La poetica di Bruce Springsteen: The Rising

Abbiamo bisogno di te

L’uomo dice solo queste parole prima di agitare impercettibilmente la mano in segno di saluto e salire a bordo del suo pick-up. Riparte sgommando dalla stazione di benzina, una sgommata rabbiosa. Springsteen ricambia il saluto del compaesano e osserva i fanalini di coda del furgone allontanarsi mentre la polvere sollevata dalle ruote scende stancamente sull’asfalto. L’immagine gli ricorda la nuvola di polvere e macerie esplosa pochi giorni prima, quando due aerei di linea si sono schiantati sulle Torri Genelle di New York, dando vita all’atto di terrorismo più terribile e spettacolare mai conosciuto dall’uomo. Il Boss risale in macchina, tentenna un attimo prima di accendere il motore e ripensa alle tre parole che gli ha rivolto il concittadino poco prima.

Abbiamo bisogno di te

Bruce non sa rispondere, ancora non può, ma è in questo momento che inizia a prendere forma uno degli album più significativi della sua carriera: The Rising.

 


Sangue per le strade
Sangue che scorre giù
Sento il sangue del mio sangue
Che grida per terra
Cielo vuoto, cielo vuoto
Mi sono svegliato stamattina col cielo vuoto

Per spiegare cosa abbia rappresentato l’11 settembre per gli americani, credo che nessuna descrizione sia più efficacie di questi versi della canzone Empty Sky che Springsteen pubblicò un anno dopo l’attentato inserendola, per l’appunto, nell’album The Rising.

Prima di ogni altra cosa la sofferenza è mancanza: di amore, di serenità, di presenza, di sostegno, di attenzione, di speranza, di consolazione. E in questo suo perpetuo ridefinirsi nell’assenza di emozioni che possano rendere la vita meritevole di essere vissuta, il dolore assume l’indistinta forma di un vuoto senza direzione e così, perso in questo abisso, si dissolve l’uomo ma non il dolore che vorace e maligno allungherà i suoi tentacoli tutt’intorno. E’ questo lo straziante dolore che dilaniava gli Stati Uniti d’America la mattina del 11 settembre 2001, mentre le Torri Gemelle ardevano e poi crollavano su stesse inghiottendo ciò che restava del Sogno Americano.

Per la prima volta nella sua storia, infatti, questo popolo così orgoglioso delle sue stelle e delle sue strisce, conosceva la guerra in casa propria, vedeva i suoi simboli distrutti e le proprie vite spezzate. E mentre il panorama mutava forma lasciando che il fuoco e la polvere modellassero un paese nuovo, più triste ma più maturo, lo sbigottimento e l’abbandono si propagavano rapidamente da Ground Zero su tutta la nazione. Il Boss ce lo spiega a modo suo, con i versi di Lonesome Day, tirata rock nella quale rabbia e rassegnazione si mescolano senza tregua alimentando le contrastanti emozioni di tutti gli americani.

Il sole scuro fermentato dall’inferno sta sorgendo
La tempesta ci verrà addosso prima o poi
La casa va a fuoco, il serpente striscia nell’erba
Un po’ di vendetta e anche questo passerà
Che anche questo passi, pregherò
In questo momento non ho
Che questa giornata di solitudine

Springsteen ha sempre incarnato la voce popolare del racconto americano, in fondo le sue stesse origini familiari e culturali affondano le radici in quell’America di provincia che puzza di lattine di birra e grasso d’olio motore. Tuttavia, nonostante le sue canzoni raccontino un’America umile abitata da personaggi che faticano a diventare protagonisti della propria vita, il Boss ha sempre saputo cantare emozioni universali e condivise nelle quali ciascuno potesse trovare qualcosa di sè, perchè solo un sentimento condiviso può far breccia nei cuori degli altri. Consapevole del ruolo fondamentale dell’empatia, Bruce ha voluto dedicare due canzoni di The Rising alla commemorazione e al lutto perchè se da un lato è vero che l’11 settembre è stata ferita una nazione intera, dall’altro lato non va dimenticato che negli attentati dell’11 settembre sono morte quasi tremila persone.

In You’re Missing Springsteen racconta la quotidianità del dolore, ovvero quell’incolmabile vuoto che affligge chiunque abbia perso una persona cara.

Fotografie sul comodino
La tv accesa in soggiorno
La tua casa ti aspetta
La tua casa ti aspetta
Che tu entri, che tu entri
Ma tu non ci sei, tu non ci sei
Tu non ci sei quando spengo le luci
Tu non ci sei quando chiudo gli occhi
Tu non ci sei quando vedo sorgere il sole
Tu non ci sei
I bambini chiedono se ci sono problemi

Se sarai fra le nostre braccia stanotte
Ma tu non ci sei

Un padre, un marito, un uomo la cui vita è stata strappata e polverizzata lasciando cuori afflitti e lacrime che rigano guance segnate da rughe profonde, nella cui infinita tristezza si perde la speranza.

Ma la morte non è mai fine a se stessa. Possiamo darle un senso, perfino un valore, perchè talvolta la morte è più di un sacrificio e può diventare messaggio e testimonianza, addirittura un monito perchè quel prezzo non sia stato pagato invano.

L’11 settembre perirono molti vigili del fuoco: i primi che raggiunsero le Twin Towers salirono i gradini di quell’inferno, aiutarono molte persone a trovare la via della salvezza finchè ne ebbero le forze, finchè il fuoco non spense il loro coraggio. Bruce dedica loro una ballata triste, Into the fire, nella quale compie l’estremo sforzo di cercare un senso laddove non ce n’è, perchè tutti quei pompieri morti testimoniano che quando la cosa da fare non è la più giusta ma l’unica, scegliere di abbracciare questa croce è un atto di tale eroismo da motivare i nostri animi e scaldare la nostra fede.

Il cielo cadeva, striato di sangue
Ho sentito che mi chiamavi
Poi sei sparito nella polvere
Su per le scale, dentro il fuoco
Su per le scale, dentro il fuoco
Vorrei il tuo bacio ma l’amore e il dovere
Ti hanno chiamato più in alto
Là, su per le scale, dentro il fuoco

Ci dia forza la tua forza
Ci dia fede la tua fede
Ci dia speranza la tua speranza
Ci dia amore il tuo amore

 

 

Rapidamente la tragedia si propaga: dagli individui e dalle loro famiglia allunga i suoi tentacoli sulla comunità e sul paese distruggendo ogni sorriso che trovi sul percorso. La desolazione avvolge come un sudario tutto il paesaggio: nemmeno il tempo di capire cosa stia accadendo e il fumo, la polvere, il fuoco e il sangue circondano la città, la assediano e la radono al suolo lasciando solo la possibilità di pregare non già per salvare quanto è stato perso ma solo per trovare la forza di rialzarsi.

C’è un cerchio rosso sangue
Sulla fredda terra scura
E la pioggia cade
La porta della chiesa è spalancata
Sento il canto dell’organo
Ma i fedeli non ci sono più
La mia città di rovine

E con queste mani
io prego, Signore
Con queste mani
Prego di avere la forza
Avanti, risolleviamoci!

Non può piovere per sempre, recita un famoso film. E dopo tanto dolore una giornata di sole è una necessità dalla quale non possiamo esimerci perchè se animato solo da sentimenti tristi l’uomo appassisce come un vaso di fiori senza acqua. Waitin’ on a sunny day è dunque un bagno di freschezza che pur non potendo scacciare la sofferenza, potrà almeno confinarla dandoci il respiro e le forze per rimetterci in piedi.

Tempi duri, bambina, stanno arrivando per tutti noi
Sicuro come il ticchettio dell’orologio sul muro
Sicuro come il volgere della notte nel giorno
Il tuo sorriso porta la luce del mattino ai miei occhi
Scaccia la tristezza quando mi alzo
Spero che tu stia venendo per non andare più via
Sto aspettando, aspettando una giornata di sole
Caccerò via le nuvole
Aspettando una giornata di sole

Ma rimettersi in piedi non basta perchè senza una direzione il cammino potrebbe condurci in lande desolate o, peggio ancora, oscure. Bruce lo sa bene e quindi ci ricorda che trovare il coraggio di riconoscere nella diversità un valore anzichè una minaccia è l’insegnamento più prezioso che non bisogna mai dimenticare, soprattutto quando c’è il rischio concreto che la rabbia si sostituisca al dolore innescando un circolo vizioso senza più fine. E Worlds Apart risponde a questa necessità raccontando la storia d’amore impossibile in grado però di sopravvivere e prosperare nella riconciliazione.

Dove gli oceani lontani cantano,
e risalgono lungo la pianura
In questa terra arida e travagliata
la tua bellezza sopravvive
Lungo le vie delle montagne dove
le strade rotolano nell’oscurità
Sotto la pioggia benedetta di Allah,
noi rimaniamo mondi lontani
[…]
Faremo un ponte col sangue

Su questi monti avvolti nelle stelle
Ti verrò incontro sul crinale
Fra questi mondi lontani
Abbiamo questo momento da vivere adesso
E poi non c’è che polvere e buio
Che l’amore dia quello che dà
Aiutiamo l’amore a dare quello che dà

Accettare quello che non si può più cambiare è l’ultimo sforzo da compiere per esorcizzare la mostruosità dell’attentato al World Trade Center: il sangue, la distruzione e l’orrore possono essere intrappolati non già perchè diventino meno dolorosi (non lo potranno mai) ma perchè la sofferenza non sia stata vana. I morti non resusciteranno, le lacrime non si asciugheranno e il sangue non verrà mai lavato, tuttavia possiamo accogliere la tragedia affinché diventi uno strumento per testimoniare la bontà contrapposta alla cattiveria, l’accoglienza contrapposta al rifiuto, l’amore contrapposto al male.

Ci resta il cielo sopra di noi, intorno a noi, dentro di noi. Non sempre è perfetto però è sempre meraviglioso ed è per questo che bisogna trovare il coraggio di risollevarsi.

Sky of blackness and sorrow
Sky of love, sky of tears
Sky of glory and sadness
Sky of mercy, sky of fear
Sky of memory and shadow
Your burnin’ wind fills my arms tonight
Sky of longing and emptiness
Sky of fullness, sky of blessed life

______________________________________________

Abbiamo bisogno di te

Queste parole rimbombano nella testa di Springsteen, che stringe il volante e spegne la radio con un gesto rabbioso. Imbocca la litoranea e schiaccia l’acceleratore a tavoletta. Di tanto in tanto butta lo sguardo verso est e la vista dello skyline di New York amputato delle Torri Gemelle continua a dargli tutte le volte un pugno all’altezza dello stomaco che quasi gli toglie il fiato. Gli sembra di scorgere ancora un poco di foschia, come se i miliardi di miliardi di granelli di polvere sollevati dal crollo delle 2 Torri ancora non abbiano terminato di posarsi al suolo. Bruce apre il finestrino e lascia che il vento gli scompigli i capelli ma lo richiude subito nonostante il caldo: sono bastati pochi secondi perchè avesse l’impressione di sentire ancora la puzza di bruciato. Teme che quella puzza non andrà più via da New York e dal New Jersey. Ha parlato con alcuni pompieri reduci da Ground Zero e tutti gli hanno raccontato che là è pure peggio, perchè la puzza di bruciato ha un aroma più dolce. E’ la carne umana bruciata, gli ha spiegato uno di loro.

Bruce continua a guidare senza meta. Percorre avanti e indietro la litoranea senza riuscire a staccare gli occhi da New York e dalla ferita che ha squarciato il cielo. Pensa che bisogna dare un senso a tutto ciò, trovare un modo perchè da quel dolore non sgorghi altra sofferenza, perchè da quel male non prenda vita nuova malvagità. Ed è in quel momento che il Boss comprende la necessità di tornare in studio con la E Street Band per registrare un nuovo disco nel quale tutto sia sussidiario al messaggio di accettazione ed accoglienza perchè anche dal dolore  può fiorire l’amore, perchè anche nostro fratello un tempo è stato un perfetto estraneo.

Nonostante si sia sempre speso per la comunità e il suo impegno civile e politico abbia attraversato trasversalmente la carriera, Springsteen capisce che ora deve fare di più, perchè il suo ruolo pubblico gli impone la responsabilità di dar voce non solo alle urla di dolore, ma anche alle grida di speranza che ode già serpeggiare nell’America che lo circonda, quell’America spesso contraddittoria ma che può ancora compattarsi attorno ai valori di coraggio e amore.

E’ così che nasce The Rising. Il Boss ancora non lo sa ma sta per dare luce a un album unico nella sua discografia, nel quale la compattezza tematica e la solidità sonora conferite dalle liriche ispirate e da influenze musicali che spaziano dal gospel al folk prima di miscelarsi col rock, si fondono con un messaggio di testimonianza e speranza che attraverso la fede convinta nella capacità di trovare il percorso che sappia portare luce nell’oscurità, invita a fermare l’imbarbarimento al fine di ritrovare una sincera umanità, anche se ammaccata e ferita.

The Rising è l’ultimo album perfetto di Springteen, senza una parola o una nota fuori posto. Le 15 tracce del disco sembrano altrettanti capitoli del romanzo di uno scrittore iperrealista velatamente disilluso ma incapace di rassegnarsi alla miseria dello spirito. Ascoltarlo oggi tutto d’un fiato, a 16 anni da quella triste giornata, non aiuta ad alleviare il dolore che nonostate il tempo e le migliaia di miglia arriva fin qua ancora vivo e pulsante. Tuttavia The Rising resta sempre una piccola meraviglia, come un lucciola che con la sua lucina intermittente ci guida nella notte scura con la speranza di condurci da qualche parte, non importa dove, purchè sia lontano da questo dolore.


NOTA:
le traduzioni sono estratte dal libretto che accompagnava l’album quindi vanno considerate come “ufficiali” in quanto approvate direttamente dal management di Springsteen. L’unico passo che ho riportato in lingua originale è quello finale tratto dalla canzone The Rising poichè è troppo bello in inglese per essere storpiato con la traduzione.


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7 pensieri su “La poetica di Bruce Springsteen: The Rising

  1. Come ricorderai, i nostri gusti sul cinema combaciano perfettamente, quelli sulla musica molto meno. Non a caso quando elencai le mie 100 canzoni preferite tu ne salvasti 5, e l’unica che ti piaceva davvero era “Una splendida giornata” del Blasco.
    Tuttavia, Springsteen piace anche a me. E in questo post, oltre a spiegare in modo molto suggestivo la logica che sta dietro a The Rising, hai anche nominato una delle gemme più splendenti nella discografia del Boss: Waitin’ on a Sunny Day. Mi ha molto stupito apprendere che una canzone così incantevole sia nata in un contesto così tragico e sofferto: evidentemente, come hai scritto tu, Bruce aveva capito che è proprio nei momenti di maggiore sconforto che bisogna trovare dentro di sé la positività necessaria per risollevarsi. Una filosofia che condivido in pieno: non a caso tendo ad evitare come la peste le persone che si piangono sempre addosso, che ti attaccano il male di vivere, che ti parlano sempre e solo di argomenti negativi. In passato ero più indulgente (forse anche più crocerossino), e quindi avevo una soglia di sopportazione più alta nei confronti di queste persone; oggi invece questa pazienza non ce l’ho più. Probabilmente perché nel frattempo ho conosciuto tante persone che come me hanno mantenuto un atteggiamento solare e positivo nonostante la vita le abbia bastonate pesantemente più volte, e quindi adesso mi risulta indigesto chi invece si è adagiato sui propri problemi e se ne è lasciato avvelenare.
    Nota off topic n.1: Non hai idea del sollievo che ho provato nel vedere Verona – Fiorentina. Giocavamo contro la squadra di Paperino, questo è assodato, ma è stata comunque una piacevole sorpresa accorgermi che abbiamo un gioco degno di questo nome, e dei giocatori di buona qualità tecnica: forse il 17mo posto non sarà così difficile da raggiungere.
    Riguardo al tuo Milan, non c’è da drammatizzare: i 4 gol della Lazio li avete presi in maniera fulminea, tutti e 4 nel giro di un quarto d’ora, e 15 minuti di black out non possono mettere in discussione mesi di lavoro e di buoni risultati.
    Nota off topic n. 2: ieri ho pubblicato un nuovo post, e i commenti che ho ricevuto mi sono piaciuti tutti moltissimo. Spesso rispondo con uno sbrigativo “Grazie per il commento!”, perché non mi viene in mente altro da dire: stavolta invece ogni singolo intervento mi ha dato la possibilità di sviluppare una riflessione, di allargare il raggio della discussione, di dare una risposta articolata e significativa. Ti auguro che succeda lo stesso anche con questo tuo post. 🙂

    1. Immagino tu non possa sapere che Waiting on a sunny day è, da qualche anno, una delle canzoni più invise agli springteeniani.
      Fino al The Rising Tour però, non era così: all’epoca veniva eseguita dopo la sequenza “Empty Sky”-“You’re missing” (due canzoni che ho trattato anche nel post) e dopo tale e tanta pesantezza, Waitin era proprio il sospiro di sollievo che serviva.
      Nei tour successivi, invece, ha perso il ruolo riconcilatorio iniziale diventando una hit commerciale eseguita a comando.
      Gli springsteeniani sono un popolo strano. Figurati che molti darebbero le spalle al palco se il Boss suonasse Streets of Philadelphia mentre Dancing in the dard è stata reintrodotta nei live solo quando Bruce l’ha spogliata di tutti gli elementi pop del disco e l’ha resa una cruda tirata rock di 10 minuti.
      Il fatto è che canzoni troppo “pop” non piacciono ai fan del Boss, a meno che non siano inserite nel giusto contesto.

      Io non sono così estremista, Waitin mi piace molto (Streets of Philadelphia no, però 😀 )

      Riguardo alle tue riflessioni suelle persone che si piangono addosso non posso che darti ragione.
      Ce n’è una variante, poi, che io considero la peggiore in assoluto: quelli che si lamentano.
      Si lamentano perchè piove e poi si lamentano perchè fa troppo caldo.
      Si lamentano perchè non hanno lavoro e dopo perchè lavorano troppo.
      Si lamentano perchè non riescono ad avere un figlio e poi protestano perchè non hanno più tempo per se stessi.
      Insomma, trovano sempre il motivo per lamentarsi di ciò che gli capita, anche quando non ci sarebbero ragioni per farli.
      Questi soggetti li odio profondamente e li evito come la peste.

      PS 1 sul calcio
      Dopo la batosta di ieri ho scientificamente evitato tutti i programmi sportivi, quindi della Viola non ho visto neppure i gol. Mi fa piacere che abbiate vinto, primo perchè il Verona mi suscita ricordi fatali e quindi mi fa sempre piacere che perda, secondo perchè son lieto di vedere che Corvino sia riuscito a costruire una squadra decente dalle macerie rimaste dall’anno scorso.
      Purtroppo la giornata per noi milanisti è stata ferale: l’umore del tifo è nerissimo, tutti puntano il dito contro Montella e le sue scelte, in primis l’insistenza con cui ha proposto il 433 anzichè il 352.
      Onestamente ho sempre ritenuto frivoli i discorsi sui moduli: se hai giocatori coi piedi buoni e col cervello, ogni schema può andar bene. Il compito dell’allenatore è trovare il giusto equilibrio e la giusta collocazione agl uomini che ha. Nel caso specifico, Montella ha il non facile compito di conoscere ex novo 10 nuovi giocatori e contestalmente capire in poche settimane come farli giocare. E’ normale che in prima battuta ci siano difficoltà e benchè faccia girare le palle prendere 4 pappine dalla Lazio (non uno squadrone) sono incidenti di percorso da mettere in conto.
      L’importante è rialzare subito la testa senza demoralizzarsi. Le prossime partite saranno fondamentali per capire che tipo di stagione possiamo aspettarci.

      PS 2 sul tuo nuovo post
      Ieri mi è arrivata la notifica del tuo nuovo articolo ma purtroppo non ho avuto ancora la possibilità di leggerlo. Dal titolo ho immaginato che tratterà di Baby Driver, il film che mi avevi anticipato saresti andato a vedere.

  2. “Waitin’ on a Sunny Day”, non é stata scritta per l’11 settembre, ma é stata scritta e registrata nel 1998 o ’99, anche se non é mai uscita. É stata suonata durante un soundcheck di un suo concerto nel giugno del 1999… L’ha di seguito ri-registrata per farla uscire con l’album “The Rising”.

    1. come d’altronde “My City Of Ruins” è stata scritta prima dell’11 settembre. “My City Of Ruins” é una canzone su Asbury Park, scritta nel novembre del 2000 e suonata ad Asbury Park durante uno spettacolo natalizio di beneficenza per contribuire a promuovere e rivitalizzare la sua “città”.

      1. Si, che My city of ruins fosse antecedente lo sapevo, anche perchè avevo un vecchio bootleg proprio della serata di beneficenza da te menzionata. Nonostante l’audio non fosse proprio perfetta, quella per me resta la versione più bella del brano che abbia mai ascoltato: c’era una sezione fiati travolgente e il crescendo del finale lasciava senza fiato.

    2. Non sapevo che Waitin fosse stata scritta del 9/11, tuttavia il suo ruolo nell’album e soprattutto nella seguente tournè resta inalterato: all’epoca era un bagno di freschezza necessario dopo la cupezza delle canzoni sui morti dell’11 settembre. Successivamente è diventata un momento spesso noioso, con i bimbi chiamati sul palco e mi sa che l’ha capito anche lui perchè nel The River Tour l’ha suonata di rado e mai nelle 3 date italiane.

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