17 anni: e come uscirne vivi

Sopravvivere ai 17 anni non è impresa semplice.

La scuola, i genitori, gli amici, i vestiti, i brufoli, lo zaino, i capelli, gli occhiali, i compiti, il motorino, la birra, le sigarette, il sesso (solo per i più fortunati).

Ce n’è da uscirne pazzi.

L’adolescenza è come un quanto di materia che si energizza attirando e fagocitando tutto quel che lo circonda, incapace di comprendere alcunché e sopraffatto da una bulimia sensoriale ed emotiva che si acquieta solo con l’abbandono. Il turbinio di turbamenti diventa una costante che alimenta lo spaesamento riducendo ogni ragazzo e ragazza a una spugna che assorbe tutto ma senza la capacità di filtrare e assimilare. Ogni cosa è incomprensibile e chiunque è estraneo, perfino se stessi, quindi le insidie si manifestano ovunque nei modi più inaspettati. Io, ad esempio, avevo il terrore di suonare il campanello dell’autobus quando tornavo da scuola: speravo che lo facesse qualcuno al posto mio, aspettavo sempre fino all’ultimo e non di rado mi toccava scendere alla fermata successiva o a quella dopo ancora.

A 17 anni la vita esplode come una bolla di sapone colorando il mondo tutt’intorno di una sfumatura brillante che oscilla tra l’azzurro, il giallo ed il rosso, incapace di risolvere la propria consistenza cromatica. Tutto si rincorre: l’alba si mescola al tramonto, il sogno assume i connotati dell’illusione, la fame si confonde con la sete mentre la gioia germoglia dalla mestizia. Tutto è sottosopra ma il capovolgimento della natura è senza sosta, senza tregua, e mettere a fuoco luoghi momenti o direzioni è impresa ardua, fondamentalmente vacua.

 

Memore di questa realtà opaca e sfuggente, Kelly Fremon Craig ha realizzato un film onesto perchè The Edge of Seventeen non cerca di raccontare l’adolescenza nè di tradurla, bensì decide di mostrarla senza l’ambizione di trascendere la meraviglia di una vita che sboccia nella consapevolezza della propria significanza, limitandosi quindi a rappresentarla senza orpelli, sforzandosi in ogni fotogramma di assumere la prospettiva di Nadine, la protagonista di una storia triste e malinconica ma così tremendamente romanticona da sciogliere ogni dubbio. Perchè saper esprimere le emozioni che travolgono il cuore di una ragazza di diciassette anni è un’impresa titanica che si può raggiungere solo coniugando il linguaggio della narrazione con quello dei sentimenti per poi prendere il ritmo del cuore (del mondo intero) e farlo andare a tempo con il pulsare frenico e convulso che anima gli affetti parossistici dell’adolescenza. E trovare il modo di tradurre tutto questo in immagini e fotogrammi è segno di rara sensibilità e inconsueta bravura nel tracciare delle linee invisibili attorno cui scrivere le note di una melodia stonata, incompiuta, inguaribilmente romantica, finchè immergersi in questo pentagramma di dolcezze non diventa un bagno di freschezza in grado di rammentare la luminosità – quell’impareggiabile meraviglia – del primo amore, del primo bacio, del primo abbraccio, del primo contatto con la trascendenza degli affetti.

The Edge of Seventeen scuote l’anima dello spettatore ricordandogli che c’è un mondo popolato da persone e sentimenti che incendiano le esistenze trasformandoci in piccole e inconsapevoli caffettiere che miscelano vita con le emozioni per poi inebriarsi del profumo che nasce e riempie il cuore. Perchè in fondo avere 17 anni è proprio come bere un caffè appena fatto: scotta ma è buono proprio per questo.

Voto: 8

 

 

 

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70 pensieri su “17 anni: e come uscirne vivi

  1. Per me l’adolescenza è stata un periodo a due facce. La seconda e la terza liceo sono state il periodo più felice della mia vita: andavo benissimo a scuola, ero innamoratissimo e ricambiato, in classe ci divertivamo un sacco e ci volevamo un mondo di bene. Poi dalla quarta liceo in poi (quindi proprio a partire dai 17 anni) tutto cominciò a crollare: il mio rapporto con il mio primo amore peggiorò drasticamente, e anche in classe cominciarono ad esserci delle forti tensioni, che con il tempo si acuirono anziché stemperarsi. L’ultimo anno ci siamo sopportati a fatica, e se non siamo arrivati a metterci le mani addosso è stato solo perché (più o meno consapevolmente) ci dicevamo: “Sono gli ultimi mesi, stringiamo i denti e poi mandiamoci affanculo.” Ed è andata esattamente così: la mia classe delle superiori si è sciolta definitivamente un secondo dopo la maturità. E il mio primo amore è finito ben prima.
    Per me questi eventi furono una doccia fredda, perché sia con lei che con i miei compagni di classe ero convinto di aver stretto dei legami indissolubili. Di conseguenza, dalla parte finale della mia adolescenza ho imparato che anche i rapporti all’apparenza più solidi e incrollabili possono peggiorare da un giorno all’altro, e per i motivi più futili.
    Sicuramente il regista e scrittore di “17 anni (e come uscirne vivi)” ha avuto un’adolescenza simile alla mia, perché nel film succede esattamente questo: Nadine vede Krista come un punto di riferimento, è certa al 100% che la loro amicizia sia solida come la roccia, ma poi tutto crolla quando scopre che se la faceva in segreto con suo fratello. Ciò che la devasta di più in quel caso non è il fatto che Krista abbia scelto di stare con suo fratello (che pure Nadine odia con tutta se stessa), ma il fatto che la sua migliore amica abbia agito alle sue spalle: capisco perfettamente il dolore che ha provato in quel momento, e lo hanno capito anche gli spettatori che non ci sono passati, perché il film l’ha reso benissimo.
    “17 anni (e come uscirne vivi” è un film molto ricco, quindi il rapporto tra Nadine e Krista è solo una delle tante sottotrame del film: ci si sofferma anche su quello tra Nadine e il suo professore, tra lei e i ragazzi, tra lei e i familiari… il mondo della protagonista viene mostrato a 360 gradi, ed è incredibile che la sceneggiatura abbia toccato così tanti punti in modo mai superficiale e in soli 104 minuti di girato. Qualsiasi altro sceneggiatore avrebbe avuto bisogno di una serie tv di almeno 10 puntate.
    La ricchezza e il realismo della sceneggiatura sono quindi i pregi maggiori di questo film. Il difetto invece, come ti ho già detto, sono le tante inutili amarezze che la storia ci riserva: va bene descrivere l’adolescenza come un periodo complicato, ma non fino a quel punto. Lo sceneggiatore in certi momenti sembra proprio girare il dito nella piaga.
    Sono convinto che, dando al film un tono un po’ più leggero, “17 anni (e come uscirne vivi” avrebbe avuto molto più successo. “Tuo, Simon” ad esempio è amaro anche quello, ma con più moderazione, e quindi ha incassato più del triplo (62 milioni contro 18).
    Anche così comunque è andata benissimo: stando a Box Office Mojo “17 anni (e come uscirne vivi)” è costato 9 milioni e ne ha incassati il doppio, quindi i produttori saranno rimasti comunque soddisfatti. E poi, questo film ha lasciato un segno profondo a Hollywood: tutti i film young adult che sono venuti dopo rivelano dei debiti evidentissimi con “17 anni (e come uscirne vivi)”, anche il molto più acclamato “Lady Bird.” Anche questa è una forma di successo.
    Colgo l’occasione per segnalarti 2 ottimi film che ho visto negli ultimi giorni:
    – Cani sciolti: qua andrebbe fatta un’aggiunta al mio ultimo post, perché anche questo è un tuo consiglio cinematografico che ho seguito con grandissimo ritardo. Ho fatto proprio male: è davvero un buddy movie coi fiocchi. In verità in certi punti la trama è un po’ difficile da seguire, ma non diventa mai così complicata da annullare il piacere della visione. E poi c’è pure una strafiga che esce le tette, il che non guasta. 🙂
    – Il dolce e l’amaro: Volendo riassumerlo in due parole, è la storia di un mafioso in erba. Tuttavia, come nel caso del film che hai recensito, la trama è così ricca da diventare molto più di questo: “Il dolce e l’amaro” parla anche di famiglia, di amicizia, di amore, di tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. E lo fa sempre con grande profondità.
    Chiudo il commento con questo tweet risalente alla fase a gironi dei mondiali: appena l’ho letto ho subito pensato a te. 🙂

    1. Come sempre la tua abilità nell’enucleare pregi e difetti di un film, incasellarli al giusto posto per trarne riflessioni che poi esponi ai letti, è pregevolissima.
      Su tutto, l’abilità con cuil la sceneggiatrice (e regista) ha saputo condensare tematiche e prospettive della storia in un film è senz’altro la più notevole.
      Mi scosto leggermente dal tuo giudizio solo su un punto: io ho trovato il film abbastanza leggero ovviamente non per i temi trattati quanto per il taglio che è stato dato al raccanto. I molti soliloqui della protagonista hanno quei caratteri parossistici ed irreali tipici degli adolescenti e ho trovato questo parallelismo asolutamente delizioso.

      Saltando di palo in frasca, proprio alla fine di questo mese avrei la rimpatriata con i miei compagni delle superiori, a 20 anni esatti dalla nostra maturità. Non siamo mai stati una classe molto legata: i primi 2 anni di ginnasio eravamo tutti troppo impegnati a studiare i verbi greci (sigh), i pirmi 2 di liceo tutti presi a cercare un\a fidanzato\a, l’ultimo anno preoccupati dagli esami. Di tutti i compagni, solo una manciata ritenevo meritevoli della mia amicizia e con loro ho costruito un solido rapporto che dura ancor oggi mentre gli altri non li ho più sentiti nè visti. L’idea della rimpatriata mi strugge non poco: l’idea di doversi rivedere, doversi raccontare cosa si è fatto, quali traguardi sonos stati raggiunti, quanto siamo diventati bravi, ebbene tutto ciò mi sembra così stucchevole e ipocrita da togliermi qualsiasi desiderio di partecipare. Solo il timore di passare per snob mi ha impedito di comunicare fin da subito la mia assenza e mi riserverò ancora qualche settimana prima di decidere.

      Concludo con il tuo tweet di gianniVEVO: insolita “twitstar” che seguo anche io da molto tempo.
      E’ un tifoso del Milan anche lui e non può non sorridere a vedere le strampalate azioni dell’attaccante del Torino: ecco credo che averlo veduto per 20 mln ai granata possa far accusare Mirabelli di circonvenzione di incapace, perchè solo un inetto potrebbe sborsare tutti quei soldi per Niang, l’anticalcio fatto uomo 😀

      1. Nel mio caso sono passati non 20, ma 10 anni esatti dalla mia maturità: di conseguenza anche noi avremmo potuto approfittare della cifra tonda per organizzare una rimpatriata, e invece che io sappia non bolle niente in pentola. Onestamente me l’aspettavo: come ti dicevo prima, abbiamo passato gli ultimi 2 anni delle superiori a odiarci visceralmente, e forse neanche 20 anni saranno sufficienti a stemperare un livore così profondo.
        Perché tutto quest’astio, mi chiederai? Cerco di spiegartelo.
        Ad un certo punto delle superiori cambiò la nostra professoressa di Storia e Filosofia. Quella nuova ci faceva una paura del diavolo: di conseguenza, ogni volta che interrogava c’era sempre qualcuno che faceva forca. Ovviamente chi restava a casa metteva nella merda fino al collo chi veniva a scuola (perché veniva interrogato al posto suo), e quindi chiunque facesse forca si condannava a venire odiato a morte dal resto della classe. Dato che presto o tardi quasi tutti hanno fatto questa carognata (alcuni anche molte volte), si creò presto un clima di odio generale dal quale non siamo più usciti.
        Riguardo a Niang, fa parte di quei giocatori di cui non riesco a spiegarmi il successo. Ad esempio, ho visto giocare molte volte Vrsaljko fin dai tempi del Genoa, e non gli ho mai visto fare una partita decente: nonostante questo la sua carriera è stata una scalata costante, fino ad arrivare all’Atletico Madrid e ad un mondiale da titolare in una Croazia fortissima. Viceversa ci sono molti giocatori, da Luca Garritano a Francesco Migliore, che pur essendo fortissimi non riescono a trovare spazio neanche nella bassa serie A. Misteri del calcio.
        Comunque, sono quasi certo che quei 20 milioni per Niang fossero un giochino di bilancio: come insegna il caso – Chievo, quando bisogna far quadrare i conti si arriva a valutare 4,5 milioni anche un dilettante con 0 presenze tra i professionisti. 🙂

      2. Una cosa simile a quella con i tuoi compagni avvenne anche me , ma a patirne le conseguenze fu una sola compagna.
        Eravamo in V ginnasio e la prof di Latino (una vera rottura) si era dimenticata di assegnarci i compiti. Noi eravamo tutti esultanti perchè in V ginnasio la mole di compiti era veramente sempre mostruosa, ma una compagna rincorse la prof nel corridoio per dirle che si era dimenticata i compiti. Da allora passò 4 anni di inferno, ma se l’era cercata va detto, perchè una leccata di culo così grossa io non l’ho mai vista in tutta la mia carriera studentesca.

        Passando a Niang non puoi sapere che sollievo quando l’abbiamo venduto. Lui è il classico esempio di come nel calcio moderno non basti solo il fisico o solo i piedi, ma ci voglia soprattutto intelligenza, qualità di cui lui è massimamente privo.

        Io non sto seguendo per niente i mondiali , un po’ perchè si conciliano male con i miei orari un po’ perchè senza l’Italia perdono più della metà del fascino.
        Da quel che leggo, sembrerebbe che ormai sia un discorso tra Francia e Brasile, sicuramente le due compagini più forti rimaste. Essendo due squadre invise (la Francia perchè supponente, il Brasile perchè vincono sempre) a questo punto farò il tifo per una cenerentola: non mi spiacerebbe l’Uruguay oppure la Croazia, ma entrambe mi sembrano troppo poco attrezzate per arrivare in fondo vittoriose.
        Tu cosa ne pensi?

      3. Penso che questo mondiale sia una sorpresa, ma fino a un certo punto. Già nel precedente mondiale le piccole avevano ridotto moltissimo la distanza con le grandi: ricordo a questo proposito un tiratissimo match tra Argentina e Svizzera, risolto soltanto da una singola giocata di Di Maria al 117′. In questo mondiale il gap si è ulteriormente accorciato, e quindi ogni partita è assolutamente imprevedibile. Tuttavia di partite ne ho viste poche, proprio per il motivo che hai detto tu: senza l’Italia non hanno lo stesso sapore per me.
        Riguardo alla Croazia, ha una spina dorsale davvero invidiabile: in porta il pararigori Subasic, a centrocampo il faro Modric, in attacco Rebic, che ai tempi della Fiorentina era una sega ma adesso sta giocando le migliori partite della sua carriera. E non è finita qui: accanto a Modric ci sono Rakitic, Kovacic e volendo anche Badelj; in attacco a supporto di Rebic ci sono Mandzukic e Perisic. Insomma, un vero e proprio All Stars Team.
        Di tutti i giocatori sopra nominati il migliore è senza dubbio Modric, che è il mio giocatore preferito in assoluto. Me ne innamorai calcisticamente nella finale di Cardiff: in quella partita fece dei lanci di una precisione assoluta e dimostrò di saper orchestrare da solo la manovra di tutta la squadra. Anche in Italia abbiamo avuto dei giocatori così (Cristiano Zanetti, Liverani, adesso Verratti), ma solo Pirlo aveva una classe paragonabile alla sua.
        Oltre all’ascesa delle piccole, questi mondiali stanno confermando anche un altro dato: il calcio sta diventando sempre più uno sport di squadra. Oggi non sarebbe possibile un exploit come quello dell’Argentina ’86, trascinata alla vittoria dal solo Maradona: oggi è il gruppo a fare la differenza, e la tattica ha assunto un ruolo così rilevante che la tecnica del singolo incide sempre meno sui risultati. Questi mondiali l’hanno dimostrato in modo molto chiaro: Messi e Cristiano Ronaldo sono i giocatori più forti del mondo, e sono stati eliminati agli ottavi di finale.
        Il primo segnale di questa svolta fu proprio la nostra vittoria al mondiale 2006: se ti ricordi non ci fu un vero e proprio uomo copertina, perché quello era un gruppo in cui tanti talenti più o meno allo stesso livello dettero ognuno un contributo diverso alla vittoria finale. A quei tempi faceva strano, oggi è l’assoluta normalità.

      4. Disamina ineccepibile.
        Il ridotto gap fa “grandi” e “piccole” a mio parere però si sta verificando per un abbassamento generale del livello. A differenza di un tempo, le nazionali hanno appeal e attenzione solo durante i mondiali, mentre durante l’anno sono considerate da tutti (giocatori, tifosi, allenatori, addetti ai lavori) come delle spiacevoli seccature. Il fenomeno ovviamente rigurda principalmente le nazionali dei paesi più grandi e dei campionati più importanti.
        Ciò detemrina che le corazzate (come Germania, Brasile, Spagna, Francia, etc) arrivano con molti problemi ai Mondiali:
        1) scarsa coesione a livello tattico
        2) giocatori provati dalla lunga stagione (Messi non si reggeva in piedi quest’anno…)
        3) pressioni esagerate

        Ciò fa si che le piccole, che magari riescono a lavorare meglio durante l’anno e a presentarsi più motivate e fisicamente in forma, riescano a ridurre molto le distanze.

        Non parlerei però di prevalenza della tattica sulla tecnica: direi che ormai i due elementi stanno trovando un loro equilibrio.
        Prima di Sacchi contava solo la tecnica (e il mondiale di Maradona ne è la riprova) poi il mio amatissimo Arrigo rivoluzionò il gioco del calcio e tutti seguirono la sua idea di calcio esasperato tatticamente. Questo diede vita ad alcuni dei Mondiali più brutti e noiosi della storia: Italia 90 e Usa 94, ma anche Francia 98. Tatticismo esasperato e partite orribili. Nell’ultimo decennio, tuttavia, la tecnica ha trovato il modo di tornare in auge ma, a differenza del passato, i giocatori di talento non possono più permettersi il lusso di passeggiare in campo in attesa che gli passino la palla, ma sono dovuti evolvere mettendo il loro piedi fatati al servizio della squadra e supportando il gioco, sia in attacco che in difsa.
        Modric, che come te considero un giocatore eccezionale, ne è l’esempio perfetto: grandi piedi inseriti in un contesto di gioco definito e organizzato.

        Il problema è quando non hai nè i piedi nè la tattica, come la nostra misera Nazionale.
        Purtroppo temo che il declino degli Azzurri sia inevitabile. Il nostro sistema calcio non riesce più a sfornare campioni per molteplici ragioni e ci si interstadisce a scegliere CT inadeguati: rispetto al passato quando andavano bene i selezionatori come Maldini Trapattoni o Lippi (c’erano campioni in ogni ruolo, bisognava solo trovare il modo di metterl iin campo) ora ci vuole un allenatore vero, che sappia dare gioco e mentalità. Ventura era inadeguato perchè incapace, Macini è inadeguato perch (come per altro altri allenatori blasonatissimi come Allegri o Ancelotti) è un selezionatore che sa mettere insieme un 11 di campioni ma fa fatica con i comprimari.
        Spero ovviamente di no, ma temo che questa esclusione da Russia 18 sia la prima di una lunga serie.

      5. Mancini è inadeguato soprattutto per un altro motivo. Come ci ha insegnato l’Italia di Lippi, per costruire una Nazionale vincente bisogna prima di tutto formare un gruppo coeso: questo è sempre stato il tallone d’Achille di Mancini, fin dai tempi in cui allenava la Fiorentina. Il Mancio non sa gestire lo spogliatoio, e quindi è l’ultima persona da chiamare per il ruolo di ct. Ma purtroppo molta gente non fa caso a questi dettagli, e quindi si illude che il suo scintillante palmarès basti a renderlo il candidato perfetto per il ruolo.
        Riguardo a Ventura, la sua parabola è l’esempio perfetto di cosa succede quando giochi al risparmio. Tavecchio era convinto che per l’Italia la qualificazione al mondiale fosse scontata anche mettendo in panchina Nonna Papera, e quindi ha ingaggiato un allenatore che avrebbe allenato la Nazionale anche gratis. Tuttavia, nel calcio come nella vita, capita molto raramente che un prodotto abbia un ottimo rapporto qualità – prezzo: nel 99% dei casi, se paghi poco otterrai nulla. E infatti siamo rimasti a mani vuote.
        Ritengo che la mancata qualificazione al mondiale sia interamente colpa di Ventura: della sua incapacità di risollevare il gruppo dopo il ko con la Spagna, e delle sue scelte scriteriate nel playoff con la Svezia (dovette intervenire De Rossi per suggerirgli i cambi da fare…). Tuttavia, la crisi complessiva del nostro calcio ha motivazioni più ampie: non solo la continua ricerca dello straniero poco costoso, ma anche l’abitudine ad affidarsi a uomini di esperienza anziché puntare sui giovani. Per il nostro calcio una difesa del Chievo con Dainelli, Gamberini e Gobbi (100 anni in 3) sarà pure tutta italiana, ma è comunque dannosa a livello di Nazionale, perché quei 3 stanno togliendo spazio a dei ventenni che a causa loro giocano in prestito in serie B. Costacurta sta cercando di porre rimedio a questa situazione con le seconde squadre: vedremo se basterà per risollevare la situazione.

      6. I problemi del sistema calcio italiano secondo me sono molto più profondi.
        E’ vero che c’è scarsa attenzione sui giovani, però è anche vero che a far da contraltare a realtà come il Chievo, ci sono realtà come l’Atalanta o la Samp che sanno lanciare ogni anno giovani interessanti.
        Io credo che il problema sia più profondo: se i settori giovanili sfornano talenti come Del Piero o Pirlo, vedrai che poi trovano posto in prima squadra. Purtroppo talenti così non vengono più formati dai settori giovanili e dalle scuole calcio: e da lì che bisognerebbe ripartire, creando centri ad hoc dalla federazione che siano indirizzare il lavoro di tutti i maestri di calcio sparsi nella penisola.
        Stesso dicorso con gli allenatori: salvo pochissime eccezioni, gli allenatori italiani di nuove generazioni sono delle pippe conclamate, perchè praticano un calcio passivo che non è più al passo coi tempi.
        Anche in questo senso dovrebbero muoversi gli espertoni di Coverciano, ma purtroppo è calma piatta.

        E’ vero che Ventura ha fatto cazzate clamorose e con un altro allenatore ci saremmo qualificati, però dobbiamo essere sinceri: una squadra come la nostra poteva ambire massimo agli ottavi e francamente un traguardo del genere è insopportabile per una nazionale come l’Italia. Non dico che dovremmo essere sempre tra le favorite, ma almeno avere una delle 10 nazionali più forti del mondo questo si. Ma è impossibile.

        Francamente speravo che la debacle con la Svezia servisse ad ammodernare un po’ la FIGC e tutto il sistema, ma mi pare che nulla si stia muovendo in questo senso.
        O abbiamo un po’ di culo con qualche giovane di talento (che però francamente non vedo) oppure la nostra nazionale sarà condannata a fare da spettatrice per molti anni ancora.

      7. Quando hai parlato di giovani lanciati dalla Samp mi hai fatto venire un tuffo al cuore. E’ vero, la Primavera dei blucerchiati produce campioncini in quantità industriale, e 2 anni fa tra di loro ce n’era uno che sembrava il nuovo Nesta: Lorenzo Pedetta. Una volta l’ho visto giocare dal vivo nel periodo in cui abitavo in Liguria, e ne rimasi folgorato: aveva un’intelligenza unica nel capire dove sarebbe finito il pallone, e quindi dove doveva mettersi per anticipare il centravanti. L’anno scorso la Samp l’ha ceduto a titolo gratuito ad una squadra di serie D (il Sestri Levante), e a mio giudizio ha fatto una cazzata gigantesca. Chissà di quanti Pedetta è piena la storia del calcio.
        Riguardo al prossimo Mondiale, sono più ottimista rispetto a te: secondo me quest’esclusione è destinata a rimanere un unicum, e già dal prossimo mondiale torneremo quantomeno ad esserci.
        Leggo su tuttomercatoweb che la Juve ha bisogno di darvi Higuain per finanziare l’acquisto di CR7: mobilitatevi affinché la società non faccia quest’assist ai gobbi, mi raccomando! 🙂

      8. Caro Wayne non c’è rischio che prendiamo Higuain: siamo con le pezze al culo e di sicuro non abbiamo 60 testoni da investire sul mercato.

        Purtroppo, con la cessione Berlusconi ci ha fatto l’ultimo dispetto: ci ha lasciato in mano a speculatori finanziari senza scrupoli che stanno lucrando tutto il possibile per guadagnare da questo affare.
        Non temo per il Milan conseguenze disastrose tipo il fallimento, ma siamo condanni a vivere almeno un’altra stagione interlocutoria, dove nella migliore delle ipotesi lotteremo per il sesto posto.
        Con tutto il rispetto per squadre come la Fiorentina o l’Atalanta per la quali il sesto posto è un traguardo immenso, per me e per il Milan il sesto posto è qualcosa di inaccettabile. Non pretendo di vincere lo scudo tutti gli anni, ma almeno lottare stabilmente per il podio.
        E temo passeranno ancora anni bui prima che potremo riguadagnare quello status.
        E credo che la stesso ragionamento si possa fare per l’Italia: che senso andare al mondiale per avere le ambizioni di un Messico o di una Svizzera, ovvero svangare il girone per qualificarsi agli ottavi? L’Italia dovrebbe essere protagonista e almeno poter sperare di arrivare in semifinale: un traguardo del genere è, allo stato attuale, semplicemente irrealizzabile.
        Io ci ho fatto il callo perchè il Milan mi ha allenato molto in questa perversa ottica di ridimensionamento, ma immagino che per i tanti altri tifosi italiani sia difficile digerire questo status da provinciale.

      9. In effetti il ruolo di mascotte ci va molto stretto. Siamo abituati a dominare in Europa con le squadre di club e nel mondo con la Nazionale, quindi per noi è dura accettare una sconfitta con il Costa Rica (mondiali 2014), o un’eliminazione dalla Champions’ contro l’Athletic Bilbao (capitò al Napoli sempre nel 2014, davvero un anno maledetto). Eppure questa è la nostra nuova dimensione: un tempo ce la giocavamo con la Francia, oggi con il Costa Rica; un tempo battevamo 4 – 0 il Barcellona in finale di Champions’, oggi le nostre squadre sono al livello dell’Athletic Bilbao.
        Riguardo alla mia Fiorentina, il sesto posto viene considerato un traguardo immenso, ma dalla società: noi tifosi al contrario odiamo l’Europa League, perché spompa i nostri giocatori come la Champions’, ma non garantisce in cambio gli stessi introiti economici. I fiorentini hanno bestemmiato come turchi quando siete stati esclusi dall’Europa League, perché al posto vostro dobbiamo andarci noi, e dobbiamo pure sorbirci 3 turni preliminari che mandano a puttane la preparazione estiva. Una sciagura, amico mio, una iattura assoluta. La mia unica speranza è che i miei giocatori si facciano eliminare volontariamente, se non ai preliminari, quantomeno alla fase a gironi: avere tra le palle l’Europa League anche nel girone di ritorno sarebbe insopportabile.

      10. INfatti ti confesso che secondo la scorsa stagione del milan è stata rovinata dai preliminari di UEL:senza di essi forse avremmoveramente potuto lottare per il quarto posto.
        Purtroppo lo scarso prestigio, lo scarso valore e gli scarsi introiti economici rendono la UEL assolutamente inutile. Meglio fare una CL allargata con qualche partita inpiù ed abolire qeusto abominio.

        NOn mi straccio le vesti quindi per l’esclusione in sè (dal punto di vista sportivo ci può paradossalmente fare comodo) quanto per il modo vergognoso (per noi) in cui è arrivata. Stiamo inanellando figure di merda epocali, una dietro l’altra, e sarà arduo ricostruire quell’aura di nobiltà faticosamente conquiestata nel primo ventennio berlusconiano.

      11. Anch’io ritengo che per un club l’immagine non sia poca cosa: l’orgoglio dei tifosi non nasce soltanto da una bella stagione o da un trofeo vinto, ma anche dalla consapevolezza di appartenere ad una società che si comporta bene, si fa rispettare ed è rispettata.
        Ad esempio, per me il Milan fece malissimo ad accettare dal Chelsea il prestito secco di Van Ginkel: in quel caso la società inglese vi mancò gravemente di rispetto, perché proponendovi di valorizzare un loro giocatore senza introiti di fatto vi stava trattando come una sua società – satellite. L’avessero fatto con la Fiorentina, noi tifosi viola saremmo andati su tutte le furie.
        Per recuperare la grandezza di un tempo (a livello sia di immagine che di trofei), un’ulteriore cessione della società sembra l’unica strada percorribile: del resto la UEFA vi ha escluso proprio per questo, per la scarsa fiducia che nutre nel vostro proprietario. Se leggi bene la sentenza vi ha praticamente invitati a togliergli il tappeto da sotto i piedi, e fossi in voi accetterei al volo quest’ottimo consiglio.

      12. Il problema, wayne, è che in questo momento il Milan è vittima di una vergognosa speculazione finanziaria ad opera di Mr. Li e del fondo Elliot e proprio questo, come giustamente hai rilevato , è stata la causa dell’esclusione UEFA (è normale che il massimo organismo continentale non veda di buon occhio operazioni di questo tipo collegate al calcio).
        Voglio sperare che entro fine anno la situazione possa essersi risolta: dubito che Mr. Li abbia i 300 mln da restituire a Elliot entro ottobre, quindi o vende lui prima di quella data oppure vede Elliot subito dopo aver escusso il pegno (cioè il Milan), il problema è che questa situazione di stallo finanziario ci condanna ad un’altra stagione sportiva dimessa, perchè non potremo fare mercato dato che a)non abbiamo fondi; b)le acque agitate in società spaventano i possibili rinforzi.

        Ti confesso che sono francamente stufo di non poter parlare di calcio in riferimento al Milan, ma sempre e solo di vicende extra campo. Mi auguro che la situazione possa risolversi, ma sono francamente rassegnato.

      13. A mio giudizio l’impossibilità di fare mercato non è così penalizzante, perché avete già allestito una buona rosa l’Estate scorsa. Anzi, potrebbe essere perfino un bene il fatto di non poterla cambiare più di tanto: in questo modo quelli che ci sono già potranno trovare l’amalgama che tanto è mancato l’anno scorso. Il Milan deve tornare a giocare a memoria, come avveniva ai tempi in cui c’erano tanti punti fermi (Gattuso – Pirlo – Seedorf a centrocampo, Kakà – Sheva – Inzaghi in attacco eccetera). In quegli anni perfino le riserve erano sempre le stesse: Ambrosini a centrocampo, Tomasson in attacco e così via. Adesso deve ricrearsi questa situazione.
        A mio giudizio dovreste rimanere immobili non soltanto in entrata, ma anche in uscita. Leggo ad esempio che state per cedere Locatelli a titolo definitivo, e penso che sarebbe un grave errore: in un calcio fatto di mercenari che venderebbero la mamma per un tozzo di pane, un giocatore con il suo senso di appartenenza e il suo amore per i colori rossoneri semplicemente non ha prezzo.
        E poi, nel suo ruolo avete soltanto vecchietti: Biglia ha 32 anni, Montolivo 33. Che senso ha cedere il loro erede naturale, il giocatore che può essere il playmaker del Milan per i prossimi 15 anni? Ha fatto una stagione sottotono, è vero, ma per avere 20 anni ha già fatto tanto: Andrea Pirlo alla sua età era ancora nel Brescia di Carletto Mazzone.
        L’unica spiegazione è che Mirabelli voglia fare un prestito mascherato, cedendolo a titolo definitivo ma riservandosi il diritto di recompra. In questo modo si assicura una plusvalenza immediata, e si mette nella condizione di rimediare al suo errore se in futuro Locatelli esploderà. Se invece dovesse cederlo senza recompra, sarebbe un errore perfino peggiore della svendita di Darmian.

      14. Indubbiamente non abbiamo bisogno di rivoluzionare la squadra, però alcuni accorgimenti sono essenziali.
        Innanzitutto ci serve un attaccante che segni con regolarità perchè nè Kalinic nè Silva sono adatti a questo scopo e Cutrone è ancora troppo giovane.
        In secondo luogo ci serve un esterno che sappia attaccare la profondità perchè i titolari (Suso e Calha) giocano bene solo con la palla tra i piedi e l’unico esterno di corsa (Borini) è una sega.
        Poi dovremo rinforzare il centrocampo inserendo una mezz’ala di valore perchè ad oggi, tolti i 3 titolari (Biglia Kessie Bonaventura) c’è il nulla più assoluto.

        ANche io concordo con te che cedere Locatelli sarebbe una sciagura: è giovane, ha ampi margini di miglioramento e tiene alla maglia. ANche la scorsa estate girarono molte voci, poi rimase e collezionò anche un buon numero di presenza. Credo che con Biglia a fare da chioccia potrebbe crescere più che andando in prestito secco su una squadra minore.

        Comunque, al di là dei bisogni e dei valori della rosa, il gap con le prime 4 è ancora troppo grande e senza investimenti è impossibile colmarlo.

        Invece COrvino che sta combinando a Firenze?

      15. Sta andando alla ricerca di giovani sconosciuti, come sempre. Per la porta ha preso uno del Burkina Faso (Lafont), per il centrocampo forse verrà uno dalla Repubblica Ceca (Soucek). Come tutti gli anni Corvino cannerà 9 operazioni su 10, ma quell’unico acquisto azzeccato lo farà apparire come un mago del mercato dall’infallibile fiuto. Finché ci salviamo in scioltezza, a me va benissimo così.
        Leggo sul mio blog che hai cominciato la seconda stagione di Westworld. E’ composta da 10 puntate, e a me è piaciuta solo l’ottava: a te come sono sembrate le prime 2?

      16. Quando deve scovare sconosciuti giovani talentuosi dal futuro comunque non troppo luminoso, Corvino è una garanzia. Il problema diventa quando gli si chiede di alzare l’asticella: lì proprio non riesce.
        Avete una buona squadra e un allenatore molto serio e a mio parere anzichè insistere su carneadi dall’incerto valore, dovreste concentrarvi su un paio di giocatori esperti che sappiano far crescere il livello collettivo.

        Le prime due puntate di WW mi sono piaciute molto.
        Oddio, avrei gradito un sunto della prima stagione perchè è passato molto tempo e tanti dettagli non li ricordo, comunque va bene ugualmente.
        Ho già letto altri tuoi commenti dove hai bocciato la nuova stagione di WW, per quanto mi riguarda però dare un voto ora è troppo prematuro. Spero di terminare la visione dei restanti 10 episodi questa settimana: solo allora mi esprimerò.

  2. C’è una scena alla fine del primo film di Harry Potter, in cui i tre protagonisti, dopo una notte turbinosa piena di avvenimenti e pericoli scampati, si ritrovano la mattina, in una delle sale della scuola per maghi di Hogwarts: Hermione Granger è in cima alla scala e vede in basso i suoi due amici del cuore e compagni di avventure Harry e Ron e li saluta chiedendo loro «Tutto bene?» e loro rispondono «Si, tutto bene. E tu?» ed Hermione risponde «Tutto bene!»

    Non è un grande dialogo ed anzi la piattezza delle battute salta subito agli occhi anche dello spettatore meno esperto, ma ciò che ti resta nel cuore di quel saluto incrociato è il calore nei loro sguardi, quel ritrovarsi dopo tante peripezie, quell’incontrarsi di nuovo, non casuale e quell’essere assieme che non necessita di parole o commenti, perché così è la stima e l’amicizia, come quella che mi lega a te e che mi fa sorridere nell’aver letto la notifica del tuo nuovo post e nell’averlo letto in fretta mentre ero in autobus, a Bologna, in mezzo alla moltitudine multietnica ed ordinata, rinfrescato dalla brezza dell’aria condizionata del bus e poi ancora, sorridere perché, nell’accingermi a risponderti trovo già, in fondo alle scale metaforiche del post, il nostro comune amico Wwayne, con un ritrovarsi che mi ha quindi fatto sorridere ancora di più.

    Riguardo al post, faccio fatica a non cedere alla tentazione di adularti con complimenti sperticati, perché anche questa volta (e ti dirò anche più di altre) hai scritto un vero articolo di giornale, un pezzo calibratissimo, equlibrato e pieno di significanza: è vero che, come tua solito, non hai sollevato alcun rilievo tecnico nello specifico filmico (cosa che fai per scelta, sempre), ma la tua è una vera recensione, certo breve e molto avara (Eh! Non hai speso nemmeno una parola per il resto del cast, dove c’è un Woody Harrelson sensazionale, protagonista della scena certamente più divertente del film, in cui confessa che preferirebbe morire piuttosto che continuare ad ascoltare le sfighe della nostra 17enne… Ed il tuo registro dei superlativi ha reso appena appena omaggio alla mia protetta!), ma il tutto è assolutamente impeccabile ed io, se fossi capo-redattore di un quotidiano nazionale, lo pubblicherei subito così come, senza revisioni: ciò che intendo è che, come nella prosa di un vero giornalista, il tuo periodare è stato incisivo e riassuntivo e così facendo hai regalato perle come la tua chiusura, che raccoglie il senso di tutta la recensione «The Edge of Seventeen scuote l’anima dello spettatore ricordandogli che c’è un mondo popolato da persone e sentimenti che incendiano le esistenze trasformandoci in piccole e inconsapevoli caffettiere che miscelano vita con le emozioni per poi inebriarsi del profumo che nasce e riempie il cuore. Perchè in fondo avere 17 anni è proprio come bere un caffè appena fatto: scotta ma è buono proprio per questo»

    Come ben sai, io nel mio blog ho lodato in più occasioni la freschezza e la bravura di un’attrice come Hailee Steinfeld, che riesce sempre a mescolare la bellezza indubbia da giovane modella al’espressitone ricercata, un po’ lunare e stravolta, che talvolta hanno gli adolescenti, muovendosi ad esempio sulla scena di questo film in modo appositamente sgraziato ed affatto malizioso, camminando con la falcata di un ragazzino dispettoso e non di una giovane che vuole irretire, similuando un controllo ancora non completo del proprio corpo e che mi ha ricordato in modo toccante l’esperienza che come educatore in un gruppo appartamento (leggasi “casa famiglia”) ho avuto proprio con le ragazzine adolescenti, che cercavano sempre negli adulti protezione e comprensione e non complicità sessuale o amicale (a quell’età hai bisogno di amici, ma un padre ed una madre non devono esserlo, perché altrimenti fanno confusione), ma spesso lo facevano con un linguaggio del corpo caotico, confuso ed equivocabile solo da chi invece di essere vera figura genitoriale era solo un povero derelitto che poteva e voleva approfittarsi delle loro debolezze.

    Infine una parola per la regista e scrittrice, una bellissima e fiera donna di cinema, la bravissima Kelly Fremon Craig, grande estimatrice del cinema di Sofia Coppola (il film da cui ha imparato a fare cinema, a suo dire, è stato Lost in Traslation) e che ha saputo realizzare un film sincero, come hai scritto anche tu, senza spocchia o paraculate da cinema indie radical chic (non sempre quello indie lo è, sia chiaro, ma ultimamente capita spesso) come invece ha fatto la Greta Gerwig con il suo blasonato e sopravvalutato Lady Bird (dove però c’era un’immensa Saoirse Ronan, nell’interpretazione forse più alta fino ad ora della sua giovane carriera): guarda che bello il suo sorriso, sul set del film, verso il suo mentore, l’anziano regista James L. Brooks, qui in veste di produttore esecutivo.

    Lunga vita alla Steinfeld, lunga vita alla Fremon Craig e lunga vita a Lapinsu, il nostro miglior giornalista di Word Press.

    1. Confesso di non aver mai visto neppure un film della saga Harry Potter. Conosco i personaggi, ovviamente, e anche gli attori, tuttavia mi sono sempre rifiutato di vedere i film. Attenzione però, perchè il mio non snobismo o superficialità, bensì una scelta ponderata perchè dalle valutazioni ricevute da più parti, ci troviamo di fronte a un’opera di tale significanza che la visione filmica non può in alcun modo precedere la lettura dei romanzi da cui i film sono tratti.
      E’ lo stesso motivo per cui, pur avendo parcheggiato da quasi un anno il film sul mio hdd, non ho ancora visto La torre nera (mi restano gli ultimi 2 romanzi della saga), oppure perchè mi sono risolto solo la settimana scorsa ad iniziare la visione della serie tv Bosch (molto ben fatta, come per altro tutte le serie tv Amazon che a differenza di quelle Netflix sono meno patinate e meno paracule ma non per questo meno belle), dopo ciò aver letto il primo romanzo della saga firmata da Michael Connelly (non puoi sapere il mio disappunto quando ho poi scoperto che la prima serie non verte sul primo romanzo – The Black Echo – bensì su quelli successivi, di cui così mi sono bruciato la lettura… ma vabbè questa è un’altra storia)
      Per cui non posso in alcun modo richiamare alla mente la scena da te magistralmente descritta, tuttavia – proprio grazie alle tue parole – ne ho potuto assoporare l’aroma e percepirne la valenza che, nel caso specifico del sodalizio tra me te e Wayne è assolutamente calzante.

      Ora apro invece una parentesi importante, perchè vorrei parlare con te di Woody Harrelson.
      Ogni volta che penso a lui mi viene in mente un post che dedicasti a Paul Giamatti (da de identificato come “The Lord of Supporting Actors”) e sempre mi viene in mente che quel trono potrebbe essere seriamente minacciato da Woody. Perchè i tempi di Natural Born Killers sono lontani e ormai è diventato un caratterista mostruoso che pure quando non è protagonista ruba la scena agli altri. I più lo ricordano per le inerpretazioni più importanti degli ulitmi anni (True Detective e Tre manifesti a Ebbing), tuttavia a me piace ricordarlo per altre prove, magari meno famose, ma comunque meravigliose: il caustico professore di Edge of 17 appunto, ma anche il pazzo scatenato di 2012 (la cosa più bella del film di Emmerich), il mago scanzonato di Now you see me, il poliziotto di Codice 999, il cacciatore di zombi in “Benvenuti a Zombieland ” (piccola gemma che proprio tu mi consigliasti), il cieco remissivo di Sette Anime di Muccino, e potrei proseguire con le sue partecipazioni a Non è un paese per vecchi, Radio America o Wag the Dog (ignoto ai più, ma capolavoro assoluto di Levinson)

      Nel post non ho volutamente parlato nè di lui (mostruoso) nè della Steinfield (meravigliosa) perchè erano altre le direzioni del mio discorso, ma le tue precisazioni nei commenti sono doverose, quasi necessarie.
      Ma sono state le tue parole ispirate alle precedenti tue esperienze in una casa famiglia a toccarmi sinceramente: viviamo giorni in cui essere sfortunati e vivere dalla sponda sbagliata del fiume (o del mare) comporta discriminazione, dileggio, perfino rancore. Leggere che ancora esiste qualcuno che prende a cuore le sorti degli emarginati, degli ultimi, ebbene mi regala un po’ di conforto e acquieta un po’ la rabbia crescente nel mio petto per l’indiffirenza sdoganata e l’odio propalato senza più alcuna vergogna o pudore. Grazie quindi, caro amico.

      PS:
      non posso che ovviamente ringraziarti per le belle parole e i complimenti, al solito generosi ma sinceri ed è questa qualità (la loro schiettezza) che me li rende così graditi!!!

      1. «Non vi posso lasciare solo un momento, che subito vi mettete a parlare di pallone!» Così, uno qualsiasi dei miei professori del liceo avrebbe apostrofato sia te che l’amico Wayne, rientrando in classe dopo essere stato in presidenza per un impegno e trovandovi intenti a chiacchierare di calcio, perché nella mia scuola marchigiana il Calcio si chiamava il “gioco del pallone” ed allo stesso modo, quando si andava a prendere a casa un amico, gli si gridava dalla strada, per farlo scendere «Dai, vieni giù che giochiamo a pallone!»…

        Mi allontano un attimo anch’io e come rientro nel tuo blog per rispondere al tuo commento, vi trovo tutti e due a chiacchierare dei mondiali! Fenomeni… Adesso interrogo!

        «Pennesi, stia seduto per bene e non si giri in continuazione o la sposto di banco vicino alla porta… Dunque, cosa dicevamo di  Woody Harrelson?»

        Eh, si,  Harrelson… hai fatto una bellissima osservazione: con il tempo è divenuto uno di quegli attori destinati ad avere più successo come attori di supporto che non come protagonisti ed in questa nuova funzione il nostro Woody è davvero straordinario! Oltre alle parti da te citate, lo rammento anche nel piccolo ruolo come “Galaxia”, il trans che il Dr. Buddy Rydell costringe il suo paziente Dave Buznik ad incontrare nello splendido Anger Management, film citato spessisimo da me e da Wwayne, nonché una delle migliori pellicole di Adam Sandler (di cui a mio avviso il capolavoro non è l’acclamatissimo da tutti Punch-Drunk Love di Thomas Anderson, ma il divertentisismo e satirico Zohan e questo solo perché l’ancor più bello Max Simkin è stato distribuito in Italia con un doppiaggio assurdo che l’ha massacrato, specie per la nostra media italica, sbagliando in modo criminale la scelta delle voci, le intonazioni e persino tagliando i rumori di fondo della pista sonora originale, creando infine un audio da recita scolastica).

        Questo destino riservato ad Harrelson è toccato anche ad altri attori, ma la maggioranza si sono ritrovati a diventare caratteristi bidimensionali, bravi, ma senza spessore (come Jason Statham nel genere action, oramai macchietta di se stesso), mentre il nostro ha sempre mostrato una dignità recitativa incredibile, in tutte le sue parti, quindi onore al merito!

        Sull’adolescenza ci sarebbe tantissimo da dire ed in qualche modo un po’ tutti lo stiamo facendo nei nostri blog e nei nostri commenti, perché il prolungarsi di quella fase di età ed il ritardare nel divenire adulti sta connotando la generazione che fruisce più di altre dei contenuti multimediali sia dei socisal, come di Cinema e Tv: pensa solo a quante fiction stanno uscendo con quel target, il che non sareebbe un problema , se non fosse che spesso i geniroti sono impreparati… Ne parlammo nei commenti del mio penultimo post…

        Sul discorso educatore e casa famiglia, permettimi una precisazione: non sono un santo, tutt’altro e penso di essere anche discretamente egoista, ma considero il welfare la più grande invenzione della filosofia applicata alla politica di tutta la storia dell’uomo, nonchè l’unico modo per declinare qualsiasi possibile paradigma del contratto sociale, perché ognuno di noi deve sacrificare qualcosa del priprio agio, del proprio tempo e della propria felcità per colmare le disparità il più possibile; ti dirò di più, non sono un volontario ed anzi faccio persino fatica ad accettare il ruolo di chi, per motivi che mi sfuggono e che spesso attribuisco a distorisioni dell’animo, lavora indefessamente e senza paga per aiutare un prossimo che non conosce (come quelle donne borghesi che si alzano la Domenica mattina e fanno un lavacro di santità, autobenedicendosi mentre servono pasti caldi in una mensa delle caritas, mentre ritengo essenziale che lo stato si prenda carico dei più deboli, delle minoranze, di chi non ha strumenti per difendersi o di chi semplicemente è oggetto di disuguaglianze sociali ed economiche non basate sul merito ma su criteri arbitrari quali la nascita (allo stesso modo per cui sarò sempre nemico degli aiuti alle scuole private o alla disgraziata politica pseudo-liberale con cui si sta lentamente ma inesorabilmente svuotando la sanità pubblica di efficienza ed eccellenza a vantaggio delle cliniche private); tuttavia lo stato per applicare questo deve usare gli strumenti dell’assistenza sociale (pagata e classificata), del coordinamento psichiatrico e delle rilevazioni sociologiche, perché solo così si può garantire vera equità…

        Ricordo benissimo che quando ero il coordinatore degli educatori della casa famiglia per minorenni oggetto di violenze (per lo più genitoriali, ma c’erano anche immigrati sfruttati nel giro della prostituzione), accompagnai una delle nostre ragazze al Tribunale dei Minori perché voleva abortire del bambino di cui era rimasta in cinta dopo essere stata stuprata per mesi dai suoi aguzzini bosniaci che l’avevano portata in Italia e rabbrividii quando il Presidente del Tribunale negò (in qualità di esercente della patria potestà di un minore in custodia dello stato) la possibilità dell’interruzione volontaria della gravidanza alla sedicenne, perché la cosa era contro i suoi valori cattolici ed io pensai che non poteva esserci uguaglianza se chi chiede qualcosa si sente dare una risposta diversa asseconda chi è in turno quel giorno, in quella città o regione… Penso tu mi abbia capito, Gianni, perché anch’io ho le mie perplessità sull’aborto ma il mio pensiero si ferma implacabilmente di fronte al diritto di un cittadino e di un essere umano che deve avere le stesse opportunità degli altri e se quella ragazza non sopportava l’idea di divenire madre di un figlio frutto dell’odio e della prigionia, aveva il diritto di ottenere ciò che chiedeva, come sarebbe capitato ad una ragazzina capricciosa in un’altra provincia e magari per motivazioni più futili.

        Noi adulti abbiamo apparecchiato un mondo a bassa morale, dove l’incertezza non è basata sul dubbio ragionevole, ma sulla vigliacca incapacità di fare scelte a volte dolorose ma necessarie e stiamo ogni anno, ogni giorno, ogni ora facendo entrare gli adolescenti in questo circo infernale che chiamiamo vita da adulti, dando loro sempre più potere e sempre prima, solo per lasciarli soli.

        Scusa la parentesi troppo seriosa. Un abbraccio a tutta la famiglia!

      2. PREMESSA: farò due risposte, perchè i temi trattati nel tuo ultimo commento non sono solo tanti e lunghi (il che per noi ermenauti non è minimamente un problema), ma sono ontologicamente così diversi e distanti che non mi va di mescolare questi ingredienti.

        Non essendo tu calciofilo, caro Kasa, puoi capire solo con enorme difficoltà e ovvi limiti cosa comportino questi discorsi.
        Giocare a pallone (mi hai fatto rendere conto solo tu che è un’allocuzione tipica dell’entroterra marchigiano e che suonerebbe male alle orecchie dei non maceratesi, un po’ come l’utilizzo di OLTRE in luogo di LA’ che crea clamorosi fraintendimenti perchè se un marchigiano dice “andiamo oltre” intende di spostarsi in un posto, ma il non marchigiano capisce una cosa diversa, ovvero “approfondiamo la questione”, “indaghiamo più a fondo”…) e parlare di calcio è uno degli aggregatori sociali più forti tra gli italici maschi. Ogni serata tra maschi che si rispetti non può mai trascendere da due argomenti: il calcio e le donne. Tutto il resto è fondamentalmente superfluo. QUindi neppure chiedo venia per il nostro divagare pallonaro, anzi (come hai visto nel mio precedente commento di risposta a Wayne) ho ulteriormente rilanciato in maniera sfacciata!!!!!

        Passiammo alle cose serie, però, perchè sono essenziali anche queste, almeno per me.
        Terapia d’urto è sicuramente il film più famoso di Sandler e anche di più successo: d’altronde il cast è arricchito da un Jack Nicholson smagliante e la sceneggiatura molto brillante, quindi va da sè che il lavoro sia in discesa. Ma come sai, Sandler è uno dei miei guilty pleasure per eccellenza e conosco a fondo la sua filmografia. Apprezzai molto Zohan, ma ti confesso che i due film di Sandler che preferisco in assoluto (non per la loro bellezza intrinseca, bensì per il significato che rivestono per me) sono altri 2:
        – UN TIPO IMPrEVEDIBILE : è uno dei suoi primissimi film, dove recita accato a Carl Weaters (il fu Apollo Creed) e Julie Bowen (divenuta poi famosa molti anni dopo co Modern Family). E’ una commedia abbastanza demenziale ma è in assoluto il primo film di Sandler che vidi (era un passaggio televisivo su Italia 1, quando ancora frequentavo l’università) e quindi ci sono particolarmente legato
        – REIGN OVER ME : è l’unico film veramente drammatico di Sandler e, a parte qualche sbavatura qua e là, è un film meraviglioso che mette in mostra un talento recitativo onestamente insospettabile

      3. Fai bene a non doverti giustificare per parlare di calcio nel tuo blog, così come nella vita privata, ma mi divertiva l’idea di fare il professore attempato che viene a darvi una lavata di capo in classe! Sul resto, daccordissimo: infatti io sono pazzo!

        Invece, per quel che riguarda Adam Sandler, sono andato a riguardare il tuo blog e probabilmente hai manifestato il tuo apprezzamento per l’attore e mostrato la tua conoscenza della sua filmografia più nei commenti che non nei post, giacchè facendo ricerca usando come chiave proprio il nome dell’interprete statunitense viene fuori davvero poco… Il che mi ha fatto notare che in realtà la tua sezione cinema non ha una categoria dedicata agli attori e la classifica non conta, proprio perché è una chart e non una disamina, ma anche in quella non c’è nulla di Sandler… Poi ho visto che in effetti il film di cui parlavamo, Zohan, è addirittura al primo posto della tua chart sui Guilty Pleasure e là si che c’è una vera dichiarazione di stima… Ma a questo punto, mi chiedo, perché non condividere con i tuoi lettori un post in cui articoli questa tua conoscenza? Io lo leggerei di corsa ed anche con grande appetito!

        P.S. Controllando il tuo sito, ho anche scoperto un errore, certamente frutto di una svista involontaria: hai inserito nella categoria “Filmoni” il titolo Baywatch (leggerlo vicino a DunkirkManchester by the SeaThe Imitation Game ed altri mi ha fatto subito capire che non era voluto… Sarebbe stato impossibile, dai…), ma forse non se n’è accorto nessuno… Shhhh! (N.d.r. sono ironico chiaramente).

      4. Ti confesso candidamente che non mi è passato per l’anticamera del cervello di scrivere un post su Adam Sandler.
        Sarei preparato, questo è ovvio dato che ho visto praticamente tutti i suoi film e li ho amati tutti a parte gli ultimi (quelli prodotti da Netflix).
        Al più, ho pensato più volte di scrivere un post su REIGN OVER ME, non solo per la bellezza del film in sè ma proprio per la sua peculiarità (non è una commedia e lui interpreta un personaggio molto drammatico). La tua idea non è da scartare anche se, lo confesso, post enciclopedici di questo tipo mi spaventano sempre perchè sono impegnativi (a memoria credo di averne scritti solo due e, casualmente, nemmeno cinematografici: quello dedicato a Colleen McCoullough e quello dedicato al mio amore per la narrativa (letteraria e cinematografica) di Sherlock Holmes).

        PS: hai ragione, inserire il film in quella categoria è stato un grossolano errore. Baywatch è nettamente più bello di tutti gli altri 😛 e avrei dovuto creare una categoria ad hoc e magari chiamarla direttamente BAYWATCH così da fugare ogni dubbio 😀

      5. Credo tu sia il primo e unico ad averla notata :D.
        Da quando l’ho creata i post di Rachel hanno ottenuto 0 visualizzazioni ahahahahah

        Comunque ne ho in canna un nuovo, sul film COMPLETE UNKNOWN. Ma la pubblicazione temo non potrà avvenire prima dell’autunno (non che gliene freghi a qualcuno, ovviamnete, era tanto per dire 😀 )

      6. Quello dove c’è anche Michael Shannon? Non ne ho un ricordo forte, perch<é lo trovai molto rarefatto, quasi narrato a metà, appositamente sia chiaro… un sovrapporsi di vicende e tempi che mi avevano creato confusione, ma dovrei rivederlo perché lo vidi male…

      7. Ah, okay! Anche un po’ incasinato… Però Michael Shannon è un grande, concordi? Una mascella di altri tempi, una rompighiaccio di stoicità dentro la gomma inerziale del pensiero comune virato alla piattezza… Hai poi visto l’adattamento HBO di Fahrenheit?

      8. Shannon lo adoro, peccato solo che con quella faccia sia condannato a fare il cattivo ehehjeje
        Farheneit aspetto di leggere il libro, qui di mi sa che va a finire il prossimo mese perché ho altro in lista prima dell’opera di Bradbury

      9. Lo hai visto in quel film del piffero sopravvalutatissimo di Nocturnal Animals di quell’esteta del minchia di Ford? Il film è insopportabilmente piacione e metaforico da piacere solo ai radical chic ma il cast fa impressione!!!

      10. Beh, Considera che è considerato un capolavoro acclamato da tutta la critica internazionale ed anche da buonissima parte del pubblico, Inoltre penso che l’abbiamo trovato troppo paraculo solo io e Zack Quindi non facciamo testo

      11. Sai cosa? È fotografato da dio, interpretato in modo magistrale da tutti gli attori del cast, con una storia interessante e coinvolgente in cui però tutto, dalle acconciature di Amy Adams ai quadri alle pareti alla storia della mamma cinica è spietata dello scrittore che vuole fare l’artista ma non è compreso dalla famiglia capitalista fino alla brutalità dello stupro Tutto sembra la copia di qualcos’altro ma fatto con quel finto distacco dell’artista che si vuole fare applaudire a tutti i costi da una cena di benefattori milionari

      12. AH dimenticavo: ho molto apprezzo la gag del prof attempato che strapazza gli alunni chiacchieroni, non l’avevo specificato perchè pensavo fosse implicito, ma meglio essere chiari e fugare ogni dubbio 🙂

      13. Si, lo avevo immaginato! Siamo tutti figli di quel tipo di scuola… quando facevo le medie, avevo un prof che tirava anche delle scoppole in testa ai più zucconi…

      14. al di là degli eccessi, queli ambienti scolastici erano sani perchè i ruoli erano definiti, i confini netti e soprattutto c’era un chiaro rispetto dell’autorità.
        Oggi purtroppo questa impostazione è del tutto saltata e ciò impoverisce sia eticamente che didatticamente la funzione della scuola.

      15. Chiaro! Perché per mantenere ben delinaeto un ruolo ci vogliono le palle, sia da parte dei genitori che degli insegnanti ed è invece più facile prendere le distanze da tutte, narcotizzandosi, delegando all’infinito, finché ci si ritrva padroni di nulla ed a molti va bene così… Ma si creano mostri privi di empatia…

      16. In realtà dentro la sede di Villa di Castello, c’è una stanza segreta a cui si accede al padiglione egizio con i primi esempi di Ermenàutica… la porta si apre con il nostro dna ed ogni presidente dell’Accademia della Crusca (da Verri, a Beccaria, fino ai nostri giorni) è l’unico non-ermenàuta ufficiale a conoscerne l’esistenza ed ha fatto voto di fedeltà eterna, trasmettendo il sapere solo al suo successore

      17. Mi ha fatto un gramde piacere la nostra maratona di commenti, ma ora debbo scappare, non senza rammarico perché continuerei all’infinito con te… Buona serata, amico mio e saluta Lady Jarvis e prole…

      18. Ti saluto anche io
        Sono appena giunto ai giardinetti del quartiere con la bimba e mi metto a fare un po’ il babbo giocherellone😀

        Buona serata anche a te!

      19. La seconda parte del tuo commento mi ha scosso e commosso, perchè hai saputo concentrare tante riflessioni intelligenti e profondo ma soprattutto condivisibili.
        La tua frase di chiusura
        Noi adulti abbiamo apparecchiato un mondo a bassa morale, dove l’incertezza non è basata sul dubbio ragionevole, ma sulla vigliacca incapacità di fare scelte a volte dolorose ma necessarie e stiamo ogni anno, ogni giorno, ogni ora facendo entrare gli adolescenti in questo circo infernale che chiamiamo vita da adulti, dando loro sempre più potere e sempre prima, solo per lasciarli soli.
        Me l’ho salvata su un file di google drive e la rileggerò ogni tanto, ogni volta che la mia vita di cittadino, marito e padre mi porrà di fronte alla scelta di essere parte attiva (ossia scegliere) o parte passiva (lasciarsi trasportare dalla corrente).
        Perchè è questo il punto: la disintermediazione dei valori sta distruggendo le noste comunità civili. Un tempo c’era la Chiesa (pur con tutti i suoi difetti) e lo Stato (pur con tutti i suoi limiti) che traducevano (o almeno ci provavano) le idee in valori che influenzavano i pensieri e i comportamenti.
        Nel processo di secolarizzazione e laicizzazione che ha investito il nostro paese, questi punti di riferimento sono scomparsi e simo in preda di cani sciolti (come il giudice che hai ricordato tu) ognuno dei quali ritiene di essere nel giusto, come se la giustizia fosse un’opinione e non il frutto di un accordo sedimentato dalle consuetudini e dai principi etici di un popolo. Qualche settimana fa sul blog che entrambi frequentiamo (The Vision) è uscito un pezzo molto interessante da questo punto di vista: NON HAI IL DIRITTO DI CREDERE A QUELLO CHE VUOI. Alcuni passaggi sono un po’ forzati, ma in linea di generale sposo quell’opinione.

        Trovo molto bigotto credere che se una cosa va bene per me va bene per tutti. Ritornando al drammatico ricordo da te citato, neppure io avrei mai il coraggio di abortire se fossi una donna, tuttavia non mi permetterei mai di proibire a qualcun altro di farlo. Prendere una decisione del genere non è mai facile e se qualcuno ci arriva avrà i suoi buoni motivi (buoni per lui, e questo basta). Lo stesso discorso vale per il fine vita o per altre questioni simili.

        Non ti devi scusare per la parentesi, anzi, sono io che te ne ringrazio, perchè hai toccato temi importanti e lo hai fatto con la tua solita profondità di pensiero.

      20. Quando non solo supporti le mie idee, ma le elevi ad insegnamento, faccio fatica a replicare per l’imbarazzo e posso solo ringraziarti.

        Una postilla: sono molto legato al periodo in cui ho fatto l’educatore ed il coordinatore in una casa famiglia ed ho mantenuto ancora oggi un sacco di contatti; tra l’altro sappi che quella ragazza bosniaca di cui ti ho raccontato, alla fine il bimbo lo ha perso per un aborto spontaneo dopo una grave infiammazione interna, per la quale ha rischiato la setticemia, ma raggiunta la maggiore età è uscita dal gruppo, ha trovato un compagno di tutto rispetto, si è sposata con lui ed ha avuto una bellissima bambina ed oggi tiene la contabilità nell’officina del marito, mentre altre due ragazze del gruppo sono divenute a loro volta educatrici presso altre cooperative sociali, diplomate e con situazioni familiari regolari… E’ la teoria delle finestre rotte (hai presente, vero?) ma applicata al contrario, perché una società con esempi positivi diviene un volano pazzesco per altre positività.

      21. Sapere di persone che sono riuscite a riscattare le loro disgrazie e loro miserie è sempre bello oltre che utile: dà speranza a chi non ne ha.
        Ricordo che quando io e Romy perdemmo la nostra Sofia ci appoggiammo a una associazione molto attiva (CIAO LAPO) e le testimonianze di tanti genitori ci aiutarono a trovare la forza per andare e la speranza che anche noi potessimo avere un bambino.
        Fai bene quindi a ricordare (a te stesso e agli altri) queste storie.

        Tra l’altro, dopo che ti ho risposto, mi son ricordato un aneddoto che, viceversa, è molto sgradevole. Mia moglie per alcuni mesi ha lavorato nell’ambulatorio prechirurgico (dove si effettuano gli esami per gli interventi programmati). Tutte le donne che decidevano di abortire passavano e ovviamente c’erano situazioni di ogni tipo. La cosa vergognosa è che il medico dell’ambulatorio (un cattolico ortodosso) faceva terrorismo psicologico su tutte quelle ragazze.
        Trovo assurdo che nel XXI secolo debbano esistere ancora queste sacche di bigottismo religioso, ma tant’è.

      22. Esatto, è proprio quello che intendevo io: non è in discussione il sacrosanto diritto all’obiezione ma l’altrettanto diritto alla libertà di scelta… Incredibile che vada persino spiegato, davvero!

      23. viviamo in un paese dove viene considerato illegittimo il matrimonio omosessuale, di che ti stupisci?
        e col nuovo ministro per le famiglia avremo di che inorridire….

      24. Il ministro è un fantoccio, mi fa più paura la gente, la società nel suo complesso di cui spesso i governanti sono uno specchio…

      25. Si, stiamo tornando barbari.e la cosa drammatica è che i più sono felici di questo processo di imbarbarimento. Non me lo so spiegare perché

      26. C’è un mervaiglioso racconto di Asimov, che vinse anche il premio Hugo per la sci-fi, che in pratica racconta in chiave fanta-politica di un mondo dove, per un’anomalia nelle rivoluzioni e rotazioni solari e planetraie, arriva la notte ogni 2000 anni ed all’approssimarsi di quella notte, oramai divenuta praticamente una leggenda da tramandare, anche la società si abbrutisce… C’è un parallelo con tutto questo ed anche con Zobie di Romero…

  3. Hallo!
    Ultimamente non sono molto presente sul mio blog per via del lavoro. Stare 12 ore fuori casa e 8 di esse davanti lo schermo di un computer non invogliano a tornarci una volta a casa.
    Però ho visto questo film, ormai quasi un anno fa, e l’ho trovato davvero molto carino. Semplice, ma dalla trama verosimile e protagonista molto realistica. Sia come personaggio che come interpretazione.
    Sì, come commento è davvero insipido dopo la tua recensione ed i commenti di wwayne e kasabake, ma al momento è il massimo che riesco ad esprimere.
    Approfitto per augurarti una rilassante estate.
    Mchan

    1. Ciao Mchan!!!
      E’ un piacere leggerti di nuovo da queste parti!!!!

      Mi fa piacere sapere che il lavoro vada bene (se non ricordo male, qualche tempo fa dicevi che ne stavi cercando uno) ed effettivmaente hai ragione, dopo tante ore passate davanti al pc è dura farlo anche a casa.

      Auguro buona estate anche a te!!!!!!!

      1. Oppure amano un altro sport: il basket! XD
        Comunque ho visto da poco il film di cui parli e l’ho trovato molto gradevole!

      2. Beh si, il basket è uno sport molto nobile, mica come la pallavolo!
        Hai usato un aggettivo perfetto per il film, gradevole. Sono contento ti sia piaciuto

  4. ho trovato delizioso questo film.
    divertente e un po’ amaro in quel modo in cui non tutti i film che parlano di adolescenti sono in grado di fare.
    condivido pienamente il tuo giudizio.

    1. è che l’amarezza, quando si declina nella gioventù, è sempre meno amara perchè da un lato assolve a un ruolo di insegnamento e di esperienze di vita, mentre dall’altro lascia ancora spazio a riscossa e redenzione nel futuro.
      E’ quando si è più grandi che l’amarezza diventa veramente spiacevole….

      Ciao e grazie per il bel commento!!!!

  5. Bella recensione! Si nota come il film ti abbia emozionato e sei riuscito a riflettere quest’emozione in quello che hai scritto. Mi hai incuriosito, e spero di vedere il film quanto prima, grazie!

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