Dunkirk

Dai la cera, togli la cera
Dai la cera, togli la cera
Dai la cera, togli la cera

Serbai per anni un rancore profondo nei confronti dell’insegnante di italiano che in prima liceo mi obbligò alla lettura de “I Malavoglia” di Giovanni Verga. Subito dopo fu il turno de “L’ammazzatoio” di Emile Zola e il rancore assunse tratti talmente accesi da sfociare nell’odio: la certosina ricerca di un racconto il più possibile oggettivo e in grado di fotografare la realtà così com’è, senza filtri e mediazioni, concentrandosi con rigore quasi scientifico sugli aspetti più sgradevoli e degradati della vita sociale e umana, rappresentò per me un supplizio senza pari. Credo che in quei tristissimi mesi fui torturato con altri romanzi facenti capo al Verismo ma per fortuna le mie sinapsi ne hanno rimosso il ricordo.

Dai la cera, togli la cera
Dai la cera, togli la cera
Dai la cera, togli la cera

Il giorno in cui imparai ad andare in bici senza rotelle non avrei mai immaginato che quell’abilità mi avrebbe permesso di arrivare puntuale ad un incontro di lavoro. Il giorno in cui imparai l’alfabeto non avrei mai pensato che quelle parole mi avrebbero aiutato a scrivere una lettera d’amore alla mia bella. E il giorno in cui fui costretto a leggere pallosissimi romanzi veristi non avrei mai creduto che sarebbero stati propedeutici alla piena e completa comprensione di Dunkirk, l’ultimo film di Christopher Nolan.

Privo di pathos narrativo ma intriso di una potenza visiva che come onde di una violenta mareggiata si abbatte con ripetuta e rinnovata tenacia sul bagnasciuga dei nostri sentimenti, Dunkirk è un film atipico perchè attraverso immagini e suoni dirompenti dà vita ad un cinema rovesciato dove vizi e virtù, ma anche coraggio e debolezze, diventano la stessa cosa, un’unicum narrativo dove sarebbe superfluo ricercare valori o insegnamenti perchè laddove eventi straordinari incontrano l’individuo, è sempre nel difetto e mai nell’eccesso che si definiscono l’etica e la morale.

Non vediamo sempre immagini piacevoli, spesso proviamo emozioni insopportabili che rattristano e angosciano, oppure suoni striduli e sgraziati che graffiano l’udito come unghie avvelenate.  Talvolta capita di dover scendere a patti con una realtà sgradevole e struggente, che mentre immortala la miseria si rotola nel fango e ce ne trasmette il cattivo odore. Non serve a niente tapparsi il naso, è inutile pure chiudere gli occhi: la mestizia del mondo si assorbe direttamente dalla pelle perchè è come un sudore maligno che segue un percorso inverso e dopo aver avvolto il corpo come una pellicola si insinua nei pori e da lì penetra fin dentro le ossa, innervandole del suo fetore e lasciando che mille diverse sfumature di grigio colorino di sciagura l’esistenza. Ma è la realtà, il vero che si fa cosa, e non si può sfuggirle in alcun modo, solo accettarla.

E mentre i potenti fotogrammi di Dunkirk scivolavano davanti ai miei occhi lasciando un retrogusto spiacevole a tutti i miei sensi, non potevo evitare di ripetere a me stesso sempre la stessa frase: non c’è niente di più eroico che salvare una vita umana, anche quando quella vita è la propria.

Voto: 8

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39 pensieri su “Dunkirk

  1. Benvenuto fratello nel mio sentire!
    Come sai, io non rifuggo dai film realistici, anzi, mi piacciono, ma capisco la tua istintiva repulsione.
    Forse hai uno spirito di autoconservazione più spiccato del mio (eh eh). E’ stato un piacere, oltre che emozionante, leggere una tua recensione su di un film che ho recensito anch’io. Ovviamente il tuo stile e proprietà di linguaggio sono irraggiungibili per me , ma come tu sai adoro la condivisione, ed è stato bellissimo scoprire cosa hanno visto i tuoi occhi … e scoprire che in fondo questa volta abbiamo colto gli stessi odori, sapori, suoni ed immagini, anche se da te descritti in modo straordinario come sempre!
    Grazie Lap 😉
    PS
    La tua frase conclusiva è di una potenza ed una sintesi bellissima:

    “non c’è niente di più eroico che salvare una vita umana, anche quando quella vita è la propria”.

    1. Grazie Ale, mi fa piacere che abbia apprezzato il mio commento a Dunkirk.
      E’ sicuramente un film molto distante dal cinema di Nolan (almeno sotto l’aspetto narrativo ed emotivo) e altrettanto sicuramente molto diverso da come me l’aspettavo: più epico, più empatico, più glorioso.
      Per queste ragioni è un film coraggioso, che parla quasi solo al cervello e non al cuore: di solito questi film mi piacciono poco, ma non è stato questo il caso.

      Tra le altre cose, mi ero ripromesso di leggere la tua recensione dopo aver visto il film, per cui corro subito a mettermi in pari 😀

  2. Verga è considerato uno degli autori più tristi della letteratura italiana. Questo perché le sue opere più famose, dal romanzo dei Malavoglia alla novella di Rosso Malpelo, sono in effetti pesanti e depressive oltre ogni dire. Tuttavia, se leggi “Tutte le novelle di Giovanni Verga – Volume primo”, scoprirai che lui sapeva essere anche l’esatto opposto: infatti molte sue novelle parlano di sesso, e ne parlano con uno stile ironico al massimo, molto distante dalla fredda oggettività delle opere maggiori.
    Nolan invece ironico non lo è mai stato. E con il tempo questa sua seriosità sembra essersi accentuata: infatti non sei il primo a scrivere che Dunkirk è un film bello ma pesante.
    Su questo film ho lentamente cambiato la mia posizione: sono partito con l’intenzione di vederlo la settimana stessa dell’uscita, poi ho letto qualche informazione che ha fatto scemare il mio entusiasmo, e infine mi è piovuta addosso una scarica di recensioni che, pur senza bocciare il film, ne parlavano in termini tali da farmi passare totalmente la voglia. Il tuo post, pur essendo anch’esso benevolo nei confronti di Dunkirk, ha piantato l’ultimo chiodo sulla bara: sicuramente non andrò a vedere questo film al cinema, e vista la durata potrei decidere di non vederlo neanche in streaming.
    Ho dato un’occhiata alla destra di questo post, e tra i tuoi voti di imdb ho trovato un generosissimo 7 per Blade Runner 2049. Immagino che tu sia stato accecato dal tuo amore per Villeneuve, e non te ne faccio una colpa: anche nel mio caso ci sono tanti artisti dei quali apprezzo tutto, anche i loro film più merdosi.
    Uno di questi è proprio il regista di Blade Runner, Ridley Scott: The Counselor e l’ultimo Alien sono stati stroncati all’unanimità, io invece li ho apprezzati tantissimo.
    Non parliamo poi di John Goodman: il suo ultimo film (Atomica Bionda) è uscito mentre ero in vacanza, e la mia ansia di vederlo era tale che ho telefonato a tutti i cinema dell’Alto Adige, alla disperata ricerca di una sala che lo proiettasse in italiano e non in tedesco. Alla fine l’ho trovata: per fortuna il film, pur avendo una trama un po’ troppo complicata, ha ripagato in pieno gli sforzi che avevo fatto per scovarlo.
    Sarebbe poi sterminata la lista delle attrici che, per puri motivi ormonali, mi inducono ad apprezzare anche le loro boiate più indifendibili. Penso ad esempio ad Imogen Poots, che ho visto di recente in Quel momento imbarazzante: il film era la classica cagata con Zac Efron (a 40 anni avrà già battuto il record di Boldi & De Sica), ma mi bastava vederla apparire sullo schermo per sentirmi deliziato come se stessi vedendo un capolavoro. Insomma, a quel voto darei lo stesso “voto separato” che desti tu a Trappola in fondo al mare: voto 10 alle scene con Imogen Poots, voto 2 alle scene in cui manca. 🙂

    1. Appunto il tuo consiglio sulle novelle di Verga ma, te lo confesso, avrà sempre un posto in fondo alla mia liste di letture… purtroppo sono rimasto troppo scottato a quelle letture coatte ai tempi del liceo.
      Ci sono altri autori che fui costretto a leggere dai professori, alcuni anche pallosissimi, per i quali però serbo un ricordo generoso. Svevo, ad esempio: la sua Coscienza di Zeno, pur avendo ritmo lentissimo, è un romanzo che affresca meravigliosamente lo spirito della classe media. Anche Proust, lento ma delicato, perfino alcuni dei romanzi di Marque (non tutti… però). Ma Verga no, mi è sempre rimasto sullo stomaco.

      Ma passiamo al tema del post: Nolan e Dunkirk.
      La tua scelta è comprensibile, pur se non condivisibile per me. E’ un film coraggioso, per certi versi in controtendenza con la sua precedente filmografia, non bellissimo ma comunque efficacie e sorprendente. Non è nemmeno tanto lungo (credo sia il suo film più breve: 1h46m) e spero che almeno quando uscirà in dvd troverai la forza di vederlo. Un esteta come te non potrà non apprezzarne la potenza evocativa.

      Passo ora a Blade Runner 49.
      Il mio voto è stato pesantemente inficiato (in negativo) dalla sproporzionata durata: circa 3 ore. Onestamente non c’era materiale sufficiente per giustificare una tale maratona. Ma tolto questo macrospico difetto, il film mi è parso grandioso sia sotto il profilo stillistico ed estetico che sotto quello narrativo. Villeneuve omaggio Scott in ogni fotogramma senza tuttavia eccedere, i nuovi personaggi funzionano e Ryan Gosling offre forse sua prova migliore.
      Non è il film migliore nella carriera di Villenueve, tuttavia è un film riuscito. Se avesse cincischiato meno e realizzato un più concentrato, avrebbe fatto saltare il banco. Peccato.
      Tuttavia posso capire la tua posizione: la lentezza esasperante, le pause narrative, i silenzi e la cupezza della fotografia stimolano tutto fuorchè pensieri graziosi…

      Visto che hai citato i film visti per pura spinta ormonale, mi sento in dovere di sottolineare l’elevato valore allo stratopasserometro della protagonista femminile di Blade Runner 2049, Ana De Armas. Mostruosa 😀

      1. In effetti uno dei pochi lati positivi di Blade Runner 2049 è proprio la scelta di dare spazio a 3 attrici quasi sconosciute ma di talento: Mackenzie Davis, Sylvia Hoeks e appunto Ana De Armas.
        Con quel budget Villeneuve avrebbe potuto prendere al loro posto 3 superdive, invece ha preso una decisione più coraggiosa e altruista, dando a queste 3 attrici l’occasione della vita. Davvero un’ottima iniziativa.
        SPOILER WARNING
        Tra l’altro, proprio la scena in cui Ana De Armas muore è secondo me molto indicativa di quanto Blade Runner 2049 sia un mezzo fiasco. Se il film ci avesse coinvolto come avrebbe dovuto, noi spettatori ci saremmo affezionati alla coppia formata da lei e Ryan Gosling, e quindi ci saremmo commossi moltissimo nel vederla morire; e invece, dato che il film anziché coinvolgerci ci aveva fatto solo sbadigliare, la morte di Ana De Armas non ha suscitato alcuna reazione nel pubblico, è passata totalmente in sordina. Io stesso non ho fatto neanche un sussulto.
        Comunque hai ragione: Ana De Armas è di una bellezza mostruosa, e infatti probabilmente delle 3 citate sopra sarà l’unica che riuscirà a restare sulla cresta dell’onda. Alle altre 2 rimarrà la consolazione di poter dire “Io c’ero” nel sequel di Blade Runner. 🙂

      2. ANA DE ARMAS: l’avevo già adocchiata in un paio di film con Keanue Reeves, ma qui ha un ruolo cruciale e quindi più visibilità. La sua gnoccaggine è evidentissima, ora sono curioso di vederla in qualche altra pellicola.

        SCENA della morte: il tuo ragionamento non fa una piega, tuttavia mi pare evidente che la totale assenza di empatia sia VOLUTA dal regista. La cosa può ovviamente piacere o non piacere, è comunque un fatto che inserire troppo pathos in un film del genere (come per altro anche nel primo) sarebbe stata una scelta assurda.

        SYLVIA HOEKS: in precedenza l’avevo ammirata (il verbo è calzante: è di una bellezza accecante) in un film di Tornatore, La migliore offerta, che ti consiglio di recuperare qualora tu non l’abbia già fatto. Pur non essendo al livello dei precedenti capolavori del regista siciliano (come “La leggenda del pianista sull’oceano “), La migliore offerta è un film molto bello che vanta tra l’altro un cast di tutto rispetto su cui spicca un meraviglioso Geoffrey Rush.

      3. Recensii La migliore offerta 4 anni fa: https://wwayne.wordpress.com/2013/09/03/la-migliore-offerta/. A quei tempi ero appena uscito dalla fase 1 del mio blog, quella in cui non mi leggevano manco i parenti: quel post ottenne 50 commenti, e allora mi sembrò una cifra enorme. Per i miei standard di oggi è una cifra da “bene ma non benissimo.”
        Riguardo a Sylvia Hoeks, non ricordavo assolutamente di averla già vista altrove, ma in Blade Runner 2049 è stata bravissima. Proprio per questo, spero che riesca ad evitare il ritorno all’anonimato che ho previsto per lei nel mio commento precedente.
        Mi auguro di sbagliarmi anche su Mackenzie Davis, che con un reggiseno coppa D sarebbe una stratopassera anche lei. Purtroppo però è piatta quanto una tavola, e quindi temo che la strada per il successo le verrà sbarrata da altre cento attrici con lo stesso talento + un fisico tutto curve. La Boldrini direbbe che il mio è un discorso sessista, ma vale anche per gli uomini: nello showbiz l’immagine è tutto, e soltanto se hai un talento smisurato riesci a sopperire ad eventuali carenze estetiche. Non credo sia il caso di Mackenzie Davis.

      4. Caspiterina… ormai siamo veterani di WP…
        Non solo non ricordavo il tuo post (al solito brillante) ma neppure il mio commento…
        (credo che allora la nostra amicizia fosse agli albori ed è sempre gradevole constatare come nel tempo sia evoluta e migliorata).

        La Hoeks è esageratemente gnocca e questo penalizzerà la sua carriera qualora avesse anche qualità artistiche da mettere in mostra. Le auguro una carriera folgorante, ma onestamente non ne vedole premesse.

        Discorso un po’ diverso per la Davis.
        E’ carina ma certo non una bellezza da togliere il fiato. Tuttavia ha un talento non comune, secondo me.
        Certo, la parte in Blade Runner non è il miglior modo di esternarlo, tuttavia ho avuto la fortuna di ammirarla in un episodio della serie tv BLACK MIRROR* nel quale mette sul piatto abilità non comuni.
        Insomma, è attrice dotata e da tenere d’occhio, secondo me 😉

        (*): Black Mirror è una serie tv atipica, in totale sono stati realizzati una dozzina di episodi che però sono tutti indipendenti dagli altri, sono storie a sè stanti nelle quali viene mostrata l’effetto che un uso esasperato della tecnologia potrebbe comportare nelle vite umane.
        E’ una serie tv che mi sento di consigliarti in generale, e nelel specifico proprio l’episodio con la Davis protagonista che, se la memoria non mi inganna, ha vinto pure l’Emmy come miglior film-tv dell’anno

      5. Nonostante la mia giovane età, sono molto refrattario all’uso della tecnologia. Soprattutto, non sopporto la visione per cui l’uso della tecnologia migliora automaticamente qualsiasi cosa.
        Ad esempio, molti miei colleghi sostengono che per rendere accattivante il nostro lavoro sia ormai fondamentale usare il Power Point, le slides e il videoproiettore: non è affatto vero, perché a contare sono i contenuti, non i mezzi hi – tech e fantasmagorici che tu adoperi per trasmetterli. E infatti mi oppongo ferocemente ad ogni tentativo di introdurre a forza la tecnologia sul nostro luogo di lavoro, anche quando non costituisce nessun valore aggiunto (e non lo è quasi mai).
        Tutto questo per dirti che condivido in pieno la filosofia di Black Mirror, e senza dubbio anche il fatto che le puntate siano solo 12 aiuta. Voglio vederlo quanto prima! 🙂

      6. Il tuo approccio alla tecnologia è lo stesso che assumo sempre anche io: se essa può facilitare\migliorarei lmio lavoro, be venga, altrimenti arrivederci e grazie.
        Il tuo riferimento all’uso delle slide, per altro, è molo paradigmatico: per la più pare delle persone, ormai, una spiegazione senza slide non è più tale. A mio parere, invece, il più delle volte sono dannoso perchè tendono dare troppo presto forma a concetti e idee che prima devono trovare dimora nella mente e nella fantasia di chi ascolta.
        Purtroppo è uno dei tanti lasciti negativi per cui dobbiamo ringraziare Steve Jobs… se vedo Messi dribblare e segnare non penserò mai di fare la stessa cosa, mentre tutti credono di poter sfruttare le “slide” come faceva il buon Jobs… peccato che sia arduo emulare le qualità di un tale genio….

        Alla luce di tutto ciò, quindi, troverai la visione di Black Mirror ILLUMINANTE.
        Recuperale il prima possibile, non ne resterai affatto deluso.

      7. Stratoche 🤔? Chissà perché questo termine nn mi torna…
        Blade Runner 2049non ho il coraggio di affrontarlo mi si affollano in testa troppe recensioni ed un senso quasi di profanazione dell’originale. Lo farò.
        Sherabuonagiornata

      8. Trattasi di neologismo per il quale sono in attesa di via libera dallA Crusca!

        BD49 è talmente rispettoso dell’originale sa sopperire ai suddetti tipici di un sequel del capolavoro di Scott.
        Trova il coraggio e guardalo, nn te ne pentirai!

      1. “Primo film vero sulla guerra” è forse eccessivo, però hai ragione, Matteojean, Dunkirk è un film bello che merita di essere visto.

        PS: ciao e benvenuto sul blog 🙂

      2. Si si, avevo capito, ma è un dettaglio, tranquillo.
        I film bellici con taglio “realistico” sono molti e di sicuro quello di Nolan è un campione nel genere, quindi concordo con le tue parole!!!!!

      3. Boh, insomma. Bastardi senza Gloria è surreale, infatti non mi piace, Salve il soldato ryan è un semplice film di guerra. Battaglie bellissime, per carità, ma sicuramente meno umano, non parla di ciò che provavano davvero i soldati, e grande inaccuratezza storica. Fury non ne parliamo proprio.

      4. Riflessione inappuntabile 😁

        Come Nolan coniughi il cinema pop con quello autoriale è un mistero che non saprò mai spiegarmi

      5. No, non lo coniugo. Guarda io rispetto molto il cinema non di autore, anche perché di solito i film che guardo non sono d’autore, come non lo è Dunkirk, fidati non lo è, ci si avvicina, ma non lo è. Comunque, Miracolo a Sant’Anna è proprio fatto male e confuso.

      6. Anché io rispetto il cinema non di autore, anzi ti confesso che lo preferisco.
        Sono rari in casi in cui cinema di autore risposi anche con un cinema più popolare i film di Nolan Secondo me rientrano sempre in questa categoria. ovviamente sono giudizi personali

      7. Dipende che film, Dunkirk non lo è, perché parla di eventi storici e il vero intervento di Nolan si nota solo nel signor Dawson e nelle sue critiche alla guerra, ma, a mio parere, è troppo poco per definirlo d’autore. Io non so quale preferisco, d’autore o no, se un film è bello, lo apprezzo.

      8. Sì, ho capito, ma anche questa prospettiva non la vedo simile. Perché a mio parere una racconta la vita e i sentimenti dei soldati, l’altro vuole far leva sul fatto che anche gli Afro-Americani hanno combattuto e che anche loro hanno il merito della vittoria, tra l’altro nemmeno riuscendoci.

  3. “Il mio Dunkirk” di G. Pennesi (aka Lapinsu)
    Frammenti di Educazione al Sacrificio.

    Questo il vero titolo del tuo post, come i Fragments d’un discours amoureux di Roland Barthes (eminente critico letterario e semiologo di eccellenza) uno zibaldone di pensieri come lo Zibaldone di Giacomo Leopardi, un elzeviro pieno di notazioni intelligenti sull’educazione all’otium ciceroniano (nobile seppur contrapposto al negotium) dal sapor umanistico di Liceo Classico, come una Bustina di Minerva di Umberto Eco e poi ancora quanti di pensieri, come quanti di energia, come le spore vitali di Star Trek Discovery (quelle che nella serie televisiva Netflix permettono di collegare ogni punto dello spazio del nostro universo, in similitudine alla teoria dell’entanglement quantistico): leggo il tuo pezzo portentoso sull’immane esercizio di stile bellico di Christopher Nolan e poi leggo i commenti sottostanti dei tuoi followers e penso che siamo alle radici dell’ermenàutica, ma in realtà so che non è vero e mi contraddico perché i commentaria  (neutro plurale) non sono un’espressione dell’ermenàutica stessa ma un’emanazione dell’animo degli ermenàuti, perché ciò che spinge davvero i seguaci di tale disciplina non è la Dissertazione (per lo più da vedere come un kharma o un viatico di conoscenza attraverso l’incoscienza), ma la sete di un sapere pangenetico, che tutto collega e che tutto fa capire, partendo dal Big Bang (leggasi Adamo ed Eva), per mostrare come ogni cosa alla fine si colleghi e così si comprende che poi gran differenza non esiste tra scienza e conoscenza, così come tra fisica e linguistica.

    Ripenso quindi, per caduta palingenetica al “momento didascalico” (quello per intenderci che, dovendo spiegare ad un pubblico più o meno colto ciò che intende dire, deve affrontare in ogni sua opera l’artista mainstream, a differenza dell’artista ermetico ) del meraviglioso Arrival di Denis Villeneuve, quando il fisico Ian Donnelly cita, alla sua futura consorte, la Sapir-Whorf Hypothesis, teoria secondo cui l’apprendimento di una lingua (nuova o madre) influenza lo sviluppo cognitivo e quindi cambia persino il nostro modo di pensare, introducendo così quello che solo per gli spettatori disattenti è il colpo di scena finale, in realtà abbondantemente annunciato sin dalla primissima sequenza, quando, con voce fuori campo, la dottoressa Louise Banks ci ricorda che prima dell’arrivo degli alieni il suo pensiero si basasse su una concezione del tempo e della memoria limitati, mentre ora non riesce più distinguere cosa sia prima e cosa sia dopo, che è poi la caratteristica degli onironuati o sognatori lucidi).

    Così tutto torna, compreso Villeneuve e la sua palette di colori azzurro scuro e grigi, il dolce scivolare della cinepresa sui soffitti, per poi calare, come una palpebra che si chiude, sopra le vicende umane: dall’architettura dei muri e del paesaggio all’intelaiatura dell’animo.

    Il tuo articolo è pertanto un bellissimo pezzo di prosa (assolutamente impeccabile, non troppo aulico né troppo snob e soprattutto mai noioso) nel quale per parlare del film celebri in realtà la virtù dell’educazione alla conoscenza ovvero l’esercizio e l’allenamento spesso sgradevoli (quel dai la cera, togli la cera di Karate Kid, in cui il maestro Kesuke Miyagi, che è poi un Pai Mei tarantiniano ante-litteram, mette in atto le tecniche d’insegnamento del giapponese Gōjū-ryū ovvero “durezza – cedevolezza“), ma che ci permettono di ottenere sempre migliori risultati (elemento di tua schizofrenia intellettuale, che da quando ti conosco ha sempre caratterizzato le tue dissertazioni, offrendo una sorta di ossimoro morale tra una certa dichiarata tendenza a gradire la pancia dei film, quando poi la tua etica contrappone ad una facile discesa sempre un’erta salita).

    Poi Dunkirk, il meraviglioso film di Nolan, un film che ci vorrà molto tempo prima che il pubblico possa assimilarne tutti gli aspetti, essendo figlio di una tecnica mirabile, piegata alle esigenze di un concetto semplice e perfetto nella sua purezza: la guerra non è agiografica nè esaltante, nè eroica in quanto sprezzo del pericolo e nemmeno coreografica, ma ripugnante ed orribile perché spezza vite, in continuazione e senza remore, così solo il tempo separa l’uomo dalla morte ed allora il leviatano dirompente dell’arte nolaniana lo affetta in tre tunnel, in tre segmenti che creano una sincronia impossibile nella vita reale (perché limitata) ma che diventa possibile con la magia della settima arte: un capolavoro assoluto di montaggio (l’australiano Lee Smith, autore del montaggio, crea, nel suo campo specifico di editing, il film dell’anno e forse del decennio) ed un tappeto musicale ancor più presente degli attori (qui si gioca alla spersonalizzazione e non al divismo) per un’opera quasi sperimentale eppure godibilissima, mainstream ed assieme massimamente autorale, praticamente un miracolo! Per inciso, sia chiaro, io rido al solo sentir dire da alcuni critici che questo sia il miglior film di guerra di sempre (ho troppi esempi contrari a tale affermazione) e non è nemmeno il film più bello di Nolan (primato che io divido tra Interstellar e Inception), ma è certamente un gioiello, nonché imprescindibile tappa del cammino ermenàutico di Nolan nella comprensione del tempo.

    Così, con il tempo, torniamo a Villeneuve ed alla capacità di entrambi questi due registi di compiere miracoli di comunicazione (il giocare che fanno questi due campioni con i diversi generi cinematografici ricorda la capacità che aveva anche Kubrick e che in parte ha mutuato Spielberg), come per quel sequel impossibile di Blade Runner (ci scrissi sopra, ti ricordi? Chiedendo ai lettori di aspettare prima di stroncare…), un film perfettamente riuscito nel suo scopo: prolungare il godimento dell’estetica anni ’80 sulla metropoli del futuro e sul sogno pulp di un replicante che caccia replicanti ed assieme creare un nuovo capitolo della narrazione multigenere di Villeneuve (chi lo ha definito addirittura più bello del primo capitolo a mio avviso dovrebbe essere sottoposta a Trattamento Sanitario Obbligatorio o per lo meno confessare di non capire un cazzo di cinema, ma d’altra parte chi, per pregiudizio, temeva fosse una ciofeca immonda e persino un’offesa al capolavoro di Scott dovrà ricredersi).

    Un saluto amico mio e grazie per continuare a promuovere concetti assolutamente fuori-moda e quindi rivoluzionari in campo culturale come il sacrificio, la dedizione e l’allenamento (molti spettatori si sono abituati troppo alla fedigrafa comodità di venir serviti di tutte le spiegazioni possibili ed hanno smesso di usare i neuroni!).

    1. Le mie esperienze di vita mi hanno insegnato che i traguardi e le conquiste ottenuti troppo facilmente hanno in genere meno valore perchè o sono di natura effimera e quindi stuzzicano animo o intelletto in modo troppo superficiale, oppure, d’altro canto, non sarà possibile comprenderne a pieno l’importanza proprio per la facilità del loro raggiungimento.
      Da qui deriva la mia etica del sacrificio che si declina su tutti i versanti della vita, compreso quella della conoscenza di cui qui ho fatto menzione.
      Per altro ho sempre creduto che la predisposizione ad imparare e continuare a farlo sempre sia qualità molto più importante della conoscenza in stessa perchè da un lato ci permette di non atrofizzare e di mantenere brillante e all’erta l’unico nostro organo cui la vecchiaia non porta necessariamente malanni, dall’altro lato essa è preferibile alla conoscenza in sè in quanto ha contorni netti e visibili al contrario della conoscenza che è invece per sua natura imperfetta (nessuno può sapere tutto…)

      Ma qui stiamo toccanto le cime più alte e insidiose dell’etica ermenautica, sulle quali occorre sempre muovere passi prudenti e rispettosi

      Le tue citazioni su Villeneuve mi hanno letteralmente folgorato, soprattutto quella sulla Sapir-Whorf Hypothesis, che tra tutte le meraviglie del film di Arrival è quella che mi porto dietro con più gioia. A ben pensarci, il fatto che la lingua determini lo sviluppo cognitivo è una cosa talmente ovvia che mi fa sentire stupido non averci pensato prima io… Se è vero che il pensiero prende forma con la parola e se è vero che attraverso il pensiero noi conosciamo al mondo, allora (per proprietà transitiva) tutto ciò implica che il linguaggio modella le nostre strutture cognitive. A ben pensarci, capita qualcosa di simile anche con la scrittura e gli strumenti usati per farla: usare una penna a sfera o una piuma d’oca influenza il nostro modo di scrivere (stile, perifrasi, linguaggio), come per altro la facilità di correzione (tra il correggere un file Word e correccero un’incisione su pietra cè una lievissima differenza…).
      Però mi fermo su questo punto perchè su questi temi c’ho scritto una tesi di laurea e se mi lasciassi andare potrei scoprire che, dopo qualche centinaia di migliaia di caratteri, anche i commenti di WP hanno un limite massimo…

      La chiusura, però, spetta di diritto a Nolan e al suo splendido film.
      Di una cosa dovremo sempre ringraziare il cineasta britannico, ossia la sua impareggiabile capacità di unire autoralità e mainstream. Nolan è l’unico che attira in sala sia i malati di blockbuster che i critici bacchettoni e, ancor più, l’unico in grado potenzialmente di soddisfare entrambi.

      Nel caso specifico di Dunkirk è evidente che soddisferà più i secondi dei primi perchè mancano i topoi caratteristici del cinema popolare (dall’ereo ai buoni sentimenti…).
      E proprio per questo il suo è un cinema da salvaguardare, perchè in un modo che vive di semplificazioni, schematizzazioni e banalità, trovare ancora qualcuno in grado di esaltare le meraviglie della complessità è impareggiabile.

  4. Notevole.
    Tu e Wwayne avete stili molto diversi ma le vostre recensioni hanno parecchi aspetti in comune: la passione che dimostrate nello scrivere, l’originalità dei tagli, il piacere che suscitate nel leggervi. E in definitiva il fatto che non vi si possa essere indifferenti, o in altre parole lo stimolo forte che sapete trasmettere ad approfondire/vedere/riscontrare ciò di cui parlate, che credo sia il risultato più alto a cui chi scrive una recensione possa tendere, al di là del piacere puro e semplice di esprimerla.
    Mi hai fatto pentire di non aver approfittato di Dunkirk quando era nelle sale, ma rimedierò con il DVD. E forse ripensandoci è meglio così, visto e il tema e la crudezza del “vero che si fa cosa” che descrivi, perché in questo modo potrò centellinarlo a piccole dosi e fermarmi quanto mi sentirò troppo saturo di realtà per proseguire la visione.

    1. Ciao Julian, mi fa piacere che tu abbia apprezzato la mia recensione, al solito poco recensione e molto sfogo personale.

      Certamente Dunkirk è un film di tale potenza visiva (e sonora) che la visione in sala è imprescindibile, a mio modo di vedere, perchè permette di assaporarne a pieno il gusto profondo e complesso. E’ quindi un peccato che tu non abbia potuto vederlo in sala. Tuttavia, sono certo che saprai godertelo al massimo anche in versione homevideo, versione per altro che non vedo l’ora di recuperare anche io: i film di Nolan, infatti, hanno la rara virtù di acquisire bellezza e significato ad ogni visione, perchè solo le opere che si articolano su più livelli artistici, narrativi e sintattici sanno comunicare sempre qualcosa di nuovo ad ogni visione.
      Attendo quindi con piacere di sapere quale sarà il tuo giudizio !!!

  5. Massima solidarietà per le tue disavventure coi cosi… coi veristi, ecco!
    Io ho goduto in modo sadico con la morte di Rosso Malpelo e avrei voluto scagliare nella solfatara pure l’insegnante 😛

    1. Rosso Malpelo… avevo rimosso questa somma barbosità… E a ragione, direi.
      Mamma mia i veristi. Secondo me portano pure un po’ sfiga!!!

      PS: ciao Conte Gracula e benvenuta nel blog!! Sono lieto e onorato di averti ospitata per un commento!!!
      (Sei una lei, si? Di solito faccio figure barbine con i commentatori del blog…)

      1. ecco, lo sapevo, la mia solita figuraccio
        che poi il nome utente non lasciava tanti dubbi… ma io mi son fatto fregare lo stesso dal rosa nel gravatar.
        shame on me, conte!!!!!

    1. Come sculettava Jonny aahhahahaha.
      A rivederli oggi, i film di quel periodo strappano sempre qualche sorriso malinconico.

      A proposito di febbre, ieri mia figlia si è beccata il primo virus gastrointestinale dell’anno… Considerando che l’anno scorso me lo ha attaccato mandandomi quasi all’ospedale, mi sa che sta volta mi conviene portarmi avanti e contattare un notaio per il testamento 😀

      Buon weekend, carissima, e rimettiti presto!!!

      PS: io adoro quando mi becco l’influenza, almeno posso guardare film da mattina a sera senza rendere conto a nessuno 😀

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