Denial – La verità negata

Nell’epoca della post-verità e delle fake-news, quando addirittura c’è chi mette in dubbio la sfericità della Terra e propugna teorie terrapiattiste, i negazionisti dell’Olocausto suscitano poco scalpore. D’altro canto siamo talmente abituati alla negazione della verità e al rifiuto delle evidenze storiche o scientifiche che corriamo il rischio di abituarci alle storture di chi, per dolo o per stupidità, diffonde menzogne e semina falsi idoli. Tuttavia se non possiamo rassegnarci alla Banalità del Male, neppure dobbiamo abituarci alla Pericolosità dell’Ignoranza: è un dovere etico ancor prima che culturale.

Alimentato da questioni teologiche, opportunità politiche e interessi economici, il sentimento antisemita attraversa trasversalmente tutta la storia, dall’antichità fino ai giorni nostri. Tuttavia il rastrellamento capillare e la scientifica soppressione di cui furono vittima gli ebrei per mano della Germania Nazista non ha eguali e precedenti storici: la quantità di uomini e risorse che Hitler impiegò per la Soluzione Finale della Questione Ebraica distogliendole dall’articolato contesto bellico nel quale la Germania era impegnata su più fronti, dimostra la centralità dell’antisemitismo nell’ideologia del Terzo Reich e la follia imperante nei gerarchi nazisti.

Quindi negare che l’Olocausto sia avvenuto è doppiamente pericoloso, perchè se da un lato minimizza nei numeri e nelle caratteristiche l’atrocità dello sterminio nazista, dall’altro lato alimenta recrudescenze antisemite sollevando il sospetto che gli Ebrei abbiano inventato o comunque ingigantito il fenomeno per trarne vantaggi politici e sociali atti ad alimentare, tra gli altri, il movimento sionista.

Questa falsità storica va quindi osteggiata e smentita non già per onorare la tragedia di chi nei campi di concentramento è stato rinchiuso, ha perso i propri cari o addirittura è perito: nessun libro di storia potrà mai cancellare il dolore e lavare il sangue versato. Bisogna però sostenere senza esitazioni la Verità, perchè solo con la cultura della verità storica possiamo evitare che queste tragedie si ripetano facendo così in modo che l’Olocausto sia l’ultimo capitolo dell’accanimento contro chi è diverso da noi per religione, razza, ideologia o colore dei capelli .

E’ per questo che la visione di un film come Denial – La verità negata è tristemente necessaria.

Di solito evito i film sull’Olocausto perchè ormai hanno tutti la triste tendenza ad indulgere sulla sofferenza, sulla morte, sulle privazioni, sull’atrocità cadendo quindi nello squallore di una pornografia del dolore che mi disgusta. Inoltre da un punto di vista strettamente cinematografico questi film hanno anche la cattiva tendenza ad assomigliarsi tutti tra loro togliendo anche spunti artistici che ne giustifichino la visione. Ma Denial – La verità negata è un film esattamente agli antipodi, perchè non tratta il dolore, bensì lo anestetizza concentrando le attenzioni sui fatti e lasciando le emozioni da parte. Il risultato è un film intelligente e dal taglio velatamente documentaristico che non si limita a raccontare la Storia ma ha l’ambizione di insegnarla. E nel momento in cui riesce nell’impresa, fa un dono inestimabile alla Storia e alla Giustizia.

In questi giorni di dolore e ricordo, quindi, recuperare Denial – La verità negata è un modo intelligente per onorare e imparare. Vi consiglio di guardarlo anche da soli ma possibilmente con qualcuno amate, perchè l’ignoranza è la madre di tutte le follie e condividendo un sentimento di Verità avrete poggiato il primo mattone per costruire un mondo migliore.

Voto: 7*
(*)= A differenza del solito, il voto non è accresciuto per la presenza di Rachel Weisz, la cui bellezza e la cui bravura sono qui sussidiare a un messaggio più Alto e Nobile.

 

 

 

 

 

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41 pensieri su “Denial – La verità negata

  1. I motivi che spingono una persona a scegliere di vedere un film sono molteplici, dal soggetto a noi congeniale fino ad un cast di attori e registi che ci piacciono particolarmente, senza sottovalutare l’importanza dell’opportunità e della disponibilità di pellicole che ci vengono a volte offerte gratuitamente da un canale o che il nostro compagno o la nostra compagna stanno iniziando a guardare.

    Al contrario, le motivazioni che ci spingono in modo lucido a rifiutare di vedere una pellicola sono più incisive e spesso più emotive che logiche, quasi un difendersi dai terribili spettri della noia, dell’angoscia o del tempo perso.
    Queste, in modo succinto, sono per lo più le mie vigliacche ragioni che in genere mi tengono lontano dai film aventi come soggetto manifesto e dichiarato ambientazioni concentrazionarie.

    Ovviamente ci sono luminosissime eccezioni alla mia immorale esclusione ed ammetto che esse sono rappresentate in genere da opere cinematografiche in cui, almeno per il sottoscritto, la messa in scena è talmente raffinata ed ispirata da sfiorare la perfezione artistica, come nel caso del mastodontico Schindler’s List di Spielberg o del Saul fia (Il figlio di Saul) di László Nemes, entrambi lavori che andrebbero studiati in ogni scuola di cinema.

    Per altro, l’imminente Giornata della Memoria viene celebrata dai vari network con palinsesti che spesso ripropongono le medesime famosissime pellicole, in talune delle quali tuttavia l’altissima valenza etica, del ricordare gli orrori legati alla cosiddetta soluzione finale da te giustamente citata, si abbina ad una retorica narrativa disturbante per la sua banale ripetitività.

    Tuttavia, non solo il tuo lungo ed accorato prologo, in cui dichiari i tuoi intenti come in un potente discorso politico ad un consesso di alti uditori, ma l’intero tuo articolo sono una sferzata morale sulla schiena di qualsiasi lettore che, distrattamente e svogliatamente, si avvicinasse al Denial di Mick Jackson.

    Perciò, senza i miei abituali sfottò e senza i soliti complimenti ai tuoi deliziosi siparietti di vita coniugale in salsa sit-com, questa volta opportunamente assenti, faccio tre passi indietro di rispetto ed accenno un inchino di ossequio, per l’eleganza con cui il caustico commentatore e fustigatore di costumi che è in te ha ceduto il passo all’uomo contrito e consapevole.

    1. Non posso che condividere il tono del tuo commento: allorquando si commemora un evento tragico come la Shoà, bisogna sempre eliminare orpelli e fronzoli, lasciando il centro della scena alla Storia, nella sua cruda Verità.

      Mi permetto solo una lievissima digressione, da un lato per concordare con te circa la ripetitivà del clichè sui film narranti l’Olocausto che in questi giorni vengono trasmessi sui principali network, disistima per il genere che per altro ho espresso candidamente anche nel post.
      Ma soprattutto vorrei sapere da parte tua se invece hai avuto occasione di vedere questa pellicola – DENIAL – raffinato esempio di cinema impegnato che sa coinvolgere ed arricchire lo spettatore, per altro aiutato da un cast stellare, perchè oltre alla mia adorata Rachel, Mick Jackson ha potuto contare sul talento di 3 straordinari attori britannici:
      Tom Wilkinson
      Timothy Spall
      Andrew Scott

      Non so bene perchè, ma l’odore di risentimento, odio e frustrazione che permea l’area che respiriamo da ormai troppi anni, rende fondamentale la riscoperta di opere come questa.
      Come cantava un poetino da quattro soldi qualche secolo fa, Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza

      1. Non posso (e nemmeno vorrei) criticare la tua scelta perchè rispettabilissima.
        Tuttavia mi sembra doveroso sottolineare ancora il carattere e lo stile assolutamente sui generis per una pellicola incentrata a raccontare l’olocausto.
        Il racconto si svolge per oltre metà del film nel ventre di un tribunale (per lunghi tratti sembra quasi un legal drama) e c’è un passaggio in particolare che ho trovato delizioso: la protagonista Deborah (interpretata da Rachel) vorrebbe chiamare sul banco dei testimoni alcuni reduci dei campi di sterminio ma il suo avvocato (interpretato da un magistrale Tom Wilkinson) si oppone e la convince del contrario spiegando che così facendo farebbe il gioco del querelante perchè il tema del contendere non è quanto abbiano sofferto gli ebrei nei Lager bensì quanto atroce e scientificamente organizzato fosse lo sterminio nazista.
        Una lezione di storia in poche battute: chapeau.

      2. Aggiungo che ho sperato anche in un passaggio televisivo su Sky che non mi ricordo aver notato…
        Siccome ora VOGLIO vedere questo film, hai qualche buon link?

  2. Come hai detto tu, il nazismo è stato un fenomeno senza eguali né precedenti storici.
    In primis perché nessuno aveva mai pianificato lo sterminio di un popolo con quella spavalderia e quella meticolosità. Sì, c’era il precedente degli Armeni, ma i Turchi non li avevano trucidati con una pianificazione così accurata, e soprattutto avevano tentato di occultare fin da subito il loro genocidio (o comunque di giustificarlo con motivazioni ridicole), non era stato un crimine di guerra “a viso aperto” come quello di Hitler. Tutto questo si vede benissimo in The Promise, film di cui ti ho già parlato e che tratta (in mezzo a mille altri temi) anche lo sterminio degli Armeni.
    In secondo luogo perché di norma le dittature trovano terreno fertile in degli stati (come quelli africani o dell’estremo Oriente) in cui la popolazione ha un basso livello socio – culturale, e quindi non ha gli anticorpi culturali per capire che affidarsi ad un regime dittatoriale è un terribile errore. Di solito il dittatore riesce a farsi strada perché si rivolge ad un popolo di sempliciotti, che si fanno comprare con 2 soldi e applaudono chi gli dice ciò che vogliono sentirsi dire. I tedeschi invece quando hanno scelto di affidarsi a Hitler avevano creato una società avanzatissima dal punto di vista culturale e non solo (per quanto versasse in una terribile condizione economica), e quindi è stupefacente che un popolo con quegli strumenti si sia lasciato incantare dalla pur efficacissima propaganda hitleriana. E in che modo, poi: i tedeschi erano totalmente in balìa di Hitler, provavano nei suoi confronti un amore assolutamente paragonabile a quello che li legava ai loro affetti più cari. E infatti molti si suicidarono dopo la sua morte, perché non riuscivano nemmeno a concepire una vita senza il nazismo.
    Proprio perché i tedeschi avevano tutti gli strumenti per non farsi fregare da Hitler, tutt’oggi provano un enorme senso di colpa per non essersi resi conto dell’abisso in cui Hitler li stava trascinando. Odio la retorica tutta italiana del “Quanto facciamo schifo noi, quanto sono fenomeni gli altri”; tuttavia, devo riconoscere che in questo caso i tedeschi sono stati molto più maturi di noi nel rapportarsi con il loro passato dittatoriale. Per molti italiani Mussolini era una simpatica canaglia, che ha fatto l’errore di allearsi con Hitler ma per il resto era tanto una cara persona: come se associarsi al nazismo fosse una cosa da poco, e soprattutto come se Mussolini non si fosse fatto conoscere come uomo violento e spietato già prima che Hitler salisse al potere. I tedeschi invece riconoscono in pieno le loro colpe e quelle del loro dittatore, senza minimizzare e senza tirar fuori attenuanti ridicole del tipo “Ha fatto anche tante cose buone.”
    Il culto del capo che c’era nei confronti di Hitler può apparire come un episodio irripetibile per la sua eccessività, e invece è tristemente facile da replicare. Ad esempio, io non dimentico che un partito adesso molto popolare in Italia ai suoi inizi ruotava in modo totalizzante attorno alla figura del proprio leader, e il rapporto che c’era tra lui e i suoi elettori somigliava in modo inquietante a quello che un santone crea con i membri della propria setta. Immagino che tu abbia capito perfettamente a chi mi riferisco. Potrei toglierti ogni dubbio facendo nomi e cognomi, ma preferisco non farlo: non per vigliaccheria, ma perché siamo in campagna elettorale, e quindi potrei venire tacciato di strumentalizzare il tema dell’Olocausto per fare propaganda contro questo o quel politico.

    1. Molti commettono l’errore di valutare la storia usando il metro di giudizio del “qui e ora” senza quindi contestualizzare gli eventi.
      Ad esempio, in epoca romana la schiavitù era una forma di organizzazione sociale diffusa quanto accettata tanto dai padroni quanto dagli schiavi. Le rivolte (per altro sempre circoscritte) di cui si resero protagonisti questi ultimi (ad esempio Spartaco) erano dettate principalmente dalle miserevoli condizioni di vita cui erano costretti e non dalla condizione di schività in sè, che invece era considerata come una valida opportunità di sostentamento. Ovviamente, al giorno d’oggi, è inconcepibile una cosa del genere e potremmo essere indotti a giudicare male sia i romani che gli schiavi per queste nefaste abitudini, però dobbiamo sempre avere l’acume di contestualizzare gli eventi e così facendo potremo dare al fenomeno la giusta luce che di sicuro è meno oscura di quanto potrebbe sembrare.

      Analogamente, bisogna sempre tenere presente che il sentimento antisemita è sempre arso nelle culture europee e mediorientali. A cavallo tra il XIX e il XX secolo tra l’altro, da un lato ci fu il famigerato “Affaire Dreyfus” dall’altro la tendenza ad associare ebraismo e comunismo, il tutto inserito in un contesto storico e socioeconomico particolarmente labile in cui le persone più ricch e fortunati (e spesso gli ebrei lo erano) erano oggetto di invidia.
      Tutto questo per dire che i tedeschi non furono l’unico popolo antisemita in un contesto di nazioni che invece li difendevano a spada tratta. Tutti i popoli europei erano (sono?) antisemiti e quello tedesco fu solo la punta di un iceberg che purtroppo brillò per crudeltà e ingegneria omicida.
      E’ per questo che ricordare e onorare è molto importante, soprattutto in questi tempi che, per molti aspetti, ricordano le turbolenze nazionaliste che scuotevano l’Europa un secolo fa.

      Detto ciò, passo alla parte conclusiva del tuo commento, più attuale e politica.
      E’ ovviamente chiaro il tuo riferimento all’ex (per fortuna) presidente del Milan. Tuttavia analoga genesi è quella di un altro partito governato da una società di informatica che ha usato per anni (e forse ora ha pensionato) un comico come portavoce.
      Purtroppo in Italia viviamo una situazione assurda, dove oltre al leaderismo cui fai riferimento tu (e che purtroppo attraversa trasversalmente la nostra cultura dai tempi dell’antica Roma fino ad oggi) si abbina l’assenza di strutture partitiche solide, radicate e rispettate, con una storia e una rete capillare in grado di controllare e incanalare nella giusta direzione gli umori popolari, anche quelli pioù tumultuosi, perchè abbiano il giusto sfogo nella società civile senza scadere in violenze (verbali o fisiche).
      Ad oggi l’unico partito con queste caratteristiche sarebbe il PD, che per altro è fiaccato da una leadership ormai morente e dalla tentazione sempre più forte di omologarsi alle altre leadership autoritario ma mai auotorevoli. ne vien fuori una politica fatti di slogan pubblicitaria, ricca di promesse ma priva di contenuti.
      Comunque vada sarà un insuccesso.

      1. Hai centrato il punto: il PD è passato dall’essere un partito “collettivo” al diventare un feudo personale di Renzi, che in pratica lo tiene in ostaggio e costringe alla fuga chiunque non sia renziano fin nel midollo. Una svolta che non è piaciuta agli elettori storici, e non è neanche servita a guadagnarne di nuovi.
        Da uomo di destra dovrei esserne contento, ma non ci riesco: le migliori vittorie sono quelle ottenute contro uno sfidante al massimo della forma, non contro un avversario che si è battuto da solo con scelte suicide. E candidare Renzi al posto di Gentiloni (figura più rassicurante e perciò più spendibile) è senza dubbio una di queste scelte.
        Detto questo, voglio precisare che Gentiloni di rassicurante e pacato ha soltanto il modo di fare: in realtà anche lui ha dimostrato di essere un uomo molto spregiudicato, mettendo la fiducia su una legge elettorale che lui sapeva essere truffaldina (perché fatta apposta per tarpare le ali a Grillo) e in odore di incostituzionalità. Insomma, come spesso succede sono le acque chete che rompono i ponti…

      2. Da qualche tempo leggo il blog THEVISION e trovo molto interessanti gli articoli di politica.
        http://thevision.com/politica/
        Al di là dell’inevitabile tara da togliere (molti dei redattori sono palesemente di sinistra) nei vari articoli vengono introdotti spunti di riflessione molto interessanti, soprattutto sul “posizoinamento” dei partiti, sull’anomalia tutta italiana per via della quale i partiti di sx fanno propri temi storicamente di dx e viceversa, sul sentimento antipolitico che ha determinato un’impoverimento crescente della classe dirigente che si barcamena tra grigi burocrati e arrivisti privi di scrupoli, senza mai dare cittadinanza a funzionari pubblici di spessore etico e dotati di capacità rilevanti.

        Detto questo, a mio modo di vedere le prossime elezioni creeranno l’ennesimo pantano politico, con nessuna coalizione in grado di governare da sola e la necessità di trovare “grandi alleanze”.
        Ti confesso che, vista l’inettudine dilagante in tutte le compagini in gara, forse questa sarebbe la soluzione meno dolorosa per noi italiani.
        Sono però curioso di vedere come verrà gestito il post- elezioni dai due partiti più populisti e venditori di fumo in assoluto, ovvero la Lega e M5S.

      3. Non deve stupirti che Renzi e Berlusconi si copino a vicenda, perché ormai non ha più senso la distinzione tra destra e sinistra: oggi (in Italia come nel mondo) la vera contrapposizione è tra vecchio e nuovo, tra partiti tradizionali e movimenti antipolitici (dai grillini a Podemos, che già governa su Madrid e Barcellona).
        Io su questi movimenti mi permetto di esprimere perplessità: anche quando non cavalcano smaccatamente la rabbia popolare (come fa Grillo), mi sembrano comunque più distruttivi che costruttivi, più bravi a dire “Il vecchio fa schifo” piuttosto che “Adesso ti spiego la mia idea nuova.”
        Inoltre la scarsa esperienza politica, che per loro è addirittura un vanto, in realtà è un fattore di debolezza: se metti a ricoprire un incarico di governo una persona che non si è prima “fatta le ossa”, inevitabilmente quella persona si ritroverà a dover improvvisare, e prima che impari il mestiere (SE lo imparerà) combinerà sicuramente un disastro dietro l’altro.
        Insomma, che ci sia bisogno di rinnovamento nella politica è evidente, ma rinnovare mandando a governare dei dilettanti allo sbaraglio è demenziale.

      4. L’esempio di Roma e Torno è fin troppo calzante… Due debuttanti allo sbaraglio che combinano un disastro dietro l’altro

        Ormai ci tocca rimpiangere gli Andreotti e gli Spadolini…

      5. E il bello è che Di Maio dice “Usano Roma e Torino per fare propaganda contro di noi”… CERTO che le usano, su cos’altro dovrebbero basarsi gli elettori per giudicarvi? Comunque io per fortuna il mio partito l’ho trovato, gli sono fedele da anni e sono sempre più convinto della mia scelta. Ti auguro di deciderti presto anche tu: mi dispiacerebbe se tu tornassi a votare scheda bianca. 🙂

      6. Ormai voto da 20 anni e, in tutta onestà, quasi mai ho dato il mio voto perchè convinto fermamente del partito cui lo assegnavo.
        Il più delle volte ho votato il meno peggio (secondo me), in alcuni casi (di cui francamente mi vergogno un po’) per pura protesta. Spesso, incapace di scegliere, ho annullato la scheda.

        Scorrendo le liste e coalizioni presenti, ce ne sono alcune secondo me non votabili neppure sotto tortura:
        LEGA NORD: Salvini cavalca solo sentimenti xenofobi e nazionalisti, alimentando recrudescenze da squadrismo fascista. E’ un pagliaccio che va dove tira il vento dei voti
        http://milano.corriere.it/notizie/politica/18_gennaio_25/lega-giovani-padani-danno-fuoco-un-fantoccio-boldrini-8f7e2a3a-0210-11e8-9ff2-341a2fe0297c.shtml

        FRATELLI D’ITALIA: la Meloni è una contraddizione vivente. Il suo dovrebbe essere un partito di destra, ma in realtà di destra non ha nulla se non la collocazione nei seggi del parlamento. E poi, in tutta onestà, un partito che nel 2018 fa ancora propaganda sulla “famiglia tradizionale” non solo non merita il mio voto, ma non merita neppure la mia attenzione.
        http://images2.corriereobjects.it/methode_image/2018/01/23/Politica/Foto%20Politica%20-%20Trattate/Combo_Meloni-0170-k8iF-U43430112104911tcD-1224×916@Corriere-Web-Sezioni-593×443.jpg?v=20180123171616

        FORZA ITALIA: Berlusconi è una comica vivente. La cosa più raccapricciante è che, nella sua coalizione, è il leader più equilibrato e rassicurante.

        M5S: il fenomeno da baraccone dei dilettanti allo sbaraglio sta dando tutti i suoi tristi frutti. La mala-gestio di Roma e Torino è l’emblema di come un manipolo di masnadieri senza arte nè parte. Non conoscere il valore etico, sociale e filosofico della Politica (quella con la P maiuscola) credendo che tutti possano ricoprire cariche pubbliche senza essere minimamente competenti è la morte dello Stato. Per non parlare poi che tutti questi esponenti Grillini sono chiaramente eterodiretti, marionette in mano alla “Casaleggio e associati srl”.

        PD: fiaccato dalla leadership ormai incosistente di Renzi e dei renziani, indebolito dall’ennesima scissione a sinistra (se ho fatto bene i conti siamo alla sesta dal 1991), impantanato da un’azione di governo che, pur meritevole per alcuni punti, è stata lacunosa su altri, paga soprattutto lo scotto di “aver governato”. Come sempre accaduto nella seconda repubblica, il partito al potere viene punito alle elezioni. D’altronde il detto “piove governo ladro” non è stato creato per caso. Dal canto mio il PD, benchè distante per molti punti ideologici (ma d’altronde di ideologico è rimasto ben poco nella politica moderna), sarebbe il male minore. Tuttavia l’incosistenza dei dirigenti (da Renzi in giù) mi impedisce di votarli: a tutt’oggi non ho capito cosa vorrebbe fare il PD in un ipotetico governo a loro guida. Per ora si sono limitati a dire che tutte le promesse di Berlusconi e Di Maio sono irrealizzabili o nocive per il paese. Sarà anche vero (per me lo è), però mi piacerebbe anche sapere cosa vorresti fare tu… è facile dire quello no, quell’altro neppure. Ma tu, cosa faresti per il lavoro? cosa faresti per la sanità? cosa faresti per le opere pubbliche? Ma l’importante è parlare di vaccini (giusta la legge Lorenzin, ma mo’ basta con questa storia…) e 80 € del bonus renzi… che due palle

        Insomma, caro amico, mai come quest’anno sono veramente in difficoltà. C’è ancora un mese di tempo per valutare e capire, ma purtroppo temo che mi toccherà di nuovo annullare la scheda. O almeno ad oggi è questo il mio proposito.

        PS: mi sembra opportuno sottolineare che le opinioni espresse sui vari leader e movimenti sono esclusivamente personali e mi scuso con te qualora avessi urtato le tue idee politiche ed elettorali.
        Purtroppo sono un cittadino ed un elettore disilluso, che purtroppo rileva che i politici ormai sono mercanti, piazzano un prodotto nel target di mercato dove pensano di riscuotere più consenso e poi raccolgono gli eventuali frutti.
        Non esistono più idee e ideali, valori e convinzioni, ma solo opportunità e convenienze. E da qui deriva il mio disprezzo per la quasi totalità della attuale classe politica.
        Spero non me ne vorrai ma ti conosco come persona molto intelligente, quindi anche se sei su posizioni diverse dalle mie, sono certo che saprai comprenderle.

      7. Come sai, io amo profondamente uno dei partiti da te elencati. Tuttavia provo il massimo rispetto per il tuo parere contrario, e non mi sognerei mai di attaccarti soltanto perché non la pensi come me. In parte per l’amicizia che ci lega, in parte perché detesto la mentalità (tipica di molti militanti di ogni colore) per cui se non sei del mio stesso partito allora dobbiamo odiarci per forza. Certo, anche gli inciuci sono insopportabili, ma tra odiarsi e fare comunella c’è una via di mezzo molto saggia: rispettarsi, e dialogare con la massima civiltà e serenità. Come stiamo facendo io e te.
        Riguardo all’ennesima scissione a sinistra, l’anno scorso ho guardato un programma (non ricordo quale) in cui si commentava proprio la nascita di Liberi e uguali. Un ospite disse che non c’è niente di strano nel fatto che in un unico paese ci siano 2 partiti di sinistra, perché così avviene in tutta Europa. L’anomalia sta nel fatto che all’estero il partito di sinistra minoritario tende ad accogliere tutte quelle figure che hanno delle posizioni molto radicali, e quindi non possono trovare spazio in un partito a vocazione maggioritaria; qua in Italia invece a spingere i politici verso la fuga nel partito minore è la fifa blu di perdere la poltrona, la consapevolezza che restando nel PD si condannano a recitare un ruolo di secondo piano. È una pura questione di potere insomma: il bello è che questi politici non si rendono conto che, per inseguire un effimero potere personale, condannano tutta la loro fazione alla sconfitta, perché in questo momento destra e sinistra soltanto unendo le loro correnti possono sconfiggere i grillini. La destra l’ha capito, la sinistra no.
        E poi, quelli di Liberi e uguali hanno commesso un altro errore fatale: candidare la Boldrini. Questa donna è una gaffe vivente: ogni sua dichiarazione è un formidabile assist alla destra, e le sue innumerevoli topiche l’hanno resa un simbolo del militantismo più sgangherato, quello di chi crede che si possa svoltare con qualche frase a effetto e qualche decisione solo apparentemente o parzialmente positiva.
        Ti do anche il mio pronostico sulle elezioni: può darsi che la destra vinca sommando i voti dei vari partiti, ma il partito più votato sarà il Movimento 5 Stelle. Cerco di spiegarti su cosa baso la mia previsione.
        Sia Renzi che Berlusconi stanno basando la loro campagna elettorale sul concetto (molto irrispettoso) per cui i grillini sono i nuovi barbari, la loro vittoria sarebbe un’Apocalisse per l’Italia e soltanto una vittoria della destra o della sinistra ci può salvare da cotanta sciagura. Ebbene, se scegli di impostare la campagna elettorale dicendo “Vota me perché l’altro è peggio” hai perso in partenza. Questo perché fai apparire l’altro come un perseguitato, e quindi paradossalmente più gli butti fango addosso e più lo fai apparire simpatico.
        Lo stesso Silvio ne ha beneficiato: infatti ha governato per 20 anni anche perché la sinistra, invece di provare a brillare di luce propria, si limitava a dire “Quanto fa schifo Silvio.”
        Allargandoci alla politica estera, ne ha tratto molto vantaggio anche Trump: la Clinton aveva ricevuto una valanga di endorsements, ma tutti quelli che la appoggiavano facevano dei discorsi più anti – Trump che pro – Hillary, e questa scelta si è rivelata un boomerang clamoroso.
        Chiaramente mi auguro di cuore che il mio pronostico venga smentito.

      8. Parlare di politica con equilibrio è un evento raro, per questo farlo con te è doppiamente piacevole.

        Dopo questo doveroso preambolo, non posso che plaudire alla tua disamina.
        Purtroppo le alleanze o le separazioni tra le varie fazioni politiche italiane non sono mai dettate da convergenza o divergenza di opinioni su elementi cruciali della gestione della cosa pubblica, o su valori etici o morali. No, ci si divide o ci si allea solo in virtà della convenienza del momento.
        Così accade che due dinosauri come Bersani e D’Alema, pur di non perdere poltrone e peso politico, si staccano dal PD e fondano un nuovo movimento, sperando che il giorno dopo le elezioni qualcuno (lo stesso Renzi, magari perfino Di Maio) vada a bussare alla loro porta a chiedere i voti per fare un nuovo governo. In questo modo il loro peso specifico sarebbe molto più forte rispetto a prima, quando ormai erano ridotti ad essere una minoranza interna ad un partito molto più eterogeo di quando erano loro a comandarlo.
        In direzione opposta, ma con dinamiche però identiche, si muove il carrozzone del centrodestra. Salvini e Berlusconi non si possono vedere e gli screzi delle ultime ore lo testimoniano (il primo candida economisti no-euro mentre il secondo va da Juncker a rassicurare la vocazione europeista del centrodestra). E’ evidente che si siano alleati solo perchè solo insieme possono sperare di raggiungere la maggioranza dei voti. Un eventuale loro governo, quindi, nascerebbe azzoppato e rischierebbe di essere sfiduciato ad ogni votazione. Il che, come credo converrai, porterebbe ad una paralisi dell’esecutivo.

        Gli unici che continuano nella loro crociato dei “duri e puri” sono quelli del M5S. Per altro la loro narrazione comincia ad essere fiacca e dopo aver esuairito il loro classico arsenale (la kasta, gli honesti, etc) si son ridotti a fare promesse degne del miglior Silvio del miglior Renzi. E’ di ieri la proposta di mettere 150€ in busta paga. Per altro si stanno un po’ smarcando dall’isolazionismo accanito di Grillo (che no ha caso sta abbandonando la nave) e aprono all’eventualità di alleanze post voto: la cosa è comunque positiva, perchè un partito che si ostina a governar solo da solo o è stupido o è pericoloso o e entrambe le cose insieme. A mia memoria, gli unici arroccati su queste posizioni erano il partito Fascista di Mussolini e l’NSPD di Hitler. Insomma, dei precedenti non confortanti.

        Mi permetto anche io di fare delle previsioni.
        Purtroppo la legge elettorale è un po’ sghemba, per altro è anche vero che c’erano pochi margini per farla diversa:
        – quella vecchia era stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta
        – l’italicum è stato di fatto cassato dal Referendum di 1 anno fa

        Sia l’orientamento della Corte che quello degli elettori faceva presagire un ritorno al proporzionale, che di fatti c’è stato anche se il Rosatellum lo ha fatto all’italiana, quindi con non pochi difetti.

        Sta di fatto che sarà molto difficile avere un vincitore certo il 5 marzo: probabilmente il M5S sarà il partito più votato, ma è altrettanto probabile che la coalizione più votata in assoluta sarà il CDX.
        Comunque vada, sarà molto difficile che una delle 3 compagini in corsa possa avere i numeri per formare un nuovo governo. Non possiamo però colpevolizzare di questo la legge elettorale: in un sistema che ad oggi è tripolare e nel quale ciascuno dei contendenti conta circa il 30%, è impossibile avere una maggioranza certa.
        E secondo me tutti sono perfettamente consapevoli di questo e di conseguenza fanno la gara a chi spara la promessa più grossa consapevoli che poi, non potendo governare da soli, potranno usare questo come scusa per giustificare il mancato mantenimento per le promesse fatte in campagna elettorale.

        Quel che accadrà dopo è impodenderabile.
        Sicuramente Mattarella spingerà per un governo di larghe intese, dal quale però si tireranno fuori di certo Lega e M5S, forse pure la Meloni. Resterebbero Berlusconi e Renzi, ma farebbero fatica a giustificare la loro alleanza ai rispettivi elettorati di riferimento.
        Ti confesso che non mi stupirebbe se si creasse una situazione di impasse come quella spagnola, con il governo Gentiloni che si trascina all’infinito.

      9. Quest’ipotesi serpeggia già dall’anno scorso, e prego con tutto il cuore che ciò non avvenga: la gente non ne può più di governi fatti dal palazzo anziché nelle urne, e quindi, se l’ultimo governo “di palazzo” continuasse a rimanere in piedi anche molto tempo dopo le elezioni, a quel punto gli italiani diventerebbero ancora più incazzati di quanto già non sono. E per calmarli non basterebbe certo dire “Lo hanno già fatto in altri paesi europei”: ogni stato e ogni momento politico fa storia a sé, e poi una cagata resta una cagata anche se non siamo stati i primi a farla.
        Riguardo a Mattarella, qualche giorno fa Belpietro ha detto in tv che il nostro presidente non darà mai l’ok ad un governo grillino, e credo che abbia proprio ragione. Non tanto per un debito di riconoscenza nei confronti del PD che l’ha fatto eleggere, quanto piuttosto per una naturale riluttanza della vecchia politica ad accettare l’ingresso di quella nuova nella stanza dei bottoni. Come ti ho scritto in un precedente commento, adesso la vecchia politica si sta arroccando in difesa, sta cercando disperatamente di resistere all’assalto del nuovo, rappresentato dai movimenti antipolitici. Ma è uno sforzo destinato all’insuccesso: il nuovo sconfigge sempre il vecchio, lo dice la Storia. E in questo caso, temo proprio che non sia un bene.

      10. Neppure io credo sia un bene, perchè questa ventata di antipolitica porta solo distruzione ma non ha elementi su cui ricostruire.
        Con la politica del VAFFANCULO si fa poca strada: una volta nella stanza dei bottoni l’incapacità e la tracotanza di questi soggetti li porta invariabilmente al fallimento (le amministrazioni di Roma e Torino ne sono un perfetto paradigma).

        Però non ho la tua certezza che Mattarella non dia l’incarico a Di Maio: se il M5S fosse il primo partito e avesse anche più parlamentari del CDX l’incarico sarebbe pressochè automatico in quanto va dato sempre o al primo partito o all’esponente indicato dalla coalizione vincente.
        Poi è chiaro che per Di Maio sarebbe difficile costruire l’esecutivo perchè farebbe fatica a trovare alleati e convergenze in parlamento.

        Di sicuro oggi la politica italiana è affllitta da due mali che attraversano trasversalmente tutti gli schieramenti:
        1) carenza di idee e contenuti politici
        2) incapacità professionali elevate

        E questi ingredienti sono perfetti per la ricetta di un autentico disastro perchè se dà un lato nessuno riesce a trovare proposte valide e realizzabili per migliorare le sorti del paese, dall’altro lato non c’è neppure la possibilità di condurle in porto. Insomma, un’autentica tragedia.

      11. Hai ragione: se anche Di Maio ottenesse l’incarico da Mattarella (ed è un grosso se), in ogni caso poi sarebbe un’impresa costruire e tenere insieme un governo. L’unica sarebbe (come dicevi tu) allearsi con Liberi e uguali, ma ci sono 2 problemi:

        1) Quel partito è in pratica un cimitero degli elefanti, un ricettacolo di tutti i vecchi piddini rottamati da Renzi. Per questo motivo, un’alleanza tra questi dinosauri e gli “uomini nuovi” grillini è l’unione politica più innaturale che ci sia;
        2) Non è affatto detto che Liberi e uguali superi lo sbarramento. Soprattutto adesso che gli elettori di sinistra vedono il partito maggioritario in difficoltà, e quindi è altamente probabile che lo votino turandosi il naso pur di non vederlo affondare.

        Insomma, si stanno profilando ben 2 possibili alleanze di governo: Renzi e Berlusconi da una parte, Di Maio e Grasso dall’altra. Il guaio è che tutti e 4 stanno facendo i conti senza l’oste, perché in entrambi i casi non è scontato che ci siano i numeri per governare. Fossi in loro terrei aperte tutte le strade, anziché cominciare a formare dei gruppi chiusi già adesso.

      12. Secondo me l’eventuale governo grillino troverebbe terreno più fertile in un’alleanza con la Lega: hanno convergenza su molti temi (euro, clandestini, sicurezza) e utilizzano lo stesso linguaggio becero.
        E poi entrambi gli elettorati tollererebbero di buon grado l’eventuale alleanza.
        Dovrebbero però verificarsi due eventualità: che Salvini faccia il voltafaccia con Berlusconi, che i seggi ottenuti da 5S+Lega garantiscano una solida maggioranza.

        Oltre a questa non vedo altre alleanze possibili, eccetto queste due:

        1) governo di larghe intese con PD + Forza Italia cui potrebbero forse unirsi Fratelli d’Italia LeG

        2) governo tutto di sinistra PD+LeG nel caso entrambi ottenessero un exploit clamoroso alle urne.

        Considerando che l’ipotesi 2 è fantascienza, resta la 1.
        Oppure il governo DiMaio + Lega di cui ti parlavo sopra.

        Oddio, ci sarebbe anche l’eventualità di un esecutivo tutto di centrodx qualora raggiungessero la maggioranza necessaria, ma a quanto dicono i sondaggi la quota è molto lontana per Silvio & co.
        Ma è anche vero che i sondaggi sbagliano sempre di grosso: chissà se sarà vero anche stavolta?

      13. Non ci avevo pensato, ma è vero: può darsi anche che Salvini mandi a quel paese Silvio dopo le elezioni per allearsi con i grillini. Del resto tra lui e Berlusconi la convivenza si è fatta difficile già adesso, per un motivo molto semplice: i sondaggi dicono che adesso è la Lega la forza trainante della destra, quindi in teoria Silvio dovrebbe rassegnarsi a fare il lavapiatti di Salvini. Il problema è che Berlusconi non è assolutamente capace di fare il comprimario, e pretende di comandare come se il pezzo grosso della situazione fosse ancora lui: nei panni di Salvini, sarei incazzato anch’io.

      14. Effettivamente la coabitazione di Silvio e Salvini è complicata, per tanti motivi.
        Essendo tra l’altro due fini opportunisti politici, non avranno alcuna remora etica ad accoltellare alla schiena l’alleato di un tempo se ciò garantisse copertura politica e posizioni di prestigio per cui, nonostante i proclami fatti, non mi stupirei affatto se Salvini sposasse la causa dei M5S o se Silvio, in nome del bene del paese, non approntasse un’allenza con il PD di Renzi.

        Resta comunque il problema: il panorama politico italiano spicca per mediocrità, non ci sono nè idee nè politici di spessore. Si vivacchia alla bell’e meglio senza un governo deciso che imbocchi una direzione senza poi guardarsi indietro, qualunque essa sia.

      15. Hai ragione, la mancanza di scrupoli di Berlusconi è cosa nota. Proprio per questo, quando Salvini gli chiese di firmare dal notaio una clausola anti – inciucio, trovai ridicolo che Silvio reagisse facendo l’offeso, e dicendo che “Dal notaio porti solo quelli di cui non ti fidi”: perché, lui cos’avrebbe fatto per meritarsi la fiducia di Salvini? Se il leader leghista avesse posto quella condizione ad un uomo di specchiata moralità allora quest’ultimo avrebbe fatto benissimo ad offendersi, ma quando hai a che fare con Berlusconi mi pare il minimo chiedergli delle garanzie.
        Riguardo alla parte finale del tuo commento, il governo Renzi sembrava poter corrispondere in pieno al tuo identikit: idee chiare, atteggiamento deciso nel portarle avanti, nessuno sguardo indietro o nostalgia del passato (anzi). E infatti all’inizio Renzi riscosse un gradimento clamoroso, anche e soprattutto da chi mai avrebbe pensato di poter votare a sinistra.
        Poi però emersero anche i difetti di Matteo: l’abitudine a formare gruppi chiusi di fedelissimi (il famoso Giglio magico) e ad affidare gli incarichi quasi esclusivamente a loro; la tendenza ad ignorare, quando non addirittura a prendere per il culo, chi non la pensava come lui; un ego smisurato; una oggettiva incapacità di elaborare soluzioni efficaci, dato che la sua riforma venne bocciata dal 60% degli italiani.
        Insomma, Renzi sembrava l’erede designato di Berlusconi, e invece dal punto di vista politico è morto prima lui di Silvio. Ce l’avessero detto 2 anni fa, non ci avremmo mai creduto.

      16. Per sdrammatizzare un po’ t io rivelo un mio torbido sogno.

        Berlusconi di nuovo premier

        Perché vedere un vertice internazionale con Berlusconi, Trump e Putin sarebbe una cosa leggendaria, da raccontare ai nipoti 😂😂

      17. E io, sempre per sdrammatizzare, ti segnalo questo tweet di un tuo fratello di tifo:

        Quando si dice una replica fulminante! 🙂

  3. Il tuo è stato un articolo che definirei importante e molto nobile. E’ da anni che c’è gente che continua a negare (e io non riesco a concepire questa cosa) l’olocausto. Nonostante tutte le prove che esistono, nonostante tutte le testimonianze e le immagini e i video che ci sono stati mostrati, nonostante tutto c’è gente che nega questa verità. E in un momento dove fake news girano alla velocità della luce, la cosa fa parecchio male.

    Concordo sul fatto che alcuni film sull’olocausto un po’ si somiglino, però penso anche che sia qualcosa di necessario farne uscire sempre. Per non dimenticare. E certo è importante anche che però si facciano dei lavori che facciano ricordare questi film e, soprattutto, le tematiche raccontate (Schinder’s List e Il Pianista sono gli esempi perfetti).
    Questo film mi interessa e ti ringrazio molto per averne parlato. Mi ero informato in giro, ma ancora non mi ero deciso a guardarlo. Penso che lo farò subito.

    1. Ti ringrazio per aver apprezzato il mio sforzo, Butcher.
      Il fenomeno del negazionismo è uno dei tanti tentacoli che il mostro dell’Ignoranza sta stringendo attorno alla nostra epoca. La cosa bizzarra è che, nel momento in cui informarsi e studiare è diventato alla portata di tutti e con pochi sforzi, l’ignoranza e la superstizione stiano di nuovo prendendo il sopravvento.

      Hai ragione anche quando sottolinei l’importanza di realizzare film che testimonino l’orrore dei campi di concentramento, tuttavia mi chiedo se farne tanti e tutti uguali non porti infine a una conclusione opposta a quella desiderata: anestetizzare lo spettatore che, a furia di vedere quelle immagini e sentire quei racconti, non riesce più a cogliere l’atrocità e l’abominio dell’Olocausto perchè, molto banalmente, è stato affogato da immagini e parole tutte uguali. Un po’ come la violenza al telegiornale, che ormai ci fa un baffo perchè ci siamo abituati.

      Ed è fondamentalmente per questo motivo che nel Giorno della memoria ho voluto citare DENIAL perchè pur essendo un film sull’Olocausto è diametralmente opposto a tutta la produzione sul genere. Non strappa una lacrima, nè prova a farlo, vuole solo insegnare da un lato la storia dall’altro lato la pericolosità dell’ignoranza e, ancor prima, di chi sfrutta l’ignoranza per i propri fini.

      Grazie ancora per il commento e buona domenica!!!!

  4. intanto complimenti per l’articolo,
    per quanto mi riguarda non sono affatto impensierito dai negazionisti, non sul fronte propagandistico, tale diventa chi lo vuole diventare, a prescindere dalla insussistenza degli argomenti. Mi preoccupa piuttosto seriamente il modo in cui vengono affrontati gli eventi del XX° secolo, all’inizio dell’attuale millennio Amnesty Intenational divulgò un approfondito documento sulle dittature del 900, tra le varie analisi anche il conteggio dei morti, se memoria non mi inganna… morti dittature nere circa 80.000.000, morti dittature rosse circa 130.000.000, le vittime delle “rosse” sono imprecise per difetto in quanto nessuno, leggasi NESSUNO, è in grado di stabilire quante vittime abbia provocato la rivoluzione Cinese.
    210.000.000 milioni di morti ammazzati sono tanti, è la popolazione di un continente affollato ma, stranamente, si celebrano solo le vittime dell’olocausto, anche volendo rimanere in Europa, Stalin ha mandato al creatore circa 30.000.000 di Russi, cinque volte tanto. Non mi pare il caso di stare qui a ribadire concetti arcinoti ma forse qualche perché andrebbe spiegato. Sono sempre stato contrario alla tetra contabilità dei morti ma quando si parla di decine di milioni… è bene sapere e porsi domande. MAI negare l’olocausto ma anche MAI bypassare sulle altre vittime dell’atroce follia.

    1. Ciao TADS e grazie per questo tuo ricco e stimolante contributo.
      Il discorso che fai, secondo me porta due punti di riflessione importanti:
      NEGAZIONISMO E FAKE NEWS:
      Credere che false verità storiche non possano essere veicolate e prendere piede è molto ingenuo. Le falsità scientifiche diffusesi a macchia d’olio nell’ultimo lustro ne sono la riprova: chi nega la bontà dei vaccini, chi nega la sfericità della terra, chi nega l’esistenza del virus HIV, chi nega le cure chemioterapiche, e via di questo passo. C’è anche chi nega che l’uomo sia effettivamente andato sulla luna o che l’attentato del 11/9 sia stato un complotto degli USA per poter fare guerra in mediooriente.
      L a mamma dei stupidi è sempre incinta, d’altronde, e da quando c’è internet tutti questi stupidi possono facilmente mettersi in contatto tra loro e diffondere le loro scemenze.
      Non sono quindi così sicuro che , sull’onda di cotanta stupidità, possano essere negate verità storiche altrimenti inconfutabili come l’Olocausto

      OLOCAUSTO Vs Altri Genocidi
      (perdonami la semplificazione)
      Quel che scrivi è vero, inconfutabile, documentato. Tuttavia fare il conto della serva sui morti serve a poco: il campionato del dittatore più sanguinario è un torneo del quale credo facciamo tutti a meno.
      Però, dato che hai riportato numeri scioccanti quanto veri, è anche necessario sottolineare che il silenzio sugli altri genocidi non può essere imputato all’Olocausto. Inoltre va sottolineata una cosa: purtroppo la Shoà ha un triste primato, quello di essere il genocidio più capillare e scientificamente organizzato della storia moderna. Probabilmente è stato questo a favorire la grande eco che esso ha sempre avuto (oltre al fatto, ovviamente, che l’èlite ebraica ha sempre avuto un peso specifico importante nel mondo intellettuale ed accademico: negarlo sarebbe sciocco quanto negare l’Olocausto).
      Possiamo solo sperare che questo nuovo secolo porti con sé meno morti, anche se purtroppo le premesse non sono delle migliori…

  5. fin da ragazzo ho sempre idealmente combattuto al fianco degli ebrei, nonostante il mio essere ateo, mi spiacerebbe passare per antisemita solo perché puntualizzo alcune cose.

    hai scritto: “la Shoà ha un triste primato, quello di essere il genocidio più capillare e scientificamente organizzato della storia moderna”, questa è una ipotesi, dico ipotesi perché nessuna potenza straniera, nessun osservatore super partes è mai entrato nei campi di sterminio Russi, Cinesi, Cambogiani, ecc. ecc. Pol Pot ha DIMEZZATO letteralmente la popolazione Cambogiana dando carta bianca ai feroci Khmer Rossi, tanto per dirne una, anche loro avevano adottato un metodo scientifico.

    mi occupo anche di comunicazione da circa 40anni, in tutta onestà intellettuale, difficile pensare che la corrente negazionista e le balle da social possano competere con la portata mediatica mondiale degli ebrei, a partire dalle major hollywoodiane fino alle quotidiane, pedisseque trasmissioni tv sull’olocausto trasmesse da 60anni in tutto l’occidente, soprattutto in Europa.

    mi sono semplicemente permesso, nel commento precedente, di evidenziare una anomalia nella “memoria”, le dittatura del secolo scorso hanno ucciso oltre duecento milioni di esseri umani, tutti degni di essere ricordati e celebrati. Però, da sempre (dopo la guerra), si parla solo degli ebrei uccisi da Hitler, si celebrano solo gli ebrei uccisi da Hitler e si propaganda solo la “memoria” che riguarda gli ebrei uccisi da Hitler. La conta dei morti è cosa becera così come è cosa becera creare caduti di seria A, caduti di seri B, e via dicendo. Diciamo che gli ebrei hanno un peso considerevole sulla economia mondiale e quindi, per logica applicata, corsie preferenziali.

    dialogare con te è un piacere

    1. oh Tads, ti assicuro che nè io nè chiunque altro sventurato sia passato di qua e abbia letto il tuo commento avrebbe potuto credere che a scriverlo fosse stata una persona animata da sentimenti anche vagamenti antisemiti.

      Questa premessa era doverosissima!!!

      Detto ciò, andiamo oltre.

      Che la causa ebraica abbia potuto essere perorata nelle sedi più importanti e con la cassa di risonanza più grande si potesse ambire, è un dato di fatto. Se pensi che la stessa Hollywood fu in pratica fondata dagli esuli ebrei dell’Europa orientale (esiste un meraviglioso documentario RAI sul tema) va da sè che la settima arte abbia sempre mostrato con dovizia gli orrori della Shoà.
      Appurato questa, resta da chiedersi perchè chi ebreo non è e dovrebbe prestare la massima attenzione alle tragedie umane, abbia chiuso un occhio, spesso anche due, su molte altre catastrofi.

      Non sono uno storico nè un sociologo, quindi non ho strumenti per capire o spiegar. Posso solo ipotizzare che la prossimità degli eventi (a livello cronologico e spaziale) abbia condizionato il mondo occidentale. Sarebbe curioso sapere se nell’estremo oriente l’Olocausto ha la stessa eco che qui o se, magari, i media e le arti prestano attenzione anche ad alcuni dei genocidi da te ricordati.

      Capire per migliorare, dovrebbe essere sempre questo lo spirito che anima lo studioso.

      PS: non posso che ricambiare il complimento e confessarti che questo scambi di opinioni con te è veramente gradevole e costruttivo

      1. Anch’io ho fatto il pieno di film che affrontano il tema dell’olocausto dal punto di vista del dolore anziché dal p.d.v. storico, per cui grazie alla tua segnalazione colmerò subito la lacuna con questo film! 🙂
        Per quanto concerne il tuo orrore per l’ignoranza e la stupidità, mi trovi assolutamente allineato fratello 😉
        Non ti nascondo che proprio a causa di questa ignoranza dilagante sto leggendo con interesse alcuni dibattiti di filosofia politica che riflettono sull’opportunità del suffragio universale. Di seguito un piccolo passaggio:
        “Eliminando i milioni di elettori irresponsabili che non si prendono il disturbo di imparare i meccanismi più basilari della Costituzione, o le proposte e la storia del loro candidato preferito, forse potremmo riuscire ad attenuare le conseguenze della sconsideratezza del loro voto”, scrivesul Washington Post David Harsanyi, giornalista e scrittore americano. Secondo Harsanyi, “se non hai la minima idea di ciò che ti sta intorno, hai anche il dovere civile di non soggiogare il resto di noi alla tua ignoranza“. La soluzione sta in un test di accesso al voto, stile quello che viene fatto per l’ottenimento della cittadinanza americana.

        Pericoloso ma … fa riflettere no?!

      2. Denial è un film atipico nel contesto della cinematografia sull’olocausto perchè, come ho spiegato prima, anestetizza le emozioni e, raccontando il processo nel quale fu coinvolta una storia e un revisionista, compie una ricostruzione molto accurata di quanto avveniva nei campi di concentramento senza tuttavia mostrare mai immagini brutali o ricercare lacrime empatiche dello spettatore.
        Sono certo che un cinefilo dal palato fine come te non potrà non ammirare questa pellicola.

        Passando alla seconda parte del tuo commento, non posso che concordare con te. Ho letto recentemente un post sul blog THE VISION che trattava proprio questo stesso tema col quale ho massimamente concordato.
        Gli ignoranti e gli intolleranti non dovrebbero poter votare: forse vivremmo in un meno giusto, tuttavia sarebbe un mondo lievemente migliore.

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