Complete Unknown – Cambio d’identità

Ho ricevuto un plico impacchettato con carta grezza e tenuto insieme da una rude cordicella annodata però con un fiocco grazioso, un tocco elegante che non stona con la semplicità del pacco. Non è indicato il mittente ma il timbro della posta aerea mi suggerisce che viene da molto lontano, tuttavia non conosco nessuno che abita oltre mare: chi mai può avermelo spedito? Arso dalla curiosità apro il pacchetto avendo cura di non sciupare il bel fiocco e quando vedo il contenuto mi è subito chiaro chi abbia inviato il pacco.

La mia mano destra stringe un dvd ancora avvolto nel cellofan. Questo dvd per la precisione:

La mano sinistra invece tiene una lettera vergata a mano ma non ho bisogno di leggere la firma in fondo per sapere chi l’ha scritta, perchè conosco bene quella grafia elegante e precisa, chiaramente femminile, con il brutto vizio di lasciare pochissimo spazio tra una parola e l’altra.

Rachel Weisz. Non la sentivo da un pezzo tanto che pensavo si fosse messa il cuore in pace ma mi sbagliavo e la conferma arriva leggendo le prime righe, un miserevole vaniloquio nel quale professa il suo amore, chiede perdono e mi comunica il suo nuovo indirizzo sperando che torni da lei. Neppure finisco di leggerla perchè sono stanco delle parole vuote, dei rimpianti, delle scuse. Se ne vada al diavolo! Così prendo un fiammifero e do fuoco alla lettera: la tengo in mano finchè le fiamme non sfiorano le dita e poi la getto nel lavandino senza però staccare lo sguardo dalla carta che brucia, arde, si accartoccia e infine, ormai cenere, si sgretola.

Butto via la carta del pacco e mi rigiro il fiocco in mano per qualche secondo, lo annuso e credo di percepire l’odore delle sue mani, della sua pelle. Ma l’impressione dura solo un secondo, dev’essere senz’altro suggestione, però metto il fiocco in tasca incapace di buttarlo, poi torno in salotto e mi siedo sul divano.

SPRACKKKK

Mi rialzo di scatto scoprendo che mi sono appena seduto sul dvd di Complete Unkown: la custodia è in frantumi ma il dvd è integro. Penso di buttarlo insieme alla carta o di bruciarlo come la lettera, ma l’ombra di un dubbio mi attraversa gli occhi. Irrequieto, prendo a passeggiare per casa meditando su Rachel, sul film, sulle mie debolezze: non voglio vederlo perchè temo la sua voce, il suo sguardo, l’eleganza dei suoi movimenti; temo che che come una droga potente possa corrompermi, di nuovo. Torno in salotto deciso a non cedere, a buttare il dvd ma quando distrattamente infilo la mano in tasca, il fiocco raffinato annodato da Rachel riempie le mie dita e le innerva di un potente siero che paralizza ogni proposito e ogni volontà: come un automa radiocomandato, recupero il dvd e senza consapevolezza alcuna lo infilo nel piatto e mi lascio trasportare dalla visione del film.

La bellezza è solo un inganno della mente, poco più di una raffinata menzogna con cui l’uomo si illude di poter ordinare il creato per assoggettarlo ai desideri e alla fantasie che animano i pensieri più nascosti. E nonostante il Verbo si sia fatto carne e la Meraviglia abbia assunto sembianze umane prendendo in prestito le fattezze di Rachel Weisz per ricordare che talvolta anche le Dee scendono sulla Terra per testimoniare la propria magnificenza, Complete Unknow – Cambio d’identità resta schifoso perchè è il classico film ambizioso che diventa intellettuale laddove vorrebbe essere intelligente, che annoia anziché brillare e, incapace di approfondire e coinvolgere, si limita a creare uno stanco collage di sequenze sciatte e banali nelle quali non si ravvede un principio o una fine ma solo un eterno divenire che porta, invariabilmente, all’esasperazione dello spettatore.

Spengo il televisore dopo aver letto tutti i titoli di coda. Sono passati centinaia di nomi avanti ai miei occhi, ma io ho saputo leggerne solo uno: Rachel Weisz. Mi ha trattato di merda e ultimamente sceglie solo copioni di una barbosità senza pari, ma lei sarà sempre il Polo Nord mentre io l’inerme lancetta di una bussola, incapace di resistergli.

Mi alzo dal divano e corro a rovistare tra la spazzatura: stringo il fiocco nella tasca dei pantaloni e la speranza che nella carta del pacco sia scritto l’indirizzo del mittente diventa presto una necessità.

Voto: 5*
(*) come sempre il voto è accresciuto di un punto perchè Rachel Weisz sarà pure una stronza, ma la sua bellezza resta mortificante per tutto il restante genere femminile ed io non so proprio essere obiettivo se c’è lei di mezzo

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24 pensieri su “Complete Unknown – Cambio d’identità

  1. Buongiorno, e piacere di rileggerti! Da quando mi sono riaffacciato in zona blog, una decina di giorni fa, attendevo con curiosità di vedere comparire un tuo post recente. Non che quello del mese scorso non andasse bene per lasciarti un commento di saluto, che di sicuro l’avresti letto e mi avresti risposto, ma, così… immaginavo il momento opportuno per coglierti sulla soglia, diciamo 🙂
    Piacevole combinazione che mi sia collegato giusto due minuti fa e il nuovo post in cima al reader di WordPress fosse proprio il tuo. Quando mi ricapita di essere il primo a commentare un tuo pezzo? 😀
    Che dire, le storie che racconti per esprimere le tue recensioni hanno una qualità di immaginazione e di scrittura che si può solo ammirare, pressoché in silenzio. Riflettendo magari sulle piacevoli combinazioni che portano a incontrarsi fra loro due perfetti sconosciuti, quali in effetti siamo tu e io, e scoprire le reciproche tonalità, finendo per accordarsi in modo naturale su un duetto improvvisato di parole che molto spesso suonano assai bene, più di quanto si potrebbe immaginare. A presto!
    E sempre sia lodata nostra signora Rachele 😉

    1. Caro Julian, il tuo piacere è direttamente proporzionale al mio perchè è sempre gradevolissimo per il cuore e per le mente rileggere le parole di un blogamico (mi dicono dalla regia che gli amici su WP si definiscono così, anche se a me sembra il nome di una malattia…).

      Non amo indulgere nei complimenti e nelle gentilezze, salvo quando la loro concretizzazione assume i connotati della necessità. Pertanto sappi che, pur potendo immeritatamente vantare qualche migliaio di commenti regalati da altri blogamici qui su Lapinsù, raramente ho potuto leggere parole così gentile e così ben scritte come quelle di cui ti mi hai fatto dono:
      Che dire, le storie che racconti per esprimere le tue recensioni hanno una qualità di immaginazione e di scrittura che si può solo ammirare, pressoché in silenzio. Riflettendo magari sulle piacevoli combinazioni che portano a incontrarsi fra loro due perfetti sconosciuti, quali in effetti siamo tu e io, e scoprire le reciproche tonalità, finendo per accordarsi in modo naturale su un duetto improvvisato di parole che molto spesso suonano assai bene, più di quanto si potrebbe immaginare.

      Pertanto ti ringrazio sinceramente perchè complimenti come questi valgono doppio, forse anche triplo.

      Poi c’è la poesia di Rachel, interprete di disumana bellezza e bravura, il cui unico neo è incaponirsi nel prender parte a film che il più delle volte sono intellettuali anzichè intelligenti. Un vero spreco di talento e meraviglia!!!

      A presto, caro amico!!!

      1. Io sentitamente ringrazio te, e mi consolo pensando che forse anche Rachel tiene famiglia e per questo le tocchi talvolta accettare sceneggiature più intellettuali che intelligenti. Mi consolo ulteriormente rivedendola fra me e me, con indosso le leggere bianche vesti di Ipazia.
        Buona giornata, e (davvero) a presto!

      2. Agorà, che film immenso.
        Ti comunico tra l’altro in anteprimissima che forse (e sottolineo molto il forse) sono riuscito a mettere le mani su una delle sue primissime opere , I want you, senz’altro il film più discinto cui abbia mai partecipato.
        Vederlo e poi recensirlo è un atto di fede che devo a me stesso e a tutti i proseliti di Rachel 😀

  2. Sei talmente abituato al talento da non renderti nemmeno conto delle perle che ogni tanto ci regali:
    “La bellezza è solo un inganno della mente, poco più di una raffinata menzogna con cui l’uomo si illude di poter ordinare il creato per assoggettarlo ai desideri e alla fantasie che animano i pensieri più nascosti”.
    Magnifico esempio di come le parole, se usate sapientemente, possano contenere dei concetti talmente alti da far girare la testa …
    Grazie Lap

    1. Ale no, così mi fai arrossire…
      La frase è un po’ enigmatica e temevo che chi non avesse visto il film avesse faticato a capire cosa intendevo e leggere questo tuo commento ha fugato ogni mio dubbio.
      E per questo ti ringrazio!!
      Ad Maiora!!!!

  3. Anch’io ho il tuo stesso problema: sono invaghito di un’attrice che mi costringe a guardare film di merda a getto continuo, perché ha cominciato ad accettare dei copioni intellettuali anziché intelligenti. L’attrice in questione è Helen Hunt.
    Quest’attrice diventò una star grazie ad una deliziosa sit – com degli anni 90, Innamorati pazzi. La serie finì nel ’99, ma nel frattempo lei si era costruita un’ottima carriera anche sul grande schermo: aveva vinto addirittura un Oscar per Qualcosa è cambiato, e poco dopo recitò da protagonista in 2 film di grande successo come What Women Want e Cast Away.
    Poi è iniziata la sua inspiegabile passione per i film d’autore: passò dai filmoni da 500 milioni di dollari ai filmetti da 500 spettatori in tutto. Anche il film che ha fatto da regista (Quando tutto cambia) si inserisce in questo insulso filone.
    Aggiungiamoci poi che il suo volto ha cominciato a venire solcato da rughe profondissime, e che il suo seno esplosivo si è avvizzito fino a diventare quello di un’adolescente in fase pre – puberale, e capisci bene che adesso non c’è un solo motivo valido per guardare un suo film.
    Eppure io continuo a farlo. Lei è come quella donna con cui non hai un appuntamento decente da una vita (e l’ultima scopata manco te la ricordi), ma ormai sei così affezionato a lei che soltanto a vederla ti senti l’uomo più fortunato del mondo. E così, con un autolesionismo senza pari, mi sono sorbito uno dietro l’altro quasi tutti i suoi film d’autore, senza mai pentirmene neanche una volta. Perché quei film puzzavano di merda, ma grazie a lei alle mie narici arrivava un profumo di lavanda.
    E ti dirò di più: neanche il mio desiderio sessuale nei suoi confronti si è affievolito. Perché il suo fisico era soltanto una parte del suo fascino: lei mi avrebbe colpito lo stesso con la sua personalità sottilmente ironica, la sua femminilità sofisticata, la sua classe senza pari. Le donne così possono fare a meno anche della bellezza. Lei lo sa benissimo, e infatti si è saggiamente tenuta tutte le sue rughe.
    Comunque di recente ha fatto un film davvero bello: Una stagione da ricordare. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.

    1. Helen Hunt resta una grandissima interprete ancora affascinante nonostante l’età. Debbo ammettere che l’ho un po’ persa di vista (l’ultimo film in cui la ricordo è Bobby, del 2006) tuttavia la sua deriva intellettuale mi spiace non poco.
      Una stagione da ricordare non è la prima volta che me lo consigli e infatti l’ho già recuperato, tuttavia devo ancora vederlo (mannaggia al tempo che non è mai sufficiente per fare tutto ciò che vogliamo).

      Le tue parole sulla Hunt mi hanno però un po’ preoccupato perchè il suo schema sembra ricalcare quello della Weisz. Dopo l’oscar anche lei ha deciso di dedicarsi quasi esclusivamente a pellicole impegnate che il più delle volte sono barbose e brutte. Spero proprio che sappia alternare con intelligenza film più brillanti a film più impegnati perchè sarebbe una vera perdita. Lo stesso Disobedience (trama dai tratti saffici) in cui divide la scena con Rachel MacAdams sembra essere un polpettone intellettuale che la metà basta, e lo vedrò consapevole di ciò. Tra l’altro anche lei è alla soglia della “vecchiai”. A 46 anni è quasi innaturale la bellezza che ancora emana. Temo che queste siano le ultime pellicole in cui potrà sfoggiare tutta la sua abbagliante bellezza, prima che anni e gravità abbiano la meglio.
      Il mio culto però resterà saldo 😀

      1. Non ne dubito: il vero amore è incondizionato, e il passare del tempo lo fortifica anziché dissiparlo. Colgo l’occasione per dirti che ieri ti ho mandato una mail: se avessi saputo che oggi avresti pubblicato un nuovo post, ti avrei scritto direttamente qui. 🙂

  4. Chiunque abbia visto con occhio critico buona parte dei film del regista riminese Federico Fellini, avrà certamente notato, anche solo con l’occhio del cuore e della passione, che in tantissime sue sequenze c’è la spiaggia, intesa come vero e proprio topos narrativo: questo non perché egli desiderasse descriverne gli aspetti, ma perché nel creare le sue storie amava circondarsi da una sorta di sua personale comfort zone empatica mentre raccontava tant’altro, a volte anche completamente diverso. Sia in film celeberrimi, come La Dolce Vita o in altri, altrettanto belli ma meno famosi, come Giulietta degli spiriti, la spiaggia è anche il luogo dove avvengono le epifanie più significative per gli stessi protagonisti, un luogo praticamente di culto, quasi cerimoniale, dove le storie si evolvono ed acquisivano i significati più profondi.

    Nei tuoi scritti, amico carissimo e stimatissimo, la figura di Rachel Weisz assume un’identica valenza: infatti, quella che all’inizio delle mia conoscenza del tuo blog, pensavo fosse soltanto una tua scelta di elezione di natura estetica e di bravura professionale (o semplicemente di apprezzamento fisico), con il tempo si è mostrata di essere, molto chairamente, qualcosa di molto più forte, fino a mostrare palesemente i contorni fortissimi di tua vera Musa ispiratrice. Non solo, perché nelle tue allegorie travestite da recensioni la Weisz diventa il tuo coro greco, la tua bilancia di giustizia e persino una sorta di salvacondotto di fronte a qualsiasi giudizio possibile, come un lasciapassare da usare come jolly anche di fronte all’Armageddon.

    Quando ti ostini e ti sforzi nel vedere film che altrimenti non guarderesti nemmeno sotto costrizione, godendo poi nel recensirli, anche sommariamente, sembra annidarsi lo stesso spirito maniacale che spinge un collezionista a cercare per mari e monti pezzetti di carta stampata senz’altro valore che quello puramente numerico quantitativo, così come la gioia che ricavi, da tali visioni da te descritte perlopiù come dolorose per la noia infinita apportata, è esattamente quella di chi ha aggiunto un altro pezzo alla sua collezione e se lo può rimirare ogni sera nel suo salotto, con le mani appoggiate ai fianchi ed un sorriso tronfio di orgoglio.

    Oppure tutto questo è sbagliato e c’è molto di più.

    Magari non si tratta affatto del sentimento limitato di un collezionista con carenza di affetti e stimoli, quanto piuttosto di un alibi, dell’ennesima tua splendida maschera, con cui ami partecipare alle feste un po’ orgiastiche, piene di scherzi e sberleffi, con cui godi nel riempire il tuo spazio da cinefilo bastardo, come un salvagente culturale con cui riesci a tenere a galla la tua anima intellettuale costringendoti alla visione di opere che sai in cuor tuo essere artisticamente più elevate di altre (di cui apparentemente mostri apprezzamenti esclusivo) ed in questo modo tieni in tasca Rachel Weisz come un santino miracoloso, come farebbe un cacciatore di vampiri con un crocefisso, come infine un talismano che ti protegge mentre ti immergi nel fango.

    Oppure tutto quello che ho scritto fino adesso è un inutile sproloquio.

    Basandomi sul nulla e seguendo esclusivamente il mio narcisismo ho butatto parole al vento, quando ciò che invece avrei dovuto qui scrivere era soltanto la verità ovvero quanto io abbia apprezzato come tu ancora una volta sia stato così incredibilmente, magnificamente, imperiosamente maestoso nello scrivere con prosa splendida questa tua ennesima digressione su un film di cui, ad onor del vero, come sempre, poco ci hai detto, ma regalando, come sempre, a tutti moltissimo di te.

    1. Nelle tue parole, caro amico, si cela il giusto ma anche lo sbagliato.
      L’anima del collezionista compulsivo (bulimia digitale, la chiamo io) in quanto a film e serie tv alberga senz’altro nel mio spirito spingendomi ad atti altrettanto (se non più) folli che la visione imprescindibile dei film con Rachel Weisz. Sono letteralmente sommerso da HDD esterni, infatti, proprio perché tengo a conservare quasi tutti i film e serie tv che vedo, pur essendo consapevole che la più parte di essi non avrò mai né tempo né desiderio di vedere.
      C’è poi la mia anima intellettuale che amo nascondere, camuffare e spesso perfino silenziare per pudicizia, timidezza, convenienza e finanche per comodità. Tuttavia essa si dibatte e talvolta trova sfogo, come durante la visione di questi polpettoni che però, lo afferma senza tema di smentita, non troverebbe un giudizio positivo nemmeno nel più radical chic tra gli intellettuali cinefili perché non è la cifra intellettuale a determinare la bellezza di un film e se una pellicola è brutta, è brutta.
      C’è però anche dell’altro, caro Kasa.
      In principio pensavo fosse rigoroso rispetto di alcuni principi che mi ero dato in preda all’estasi mistica per Rachel Weisz, ma anche se sono pieno di difetti la miopia estetica non è tra questi e se capissi che vedere questi film sia del tutto inutile, smetterei di vederli all’istante.
      Ho infine capito che c’è dell’altro, un bisogno specifico e particolare. Complice la mia cronica insonnia, come sai, vedo centinaia di film e di serie tv e sempre più spesso mi trovo a scegliere prodotti non già perché penso la visione risulterà gradevole o troverò altri elementi di apprezzamenti, bensì perché immagino possano regalarmi un’emozione ispirante in grado di arricchire il mio spirito e poi, magari, immortalarla in un post. Questo, nella fattispecie, è nato dalla frase centrale (quella mirabilmente sottolineata da Ale), scritta di getto il giorno dopo la visione e intorno alla quale ho poi costruito tutto il testo.
      Quindi di, hai torto e hai ragione, e Rachel è sicuramente una mia musa, seppur in un modo tutto suo (o tutto mio, a seconda delle prospettive).
      Ma poiché a nessuno interessa questa risposta (forse neppure a te) passo alla parte per me più interessante. Sto infatti recuperando la sesta e ultima stagione di HoC. Come ti dissi, la tua positivissima recensione mi aveva stregato e convertito alla visione in meno di mezzo minuto e ho quindi approcciato i primi 5 episodi (quelli che ho visto finora) con occhio speranzoso. Ti confesso che però al momento sono piuttosto deluso da quanto sto vedendo, anche se mi riservo un giudizio più completo a visione ultimata.
      Nonostante la mirabile narrazione in cui la tensione è sempre palpabile ma inafferrabile come una nebbia viscosa di metà autunno, mi ha lasciato notevolmente perplesso la scelta di reiterare alcuni chichè narrativi già ampiamente esplorati fino alla nausea nelle serie precedenti, trasferendo in maniera brutale quei comportamenti che fino a ieri erano di Francis su Claire. Ciò non toglie che comunque le feroci critiche piovute un po’ da ovunque siano assolutamente ingenerose e dettate per lo più dal pregiudizio e se anche io fossi mai tentato di scrivere di questa sesta stagione di HoC ne scriverei bene, un po’ per lo spirito provocatore e carnevalesco che mi contraddistingue un po’ perché, siamo sinceri, tra tanta merda che troviamo su Netflix et similia una HoC in tono minore è comunque migliore della metà della robaccia trasmessa.

      1. Bellissima risposta, amico mio, al mio lungo sproloquio ed accolgo con gioia ogni tua specificazione perché di certo resta la presenza della Weisz come musa ispiratrice e questo tanto basta!

        Ovviamente non potevo non soffermarmi sulla parte in cui parli della season finale di HoC… Essendo la stagione conclusiva, di una serie progettata per durare ancora a lungo (così erano le disgraziate previsioni), non potevano gli autori inventarsi una storia di sana pianta completamente spiazzante (se la terranno per la nuova fiction) e dovevano per evidenti ragioni di fretta ed economia (tutti i soggetti e le scenggiatuire sono stare scritte a tappe forzate) riciclare materiale narrativo già usato, ma ciò che conta è come lo hanno fatto ovvero giocando per sottrazione, con un calando di enfasi (meno conferenze stampa, meno telefonate e le pioche molto più lunghe e rilassate, come quella sublime tra Claire e Victor, in cui si parla della elatività della ferità digitale): non ti spoilero nulla, essendo tu arrivato così avanti, dicendoti che ciò a cui si assiste non è davvero una storia, ma il racconto di una persona che sta scappando da un palazzo in fiamme, cercando di raccogliere le poche cose importanti e così accade ai personaggi, che incontriamo ma che parlano senza incisività e che scompaiono, uno ad uno, come figure fatte di fumo, fino a stringere il cerchio della narrazione a pochissimi characters, come l’acqua in un grande imbuto, che diventa torrenziale solo nell’ultimissima parte, quando sa che sta per scomparire ed allora corre.

        Dopo l’ultimo secondo dell’ultima puntata tutto ti sarà evidente.

        P.S. Lieto comunque che tu abbia alla fine partecipato con me al funerale di un serial che abbiamo in ogni caso entrambi amato e per il quale andavano spese parole durante la sepoltura.

      2. Avrei voluto rispondere stamattina, non appena ho finito di vedere il Chapter 73 che ha calato il sipario su quella che comunque resta una delle serie TV più significative del decennio, ma purtroppo impegni di lavoro in serie mi hanno tenuto lontano dal blog e dai pensieri che non vedevo l’ora di esternare.
        Ti confesso senza vergogna che il mio giudizio sulla sesta stagione di HoC è diametralmente opposto al tuo.
        Non sono riuscito a provare gradimento per nessuna delle scelte narrative, stilistiche e drammatiche operate dagli autori della serie. Ho visto replicati gli stessi errori che avevano azzoppato HoC dalla terza stagione in poi e in maniera crescente.
        Capisco lo sforzo compiuto nel dover riscrivere un plot da 0 con l’aggiunta di dover eliminare dall’equazione il personaggio principale, tuttavia sono anche fermamente convinto di un principio: bisognerebbe aprire la bocca solo se si ha qualcosa di interessante da dire. E qui, amico mio, di interessante non ci ho trovato niente.
        Sono comunque felice di aver visto queste ultimi 8 episodi perché era giusto accompagnare il feretro fino al cimitero perché HoC, come già detto, resta una serie tv fondamentale di questi anni.
        Tra le altre cose sono anche lieto che abbiamo una totale divergenza di opinioni su questo specifico prodotto: sia perché è bello potersi confrontare con te anche quando non siamo sulla stessa linea d’onda, sia perché è bello trovare anime diverse scontrarsi su questioni così futili eppure così importanti!!!
        PS: stasera comincia Coliandro , io sto già con l’acquolina in bocca…

      3. Per ora (fermo nel traffico, con occhio allo smartphone ed uno alla fila che scorre), ti rispondo solo che sono orgoglioso di essere tuo amico e tuo compagno di pensieri ermenàutici!
        Torneremo di certo sulla questione, ma non per cercare di convincerti, giammai, ma solo per rivivere assieme gioie e delusioni.
        Bye

      4. Uno dei vantaggi che ho scoperto dopo che , seguentemente al matrimonio, mi sono trasferito in una piccola frazione a de passi dalla città, è la totale inesistenza del traffico.
        Ho talmente perso l’abitudine alle colonne d’auto, ai fanalini rossi degli stop, alle nuvolette azzurrognole di smog, ai colpi di clacson e le accelerate nervose, che nelle rare occasioni in ci mi trovo coinvolto in una fila sono attanagliato dallo sconforto.
        Hai quindi tutta la mia solidarietà compassionevole e sappi sempre che l’orgoglio della nostra amicizia è reciproco.

        Tornando a bomba, quindi ad HoC più ci ripenso e più mi manda in bestia quell’ultima scena
        SPOILER ALERT
        non già perchè Claire uccide Doug cosa ampiamente prevista da quando si è cominciato ad intuire che sia stato lui ad uccidere Frank, ma perchè lei apparentemente la fa franca. L’idea che HoC possa aver avuto un vincitore va contro tutto ciò che la serie ha rappresentato: il cinismo e lo sprezzo dell’etica e della morale alla fine hanno pagato e qualcuno è passato a riscuotere la vincita. Per me è inaccettabile.

      5. Amico, collega blogger, fratello ermenàuta, marchigiano doc, libero pensatore di formazione umanistica anche se praticante le scienze informatiche, cittadino illuminato, accanito lettore di libri, uomo generoso e gentile, piacevolmente soggiogato dalle grazie femminili ma fedele ai voti nunziali, padre amorevole ed infine guascone da osteria se in compagnia dei giusti amici, insomma tu, Gianni Pennesi, cosa diavolo mi hai scritto?!?

        Ci ho messo un pò a risponderti, perché quando ho sentito (letto) ciò che mi avevi detto (scritto) in quest’ultima tua ribattuta al mio commento, la mia bocca si è chiusa in una pausa riflessiva solo ed esclusivamente perché ad esprimere quel pensiero eri stato tu, persona per me talmente importante da potermi persino spingere a rinnegare le le mie idee qualora quel gesto servissse alla tua causa…

        Ma visto che non serve, perché la nostra è solo dialettica (ma non, tuttavia, semantica!), ho bisogno di polemizzare…

        Già, perché nei nostri scambi, il pendolo dei nostri pensieri oscilla sempre tra la volontà di raggiungere l’amico e condividere con lui la nostra verità ed assieme realizzare il desiderio di far sorridere il nostro interlocutore, tuttavia la sincerità e l’onestà retorica sono uagualmente cifre che ci hanno sempre contraddistinto: perciò replico con calma, non per convincerti a qualcosa che non pensi, ma solo perché mi conoscesti quando inveivo contro chi da Interstellar pretendeva un testo di fisica astronomica e non un film e così ora faccio con te, in modo coerente…

        Ora però io ti scriverò il resto del commento via mail e non lo pubblicherò sotto il tuo post (perché è il TUO post, così come tu non hai fatto quello spoiler pazzesco sotto al MIO post e di questo ti ringrazio), ma te lo scrivo via mail, perché la tua amicizia per me vale infinitamente di più di qualsiasi serie televisiva della minchia!

      6. Ti ho risposto in privato, amico mio.
        Mentre leggevo la tua email e la computa educazione con cui rimbrottavi le mie affermazioni, non potevo non immaginarti come Carson, l’impeccabile maggiordomo di Downton Abbey, i cuoi movimenti e le cui parole sono sempre così precisi e rispettosi da sembrare finanche impossibili, come fossero innaturali.

        La dialettica è uno strumento potente, che tu conosci e sai usare divinamente. E’ per questo che leggerti è stato interessante, in alcuni tratti perfino illuminante. Ed è un peccato solo che nessun altro a parte me abbia potuto godere di tutto ciò

        Buona serata, Kasa 🙂

      7. Non pensare che non abbia colto tutto la gentilezza e la simpatia della tua citazione: parlare con me di Downton Abbey è sempre sfondare una porta aperta, tra l’altro usando uno dei personaggi che maggiormente preferivo (proveniente da una tradizione britannica nel ritrarre la servitù dell’aristocrazia che lo stesso sceneggiatore Fellows trasse dal capolavoro di Ivory The Remains of the Day e che poi il nostro mecenate inglese ha declinato prima nel film di Altman e poi nella sua fiction, passano anche per gli script dedicati agli adattamenti dei romanzi di Agatha Christie), ma ora è giunto il momento di rimettere le cose a posto e ripulire la stanza che avevi inzialmente creato per la Weisz, quindi passiamo oltre…

        Affinché agli altri frequentatori del mio e del tuo sito non appaia bizzarro o persino misterioso tutto questo nostro procedere tra messaggi nascosti nell’ombra delle mail privata ed apparizioni di altre affermazioni in pubblico, concludo questa parentesi dicendo che ho apprezzato in modo straordinario il modo con cui giorni fa hai di colpo trascinato via, dal mio post sulla Season Finale di House of Cards, una discussione tra me e te che stava cominciando a toccare aspetti pericolosamente pieni di spoiler (tu l’hai brillantemente chiamata “deriva”), ma è ora che tutto si ricomponga, che Supergirl ritrovi il suo essere anche Kara Danvers e che trovi dentro di sé la forza per uscire dalla confortevole prigione in cui si era rinchiusa e che affronti il mondo, perciò, dopo questa citazione for fans only (ti avviso, amico mio, che io considero la fiction di Supergirl in un’ainarrestabile  crescendo rossiniano di bellezzae tecnica e profondità tra la prima, la seconda e la terza stagione), ri-trasporto la discussione su House of Cards nel suo luogo deputato ovvero lo spazio commenti del mio post… Chairamente con un piccolo artifizio…

        Salute a tutti!

      8. Credo che i tempi siano maturi affinchè io partecipi al concorso per le Ferrovie dello Stato giacchè arrivo sempre con cronico e imperdonabile ritardo…

        Quindi mi cospargo il capo di cenere e tiro avanti, perchè i tuoi ultimi commenti meritano risposte significative.

        Supergirl resta un pilastro delle mie visioni cui non rinuncerei mai poichè Melissa Benoist è una attrice formidabile (leggasi: stratopassera mostruosa) e la serie ricca di tanti elementi di interesse (leggasi: gnoche a profusione), inoltre c’è il taglio da telenevolas messicana che è il marco di fabbrica di Berlanti e qui trova la sua sublimazione.
        Tuttavia devo ammettere che la leggiadra spensieratezza della prima serie è un lontano ricordo e la scelta narrativa di parlare sempre meno di Kara e sempre più di Supergirl (le scene al giornale sono scomparse e ormai la Melissa recita solo col costume) la trovo molto discutibile.
        COme già ebbi modo di dire, Supergirl e Superman sono due supereroi noiosi per il pubblico del XXI secolo e funzionano meglio come Clark e come Kara ed è lì che io avrei insistito di più. Ma siccome Berlanti non sono io, posso solo guardare e tacere, o al più sfogarmi con te che immagino comprenderai il mio smarrimento.

        Comunque passare da Rachel Weisz a Supergirl, con nel mezzo HoC e Dowton Abbey è degno di noi: ermenautica distillata purissima!!!!!

      9. Malgrado io e te si sia da tempo (forse da sempre, magari anche a nostra insaputa) in perfetta sintonia ad un livello più alto di coscienza (quella ancestrale e primordiale degli ermenàuti, dove si discute dei massimi sistemi e non delle minima moralia e bagatelle varie), provo comunque un senso di disagio ogni volta che siamo in disaccordo su qualcosa a cui teniamo, specie se si tratta di valutazioni generali e non di capricci del gusto… Ma tant’è, perciò mi faccio coraggio e parto con l’ennesimo off topic di questo post, per il quale chiedo scusa a te ed anche per interposta persona alla divina Rachel, che dovrebbe essere invece la ragione della presenza di noi tutti qui…

        Quello per l’interpretazione della Benoist nel duplice personaggio di Kara Zor-El e Kara Danvers é stato per me, come ben sai, un’innamoramento a prima vista e ti assicuro che la mia passione è restata immutata sin da allora ed anzi ai miei occhi quella passione si è rafforzata assumendo persino i morbosi contorni dell’adorazione infantile, tanto che quando ho visto il magnifico quarto episodio della Terza Stagione, quel The Faithful, in cui gli scrittori Paula Yoo e Katie Rose Rogers hanno raccontato la storia di una setta di adoratori e di un profeta di una Supergirl vista come divinità, beh, io mi sono per un attimo sentito parte di quella comunità mentalmente sconvolta da un cieco fideismo! Cavoli, stavo quasi per mettermi a pregare Rao anch’io… (forse potrei mettere in piedi un sito web al riguardo, chissà…).

        Eccomi giunto quindi al punto del nostro contendere ovvero a quello che per me nella fiction di Supergirl è stata una progressiva e costante evoluzione, puntata dopo puntata, stagione dopo stagione, regalando agli spettatori episodi che sì, effettivamente dopo la fine della prima stagione avevano perso il candore e l’ingenuità dei primissimi episodi, ma al contempo avevano anche evitato la pericolosa ripetitività delle trame e soprattutto avevano saputo allargare, a mio avviso molto bene, l’orizzonte delle vicende: senza tradire mai nemmeno per un momento le peculiarità del personaggio principale e nemmeno quello dei comprimari, sono stati introdotti nuovi characters e viillain (come il Cadmus della Seconda Stagione), nuovi nemici (le Worldkillers) ed un orizzonte come dire più cosmico ed al contempo anche più urbano.

        La struttura narrativa iniziale era infatti naif e comunicativa ma anche fragilissima ed a tratti persino buffonesca, con questi parenti che venivano da Krypton per conquistare il mondo ed anche il DEO sembrava all’inizio la sede delle Giovani Marmotte, così semplicistico e bambinesco, ad un livello di complessità persino più basso degli STAR Labs di The Flash, ma tutto funzionava benissimo lo stesso, perché in fondo sembrava di stare in una versione della vita quotidiana da diario di Hello Kitty, dove la teen ager che custodiva e scriveva quel diario era la stessa Kara…

        Poi, come già accaduto per la serie di The Flash (non a caso il supereroe più vicino alla nostra super-cugina), le cose sono state meglio definite… Ma di questo parleremo assieme sul post che spero di scrivere, non qui, non sotto un ode a Rachel… Per ora ti dico solo che se dovessi fare un paragone (forzatissimo), direi che la Prima Stagione di Supergirl è come Lois and Clark, la Seconda come Smallville e la Terza è come The Man of Steel

      10. Mi prudono le dita e mi fremono le sinapsi da oltre 24 ore, ossia da quando ho letto questo succulento commento tuo senza poter avere la possibilità di risponderti degnamente.
        Hai messo così tanta carne al fuoco che non so davvero da dove cominciare, quindi parto dal fondo, ossia dal tuo accenno a Krypton.

        Inizialmente ero attratto dallo show, ma mi è bastato documentarmi un poco per cestinarlo immediatamente, ancor prima di vederlo.
        Nonostante al timone ci sia Goyer (non un pincopallino qualunque) le scelte di cast sono così tremende da sembrare dolose: il trailer unito alle immagini dei protagonisti mi ha fatto subito pensare a una nuova QUANTICO, ossia un pietoso procedural con attori fighi e attrici bone che ammiccano agli spettatori.
        Il mio non può essere un giudizio ma solo un pregiudizio, in quanto non ho visto neppure mezzo episodio della serie, pertanto sono pronto ad essere smentito\rimbrottato\persuaso.

        Ma passiamo ora a Supergirl. Il taglio più adulto e definito che tu hai ravvisato è senz’altro incontestabile, nonchè necessario per il sopravvivere della serie. Tuttavia la maturazione narrativa avrebbe dovuto fare il paio con una maturazione artistica e produttiva che invece è scemata. Sempre meno location (ormai il 90% delle scene si gioca al DEO o a casa di qualcuno), effetti speciali ridotti all’osso, personaggi relegati a ruoli incomprensibili (dalla seconda stagione in poi il personaggio di Jimmy Olsen è assolutamente inutile) con evoluzioni improponiili (wayne schott) e sfruttati malamente (la Lena Lutor che gioca a fare la buona ha francamente rotto le palle).
        Insomma, avrei voluto vedere più coraggio anche qui (si, anche qui parlo di coraggio perchè invecchiando divento via via più esigente, soprattutto da quelle serie che amo dal profondo del cuore).
        Supergirl no può giocare la stessa partita di Superman, deve saper giocare a un livello diverso e con un linguaggio diverso. Dalla seconda stagione in poi Berlanti ha però voluto rischiare meno e credo c’entri non poco il cambio di Network (e i relativi meno fondi). Ovviamente quest’ultima è una considerazione dettata da impressioni e quindi ampiamente contestabile.

        CHiudo andando un po’ OT.
        Che poi proprio su OT ci trovammo in disaccordo per la prima (o quasi) volta: tu sostenevi che fosse l’acronimo di OUT TOPIC mentre io di OFF TOPIC.
        Questo ricordo per sottolineare un aspetto che ci tengo molto tu non dimentichi mai quando chiacchieriamo qui o altrove.
        Adoro ascoltare persone che la pensano diversamente me. Ed i motivi alla base di questo amore sono molteplici. Tra questi, quello che più mi preme sottolineare è che attraverso i pareri discordanti (ovviamente quelli fatti col cervello, non quelli prodotti col culo) si può crescere e arricchirsi, comprendendo sfumature e prospettive altrimenti sconosciute, le quali possono permettere di formarsi un’opinione via via più precisa e soddisfacente. IN fondo il nostra è solo un cammino attraverso cui approssimarci il più possibile alla verità o a quello che crediamo possa essere vero.
        E il confronto con chi può arricchire questo concetto di verità è una delle attività più nobili (ed ermenautiche) che esista.
        Per cui non biasimare mai te stesso se mi contraddici, perchè in realtà mi stai facendo un favore. E sappi che ogni volta che io contraddirò te, lo farò con gioia perchè sarà stato il mio modo per restituire a te tutti i tantissimi spunti di riflessione che mi hai regalato negli anni.

        Buonanotte amico mio.
        la sinusite e il mal di testa mi spingono inesorabili a letto. Avrei voluto commentare già questa sera il tuo splendido ultimo post, ma ahimè dovrò e dovrai attendere fino a domani…

      11. Avevo scritto una lunghissima risposta, alla tua ribattuta sul mio commento, interamente Off Topic, ma poi mi sono editato da solo e l’ho tagliato nella sua maggior parte: sei ammalato, hai poco tempo da spendere al PC e se io ti avessi scritto tutto quello che avevo pensato, ti avrei costretto a trovare il modo, a fatica ed in osservanza ad un galateo di regole non scritte (ma per noi, amici & ermenàuti ancor più vincolanti delle altre), di rispondermi per esteso.

        Ecco dunque la versione “censurata”, a cui non sei tenuto a risondere, perché tanto avremo modo in un altrodove e d altroquando di chiacchierare.

        Krypton – Al momento sospendo il giudizio, perché so che Goyer voleva andare a parare in una direzione che gli sarà permessa solo verso la fine della Stagione, perciò per ora guardo, senza entusiasmo, ma con un po’ di ottimisimo… La carne a cuocere è moltissima, così come la possibilità di volare verso la gloria o di finire in un burrone.

        Accordi & Disaccordi – Parole sante, amico mio, hai detto parole sante e quando dici «attraverso i pareri discordanti […] si può crescere e arricchirsi, comprendendo sfumature e prospettive altrimenti sconosciute, […] il nostro è solo un cammino attraverso cui approssimarci il più possibile alla verità o a quello che crediamo possa essere vero» hai detto tutto quello che si aveva da dire.

        Supergirl e OT – Essere in disaccordo può essere bellissimo, come hai spiegato tu con le tue parole mirabili, ma la verità ha una forza che scavalca la retorica più miserevole (nel caso specifico la mia) o le convinzioni erronee: nel caso di OT a suo tempo sbagliavo io, senza se e senza ma, nel caso di Supergirl sbagli tu… Sono stato abbastanza democratico?

        P.S. quest’ultima mia chiusa sembra fatta apposta per contraddire la mia frase inziale del commento… Per citare il comune amico Zack, «sono una brutta persona!»

        P.P.S. Augurissimi di tutto cuore per una veloce guarigione

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