cinecomic origin nel quale la genesi dell’eroe è praticamente annullata. Peter ha già i poteri, ha già il costume, ha già la sua missione. Devo solo (si fa per dire) trovare la sua dimensione, sia come super eroe che come teenagers (aspetto che hai mirabilmente analizzato nella tua recensione).
      Questo taglio alternativo ha conferito al film originalità che, mescolata alla brillantissima messinscena, ha prodotto un film coi fiocchi!!!!

      Devo ammettere che, dopo alcuni anni di magra, il 2017 sta regalando filmoni in serie: ARRIVAL e LOGAN sono due dei migliori film di questo scorcio di secolo, a mio parere. Ma anche i cinecomic usciti finora (Wonder Woman e Spiderman Homecoming) sono tra i migliori prodotti nei rispettivi universi cinematografici. Nell’attesa che esca Justice League…
      Tra l’altro ho letto che le proiezioni in anteprima di Dunkirk hanno riscosso un plauso trasversale tra critica e pubblico: il mio hype per l’ultima fatica di Nolan è già salito alle stelle!!!!!

      1. Riguardo a Dunkirk, mi dispiace moltissimo che il resto del mondo potrà goderselo tra pochi giorni, mentre noi italiani dovremo aspettare addirittura il 31 di Agosto. Intendiamoci: fossi stato un distributore italiano anch’io avrei posticipato l’uscita alla fine dell’Estate, perché se lo mandassero in sala in questo momento il film guadagnerebbe un terzo di quanto incasserà ai primi di Settembre. Tuttavia, mi resta comunque un po’ di amaro in bocca al pensiero che dovrò aspettare un mese e mezzo in più rispetto a tutti gli altri. Un mese e mezzo durante il quale dovrò fare di tutto per evitare gli spoiler, che sicuramente fioccheranno in tutti gli articoli sul film.
        Riguardo al 2017 cinematografico, anch’io posso dire di aver visto un capolavoro: A United Kingdom. Ho visto anche La famiglia Bélier, ma quello è un film più vecchio.
        Tra l’altro per me quest’anno è stato più intenso del solito per quanto riguarda i film: ne ho già visti 65, una cifra che di norma non raggiungo neanche a Dicembre.
        E’ stata soddisfacente non solo la quantità, ma anche la qualità: scorrendo la lista dei film visti che tengo nella posta elettronica, ne trovo soltanto 11 ai quali darei meno di 3 stelle. Gli 11 film in questione sono (nell’ordine in cui li ho visti):

        Fino a qui tutto bene (2 stelle)
        Bastardi senza gloria (2 stelle)
        The Sessions (2 stelle)
        La La Land (2 stelle)
        The Danish Girl (1 stella)
        Trainspotting (1 stella)
        Moonlight (1 stella)
        Life – Non oltrepassare il limite (2 stelle per il finale, altrimenti erano 3)
        Coppia diabolica (2 stelle)
        Verso la fine del mondo (2 stelle)
        Cane mangia cane (2 stelle)

        Sono consapevole che ci sono tante bocciature eccellenti: La La Land, Moonlight e Bastardi senza gloria su tutti. Dei primi 2 abbiamo già parlato; per quanto riguarda il film di Tarantino, ho deciso di valutarlo così poco perché ci sono davvero troppe cose che non mi sono piaciute. Il ritmo narrativo è lento, tante gag volevano essere grottescamente divertenti e non lo sono state, non ho gradito il modo in cui Tarantino ha tirato le fila della trama… insomma, non me la sono sentita di metterlo sullo stesso piano di tanti bei film a cui ho dato 3 stelle.

      2. Sull’attesa italiana per Dunkirk sono sulla tua stessa linea: mi spiace ma lo capisco. In fondo accadde qualcosa di analogo anche con Dark Knight e Dark Knight Rises.

        Per quanto riguarda le visioni del 2017, io sono già oltre quota 100 film.
        Di film belli usciti di recente (escludendo quindi i classici recuperati solo quest’anno come Wall Street) oltrei ai titoli già citati, mi sono piaciuti molto le seguenti pellicole:
        Missione Anthropoid (2016) : voto 7 (prossimamente ne pubblicherò una recensione)
        Remember Me (2010) : voto 8
        I magnifici 7 (2016) : voto 7
        Sing Street (2016) : voto 8
        La verità negata (2016): voto 7 (anche per questo pubblicherò una recensione)
        17 anni: e come uscirne vivi (2016): voto 8 (ne sto scrivendo, se viene fuori una cosa decente la pubblicherò)
        Free State of Jones (2016) : voto 8 (autentico gioiello, ne pubblicherò a breve una rece)
        Snowden (2016): voto 7
        Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017): voto 8
        Manchester by the Sea (2016): voto 8
        Smetto quando voglio: Masterclass (2017): voto 8
        La battaglia di Hacksaw Ridge (2016): voto 8
        Barriere (2016): voto 7
        La luce sugli oceani (2016): voto 7
        Autobahn – Fuori controllo (2016): voto 7
        Jackie (2016): voto 7
        Kong: Skull Island (2017): voto 8
        John Wick – Capitolo 2 (2017): voto 8
        Il luogo delle ombre (2013): voto 8 (visto da poco, mi piacerebbe scriverne)

        (ho inserito tutti gli 8 e qualche 7 più significativo)

        Dei film che tu hai visto ma non apprezzato molto, ne ho visti diversi. Escludendo quelli di cui già abbiamo parlato:
        -Bastardi senza gloria: ti confesso che è uno dei miei preferiti nella filmografia di Tarantino. Tolti Kill Bill e Pulp Fiction, secondo me è il migliore. Di sicuro è il più strano, perchè parte da una storia vera (la soluzione finale degli Ebrei e Hitler) per concludersi in maniera non storica, però è sempre tarantino. La scena iniziale, con il col. Landa e il padre di Shoshanna è una delle sue migliori, secondo me.
        -The Danish Girl: manco mi ci accosto a un polpettone del genere, scritto e realizzato per stuzzicare gli appetiti di palati snob.
        -Verso la fine del mondo: concordo, una vera boiata. Ed è un peccato, perchè il plot non era male
        -la la land: visto, apprezzato, ma non gli avrei dato l’oscar manco a pagarlo
        -Moonligh: ho interrotto dopo mezz’ora, una rottura di coglioni senza pari

      3. Beato tu che hai tutte queste recensioni nel cassetto… io invece sono così a corto di idee che per il mio post di Luglio ho dovuto parlare dell’Uomo Ragno, trasgredendo alla mia politica di recensire soltanto film e libri misconosciuti. Forse farò lo stesso anche ad Agosto, focalizzandomi proprio su Dunkirk: un’altra ipotesi è quella di recensire l’ultimo libro di Don Winslow (Corruzione), che però non ho ancora comprato.
        Della tua lista mi attira molto il film di King Kong: ne hanno parlato benissimo praticamente tutti i cinefili di WordPress, e poi c’è John Goodman. Non me lo posso perdere! 🙂

      4. King Kong è la classica americanata, sia chiaro. Però è bello proprio per questo.

        Passando al “duro mestiere di blogger”, devo confessare che la mia vena difficilmente si inaridisce e mi capita di trovare spunti per rencesioni anche su film che mai avrei pensato di trattare sul blog (come ad esempio proprio Spiderman). Solitamente tengo una decina di post pronti nel cassetto e poi pubblico in base al mio umore del momento 😀
        Dovresti provare anche tu, magari all’inizio può essere un po’ faticoso racimilare il materiale, ma una volta superato lo sforzo, poi è tutto in discesa 😀

        L’ultimo di Winslow l’ho scaricato, ma ancora non l’ho letto. Ora sono impelegato con la trilogia ALEXANDROS di Valerio Massimo Manfredi. L’hai letta?

      5. Ho letto una bellissima trilogia di romanzi storici su Alessandro Magno, ma era scritta da Paul Doherty, non da Valerio Massimo Manfredi. Di quest’ultimo ho comprato solo un’antologia di racconti che pensavo di leggere quest’Estate, poi il nostro amico Massimo Orsi mi ha rivelato l’uscita dell’ultimo libro di Winslow e chiaramente tutto il resto è passato in secondo piano.
        In questi giorni tra l’altro non sto né leggendo né guardando film: Domenica mi ha punto una vespa sul braccio, in questi 2 giorni mi si è gonfiato a dismisura, e quindi più che altro sono impegnato a spalmarmi la crema per riportarlo alla normalità. Spero che si sgonfi in tempo per la mia partenza per le vacanze: mi dispiacerebbe se le mie ferie dovessero essere rovinate da quest’inconveniente. 🙂

      6. Io su Alessandro Magno non ho mai letto romanzi storici (come sai sono più orientato al periodo romano, specificatamente della Tarda Repubblica). Tuttavia di Manfredi ho letto molte opere e devo riconoscere che è un grande romanziere.
        Con “L’oracolo” ha raggiunto il suo imperituro capolavoro, ma anche altri romanzi sono degni di nota: L’ultima legione, Le idi di marzo, L’impero dei Draghi, Palladion sono tutti romanzi di pregevole fattura.
        Ovviamente ha uno stile molto diverso da Winslow, del quale per altro ho letto finora solo un romanzo, quel Potere del Cane che mi consigliasti tu: anche questo è un assoluto capolavoro e non mi capacito del perchè nessun produttore ne abbia acquistato i diritti per una trasposizione cinematografica (tempo fa, se non ricordo male, giocammo anche ad immaginare un possibile casting).

        La tua vicissitudine personale mi porta a confessarti la mia più assoluta paura: essere punto da un insetto (ape, vespa, calabrone, etc). Finora non mi è mai capitato ed ho il terrore di andare in shock. Tant’è che quando vedo uno di questi insetti dò il peggio di me stesso, scappando via come l’ultimo dei fifoni.
        Spero vivamente che tu possa rimetterti in tempo per le ferie. A proposito, hai scelto mare o montagna? Anche io partirò a breve per trascorrere una settimana in un agriturismo umbro. Non vedo l’ora!!!

      7. Per un film o una serie tv su Il potere del cane credo che fosse solo questione di tempo. Forse una serie tv sarebbe meglio: ci sono troppi fatti e personaggi per condensarli tutti in sole 2 ore.
        Riguardo alle mie ferie, ho scelto di tornare in Liguria: è il modo migliore per riallacciare i rapporti con tutte le persone che ho conosciuto lì, e che ho un po’ trascurato da quando sono tornato in Toscana. E poi il posto in cui ho lavorato è proprio bello, quindi ci torno con piacere a prescindere dai suoi abitanti.
        Capisco la tua ansia di partire per le vacanze: anch’io ho cominciato a fremere già un mese fa, quando ho chiamato per prenotarle. Insomma, come dice un fortunato spot tv, l’attesa del piacere è essa stessa il piacere! 🙂 Buone vacanze! 🙂

      8. Buone vacanze anche a te!!!!
        Prima o poi anche voglio fare un giro nel nord della Toscana e in Liguria: sono zone che conosco pochissimo e poi muoio dal desiderio di tornare all’acquario di Genova: non appena Chiara sarà un po’ più grande per gustare appieno le meraviglie dell’acquario, organizzerò sicuramente!!!!

      9. Mi permetto di segnalarti questo film
        THE LAYOVER: http://www.imdb.com/title/tt4565520/?ref_=nm_flmg_act_2

        Le protagoniste sono ALEXANDRA DADDARIO e KATE UPTON 😀
        Dal trailer si evince che siamo di fronte a qualcosa di mostruosamente trash, talmente trash da consolarci dalla delusione rappresentata da BAYWATCH (io ancora non ho avuto modo di vederlo, ma chi l’ha fatto me l’ha stroncato in maniera inesorabile a causa della totale assenza della prospettiva sexy su cui invece si imperniava la fortunata serie tv)

      10. Alexandra Daddario e Kate Upton sono due delle maggiorate più bone del mondo. Averle riunite in un film è un’intuizione semplice ma geniale, che da sola si merita il mio tempo e i miei soldi. Speriamo che arrivi presto in Italia! 🙂

      11. E’ l’uovo di colombo… però il regista è un genio assoluto.
        Basta infilare qualche battuta decente inserita tra superbi primi piani dei decolletè generosi delle signorine, è il film batterà qualunque record di incasso, nonchè avrebbe il gradimento sempinterno di tutti noi!!!

    1. Ciao Andrev, vengo a leggere volentieri la tua recensione 🙂
      Comunque sarebbe cosa giusta ed educata leggere anche la recensione su cui sei venuto a pubblicizzare la tua e dirne cosa ne pensi 😉

      PS: il plurale maiestatis di “avete” mi ha lusingato, ma sono solo uno 😀

      1. Chiedo scusa, non avevo commentato mie opinioni sulla tua recensione in quanto sono d’accordo con i tuoi pensieri.
        Era solo per sentire critiche diverse dalle mie… Alla prossima 🙂

      2. oh, ma le scuse non son mica necessarie 🙂
        il mio era solo un consiglio per scambiarsi opinioni in un contesto sano e fecondo 🙂

  2. Come certamente saprai non è il genere di film che mi interessa ma dopo aver letto la tua rece mi hai incuriosito (andrò a vederlo assieme a mio figlio, di anni 15, che senz’altro apprezzerà più del sottoscritto….almeno credo !). Ciao, Massimo

    1. Sul fatto che tuo figlio apprezzerà non ho dubbi. E nonostante non sia il tuo genere, credo che potresti apprezzare anche tu.

      PS: ieri ho visto uno special su Springsteen registrato tempo fa su SKY ARTE. E’ un evento del 2013 (MusicCares) nel quale si avvicendano sul palco decine di artisti che eseguono brani di Bruce.
      Ci sono alcune esibizioni mozzafiato:
      Adam Raised a Cain (Alabama Shakes)
      Atlantic City (Natalie Maines, Ben Harper and Charlie Musselwhite)
      I’m on Fire (Mumford and Sons)
      American Skin (41 Shots) (Jackson Browne e Tom Morello)
      Streets of Philadelphia (Elton John)
      Tougher Than the Rest (Tim McGraw e Faith Hill)
      The Ghost of Tom Joad (Jim James e Tom Morello)
      Dancing in the Dark (John Legend)
      Born in the U.S.A. (Neil Young e i Crazy Horse)

      Se ti capita di beccarlo, te ne consiglio caldamente la visione

      PS: conosci Tim McGraw? Ha una voce country che mi ha stregato 🙂

      1. MusicCares l’ho visto e lo posseggo ma a me sinceramente non è piaciuto granchè…potevano far intervenire ben altri artisti molto più vicini a Bruce (Steve Earle, Mellencamp, Eddie Vedder, Willie Nile, ecc…) ma come al solito sono sempre particolare …… Tim Mc Graw lo conosco e come la maggior parte dei cantanti country hanno tutti una gran bella voce ma le canzoni in genere fanno pena (salvo alcune eccezioni!) ciao ! Massimo

    1. “Mi piace questo suo spirito da eroe springsteeniano della classe operaia“

      Quando Tony Stark, sul finire del film, ha pronunciato questa frase sono letteralmente saltato sulla sedia.
      Tra l’altro è una battuta azzeccata che aiuta ad inquadrare bene il personaggio di Peter Parker 🙂

  3. Tempo fa scrivesti che avevi preso la decisione di sbattertene allegramente dei giudizi altrui e di voler gestire il tuo blog, da ora in poi, con un piglio nuovo, più sentito, più personale, anche a costo di deludere chi si aspettava il “solito Lapinsu”, togliendo al lettore la rassicurante litania di un modus scrivendi a cui si era abituato… lo scopo del tuo intento, ovviamente, non era banalmente quello di stupire (come attività ludica fine a sé stessa), ma quello di crescere, come scrittore e come oratore: crescere, sperimentando e mettendosi alla prova.

    Dentro di me io applaudii allora a tale decisione, perché non si raccolgono frutti se non si semina e perché ho sempre pensato tu abbia stoffa da vendere, pertanto, oggi, di fronte ad un incipit che contrasta con qualsiasi altra recensione possibile ed immaginabile, io sono entusiasta di questo tuo post e bada bene che lo avrei massimamente apprezzato anche a se, dopo la prima parte metaforica, tu avessi iniziato la seconda (con la vera recensione) stroncando il film, che invece (va sottolineato) è bello in senso assoluto.

    Ho introdotto (non involontariamente) un elemento di relativismo (normalmente, ammetto, assai pericoloso eticamente per chi non possiede l’affidabile e solido timone dell’ermenàutica nel soccorrerlo alla guida delle proprie osservazioni), perché il valore di questo tuo post è anzitutto nella narrazione, tutta letteraria, del tuo sogno lucido, costruito come una parabola pre-aristotelica, nella quale il trasferimento di significato dei vari tentativi di lancio diviene la sottolineatura di come alla fine Hollywood sia riuscita a produrre un film di successo su Spider-Man: relativismo, anche perché la tua parabola si adatta a qualsiasi altra buona riuscita, compreso un successo sportivo della tua squadra asiatica del cuore…

    Ho trovato avvincente, sottilmente ironico e così anche lunare questo tuo immaginarti all’Antartide (molto kinghiana poi la notazione enciclopedica della localizzazione del posto attraverso la constatazione della presenza dei Pinguini… strani animali che madre natura ha scelto di far vivere nel più freddo dei due poli…), con questi lanci reiterati del bicchiere di vetro pieno d’acqua e che mi ha ricordato (nel deliri neuronali che mi contraddistinguono) i racconti dei sopravvissuti dei lager siberiani, dove si narra si congelasse in pochi secondi persino l’urina, che usciva calda dal loro corpo…).

    Poi, dopo l’apprezzamento letterario, dopo la parabola, dopo, è arrivata la recensione ed è impeccabile: sul benvenuto che il MCU ha offerto ad uno dei personaggi più iconici dei fumetti Marvel, ho letto di tutto, comprese la corposa ed esaustiva recensione di PizzaDog (guru incontrastato sul versante cinecomic) e quella rivelatrice dell’amico Wwayne ed in tutti i commenti seri e credibili ci sono gli stessi punti in comune che sono poi i plus di questo film: l’aspetto teen; l’originalità; il ritmo divertente; l’assunzione di responsabilità che diviene educazione sentimentale ed etica di un supereroe colto nel suo divenire da adolescente ad uomo, da arrampicamuri di quartiere ad avenger; la figura paterna di Tony Stark (con quel quid di tecnologia gadgettosa che ha fatto del primo Avengers di Whedon un riferimento); il distacco dal fumetto tradizionale (in realtà più forte per chi come te conosceva il personaggio solo dai primi fumetti e dai primi cartoon, meno per chi ha seguito le tante varianti del character, compresa quella cosiddetta ultimate e scelta come riferimento dal MCU) ed infine il villain, con un keaton immenso.

    Continua così amico Lapinsu, non smettere di divertirti e di meravigliare chi ti legge.

    1. Quand’ero ragazzo (ahimè più anni di quanto vorrei…) reperire le informazioni non era cosa facile. C’erano le biblioteche, c’erano le enciclopedia, c’erano gli “esperti”. La fatica necessaria per scoprire le cose conferiva alle informazioni un valore di autenticità e autorevolezza che nell’era di SIRI e di San Google si è perso: oggi tutti possono sapere tutto senza però rendersi conto che tra “sapere le cose” e “Il Sapere” c’è una distanza siderale.
      Ebbene, in questa mia tormentata giovinezza di appassionato in cerca di news e info sul mio idolo Springsteen, recuperai un libro che conteneva tutte le sue interviste edite in Italia. Una di quelle che più mi colpì fu quella in cui descrisse i tormenti che lo divorarano successivamente al successo di Born To Run: aveva raggiunto la fama, aveva più soldi di quanti ne riuscisse a spendere e tuttavia si sentiva in colpa per questa sua fortuna. Il suo pensiero andava ai tanti compagni che non erano riusciti a sfondare, ai suoi più stretti familiari che ancora faticavano ad arrivare alla fine del mese, alle umili origini proletarie della sua famiglia. Riverò questi turbamenti nel disco successivo decidendo di abbandonare i temi e i toni che gli avevano fruttato il successo con Born to Run: Darkness on the edge of town è uno dei suoi dischi più tristi e più sofferti, nelle liriche ma anche nelle musiche.
      Ell’epoca era troppo giovane per capire il senso di quei suoi turbamenti, ma col tempo sono riuscito a scoprire che la conditio sine qua non affinchè le imprese della nostra vita (siano esse sentimentali, professionali, ludiche, amicali) mantengano credibilità e valore è necessari è necessari che si rinnovino, che non si avitino su stesse, che sappiano trovare nuovi percorsi nuovi colori e nuovi obiettivi.
      E’ quindi per onestà intellettuale verso me stesso che presi, mesi fa, la decisione che tu hai ricordato nel tuo incipit.
      Non nego il piacere regalatomi dagli apprezzamenti tuoi o di chiunque altro, ma non nego che qualora avessi riscontrato parari negativi comunque non sarei ritornato sui miei passi, riproponendo in maniera didascalica l’old style di Lapinsù Blog. Non voglio però passare per presuntuoso giacchè eventuali critiche anzichè spingermi a tornare indietro avrebbero la sola funzione di aggiustare il tiro in quanto sto già facendo.

      Benchè il valore ermenautico di questo commento sia elevatissimo, mi pare doveroso parlare anche un po’ del film, altrimenti rischio di passare per un vecchio babbione autoreferenziale.
      Effettivamente il valore di quest’ultimo film sull’uomo ragno è talmente lapalissiano che per scrivere il contrario bisognerebbe essere o stupidi o in malafede. Ho provato a parlarne bene utilizzando la metafora perchè, essendo sprovvisto di competenze non solo cinematografiche ma anche fumettistiche, recensire un cinecomic è per me sempre esperimento pericoloso.
      Entrando nel merito:
      1) se posso confessare una cosa, ho tirato un sospiro di sollievo quando ho considerato il minutaggio finale di Tony Stark. Temevo che Downey Jr finisse con il catalizzare attenzioni a danno del protagonista, un po’ come accaduto in Civil War con il Capitano.
      2) ho gradito enormemente la stratopasserificazione della zia May (va bene che ora voglio darmi un tono, ma sono sempre Lapinsù ragazzi, quello che ha fatto la classifica dei film visti solo per le passere che c’erano…)
      3) ho amato il villain in maniera enorme perchè raramente attore e personaggio hanno uno spessore umano come in questo caso
      4) ho raggiunto il nirvana con la citazione finale sull’eroe springsteeniano della classe operaia.

      E siccome mi piace la circolarità delle cose, dato che con il Boss avevo aperto il commento, mi pare giusto chiuderlo sempre con lui!!!!!

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