La paura

La paura è uscire il sabato mattina per fare una passeggiata con la propria famiglia, sorseggiare un caffè, ridere sommessamente per qualche sciocchezza, fantasticare su come allietare la già piacevole giornata con gli affetti familiari e poi trovarsi in mezzo a una sparatoria con pallottole che volano e sirene che squarciano il silenzio viscoso di cui si nutre il terrore.

Sono incastrato nel traffico maledicendo me stesso per non aver preso un’altra strada perchè in fondo alla coda vedo i lampeggianti di una volante della polizia. Dev’esserci stato un incidente, penso. Che palle. La coda di auto avanza lentamente ma presto mi rendo conto che non ci sono auto incidentate, solo una macchina dei vigili messa per traverso. D’un tratto parte una sirena – o forse sono due – e alcuni uomini in divisa scattano di corsa verso la stessa direzione.

Un uomo barbuto passa davanti la mia macchina, per poco non lo investo. Al collo pende un distintivo della polizia e nella mano destra stringe una pistola. La tiene bassa, attaccata alla coscia per non farla notare ai passanti, evidentemente al corso di poliziotto gli hanno insegnato così. I suoi occhi incrociano i miei per una frazione di secondo ma neppure mi nota. Io però vedo: non solo lui ma soprattutto la paura. E dai suoi occhi la paura scivola ai miei e da lì investe il mio corpo come un fluido freddo che innerva di terrore ogni muscolo.

Mi giro e vedo mia figlia canticchiare mentre gioca con una bambolina: non si è accorta di nulla. Mia moglie ha un’espressione corrucciata per il contrattempo, non ha visto il poliziotto e tanto meno la pistola. Do gas e scappo via: non so cosa stia succedendo ma non può essere niente di buono. Devo portare in salvo la mia famiglia, è l’unico pensiero che riesco a formulare. Voglio lasciarmi alle spalle la pistola e la paura ma non ci riesco: le gambe sono fredde come ghiaccioli e lo sguardo atterrito del poliziotto con la pistola in mano mi torna davanti come un flash intermittente.

I telefoni cominciano a squillare e la radio si sintonizza sugli avvenimenti. C’è uno squilibrato che spara ai neri.

Accelero di più. Sono arrivato in una strada di periferia ma non mi sento affatto fuori pericolo. I lampeggianti della polizia sono ad ogni incrocio e vedo persone armate in ogni angolo, alcuni hanno la divisa ma molti solo il giubbotto antiproiettile. Vedo alcuni ragazzi di colore correre svelti e nascondersi dentro l’androne di un palazzo. Mi piange il cuore.

Accelero ancora. Cerco di calmare mia moglie invitandola a chiamare i suoi genitori per avvisarli degli eventi: essere impegnata l’aiuta a distrarsi dal pericolo. Chiara continua a giocare con la bambola cantando una canzoncina: meno male che non ha capito cosa stia accadendo.

Accelero di nuovo ma invano: vado già a tavoletta. Ormai sto scappando. Da uno squilibrato, da una pistola, dalla paura. E corro, corro, corro, sempre più veloce, sempre più spaventato.

Arrivo a casa dopo un’ora: ho percorso strade secondarie allungando a dismisura il tragitto per evitare ogni incrocio potenzialmente pericoloso. Dovevo proteggere mia figlia, mia moglie, il mio mondo.

Quando la porta del garage si chiude alle mie spalle tiro un sospiro di sollievo. Consegno le chiavi a mia moglie, la invito a salire in casa e le dico una bugia: devo sistemare una cosa qui in garage. Quando Romy chiude la porta, mi appoggio con la schiena al muro e mi guardo le mani: tremano. E tremano anche i miei occhi, il mio cuore, il mio spirito.

Ci metto un po’ a ricompormi. Non voglio farmi vedere scosso da mia moglie, soprattutto da Chiara. Sono sedute sul divano. Romy è al telefono con la sorella per accertarsi che stia bene. La TV è accesa, ci sono i cartoni, ma Chiara guarda altrove. Appena rientro corre da me. Babbo mi devi aiutare, voglio fare tanti cartelli con scritto “Vietato l’ingresso ai cattivi che sparano”, così quel signore che sparava a Macerata non viene a casa nostra.

La abbraccio. Vorrei dirle: Certo cucciola, ma il groppo in gola è grosso e mi esce poco più di un grugnito.

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38 pensieri su “La paura

  1. Mi sono commossa. Purtroppo siamo ormai in una costante guerra tra poveri, nella quale non potrà mai vincere nessuno. Le nostre vite sono sempre più scandite dalla paura e dalla rabbia.

    1. Ci sarebbe una cura: sconfiggere l’ignoranza dilagante che si riflette sulle parole e sempre più spesso anche nei gesti di questi sconsiderati.
      Ma purtroppo non vedo nessuno proteso in questo senso: l’imbarbarimento del dibattito è ormai dilagante. Ieri mi ha scioccato tanto l’atto terroristico di Traini quanto i commenti letti su Facebook di tanti miei concittadini che lo giustificavano e lo difendevano.
      Siamo arrivati ad un tale punto di ignoranza che, temo, ormai il percorso sia irreversibile.

      1. L’ignoranza, al giorno d’oggi, è voluta. Non ci sono scuse: i mezzi per informarsi, leggere e farsi una cultura ci sono, spesso anche gratuiti. Non giustifico chi ha fatto dell’ignoranza il proprio stile di vita. Però sono convinta che un deciso intervento da parte delle istituzioni potrebbe ancora “salvare qualche anima”. Purtroppo, la volontà non c’è nemmeno da parte loro (anzi, ne sono in parte complici), quindi sì, anch’io vedo poche speranze.

      2. Come darti torto? L’ignoranza è figlia della pigrizia, dell’indolenza, della ostinata ricerca di soluzioni semplici a problemi complessi.
        Il tutto poi è amplificato esponenzialmente dal web e dai social media, che da un lato alimentano questi fenomeni e dall’altro diventano cassa di risonanza per gli imbecilli.

        E’ arduo trovare una risposta collettiva a questo fenomeno e l’unica alternativa è coltivare pensieri e sentimenti positivi con i propri figli, i propri familiari, i propri amici, sperando che il seme della comprensione possa diffondersi come un virus, un virus per una volta positivo e salvifico.

    1. Ormai l’imbarbarimento è dilagante e l’ignoranza altrettanto diffusa genera mostri sempre più pericolosi.
      In tutta onestà non vedo al momento margini per poter isolare questi fenomeni perché c’è troppa indulgenza da parte di molti

  2. Paura, non potevi scrivere un titolo migliore. La Paura è la migliore arma del Terrorismo, perché, sempre a voler chiamare le cose con il loro nome, quello che è accaduto nella tua Macerata è proprio questo, un atto di Terrorismo.
    Non voglio unirmi al coro di chi ha scritto già ampiamente e con perizia sull’argomento (e non mi riferisco ovviamente alla stragrande tristissima maggioranza dei microcefali che hanno commenato sui vari social in modo indegno, ma alle poche voci senzienti che hanno saputo leggere nel fatto di cronaca una palese deriva, come il bell’articolo apparso sul quel sito The Vision che spesso ci capita di leggere entrambi), ma mi limito a dire che il tuo resoconto mi ha fatto tornare in mente le descrizioni dei miei compaesani marchigiani più vecchi di me, che a suo tempo, prima di me, andarono dal paesello a studiare nella metropolitana Bologna, nel periodo degli anni bui del terrorismo di destra e sinistra, un clima di tensione che fece arrivare nell’universitaria via Zamboni persino i carrarmati dell’esercito… Quelli di chi visse quegli anni erano racconti pieni di fiughe a piedi, di lacrimogeni, di pedoni spaventati e gente comune che cercava di scappare da proiettili vaganti.
    Ecco, io ho rivisto tutto questo nel tuo racconto, certo non di fiction e per questo forse anche più emozionante e spaventoso, ma anche talmente ben scritto da poterlo sentire sulla pelle.

    Come tutti, anch’io ovviamente avevo letto i fatti di cronaca e li avevo ascolati tramite Sky TG 24 e li avevo infine visti anche nelle pagine FaceBook di giornalisti e comuni cittadini, ma il tuo pezzo dona a questa vicenda un realismo ed una significanza, altrimenti troppo facilmente dimenticabile, soppiantata domani sui mass media generalisti da chissà quale altro orrore quotidiano, come oramai accade per qualsiai altra notizia per quanto orrenda, che sia un omicidio o uno smembramento di cadavere, un caso di pedofolia di un prete o di un professore e persino degli stessi genitori, fino ad auto-bombe e vittime di guerra innocenti, di kurdi massacrati da dittatori turchi, di siriani gasati, di russi messi a tacere, di folli americani che sparano con faciltà sul loro prossimo… un regno del male quotidiano per il quale ci vuole oramai molto più di un padrenostro per poter respirare…

    La tua fuga in auto dal centro alla periferia mi ha ricordato l’anisa claustrpofociba di chi si sente prigioniero in un labirinto soffocante ed il terrore in gola di vedere scomparire i suoi cari, strappati via da un colpo secco sparato a caso sulla folla, un senso di umida e fredda incapacità di difenmdersi da qualcosa che assomiglia ad un terremoto o ad un attacco di gas asssassini: ti ho seguito con ansia fino a casa dove con te ho respirato.

    Esperienza orribile, pezzo fantastico, anche questo è la vita.

    P.S. Le ragioni dell’odio possono sempre essere decodificate da ragionamenti che facendole in parti lavorabili smembrono e depotenziano qualsiasi atto (immigrazione mal gestita, soprusi, disuguaglianze, carenze familiari, scolastiche e sociali, mancato supporto psichiatrico, etc.), anche il più efferato, ma tale reificazione rischia, se lasciata sola, di creare un nuovo pericoloso significato ovvero l’accettazione di qualsiasi cosa e questo non deve accadere: era inaccettabile quello che faceva Bin Laden, il mostro che bombardò le Twin Towers come atto di ribellione al neocolonialismo statunitense che aveva creato in decenni i suoi stessi nemici, così come lo erano le azioni dei guerrieri baschi, dei guerriglieri dell’Ira o quelli di Sendero Luminoso e così per ogni forma di terrorsimo, per il quale, ripeto, la logica riuscirà sempre a trovare ragioni e motivazioni, ma che mai, MAI, deve essere spalleggiato o persino incoraggiato.

    Buona Domenica amico mio ed un abbraccio profondo a moglie e prole!

    1. Ieri mattina mio suocero è passato a casa nostra quando stavamo per uscire perchè doveva lasciare alcune cose a Romina. E’ salito in casa e Chiara (che stravede per il nonno) lo ha trascinato di peso per tutta casa per giocare un po’ e fargli vedere la cameretta nuova, arrivata pochi giorni fa.
      La visita inaspettata ha ritardato la partenza di 5/10 minuti.
      Ecco, il pensiero che se mio suocero non fosse passato ci saremmo ritrovati proprio nel momento in cui il terrorista faceva fuoco mi tormenta senza tregua.

      La vita è fatta di episodi, di momenti, di singoli istanti che nella loro misera insignificanza cambiano però il destino di un uomo e della sua famiglia.

      Ti confesso che ancor oggi sono molto scosso. E le emozioni che mi turbano sono molteplici: lo spavento per quanto accaduto, lo sdegno per l’ingiustificabile solidarietà che Traini sta riscuotendo (mi affligge la consapevolezza che molti miei amici lo giustificano), la vergogna per la macchia indelebile di cui si è macchiata la mia città che d’ora in avanti avrà l’onta di un sentimento razzista e xenofobo indelebile, la mesta consapevolezza che i propositi di crescere mia figlia in una comunità sicura e solidale è svanita per sempre.

      La tua riflessione sulla reificazione di questi eventi, lo sforzo linguistico e intellettuale che i mass media e chi li popola compiono per ricondurre la tragedia in binari di consapevolezza e comprensione, in realtà finiscono per dare dignità anche all’indegno.

      Qui non è più una questione POLITICA perchè la politica è intrisa di ideali e concetti alienabili, contestabili, opinabili.
      Qui si entra nel campo dell’ETICA e l’ “ἦθος”, come ben sai, ha caratteri meno discutibili della politica perchè ci sono dei confini che non possono essere scavalcati senza conseguenze, perchè sparare a caso contro chi ha la pelle nera, i capelli biondi o le orecchie a sventola è un atto di tale stupidità e crudeltà che non può avere dignità di discussione.

      Grazie per l’abbraccio, Paolo. Per me significa molto!!!

      1. Mi sono preso un giorno di stacco dalla tua accorata risposta al mio nuovo commento perché ho voluto riflettere nuovamente sull’accaduto e sulle tue nuove parole, perché voglio farti sapere quanto sono realmente consapevole del disagio che ora, non prima, stai provando per gli accadimenti: alla paura per quello che poteva capitare da un momento all’altro a ciò che hai di più caro (un terrore panico che non riesco ad immaginare e che ti accompagnerà come una eco disturbante) ora si è aggiunto il dolore per l’inquietante cecità di chi ti circonda e che persino conosci per nome.
        Ecco, è qui che mi fermo perché è davvero troppo facile, troppo egoistico per me pontificare sui rigurgiti di fascismo, sull’analfabetismo funzionale, sulla rabbia repressa di chi giudica dalla poltrona o dal tavolino del bar, perché tu in quell’ambiente che oggi i si divide tra pelosa solidarietà alle vittime e delirante sostegno al terrorista, tu in quell’ambiente ci vivi e ci lavori.
        Perciò, buon giorno amico mio, buon giorno perché alla fine sono lieto che tu sia qui a parlare e scrivere finché ne avrai voglia.
        Noi ti ascolteremo e ti leggeremo.

      2. Mi ero chiuso in bagno per bestemmiare, dopo una accesa discussione con un collega che giustificava e spiegava che questo pazzo aveva le sue ragioni.
        Poi per fortuna è arrivata la notifica della tua risposta e allora rispondo a te che sproloquiare un po’ da ermenauta mi aiuta a calmarmi.

        Ebbene, io non ne faccio neppure una questione di rigurgiti fascisti e xenofobi, bensì di ignoranza dilagante, ma non ignoranza in senso letterale, bensì in senso lato. Dovremmo (o almeno mi piace sperarlo) avere tutti effettuato un minimo percorso scolastico (se non erro, l’obbligatorietà arriva fino a 16 anni) nel quale magari non abbiamo mai imparato quando è nato Napoleone e non sappiamo più a memoria il San Martino di Carducci, tuttavia abbiamo imparato a usare il cervello, a discernere l’accettabile dall’intollerabile, a capire che le parole non hanno solo un peso, ma anche un valore.
        E, sempre nella mia ormai disillusa speranza, credevo che se per anni la politica si è nutrita di un linguaggio inappropriato, dove “i campi profughi si smontano con le ruspe”, dove l’avversario di un dibattito politico è stato “asfaltato”, dove una mia proposta programmatica “distrugge” quelle dell’avversario, dove clandestino diventa sinonimo di delinquente, dove l’abuso di termini come “belva”, “bestia”, “casa loro”, “stranieri”, “neri”, ebbene credevo che i cittadini avessero gli strumenti intellettuali minimi per capire che sono estremizzazioni verbali da non prendere alla lettera.
        Invece mi sbagliavo perchè ormai è chiaro che l’inasprimento verbale sta ormai sfociando sempre più frequentemente nella violenza vera, quella che lascia dietro di sè sangue, ossa rotte e magari qualche morto.
        Tutto cominciò con la statuetta contro Berlusconi e, poco tempo dopo, il tizio che sparò davanti al Quirinale. Ma negli ultimi tempi gli episodi si sono infittiti: le manifestazioni sotto la sede de L’Espresso, le testate e il clima intimidatorio in quel di Ostia, ora la sparatoria contro i neri a Macerata.
        Ormai l’ho capito: l’italiano è diventato ignorante, intollerante e sempre più spesso anche violento. Io, te e quelli che la pensano come noi siamo la minoranza, una NETTA minoranza. E le imminenti elezioni ci aiuteranno a fare la triste conta di chi ha ancora un briciolo di etica a guidare i propri pensieri. Perchè qui non si tratta più di scegliere il partito che abbia le proposte migliori per migliorare lo stato della Nazione, bensì chi non può essere nè votato nè eletto per la dissennatezza dei propri ideali.

        Come spiegavo pochi giorni fa (prima dell’attentato, in verità) a un mio vicino fervente elettore di Fratelli d’Italia che pontificava sulle virtù della politica della sua amata leader che, per quanto mi riguarda, se nel XXI secolo c’è un candidato che ancora blatera sull’inopportunità dei matrimoni omosessuali (o unioni civili che dir si voglia) e sull’opportunità di difendere la famiglia tradizionale (cosa significa poi tradizionale?) ebbene costui non solo non merita il mio voto, ma neppure la mia attenzione.
        Ecco, sostituisci il concetto di “famiglia” con quello di “stranieri” e avrai perfettamente chiaro il mio pensiero odierno.

        Ora devo tornare al lavoro, il mio capo mi guarda di traverso e non è un buon segno 😀

      3. Purtroppo le incombenze di lavoro premono per avere anche la mia attenzione, il che forse non sempre è neecssariamente un male: in mezzo ad un mondo di incertezza, il lavoro ed i suoi limiti danno sarenità, ma questa è un’altra storia…

        Ci sarebbe invece tantissimo da dire e da discettare sulle tue osservazioni, perché con le cose che hai scritto nel tuo ultimissimo commento, siamo davvero alle basi stessa della poltica e del rapporto tra la base eletorale ed i suoi rappresentanti: già gli antichi filosofi greci ci misero sull’avviso dei rischi della Demagogia, ovvero della quasi inevitabile deriva della Democrazia (quella che Churchill definiva la “la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora“), laddove i politici, per ottenere e mantenere il governo offrono alla folla ciò che la folla chiede… Ma oggi siamo andati persino aldilà di questo e se già era malsano dare alla folla quello che essa urlava in modo impulsivo, adesso si arriva al punto di creare il bisogno e poi fingere di soddisfarlo…
        Alla fine parliamo sempre di potere e non c’è più nulla di casuale.
        L’imminente tornata elettorale purtroppo rende tutto ancora più confuso, giacché in campo non c’è alcun alfiere, alcun cavaliere senza macchia, ma populisti e demagoghi, politici di razza abituati ad ingannare, intrallazzatori di mestiere, mafiosi, collusi, lobbisti e professionisti del do ut des.
        Lo stivale italico è da secoli davvero troppo sporco di fango, così tanto da far rimpiangere le dittature rinascimentali, laddove l’Oligarchia (governo dei pochi) poteva per pura casualità (perché tale era l’alternanza per via dinastica) assurgere ad Aristocrazia e se il potente di turno creava benessere per la popolazione era solo come aspirazione ad un’eternità di memoria.

        Dittatori, monarchi illuminati, grandi strateghi… la politica quando è lontana (al sicuro?) dalle mani del cittadino è come un padre di famiglia che decide per i suoi piccoli senza consultarli, ma se poi questo padre è un criminale senza scrupoli, senza vero amore filiale, allora diventa dittatura e così è stato in migliaia di occasioni della storia: perisno i più grandi e puri rivoluzionari si sono strasformati con il tempo in spietati tiranni egositici. Quindi?
        Quindi l’unica soluzione resta allargare la base decisionale, coinvolgere il ciattdino nelle decisioni, ma come può esso decidere se non ha competenze specifiche (la scienza e la finanza seguono regole complesse), come può decidere in libertà se è strozzato da necessità quotidiane che gli impediscono di vedere il quadro generale della situazione?
        Ed allora si ritorna all’Aristocrazia, al governo dei migliori, alla rappresentanza popolare, agli eletti, alla elite scelta in mezzo ad un gruppo di nominati (perchè mai, MAI, viene eletto lo sconosciuto, ma sempre e solo un nominato e questo ovunque nel mondo e nella storia) e questo conduce alla realpoltik, alle ragioni di stato, alle decisionio prese apparentemente contro l’interesse popolare (tassazione progressiva e non solo proporzionale, vaccinazioni obbligatorie, innalzamento del limite scolastico minimo) ma in realtà rispondenti ad un bisogno evolutivo sociale più organico: il contratto sociale è una delega di libertà individuale a chi limitando noi, limiterà anche i nostri nemici ed i pericoli e pensando al bene comune farà anche il nostro.

        Ma cosa è il bene comune chi lo decide?
        Giovenale nelle sue Satire si chiedeva “quis custodiet ipsos custodes?”
        Come possiamo permettere che qualcuno decida per tutti quali notizie sono vere e quali false (il famoso gabinetto governativo per il controllo delle fake-news) e come possiamo immaginare un rigurgito di onestà tale che il potere costituito decida davvero per il bene comune e non solo per il proseguimento della propria sopravvivenza? la FBI decide in autonomia su Trump? Trump è sopra le parti o pensa a sé? Può un minsutro decidere sulle governement delle banche se suo padre lavora in una di quelle banche? Problemi di conflitto d’interesse, sempre più complessi ed avvolti su ste stessi…

        Il potere vive per alimentare se stesso, questo è un assioma: è così da sempre ed anche noi due, amico mio, abbiamo visto anni di serie tv come House of Cards o Designated Survivor, in cui persino negli USA ci veniva spiegato il gioco del compromesso che fa scendere a patti anche il più onesto (ma esite?) dei politici con il più corrotto e becero (nel film di Spielberg, Lincoln è dipinto come un eroico stratega che sembra cedere alle richieste dei più schifosi, finendo persino per corrompere altri uomini politici, solo per abrogare la schiavitù, ma fu davvero così? Fu solo eroismo? Può esserci una sublimazione dell’inciucio? Come giudichiamo allora Andreotti e la vecchia DC?)…
        Così torniamo alla nostra tornata elettorale, ai bisogni degli taliani, alla crisi economica, all’egosimo settario, al populismo, alle barricate su posizioni contrapposte, alla logica da bar che si oppone al comune buon senso, ad intere cittadinanze che non vogliono più extracomunitari (qui in Emilia non sono pochi i paesi a governo di centro-sinistra che hanno fatto le barricate con il loro sindaco per bloccare la’rrivo di donne e bambini immigrati mandati dai prefetti), a come anche i più accoglienti di un tempo sono divenuti intolleranti, alle persone che un tempo anche in auto rallentavano mentre guidavano incolonnati per far posto al furbo che superava tutti a sinistra per rintrare di colpo e che oggi lo vorrebero vedere schiantarsi conro un autocarro, a chi fino a ieri guardava la persona di colore con sospetto e che oggi si ritrova a gurdarlo con la gioia rabbiosa di chi si sente spalleggiato nel suo rancore persino da un candidato al governo…

        Torniamo al paese che alla fine avrà comunque e sempre il governo che si merita, perché l’italiano medio si lamenta dei politici ladroni ma è il primo che ruba e che ruberebbe anche più dell’assessore inquisito se si trovasse al suo posto, al sindacalsita che si concede in cambio di un futuro posto di lavoro in qualche commissione, all’allenatore della squadra rionale che si piega alle richieste del potente di turno…
        Come se ne viene fuori?
        Con le regole, con la rotazione e con la trasparenza.
        Si, perché è molto più difficile rubare quando i tuoi bilanci sono pubblici, corrompere quando le gare di asseganzioni sono online, creare una rete di malaffare se la tua carica ruota a mandato popolare, infrangere le promesse se un vero giornalismo (non quello dei vari Fazio o Vespa) ti mette di fronte a domande scomode…

        Per concludere ti suggerisco la lettura della recensione che il blogger dikotomico ha fatto del film Sono Tornato di Luca Miniero: ci sono molte delle cose di cui o e te abbiamo parlato e non in modo banale…

        P.S. Mentre leggevo della tua fuga in auto, mi è tornato in mente il tuo mini-chronicle che scrivesti il 9 aprile dello scorso anno, quel Voci in cui raccontavi di come ti arrtvò il messaggio inter-prodigio di PizzaDog mentri eri in auto… quell’auto era quella della fuga dal terrporista Traini ed anche lo straordinario tuo passeggero di allora era quello prezioso di oggi e ti ho rivisto, come il Nicolas Cage che in Guarding Tess guida l’auto come un pilota esperto per portare in salvo la ex-First Lady sotto attacco… così, solo pensieri vaghi, come Stelle dell’Orsa Maggiore…

      4. Parto dalla fine del tuo ricchissimo commento, ovvero dalla mia fuga in macchina.
        Oddio (e qui cerco un po’ di sdrammatizzare) che l’idea di una fuga in auto con una 500L a metano zavorrata da borse della spesa e giochi sparsi per i sedili fa alquanto ridere, ma tant’è 😀
        Devo confessarti che fatta eccezione per la vista del poliziotto pronto a sparare e le sirene che suonavano da ogni direzione redendo difficile capire se fossero polizia, vigili, 118 o carabinieri, non abbiamo vissuto situazioni particolarmente spaventose.
        All’inizio sono rimbalzate anche notizie fuorvianti e contrastanti: in prima battuta circolava la voce che avessero sparato a un nero durante una resa dei conti, poi che alcuni amici della povera ragazza smembrata stessero girando su più auto facendo fuoco ai passanti. Solo una volta rientrato ho scoperto che l’attentatore era solo uno e di qui vicino.

        La verità più grossa che hai scritto nel tuo commento è questa:
        Torniamo al paese che alla fine avrà comunque e sempre il governo che si merita, perché l’italiano medio si lamenta dei politici ladroni ma è il primo che ruba e che ruberebbe anche più dell’assessore inquisito se si trovasse al suo posto

        Purtroppo l’italiano è il classico esempio di chi predica bene e razzola male, si indigna per le furberie e le ruberie ma si pavoneggia quando riesce a truffare o rubare.

        E ti dirò di più: personalmente sono rassegnato a questo modus vivendi e considero la corruzione e l’indole truffaldina come un male inestinguibile di questo paese con cui bisogna solo imparare a convivere.

        Ho però a lungo sperato che, dietro la corteccia d furbastri e profittatori, ci fossero dei cuori raziocinanti, che sapessero distinguere il confine da non superare. Ma purtroppo non è così e ormai a tutti i livelli si indulge alla violenza verbale e fisica come realtà con cui è giusto convivere.

        Proprio oggi leggevo alcuni articoli su testate online di eterogenea linea editoriale tutte impegnate a disegnare una realtà che a Macerata non esiste: sembra che siamo assediati da extracomunitari questuanti nel migliore dei casi e delinquenti nei peggiori. Non è vero, nel modo più assoluto. Per carità, non voglio dire che non ci sia un “problema immigrazione”: alcuni angoli della città sono pericolisi di notte, fuori da ogni supermercato o bar trovi mendicanti di ogni tipo, numerosi sono gli appartamenti fittati ai profughi. Tuttavia la situazione non è barbara come viene descritto dai tanti giornalisti capitati qui per la prima volta in questi giorni. Il disegno è chiaro, almeno per me: ingigantire il problema per minimizzare la valenza dell’attentato, giustificarlo in qualche modo.
        Ormai litigo in ogni angolo della città, perchè sento dire sempre e di continuo due frasi che mi fanno venire il fumo agli occhi:
        1) tanto uscirà prima quello nero che ha squartato la ragazza
        2) per carità, Traini avrà fatto una cazzata, però con tutto questo schifo è normale che prima o poi uno dà via di matto.

        Il sentore che ho intoro a me è pessimo.
        E la Politica, quella nobile con la P maiuscola, quella che hai brillantemente esplicato nel tuo post, non c’è più e non c’è più da quando è morto Moro e poco dopo la prima repubblica si ripiegò su stessa fino ad annullarsi, morì anche il concetto di ISTITUZIONE, fosse essa pubblica o privata. I partiti furono pian piano sostituiti da venditori, tanti piccoli Jordan Elfort più o meno bravi che studiano i bisogni del popolino oppure ne creano per poi favoleggiare promesse irrealizzabili con cui sfamare i malati appetiti generati.
        E in tutto questo vortice, è venuto meno il senso di rispetto e riguardo che le ISTITUZIONI (pubbliche o private) debbono sempre avere: si contestano giudici, poliziotti o politici a priori, perchè il bene è lontano dalla Kasta.

        Vabbè, ormai sto sproloquiando anche troppo…

        L’unica cosa certa che fino a sabato avevamo solo un problema, ovvero quello dell’immigrazione mal gestita e il conseguimento degrado urbano.
        Ora però ne abbiamo un altro: come frenare l’intolleranza e l’ignoranza che hanno alimentato fenomeni violenti e attentati sempre più frequenti. Vorrei essere certo di poter lasciare a mia figlia un mondo migliore di quello che ho trovato, ma oggi sono sicuro solo del contrario.

      5. Oh, non stai sproloquiando affatto!
        Io penso che io e te la pensiamo allo stesso modo sui massimi sistemi della politica e della socialità ed aggiungo che entrambi facciamo fatica non già a trovare ma anche solo a pensare a delle soluzioni!
        Prima di essere il fondatore di un partito politico, anzi di un movimento come lui preferisce chiamarlo, Beppe Grillo è stato un comico intelligente uno di quelli che aveva saputo coniugare nella comicità italiana lo stile caustico degli stand up comedians statunitensi, in modo non dissimile a quanto quanto aveva fatto  ai tempi d’oro lo stesso Luttazzi.
        Entrambi godevano della mia simpatia ed io li reputavo degli ottimi artisti…
        Anche Renzi, quando si propose come rottamatore del vecchiume da prima repubblica che il PD si portava dietro mi apparve per un certo periodo di tempo come un Obama in miniatura.
        Di contro Berlusconi ha sempre goduto del mio disprezzo e della mia totale disistima considerando sia lui che i suoi sostenitori la manifestazione più evidente della collusione tra interesse privato e pubblica amministrazione.
        Aldilà del primato che il cavaliere ha nella mia considerazione, unico tra tutti i contendenti ad avere una tale connotazione negativa da giocarsela alla pari con un invasione aliena, sono comunque terrorizzato dal fatto innegabile che nei prossimi anni la nostra Italia sarà politicamente guidata o dal trasformismo politico della peggiore tradizione repubblicana o dall’analfabetismo funzionale o da una destra xenofoba e razzista.
        Ci aspettano anni bui

      6. La mia disillussione sulla politica è venuta molto prima (di almeno un decennio) di quella sullo spessore cognitivo dei miei connazionali.

        Credo che nel corso della mia vita abbia votato la quasi totalità dei partiti rappresentati nell’arco parlamentare, premiando ora la novità che mi stuzzicava uno, ora le idee riformatrici proposte dall’altro, ora l’integrità morale e l’etica millantate da un altro ancora.
        Come immagino non avrai fatto fatica ad immaginare, sono stato tutte le volte deluso e di conseguenza ho finito per annullare le mie schede elettorali.
        Non mi hai molto lusingato neppure l’idea del “voto il meno peggio”, perchè la considero una tomba per la democrazia.

        Questa tornata elettorale, però, sta assumendo toni diversi almeno per me.

        Già da tempo formulavo pensieri in questo senso e gli ultimi accadimenti hanno fatto da propellente all’idea che, ora più che mai, sia necessario porre un argine alla deriva di ignoranza, violenza e intolleranza che sta prendendo sempre più piede. Perchè la triste realtà è che la quasi totalità delle forze politiche, anzichè trovare una cura a uno degli analfabetismi funzionali più preoccupanti tra i paesi industrializzati, cavalcano questa ignoranza per raccattare voti e fomentare paure.
        Ecco, credo che ogni persona dotata di senso civico, pur nel rispetto delle opinioni e degli ideali, dovrebbe votare qualunque partito purchè sia estraneo a questo gioco al ribasso della democrazia.
        Sono pochi, lo so, però ci sono. Basta solo avere la pazienza di trovarli e votarli, magari turandosi il naso, perchè stavolta sono anche io nella schiera de “voto il meno peggio”, perchè gli altri, quelli peggio per davvero, mi fanno paura, ma una paura densa e untuosa e non potrei sopportare di vedere mia figlia crescere in un nuovo medioevo moderno.

      7. Letto a suo tempo immediatamente ed apprezzato assai. Con alcuni doverosi distinguo più di natura filosofica che non politica, potrei anche firmarlo

      8. Io lo firmerei anche così, guarda

        Da tempo coltivo l’idea che una Aristrocrazia (nel senso greco del termine, dove ARISTOS indica i migliori non i privilegiati) o una OLIGARCHIA ILLUMINATA sarebbero le soluzioni più veloci per raddrizzare baracca e burattini

  3. Wow. Non smettere MAI di scrivere, amico.
    Non mi va di parlare di quanto fa schifo il mondo, perché in questo momento servirebbe a ben poco. Però sì, il mondo fa schifo. Eppure c’è speranza. Finché ci sarà un solo padre a proteggere i propri figli e la propria famiglia, ci sarà sempre speranza. Ti sono vicino, a te a tutta la famiglia. E non posso che condividere le parole del caro Kasabake: “Esperienza orribile, pezzo fantastico, anche questo è la vita.”
    Un abbraccio.

    1. Sono andato al supermercato stamattina ed in coda alla cassa insieme con me c’era una coppia di signori neri. La signora anziana davanti a loro li ha squadrati per qualche secondo poi con tono severo ha detto loro: “Varadasci, non simo tutti come lu disgraziato che ieri java sparenno come un critinu” (traduzione: Ragazzi, non siamo tutti disgraziati come il cretino che ieri sparava per Macerata”.
      I due ragazzi di colore hanno fatto un sorriso tirato (forse non avevano capito bene il dialetto della signora) ma la sensazione che mi ha lasciato il siparietto è stata dolceamara.
      Da un lato il buon cuore (seppur col tono burbero) di una “vergara di paese”, dall’altro la solitudine e la paura di una comunità scossa e ferita.
      Ieri avevo paura per il presente, per le pistole, per il sangue
      Oggi ho paura per il futuro, per quella nebbia di pregiudizi e violenze che serpeggia per le vie della città.

      Hai ragione, il mondo fa schifo. E certe volte si vorrebbe qualcosa più della speranza. Ma non è questo il momento della speranza, ora ci vuole consapevolezza della gravità di quanto accaduto: finchè ogni cittadino di questa sventurata città non avrà capito quale tragedia civile si è consumata ieri, tutto sarà stata vano.
      Grazie per la solidarietà, Riccardo. Significa molto per me 🙂

  4. Quando ho appreso la notizia ho pensato subito a te che sei l’unico di Macerata tra le persone con cui ho i contatti o che conosco in generale ma mai avrei pensato che tu fossi nei pressi della zona in cui è avvenuta la sparatoria ed invece mi capita di leggere questo tuo scritto che racconta i minuti (certamente interminabili) di terrore che hai passato per tornare a casa tua. Mi spiace che tu e la tua famiglia abbiate dovuto subire uno shock emotivo di tali dimensioni ma essendo stato inevitabile per una serie di fattori suppongo che (fortunatamente essendo andato tutto bene) possa tornare utile per apprezzare ancor di più la propria vita e l’importanza di poter vivere il più possibile vicino ai propri cari cercando solo armonia , in particolare per tua figlia che dovrà prepararsi a crescere ed affrontare il mondo esterno che sta sempre diventando più pericoloso e purtroppo con poca protezione da parte delle istituzioni e quindi bisogna avere dalla nostra parte una grande fortuna a non trovarsi MAI nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un abbraccio.

    1. Ciao Massimo, grazie per la solidarietà!!!!

      Ti confesso che al momento è stato tutto molto confuso, rimbalzavano notizie contradditorie e non si capiva chiaramente cosa stesse accadendo.
      Per mia fortuna non ero presente a nessuna delle sparatorie, anche se un paio le ho mancate per pochi minuti 😦

      Per me il momento scatenante il terrore è stato quando ho visto il poliziotto in borghese camminare con la pistola in mano: ho visto spesso forze dell’ordine armate, è chiaro, ma mai prima d’ora mi era capitato di vederle armante e “in azione”.

      Per fortuna mi sono potuto allontanare ed evitare grane.
      La paura sta scemando, grazie al cielo, ma la consapevolezza che viviamo in una società inquinata da violenza e intolleranza mi avvilisce come non mai.

  5. Un giorno mio padre non sentì la sveglia (oppure fu la sveglia a non suonare: questo rimarrà sempre un mistero). Di conseguenza, quando si alzò capì che non sarebbe riuscito a prendere il treno che doveva portarlo ad una lezione di Ingegneria.
    A quel punto rimase per qualche minuto nel letto, indeciso se rimettersi a dormire, oppure prendere il treno dopo e arrivare in ritardo all’università. Alla fine optò per quest’ultima soluzione, e sul treno dopo incontrò mia madre.
    Insomma, i miei genitori si sono conosciuti su un treno che mio padre non doveva prendere, e io devo la mia esistenza ad una serie di circostanze assolutamente casuali ed imprevedibili. Ho usato l’aggettivo “casuali”, ma non ho mai creduto che fosse successo tutto per caso: sono convinto al 100% che dietro a quella sveglia non sentita o non funzionante ci fosse un disegno provvidenziale, la cosiddetta mano di Dio.
    Sono altrettanto certo che valga lo stesso discorso per la visita di tuo suocero (che hai raccontato nei commenti): non è stato un caso che lui sia venuto a trovarvi proprio in quel frangente, e che la sua visita sia durata proprio quei pochi minuti che erano sufficienti per non farvi capitare nel posto sbagliato al momento sbagliato. La mano di Dio ha protetto la tua famiglia, e fossi in te d’ora in poi Lo ringrazierei tutti i giorni.

    1. neanche io credo al caso, wayne, certe circostanze sono così rocambolosche che è impossibile non credere che siano state ordite per qualche fine Superiore.
      Forse sono solo fantasie alimentate dall’adrenalina, ma mi piace crederlo lo stesso.

      1. Non hai idea di quante volte io abbia riconosciuto e sperimentato sulla mia pelle l’intervento della mano di Dio.
        Le devo la mia stessa carriera, perché se adesso faccio il lavoro che faccio è stato soltanto perché una serie infinita di dettagli si sono incastrati tutti per il verso giusto.
        Le devo anche la mia patente, perché sono riuscito a prenderla nonostante fossi incapace di restare alla guida senza fare cazzate per più di 5 minuti. Non avevo mai guidato bene come il giorno dell’esame, era come se ci fosse un altro a guidare al posto mio. E in un certo senso era proprio così.
        Le devo alcune delle mie amicizie più care, tutte nate in circostanze non molto diverse da quelle che ti ho raccontato prima.
        Sono sicuro che Dio intervenga sempre nei momenti decisivi della nostra vita, solo che noi non ci rendiamo conto del Suo intervento. E anche quando interviene per far andare le cose nel verso sbagliato, sono convinto che ci sia comunque una logica che tornerà a nostro vantaggio. E infatti mi è capitato più volte che un evento da me vissuto sul momento come una sciagura, più tardi si sia rivelato un colpo di fortuna, o comunque una batosta dalla quale ricavare preziosi insegnamenti.
        Dammi retta amico mio, non sono fantasie: la mano di Dio è una realtà oggettiva, che influenza le nostre vite molto più di quello che crediamo e di quello che siamo disposti ad ammettere. Io invece lo ammetto con serenità, e anzi ne sono contento: sapere che tutto ha un senso mi dà serenità, e anche equilibrio.

      2. Ti confesso che la mia religiosità non è potente e solida come la tua.
        Pur essendo cristiano per educazione, cultura e convincimento personale, ho sempre vissuto la mia religiosità in maniera complessa, alternando debolezze e slanci.
        Condivido molti ma non tutti i valori cristiani e questa mia posizione spesso critica mi pone in una condizione di stallo che mi impedisce di avere e coltivare una fede forte come quella che si evince tu abbia da questo commento come da molti altri.

        Ho sempre amato credere che fede e religione non fossero mai punti di arrivo bensì pietre miliari in un lungo percorso di crescita e scoperta. Spero solo di trovare quel che cerco lungo la strada, come è capitato a te.

      3. Te lo auguro di cuore anch’io. Avrei tanto di cui parlarti, ma sarebbero chiacchiere leggere su questo o quel film, e questo non è il post giusto per simili commenti.
        Adesso pensa solo a lasciarti alle spalle questo brutto ma fortunato episodio: le chiacchiere le faremo un altro giorno. 🙂

  6. un episodio veramente aberrante ad emulazione dei peggiori americani.
    sparare su persone che nulla hanno a che fare con i grovigli mentali di chi scientemente decide di porre in atto una vendetta trasversale, è una strage di innocenti senza giustificazioni, nè ideologiche nè morali.

    trovarsi con la propria figlia in un contesto del genere capisco che produca il panico per eccellenza

    1. hai colto nel segno Marta, sono stati minuti bruttissimi.
      Per fortuna è andato tutto bene anche se, con molto rammarico, devo dire che quell’episodio ha lasciato uno strascico indelebile in città: da un lato una minoranza inorridita dall’altra una maggioranza che giustifica e ridimensiona sbandierato lo spauracchio dello straniero.
      Mi vergogno di essere maceratese, ma pure di essere italiano.

      1. Quando accadono episodi del genere è normale che le posizioni si polarizzano, trovando negli estremi conforto ai propri pregiudizi o posizioni, ma trovo assurdo che queste fenomeno si estenda anche a chi è stato direttamente o indirettamente coinvolto nell’attentato.
        A Macerata non c’è praticamente nessuno che non abbia avuto un proprio caro o conoscente coinvolto nelle varie sparatorie, qualcuno che quindi avrebbe potuto essere ferito o addirittura ucciso, eppure nonostante ciò in molti (la più parte) giustificano il terrorista infame e in nome di uno spauracchio potenziale, lo straniero (perchè ti assicuro che, pur essendoci molti stranieri la situazione non è affatto quella dipinta dai mass media e fino ad oggi mai si erano verificati episodi violenti, ma solo microcriminalità che comunque c’era anche prima del loro arrivo) per un pericolo vero e concreto, ossia un deficiente che spara in giro per la città.

        Vabbè, speriamo solo che questa bufera passi presto e si possa riuscire a respirare normalità: qui ne hanno tutti bisogno

  7. esimio Lapinsu

    credo tu non debba vergognarti di niente, tanto meno di essere Italiano, una delle più tremende stragi dell’era contemporanea è stata commessa in Norvegia, 100 morti, quella Norvegia nettamente in testa nella lista dei paesi più civili e meglio vivibili. Gli “spurghi” sociali sono fisiologici, matematici, ogni tot numero di abitanti ne viene uno di “scarto”, di questo se ne sono occupati tutti, dagli illustri filosofi greci al recente Freud.

    L’episodio che ti ha fatto passare un tremendo momento è figlio di una paranoia collettiva, di una forma mentis avariata e di quella scuola di pensiero che strumentalizza tutto e tutti. In ogni folle, anche in quello che ha fatto la strage in Norvegia, alberga il tarlo del giustiziere. Anche i brigatisti interpretavano il ruolo di giustizieri, anche i forcaioli politici e pure gli ipocriti buonisti. Anche il mafioso che uccide per vendetta o per punire uno sgarro indossa i panni del giustiziere.

    mi hai ricordato gli anni ’70, qui a Torino il clima era rovente, il terrorismo imperava, così come la paura, quando ti fermavano a un posto di blocca andavi in panico perché poliziotti e carabinieri ti puntavano l’arma in faccia col colpo in canna, spesso erano giovani e con la mano tremante. Infatti qualche innocente è morto crivellato solo per aver fatto qualche movimento improvviso… no. non intendo raccontarti la mia vita, intendo solo dire che credo (non sono solo) qualcuno voglia tornare a quel clima di tensione.

    comunque, spavento a parte, non è successo niente e questo è positivo.

    1. Il tuo commento trasuda una saggezza che non posso che condividere
      In effetti c’è un unico passaggio che trovo esagerato, quando mi appelli “esimio”… mi piacerebbe molto esserlo ma di sicuro sono ben distante da questo traguardo 😀

      Viviamo tempi strani, a tratti oscuri.
      È potente la sensazione che il tessuto civile e sociale che ha tenuto in piedi questo Paese negli ultimi 30 anni facendo da collante alle tensioni e alle crisi accavallatesi si stia sgretolando prestando il fianco a un crescente risentimento verso tutto ciò e tutti coloro che possono essere riconosciuti come autorevoli o istituzionali.
      Hai ragione quando dici che gli stupidi e gli “scarti” ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma a differenza del recente passato ora trovano più facilmente la via dello sfogo originando fenomeni di violenza dapprima verbale ma sempre più frequentemente anche fisica.
      Pensai ai fatti degli ultimi giorni: militante di forza nuova gambizzato a Palermo, attivista di Potere al Popolo accoltellato a Perugia. Son tutti piccoli pezzi di un puzzle preoccupante che denota il progressivo imbarbarimento del dibattito e della vita civile del nostro paese.
      Sono troppo giovane per ricordare gli anni di piombo e di sicuro quel fenomeno è irripetibile sia nelle forma che nella sostanza. Tuttavia l’impressione che stiamo dando vita a una società più buia di quella che ci ha preceduto è un’impressione che non riesco a togliermi dalla testa.

      1. per me “esimio” è un segno di stima e rispetto, una cosa mia 😉

        giustamente sei giovane ma ti garantisco, puoi chiedere ai più vecchi, che negli anni bui le aggressioni da te citate erano all’ordine del giorno, addirittura i giornali nemmeno ne parlavano. Ho fatto liceo e università proprio in quel decennio, lo ricordo benissimo. Nelle campagne elettorali i comunisti e i missini andavano ad attaccare i manifesti in gruppo, intendo tre/quattro macchine piene e con tanto di armamentario a bordo.

        I fatti di Macerata sono figli di un sistema malato, Pamela è stata uccisa da un sistema malato, lo stesso sistema malato che ha tarato la testa dello sparatore. Come ho detto, le mele marce sono fisiologiche ma uno Stato serio dovrebbe ridurre al minimo i rischi anziché, come accade in Italia, aumentarli, incentivarli.

        ti ringrazio per avermi dato del saggio, sono solo un uomo che osserva con attenzione l’umanità, dici bene, abbiamo avuto qualche lustro di pace, di tranquillità politica ma solo grazie a uno scellerato accordo tra le nazioni Europee. Italia, Germania, Spagna, Eire e altre realtà, vivevano il problema terrorismo, lo hanno risolto allargando SCIENTEMENTE le maglie della tolleranza rincoglionendo una intera generazione con droga, alcool e decibel. Gli effetti sono finiti, il popolo si è assuefatto e sono tornati i casini di piazza, dal famigerato G8 di Genova. Non solo, è subentrata la questione immigrati, altra polveriera sociale… credimi, per come siamo messi c’è ancora da leccarsi le dita, evidentemente stiamo ancora troppo bene.

      2. Negli anni 70 la lotta aveva una matrice ideologica ma anche culturale, magari malata ma comunque fondante.
        Oggi è tutto vuoto, privo di profondità, solo uno slogan con cui racimolare voti.
        I leader di partito sono come i piazzisti del mercato: fanno a gara a chi urla più forte per attirare clientela e vendere le loro porcherie e la violenza che vediamo oggi è figlia dell’imbarbarimento culturale e verbale di cui è stato vittima il dibattito politico ma anche sociale e civile.
        Conosco decine di persone che non hanno mai interagito con un extracomunitario eppure parlano dei neri come fossero appestati.
        Conosco persone assunte a tempo indeterminato grazie al jobs-act che però ce l’hanno a morte con il governo Renzi
        Conosco persone che si scandalizzano per le ruberie dei politici ma poi non si fanno il minimo scrupolo a farsi togliere la multa dal cugino vigile urbano o non pagare il ticket sanitario perché sono parenti dell’assessore.
        E tutto questo livore è poi condito con l’ignoranza. Ecco, è forse questo il problema dilagante: l’ignoranza, a tutti i livelli.
        Sono d’accordo con te che il peggio deve venire, tuttavia mi chiedo anche che strumenti abbiamo per arginare questa deriva. Non so se tu abbia figli, io ne ho e da quando sono padre il proposito di lasciare a mia figlia un mondo migliore di quello in cui sono nato io mi perseguita (nel senso buono del termine).
        Se ciascuno facesse un piccolo sforzo in questa direzione sarebbe possibile, ma riconosco che si tratta di una utopia più che di una idea…
        PS: ovviamente ti ringrazio per l’esimio e il complimento… prima mi stavo solo schernendo ma confesso che mi ha fatto piacere 

      3. tutto questo si chiama “deriva sociale e culturale”

        sì, ho tre figli già adulti e sistemati, uno all’estero, anche gli altri due hanno maturato, dopo la laurea, esperienze in varie parti del mondo. Ho le tue stesse preoccupazioni perché sono pure nonno e il mondo che dovranno affrontare i miei nipotini non mi piace.

        Concordo su tutta linea, l’ignoranza impera sovrana e tanti parlano di cose che non conoscono. Gli Italiani sono meno fessi di quanto molti credano, hanno una altissima soglia del dolore e della sopportazione ma quando non ne possono più esplodono. A volte nel modo peggiore, speriamo si cambi registro quanto prima.

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