Free State of Jones

Free State of Jones è un film violento, duro, fastidioso. Vederlo mette addosso un disagio latente che cresce e si sostanzia fotogramma dopo fotogramma annichilendo la nostra pietà fino a trasformarla in un orrore che acceca se guardato troppo a lungo. Ricordandoci come troppo spesso la malvagità abbia la meglio su tutto il resto, Free State of Jones ci sbatte in faccia le brutture del mondo – quel mondo che abbiamo plasmato a nostra immagine e somiglianza, quindi imperfetto, irragionevole, violento – e ci ammonisce con sguardo disilluso affinché ciascuno di noi si sforzi di portare un po’ di luce in queste tenebre desolanti.

La guerra, l’odio razziale, le discriminazioni, la violenza, l’empietà: in Free State of Jones non manca nessun grano nel rosario dell’orrore, ma il peccato non cede il passo all’espiazione e la redenzione resta una vana chimera alla quale non crede più nessuno. Non c’è futuro e ogni sforzo per trovare del bene nel mondo o negli uomini affoga nel vasto mare di crudeltà dove confluiscono fiumi di lacrime e sangue. E tutto affoga, anche la speranza: non c’è salvezza, neppure un eroe, ma solo miseria.

Non germoglia neppure l’illusione che il fosco mondo tratteggiato da Free State of Jones sia distante dal nostro, perchè anche se i protagonisti del film vivono un’epoca dove la guerra si fa con le baionette, discriminazione e violenza sono le stesse che viviamo ancora oggi.

Giusto e sbagliato, ricchi e poveri, buoni e cattivi, bianchi e neri, vaccini e anti-vaccini, rifugiati e clandestini, bello e brutto, antico e moderno, furbi e coglioni. Viviamo nell’era dell’ipertrofia della dicotomia, ma il solo risultato di questo riluttante dubbio che avvelena il pensiero è la divisione, un frazionamento sempre più particolare che mentre separa ed allontana nega pure la possibilità di riconciliazione e mescolanza, innalzando muri fatti di cattiveria, egoismo ed ottusità.

Mentre guardavo un rassegnato Matthew McConaughey scrollare il capo e chiudere le palpebre su occhi disillusi ma obbligati a guardare la terra trasformarsi nel fango lurido che lorda ogni buon sentimento, sopraffatto, mi sono accorto di essere intrappolato in una prigione di solitudine, quella famelica solitudine che attanaglia una generazione resa insicura dalle proprie certezze e ignorante dalle proprie conoscenze, alla ricerca costante di conferme e incapace di cogliere quale enorme ricchezza si celi nella diversità.

E’ triste constatare che un contadino semianalfabeta vissuto oltre 150 anni fa abbia saputo abbracciare il mondo che lo circondava sposando la causa dell’integrazione e della comprensione. Ed è ancora più sgradevole scoprire che al giorno d’oggi la libertà non è una conquista ma solo l’ennesimo gadget da comprare al centro commerciale. Per chi se lo può permettere, ovviamente.

Voto: 8

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41 pensieri su “Free State of Jones

  1. So che tenevi nel cassetto questo post da molto tempo: forse è quello che giaceva in naftalina da più tempo, insieme a quello su “17 anni (e come uscirne vivi)”. L’hai tirato fuori nel momento più opportuno possibile, ovvero all’indomani del caso Aquarius.
    Questo fatto di cronaca mi ha sconvolto non tanto per la decisione di Salvini in sé (che per quanto bastarda sia, ha una sua logica politica ed economica, non è stata presa per pura cattiveria), quanto per il modo con cui l’hanno accolta gli italiani: Internet è diventato un tripudio di commenti esultanti, dai quali traspariva chiaramente che il popolo ha gioito non per motivi politici o economici, ma appunto per puro razzismo.
    A mio giudizio i razzisti in Italia c’erano anche prima del governo gialloverde, e l’ascesa di Salvini non li ha fatti né aumentare né scemare di numero. La differenza è che prima erano politicamente in minoranza, e quindi sentivano il bisogno di mordersi la lingua; adesso che invece al potere c’è qualcuno con cui si identificano, sono diventati più spavaldi e spudorati che mai.
    Proprio per questo, film come “Free State of Jones” vanno promossi il più possibile. Non tanto per il loro valore artistico (in questo caso non altissimo), quanto piuttosto per la possibilità che offrono di smuovere le coscienze, di piantare un seme nella mente di chi è stato indottrinato al razzismo. Perché il razzismo è una dottrina, non un istinto, e in quanto tale è possibile arginarlo: l’istinto non lo cancelli (puoi solo reprimerlo), un cattivo insegnamento sì.

    1. Fino a domenica pomeriggio il post programmato per oggi era, per l’appunto, la brillante commedia sentimentale con la STanfield protagonista, 17 anni e come uscirni vivi (anche se la traduzione perde un po’ del fascino dell’orginale “The edge of 17”).
      Poi, come hai perfettamente colto tu, la vicenda della Aquarius mi ha spinto a cambiare drasticamente decisione e pubblicare questo pezzo ruvido, meno piacione ma credo più che mai necessario in questo momento.

      Amico mio, io sono sinceramente spaventato perchè la spirale d’odio che Salvini alimenta e cavalca al contempo ha attecchito in maniera pericolosa nel nostro paese. Frotte di persone schiumano rabbia verso poveri disgraziati che cercano fortuna altrove, come se loro miseria fosse una malattia trasmissibile. Trovo vergognoso che ancor oggi si possa essere così disumani: non sono bastate guerre mondiali, genocidi e violenze perchè gli uomini comprendessero che l’odio e la violenza non risolvono mai nessun problema ma possono solo crearne di nuovi.

      Ovvio che negare il fatto che l’immigrazione clandestina sia un problema è sciocco. Ma pensare che chiudendo i porti o sciorinando slogan sensazionilisti che strappano like a voti ma non risolvono un ciufolo (#primagliitaliani , #acasaloro , etc) si possa risolvere il problema è ancora più sciocco.

      La cosa aberrante, poi, è che quella di Salvini è stata una studiata mossa politica ed elettorale: sabato il ministro dell’economia (Tria) ha rilasciato una lunga intervista al Corriere nella quale ha in pratica smontato tutte le promesse elettorale di Lega e 5S: la legge Fornero va aggiustata ma non abolita, per Flat Tax se ne riparla tra 2 anni (forse), Reddito di Cittadinanza non pervenuto, bisogna ridurre il debito pubblico, niente spese pazze in deficit.
      Si è reso quindi necessario spostare l’attenzione e il Ministro Degli Interni non aspettava solo che un “casus belli” da poter cavalcare, che nella fattispecie è stata questa nave di disperati.
      Ecco, il fatto che Salvini giochi impunemente con la vita di 600 persone per trarne un mero vantaggio politico mi fa venire la pelle d’oca.

      Mi sto rassegnando alla consapevolezza di vivere in una nazione profondamente bigotta, ignorante e razzista.
      E’ un rospo duro da ingoiare, perchè ho sempre creduto che gli Italiano fossero di tutt’altra pasa, ma mi sbagliavo.

      1. Oggi molti politici vivono una situazione di totale scollamento rispetto al paese reale: sono totalmente immersi nella propria vita dorata, e il loro unico pensiero è lottare con le unghie e con i denti per mantenere i propri privilegi. Del popolo non gliene frega nulla, non lo conoscono e neanche gli interessa conoscerlo.
        Proprio per questo, quando di Salvini dicono in senso dispregiativo che “dice agli italiani ciò che vogliono sentirsi dire”, in realtà gli stanno facendo un grandissimo complimento: infatti chi lo accusa di questo implicitamente afferma che lui sa captare gli umori e il volere degli italiani, e questa è un’abilità che oggi possiede un politico su 100.
        Il problema sorge quando, come hai detto tu, il volere degli italiani va in una direzione moralmente inaccettabile. In tal caso un politico responsabile dovrebbe avere il coraggio di non assecondare gli italiani, e provare a spiegargli perché il loro desiderio non può venire esaudito. Salvini questo senso di responsabilità sembra ignorarlo: al contrario, l’impressione è che, qualsiasi idiozia salti fuori, se la maggioranza degli italiani la approva lui la realizza senza pensarci su un secondo. Tutto sembra sacrificabile sull’altare del consenso. Il cinismo con cui opera può fare orrore, specialmente quando coinvolge delle vite innocenti, ma è un dato di fatto con cui dovremo convivere a lungo. E che dovremo imparare ad arginare.

      2. La causticità del tuo commento mi ha lasciato sgomento, perchè nel tuo stile asciutto e disincantato hai enucleato perfettamente che tipo di problema abbiamo oggi con Salvini: se fino a ieri era solo un megafono che si faceva carico di amplificare gli umori e i mal di pancia di larghi strati della popolazione, oggi è il Ministro degli Interni e di fatto il premier (Conte è chiarmaente una marionetta le cui fila sono mosse da Salvini e da Casaleggio).

        Imparare ad arginarlo è senz’altro il mestiere su cui dovranno diventare bravi i suoi avversari, perchè credere che Salvini possa uscire dal binario in cui si è inserito di prepotenza e con grande successo è una mera utopia.

        Ma alla fine della fiera, il problema vero non è Salvini, bensì che tantissime persone condividono le sue ideologie da Bar Sport. L’ignoranza dilagante nel nostro paese è quindi il propellente ideale per lo stile politico di Salvini.
        D’altronde è più comodo ascoltare il gatto e la volpe anzichè il grillo parlante: solo quando si è rimasti fregati, ci si accorge dell’errore commesso….

      3. Ad arginare Salvini dovranno essere non soltanto gli altri politici (dentro e fuori dalla maggioranza), ma anche la parte sana degli italiani. Perché è vero che le decisioni vengono prese in alto, ma è vero anche che le pressioni popolari possono avere un impatto davvero decisivo.
        Pensa ad esempio alla formazione del governo Conte. Mattarella ha fatto tutto il possibile per evitare la nascita di questo governo: un po’ perché quelli di Bruxelles gli fanno una paura del diavolo, un po’ per il motivo che ti ho citato già a Gennaio, ovvero la naturale riluttanza della vecchia politica (di cui Mattarella è un fossile vivente) ad accettare l’ingresso di quella nuova nella stanza dei bottoni.
        Ha fatto di tutto per ostruire l’ingresso a Salvini e Di Maio, quindi, ma alla fine si è dovuto scostare: l’ha fatto perché ha capito che andando a nuove elezioni la posizione dei 2 si sarebbe ulteriormente rafforzata, e quindi ha preferito farli andare al governo con una maggioranza più risicata di quella che avrebbero ottenuto a Settembre. La rabbia popolare seguita al suo no è stata quindi decisiva, alla faccia di chi crede che la politica si faccia nei palazzi e non nelle piazze.
        Dalla Preistoria a oggi ci sono stati molti uomini che come Mattarella hanno cercato di fermare il cambiamento, di fare a braccio di ferro con la Storia, di riportare indietro le lancette del tempo. Lo fece anche Giuliano l’apostata, tentando un’impossibile restaurazione del paganesimo, e anche Giustiniano, che inseguiva il sogno irrealizzabile di riformare il crollato impero romano d’Occidente. Ma come dice Eraclito, tutto scorre, e chi si pone in direzione contraria a questo flusso è destinato a venire travolto dalla piena. Giuliano l’apostata e Giustiniano hanno dovuto arrendersi, accettare che il mondo intorno a loro era cambiato, e non era possibile rimodellarlo secondo la loro volontà, per quanto potere avessero. Lo ha capito anche Mattarella.
        Tornando a Salvini, a mio giudizio la sua decisione più grave non è stata quella di chiudere i porti, ma quella di definire le ONG “vice – scafisti.” Le ONG sopravvivono soprattutto grazie alle donazioni, quindi deriderle in quel modo, minandone inevitabilmente l’immagine pubblica, è stata una mossa semplicemente irresponsabile. Alla fine torniamo sempre lì: a Salvini manca il senso di responsabilità. Ed è per questo che dobbiamo tirarlo fuori noi.

      4. In tutta sincerità, Wayne, io ho dato una lettura totalmente diversa agli eventi che hanno portato alla presa di posizione di Matteralla prima e alla formazione del governo gialloverde dopo.
        Dal mio punto di vista è stato Matterella a spuntarla, piegando le posizioni oltranziste e sovraniste dei due partite e portando all’Economia il professor Tria, che ha posizioni molto più moderate di Savona (leggendo la sua intervista, sembrava di ascoltare un delfino di Mario Monti).
        Di Maio e Salvini hanno quindi dovuto ingoiare il rospo e spostare Savona a un ministero inutile per salvare almeno le apparenze.
        Parli di rivolta contro Mattarella, ed in parte è vero, ma io (che ci tengo a sottolinearlo ho trovato giuste le mosse del Presidente) ho ascoltato anche molti pareri positivi sul suo operato e su come ha gestito la crisi.
        E se ti posso dire la mia, è stato fin troppo indulgente con questi saltimbachi: 3 mesi per arrivare a stilare una lista di ministri è un tempo inammissibile nel mondo moderno.

        La cosa più negativa della vicenda, secondo me, è che è stata messa sulla raticola anche l’ultima carica pubblica detentrice di un minimo di rispettabilità, quella del Presidente della Repubblica.
        Viviamo in un paese dove, complici il ventennale berlusconiano, sono stati ripetutamente messe in discussione tutte le autorità: magistrati, giudici, poliziotti, deputati, ministri, PdC e ora perfino il PdR.
        Queste, in un paese sano, dovrebbero essere figure rispettate, ovviamente non esenti da critiche, ma da rispettare per la figura istituzionale che rivolgono: un conto è il Presidente in quanto carica, un conto è chi ricopre quel ruolo. Finendo col sovrapporre le due figure, abbiamo personificato la prima sporcandola con i difetti della seconda.
        Il risultato è che oggi tutto ciò che è ISTITUZIONE ha un connotato negativo e su questo humus germogliano i fiori di rabbia che nutrono i movimenti e le leghe attualmente al governo.
        Quando Di Maio, pochi giorni dopo la nomina a Ministro, ha esordito in un comizio 5S dicendo “Ora lo stato siamo noi” mi si è accapponata la pelle.
        Se solo sapessero un minimo di storia, non direbbero una sciocchezza del genere.

        Tu citi figure memorabili come Giuliano l’apostata o Giustiniano, ma credo siano esempi poco calzanti con quanto stiamo vivendo oggi.
        L’Europa (e soprattutto l’Italia) di inizio XXI secolo a me ricordano troppo l’Europa e l’Italia di inizio secolo scorso, quando regimi oppressi e totalitari (di tutti i colori) seppero giungere al potere col beneplacito delle masse.
        Le forme totalitarie sanno manifestarsi in molti modi ma sempre hanno bisogno di ignoranza per prosperare: ed oggi l’ignoranza dilagante è il terreno perfetto perchè rifioriscano queste aberrazioni di cui Salvini e DiMaio sono (forse inconsapevoli) latori.

      5. Riguardo al mancato rispetto dell’autorità, ti copio&incollo quest’articolo:

        Boom di aggressioni
        Dai prof ai poliziotti l’autorità è calpestata
        di Marco Zucchetti

        Qualcosa lega il vicepreside pestato da un padre a scuola, i controllori minacciati sui treni, il carabiniere massacrato in manifestazione, e la giovane arbitro presa a calci da un tifoso. Dietro l’animalesco moltiplicarsi di aggressioni che sembrano non seguire altro filo (il)logico se non quello di una brutalità contagiosa, c’è invece un fenomeno preoccupante perché ammantato di propositi “libertari”, ovvero il rifiuto sistematico e l’offesa impunita di qualsiasi forma di autorità.
        Scriveva Oscar Wilde che per ogni uomo che esercita l’autorità se ne troverà sempre uno che si oppone. Ma cosa succede se gli oppositori diventano maggioranza? Se […] improvvisamente nessuno obbedisce più a nessuno, ai semafori, alle leggi, al buonsenso, alla morale? Semplice, c’è una sovversione. […]
        Ed è questo che sta capitando in Italia. Stiamo scivolando rassegnati verso la sommossa permanente dei bulli, verso una giungla di miserabili, beceri egoismi rivendicati con la violenza. […]
        Si è passati rapidamente da un mondo in cui l’autorità era semi – divina, come ai tempi del Re Sole, ad un soqquadro […] in cui non ci si ferma alla legittima e doverosa denuncia dell’autorità tradita – le tangenti, gli scandali, gli abusi -, ma si generalizza trascinando tutti nel brago, colpevoli o no. Tutti i politici sono ladri, tutti i poliziotti sono bastardi, tutti gli arbitri sono cornuti, tutti gli scienziati al soldo delle case farmaceutiche, tutti i ricchi evasori. Tutti indegni, nessun rispetto. Né della persona, né del ruolo. […]

        (articolo pubblicato su Il Giornale del 14/02/2018)

        Che ne pensi?

      6. Non posso che condividere ogni singola parola.
        La destrutturazione della società moderna ha portato anche queste conseguenze: non so indicare con precisioni quali dinamiche e quali eventi abbiano condotto alla completa rinnegazione dell’autorità in ogni sua forma, ma è evidente che l’anarchia sociologica che ne consegue è oltremodo dannosa.

        Per altro tu, col tuo lavoro, sperimenti in prima persona questa deriva ed immagino non possa che creare problemi e tensioni oltre a quelli già connaturati alla sfera professionale.

      7. Certamente. Il mio mestiere mi porta a dover prendere delle decisioni difficili, ed è sempre più raro che vengano accettate placidamente. Spesso poi ci si porta avanti con il lavoro: oltre a reagire male DOPO la mia decisione, si cerca di influenzarla anche PRIMA, facendomi tutte le pressioni possibili e immaginabili.
        Essendo uno spirito libero, io reagisco malissimo a questi tentativi di forzarmi la mano, e lo stesso fanno molti miei colleghi: abbiamo il diritto di prendere le nostre decisioni in piena libertà e serenità, e se questo diritto viene calpestato le conseguenze non possono essere che negative.
        Ad ogni modo, il mio resta un mestiere che amo profondamente, e che non cambierei con nessun altro.
        Colgo l’occasione per dirti che ieri ho visto un film davvero bello: I misteri di Pittsburgh. Su imdb tuttavia gli ho dato solo 7, per via di un difetto che mi ha un po’ disturbato: una love story gay infilata nella storia a cazzo di cane, con tanto di scene di sesso gratuite ed esplicite al massimo. Senza questa pecca gli avrei dato un 8 pieno, e questo la dice lunga sulla qualità del film: come sai se leggi il mio profilo imdb, io do 7 molto facilmente, ma l’8 te lo devi proprio sudare. 🙂

      8. La tua passione è senz’altro ammirevole: spero che col tempo non si consumi ma, anzi, trovi nuova vigoria dall’amore per il tuo lavoro!!!

        Per quanto riguarda i Misteri di Pittsburgh, lo ignoravo completamente come film. Il tuo lusinghiero giudizio, tuttavia, mi ha fatto drizzare le antenne, quindi corro subito a recuperarlo.

        Per quanto mi riguarda, ultimamente ho visto solo film bruttini (oggi è stata la volta di TURBO KID, caldamente consigliato da Kasabake, ma che si è rivelato una delusione totale).
        L’ultimo film decente che ho visto è stato, incredibilmente e contro ogni pronostico, A casa tutti bene, l’ultima fatica di Muccino.
        Il suo stile è sempre ansiogena tuttavia sa sempre mettere in scena personaggi interessanti che, al netto dei luoghi comuni e della ripetitività che li contraddistingue, danno sempre sostanza alla trama.
        Tu l’hai visto? Come ti è parso?

      9. Muccino l’ho mollato definitivamente dopo “L’estate addosso”. Lo guardai non tanto per lui, quanto per la bellezza abbacinante di Matilda Lutz (che avevo scoperto nel bellissimo film “L’Universale”). Ebbene, come nel caso di “Un uragano all’improvviso”, neanche la presenza di cotanta bellezza è bastata a tenermi incollato allo schermo. Anche perché, come ricorderai, Matilda Lutz in quel caso interpreta un personaggio a dir poco odioso.
        Ad ogni modo, se sei alla ricerca di film decenti da guardare, oltre a “L’Universale” e “I misteri di Pittsburgh” ti consiglio anche un film Clintiano che ho recuperato di recente: “Lo straniero senza nome.” Quello sì che ti tiene incollato allo schermo: mi ha preso così tanto che non l’ho messo in stand – by neanche una volta (e come forse ricorderai, di norma metto in pausa ogni 10 minuti).

      10. L’estate addosso fa effettivamente schifo, il peggio del peggio della retorica Mucciniana.
        La sua ultima fatica, tuttavia, riprende un filone per lui vecchio (quello dei problemi familiari) e muovendosi in un ambiente più consono “sbraca” di meno.
        Comunque non stiamo parlando di niente di sensazionale, sia chiaro.

        Ignoravo invece questo film di cui mi parli bene, L’universale, che cerco subito.
        Ovviamente conosco di fama, invece, Lo straniero senza nome, ma non ho mai visto questo film. Ora, sempre in tema clintiano, ho trovato tutti e 5 i suoi film su Callahan: durante le ferie estive conto di fare un giornata tutta alla sua insegna!!!!!!

        PS: oggi sono totalmente costernato. Ho scoperto che nel mio ufficio (siamo in 10) nessuno (e sottolineo NESSUNO) ha visto Goodfellas.
        Ho già chiesto al mio capo di essere spostato 😀

      11. Ebbi la stessa reazione quando una volta in treno mi misi a chiacchierare con una ragazza, e scoprii che non conosceva nessuno dei film e degli attori più famosi degli ultimi anni. Ricordo ancora il suo sguardo smarrito quando le nominai McConaughey (che tutti conoscono, se non per Interstellar, quantomeno perché ha soffiato l’Oscar a Di Caprio). In compenso la ragazza aveva 2 bocce gigantesche, quindi a differenza tua non mi spostai di un centimetro. 🙂
        Comunque la maratona Clintiana è senza dubbio un’ottima iniziativa. Aggiungi Lo straniero senza nome ai film di Callaghan, vedrai che ne rimarrai estasiato anche tu! 🙂

      12. Nel mio ufficio tutti maschi, quindi nessuna consolazione, ahimè, ma solo la consapevolezza di essere circondato da capre ignoranti 😀 (nemmeno ho provato a chiedere se avessero visto il Padrino parte 1 o parte 2, temo che la risposta mi avrebbe lasciato stecchito) 😀

    1. Quando da bambino studiavo storia e gli insegnanti ci dicevano che bisogna conoscere certi eventi affinchè non fossero ripetuti gli stessi errori, non capivo appieno cosa intendessero.
      Ora però lo comprendo bene, e altrettanto bene comprendo che non è servito a niente perchè l’ignoranza trova sempre il modo di far breccia nelle menti delle persone.
      😦

      1. Ti diro’ …non so’ quanto la parola bestia sia giusta..
        Visto e considerato che non vediamo le bestie lucrare sul dolore degli altri

    1. Come diceva wayne in precedenza, non si tratta di un capolavoro, ha limiti abbastanza evidenti (pur avendo un cast sontuoso e uno sceneggiatore di livello assoluto).
      Tuttavia è un film che entra dentro perchè ha il grande merito di creare grande empatia con lo spettatore pur trattando un tema spinoso e complicato.
      Che poi sia ancora tristemente attuale è un altro paio di maniche 😦

      1. Certo, hai descritto bene. Non è un capolavoro, ma si fa piacere perché, in qualche modo, non è buonista. Buono sì, ma non buonista. Non so come spiegarlo meglio.
        Che poi sia attuale è, come dici saggiamente te, un altro paio di maniche.

      2. è buono nella misura in cui distingue perfettamente i buoni dai cattivi, fa schierare lo spettatore dove è giusto che sia schierato

        tuttavia è un film anche molto disilluso: Jones non vince la sua personale guerra, non è neppure un eroe senza macchia e alla fine le discriminazioni e il sangue continuano a farle sempre da padrone. Anche a distanza di un secolo, quando il suo pronipote viene incarcerato perchè sposato con una bianca.

        Ecco, la mancanza di un lieto fino è la cosa più attuale e reale di questo film ed aiuta a coglierne il senso profondo.

        Come poi sia possibile che Gary Ross passi con disinvoltura dal realizzare un film così a prodotti diametralmente opposti come Hungers Game o Oceans 8 è un mistero insolubile 😀

      3. Già, ti fa schierare senza nessun problema. Questo è certo, anche perché dipinge gli altri in maniera gretta se non ricordo male (come è giusto che sia).

        Il fatto che riesca a passare di palo in frasca non so se è un bene o un male, ma sicuramente è abbastanza interessante come cosa. Il substrato polemico, però, ce l’aveva anche in Hunger Games se ricordi.

      4. vero, certi elementi polemici ricorrono anche in Hunger Games, anche se è difficile paragonare i due film dato che hanno un taglio totalmente diverso (per via del target, ancor più diverso).

      5. Ovvio, non volevo fare un paragone… ok che devo ritornare a bere, ma cerco altri motivi ahaha 😀 Il taglio era diverso e il target era diverso, ma la denuncia alla schiavitù, al sacrificio etc etc era presente.

      6. ovvio, non volevo fare mica il bacchettone…
        è che Hungers Games è soprattutto spettaccolo, mentre Free State of Jones è soprattutto riflessone (o almeno prova ad esserlo).
        tutto qui!!!

  2. Normalmente si inizia dicendo «sarò breve», ma nel mio caso tutti riderebbero, conoscendo la mia logorrea! Questa volta invece ti dirò «sarò cattivo!»

    Concordo con Wwayne, carissimo amico e rincaro la dose: io penso che il film di Gary Ross sia un brutto film, troppo lungo ed anche pericolosamente inutile, se non fosse che, come diceva l’amico Wwayne (con cui ribadisco mi trovo daccordo al 100% su ogni parola del suo intervento, specie quella di analisi della cronaca italiana), è meglio un brutto film sulla tragedia della schiavitù in america che nessuno, ma è comunque importante fare distinguo sulle responsabilità: erano gli anni ’80 quando da adolescente rividi un vecchio film di spionaggio del 1975, Three Days of the Condor, di Sidney Pollack e già allora, più maturo e con lo spessore di studi di filosofia greca allae spalle, mi resi conto di questa grande ipocrisia dei media americani, nel condannare sempre e solo a metà se stessi ovvero accusare la CIA di fare le operazioni sporche (il plot del film di Pollack) e contemporaneamente salvare la CIA sporca grazie ad una CIA pulita (seriamente?), così come l’eroe del film di Ross è comunque un bianco (con un nonno schiavista, non scordiamolo) che salva i neri… l’assioma è semplice… Gli USA sono un grande stato, che compie orrori indicibili ma poi pulisce tutto… e no, non è così, troppo facile, perché l’orrore fu reale e la pulizia una fiction (pensando al genocidio praticato dal governo federale nei confronti delle popolazioni dei nativi americani, avvellenati ed infettati da virus di ogni tipo tramite le coperte ed i generi di prima necessità, offerti loro in modo fraudolento, mi sovviene la battuta messa in bocca al comico Steve Carell, riascoltata proprio ieri sera in un passaggio su Sky Cinema, quando nei panni dell’Agente 86 Smart, dopo essere stato sbattuto ingiustamente in carcere, si rivolge ai suoi aguzzini che gli hanno porto una coperta ruvida per la notte e dice loro «Avete almeno preso quella intrisa di vaiolo?»)

    E poi, caro Lapinsu, Gary Ross mi è sempre stato sulle palle, perché come autore (sceneggiatore, prima ancora che regista) ha sempre esibito un finto vigore morale con cui ha cercato in ogni suo film di “ripulire” i bianchi statunitensi (caucasici, ariani, direbbe un poliziotto di uno dei tantissimi procedural) dalle loro nefandezze: dopo il colpo di genio del simpaticissimo Big con Tom Hanks (con un vago sospetto, mai davvero smentito, di aver rubato all’epoca l’idea al film Da grande, dell’anno precedente, scritto in Italia da Franco Amurri e Stefano Sudriè ed interpretato da Renato Pozzetto), quasi tutti i suoi lavori sono stati un ripetitivo e melenso mettere in scena la grandezza dell’uomo bianco medio americano che lotta contro i cattivi, come Mr. Baseball del 1992 (dove i cattivi sono i campioni giapponesi del baseball), come Dave del 1993 (dove, con la scusa del sosia più liberal dell’originale, viene messa in scena la farsa di quanto i presidenti degli Stati Uniti siano in fondo persone buone e l’incarnazione dei veri valori americani), come Pleasantville del 1998 (certamente il suo capolavoro, dove però la critica al perbenismo degli anni ’50 e ’60 non riesce ad andare fino in fondo e naufraga in una storia d’amore melensa ed ipocrita), come ancora Seabiscuit (forse il suo film più imbecille, con un tema drammatico e socialmente atroce come quello della grande depressione viene raccontato come sfondo alla storia di un cazzo di cavallo che diventa campione malgrado una malformazione alla zampa… Nemmeno Ron Howard con il suo zuccheroso ed insopportabile Cinderella Man seppe fare di peggio!)… Ovviamente teniamo fuori i suoi Hunger Games perché là ha fatto solo da regista, visto che il plot era tutto di ascendenza narrativa libraria…

    Mi dispiace se sono apparso tropo aggressivo con questo mio commento, amico mio, sul serio, ma solo l’affetto che provo per te mi ha spinto ad essere così spietatamente sincero!

    Già a suo tempo (chi legge il mio blog lo sa bene) trovai perisno molto paraculo (ancor prima che bello) il comunque monumentale 12 Years a Slave di Steve McQueen, che a mio avviso aveva già detto tutto sulla questione e persino il singolo capitoletto sulla schiavitù ed il commercio delle navi negrerie, fatto dalla sorelle Wachowski nel loro capolavoro inarrivabile Cloud Atlas, aveva detto più di questo film di Ross.

    Ho pensato un po’ prima di postare, poi ho fatto click!

    Perdonami, se puoi. Un abbraccio.

    1. Hai usato un termine inappropriato, perchè il tuo intervento non è stato AGGRESSIVO bensì FICCANTE.

      La tua enciclopedica conoscenza della settima arte ti ha permesso (in poche righe) di fare un excursus sintetico ma esaustivo sulle pellicole di Ross (gran parte delle quali, lo confesso, non ho visto) sviscerandone le ipocrisie latenti e i limiti palesi.
      Tra l’altro, il tuo riferimento al possibile plagio di DA GRANDE, mi ha fatto venire in mente l’assurdità: Ross che fa vedere il film italiano a Tom Hanks e gli dice “Devi recitare come Renato Pozzetto”. Ecco, non so se una cosa del genere fa più ridere o piangere 😀

      Comunque sia, la rilevanza del tuo commento è indiscutibile giacchè a differenza mia non condanni il film solo per la sua scialba valenza artistica ma anche per la sua inconsistente valenza morale.
      Su questo secondo punto permittimi di essere in disaccordo, perchè se anche le tue osservazioni sono inappuntabili c’è un aspetto del film che per me fa la differenza, ossia l’assenza di buonismo (come spiegavo per altro anche più sopra a Zeus).
      Knight è soldato egoista, un fedifrago e bigamo, la sua battaglia per i “Free state of Jones” è spesso bigotta perchè non si riesce bene a capire quanto gli stiano a cuore i diritti dei neri e quanto la volontà di fare il cavolo che gli pare. Insomma, è un finto eroe, fondamentalmente egoista e probabilmente nemmeno troppo interessato ai diritti degli emarginati.
      Tuttavia, forse non volendo, fa comunque la cosa giusta.
      Ecco, a me ‘sta cosa di riuscire a fare la cosa giusta involontariamente mi ha fatto innamorare, perchè ci hanno riempito il cervello insegnandoci che la strada per l’inferno fosse lastricata di buone intenzioni, ma magari può valere anche il contrario e quella per il paradiso è lastricata di cattive intenzioni…
      E poi c’è la disillusione, potente e inarrestabile, che travolge quando un secolo dopo il pronipote capisce che non è cambiato niente quando vede sfumare il suo matrimonio nel carcere.

      Forse non è un film sincero, probabilmente neppure troppo coraggioso, però offre spunti di innegabile interesse.

      Ora perdonami tu, se puoi 😀

      1. Oh, oh, non solo ti “perdono”, ma ti applaudo a scena aperta, alzandoi in piedi e girandomi a destra e sinistra verso gli altri tavoli pieni di persone a sedere, alle quali con il mio sguardo chedo di imitarmi nel rendertti omaggio!

        Stai evidentemente attraversando un brutto periodo, amico mio, perché una frase come quella che hai usato nella tua rispsota al mio commento andava assolutamente inserita nel post e tutto il resto fattpo girare attorno…«ci hanno riempito il cervello insegnandoci che la strada per l’inferno fosse lastricata di buone intenzioni, ma magari può valere anche il contrario e quella per il paradiso è lastricata di cattive intenzioni»… Sei sempre un grande, anche quandom sei schaicciato da brutti pensieri…

        In bocca al lupo per tutto e sappi che ti voglio bene.

      2. ammettilo, tu hai le microspie in casa mia 😀
        non si può spiegare diversamente sennò 😀

        a proposito, temo di essermi perso qualche passaggio, perchè:
        a) ignoro chi sia il tizio nel tuo nuovo avatar
        b) non mi spiego come mai abbia cambiato (siamo già al 4* se non ricrodo male….

        (ovviamente sentiti libero di rispondere: CAZZI MIEI 😀 )

      3. Ci mancherebbe! Come sanno alcuni blogger con cui sto chattando in questo periodo, sto scrivendo un pezzo sul Narcisismo nella realtà dei social network, in cui ho trovato ovviamente il modo di parlare del fiction e dei film a me cari molto più a lungo ed in dettaglio di quanto invece un simile argomento avrebbe da me essere trattato in chiace pscologica ed antropolgica… Ma la mia passione è la settima arte  enon il resto, percià ne è uscito il mio solito zibaldone…

        Il narcisismo mi impedisce ovviamene di tacere sulle mie scelte di avatar, che a differenza di te (legato ad un vissuto importante e d intimo) è nel caso un atteggiamento più da guascone e elgato al momento: dopo l’Episodio VIII di Rian Johnson ogni speranza di vedere da parte mia risolto il dubbio su chi fosse in realtà il Supreme Leader Snoke (mio terzultimo avatar) e scartata perciò la mia idea che fosse il Grand Moff Tarkin (mio penultimo avatar), ho abbandonato sprezzante le icone del franchise di Star Wars, tornando ai characters iconici dei professori pazzi delle fiction TV (un mio cavallo di battaglia resta ancora su FaceBook John Noble nei panni del Walter Bishop di Fringe) e per l’occasione ho scelto l’immagine di un personaggio che adoro, Cary Loudermilk da Legion, interpretato da Bill Irwin.

        Bye!

      4. Mi parli di Legion e io arrosisco, imbarazzato, un po’ come quando a scuola i miei amici sbavavano dietro a una ragazza un anno più grande di noi favoleggiando di sdraiarla in ogni posizione possibile, mentre io la trovavo orrendamente ripugnante.

        Con Legion è la stessa identica cosa: tutti ne lodano la levatura artistica e la insindacabile bellezza estetica, mentre io non riesco a coglierne nessun valore nè estetico nè artistico.
        Neppure riuscii a finire di vedere la prima stagione, tanta era la nausea in me suscitata.
        COmprenderai quindi se non ho riconosciuto ad occhio il tuo avatar (sul piccolo monitor del telefono mi sembrava Sting con gli occhiali da superman, e non avendo mai sentito te parlare di Sting la cosa mi suonava alquanto bizzarra…).

        I miei avatar storici sono due, il primo è una ranocchia stilizzata, un disegno che avevo fatto io per un tatuaggio che avevo deciso di fare ma che poi non ha avuto più seguito e l’anno scorso l’ho tolto pure da WP (ma è ancora l’avatar sulla pagina FB del blog ora che ci penso) sostituendolo con il mio amato Bruce e la copertina del suo disco che preferisco: DARKNESS ON THE EDGE OF TOWN.

        PS: Di narcisismo non si muore, quindi è un vizio che possiamo concederci un po’….

      5. Quando leggerai le parole che le ho dedicato nell’intro del mio nuovo post, ti sentirai… “malvagio”… Ad maiora, amico mio.

  3. Hai, hai! Il tuo posto suona come un “alert” per me!
    In questo periodo della mia via meglio stare alla larga da simili raggelanti considerazioni, così, grazie al tuo commento, per il momento ne rinvierò la visione. Adesso meglio qualcosa che mi faccia evadere “verso l’infinito ed oltre”! 😉
    A proposito, mi piacerebbe avere un parere sulla mia rece dell’ultimo film degli Avengers da un maestro dell’ironia come te, se trovi il tempo e la voglia ….
    Un abbraccio Lap 🙂

    1. Ciao Ale
      ho visto la notifica della tua rece ma purtroppo io il film non l’ho ancora visto…. (ormai tocca aspettare l’home video mannaggia) e quindi ho preferito sorvolare su tutte le recensioni degli Avengers per rispolverarle a dopo la visione (stai tranquillo, non mancherò di leggere la tua!!!!)

      A proposito, se cerchi qualcosa di leggero e di svagante, mi permetto di consigliarti un filmino che però è anche filmone: ACCIDENT MAN. Siamo in zona tamarra, attenzione, però è un autentico gioiellino!!!!!

  4. Era uno dei film che volevo vedere al cinema, già il trailer mi aveva catturato e, ormai, McConaughey è una garanzia. Purtroppo dopo pochi giorni era già sparito dalle sale. Dalla tua recensione desumo che sia un gran bel film, molto “attuale” quanto a concetti di fondo malgrado il setting western. Devo recuperarlo al più presto, sono certo che non mi deluderà.

    1. McConaughey spacca come sempre, ormai ha raggiunto il livello minimo incredibile.
      Il film invece non è privo di difetti, sia dal punto di vista narrativo che dal punto di vista dei contenuti, tuttavia (almeno ai miei occhi) questi difetti sono scomparsi di fronte alla crudezza e al realismo della messa in scena.
      Si può dire che è un film più bello per le riflessione cui induce gli spettatori che per quello che mostra sullo schermo. E questa è al contempo una virtù come un vizio.

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