Il mattino ha l’oro in bocca

Di solito sono un incrocio tra Forrest Gump e Mary Poppins.

Mi piace ridere e sdrammatizzare, adoro socializzare e dare una mano. Un solido principio anima tutte le mie azioni: trattare gli altri esattamente come vorrei trattassero me, con gentilezza.

Ma talvolta, di rado, non più di 10 giorni all’anno, capita che io diventi un incrocio tra Rambo, Hannibal Lecter e Terminator: violenza rabbia e ferocia si impossessano di me alimentando una misantropia che trova consolazione solo nella distruzione. In questi giorni, rari ma significativi, il genere umano nella sua interezza e nelle sue molteplici manifestazioni non solo mi annoia ma addirittura mi dà fastidio: il viscerale urto fisico si somma ad una germinale repulsione che stimola pensieri così feroci da far sembrare un ufficiale delle SS più mansueto di un’educanda delle suore orsoline. Analoga idiosincrasia si manifesta nei confronti di qualunque oggetto, sia esso fabbricato dall’uomo o di provenienza naturale: romperei tutti i bicchieri, brucerei tutti gli alberi, ammazzerei tutti i cani e demolirei ogni casa nel raggio di 300 mila chilometri.

In queste ferali giornate l’Universo e il Creato tutto mi fanno girare le palle e poche sono le immagini tollerabili dai miei occhi e ancor meno i suoni ammissibili per le mie orecchie.

La voce di mia figlia, innanzitutto, a patto che non si levi per qualche capriccio o richieste sconclusionate tipo Babbo, voglio mangiare gli spaghetti con la Nutella.

Le canzoni di Bruce Springsteen, ovviamente. Ma non tutte: solo quelle incazzate con le liriche che graffiano come una sedia senza gommini strascicata lungo il corridoio nella disperata ricerca di sollievo nel fastidio. Perle tipo Someghing in the night.

Una birra fredda, quasi ghiacciata, magari una gustosissima Tennent’s Strong che aiuta a spegnere il cervello e ad affogare i cattivi pensieri.

Il sorriso di mia moglie, a patto che duri almeno 5 secondi e che poi lei mi prenda per mano e mi conduca in camera da letto. Senza parlare.

Un film di Bud Spencer e Terence Hill. Non importa quale, son tutti capolavori.

Il messaggio di un amico lontano che non sento da tempo.

E soprattutto il buio e il silenzio di casa, perchè sono un scrigno di rarità in cui trovare tesori di apparente serenità.

Ma una volta rimasto solo, con l’oscurità che mi circonda come una fitta nebbia di inquietudine, sento crescere il disagio di una pelle troppo stretta, di occhi troppo miopi, di mani troppo maldestre e passi sempre troppo corti. Tutto diventa brutto: il cielo, la terra, l’aria ed io con loro. La tristezza ammanta la mia vista ed io resto fermo incapace di vedere altro all’infuori della mia fragilità.

Ma l’oscurità non è reale, o forse si, comunque alimenta sempre una vocina che bisbiglia nella testa, una cantilena voluttuosa e seducente che non posso ignorare perchè non giudica, non misura, non contestualizza. Parla agli impulsi, alimenta le emozioni, sfodera l’istinto, annienta le inibizioni, promette l’appagamento. Basta solo trovare il coraggio di cogliere un frutto perchè il divertimento sia completo.

Ciao, Lapinsù.
Vieni a giocare con noi?
Vieni a giocare con noi, Lapinsù?
Per sempre…
Per sempre…
Per sempre…

gemelleshining

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60 pensieri su “Il mattino ha l’oro in bocca

    1. Mi fa piacere che tu abbia gradito questo sfogo un po’ onirico.

      PS: Se le persone sapessero quanto fa bene allo spirito e all’umore cantare a squarciagola Something in the night mentre si guida, molti psicoterapeuti sarebbero disoccupati 😀

      1. molto gradito grazie a te … vedi ci bastano due parole per tornare a cantare, ridere sdrammatizzare e socializzare, so già che ti stai dirigendo da qualche parte a dare una mano a qualcuno e io farò altrettanto. 😉

      2. I social network (o social media) dovrebbero servire proprio a questo.
        Peccato che invece siano usati quasi sempre come cassa di risonanza del livore, della frustrazione e della stupidità che affliggono le persone.
        E’ un vero peccato.

  1. Complimenti per lo sfogo e per come hai saputo spiegare quello che spesso capita a tutti noi… ma ora ti lascio stare altrimenti inveisci contro di me…..oppure lo scritto ed il cantare la canzone del boss sono servite a qualcosa e ti sei “svuotato” dalla misantropia passeggera? (Beato te, a me capita che gli attacchi di misantropia siano ben più frequenti di dieci giorni l’anno , ma è molto meno violenta, è più subdola……..

    1. Caro Massimo,
      cantare a squarciagola il Boss è la migliore medicina che io conosca.
      D’altro canto, coltivare un po’ di misantropia o, più banalmente, necessità di restare per i fatti propri con i propri pensieri le proprie paure le proprie speranze e la propria anima, credo sia un esercizio insostituibile per la crescita personale e l’arricchimento mentale.
      Il problema è che al giorno d’oggi è difficile “staccare la spina” e spesso si finisce per farlo solo quando il bicchiere è colmo, magari comportandosi anche male.
      Stay Hard, come dice il Boss.

      PS: ho letto la tua ultima recensione su Steve Earle. Avevo un suo disco eoni fa, ma l’ho perduto. Ora provo a recuperare l’ultimo album che mi sembra interessante. Se riesco a trovarlo ti farò sapere come mi pare!!!!!

      1. Quindi stay “Angry” and stay alive ….. 😉
        Steve Earle si è ripreso dopo diversi anni e diversi dischi appannati , devo dire che mi è piaciuto anche se non raggiunge le vette dei dischi dei ’80 e ’90 . Fammi poi sapere che te ne pare, ciao !!

      2. PS:
        non so se ti è giunta eco della notizia (se hai visto il mio profilo FB negli ultimi giorni si) ma il Direttore Artistico dello Sferisterio di Macerata ha ufficialmente contattato la Barley Arts per organizzare un concerto di Springsteen qui a Macerata il prossimo anno, nell’arena famosa per le rappresentazioni liriche e che poche settimane fa ha ospitato parte dei Radiohead per un concerto benefico a favore dei terramotati.
        Ecco, la prospettiva (seppur remota) che Bruce possa venire nella MIA città mi sta facendo uscire di testa….

      3. Certo, ne sono a conoscenza e spero per te che si avveri !! E’ una sensazione intensa ( quante volte l’ho immaginato io ed ovviamente il tutto finiva con l’incontro tra me ed il Boss 😉
        Io solitamente non sono molto ottimista però sognare non costa nulla e poi Bruce è sempre attento a questi eventi particolari ( in passato ha dedicato la sua canzone “My Citiy of Ruins” ai terremotati dell’ Aquila e più recentemente proprio alle vittime del terremoto dello scorso anno nei territori tra Marche e Lazio) quindi ti capisco. Ma è bello essere in trepidazione per queste cose, ti tengono sulle spine e ti senti vivo. L’importante è avere la consapevolezza che l’evento può non avvenire altrimenti diventa un dramma….. Al limite vai a Broadway quest’ inverno visto che i prezzi sono popolari !!! ahahahah

      4. i prezzi di Broadway sono altissimi, ma onestamente non mi aspettavo nulla di diverso: il prezzo lo fa la domanda e se puoi staccare meno di 20k tagliandi a fronte di centinaia di migliaia di richieste, è ovvio che il prezzo sia alto e francamente non capisco quelli che si scandalizzano.
        Nell’ultimo decennio i prezzi dei concerti sono cresciuti esponenzialmente e credo sia l’inevitabile conseguenza del fatto che ascoltare la musica è diventato quasi sempre gratis o giù di lì: tra le piattaforme tipo spotify o iTunes da un alto e chi la scarica dall’altro, ormai artisti (e soprattutto case discografiche) guadagnano solo coi concerti.

        Detto ciò, ritengo molto remota la possibilità ce Bruce possa venire allo Sferisterio. Nonostante la location sarebbe perfetta per un suo show acustico o con un band ridotta all’osso (basso, batteria, pianoforte) non credo proprio ci siano i presupposti. In città non lo dice nessuno (ancora) ma secondo me è tutta una furbata per avere pubblicità gratis sfruttando l’onda lunga del concerto di Yorke e compagni.
        Forse riusciranno a ingaggiare qualche artista di maggior grido rispetto al passato, ma mostri sacri come Bruce non verranno mai.
        Ohi, se poi proprio vuol venire, lo porto a mangiare i vincisgrassi e ciauscolo, così dopo Macerata diventa tappa fissa delle sue tournè 😀

      5. Concordo con ciò che dici riguardo al motivo dell’ aumento esponenziale dei prezzi dei biglietti dei concerti dei Big. Infatti ho dirottato sapientemente verso concerti di artisti semisconosciuti ma altrettanto interessanti e che aggradano. Quest’anno ho visto concerti gratis o a prezzi modici numerosi cantanti (per esempio Sabato prossimo mi recherò a Fiorenzula D’arda a gustarmi un concerto di Michael McDermott al prezzo di soli € 12,00 !!). Quello che non mi va giù è vedere Bruce che negli ultimi anni è entrato in modalità VIP ed oltre ai numerosi avvistamenti estivi (giustamente si gode la vita, e su questo pieno appoggio ci mancherebbe) ora fa il verso ad Elvis quando si “piegò” al dio danaro con una serie di concerti a Las Vegas. E’ da anni che Bruce ha perso molto di quello che rappresentava per me (con lui ho scoperto tutto un mondo che prima era inesistente per il ragazzino che ero ) vuoi per i live riveduti e corretti che non sono certo paragonabili ai concerti del passato e per dischi che dal nuovo millennio non riescono più ad esprimersi ad alti livelli e quindi ha pubblicato album mediocri (ad eccezione di The Rising anno domini 2002 e metà Wrecking Ball per il resto siamo a livelli decisamente bassi). In definitiva non rinnegherò MAI il Bruce Springsteen che mi ha dato tantissimo in passato ma certo non è più un faro che ti indica la direzione, anzi il faro è spento da almeno tre lustri.
        Sono il primo ad augurarsi che nel prossimo futuro si riaccenda. Ma per ora rimane un grande rammarico dentro di me.

      6. Caro Massimo,
        non avendo vissuto direttamente gli anni d’oro della carriera di Springsteen nè avendo neppure in minima parte le tue competenze in ambito musicale, posso capire solo parzialmente la disillusione e lo scoraggiamento indotti dalla piega assunta dalla carriera di Springsteen.
        Per quanto riguarda la qualità degli album, non posso che convenire con te: dopo BITUSA ha realizzato solo un disco rock veramente coi controcazzi, il THE RISING che hai citato anche tu (tra l’altro ti dò una primizia: la prossima settimana pubblicherò un articolo proprio su questo album). MAGIC è discreto sui pezzi rock, ma le ballate e le “incazzate” (quelle alla Something in the night”, per capirci) sono deludenti. WORKIN è il suo disco più brutto, seguito a ruota da HIGH HOPES. WRECKING ha qualche brano decente (che dal vivo funziona anche bene) ma è troppo “costruito”, poco spontaneo come invece è solitamente la musica di Springsteen.
        In tutta onestà non credo neppure che ci siano speranze che possa tirar fuori dal cilindro un album veramente bello: a quasi 70 anni credo che ormai abbia già detto quel che aveva da dire e non essendo neppure mai stato un grande innovatore in quanto a suoni e melodie, dobbiamo rassegnarci al fatto che non realizzerà più dischi memorabili.
        Invece ritengo che il discorso dei live-show sia diverso. Ovviamente non hanno più lo spessore artistico degli anni 80 (e vedere il live di Tempe del 1980 fa venire le lacrime in questo senso) però il lato emotivo almeno per me è rimasto inalterato. Ad esempio il The River Tour 2016 è stato (contro ogni mia aspettativa) molto più bello dei precedenti, forse solo nel The Rising Tour l’avevo sentito più in palla, perché da un lato ha finalmente limitato quasi a 0 le richieste del pubblico mentre dall’altro ha suonato sempre scalette con una struttura di base molto rigida incentrata su THE RIVER dove poi giocava molto bene completandole con brani sempre variabili ma che si incastonavano bene sia musicalmente che concettualmente con le altre canzoni.
        Ma ovviamente son tutte considerazioni personali: la musica è come le ragazze, quelle che piacciono a me magari non piacciono a te 😀

      7. Le tue sono considerazioni condivisibili anche perchè per il discorso live mi sono fermato al 2007 e non avrei molta voce in capitolo ( il concerto che vidi quell’anno al forum non mi fece impazzire , a parte l’esecuzione di Incident e The E-Street Shuffle ; il top, oltre a quello storico del 1985 per me rimangono quelli del 1999 che ne vidi addirittura tre, due al Forum ad Aprile – il secondo del 20 Aprile ero in prima fila davanti agli snake boots di Little Steven e riuscii a “battere un cinque” a Bruce, e poi a Genova l’ 11 giugno.
        Al Forum ho un aneddoto da raccontare in quanto alla fine del concerto un mio amico ed io decidemmo di passare dalla pista del ghiaccio che era se non ricordo male al piano sottostante, prendemmo delle scale di servizio e salimmo alcuni piani per poi trovarci due guardie del corpo enormi che ci fermarono ed abbozzammo qualche parola di scuse intanto sbirciai all’interno della stanza alle loro spalle e vidi alcune persone dello staff, un tavolo ed un paio di poltrone ma di Bruce e della E-street band neppure l’ombra ….ovviamente erano già saliti in auto diretti all’albergo. Comunque fu un’esperienza che ricordo con piacere, cosi come quando lo vidi dall’esterno dell’albergo a fianco Porta Nuova a Torino dopo il concerto del 1988……Forse hai ragione nel dire che non potrà più regalarci dischi memorabili alla soglia dei 70 anni, ma voglio essere ottimista e sperare che assoldi un produttore coi controcazzi e faccia come Johnny Cash che ebbe una seconda vita da artista (grazie a Rick Rubin) con la serie degli album American Recording , oppure Ian Hunter che a 73 anni suonati pubblica un disco migliore del precedente. Ma la lista delle cariatidi del rock che spaccano il culo ai giovani è molto lunga , come i cari Rolling Stones.
        Infine un cenno alle ragazze : a me piacciono tutte le donne, senza di loro il mondo farebbe decisamente più schifo…. (sviolinata per acchiapparmi qualche simpatia nel caso qualcuna leggessee…….dovevo fare il politico….eheheh) ciao e grazie per la compagnia !Massimo

      8. Nel 2007 a Milano c’ero anche io, chissò forse ci siamo anche beccati! Concerto forse sottotono (ma Roma 2009 fu peggio, te lo assicuro) ma ricordo alcune chicche memorabili come THe ties that bind (all’epoca non la suonava quasi mai) e soprattutto Adam raised a Cain. Per non parlare poi della versione live di Long Walk Home, autentica meraviglia, scomparsa non so bene perchè dai suoi show.
        Il reunion tour fu il mio battesimo (ero a Bologna) mentre per ovvi motivi non potei essere a San siro nel 85 (avevo6 anni…). Ho un vecchio bootleg ma si sente da schifo purtroppo.
        Dal magic tour in poi c’era stato un leggero calo nel valore delle performance, non tanto sotto il profilo della qualità, quando sotto il profilo della credibilità: Bruce assecondava il pubblico sempre troppo, sempre di più.
        L’ultima tournè invece ha segnato un’inversione di tendenza: Bruce a tornato alla guida e tutto il pubblico gli va dietro.
        Speriamo solo ci sia spazio per un nuovo tour, perchè ammetto che io sto già in crisi d’astinenza 😀

  2. Ognuno di noi ha un lato oscuro. In determinate occasioni è inevitabile dare sfogo a questa parte peggiore di noi stessi, in modo più o meno forte a seconda di quanto sono saldi i nostri freni inibitori.
    Quali sono queste occasioni? Beh, questo varia da persona a persona. Magari una cosa che a me provoca profonda rabbia a te invece non fa né caldo né freddo, e viceversa.
    Nel mio caso, io tiro fuori il peggio di me stesso quando mi accorgo che qualcuno cerca di manipolarmi. Se qualcuno vuole farmi fare qualcosa a tutti i costi e mi mette pressione affinché io lo faccia, a quel punto il mio spirito libero si ribella, e mi porta a fare l’esatto opposto.
    Tra l’altro questo mi capita molto spesso, perché il mio lavoro mi porta a dover prendere delle decisioni tutti i giorni. E quando hai questo potere, è inevitabile che presto o tardi qualcuno ti metta pressione. Talvolta lo fanno con il cappello in mano, chiedendolo gentilmente, ma più spesso lo fanno con prepotenza, ricorrendo all’intimidazione, alla minaccia, all’insulto.
    Sono cose che succedono anche ai miei colleghi più vecchi, ma nel mio caso episodi di questo genere sono ancora più frequenti, perché ho l’aspetto di un ragazzino, e questo induce la gente a pensare che sia più facile manipolarmi. Non capiscono che resistere o cedere alle pressioni è una questione di carattere, non di età: ci può essere chi ad 80 anni si caga sotto davanti alle minacce, e chi invece a 30 se ne sbatte altamente e va avanti per la sua strada.
    Passando ad argomenti più felici, la Tennent’s non l’ho mai assaggiata, ma un mio ex collega (quello appassionato di birre di cui ti ho già parlato in passato) sosteneva che le migliori al mondo fossero quelle danesi, ovvero la Carlsberg e la Tuborg.
    Del tuo post mi ha colpito anche la canzone di Springsteen. Non solo per la sua bellezza, ma anche perché pure nel mio caso c’è una canzone che ha un potere calmante su di me. Sperando che ti piaccia, mi permetto di postarla sul tuo blog:

    1. La tua analisi non fa una piega, wayne.
      L’unica cosa da aggiungere è che spesso (se non sempre) i nostri comportamenti o le reazioni sono determinate dal contesto in cui ci troviamo.
      Mi spiego meglio: se stai scazzato per un qualche motivo allora è più probabile che reagirai bruscamente ad una di quelle situazioni che ti fanno andare in bestia. Viceversa, se sei di buonumore per un qualche motivo, quella stessa situazione ti lascerà se non indifferente almeno poco scosso.
      Comunque, l’importante è non reprimere troppo a lungo certi pensieri e ogni tanto lasciarli sfogare perchè il rischio di esplodere in maniera irrefrenabile c’è sempre, soprattutto con la frenesia che ci circonda oggigiorno.

      Passando ad argomenti più futili:
      la Tennent’s è una ottima birra poco gasata. Ahimè la gradazione alcolica è molto alta (nella versione standard 9°, in quella strong addirittura 11°). Per questo è perfetta se senti il bisogno di spegnere il cervello per un po’ 😀

      PS: non conoscevo la canzone, dal sound sembra molto vecchia, tipo degli anni 80. Comunque è carina, grazie per la dritta

      PPS: ho appena terminato di vedere la nuova serie NetFlix dedicata ai supereroi, THE DEFENDERS. Tu l’hai vista? Ricordo che Daredevil, al netto di qualche dettaglio, aveva trovato il tuo gradimento. Ti confesso che mi è piaciuta molto: non come Daredevil, però molto. I personaggi si amalgamano bene e, tolto un inizio troppo lento, la storia scivola via col giusto ritmo.
      La nota dolente credo siano solo i villain, molto decadenti e poco incisivi (tuttavia molto sui genersi, questo va detto). Insomma, se ti capita ti consiglio di guardarla.

      1. Per quanto riguarda le serie tv, non riesco a seguirne più di una nello stesso periodo, quindi ogni discorso è rimandato a quando avrò finito Blood Drive. Ho visto 6 episodi su 13, poi gli impegni lavorativi mi hanno costretto a posticipare la visione degli altri 7. Ad ogni modo, può darsi che già la prossima settimana io faccia una bella maratona, e mi metta a guardarli tutti e 7 consecutivamente: quella serie mi piace troppo per gustarmela un sorso alla volta, preferisco tracannarla tutta d’un fiato.
        Rimanendo in tema di visioni “tutte d’un fiato”, questo fine settimana ho in programma di andare ad un multisala, e gustarmi uno dietro l’altro Baby Driver e Dunkirk. Spero che almeno uno dei 2 film mi dia l’ispirazione per un post, altrimenti non ho idea di cosa scrivere nel mio post mensile.
        Riguardo a The Defenders, non avevo intenzione di vederlo, perché avevo letto che per comprenderlo è necessario aver visto anche le serie tv “da solista” dei 4 personaggi principali. Confermi o smentisci?

      2. Anche io amo vedere le serie tv in full immersion. Purtroppo gli impegni di lavoro e familiari mi impediscono di poter dedicare più di 2-3 ore filate a una serie tv, tuttavia quando inizio una serie non la inframezzo mai con altri film o telefilm e mi dedico esclusivamente a lei, così da finirla il prima possibile.
        Ad esempio The Defenders l’ho ultimata in 4 giorni (2 episodi al giorno).
        Per chiudere il discorso su THE DEFENDERS ti assicuro che non è necessario aver visto le altre serie sui singoli super eroi. Oddio, forse senza aver visto DAREDEVIL alcuni passaggi potrebbero essere enigmatici, ma i riferimenti alle altre 3 serie, seppur presenti, sono tutti esplicati molto bene e quindi lo spettatore può comprendere bene la storia.
        Io stesso, ad esempio, non ho visto la serie dedicata a LUKE CAGE e la stessa IRON FIST (una discreta palla) l’ho praticamente vista con un occhio solo.
        Quindi vai tranquillo.

        Citi Dunkirk e ho il cuore in lacrime.
        E’ uscito da una settimana e ancora non sono riuscito a vederlo. Come se ciò non bastasse, tutta la mia combriccola di amici con cui vado di solito il cinema ha deciso di “passare la mano”, poichè il genere bellico non entusiasma nessuno di loro e neppure la regia del maestro Nolan li smuove dalle loro posizioni. Ho provato a fregare mia moglie facendole credere che fosse un film in costume ambientato durante la seconda guerra mondiale ( 😀 ) mi mi ha sgamato e quindi mi toccherà vederlo da solo. La qual cosa non sarebbe un dramma (mi è capitato diverse volte di andare al cinema da solo e lo trovo anche affascinante) tuttavia l’idea di vedere DUNKIRK senza nessuno con cui poterne discutere alla fine mi abbatte lo spirito. Ma tant’è, quindi dovrò farmene una ragione.

      3. Io invece non provo tutta quest’attesa per Dunkirk. O meglio, la provavo, ma poi ho scoperto che nello stesso periodo sarebbe uscito Baby Driver, che promette di essere un film molto più figo (non più bello ovviamente, solo più figo), e quindi Dunkirk è passato un po’ in secondo piano ai miei occhi.
        Ad ogni modo, so che non è la stessa cosa di una conversazione dal vivo, ma prometto di discutere con te di Dunkirk appena l’avrò visto! 🙂

      4. mi sa che lo vedrai prima di me.
        io devo aspettare almeno fino alla prossima settimana, se non quella di là ancora…. confido che il titolo sia così di grido e non venga tolto prima dal cartellone del multisala

      5. Puoi dormire sonni tranquilli: Dunkirk terrà le sale per un bel pezzo, e ci tornerà dopo aver raccolto una valanga di nomination agli Oscar. A meno che i giurati dell’Academy non decidano di snobbare Nolan anche dopo che lui gli è venuto incontro facendo un film come piace a loro: ma non ci voglio nemmeno pensare, anche perché tra le uscite dei prossimi mesi non vedo nessun film che possa insidiarlo. Forse solo Live Like Nine, che ha una trama molto americana e 2 premi Oscar nel cast. Ma anche questo film mi sembra un concorrente molto debole rispetto a Dunkirk.

      6. Live Like Nine era rimasto colpevolmente fuori dai miei radar: GRAZIE PER LA DRITTA perchè il film effettivamente promette benissimo.

        Che stavolta NOLAN abbia voluto fare un film più oscarizzabile dei precedenti non si discute: trama, cast e perfino la durata (solo 1h47m) strizzano l’occhio ai giudici dell’Accademy.
        Tuttavia, permettimi di storcere il naso se tutti questi indizio fossero confermati dalla visione del film.
        Modificare il proprio modo di fare cinema per raccogliere statuette non è mai una bella mossa. Pensa a Spielberg: dopo l’infruttuoso tentativo con “Il colore viola” si intestardì a produrre film da Oscar, che gli vennero pure bene (Schindler List e Salvate il soldato Ryan sono bellissimi) tuttavia da allora non ha più saputo realizzare un film anche solo lontamente vicino alla grandiosa potenza delle sue pellicole precedenti, quelle più scanzonate o fantastiche: Lo squalo, Incontri ravvicinati, i vari Indiana Jones, Hook, Jurassik Park come regista, ma anche I Goonies, Piramide di paura, Ai confini della realtà, ET, Bigfoot, Roger Rabbit, Ritorno al futuro in veste di produttore.
        Insomma, dopo i meritatissimi Oscar cominciò il suo declino artistico (intendiamoci, fa ancora film favolosi, ma rispetto allo standard cui ci aveva abituato è MOLTO al di sotto). Mi auguro che non accada nulla di simile a Nolan.

      7. Spielberg è nato per fare film spettacolari. Quando prova a fare film d’autore, talvolta la sua intelligenza gli permette di fare comunque centro, ma più spesso il suo scarso feeling con film di questo tipo lo porta a produrre delle opere che di spettacolare hanno solo la pallosità.
        Lincoln è un esempio perfetto: a distanza di anni dalla visione (ovviamente non terminata), resta uno dei film più noiosi che abbia visto in vita mia.
        Riguardo a Nolan, a mio giudizio lui è molto legato al cinema fantastico in tutte le sue forme, da quella quasi realistica del cinecomic alla fantascienza pura di Interstellar, e quindi non credo proprio che lui abbia deciso di chiudere per sempre con film di questo tipo. Confido anzi in un suo ritorno alle origini… se poi decidesse di regalarci un quarto cinecomic, sarebbe davvero il massimo! Tra l’altro la DC ne ha 2.000 di cinecomic in cantiere, quindi Nolan avrebbe solo l’imbarazzo della scelta.

      8. Sarebbe bello rivederlo dirigere un cinecomic (il mio sogno era che fosse lui a girare Man of steel) tuttavia temo sia una eventualità remota: con il Cavaliere Oscuro ha creato una trilogia perfetta, ha innovato il genere ed è salito sull’olimpo.
        Sarebbe pressochè impossibile ripetere quel successo, quindi se ha un po’ di sale in zucca farà film diversi.

        A me piacerebbe vederlo dirigere un film che alla spettacolorizzazione e alla potenza delle immagini (ambiti nei quali è un maestro indiscusso) sappia abbinare anche un po’ di azione e ilarità, caratteristiche spesso latitano nelle sue pellicole.
        Oppure un gangster-movie: una bella storia di mafia raccontata da Nolan sarebbe per me l’Ambrosia tradotta in pellicola 😀

  3. Appoggio la misantropia,la rabbia,la voglia di solitudine,il Boss e la Tennent’s… Tutte le varietà di Tennent’s! ❤
    Io sono reduce da una settimana di solitudine marina che mi ha rimesso al mondo… Forse…

      1. Tennent’s is a way of life! ❤
        PS: Nessuna pena,tranquillo. Sapevo di Michelino e dell'Alicia nazionale e son contenta per loro. Lei (a differenza di precedenti fiamme Fassiche) mi sta simpatica…

      2. L’ho vista in diversi film ed è molto molto brava (in EX MACHINA spaventosamente brava).
        E se ha la tua approvazione, allora siamo a cavallo.
        Stappiamo una tennents e brindiamo agli sposi!!!

      3. l’unica cosa interessante dei matrimoni è il vino: se c’è quello parto in carrozza 😀
        (basta che non fissano la data il giorno in cui FORSE il Boss verrà a Macerata…)

      4. Certo, pure Zeus.
        E chiunque ami il buon vino e la buona compagnia!!!!
        Magari ognuna porta la bottiglia tipica della sua regione e poi tutti a cantare

  4. Per me Shining è un film capolavoro ed una lezione di cinema indimenticabile, ma non è assolutamente uno spaventoso film horror, anzi, la sua trama è palesemente pasticciata e persino offensiva del testo kinghiano, da cui lo stesso Kubrick si allontanava ogni volta che poteva, considerandolo poco più che carta straccia.

    Lo stesso Kubrick, da sempre nel mio pantheon dei migliori registi di sempre, non era certo persona affabile, ma anzi era noto per la sua misoginia ed intrattabilità, per questo motivo, io che lo considero da sempre un mostro sacro della settima arte, che ho persino dei mancamenti tipo sindrome di Stendhal quando vedo alcuni suoi magnifici segmenti filmici, che ho amato perdutamente ogni sua pellicola dalle primissime in bianco e nero fino a arrivare all’ultima decadente e parzialmente incompiuta, per questo motivo dicevo, conoscendo appunto il suo carattere facilmente equivocabile con un essere snob che invece non gli apparteneva, gli perdonai a suo tempo il pseudo tradimento del testo originale e mi abbandonai al godimento di Shining come la visione inquietante sull’animo umano quale è in realtà.

    Tutto questo panegirico solo per dire che il tuo post ha avuto su di me un effetto simile, facendomi scavalcare di fatto qualsiasi inutile indagine sui motivi che ti hanno portato a descriverti come un Cecco Angiolieri che vuole bruciare il mondo e l’umanità e piuttosto soffermarmi, non già sulla tua prosa (cone esercizio retorico) quanto sulle immagini che da essa scaturiscono (sulla tua indubbia ed unanimemente riconosciuta capacità affabulatoria) come appunto nel film di Kubrick, in cui lo spettatore non deve soffermarsi davvero sul perché il protagonista compie quelli azioni quanto sulle visioni che descrivono il suo stato d’animo, la sua follia, la sua ansia distruttiva, che lo trasformano da padre e marito amorevole ad incarnazione del male cieco ed ottuso.

    Che delizia, infine, anche in te questo apparente snobismo (amorevole coincidenza con Kubrick), questo tuo costruire un testo di parole ed immagini giocati sul levare e sulla sottrazione seducente, per la quale il titolo del film Shining mai non è mai pronunciato pet tutto il post ed al suo posto compare la criptica frase che Torrance scrive in modo maniacale ogni giorno, come un automa senza volontà, una marionetta nelle mani di un demone che usa il corpo di uno scrittore per giocare a fare l’assassino… Un titolo, quello del tuo post, che porta con sé anche tutto l’amore per il cinema ed il rispetto per lo spettatore che Kubrick aveva, visto che egli di persona si occupò di scegliere una ad una le frasi o i proverbi che in ogni lingua, in cui il film è stato doppiato, dovevano sostituire l’originale “All work and no play makes Jack a dull boy“.

    È sempre leggerti, anche quando il cinema compare nel titolo e nell’immagine in evidenza, per poi scomparire dentro una confessione intima, ma è proprio questo il segreto della letteratura, amico mio.

    1. Avevo fatto una scommessa con me stessa quando mi risolsi per il titolo del post (prima ce ne sono stati molti altri, tutti invariabilmente difettosi però): che avresti colto la valenza simbolica e il malcelato ossequio che avevano determinato la mia scelta.
      Ovviamente era una scommessa pagata alla pari (mi piace vincere facile…) perchè la tua sensibilità è seconda solo alla tua cultura e che tu cogliessi certe sfumature era inevitabile come il tuono dopo il fulmine.

      Detto ciò, mi soffermo su alcuni dei punti di maggiore interesse suscitati dal tuo (come sempre) mai banale commento.
      Ho sempre considerato il romanzo SHINING uno dei migliori di King e la trasposizione cinematografica di Kubrick uno degli episodi nel quale la pellicola aveva saputo immortalare l’angoscia per poi saperla trasmetterla allo spettatore.
      Dici bene quando ricordi la distanza tra libro e film, tuttavia io considero questa trasposizione come il paradigma perfetto per chiunque volesse sceneggiare un romanzo perchè è l’episodio nel quale (come per altro ebbi modo di spiegarti in passato) il lavoro di trasposizione si è trasformato in lavoro di TRADUZIONE. Kubrick ha saputo prendere l’emozione più potente che trasudava dal manoscritto di King, ovvero l’angoscia, e ha saputo riproporla su schermo, a modo suo, tagliando e cucendo e innovando una storia già di per sè molto particolare, forse anche velatamente autobiografica.

      Angoscia, dunque. E’ questa la colonna portante di film e romanzo, almeno per chi come me conferisce sempre alle emozioni un ruolo fondamentale. E la stessa angoscia è stata il motore che mi ha spinto a scrivere questo post.

      1. Si, effettivamente avevamo già parlato assieme del problema di come il tradurre (da una lingua all’altra o da un linguaggio letterario ad uno cinematografico e così di seguito) sia sempre tradire e che non sempre la scelta più giusta sia la fedeltà assoluta al testo originale.

        E’ indubbiamente una questione assai complessa, che forse si può solo minimamente alleggerire con qualche indicazione per il lettore o lo spettatore, come, ad esempio, con l’uso del testo a fronte nel caso delle poesie (come modo per richiamare l’attenzione sulla musicalità e sul ritmo dei fonemi originali scelti dall’artista e far discutere lo stesso lettore) oppure con lo scrivere in un film che è “liberamente” tratto da un opera, ma sappiamo bene che questi sono paliativi!

        Il problema resta di base la necessità di fare una scelta che si porrà tra due estremi: realizzare una traduzione molto fedele ma mediocre, perché completamente asservita a riprodurre più significati e più emozioni possibili del’opera originale oppure fare un tradimento completo, cercando di creare un prodotto artistico nuovo e come tale con un vigore ed un animo personale, nella speranza che questa sua indipendenza gli garantisca maggiore forza espressiva.

        Io personalmente non penso che ci sia una ricetta univoca, ma penso dipenda dal testo originale che s’intende tradurre, dal suo significato, dalla sua importanza e persino dalla sua fama (tutte cose che spesso “obbligano” chi traduce a restare maggiormente fedele).

        Nelle opere che “tradiscono” completamente l’opera originale prendendosi tutto lo spazio artistico per creare un nuovo prodotto, però, c’è nascosto anche un grande pericolo: siccome il cinema e la televisione hanno dalla loro di base un pubblico numericamente più ampio di quello di un testo letterario magari non famosissimo, può capitare che quanti non abbiano letto il libro ma abbiano visto soltanto la sua versione cinematografica televisiva giudichino anche il libro con lo stesso metro qualitativo con cui stanno giudicando l’opera filmica.

        Tanto per capirci, da grande appassionato di Stephen King ed in particolare del ciclo della Torre Nera, io sono terrorizzato all’idea che chi non ha letto i libri, dopo aver visto quella merda galattica del film, molto molto molto liberamente tratto nemmeno dalla storia ma solo dai personaggi di King, possa pensare che anche i romanzi scritti dal maestro siano stupidi e banali quanto il film. Ciò che voglio dire è che in pratica chi traduce non ha solo il compito di tradurre bene o di creare comunque un prodotto finale buono, ma ha anche la responsabilità di non imbrogliare lo spettatore: in ogni traduzione, versione, adattamento, chi la produce ha un obbligo di etica artistica nei confronti del prodotto di partenza, in base al quale deve rispettarne non già i dettagli, ma la sua anima ed il suo ritmo interno altrimenti è più giusto che crei un’opera originale, senza fingere di tradurre un bel niente.

        Tutti i grandi sceneggiatori, quando si sono trovati di fronte al compito di adattare romanzi scritti da altri, si sono presi la libertà di modificare alcuni avvenimenti a volte anche essenziali della trama, ma lo scopo di tutto questo era comunque quello di creare uno script che rispettasse lo spirito di fondo dell’opera originale: quando Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard scrissero l’adattamento de “Il nome della rosa” fecero coraggiose e contestate scelte di campo, privilegiando gli aspetti investigativi e sentimentali del famoso romanzo, ma aver praticamente tolto dallo script tutta la parte di storia della filosofia, presente invece in modo importante nel libro di Eco, ha permesso loro di veicolare comunque un grande affresco medioevale al grande pubblico, parlando di tortura e coercizione, di eresia e corruzione della Chiesa, di ascetismo, fideismo e logica aristotelica, insomma, in soldoni, hanno forse banalizzato il testo originale ma gli hanno anche reso un grande servizio, perché ne hanno aumentato la già immensa distribuzione ed infine lo hanno comunque rispettato.
        Ecco, pur considerando Shining un film straordinario, non penso che Kubrick abbia avuto lo stesso rispetto per il romanzo di King e questo perché non lo ha mai ritenuto un buon libro (come riportano sia le interviste al regista, sia la testimonianza recente della figlia): il maestro britannico ha usato il testo di King a proprio piacimento, sorvolando velocemente su quello che invece era il nucleo narrativo originale, la luccicanza, lo shining appunto, concentrandosi invece sul labirinto, arrivando persino a trasformare il finale e creando in Torrance il suo Minotauro che da la caccia alle vittime sacrificali… un’intuizione che ha modificato l’ossatura della storia (il particolare della foto di gruppo inquadrata alla fine varrebbe da sola il film, se non fosse che è solo uno dei tanti gioielli sparsi nella pellicola), forse persino nobilitandola, ma è stato giusto?

        In sintesi l’appropriazione che Kubrick ha fatto del romanzo di King è stata illeggittima ed irrispettosa ma dobbiamo ringraziare che lo abbia fatto, perché al posto di un capolavoro assoluto oggi avremmo forse solo uno dei tanti dimenticabili filmetti horror, in cui la tracotanza della possessione demoniaca acceca il raziocinio del protagonista, che dimentica di girare la valvola della caldaia e muore distruggendo l’albergo posseduto dal male residente.

        E l’angoscia? Brutta bestia, che se ne sta accovacciata in un angolo, ringhiando sommessamente, pronta a divorare i bei pensieri… non dargli da mangiare!

      2. Oh che bel commento, amico mio.
        L’ho letto 3 voltem, tutte d’un fiato. E mentre lo leggevo, i miei pensieri tornavano sovente ad un tuo vecchissimo post cui sono estremamente affezionato per molteplici motivi: perchè ha come oggetto il mio amatissmo Sherlock Holmes, perchè è stato in assoluto il primo tuo post che abbia letto e che quindi mi ha permesso di scoprire un fine intenditore di estetica e lodevolissimo divulgatore di conscenza quale tu se e che posso con orgoglio considerare mio amico. Ma, ultimo ma non ultimo, è che quel post è a tutt’oggi insuperato nella mia personale classifica dei post più belli e illuminanti che mi sia capitato di leggere qui su WP (e comunque sarebbe saldamente sul podio anche estendendo la classifica a tutto l’universo web).
        TRADURRE – TRADIRE – RICREARE https://kasabake.wordpress.com/2015/01/02/mr-holmes-tradurre-tradire-ricreare/
        La traduzione di un’opera artistica da un linguaggio all’altro comporta sempre una percentuale variabile di tradimento che potrà essere più o meno accettata in virtù della capacità di ri-creare qualcosa di più, non necessariamente migliore, ma comunque affine in qualche modo (estetico, emotivo, empatico, linguistico, etc).
        (perdonami per aver banalizzato così tanto…)

        La riconduzione del principio cardine della filosofia Hegeliana (TESI – ANTITESI – SINTESI) al concetto di tasposizione è un elemento fondante di qualsivoglia riflessione sull’argomento: senza di esso si produrrebbero chiacchiere vuote, e tu lo sai benissimo come dimostra il meraviglioso commento che hai voluto regalare a questo mio post in realtà molto più onirico che riflessivo.

        Le tue argomentazioni circa l’irrispettosità con cui Kubrick trattò il testo kingiano sono assolutamente inappuntabili e usando il criterio della federltà non già della forma bensì della sostanza al testo originale, allora dovremmo convenire che il film TRADISCE TROPPO il romanzo e nonostante RICREI alla grandissima (perchè il film resta comunque un capolavoro) lo fa prendendo una tangente che avrebbe poco a che spartire col romanzo. Viceversa, se ci focalizzassimo sulle emozioni e se quindi il metro del nostro giudizio fosse il “pathos” più del “logos”, ebbene arriveremmo a conclusioni molto diverse perchè su quel terreno Kubrick compì un autentico capolavoro riuscendo a ricreare le emozioni del libro contestualizzandole però nel linguaggio cinematografico.
        Ovviamente, tutto ciò resta un discorso scolastico, perchè alla fine della fiera restano due capolavori entrambi cui cui è anche giusto discettare (in fondo siam sempre ermenauti…) però senza cercare di spaccare il capello in 4.
        Tra l’altro, trovo tremendament elegante che io e te riguardo al giudizio su questa trasposizione riusciamo ad essere contemporaneamente d’accordo e in disaccordo.
        Non è squisitamente ermenautico????

        Passando ad altro, citi la Torre Nera e qui non posso non soffermarmi.
        Non ho visto il film. Non vedo mai i trailer, ma stavolta non ho saputo resistere e ho capito subito che si sarebbe discostato molto dalla saga di romanzi del Maestro (per altro io sono fermo alla lettura di Terre Desolate: iniziai il recuperone l’anno scorso rileggendo i primi due romanzi, ma li ho intervallati con altre letture che mi premevano quindi la conclusione del percorso è ancora di là da venire…). Conto quindi di vedere il film, ma non so bene se aspettare di aver ultimato la lettura dei 4 romanzi rimanenti, oppure portarmi avanti intanto col film… Tu che mi consigli????

        Sempre restando in tema di “trasposizione” e “traduzione” buttto nel calderone altri due argomenti, ovvero due serie tv che hanno indubbiamente traditto tantissimo l’originale (secondo molti anche troppo) ma che io ho trovato deliziose.

        1. THE MAN IN THE HIGH CASTLE: qui il tradimento era quasi necessario. La novella di Dick non aveva una trama così fantasmagorica da giustificare una sceneggiatura televisiva, pertanto gli autori sono stati quasi costretti a usare solo alcuni segmenti della storia (per altro presenti solo nella prima stagione, perchè già la seconda prende una strada tutta sua) e sfruttare però al massimo il mondo utopico inventato da Dick. E l’affresco che di quel mondo viene riportato è per me sensazionale. Nella seconda stagione ancora più della prima. Nonostante un cast dal valore discutibile (a parte un gigantesco Rufus Sewell) ci sono tante idee che traducono benissimo il ritmo dell’opera di Dick e tante immagini che disegnano un mondo meraviglioso.

        2. 12 MONKEYS: in realtà qui la traduzione è più semplice perchè la serie non si ispira a un romanzo bensì al famosissimo (e bellissimo) film di Gilliam con Bruce Willis: L’esercito delle 12 scimmie (a sua volta ispirato da una pellicola francese degli anni 60, praticamente è una matrioska…). Tuttavia la serie ha pochi punti di contatto con il film di Gilliam, eppure l’ho trovato bellissima: personaggi azzeccati (sia quelli ereditati dal film che quelli inventati di sana pianta), ritmo perfetto, sceneggiatura solida e, soprattutto, tante idee e tanta voglia di provare ad alzare sempre l’asticella. 12 Monkeys resta un prodotto di serie b, tuttavia testimonia come se si ha buone idee e un po’ di coraggio, allora l’eccellenza è sempre a portata di mano, anche quando si hanno poche risorse a disposizione. E anche in questo caso, il fatto che la traduzione pensa più verso il tadimento, ciò non crea nocumento al valore finale del prodotto, perchè pur andando per la tangente trova una direzione a suo modo rispettosa del valore dell’originale.

        Vabbè, ora ho scritto abbastanza… e l’unica angoscia che ho è che ti venga un coccolone prima di arrivare alla fine del commento ahahahha

        Buona giornata fratello!!!

    1. Ogni tanto bisogna sfogare sennò si esplode come un vulcano…
      E lo dice uno che odia farlo, che quasi deve sforzarsi a tirar fuori le emozioni brutte, ma è necessario anche se non piacevole…

  5. Anch’io a volte ho di questi passaggi di ira funesta, in cui penso che sarei capace di tutto e di più. Ma i cani no, i cani non si toccano, mai. Please! 🙂

    P.S. Notevole il finale alla Shining, spero che nel frattempo il buio si sia rischiarato.

    1. certi non mi inteneriscono le persone… figuriamoci gli animali
      certi giorni bisogna fare tabula rasa… chi c’è c’è, mi spiace 😀

      come dice il mio amato Bruce in “The Promised Land: ”
      Gonna be a twister to blow everything down
      That ain’t got the faith to stand its ground

      1. C’era una puntata de I Soprano (la serie tv, la vedevi), una delle ultime, nelle quali la psicoterapeuta dove si cura il Boss protagonista ha una discussione con alcuni suoi illustri colleghi psicologhi, i quali le spiegano (la faccio semplice, perchè non ricordo benissimo) che chi si fa intenerire sempre e\o troppo dagli animali ha l’indole del serial killer o del boss mafioso.

        Fai un po’ te 😀

        (si scherza eh…)

      2. Ah, questa non la sapevo! ^_^
        I Soprano è una serie che non avevo ancora visto e sto recuperando solo ora su Sky, al momento sono alla quarta stagione.
        Diciamo che mi intenerisce l’innocenza indifesa, dunque gli animali tutti, i bambini (tranne quelli troppo pestiferi per non assomigliare a una piaga biblica) e gli anziani deboli e soli. In mezzo c’è spazio per tutto, comprese – all’occorrenza – teste, picche e mura, come da cortese insegnamento di casa Lannister 😉

      3. Da quando mi hanno sbloccato BoxSet su sky anche io sono tentatissimo di rivedere I Soprano. Purtroppo ho una watchlist così ingolfata che per ora non ho trovato il tempo, ma rimedierò.

        Ad oggi, nonostante da allora abbia visto centinaia di serie, continuo a considerarla la più bella mai realizzata.
        Sicuramente il mio giudizio è condizionato dall’amore per il cinema dei gangster (dal Padrino in giù) ma l’indubbio valore artistico della serie resta elevatissimo.

        Sei nella quarta stagione, quindi entri nel clou della storia.
        Ho sempre trovato incredibile il fatto che, al passare delle stagioni, questa serie non perdesse vigore ma, al contrario, ne acquistasse sempre di più.

        Continua con la visione, ne resterai ammaliato. Forse il finale ti farà un po’ arrabbiare (a molti è capitato, ci furono anche proteste dei fan, io invece l’ho molto apprezzato) ma alla fine ti resterà solo il rimpianto perchè sia finita.

      4. Pensa che io il Padrino non l’ho mai visto, e lo ammetto pure senza vergogna. Ti dirò, la storia in sé mi prende, ma produzioni più recenti mi hanno abituato a recitazioni di migliore qualità. Con tutto ciò, Edie Falco all’epoca era una gran signora (e qui mi fermo), e James Gandolfini mi fa tanta simpatia. Ogni volta che lo vedo sullo schermo non posso fare a meno di pensare com’è finito, poveretto, collassato a furia di bere e ingozzarsi al bar di un lussuoso albergo di Roma, di fronte a cui sono passato decine di volte, senza avere la minima idea del motivo per cui ci avrei fatto caso da un certo punto in poi.

      5. Ma lo sai che io Il Padrino l’ho recuperato solo dopo aver visto I Soprano? come per altro anche “Quei bravi ragazzi”, il film che ispirò lo showrunner della serie (tant’è che all’inizio il ruolo di Tony Soprano doveva essere di Liotta, non di Gandolfini).
        Quindi sei ancora in tempo: il Padrino 1 e 2 sono pietre miliari, vanno visti punto e basta. Il 3 puoi pure evitarlo, non è nè carne nè pesce. Ma i primi due sono imprescindibili.

        Gandolfini fece una bruttissima fine (è l’unico attore morto cui abbia dedicato un post sul mio blog, figurati quanto ci sono affezionato). Negli ultimi film in cui ha partecipato, seppur bravissimo, aveva una stazza mastodontica, troppo obeso… il cuore non ha retto. Peccato. Poteva regalare ancora molto al cinema e alla recitazione.

      6. “Quei bravi ragazzi” invece l’avevo visto, e mi era piaciuto molto. Ricordo male, o lo citano nella serie?
        Mi hai convinto, vedrò di recuperarmi il Padrino. E mo’ mi vado anche a cercare il tuo post sul buon vecchio Jimmy, che sono curioso 🙂

      7. oh si, citano in continuazione sia Godfellas che il Padrino.
        Ma poi lo sapevi che il vice di Tony sui Soprano (silvio dante) è il chitarrista storico di Springsteen? Little Steven????

      8. Sì sì, quello lo sapevo. Si vede anche in una delle foto del tuo post più recente, mentre condivide il microfono col Boss 🙂
        Ecco, ora magari dico una cosa che ti dispiacerà, nei confronti di un beniamino della scena musicale, ma Van Zandt è proprio uno di quelli che secondo me con la recitazione ha poco da spartire 🙂
        Per caso hai avuto modo di vederlo in solitaria in Lilyhammer? Io ho resistito pochi episodi, a parte il fatto che come serie in sé era un po’ insipida, ma se già il protagonista convince poco, non rimane molto da fare.

      9. Lillyhammer fa effettivamente cagare, anche io ho visto solo i primi episodi poi ho mollato.
        Ne I soprano invece mi piaceva: fondamentalmente interpretava un ruolo simile a quello che ha con Springsteen: il braccio destro del Boss, un pilastro insostituibile ma incapace di diventare egli stesso Boss. La cosa emerge spesso nella serie (più volte potrebbe fare le scarpe a Tony ma si astiene sempre, per sodalizio ma anche perchè consapevole dei propri limiti.
        Intendiamoci non è e non sarà mai un attore, però in quel ruolo non mi dispiaceva (anche perchè era il più cazzone del gruppo, quello che alla fine strappa un sorriso).

      10. Be’, sicuramente nel ruolo di Silvio Dante riesce simpatico, su questo nulla da dire. A proposito, una cosa che ho notato nei titoli di coda: sai che l’attrice che interpreta la moglie di Silvio, almeno a giudicare dal cognome, parrebbe essere davvero la signora Van Zandt?

      11. Si si, è proprio lei. Sposi nella vita e pure nel film. Lei è rifattissima, ma mi sa che da giovane aveva “ottime doti”.

        A proposito della attrici de I Soprano, c’era la figlia maggiore di Tony, interpretata da Jamie-Lynn Sigler:, lei si “insorchisce” nel corso della serie, però poi è scomparsa, non l’ho più vista in nessun film.

      12. Jamie-Lynn l’avevo googlata giusto qualche giorno fa, vedendo come cresceva bene col passare della serie 🙂
        Da quel che si evince su Wikipedia, dopo i Soprano ha lavorato (poco) in teatro e recitato solo come guest star in alcuni episodi di altre serie, nonché provato a fare la cantante con un singolo di successo a cui non è però seguita analoga fortuna dell’album da cui era tratto. Non ci sono lavori segnalati negli ultimi 5 anni, credo si sia ritirata a fare la mamma. Peccato per noi.

      13. Dimenticavo: le lacrime di Totti. O meglio, le lacrime mischiate a quelle di Totti. Ma ci vorrebbe un capitolo a parte, che (solo per il momento) risparmio a te e ai tuoi lettori 🙂

  6. Ciao Lap, e benvenuto tra gli uomini! 😀
    A chi non capita di passare qualche momento come quello da te descritto? Il guaio è che non so descriverlo bene come te! Eh eh
    PS
    Citi Dunkirk, se vuoi puoi condividerlo con me che l’ho visto e ho trovato pure il tempo di scrivere le mie impressioni sul blog …
    A presto e grazie di scrivere per noi 😉

    1. ciao Ale
      sai che purtroppo ancora non sono riuscito a vederlo?????
      ultimamente sono stato compresso a dir poco (è una settimana che non scorro nemmeno il reader di WP quindi mi son perso pure il tuo post…). Spero di riuscire a rallentare nei prossimi giorni e andare al cinema: non posso pensare di aspettare 6 mesi per il dvd….

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