Coraggio, fatti abbracciare

Ci voleva Clint Eastwood per schiodarmi dal divano e andare fino al cinema.

E’ un viaggio breve che percorro a passi svelti e con le mani sprofondate nelle tasche perchè l’umidità rende il freddo della sera più pungente del solito. Mi basta una manciata di minuti per coprire le poche centinaia di metri che mi separano dal multisala, tuttavia il tempo è sufficiente perchè mi scorrano davanti agli occhi tante immagini che sbiadiscono e si sovrappongono, ricordandomi il mondo raccontato dall’occhio di Clint, un mondo violento e sofferto dove però trovano sempre spazio la compassione e un ideale di giustizia profondo, nel quale Giusto e Sbagliato sfumano in un crogiolo di umanità sincera che regala sollievo anche quando non vorrebbe. E’ per questo, credo, che la 44 magnum dell’ispettore Callahan non è poi così diversa dall’iniezione con cui Frankie Dunn spegne le sofferenze della sua amata Maggie in Million Dollar Baby.

Il corriere – The mule può sembrare un lungo viaggio di redenzione e riconciliazione ma secondo me è prima di tutto il coraggioso tentativo di espiazione che il vecchio Earl decide di abbracciare perchè gli errori e i disastri della vita familiare ormai lo spaventano più della fine stessa: non è di morire che ha paura, ma che la morte lo colga solo e non amato. E in questa ansiosa lotta contro il tempo, i limpidi occhi azzurri di Clint Eastwood sono spesso velati da una malinconia latente che pungola emozioni sopite e mai del tutto affrontate: aver fallito come marito e come padre è un fardello insostenibile e solo riconoscendo i propri errori e facendo ammenda il povero Earl può sperare di raccogliere un po’ d’amore.

Sei un fiore sbocciato tardi, gli dice sua figlia nel finale del film e il sorriso amaro ma sollevato con cui accoglie quello strano complimento la dice lunga sul senso di vuoto lungamente sofferto e infine colmato con cui ha convissuto troppo a lungo.

Tutto il resto – la droga, il cartello messicano, i lunghi viaggi col pick-up, i sorrisi strappati da una messa in scena volutamente leggera e frizzante per gran parte della pellicola – è solo il contorno necessario per dare senso e compiutezza a una storia nella quale i fatti sono meno rilevanti del racconto: perchè mentre ci prende per mano per condurci dove lui vuole grazie a un’innegabile e fuori dal comune sensibilità, il texano dagli occhi di ghiaccio ci ricorda che le emozioni sono lucine lampeggianti che guidano il nostro cammino, come lucciole in un’afosa notte di luglio. Seguirle è difficile, ma è pur sempre l’unica cosa intelligente che possiamo fare.

Caro Clint, mi hai fatto ridere, piangere, saltare sulla sedia, ma mi hai anche spinto a ragionare e comprendere. Hai cercato di svelare con lucidità e compassione la linea sottile che separa l’amore dall’odio, l’emozione dalla paura, la vita dalla morte. Mi hai spinto a riflettere sull’esistenza nella sua essenza più atroce e più dolce, nel suo mutevole divenire attraverso l’affannosa di ricerca di qualcosa di nuovo, non necessariamente migliore. Mi hai fatto conoscere prospettive e sentimenti di cui non avrei mai immaginato neppure l’esistenza e hai arricchito il mio spirito con emozioni talvolta contrastanti ma sempre tese a creare un panorama completo dell’umanità, con tutte le sue debolezze e virtù. E a quasi 90 anni riesci ancora a stupirmi creando una magica alchimia nella quale il sorriso che hai strappato alle mie labbra è bagnato da una lacrima salata, uscita non so come e non so quando dai miei occhi, perchè non è mai troppo tardi per provare ad essere un uomo migliore. Perchè è questo infine che hai cercato di raccontare con The mule.

Adoro lo straordinario talento con il quale riesci a sussurrare emozioni potenti che fluttuano nell’animo come stelle comete che tracciano un percorso irresistibile ed è per questo che io, in un qualche modo strano, ti voglio bene.

Coraggio, Clint, fatti abbracciare!

Voto: 8

97 pensieri su “Coraggio, fatti abbracciare

  1. Hai analizzato in maniera molto acuta il finale di The Mule. Come hai detto tu, Earl ha passato tutta la vita a scappare dalle sue responsabilità: in tribunale potrebbe farlo ancora una volta (anche perché la sua avvocata ha messo a punto un’ottima linea di difesa, volta a farlo passare per un vecchietto rincoglionito che è stato raggirato da dei criminali), ma capisce che la sua unica possibilità di redenzione è quella di cominciare finalmente a comportarsi da persona seria. Solo così potrà guadagnare un po’ di credito presso quei familiari che ha più volte oltraggiato e fatto soffrire senza motivo. Sua figlia ha capito la logica della sua decisione, e da lì è nata la bellissima battuta che hai citato nel tuo post.
    Colgo l’occasione per dirti che ho seguito un altro dei tuoi consigli cinematografici: Detroit. Confesso che l’inizio mi aveva lasciato alquanto freddo: la prima mezz’ora è in pratica un documentario, in cui vengono ripercorsi punto per punto i disordini avvenuti a Detroit nel 1967. Ti confesso che ho visto quei primi 30 minuti con un senso di noia profonda, e sono andato avanti nella visione soltanto perché mi fidavo del tuo giudizio. Poi FINALMENTE inizia il vero film, costituito in pratica da 2 sole scene: la prima (lunghissima) ricostruisce ciò che è accaduto nella terribile notte dell’Algiers Motel, la seconda (corta) ne sintetizza gli strascichi giudiziari. Ebbene, queste 2 scene mi sono piaciute entrambe moltissimo. Soprattutto la prima: è difficilissimo tenere alta la tensione quando giri una scena così lunga, ma la Bigelow ci è riuscita benissimo. Non mi stupisce affatto che sia stata la prima donna nella storia del cinema a vincere l’Oscar come miglior regista.
    Chiudo commentando la notizia del giorno, ovvero la morte di Luke Perry. Era inevitabile che questo evento mi colpisse nel profondo: sono cresciuto negli anni 90, e quello è stato semplicemente il decennio di Beverly Hills 90210.
    Nel suo periodo di massima popolarità l’ho sempre guardato a spizzichi e bocconi, perché allora non avevo la costanza necessaria per seguire una serie tv giorno per giorno. Crescendo però questa costanza l’ho acquisita, e quindi intorno ai 20 anni mi posi un obiettivo ambiziosissimo: guardare ogni singola puntata di Beverly Hills 90210, dalla prima all’ultima stagione. Ci misi 2 anni e 2 mesi, dal Settembre 2008 al Novembre 2010, ma alla fine ce la feci. E quando guardai l’ultima puntata, provai quel senso di vuoto che sempre ci travolge quando siamo consapevoli che sta finendo qualcosa di bello.
    Le prime 3 stagioni di quella serie tv sono un capolavoro assoluto; la quarta cominciò a mostrare i primi segni di cedimento, e dalla quinta in poi iniziò il vero e proprio declino. Tuttavia, il pubblico amava così tanto Beverly Hills 90210 che continuò a seguirlo per molti anni ancora, e infatti la serie chiuse soltanto alla decima stagione. L’ultima puntata andò in onda nel 2000, a decennio appena concluso: era un segno del destino, Beverly Hills 90210 aveva rappresentato appieno gli anni 90 e lì doveva restare.
    Il successo di questo iconico telefilm si spiega non soltanto con la qualità delle sceneggiature (davvero ottima, almeno all’inizio), ma anche con il fatto che per la prima volta dopo la chiusura di Happy Days una serie tv poneva gli adolescenti al centro della scena, e si focalizzava soltanto su di loro e sul loro mondo. Fino a quel momento (salvo rarissime eccezioni) in tutte le serie tv erano gli adulti gli unici protagonisti, e gli adolescenti erano soltanto dei comprimari che apparivano di sguincio in qualche episodio qua e là: Beverly Hills 90210 ribaltava questo schema, e ritraeva il mondo degli adolescenti con un’efficacia e un’esattezza davvero impressionanti.
    Era anche un programma che lanciava molti messaggi educativi: ad esempio, chi si comportava onestamente riusciva sempre a tirarsi fuori dai guai, chi sbagliava veniva sistematicamente punito, e veniva mostrato che c’è sempre una speranza di pacificazione, anche dopo i litigi più furiosi.
    Inoltre, la serie ha avuto il merito di introdurre i giovani a tanti argomenti di cui non avevano mai discusso con i loro genitori, perché questi ultimi si vergognavano troppo o non avevano gli strumenti per affrontarli: dalla sessualità all’uso delle armi, dall’omosessualità alla droga. Chissà quante adolescenti sarebbero diventate ragazze madri o quanti ragazzi sarebbero andati in overdose senza Beverly Hills 90210.
    Termino questo viaggio nel passato con un aneddoto. Una volta da bambino andai a casa della mia baby – sitter, e vidi sua sorella rapita davanti al televisore. Manco a dirlo, il canale era Italia 1, e il programma era Beverly Hills 90210. Io rimasi colpito dal suo sguardo estasiato, e le chiesi: “Perché ti piace così tanto?” Lei mi rispose: “Perché lì dentro c’è la mia vita”. Quanto aveva ragione. Grazie Beverly Hills 90210 per aver tradotto in immagini tutto ciò che noi adolescenti avevamo dentro. E grazie Luke Perry per essere stato una parte fondamentale di quell’incanto.

    1. Quando ieri ho saputo della morte di Luke Perry mi sei subito venuto in mente tu, memore della tua passione sfrenata per questa serie.
      Anche io fui spettatore di Beverly Hills 90210 ed avendo qualche anno più di te la vidi già con gli occhi da adolescente. Tuttavia ti confesso che non mi “prese” mai molto, forse perché le vite degli adolescenti americani erano molto più diverse di adesso rispetto a quelle degli adolescenti italiani. Resta comunque un’importante pietra miliare e forse il primo vero archetipo di teen-drama nella televisione moderna.
      Mi è spiaciuto per Perry, tra l’altro uno dei pochi attori di quella serie che ha saputo ritagliarsi un’onesta carriera dopo che lo show è terminato.
      Con un volo pindarico passo ora a Detroit: sono lietissimo (e non avevo dubbi al riguardo) che tu lo avresti apprezzato. Quella della Bigelow è sempre un Cinema con la C maiuscola, anche quando fa opere complicate e fastidiose come questa. Anche su questo film ho in canna un post da tempo immemorabile e coto di pubblicarlo in primavera.
      Concludo invece con il film del post, THE MULE. Non ho alcuna remora ad affermare che questo è il miglior film di Eastwood dai tempi di Gran Torino. Lo considero superiore anche a sue opere acclamatissime come American Sniper e Invictus, ma anche allo scabroso biopic su Hoover (dove Di Caprio ha forse fatto la sua migliore interpretazione di sepre, insieme a quella in The Wolf of Wall Street). La bellezza di The Mule è la sua semplicità, nella quale emerge in maniera bellissima la mano sapiente e delicata di un regista che sa muovere come pochi le emozioni dei suoi spettatori. Tra l’altro la sua longevità artistica, sia come attore che soprattutto come regista, è incredibile.
      Posso solo augurarmi e augurarci che il vecchio Clint resti ancora tanti anni in salute e continui a sfornare opere di questa levatura.

      1. Parto con un dato di fatto: il barman del club è uno dei migliori commentatori di WordPress. I suoi interventi sul mio blog sono sempre stati folgoranti, e anche quello che ha lasciato qui sotto è bello quasi quanto questa strafiga:

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        🍽🥂

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        Riguardo alla longevità di Clint, effettivamente è incredibile che continui a sfornare capolavori ad un’età in cui molte altre persone non riescono a fare neanche cose molto più elementari.
        Inoltre, se penso a tanti altri registi che a 60/70 anni sono già sfioriti artisticamente, sono ancora più meravigliato nel constatare che Clint invece invecchia come il vino, e riesce ancora a trovare il modo migliore di raccontare una storia, a smuovere emozioni profonde negli spettatori, a stabilire una connessione unica tra loro e i personaggi che lui porta sullo schermo. Quello da lui interpretato in The Mule in particolare è uno dei suoi protagonisti migliori in assoluto: adesso nessuno potrà più dire che avrebbe fatto meglio a ritirarsi (come attore e/o come regista) dopo Gran Torino. Per me comunque questa frase non aveva senso già da prima di The Mule, perché anche l’altro film da lui interpretato dopo Gran Torino (Di nuovo in gioco) mi era piaciuto molto.
        Non vedo l’ora di leggere il tuo post su Detroit, e lo stesso vale per un’altra recensione che tieni nel cassetto dall’anno scorso, quella di Nella tana dei lupi.
        Riguardo a Luke Perry, sono rimasto di stucco nel sapere che il suo ultimo ruolo è stato nel prossimo film di Tarantino. Non soltanto perché ignoravo che fosse stato scritturato per un progetto così importante, ma anche perché è già il secondo attore legato a quel film che muore prima della sua uscita: doveva recitarci anche Burt Reynolds, ma purtroppo la sua scomparsa gli ha impedito di prendervi parte. Evidentemente la maledizione di Charles Manson aleggia su questo film. Spero che il prossimo del cast a rimetterci le penne non sia Al Pacino: sarebbe un bersaglio ideale non solo per l’età, ma anche perché ho l’impressione che tiri su più di un aspirapolvere.
        Chiudo riprendendo un argomento di cui abbiamo già parlato nel mio blog. Ho letto in un post (https://recensioniinmutande.home.blog/2019/02/06/titans/) che in Titans finisce sempre tutto male. E non male un pochino: male nel peggior modo possibile. E’ vero?

        1. Le bariste gnocche sono la mia più grande debolezza… e questa Bianca Nannini è veramente notevole 🙂

          Riguardo la longevità di Clint è forse il suo talento più eccezionale.
          Se pensi che ci sono quasi 15 anni tra i suoi due film vincitori di Oscar (GLi spietati e Million dollar baby) e se pensi che ha comunque continuato a sfornare capolavori per quasi 30 anni ha dell’incredibile. Anche quando la sua carriera ha iniziato l’inevitabile declino, il livello è rimasto altissimo e The Mule ne è la riprova.
          Ti confesso che la longevità e la costanza sono due elementi per me decisi nell’apprezzare il lavoro di un artista.
          Di registi che hanno fatto un grande film senza poi ripetersi ce ne sono tantissimi (il primo che mi viene in mente è Taylor Hackford, che al di là de L’avvocato del diavolo ha diretto solo autentiche schifezze) ma di autori che hanno saputo rinnovare il proprio talento negli anni ce ne sono pochi e forse il vecchio Clint è quello più longevo di tutti, anche di registi più apprezzati di lui.
          Forse l’unico neo nella sua folgorante carriera resterà non aver vinto l’oscar come miglior attore (non averglielo dato per Grantorino equivale al mancato pallone d’oro a Maldini, secondo me), ma credo che abbia di che consolarsi.
          Giusto per continuare a mettee un po’ di pepe alla discussione, guardando Fargo ho scoperto che Clint ha anche una figlia mostruosamente gnocca, Francesca:

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          💙

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          Insomma, non sbaglia un colpo 😀

          PS: i prossimi due post che pubblicherò saranno probabilmente proprio quelli su La tane dei lupi e su Detroit. Dico forse perchè ci sono in ballo 2 recensioni su film di Rachel Weisz che ho recuperato da poco e a cui tengo moltissimo. Il primo è I want you, film di quasi 20 anni, il secondo è Disobedience, che finalmente è uscito in home video e sono riuscito a recuperare. Tra l’altro ho scoperto che proprio con questo film, la Weisz è diventata un’icona della comunità LGBT: non finisce mai di stupirmi!!!!!

          1. Ricordo che aspettavi a gloria di vedere Disobedience (e infatti l’avevi citato in questo post: https://lapinsu.wordpress.com/2018/01/02/i-20-film-da-non-perdere-nel-2018/): è difficile che un film ci soddisfi in pieno quando lo abbiamo aspettato con così tanta foga, ma in questo caso dev’essere andata così, perché altrimenti non ci avresti scritto sopra una recensione. Del resto, un film in cui Rachel Weisz fa le cosacce lesbo con Rachel McAdams non poteva non piacerti! 🙂

          2. Ma sai che in realtà Disobedience devo ancora vederlo? L’ho recuperato nel senso che ho trovato un’ottima versione scaricabile, tuttavia è tale l’emozione di vedere le scene saffiche tra le mie dive preferite, che non trovo il coraggio di affrontare la visione, che so mi sconvolgerà!!!
            Ora sto guardando Fargo e la seconda stagione di Shades of blue (serie con JLO che mi consigliasti tu), quindi mi sa che andrà a finire alla prossima settimana 😉

          3. La seconda stagione di Shades of Blue è GIGANTESCA. Non ti dico altro per non rovinarti il piacere della visione.
            Riguardo a Disobedience, quando l’hai visto fammi sapere come l’hai trovato: a differenza tua non mi eccito per le scene lesbo, ma magari potrei trovarlo ugualmente di mio gradimento. Buone visioni! 🙂

          4. Ho visto i primi due episodi e sono indubbiamente carini. C’è molta carne al fuoco e sono curioso di vedere l’evolversi degli eventi.
            Devo riconoscere che in questa serie JLO dimostra di essere una bravissima attrice (non l’avrei mai detto, giuro) tuttavia chi la fa veramente da padrone è RAY LIOTTA, che qui è veramente MONUMENTALE.
            Già mi era piaciuto molto nella prima serie, ora mi piace anche di più.

            Riguardo Disobedience e le scene saffiche, confesso che non ne sono un grande estimatore neppure io. Qui però il discorso è diverso perchè semplicemente adoro le protagoniste. Vivo la cosa un po’ come se Messi e Ronaldo fosse la nuova coppia di attaccanti del Milan 😀

          5. A proposito di calcio, è inevitabile commentare ancora una volta la notizia del giorno, ovvero la disfatta del Real Madrid, che ieri ha subito una delle sconfitte più clamorose della sua storia.
            A mio giudizio alla base di questo superflop ci sono 2 errori: uno della società e uno dell’allenatore.
            La società, è fin troppo facile dirlo, ha sbagliato a vendere Cristiano Ronaldo. E non mi si dica “Lui voleva andarsene”: anche Toni dopo essere diventato campione del mondo voleva trasferirsi in una squadra più forte della Fiorentina, ma i Della Valle non volevano cederlo e quindi non se ne fece di nulla. Lui cercò anche di forzare la mano alla società dichiarando pubblicamente in conferenza stampa che voleva andare all’Inter, ma questo non cambiò niente, anzi portò i Della Valle ad essere ancora più rigidi nella loro volontà di tenerlo. E se questa forza l’hanno avuta i Della Valle, figuriamoci se non poteva averla Florentino Perez.
            L’allenatore ha sbagliato nel tracciare una linea troppo netta tra titolari e riserve. In un piccolo club troverai sicuramente uno come il nostro Norgaard, disposto a fare panchina senza fiatare; nelle grandi squadre invece no, perché anche il più scarso dei giocatori si sente comunque un fenomeno, e quindi non accetterà mai di giocare un quarto d’ora al mese. Di conseguenza, chi allena un top club deve trovare spazio per tutti, sfruttando anche il fatto che ha 3 competizioni a disposizione per far ruotare la rosa. Se invece inchioda alla panchina alcuni giocatori (come ha fatto Solari), questi ultimi formeranno un clan contro di lui, e cominceranno a boicottarlo sistematicamente. E quando in una squadra si creano delle situazioni così antipatiche, la vittoria è assolutamente impossibile: soltanto remando tutti dalla stessa parte si possono ottenere dei risultati prestigiosi.
            Peraltro, Solari ha fatto ammuffire in panchina dei signori calciatori, da Isco a Marcelo: non c’è una ragione al mondo per fare a meno di giocatori così forti. Soprattutto se contiamo che al posto loro ha fatto giocare rispettivamente Lucas Vazquez e Reguilon: sarebbe come se, potendo uscire a cena con Sofia Vergara, io le dessi buca per portare al ristorante Rosy Bindi.
            Insomma, ribadisco che senza Cristiano Ronaldo il Real era una barca destinata ad affondare con qualsiasi timoniere, ma Solari si è giocato la sua chance come peggio non poteva, dimostrando di non saper gestire la rosa a sua disposizione. E quindi è destinato a non diventare mai un bravo allenatore.
            Faccio presente comunque che i miei pronostici non sono sempre azzeccati. Ad esempio, quando vidi giocare per la prima volta Immobile (in un Genoa – Atalanta di 6 anni fa) pensai che fosse un giocatore scarsissimo, ma poi qualche anno dopo mi ha fatto rimanere a bocca aperta con dei gol incredibili tipo questo:

          6. Lo schianto del Real ha indubbiamente fatto clamore, tuttavia era ampiamente prevedibile.
            Sicuramente le scellerate scelte per la panchina: prima l’inesperto Lopetegui poi un allenatore delle giovanili come Solari. Entrambi hanno evidenziato limiti di esperienza enormi, che sono costati panchina e risultati.
            Tuttavia credo che l’errore più grande del Real sia stata la gestione del calciomercato estivo.
            Dopo il record di 3 champions consecutive e un allenatore dimissionario, la società aveva un’unica strada da seguire: rifondare la squadra cedendo i campioni più stagionati in rosa (Modric, Marcelo, Benzema e perché anche CR7) sostituendoli con giocatori più giovani e motivati, che sapessero innestare nuova linfa vitale nel gruppo. Se poi avessero potuto prendere un allenatore di primo piano, tutto sarebbe stato più facile.
            Invece Perez non solo ha evitato l’opera di rinnovamento e svecchiamento ormai ineluttabile, ma si è lasciato sfuggire il suo più grande giocatore senza sostituirlo per niente. I due acquisti più costosi dell’estate sono infatti stati Courtois (un portiere) per 40mln e Vinicius (un 18 enne di belle speranze) per 30. Mi sembra troppo poco per sostituire uno dei più grandi calciatori degli ultimi 50 anni.
            C’è inoltre da dire che oltre ai motivi tecnici e anagrafici di cui sopra, lo svecchiamento della rosa si rende tuttora fondamentale anche per un altro motivo: l’eccessivo potere che i senatori (Sergio Ramos in primis) hanno nello spogliatoio. Se è vero, come sembra, che i senatori abbiano posto il veto all’ingaggio di Conte quando è stato esonerato Lopetegui, ci troviamo di fronte a uno dei più grandi ammutinamenti che abbia mai visto. In un società seria ci sono dei ruoli con compiti precisi e nessuno può permettersi di invadere il perimetro dell’altro. Nel Milan di Baresi e Maldini nessuno si sarebbe sognato di fare una cosa del genere. Per altro, un problema analogo lo ha avuto perfino il Barcellona qualche anno fa: è chiaro che troppa gloria e troppe vittorie possono dare alla testa.
            Per intanto io mi tengo stretto il terzo posto, anche se sarà dura mantenerlo. Purtroppo il gioco offensivo del Milan è praticamente nullo e quando non si inventa qualcosa Piatek, praticamente non tiriamo mai. E ti confesso che proprio nella Lazio di Immobile vedo i principale antagonista, in quanto l’Inter è destabilizzata dalla grana Icardi sia a livello tecnico (praticamente hanno 1 solo attaccante disponibile, Lautaro) sia a livello psicologico. Poi hanno anche la grana Europa League, che succhia energie preziose. La Roma, parimenti, è una squadra troppo discontinua e con un terremoto societario in vista (Di Francesco è in bilico e già si parla di Sarri per l’anno prossimo e poi perfino Monchi sembra essere sul piede di partenza).
            La Lazio, invece, ha ritrovato forma e continuità con la crescita di rendimento dei suoi giocatori migliori: Acerbi, Milinkovi-Savic e proprio Immobile. Sarà una bella lotta!!!!

          7. E’ vero: la spina dorsale della Lazio è formata dai 3 giocatori da te nominati, e quando sono in forma loro 3 a ruota funzionano anche gli altri 8.
            Riguardo a Monchi, a mio giudizio andava cacciato già quando vendette Salah a 40 milioni, e al suo posto prese Schick per 42. E’ stata una delle più grosse cazzate nella storia del calciomercato, uno di quegli errori che da soli meritano un licenziamento per giusta causa. E poi, a Roma la sua linea verde è semplicemente impraticabile: i giovani hanno bisogno di una piazza tranquilla e senza pressioni per crescere, e quindi l’ambiente romanista è assolutamente inconcibiliabile con le loro esigenze. A Roma devono andare soltanto giocatori già formati, e soprattutto con 2 palle così. E infatti, se pensi ai migliori calciatori che hanno indossato la maglia giallorossa o biancoceleste, ti accorgerai che erano giocatori di grande temperamento oltre che di grande tecnica, da Mihajlovic a De Rossi.
            Riguardo al tuo Milan, hai ragione anche qui: Gattuso si è concentrato molto sul blindare la porta di Donnarumma, ma si è scordato che per vincere almeno un gol a partita lo devi segnare. Va precisato comunque che in difesa sta facendo dei veri e propri miracoli: riesce a non incassare gol schierando sistematicamente Musacchio, un giocatore così lento che, se adesso gli chiedo di andare a comprarmi le sigarette, torna alle 7 e me le porta della marca sbagliata.

          8. Hai ragione, la piazza romana è molto umorale e mette pressioni enormi sui giocatori. Monchi, da bravo straniero, non è cosciente di questa situazione e ha toppato una serie di scelte, anche in maniera clamorosa.
            Su Salah devo però spezzare una lancia in suo favore: quando giocava coi giallorossi, pur sembrando un bravo giocatore, nessuno avrebbe potuto prevedere l’esplosione avvenuta al Liverpool. Sul fenomeno credo abbia influito non poco la mano di Klopp, da sempre bravissimo a rendere fenomeni giocatori invece normalissimi (penso a quando nel suo Borussia che sfiorò la champions giocavano i vari Goetze, Subotic, Kacawa, Reus, etc). Quindi sarei curioso di vedere l’egiziano altrove: dubito che saprebbe replicare questi numeri. Resta comunque il fatto che spendere 42 mln per uno come Schick è follia pura.
            Riguardo Musacchio hai ragionissima quando affermi che è di una lentezza disarmante, però è uno dei pochi difensori ancora bravo in marcatura, e questo gli permette di salvarsi spesso. Inoltre avere una diga davanti come Bakayoko ha semplificato molto le cose. Adesso bisognerà vedere col ritorno di Biglia che idea ha Gattuso: se continuare così o mettere in panchina il francese a vantaggio dell’argentino. Io, invece, opterei per un cambio di modulo e passerei al 4231, con Baka e Biglia davanti la difesa (insieme si completano alla perfezione) e Calhanoglu, Paquetà, Suso e Kessiè ad alternarsi nei ruoli delle 3 mezze punte. Secondo me avremmo una rosa ugualmente equilibrata e soprattutto meno giocatori fuori ruolo (mi riferisco a Calhanoglu, che non è assolutamente un attaccante esterno, e a Paquetà che con le sue doti potrebbe fare meglio se spostato una decina di metri più avanti). Dubito però che sposerà questa linea: Rino mi sembra un tecnico pratico e poco incline al cambiamento. La sua unica pecca è l’inesperienza: se avesse potuto farsi un po’ di più le ossa in provincia, ora avrebbe i numeri per fare il salto di qualità. Da milanista posso solo sperare che maturi in fretta…

          9. Calhanoglu è un discorso più complesso. Sicuramente la decisione di piazzarlo sulla fascia può averlo penalizzato, ma a mio giudizio il suo è soprattutto un problema mentale: si butta giù con una facilità impressionante, e questo in una grande squadra non te lo puoi permettere. Lo dico pur essendo un suo grande estimatore fin da quando giocava in Germania: come ricorderai, me ne innamorai quando il Bayer Leverkusen giocò un preliminare di Champions’ con la Lazio, e lui la fece a fette praticamente da solo.
            Riguardo a Klopp, mi sembra il classico perdente di successo: è simpatico, raccoglie grandi consensi per il suo gioco, fa rendere le sue squadre ben oltre il loro reale valore, ma quando si arriva al dunque non vince mai nulla. Anche l’attuale Premier League sta confermando il suo destino di eterno secondo: è stato in testa per tutto il campionato, e Domenica si è fatto superare a 10 giornate dalla fine.
            Se nel calcio funzionasse tutto secondo la logica, un maestro di calcio come Klopp dovrebbe avere un palmarès lungo come la Salerno – Reggio Calabria, e un allenatore come Allegri (che da sempre si affida esclusivamente ai colpi di genio dei suoi fuoriclasse, senza una minima idea di gioco) dovrebbe essere ancora ad allenare il Cagliari. E invece, siccome il calcio è un gioco e non una scienza esatta, Allegri ha vinto molto più di Klopp. Ma chissà che questa Champions’ League non metta le cose a posto, mandando avanti Klopp e buttando fuori Acciuga già agli ottavi. Se andasse così, per ovvi motivi violacei, sarei contento come una Pasqua! 🙂

          10. Calhanoglu è uno dei talenti più cristallini che abbiano vestito la maglia rossonera negli ultimi 10 anni. Su questo credo che siamo tutti d’accordo. La sua fragilità psicologia però, come hai saggiamente sottolineato, è un limite enorme che ne impedisce l’affermazione ai livelli che meriterebbe. Purtroppo l’età e l’inclinazione caratteriale rendono poco verosimile una sua maturazione e il timore che Calhanoglu resterà un campione inespresso è forte. Se avesse più carattere e coraggio dovrebbe provare un cambio di ruolo radicale, come fece Pirlo nel 2002 e arretrare al ruolo di mediano: è troppo lento per giocare come trequartista o laterale ma potrebbe fare di più la differenza giocando una ventina di metri più indietro. Questa scelta salvò la carrierà di Pirlo, ma allora il bresciano fu aiutato da un maestro d’eccezione come Ancelotti, figura che ora manca al Milan.
            Riguardo l’articolo di TUttomercato che mi hai linkato, ti confesso che non mi stupisce per niente. Se da un lato è palese che Mourinho si venderebbe pure la moglie per staccare un contratto in un top club (dopo i flop di Chelesea e Man UTD è chiaro a tutti che ha imboccato il ripido pendio della disgrazia), dall’altro lato anche i tombini di Madrid hanno capito che Sergio Ramos capeggia un gruppetto di senatori che dettano legge nel Real Madrid, sopraffacendo anche i dirigenti.
            Chiudo con Klopp: è un allenatore che ho sempre sperato venisse al Milan. Probabilmente è un perdente di successo come dici tu, tuttavia il suo calcio spettacolare mi affascina molto e allenando una società più avvezza alla vittoria forse potrebbe sfatare anche questo tabù. Tra l’altro, non so se lo sapevi, lui è un fan sfegatato di Arrigo Sacchi. Ricordo che qualche anno fa, nel post partita di un turno di Champions, fu intervistato da Mediaset in diretta, mentre nello studio c’era proprio Arrigo. Quando se ne accorse, divenne una specie di bimbominkia fanboy: sembrava me quando vado a un concerto del Boss. Aveva gli occhi a cuoricino e ripeteva di continuo “My team is a 100% Arrigo Sacchi’s Team”. Sembrava scemo, giuro. Forse su youtube ancora lo trovi. Lì, la mia simpatia per lui crebbe a dismisura: penso che puoi immaginare quanto io adori Arrigo Sacchi e sentire un allenatore di grande valore come lui osannarlo così a 30 anni dal suo ritiro è piacevolissimo.
            PS: mentre scrivo con un occhio guardo la Roma, che per ora sta strappando la qualificazione con un sofferto 1-1. Stasera tifo giallorossi, contravvenendo un mio principio per cui MAI tifo le italiane in Europa (sono troppo milanista per sperare nelle gioie di altre squadre….) Però se i giallorossi passano il turno sprecheranno energie preziose nei quarti di finale che potrebbero favorire il quarto posto del Milan. E considerato che questo traguardo è durissimo da raggiungere per noi, ogni elemento che può aiutare in questo senso va sfruttato!

          11. Anch’io tifo Roma, ma per un altro motivo: adoro la passione di Di Francesco. La sua famiglia gestisce da generazioni uno degli alberghi più belli dell’Abruzzo, quindi lui potrebbe tranquillamente campare di rendita, e spassarsela tutto l’anno come un Dan Bilzerian de noantri: e invece ha scelto di buttarsi in uno dei lavori più stressanti al mondo, e di farlo proprio in una delle piazze più snervanti che ci siano, quella giallorossa.
            E a proposito di grandi uomini, guarda un po’ che lezione di vita ci ha dato il mio mito Batistuta: https://it.yahoo.com/notizie/la-lezione-di-vita-di-151200183.html

          12. Re Leone Batistuta è sempre stato un fuoriclasse, anche fuori dal campo e questa intervista lo dimostra a pieno. Il calcio d’oggi avrebbe più bisogno di esempi come il suo.

            Riguardo Di Francesco ti confesso che a me invece sta non poco antipatico. E’ un allenatore piangina fin dai tempi del Sassuolo e nonostante abbia delle innegabili qualità, la sua attitudine provinciale gli impedisce di esprimerle a pieno. Allenare poi una piazza umorale come Roma non fa che aggravare la situazione. Sarei curioso di vederlo in un contesto più sobrio: potrebbe diventare un allenatore di primissimo livello o naufragare, ma almeno sarebbe definita perfettamente la sua dimensione.

          13. Il re degli allenatori piangina però è un altro: Mazzarri. Si cimentò nell’arte della recriminazione (contro gli arbitri e contro qualsiasi cosa) in particolare quando allenava l’Inter: sapeva che la sua panchina traballava più che mai, e pur di tenersela stretta attribuiva la causa delle sua sconfitte ai colpi di sfortuna più impensabili. E’ rimasta famosa ad esempio quella volta in cui disse di aver perso per la pioggia.
            Va detto però che Mazzarri ha anche un grande pregio: le sue squadre segnano tanto. I suoi centravanti superano spesso i 20 gol stagionali, e nella sua prima stagione all’Inter le sue ali Jonathan e Nagatomo, pur essendo scarsissime, fecero 5 gol ciascuno. Nell’Inter 2013 – 2014 perfino Ricky Alvarez fece 4 gol.
            Il vostro allenatore invece non piange per niente: ricordo che perfino alla vigilia della gara contro la SPAL, quando qualsiasi risultato diverso dalla vittoria avrebbe provocato il suo esonero, non cercò neanche mezzo alibi per giustificare la (allora) brutta classifica della sua squadra. E sì che ce li avrebbe avuti, dato che il Milan era stato falcidiato da una serie incredibile di infortuni, sia in difesa (Conti, Caldara e Musacchio) che a centrocampo (Biglia e Bonaventura). E’ in situazioni come queste che si vedono i veri uomini. E Gattuso, essendo un vero uomo, ne è venuto fuori alla grande.

          14. Mazzarri è sicuramente il campione assoluto degli allenatori piangina.
            Le recriminazioni sulla pioggia quando allenava l’Inter sono rimaste famose, ma io ricordo una chicca ancora più allucinante. Dopo i nerazzurri allenò per qualche tempo il Watford in Inghilterra. In una delle sue prime partite, il Watford imbarcò clamorosamente e chiuse il primo tempo 5-0. Nella ripresa gli avversari tirarono i remi in barca e gli uomini di mazzarri riuscirono a segnare due gol. Ebbene, questo invertebrato nelle interviste a fine partita quando gli chiedevano del primo tempo disastroso lui ribatteva “eh, però se avessimo giocato solo il secondo tempo avremmo vinto 2-0.
            Gattuso è l’esatto opposto, hai ragione, ed è uno delle ragioni per cui lo apprezzo, nonostante il suo difensivismo esasperato.
            Nel frattempo il Porto ha raddoppiato e si profila lo spettro dei supplementari. Mi sento solo di dire che la fase difensiva della Roma è qualcosa di imbarazzante (e non solo oggi)

          15. Anch’io me n’ero accorto da tempo. Credo che sia dovuto in parte all’inadeguatezza tecnica dei difensori (il buco accanto a Manolas è un problema storico della Roma), in parte al fatto che non c’è una diga a centrocampo come il vostro Bakayoko. Anzi, c’è l’esatto opposto di una diga, dato che ad ogni partita Nzonzi perde dei palloni pericolosissimi davanti alla difesa.
            Mentre ti sto scrivendo, ho appena finito di vedere PSG – Manchester United. Questa partita rappresenta appieno lo spirito degli inglesi, la loro grinta, la loro capacità di crederci sempre e non mollare mai: i Red Devils avevano perso 2 – 0 in casa, erano arrivati a Parigi con una squadra ridotta all’osso dagli infortuni, eppure sono andati in campo con la certezza assoluta di poter fare l’impresa. E alla fine ci sono riusciti davvero. Speriamo che i romanisti li seguano a ruota! 🙂

          16. Il problema della Roma è strutturale e ieri si è rivelato.
            Monchi ha costruito una squadra infarcita di mezze punte (Pastore, Cristante, Zaniolo) mentre il suo allenatore è uno a cui piace il gioco dinamico e verticale, oltre che fissato cronico col 433. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Di Francesco non può fare il suo gioco perché non ha gli interpreti adatti e di conseguenza persegue principi tattici contrari al suo credo e con i quali fa fatica a organizzare bene la squadra. Se poi a ciò aggiungi che Dzeko ha fatto la sua peggiore stagione giallorossa mentre l’anno scorso gli ha salvato il culo a più riprese, mentre De Rossi è stato quasi sempre fuori per infortuni togliendo di fatto l’unico giocatore in grado di fornire equilibrio alla squadra, ebbene alla luce di tutto ciò è già un miracolo essere arrivati agli ottavi di Champions ed essere ancora in lotta per il 4* posto. Temo però che la situazione a Trigoria stia degenerando: ieri Monchi è stato aggredito in aeroporto e ormai le sue dimissioni sono inevitabili perché dubito resterà in una piazza cui è diventato così inviso.
            Riguardo all’impresa del ManUTD è stata veramente pazzesca, non tanto perché hanno ribaltato il risultato, quanto perché andavano a Parigi con mezza squadra fuori per infortunio o squalifica. Comunque bisogna dire che l’indomito spirito inglese è stato molto aiutato dall’avversario: il PSG è una squadra costruita senza una minima logica tecnica e tattica. Di fatto giocano sempre senza incontristi e ieri schieravano addirittura due difensori a centrocampo (Dani Alves e Marquinhos). È inutile avere l’attacco più forte del mondo se poi non ci sono uomini d’ordine che fanno girare la palla e proteggono la difesa. Mi sembra di vedere il Real Madrid di 15 anni fa, che collezionava figurine da centrocampo in su e giocavano sempre ultrasbilanciato in attacco (ricordo che in un campionato il centrocampista più difensivo agli ordini del tecnico era Beckham…)

          17. Agli sceicchi è sempre piaciuto fare la raccolta delle figurine. Non capiscono di calcio, e quindi non comprendono che è inutile avere 11 grandi solisti, se poi non hai un progetto tecnico che esalti le loro qualità individuali.
            Comunque finora queste gare di Champions’ hanno portato avanti 4 squadre senza alcuna possibilità di vittoria: prima Ajax e Tottenham, poi Porto e Manchester United. Alla luce di questi risultati, per la Juve farsi eliminare dall’Atletico sarebbe una sciagura irrimediabile, perché capita molto di rado di potersi giocare la Champions’ con una concorrenza così risibile.
            Certo, sono consapevole che resteranno in gara anche Barcellona, Manchester City e una tra Bayern e Liverpool, ma anche così il quadro d’insieme resta favorevolissimo. Tutto sta nel fare 2 gol a Simeone (che però è un tecnico molto difensivo ed esperto, quindi non sarà facile). Io ovviamente spero che la Juve non gliene faccia neanche uno! 🙂

          18. E’ la stessa cosa che ho pensato io. Finora, tra le 4 squadre qualificate, nessuna può ambire alla vittoria finale della Champions e se la Juve riuscisse a eliminare l’Atletico avrebbe serie chance di vittoria finale. Speriamo che l’eventualità non si concretizzi e tutto lascia ben sperare: da un lato c’è una squadra come l’Atletico che fa della solidità difensiva la sua forza principale, mentre dall’altro lato c’è una squadra non solo in difficoltà fisica (nelle ultime uscite la Juve mi è sembrata abbastanza stanca) ma anche con beghe societarie non da poco, perchè la love story con Allegri sembra al capolinea e alcune dichiarazioni della dirigenza hanno complicato la cosa.
            SPeriamo bene: incrociamo le dita e forza Atletico Madrid!!!!!!

  2. bene, d’altronde l’amore non ha età… In fondo, quando un uomo come Clint riesce a sviscerare tanta umanità nei sui film, abbracciando una serie di personaggi diversi tra di loro, ma accomunati da una voglia di raccontare le loro storie facendole diventare più vere della verità stessa, è perché un regista della sua levatura riesce a dare risalto proprio a quelle persone, normali e non, che spesso sentiamo nei telegiornali ma che dimentichiamo il giorno dopo, sostituiti da altri anonimi protagonisti. Ogni suo film è una chicca, e magari la prossima pellicola avrà come attore principale il nostro vicino di casa, insospettato, ma anche lui con una storia inaspettata, per quanto quotidiana.
    Come al solito, bella recensione, originale quanto basta per essere accomunato a colui che l’ha ispirata.

    1. Caro Barman
      essee accumunato a Clint è un onore di cui ti ringrazio, pur sentendomi indegno di tale paragone.

      Hai colto proprio il segno, sai, quando dici che Clint ha una sensibilità straordinaria per raccontare storie ordinarie rendendole più vere della vita stesse, una sorta di paradigmi in cui specchiarsi e riflettere.
      Tutti i personaggi dei suoi film hanno qualcosa di interessante da dire, anche quelli meno importanti di tutti (come il messicano fermato per errore da Bradley Cooper nel finale del film).
      Tanto di cappello a uno dei cineasti più bravi e longevi di ogni tempo!!!!!

      E grazie a te per l’interessante contributo!!!!

  3. Veramente un signor film. Eastwood come regista continua sempre a sorprendermi e si dimostra ogni volta più bravo. Anche questo The Mule mi ha sorpreso tantissimo e sono uscito dalle sale molto soddisfatto. Il viaggio che Eastwood fa in questo film è molto importante e sono d’accordo con te per quanto riguarda le motivazioni che spingono il suo personaggio alla redenzione.
    Bellissimo articolo!

    1. Eh si, stavolta Clint h amesso d’accordo proprio tutti come non gli capitava da tempo.
      E mi fa piacere che tu abbia apprezzatto anche il mio post più celebrativo del solito, ma la soddisfazione emotiva che mi ha suscitato la visione è stata tale da travolgermi!!!!!
      Speriamo torni presto a deliziarci con opere così!!!!

  4. Buongiorno, fratello, scusa il ritardo con cui commento questo tuo ultimissimo post: come scrivevo via WhatsApp all’amico Butcher, in questo periodo ho avuto la necessità di allontanarmi da WordPress, social che per me rappresenta, oltre che un divertimento ed un arricchimento amicale e culturale, anche tuttavia un impegno in termini di scrittura e lettura, che in effetti normalmente amo spendere, ma non ora, non in un momento in cui un accumulo di lavoro, per altro meraviglioso, mi sta veramente sottraendo tutte le ore di tempo possibili ed immaginabili…

    Detto questo, ti faccio subito i miei complimenti per la tua recensione (perché questa volta il tuo post è davvero tale): senza optare per una disamina tecnica, hai comunque afferrato con entrambe le mani il cuore pulsante della regia, della sceneggiatura e della messa in scena in generale di questo film ed ossia una sorta di lungo transfert, quasi una confessione personale ed autobiografica ed un peana di vittoria e redenzione, nonché un apologo e sul senso del sacrificio, che, se compiuto alla fine di una vita vissuta egoisticamente, diviene salvifico… Quindi un memoriale ed anche un epitaffio.

    Eastwood è vecchio, molto vecchio, ma ha saputo negli anni circondarsi di collaboratori preziosi, che hanno saputo sempre interpretare al meglio le sue indicazioni, permettendogli di fare film comunque personali e potenti (anche quando avevano trame esili), in modo incredibilmente simile ad un altro imperatore del cinema come Kurosawa (il quale, non dimentichiamo, girò il suo ultimo film quasi da cieco).

    È evidente, amico mio, come le tue recensioni più compiute (in cui la tua eccellente prosa sposa un’analisi di critica cinematografica magari non estetica-didattica ma di certo filmica) vengano da te scritte con film che hai visto al cinema e non in casa, giacché c’è una specie di valore aggiunto nella tua esposizione, come un omaggio all’avvenimento dell’essere andato in sala… Ma forse vaneggio, perché come scrivevo sopra sto veramente dividendomi tra mille scadenze, mescolando il mio lavoro prosaico di commerciale per una ditta brokeraggio alimentare (cerco i prezzi ed i prodotti migliori e relaziono a chi poi deve vendere) a quello serale di collaborazione con un piccolo editore si sci-fi ed un’associazione culturale che si sta per trasformare in negozio on line di fumetti, gadget ed editoria elettronica…

    Leggo inoltre dai tuoi commenti che stai proseguendo le tue visioni televisive… Perciò ti chiedo se per caso hai completato Black Lightning (che decolla finalmente nella seconda parte della prima stagione), hai poi visto Titans e se ti sei avvicinato al fenomeno del momento ovvero il chiacchieratissimo The Umbrella Academy.

    Io intanto sto anche seguendo (grazie a Rai Play) Il Nome della Rosa e sempre via app mi sono visto la famosa stagione del Doctor Who scritta dal Chris Chibnall di Broadchurch ed interpretata da una magnifica Jodie Whittaker.

    Infine, condivido con te il dolore per la quasi certa chiusura di tutto l’Arrowverse, compresa la serie dedicata all’amata figlia di Krypton… Ma non prima della già annunciata e confermata Quinta Stagione…

    Tra l’altro a breve iniziano le versioni italiane su Mediaset Premium e Sky, nonché su Infinity…

    Un abbraccio.

    1. Caro amico e confratello ermenauta, per me è sempre una gioia sincera e appassionata leggere un tuo commento, per cui non c’è ritardo che tenga o che tu debba giustificare.
      Mi duole saperti in altre faccende affaccendato le quali riempiono il tuo tempo fino a strangolarlo, ma mi compiaccio di saperti galvanizzato da esperienze lavorative gratificanti come la collaborazione con editori e associazioni cultural sci-fi. Il troppo lavoro può essere bello o brutto a seconda di quanto è piacevole e nel tuo caso, dall’entusiasmo con cui scrivi, mi pare che siamo in questo caso. Complimenti, quindi!!!!
      Dopo il doveroso incipit amicale, passo al nocciolo del discorso, ovvero l’ultima opera di Clint Eastwood. Il paragone che hai fatto con Kurosawa mi ha fatto balzare sulla sedia: conoscendo perfettamente l’ammirazione quasi devota che nutri per il maestro giapponese, rende il tuo parallelismo con Clint un attestato di stima enorme per uno dei più grandi giganti del cinema moderno. E tra le sue virtù spicca senz’altro la longevità veramente fuori dal comune, considerando anche il fatto che è salito alla ribalta come regista soltanto alla soglia dei 60 anni con Bird.
      Da sempre considero la continuità (nelle sue molteplici declinazioni, come per l’appunto la longevità) come una delle qualità umane più rilevanti: fare la cosa giusta\buona\opportuna\migliore una volta può capitare a tutti, ma solo la ripetizione di quel comportamento ottimale qualifica la persona. E in questo Clint è senz’altro uno dei campioni più splendenti del cinema, motivo alla base della mia sincera passione per il suo modo di fare film che ho cercato di esprimere con questa recensione.
      Tra l’altro, nella tua disamina hai colto un punto essenziale, ovvero la sacralità che ha per me andare al cinema. Come sai frequento poco la sala dal momento che non mi piace andare al cinema da solo (la considero una pratica onanistica di cui mi sono “macchiato” in una sola occasione, quando andai a vedere Mr. Holmes), per cui la rarità dell’evento rende ogni film visto al cinema davvero speciale per me. È per questo che recensisco praticamente ogni film che vedo al cinema, come per l’appunto in questo caso.
      Passiamo infine al mondo serie tv.
      Innanzitutto ti faccio una domanda a bruciapelo: i primi due episodi de Il Nome della Rosa ti sono piaciuti? Io aspetterò che siano tutti e 8 disponibili prima di cominciare la visione .
      Sul fronte Berlantiverse invece il discorso è molto più complesso. Ho scoperto solo ieri che Arrow chiuderà con un’ottava stagione ridotta, leggendo un post sul profilo Instagram di Stephen Amell. Ti confesso che la cosa mi ha sollevato. Dopo le prime due brillantissime stagioni infatti, Arrow aveva imboccato un lento ma inesorabile declino che, a parte qualche guizzo sporadico, stava trascinando lo show nella cacca più assoluta. Chiuderlo è un atto di clemenza doveroso soprattutto nei confronti di chi lo ha amato. Che poi si tiri dietro tutti gli altri show dell’universo DC è abbastanza logico e naturale, anche se ovviamente mette un po’ di tristezza. Non ho capito se chiuderanno tutti e tre (Supergirl, Flash, Leggende) e spero che almeno quest’ultimo possa proseguire giacchè è il più brillante e ha ancora molto da dire secondo me.
      Ho visto entrambe le costole laterali del Berlantiverse, ossia Black Lightining e Titans.
      La prima l’ho interrotta a metà della prima stagione completamente nauseato dal ritmo lento, dal supereroe improponibile e dal cattivo surreale. Nemmeno le due figlie gnocche mi hanno convinto a proseguire e quando è cominciata a filtrare la cazzata megagalattica che i superpoteri erano stati presi dopo aver fatto un vaccino, ebbene il mio cervello si è rifiutato di proseguire.
      Discorso molto diverso invece per quanto riguarda TITANS, serie tv che ho adorato per il taglio molto adulto (nonostante il cast lasciasse presagire il contrario), per il ritmo sincopato, per lo stile variegato e per scelte narrative molto originali (ci sono 2, forse 3 episodi) in cui la narrazione resta praticamente sospesa a vantaggio di flashback o flashforward veri o verosimili, una vera chicca che solo sceneggiatori con le contropalle avrebbero il coraggio di portare avanti.
      Concludo invece con una notizia che so già ti farà piacere. Ho visto le prime due stagioni di Fargo.
      La prima l’ho semplicemente adorata. La seconda mi è piaciuta ma un po’ meno della prima, colpa forse di un cast meno convincente. La terza mi astengo dal giudicarla poiché sono solo al terzo episodio. Comunque c’è poco da dire: si tratta di un prodotto fuori dal comune per stile, forma e contenuti: una vera gemma. Toglimi una curiosità: non ho mai visto il film omonimo (lo sto cercando da giorni infruttuosamente) e vorrei sapere che tipi di collegamento ci sono con la serie….
      Ora ti saluto fratello. Buona giornata e buon lavoro!!!

      1. Caro Gianni, anzitutto sappi che hai detto parole bellissime su Eastwood e sul suo modo di fare cinema… Dovresti fare tesoro di queste tue intuizioni, perché hanno l’odore della verità svelata ed il profumo dell’umiltà colta e mai la puzza della prosopopea supponente e soprattutto sono una luce limpida contro l’ombra dell’ignoranza peggiore ovvero quella che è fiera di essere tale… Ma veniamo alla seconda parte, quella sul Mondo TV (anche detto Mondo Cane!)

        Mi tengo per dopo la “chicca” e parto con il Il Nome della Rosa, su cui sto sospendendo il giudizio in attesa di vedere tutte le puntate: in molti lo hanno stroncato, facendo il confronto non già con il romanzo (a cui invece bisognerebbe riferirsi nel giudicare) ma con il film ed ovviamente la sintassi da sceneggiato televisivo, nonché una messa in scena economicamente più povera economicamente di quella del colossale film di Annaud ha per molti segnato un punto di sconfitta, ma a mio avviso i problemi sono altri (ne parleremo), mentre, di contro, molto della parte storica dell’opera di Eco è presente in questo sceneggiato…

        Il Berlantiverse verrà chiuso tutto, senza eccezioni e non per un banale calo di audience, ma per un normale avvicendamento che tutti i procedural con trama orizzontale lunga stanno subendo negli USA (sopravvivono, stagione dopo stagione, solo i procedural duri e puri, come NCIS): per Arrow l’ultima stagione sarà appunto l’Ottava e per la nostra amata Kara sarà la Quinta (ti ricordo che questo mese comincia la Quarta in italiano), mentre per le Leggende attendiamo la conferma uffciale.

        Come avrai notato, Black Lightining e Titans sono effettivamente produzioni Berlanti anch’esse, ma si allontanano entrambe dal tono di romantic-action-comedy presente in tutto l’Arrowverse, avvicinandosi di più al tono cool ed adulto delle produzioni originali Netflix e non a caso sono da questa distribuite nel mondo: è ovvio che avrano pertanto una vita più lunga, ma comunque mai più di poche stagioni (è un timer inserito dagli autori nel DNA delle nuove serie oramai)… Malgrado la serie all black sia la meno riuscita (soprattutto per il suo tentativo goffo di scimmiottare il tono di orgoglio nero copiato da Black Panther, i tòpoi di Berlanti ci sono tutti, dalle super-gnocche all’inclusività sociale e di gender, ma concordo con te che Titans spacca di brutto!

        Sai cosa, amico? Titans è la versione in piccolo del vero gioiello di stagione ovvero The Umbrella Academy, la miglior serie di genere supereroistico di sempre, perché, come dicevo in un mio commento ad un post apposito di Omniverso, sia gli autori della serie a fumetti (Gerard Way e Gabriel Bá), sia lo showrunner e capo-sceneggiatore televisivo Steve Blackman hanno preso decenni di televisione sugli eroi in calzamaglia e li hanno fusi, attualizzandoli al mood netflixiano, creando la serie super e weird definitiva, con dentro anche la consapevolezza di essere tale: citazioni ed ironie ovunque, tutte guidate da un cinismo da black humour molto british… Una fiction che è certamente sfacciatamente cool, quel tanto modaiola che basta, ma anche antidoto perfetto per i deliri teen alla Riverdale, la serie principe del fascino instagrammato delle Barbie Girl demoniache (premetto, per me quest’ultima una cagata indegna)… Ma mentre Riverdale gioca con i cliché in modo glamour, The Umbrella Academy rompe il glamour tradizionale per diventare “stilosa” in modo differente ed alternativo (basti vedere come declinano i gender nelle amicizie), ma in ogni caso non c’è gara tra le due serie!

        Due video, due momenti di danza, due saggi televisivi su come si declinano le pulsioni teen…

        Riverdale style

        The Umbrella Academy style

        Le clip che ho linkato sopra non sono state scelte a caso tra le tante, ma sono emblematiche davvero per un diverso modo di approcciare, anche a livello pubblicitario sui social, lo stesso pubblico teen ma di fascia culturale e sociale diversa… Gli americani!…

        Mi sono tenuto per il “dessert” un mio amore personale: Fargo.

        Fargo è fondamentale, seminale, essenziale, totemica: parte dal film dei Coen, anzi dal suo CUORE e poi va per la sua strada, fingendo di percorrere lo stesso stile del noir disincantato, antieroico e bizzarro che i fratelli hanno sancito con il loro film del 1996 e ribadito quasi identico con il loro capolavoro No Country for Old Men del 2007, ma in realtà è solo la partenza o meglio la piattaforma di lancio di uno strano veicolo narrativo che è il modo di fare storytelling di Noah Hawley…

        Non c’è alcuna correlazione di storia tra il film Fargo e le vicende narrate nelle tre stagioni, ma Hawley gioca come se ci fosse, perché c’è una poliziotta donna umiliata nella sua intelligenza da un capo stupido e la neve e gente di frontiera e la mafia e la criminalità organizzata che si avvale di nostri o scherzi della natura, con storie che sembrano vere e gente che sembra vera, perché la grandezza di Howley è dirti che siccome la vita ti stupisce, tutto può essere vero, persino che gli alieni cambino gli eventi di una sparatoria…

        Fargo è un contenitore poetico di storie narrate praticamente infinito, come il fiume Po di Peppone e Don Camillo, come la Toscana di Malvaldi o la provincia francese di Maupassant…

        E poi, la beffa che tutta la seconda stagione è in realtà il prequel della prima, con tanti riferimenti puntuali precisi ed inequivocabili, per completare la narrazione della prima stagione, per allontanarla ancora di più dal film e preparare il terreno per la terza, dove il male assoluto è un villain così terreno e brutto e scostante eppure a tratti persino metafisico…

        Un abbraccio.

        1. Non avevo dato un soldo di fiducia a The Umbrella Academy, dico sul serio. Ne ho sentito parlare bene ma da fonti talmente eterogenee e spesso poco attendibili da ritenere che il gradimento collettivo fosse diventato una sorta di moda, un po’ come con Stranger Things, serie tv ampiamente sopravvalutata a causa del essere nascostamente paracula e quindi apprezzata in modo quasi seriale dagli spettatori (piace a tutti, deve piacere per forza anche a me). È un po’ la stessa cosa che è successa con La Casa Di Carta, serie tv mediocre assurta a fenomeno collettivo col passa parola che ha così ignorato nascondendo sotto il tappeto la tanta polvere che sporcava il prodotto (cast ridicolo, sceneggiatura scritta coi piedi, messa in scena pietosa) esaltando l’unico elemento veramente brillante (il plot).
          Sono quindi lieto di aver letto le tue parole che hanno così illuminato il mio pregiudizio su The Umbrella Academy e ti informo subito che provvederò quanto prima al suo recupero. Grazie per l’illuminazione, amico mio!!!
          Le tue parole sono Fargo sono semplicemente perfette: in poche frasi hai raccolto tutto il senso e il fascino di una serie tv che pur inventando niente di nuovo è tra le più originali che abbia visto. E le interpretazioni di Thorton e Freeman nella prima stagione sono tra le migliori che abbia mai visto in una show televisivo
          Proprio ieri ho scoperto che è iniziata la messa in onda in Italia delle Leggende e che a breve inizieranno anche gli altri (era ora!!!!). Come ti dicevo, spero che almeno Sara Lance e compagnia possano salvarsi. Sono poi curioso di vedere a cosa si dedicherà Berlanti: se creerà un nuovo Berlantiverse oppure (cosa che ritengo più probabile) curerà qualche serie tv meno “impegnativa” come Titans dedicandosi invece al cinema (stando alla sua pagina imdb nei prossimi anni sembra più impegnato sul fronte).
          Ora ti saluto e corro a cercare i link di The Umbrella Academy!!!!!!
          Buon week-end!!!!
          PS: aspetto con fervore un tuo giudizio più compiuto su Il Nome della Rosa dopo i prossimi episodi!!!!

          1. Whaoo, hai dato giudizi davvero tranchan su due fenomeni televisivi che hanno goduto di una palese sopravvalutazione nei social media che ha permesso loro di acquistare molto più valore di quanto non avessero intrinsecamente… Ma mi sento di fare un distinguo: La Casa di Carta è uno sceneggiato televisivo dalla trama e dallo sviluppo davvero brillante, che ha tutto il mio rispetto, giacché malgrado gli evidentissimi limiti di una produzione nazionale economicamente povera, dalla messa in scena provinciale, ha ricevuto dal suo autore una caratterizzazione dei personaggi davvero eccellente, che ha spesso sopperito in modo completo alle carenze recitative dei singoli interpreti (avere sul set dei carneadi che sembrano appena usciti da uno spot per una casa di cura non è come affidare un copione al cast di Fargo!) e soprattutto è stata per me la cosiddetta serie che nessuno si aspettava, con risvolti di trama originali e persino epici sul finale, nella quale il successo travolgente è stato inizialmente solo spagnolo, tutto orgogliosamente nazionale, costruito senza soldi spesi in pubblicità, ma solo con il passaparola degli stessi spettatori soddisfatti (poi è arrivata Netflix, l’ha rimontata e l’ha distribuita nel mondo, lanciandola come fenomeno mediale); Strangers Things è un cyborg, un oggetto costruito a tavolino per infinocchiare un preciso target di pubblico nerd e nostalgico, un OGM frutto di vera passione cinematografica (gli autori vengono dall’underground più motivato) e tanto tanto tanto calcolo ruffiano… Insomma, impossibile non notare il divario, perché alla fine laddove c’è in una della potenzialità malamente espressa, per colpa di limiti oggettivi di natura produttiva, dall’altra c’è il massimo possibile espresso da una writers room miliardaria…

            L’essere sconclusionato delle sceneggiature odierne è un male, amico mio, che colpisce oramai film e serial senza distinzioni, con pochissime eccezioni e ciò che all’inizio pensavo fosse solo incapacità mi sono reso conto con gli anni che è invece calcolo: sia in campo cinematografico, come anche in campo televisivo è stato progressivamente tolto l’elemento letterario e narrativo (in senso puro) dello storytelling della fiction.

            Un fenomeno quasi mondiale, ma più specificatamente nordamericano, in seguito al quale sono state via via precluse le porte del cinema e della TV ai veri scrittori di fantascienza e giallisti (che invece spopolavano nell’immediato dopoguerra), preferendo al loro posto altri professionisti, certamente bravissimi, ma specializzati negli adattamenti, più sensibili alle mode del momento e allo stile narrativo, piuttosto che al plot…

            Facendo un paragone un po’ forzato, è un fenomeno simile a quello che è accaduto in campo editoriale in occidente, laddove a brillanti traduttori sono stati negli ultimi tempi preferiti professionisti che non si sono più occupati di tradurre fedelmente una lingua straniera in italiano, ma si sono limitati a fare traduzione sbrigative, passando la maggioranza del loro tempo a trasformare quei canovacci nel testo più vendibile, che un po’ come dire “prendo un cattivo traduttore che mi costa poco ed un bravissimo adattatore che mi trasforma il testo nel romanzo che la gente vuole leggere in quel momento”.

            Ti assicuro che parlo per esperienza diretta, in un mondo in cui sto lavorando da 8 anni e che non fa neanche la fatica di nascondere questo processo…

            Ti saluto con questo piccolo aneddoto: una prestigiosa casa editrice di fumetti romana, la Comic Art, aveva anni fa ha iniziato la pubblicazione in italiano di un manga di ambientazione medievale, L’immortale, con disegni raffinatissimi che accompagnavano una storia di eroismo e redenzione ambientata nel feudalesimo del Sol Levante; l’editore italiano affidò il lavoro ad una bravissima traduttrice, che si impegnò per mesi a tradurre quel giapponese antico in una lingua italiana ricca di riferimenti storici, una vulgata con un lessico ricercato tanto quanto l’originale, con parole desuete ed una sintassi che rispecchiavano fedelmente l’originale; le vendite furono scarsissime e così la casa editrice cedette i diritti al gruppo Panini Disney, il quale penso bene di ristampare il fumetto sin dall’inizio, in una nuova veste editoriale assolutamente di prestigio e cambiando completamente traduzione ed adattamenti; il nuovo testo era snello, moderno, pieno di parole, offese e volgarità che nell’originale non erano assolutamente presenti, in bocca a personaggi che in questo modo sembravano più dei mafiosi yakuza che non dei samurai; la nuova edizione vendette molto e nessuno si preoccupò di fare confronti.

            Con queste parole penso di aver scalfito appena la superficie di una montagna di problemi legati agli adattamenti e alla scrittura per il cinema e la TV.

            Buon weekend.

          2. Se sull’accorta descrizione di Strangers Things che hai fornito non potrei dire di più né di meglio, permettimi di fare qualche precisazione su La Casa Di Carta.
            A mio fallibilissimo parere, pur non essendo scritta e orchestrata con la stessa sfacciata ruffianeria di Strangers Things, anche la Casa di Carta tende a mescolare topoi narrativi ampiamente consolidati sia nello stile che nel sicuro apprezzamento del pubblico. I rimandi a opere del passato sono tanti: da The Inside Man di Spike Lee (film che adorai) a Seven di Fincher, ma anche V per Vendetta e perché no anche un po’ di 12 Monkeys. Bada bene: non critico né la citazione né i richiami in quanto tali (tanto cinema favoloso è costruito in questo modo) bensì il ruffiano assemblamento che ne hanno fatto gli autori.
            Dopo tutto questo pippone ti dico anche a me è piaciuta (come Strangers Things, per altro): allora di cosa caspita di lamenti? Starai pensando… ma il mio, come avrai capito, non è un lamento bensì il giudizio disincantato di chi preferisce essere stupito che coccolato da una sceneggiatura.
            Ma questa è un’altra storia che poi si collega anche alle tue riflessioni sui limiti delle sceneggiature attuali, schiave di logiche commerciali che mirano più a compiacere pubblico che a sorprenderlo.
            Il tuo esempio per altro è molto lampante, figlio della tua eterogenea cultura che sa mescolare abilmente umanesimo e modernità.
            O forse stiamo solo diventando vecchi brontoloni che cercano sempre un pretesto per lamentarsi di qualcosa eheheheheh

          3. Ovviamente sono d’accordo con te su tutto, sia su come l’autore de La Casa di Carta abbia giocato in modo smaccato su soluzioni narrative già viste (la tua citazione del bellissimo film di Lee è fantastica), sia sul fatto che anche a me alla fine siano piaciute entrambe le serie! Cosa che potrebbe risultare strana per chi non sia ermenàuta come noi due, ma che invece è assolutamente normale…

            Anche la da me esaltata The Umbrella Academy ha una base di “paraculaggine” scandalosa, ma questo non è in contrasto con l’essere anche molto bella… Credo quia absurdum est diceva Sant’Agostino, uno dei primi ermenàuti ante litteram…

            Come sei messo con True Detective?

            P.S. No, non siamo vecchi brontoloni… Vecchi forse (io certamente), Brontoloni magari anche, ma non le due cose abbinate. Siamo un argine all’entropia intellettuale, un baluardo alla barbarie, soldato in una guerra contro il nullismo ed il nientismo, siamo nerd e siamo padri, siamo i Men in Black della vita quotidiana, che non si arrendono anche quando la delusione sembra avere la meglio, perché non vogliamo uscire a partita in corso e lasciare in difesa una prole che ha ancora i banchi di memoria vuoti ed aperti alla scoperta.

            Buona domenica.

          4. The Inside Man è un film particolare per me e con un pizzico di vergogna ammetto che è il film di Spike Lee che preferisco, non solo perchè è tra le sue opere più leggere e meno significanti, ma perchè è uno dei rari casi in cui ho visto un film non per scelta pregressa ponderata bensì per caso, imbattendomi nella sua trasmissione televisiva molti anni fa e restando incollato allo schermo fotogramma dopo fotogramma, incapace di cambiare canale.
            Tornando al discorso di cui sopra, i film di Lee hanno sempre un cuore narrativo pulsante, una scrittura originale sia nei contenuti che nella forma e tutto ciò è un fiore nel deserto di omologazione di cui parlavamo poc’anzi e il fatto che quest’anno abbia vinto l’oscar per la migliior sceneggiatura mi fa ben sperare per il futuro 🙂

            Riguardo True Detective, giusto 2 giorni fa (a serie ultimata) ho scaricato tutti gli episodi sull’ondemand di Sky (come sai preferisco il binge watching alla visione settimanale), tuttavia la visione non sarà immediata giacchè prima voglio ultimare la terza stagione di Fargo.
            Parallelamente sto anche vedendo Shades of Blue (serie consigliatami da wayne): la conosci? E’ molto gradevole, principalmente per le caratterizzazioni dei personaggi offerte dai due protagonisti: un’insospettabile Jennifer Lopez e un Ray Liotta sontuosissimo come non gli capitava da tempo immemore.

            A proposito di ermenauti ante litteram, sto recuperando in questi giorni una trilogia di romanzi storici che Robert Harris ha dedicato a quel furbastro di Ciceone (so che non sono il tuo genere, però te li consiglio 😉 ). Ebbene, senz’altro anche l’illustre figlio di Tuscolo potrebbe essere inserito ad honorem in questa cerchia di padri spirituali che gettarono le fondamenta dei principi della Disciplina cui poi noi abbiamo dato forma e sostanza.
            Buona domenica Kasa, ora devo scappare a comprare i tortellini al pastaio artigianale del paese, prima che le comari facciano piazza pulita!!!!!

          5. Accolgo, con un pizzico d’invidia ed un grande rispetto, la conferma che hai fornito, sul finale del commento, della tua colta passione per un genere letterario, a metà tra la novelization ed il saggio storico, che non ha mai trovato sponda nel mio interesse personale, ma assolutamente non perché non lo consideri degno, tutt’altro, ma solo perché esso si trova in una mia speciale zona d’ombra, creatasi dalla stratificazione di anni di inclusioni ed esclusioni, di letture e visioni, prese ad ogni bivio della vita e che oggi mi risulterebbe davvero difficile ribaltare, anche perchè più giorni passano, più le mie scelte libere diventano minoritarie nei confronti di quelle ricercate per passione di blogger o per necessità di lavoro (come proofreader, ad esempio, sono divenuto nell’ultimo anno, mio malgrado, un lettore di fantascienza accanito come non mai).

            Su True Detective sarò lieto di sapere cosa ne pensi alla fine della visione, su questo ennesimo esempio di narrazione su tre piani temporali narrativi mai confusionari (tre diversi decenni, tre diverse età fisiche di invecchiamento degli interpreti, che possono confondere solo una mente piccolissima come quella di una gallina, tanto sono ben separate, quasi in modo manicheo), su questa costruzione di una storia crime classica e poi sulla sua destrutturazione e rilettura (come già avvenuto nella prima stagione) ed infine sull’interpretazione immensa di un da me prima sottovalutato Mahershala Ali, (l’ho anche visto in Green Book ed è incredibile, molto più del film, comunque molto bello, ma certamente non originale).

            In ogni caso, malgrado tutto, soppesando ogni pregio ed ogni difetto, nulla di tutto questo supera il gigantismo della Terza Stagione di True Detective, con un plot noir apparentemente familiare, ma su cui Hawley ricama un drappeggio di vite quotidiane sempre ai bordi della normalità, mai assurde o inverosimili, ma comunque sempre sbattute dal vento di un destino capriccioso e per questo realistico, con quel pizzico di metafisicità non demenziale ma allegorica (la poliziotta che sembra essere refrattaria ai sensori di movimento di apertura porte o rubinetti dell’acqua).

            Insomma, con tutto questo ben di Dio, faccio fatica a parlare del procedural telenovelesco con Jennifer “Ho un panettone al posto del culo” Lopez…

            Effettivamente, ammetto che anch’io sovente guardo per rilassarmi delle serie televisive e dei film che sono, come dire, in una comfort zone di visioni fatte da soli cliché ed in questa categoria rientrano praticamente la quasi totalità dei procedural statunitensi, come una delle serie tv che ho seguito recentemente ovvero Golden Boy o il procedural ospedaliero The Good Doctor: sono tutti serial televisivi che guardo con il cervello in pilota automatico, al minimo delle mie necessità di comprensione e talvolta mentre mangio o addirittura mentre scambio due parole con mia moglie, tanto sono telefonati i dialoghi e tanto sono prevedibili gli sviluppi narrativi, ma ogni tanto il mio cervello, anche se in stand-by, si riaccende e si ribella ad alcuni eccessi di déjà-vu, impedendomi di proseguire, come mi è capitato con il remake di MacGyver o con 9-1-1 e con Shades of Blue, serie TV che considero certamente godibile ma, cazzo, talmente irreale da essere più fantascientifica di Altered Carbon, con poliziotti che sembrano le più triste macchiette di ogni poliziotto televisivo, corrotto, divorziato, anti-eroico, quasi parodistico, come quelli dei film fintamente realistici e fintamente nichilisti come Triple 9 quest’ultimo palese contentino per quegli spettatori incapaci di accogliere opere narrative davvero pulp e complesse e pensano di aver visto chissà quale dramma urbano senza accorgersi che si tratta invece di una svogliata scopiazzatura di tonnellate di cinema poliziesco americano).

            Quindi voglio essere chiaro: sia Golden Boy sia Shades of Blue sono schifosamente clichettari senza appello, ma pur essendo entrambi un confortevole sonnifero per la mia coscienza, il primo ha la forza di un sopportabile calcio sugli stinchi della mia cultura, mentre il secondo quella di un insopportabile calcio sulle palle.

            Sono stato troppo maleducato?

            Buona Domenica.

          6. La contestualizzazione e la relativizzazione di un pensiero sono elementi fondamentali per la sua comprensione. Se nella stessa discussione dove abbiamo decantato e tessuto le lodi di Fargo menziono una serie come Shades of Blue lodandola, non è già perchè la consideri minimamente allo stesso livello, ma questo tu già lo sai. SoB fa parte di quel gruppo di procedural o similari che guardo mentre mi alleno (mi pare di averti già detto che 3-4 volte a settimana mi alleno in casa ma essendo pigro di natura, porto avanti il mio allenamento solo perchè mentre fatico mi distraggo guardando una serie tv). A questo scopo scelgo serie che so impegnano poco il cervello e SoB rientra in questa categoria.
            Pertanto è una buona serie tv da guardare quando si fa qualcos’altro di più importante 🙂
            Ed è per questo che mi posso ermenauticamente permettere di essere perfettamente d’accordo con te quando definisci SoB un insopportabile calcio delle palle.

            Riguardo True Detective ti aggiornerò presto, o almeno spero. Nemmeno io sono mai stato un estimatore di Ali, forse obnubilato dal pregiudizio formatosi tempo fa (vedendolo prima in House of card e poi in Moonligh) quando lo giudicai un attore terribilmente snob. Sarò quindi ben lieto di rivedere il mio giudizio su di lui e sulle opere cui ha preso parte!

    2. Mi dispiace moltissimo che tu non abbia apprezzato né Codice 999 né Shades of Blue: a mio giudizio nei rispettivi campi (film e serie tv) rappresentano il poliziesco nella sua forma più alta e più pura. Poi sono d’accordo sul fatto che entrambi si basano su un cliché abusato (i poliziotti corrotti), ma purtroppo oggi il 99% delle storie è una rimasticatura più o meno dichiarata di roba già vista, quindi secondo me non ha più senso bocciare un prodotto perché poco originale.
      Gli unici casi in cui sono ancora rigido su questo punto è quando una sceneggiatura viene copiata da capo a piedi senza dichiararlo: ad esempio, “Life – Non oltrepassare il limite” è un plagio spudorato di Alien, quindi se fossi stato in Ridley Scott sarei corso dall’avvocato alla velocità della luce.
      Colgo l’occasione per dirti che ieri ho visto un film che secondo me ti piacerebbe: Maria regina di Scozia. Non era affatto facile tenere lo spettatore incollato allo schermo parlando di una vicenda storica così lontana da noi sotto ogni aspetto, ma questo film ci è riuscito in pieno, e infatti non ho avuto neanche per un attimo la tentazione di mollarlo.
      Inoltre, a Margot Robbie/Elisabetta I viene messa in bocca una battuta memorabile: “Ho rinunciato totalmente a me stessa per il trono, da cui dipende ogni mia parola e azione”. Ho trovato queste parole profondamente vere, perché capita a molte persone di farsi divorare così profondamente dalla propria ambizione che finiscono per compiere anche le azioni più riprovevoli, al solo fine di conservare o migliorare la propria posizione. Sarebbe valsa la pena di guardare il film soltanto per quella battuta.
      E comunque, l’epiteto “Ho un panettone al posto del culo” più che a Jennifer Lopez si addice a questa stellina di Instagram:

      Solo io potevo infilare nello stesso commento Maria Stuarda, Elisabetta I e questa scostumata! 🙂

      1. Cavoli, John, su Life hai ragionissima! È pazzesco quanto sia un plagio del film di Scott!! La cosa più indecorosa è che a suo tempo lessi alcune recensioni che senza definirlo un gran film, ne tessevano comunque le lodi per altri aspetti… Insomma, nessuno che avesse detto la cosa più ovvia! La scopiazzatura sfacciata!

        Stavo riflettendo l’altro giorno si alcune tue esternazioni recenti sull’importanza che la storia ha in un film: ancora prima del modo in cui viene narrata una storia, del “come”, deve risaltare il “cosa” si sta narrando e la cosa che più mi ha colpito, riflettendoci, è che uno dei registi al mondo più famoso per essere citazionista (citare è omaggiare, non copiare… Citare è dare consapevolezza di ciò che è accaduto nel passato, far sapere che lo si conosce e che lo spettatore può tenerne conto, comunicando alla fine due significati nella stessa espressione) è anche uno degli ultimi grandi narratori, perché nei suoi film, prima di ogni altra cosa, la storia è grandiosa. Parlo di Tarantino.

        Omaggiare, citare, fare variazioni sul tema… Tanti modi per fare storytelling, ma una buona storia è ciò che ha reso grande il cinema nordamericano del dopoguerra e persino la migliore televisione, portando davanti allo schermo sia il grande pubblico sia la critica più severa e questo è meraviglioso!

        Ora vado su Instagram…

        1. Oltre alla storia a mio giudizio conta molto anche l’atmosfera. Per esempio, in “The son of no one” la storia è alquanto confusa (sembra che lo sceneggiatore l’abbia scritta dopo aver passato una notte a scolarsi pinte e fare gare di rutti con i suoi amici), ma l’atmosfera da noir urbano è così piacevole che si arriva alla fine senza alcun problema.
          E poi, quando in un poliziesco ci metti Ray Liotta e Al Pacino + Katie Holmes nel reparto passera, puoi fare a meno perfino di una sceneggiatura decente. 🙂

          1. The son of no one è un film che mi manca. Le pessime valutazioni che circolano in rete mi hanno sempre dissuaso, ma questo tuo commento favorevole mi ha ringalluzzito: quasi quasi lo recupero… anche perchè di solito i film di Montiel mi piacciono molto.

        2. La differenza tra “copiare” e “citare” è sottilissima, soprattutto nel cinema. Con altri medi, ad esempio in letteratura, basta inserire una nota o una postilla, anche se talvolta gli autori citano senza dichiararlo sfidando il lettore a individuare il filo nascosto (come Eco ne Il nome della rosa, giusto per citare anche un po’ di attualità).
          Anni fa (quando ancora regalavo a SKY 13€ per l’abbonamento al comparto cinema) beccai uno speciale di Gianni Canova intitolato “Italiani senza gloria” nel quale mostrava e spiegava le centinaia citazioni di film italiani (soprattutto speghetti-western) con cui Tarantino ha impreziosito tutti i suoi film. Non so se sia più recuperabile in qualche modo, comunque ti consiglio di vederlo perché è veramente interessante (sembra scritto da te  ). D’altronde ho sempre considerato Tarantino un grande sceneggiatore ancor prima che un grande regista…
          Sempre a proposito di documentari, eoni fa vidi su RAI3 uno speciale su Billy Wilder veramente favoloso (tra l’altro, il vecchio Arthur Abbott interpretato da Eli Wallach in L’amore non va in vacanza, sembra proprio il Billy Wilder di quel documentario). Tra le tante chicche della lunga intervista, c’era una battuta veramente illuminante che mi è tornata in mente leggendo il tuo commento: “Ho iniziato a dirigere i film perché mi ero stufato di registi che rovinavano le mie sceneggiature”…

          PS: comunque a me LIFE, benchè scopiazzato, non è spiaciuto 😉

    3. P.S.: Purtroppo WordPress ha censurato la foto, e non mi riesce difficile immaginare il perché. Ad ogni modo, l’impudica donzella a cui faccio riferimento su Instagram si fa chiamare andreaabeli: scorri un po’ il suo profilo, e capirai al volo come ha fatto a superare i 2 milioni di followers. 🙂

      1. Un mio vecchio compagno di appartamento, ai tempi dell’università, quando si imbatteva in un simile posteriore, per sottolineare la sublime delizia, in genere era solito dire: “quello si che è un culo! È così bello che quando va di corpo, caga bignè

        Un abbraccio, amico

        1. Di norma apprezzo molto più il seno del sedere, ma di fronte a queste 2 divine rotondità perfino io ho dovuto capitolare. Il nostro amico Lapinsù invece è un grande estimatore del lato B, quindi sono convinto che appena ci leggerà diventerà un suo follower alla velocità della luce! 🙂 Buona notte amico mio! 🙂

          1. Anch’io una volta ho mandato un messaggio privato a Sofia Vergara: dopo aver visto Bent – Polizia criminale, le scrissi per dirle che avevo adorato sia il film che la sua interpretazione. Dato che quel film ha fatto schifo a tutti tranne me, probabilmente avrà pensato che la stessi trollando. 🙂

          2. wayne sei mitico!! Solo tu potevi mandare un pvt alla Vergara per complimentarti di una interpretazione!!! Secondo me ha pensato effettivamente che la stavi trollando ma non per il motivo che hai sospettato tu, bensì perchè sei l’unico ad averle mai fatto i complimenti per le sue qualità recitative 😀 😀 😀

            Colgo l’occasione per informarti che ho appena saputo due notizie clamorose:
            1. Sta per uscire un nuovo romando di Don Winslow che sarà il terzo capitolo della saga con Art Keller protagonista
            2. Il network FX ha comprato i diritti per trasporre la trilogia in una serie tv e il progetto è già in fase avanzata
            https://serial.everyeye.it/notizie/la-trilogia-del-cartello-don-winslow-diventera-una-serie-tv-targata-fx-368142.html

            Confesso che tra le due notizie quella che mi esalta di più è la prima perchè, contrariamente alle mie previsione, il seguito de IL POTERE DEL CANE è un gran romanzo e le possibilità che anche il terzo (THE BORDER) sia allo stesso livello sono molte.

            A questo punto parte ufficialmente il toto-casting, amenità cui ci dedicammo tra l’altro anche tempo fa.
            Resto del parere che il mio candidato numero 1 per il ruolo di protagonista è LEONARDO DI CAPRIO, anche se scritturare lui temo sia impossibile per via del lauto cachet che chiederebbe.
            Per quanto riguarda NORA per me il ballottaggio sarebbe tra Jessica Albe e Eiza Gonzales. Infine per Adán Barrera proverei a ingaggiare Michael Peña: per una volta mi piacerebbe vedergli fare la parte del cattivo….

          3. Con quelle guanciotte così tenere Michael Peña può fare solo la parte della spalla buona del protagonista (e infatti è il ruolo che interpreta più di frequente). Adán Barrera invece è un uomo totalmente diverso: bello, smilzo, raffinato, elegante ma allo stesso tempo capace anche di gesti spietatissimi.
            Ad ogni modo, avevamo già fatto un possibile casting per Il potere del cane nei commenti ad un tuo vecchio post (https://lapinsu.wordpress.com/2016/04/12/batman-v-superman-dawn-of-justice/), e confermo ciò che scrissi allora: darei la parte di Adán Barrera ad Eric Roberts, e quella di Art Keller ad Al Pacino. Per Nora invece sceglierei Heather Graham.
            Probabilmente nessuno dei 3 verrà scritturato, perché dovrebbero avere tutti almeno 20 anni in meno per essere credibili nei rispettivi ruoli.
            Dei 3 attori che hai nominato, Eiza Gonzales è quello che mi sembra più calzante: in Baby Driver interpreta un ruolo simile, ovvero la bellona che però sa anche tirare fuori gli artigli.

          4. Effettivamente le tue tre scelte sarebbero perfette se non fosse per l’età.
            Vedrai che tanto alla fine sceglieranno attori poco famosi (e che costano poco) e al più inseriranno solo un attore di fa internazionale: purtroppo FX è un network minore e non ha gli stessi budget di HBO o Fox.
            L’importante è che vengano scelti con cura sceneggiatori e showrunner: se saranno bravi anche attori poco noti potrebbero fare faville (un po’ come quanto in una squadra, un allenatore bravissimo riesce a far esplodere giovani promettenti).

          5. Anche secondo me la qualità della sceneggiatura sarà decisiva per la buona riuscita della serie. Anche perché il materiale di partenza è elefantiaco, e quindi ci vorrà qualcuno che sappia distinguere cosa conservare e cosa tagliare.
            Questo è uno dei compiti più difficili in assoluto, quando si scrive una sceneggiatura basata su un’opera letteraria: non a caso, quando guardo un film tratto da un libro, spesso mi rendo conto che da un lato mancano dei passaggi fondamentali, e dall’altro sono state conservate delle scene del romanzo sulle quali si poteva benissimo sorvolare.
            Sempre riguardo alle prossime uscite, sono rimasto di stucco nel sapere che Vincent D’Onofrio ha deciso di rimettersi dietro la macchina da presa. La notizia mi ha stupito sia perché il suo esordio da regista era stato fallimentare (pensa che il film in questione, Don’t go in the woods, ha 2,7 come media voto su imdb), sia perché come opera seconda ha deciso di fare un western, genere che non ha mai fatto parte della sua filmografia. Ad ogni modo, il suo The Kid è uscito 4 giorni fa negli USA, e spero che arrivi presto anche in Italia! 🙂

          6. Trasporre un romanzo in film è opera complessa e ardita. Le possibilità di riuscita sono miniime per chi ha letto il libro e credo che solitamente gli adattori facciano leva su un fatto essenziale: la stragrande maggiornaza degli spettatori non hanno letto il romanzo nè lo leggeranno…

            Riguardo D’Onofrio, ignoravo completamente che avesse avuto esperienze dietro la camera da presa: il fatto l’esordio sia stato così disastroso quasi mi incuriosisce! Come sai ho un feticcio particolare per i film eccezionalmente brutti 😀

          7. A quanto ho capito è un misto tra un musical e un horror… praticamente è come mischiare le cozze con la nutella, nessuno stupore che abbia preso quel voto lì.
            Stavolta credo che sia andata meglio, anche perché nel suo secondo film ci ha infilato Ethan Hawke, che a differenza sua l’esperienza con il western ce l’ha eccome: infatti pochi anni fa ne ha fatto uno coi fiocchi, Nella valle della violenza. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente! 🙂

          8. Mannaggia a te… praticamente aggiungo un film in watchlist per ogni commento che fai 😀
            Vabbè, ci metto pure questo NELLA VALLE DELLA VIOLENZA, anche perchè Ethan Hawke è un attore incredibile che mi piace molto e che, soprattutto, ha l’innata capacità di scegliere bene i copioni. Infatti, pur participando solo di rado a filmoni, ha l’indiscusso talento di selezionare sempre film dalla sceneggiatura molto brillante e originale:
            First Reformed – La creazione a rischio
            Regression
            Godd Kill
            Predestination
            The Purge
            Brooklyn’s Finest
            Onora il padre e la madre (questo tra l’altro è un film meraviglioso di Lumet che spero tu abbia già visto)

          9. Di Lumet ho visto tanti film, e mi sono piaciuti tutti: Pelle di serpente, Serpico, Il verdetto, Terzo grado… il suo ultimo film effettivamente mi manca: ce l’ho in watchlist praticamente da quando uscì al cinema, e ti confesso che negli ultimi anni non ho mai preso neanche in considerazione l’eventualità di vederlo, perché devo ancora superare la perdita di Philip Seymour Hoffman. La sua morte e quella di Robin Williams sono stati i decessi vip che mi hanno colpito di più in assoluto.
            Dal punto di vista artistico quella di Philip Seymour Hoffman è stata la morte più tragica delle 2, perché Robin Williams era un attore finito da molto tempo, mentre lui invece era in piena attività, e sfornava ogni anno tanti bei film (aiutato anche dal fatto che spesso appariva solo in poche scene).
            Tra l’altro ho letto su Wikipedia che Onora il padre e la madre ha una narrazione non cronologica, e anche questo, te lo confesso, mi scoraggia moltissimo dal vederlo: questa mania di incasinare la linea temporale degli eventi mi ha ampiamente stufato.
            Tuttavia, a compensare questi 2 fattori negativi c’è il tuo parere positivo, che tengo in alta considerazione non solo perché sei mio amico, ma anche perché viene da un cinefilo con il quale mi trovo spesso d’accordo: pensa che, se vado sulla tua pagina imdb, mi dice che ha ben 112 film in comune con la mia, e in 67 di quei 112 casi abbiamo dato al film lo stesso identico voto.
            Riguardo a Good Kill, l’ho visto anch’io, ma non certo per merito di Ethan Hawke: a convincermi sono state le tettone di January Jones! 🙂

          10. Onora il padre e la madre è un filmone clamoroso e di certo Lumet non poteva chiudere diversamente la sua meravigliosa carriera. Questo è un film che devi assolutamente vedere perché è un’opera essenziale e seminale per tanto cinema che è venuto successivamente. E non ti devi preoccupare per le sfasature nei piani temporali della narrazione perché sono gestite in maniera egregia dal regista e comunque non hanno un aspetto centrale come in altri film, ad esempio Memento.
            Motivo in più per vedere il film è il fatto che in questa pellicola Marisa Tomei s’è mostrata per la prima volta come mamma l’ha fatta: un’autentica meraviglia. Se solo January Jones girasse scene bollenti come quelle della Tomei in questo film sbancherebbe il botteghino, poco ma sicuro!!!
            Già che siamo in ballo con le nostre affinità cinefile (non mi dilungo nemmeno a ricordare quanto tenga in considerazione il tuo giudizio, giacchè la quasi totalità delle opere che mi hai consigliato hanno trovato il mio totale apprezzamento, a partire da quel Warrior che mi consigliasti circa un lustro fa…) mi hanno incuriosito le statistiche che hai estrapolato da IMDB. Dato che sono un fruitore maniacale della piattaforma in questione, sono curiosissimo di sapere come hai fatto a recuperare le informazioni sui film che abbiamo visto entrambi e sui voti che abbiamo dato 😀

          11. Mi è bastato andare alla tua pagina imdb: sotto agli ultimi 5 voti che hai dato c’è scritto:

            Compared to you
            Rated 112 of the same titles.
            Similar ratings for 67 of them.
            Thinks another 18 are better.
            Thinks 27 are worse.

            Probabilmente a te dirà la stessa cosa, se vai alla mia pagina imdb: https://www.imdb.com/user/ur55603897/?ref_=nb_usr_prof_0.
            Riguardo a Marisa Tomei, è un’attrice che fa impazzire anche me. Non tanto per le sue doti fisiche, ma per il suo atteggiamento: nelle interviste mostra spesso un sorriso meraviglioso, e un atteggiamento solare che mi manda in brodo di giuggiole.
            A rendere una donna attraente non è soltanto il fisico donatole da madre natura, ma anche il suo modo di essere e di porsi con gli altri: Marisa Tomei lo prova in modo molto chiaro, perché di fisico sarebbe “solo” carina, ma se combini le sue discrete doti fisiche con il suo straordinario carattere non puoi che avere gli occhi a cuoricino per lei.
            Ovviamente la tua informazione sulla sua nudità in quel film è stata decisiva: Onora il padre e la madre è balzato in cima alla mia watchlist. Ti farò sapere come l’ho trovato, e nel frattempo FORZA ATLETICO E JUVE MERDA!!!

          12. Effettivamente la Tomei ha sempre incarnato la bellezza della porta accanto, molto semplice, che fa della simpatia e della solarità il suo punto di forza. Il che tra le altre cose le ha permesso di invecchiare meglio di altre sue colleghe, e anche se ha superato i 50 mantiene intatto il suo fascino sensualissimo.
            Tuttavia resta preferibile nella sua veste disinibita di Onora il padre e la madre 😀

            Riguardo IMDB, ho verifcato e hai ragionissima: non ci avevo mai fatto caso.
            Ho scorso alcuni dei film che hai votato e io no e mi hanno intrigato i due 9 che hai dato a Breaking Out (1999) e a Un volto nella folla (1957): sono due film di cui ignoravo l’esisteva ma il tuo lusinghiero giudizio mi fa pensare di recuperarli (ammesso che riesca a trovarli, visto che sono molto datati).

            Sul fronte calcio incrociamo le dita: la Juve è chiamata a un’impresa difficilissima e tutto lascia presagire il passaggio dell’Atletico. Tuttavia c’è il Fattore CR7, che se in serata di grazia può cambiare le sorti di qualsiasi partita. Io farò la mia parte: come sempre non vedrò le partite della Juve in champions, giacchè ogni volta che le vedo la juve vince (quando c’è di mezzo il calcio divento scaramantico come un augure dell’antica Roma…)
            Vamos Atlèti!!!!!!

          13. Un volto nella folla è un film gigantesco. E infatti, pur essendo molto vecchio, ha 8,2 come media voto su imdb.
            Sono molto legato a quel film non solo per la sua bellezza, ma anche per l’occasione in cui lo vidi: all’interno di una splendida vacanza – studio che feci nel 2007, un professore ce lo fece vedere per farci capire che è molto difficile gestire la fama, e quindi non è così auspicabile diventare un personaggio pubblico. E infatti il film ruota attorno ad un vip che cade in disgrazia dopo che viene diffuso un fuori onda in cui deride il suo pubblico: una vicenda molto simile a quella che ha travolto Flavio Insinna molti anni dopo.
            Riguardo a Breaking Out, è un film molto più allegro e scanzonato rispetto a Un volto nella folla, e ha un finale bellissimo: spero di cuore che tu riesca a recuperarlo! 🙂

          14. come temevo il fuoriclasse sta facendo la differenza…
            Speriamo che Simeone tiri fuori un coniglio dal cilindro, anche perchè se la Juve passa stasera, la vittoria finale è veramente sua portata 😦

          15. In effetti, se Simeone non ha già 2 Champions’ in bacheca, è solo perché i suoi cugini del Real Madrid gliele hanno soffiate a un passo dal traguardo: dato che stavolta i Blancos sono stati buttati fuori già agli ottavi, quest’anno potrebbe davvero essere quello buono per lui.
            A proposito dei furti del Real Madrid, immagino come si sarà rotolato per terra Andrea Agnelli quando avrà saputo che Perez gli aveva sfilato Zidane dalle mani: lui sarebbe stato perfetto per il dopo – Allegri, sia perché conosce bene l’ambiente, sia perché (a differenza di Acciuga) sa benissimo come si vincono le Champions’.
            Leggo che adesso i bianconeri vorrebbero buttarsi su Guardiola, ma ritengo che sarebbe un grave errore: il suo calcio ha bisogno di tempo per venire assimilato dai giocatori (infatti al suo primo anno inglese il Manchester City arrivò TERZO in campionato), e la Juve questo tempo non ce l’ha, dato che molti dei suoi fuoriclasse (Bonucci, Chiellini e soprattutto CR7) sono ormai a fine carriera.
            Insomma, la Juve si trova nella stessa situazione dell’Inter pre – Mourinho: ha una squadra agli sgoccioli, e deve assolutamente trovare un allenatore che le faccia fare uno splendido canto del cigno in Champions’. Zidane sarebbe stato perfetto… ma per fortuna gliel’ha scippato Perez! 🙂

          16. Disamina perfetta e che condivido.
            Il problema grosso è che se passano stasera, la vittoria in champions è spianata.
            Ci vuole il imiracolo 😦

          17. Non essere pessimista: basterebbe un gol dell’Atletico e sarebbe fatta, perché poi col cavolo che i gobbi riuscirebbero a segnarne altri 2. Il massimo della goduria sarebbe se glielo facesse il grande ex Morata, ma mi accontenterei anche di quello scarsone di Kalinic! 🙂

          18. Ho appena finito di vedere Onora il padre e la madre. Si vede benissimo che è un film di Sidney Lumet: non soltanto per la sua qualità, ma anche perché presenta un tema ricorrente nei suoi ultimi film, ovvero la sua sfiducia nel sistema giudiziario, che costringe gli uomini a vedere frustrate le loro speranze di giustizia o (come in questo caso) a farsi giustizia da soli. Lo stesso tema è presente anche in Terzo grado, che insieme a questo è il film di Lumet che ho apprezzato di più.
            In Onora il padre e la madre è visibile anche il cinismo tipico degli americani, disposti a passare sopra a tutto e tutti pur di raggiungere i loro scopi. Questo difetto tipico della loro cultura (attenzione: non di tutti loro, ma solo della loro cultura) è stato ritratto magistralmente anche in un altro film di Philip Seymour Hoffman, Le idi di Marzo.
            Quando parlavo della qualità di questo film mi riferivo a 2 scene in particolare:

            – quella in cui Philip Seymour Hoffman convince Ethan Hawke a fare il colpo, con un fare seduttivo e tentatore che lo rende il diavolo incarnato;
            – quella in cui il loro padre scopre la verità, perché è un colpo di scena assolutamente pazzesco.

            A proposito del padre, a mio giudizio ha deciso di uccidere solo Philip Seymour Hoffman perché, conoscendo i suoi polli, era consapevole che il figlio minore non si sarebbe mai invischiato in un affaraccio del genere se non fosse stato istigato dal maggiore, e quindi ha deciso di perdonarlo.
            Riguardo a Marisa Tomei, come mi avevi anticipato qui è quasi sempre nuda, e l’ho trovata attraente soprattutto nella scena iniziale: con i capelli ricci al vento il suo viso è ancora più bello del solito. Come fisico invece non mi piace molto, ma come ti dicevo ieri la mia attrazione per lei è più mentale che fisica, quindi sono disposto a chiudere un occhio sul fatto che non abbia le tette di Heather Graham o il culo della Ratajkowski.
            Ieri mi hai detto che Onora il padre e la madre è stato seminale per tanti film che sono venuti in seguito: puoi citarmi qualche titolo a tuo giudizio ispirato dall’ultima opera di Lumet, spiegandomi anche quali elementi sono stati ripresi?

          19. Non avevo dubbi sul fatto che avresti apprezzato questo film: la sua bellezza è tale da renderlo veramente immancabile. E come giustamente hai sottolineato, le performance degli attori sono di tale livello da rendere il film ancora più bello di quanto già non sia. Ho visto il film molto tempo fa quindi non ricordo nello specifico la scena in cui Hoffman persuade il fratello a fare il colpo, ma non faccio fatica a immaginarla: il talento del compianto Phillip nel dare volto a personaggi ambigui e tentatori è proverbiale. Se mai fosse stato girato un remake de L’avvocato del Diavolo, lui sarebbe stato il solo attore in grado di rimpiazzare quel meraviglioso Al Pacini senza farne sentire le mancanza.
            Riguardo la natura essenziale del film nel cinema successivo, mi riferivo a un elemento fondamentale, ovvero la totale assenza di personaggi positivi: non solo tutti (chi più chi meno) sono macchiati da colpe gravissime, ma la mano della regia (e qui sta la genialata di Lumet) presta mai il fianco al giudizio, che invece è lasciato in maniera il più obiettiva possibile all’occhio dello spettatore. Il che determina una empatia particolare, la quale rischia di far parteggiare per uno dei personaggi nonostante si sia macchiato di comportamenti a dir poco deprecabili. E il fatto che praticamente nessuno sia esente da colpe, quasi obbliga lo spettatore a incarnarsi in un “cattivo”: il processo di catarsi è quindi distante dal modello classico e in un certo qual modo trova la sua declinazione più pericolosa proprio in questo film. Se mi chiedi qualche film che può aver tratto spunto da ONORA IL PADRE E LA MADRE mi vengono subito in mente due filmoni assoluti: MYSTIC RIVER (proprio di Clint) e PRISONERS (di Villeneuve)
            Chiusura doverosa dedicata alla Tomei: il suo casting è stato essenziale per la riuscita del film. Avessero scelto un’attrice con più sex appeal, le scene bollenti di cui è protagonista, ancorchè essenziali per lo sviluppo della trama e dei personaggi e prive di qualsiasi elemento pruriginoso, avrebbero oscurato tutto il resto del film perché l’attenzione del grande pubblico si sarebbe concentrata sul nudo femminile. Invece, puntando su un’attrice indiscutibilmente bella, ma dotata di un fascino discreto e quasi nascosto, si è rivelata una scelta vincente.
            PS: purtroppo è andata male e la Juve è passata. Visto l’elenco delle qualificate, solo Liverpool e Barcellona potrebbero fermare la corsa juventina. Incrociamo le dita…

          20. Anche secondo me Barcellona, Juve e Liverpool sono le favorite per la Champions’. Il Manchester City lo metto leggermente più indietro, perché ha meno esperienza: il Liverpool è stato finalista l’anno scorso, la Juve ha fatto 2 finali nel 2015 e nel 2017, il Barcellona ha vinto 3 Champions’ solo negli ultimi 10 anni. Il Manchester City invece ha fatto solo una semifinale nel 2016: di conseguenza, ha una rosa meno abituata a giocare delle gare così importanti. L’unico Citizen ad avere questo patrimonio di esperienza è Guardiola, ma in campo non ci va lui.
            A proposito del Liverpool, sono molto contento che abbia buttato fuori a calci in culo il Bayern Monaco. Ho il dente avvelenato con i suoi giocatori da quando cominciarono a perdere apposta per far esonerare Ancelotti: se ti passa anche solo per l’anticamera del cervello di far perdere il lavoro ad una persona splendida come Carletto, allora vuol dire che sei proprio un pezzo di merda, un mezzo uomo marcio fin nel midollo.
            Tra l’altro quest’anno hanno provato a fare la stessa cosa con Niko Kovac, ma Rummenigge stavolta non ha ceduto al ricatto, e se l’è tenuto proprio per far capire ai suoi giocatori che non si sarebbe fatto mettere i piedi in testa una seconda volta. Guarda caso, da quando Rummenigge ha confermato ufficialmente Niko Kovac il Bayern ha ricominciato a vincere.
            L’unico del Bayern per cui provo simpatia è Kimmich, che considero semplicemente il miglior terzino destro del mondo: era dai tempi di Maicon che non vedevo un giocatore interpretare così superbamente quel ruolo.
            Anche il vostro Calabria non è male. Certo, se pensiamo che occupa il posto del grande Cafu c’è da mettersi a piangere, ma rispetto alla sua riserva è mille volte meglio: Conti fa cagare sia in difesa che in attacco (ha giocato in maniera vomitevole perfino contro il Chievo), Calabria invece almeno la fase difensiva la sa fare.

          21. La tua riflessione sulle squadre ancora in corsa per la Champions è perfetta e non stonerebbe come editoriale sul sito della Gazzetta: la Coppa dei Campioni è il trofeo dove in assoluto la tradizione conta più di ogni altra cosa. Squadre fortissime hanno faticato anni, talvolta decenni prima di riuscire a vincere la coppa perché nonostante avessero grandi campioni in rosa mancavano di quel QUID che solo le squadre di grande blasone possiedono. Pensa al Chelsea di Abramovich che ha faticato più di 10 anni prima di vincere la Coppa (per altro con la botta di culo più clamorosa della storia).
            Il City ha un grande organico (ma meno grande delle altre 3) che ha il suo punto di forza nel tecnico: tuttavia la piazza è assolutamente inadeguata. Potrà ambire al massimo trofeo, ma non prima di qualche anno.
            Da buoni gufi antijuventini, possiamo solo sperare che Liverpool e Barcellona sappiano arginare la Juve che secondo me, dopo la rimonda di martedi, è la grande favorita perché nessun giocatore (neppure Messi) sa essere decisivo come Ronaldo nelle sfide a eliminazione diretta.
            Non ricordavo l’aneddoto di Ancelotti al Bayern ed effettivamente hai ragione anche su questo punto: il tecnico deve essere scelto o cacciato dalla società, mai dai giocatori. Sarebbe un po’ come se il preside sostituisse l’insegnante solo perché la sua classe non lo vuole più.
            Passando al discorso terzini, effettivamente Calabria mi sta stupendo molto perché è cresciuto sia sul profilo tattico che atletico. Tuttavia resta un buon terzino e non credo potrà mai diventare un fuoriclasse del ruolo dal momento che è bravo in molte cose ma non eccelle in niente. Io comunque un giocatore così me lo tengo stretto, perché tra l’altro tiene molto alla maglia e di questi tempi è un lusso. Ti confesso che invece Conti non mi dispiace: è più tecnico e veloce di Calabria e offensivamente potrebbe offrire un rendimento maggiore. Tuttavia viene da un lungo infortunio che ne ha minato, temo, la carriera. Per altro non mi spiacerebbe affatto vederli giocare insieme: Conti a dx e Calabria a sx. anche perché in questo modo potremmo mettere in panchina Ricardo Rodriguez, uno dei giocatori che meno sopporto in questo Milan. Penso infatti che sia il terzino più lento e statico della storia del calcio: non fa mai uno scatto, mai una sovrapposizione, mai una sgroppata sulla fascia. Si limita a sfruttare la sue enorme tecnica (ha piedi da centrocampista) e il suo senso della posizione. Secondo me giocherebbe meglio come centrale, se non fosse così lento. E se in estate arrivasse qualche club che lo volesse, io lo venderei subito subito.

          22. Grazie mille per i complimenti! 🙂 Comunque anch’io non capisco l’ostinazione con cui Gattuso sta puntando su Rodriguez. Anche perché a causa di questa cocciutaggine sta ammuffendo in panchina un signor giocatore come Laxalt (che le sgroppate sulla fascia le sa fare eccome): in tutta la stagione non ha mai avuto una vera possibilità di esprimere il suo grande talento. Per vostra fortuna lui non ha mai detto una parola fuori posto, probabilmente perché per un giocatore proveniente dal Genoa stare al Milan è sempre una goduria, anche come ultima delle riserve.
            Riguardo a Calabria, lo vidi giocare per la prima volta la scorsa stagione: la Lazio asfaltò il Milan con un netto 4 – 1, lui e Musacchio ne furono i maggiori responsabili, e da allora si formò chiara nella mia testa la convinzione che entrambi non fossero all’altezza del Milan. Su Musacchio il mio giudizio non è cambiato di una virgola (anzi, più lo vedo giocare e più mi convinco di averci visto giusto); su Calabria invece ci ho ripensato, perché le lezioni di Gattuso (notoriamente un maestro della fase difensiva) gli hanno fatto fare dei passi da gigante.
            Del resto, è proprio questa una delle caratteristiche principali di un bravo tecnico: far rendere i suoi giocatori oltre il loro reale valore. Ad esempio, io capii che Terim era un grande allenatore quando vidi che riusciva a far giocare bene perfino Fabio Rossitto, che oltre ad essere una sega aveva anche una pancia da nono mese di gravidanza.
            Al Milan invece non si impose, perché non sapeva gestire le pubbliche relazioni. Ricordo ad esempio un’intervista di Costacurta, in cui disse senza mezzi termini che Terim era il peggior allenatore che avesse mai avuto: quando gli fu chiesto di motivare questo giudizio così tranciante, lui disse che una volta Galliani ritardò ad una cena, e Terim anziché aspettarlo cominciò a mangiare senza di lui. Ecco, queste cadute di stile in una piazza come la Fiorentina sono un peccato veniale, al Milan invece sono imperdonabili, perché in un ambiente di un certo livello sapersi comportare è importante quanto le tue competenze tecniche.
            A mio giudizio è anche per questo motivo (ovvero la scarsa abilità nelle pubbliche relazioni) che gli Agnelli si stanno stufando di Allegri: da almeno un anno a questa parte ha cominciato a fare una sceneggiata isterica dietro l’altra nelle interviste del post – partita, e ad un club come la Juventus queste cose non possono far piacere. Certo, i giornalisti lo provocano a tutto spiano, ma quello lo fanno con tutti, e nessuno dei suoi colleghi ha mai reagito con quella veemenza alle punzecchiature della stampa.
            Ti confesso che non vedo l’ora di assistere al sorteggio di domani: in base a come sarà composto il tabellone della Champions’, potremmo già farci un’idea chiara quantomeno sulle semifinaliste. Io quasi spero in un sorteggio morbido per la Juve: a questo punto la voglio vedere sconfitta in finale! 🙂

          23. no no no amico, io i gobbi in finale non ce li voglio vedere: è troppo rischioso!!!!!!
            Prima escono e meglio è, fidati 😦

            Se mi permetti la sincerità io non apprezzo affatto neppure Laxalt: ha doti importanti sulla corsa e la velocità, tuttavia fa quasi sempre la cosa sbagliata. Quando dovrebbe crossare, la passa indietro. QUando dovrebbe marcare, scatta in avanti, quando dovrebbe pressare, si trastulla. L’intelligenza tattica è una dote fondamentale soprattutto se non sei Marcelo o Maicon, e lui ne è sprovvisto.

            Musacchio è un mestierante che ormai non ha più margini di miglioramento: è per questo che spero di vedere presto in campo Caldare, che invece è giovane e di talento e può diventare molto forte, un po’ come sta succedendo con Calabria.

            Non sapevo dell’aneddoto di Terim e della cena con Galliani: effettivamente è un comportamento disdicevole che in certi ambienti viene punito in maniera severa perchè sintomatico di un carattere vulcanico e volubile, quindi inadatto a panchine sempre infuocate come quelle del Milan.

            Riguardo Allegri, è evidente che la sua favola a Torino sia finita da un pezzo, nonostante i risultati più che positivi. Sia la società che la piazza lo hanno scaricato da tempo perchè non è riuscito a vincere la Champions perdendo per di più due finali. Ovviamente parliamo di cerebrolesi perchè la gestione della squadra avuta da Allegri è stata ottima e un dato lo testimonia inequivocabilmente, anche più degli scudetti vinti in serie: ha giocato due finali di Champions in 3 anni ma tra la prima e la seconda c’erano ben 7 titolari diversi, il che significa che in pochissimo tempo è riuscito a ricostruire ex novo una squadra ai massimi livelli.
            Indipendentemente da come finirà la coppa, ormai è chiaro che a fine anno sarà sostituito. Sarà però dura per Agnelli e Paratici trovare un uomo all’altezza perchè tutti i profili attualmente disponibili mi sembrano più scarsi di Allegri.

          24. Oggi ho letto un’intervista di Ciro Ferrara in cui diceva più o meno la stessa cosa: da buon ex juventino, ha praticamente implorato gli Agnelli di non esonerare Allegri, dicendo appunto che dopo di lui potrebbe esserci il diluvio.
            Anche il futuro della nostra panchina è incerto: Pioli è in scadenza e ha detto di aver già preso una decisione, ma non ha detto quale. Dato che in questi mesi non si è mai parlato di un suo rinnovo, temo che la decisione sia quella di andarsene. La cosa mi dispiacerebbe: non è un grande allenatore, ma gli va dato atto di aver saputo tenere a galla la Fiorentina dopo la morte di Astori, che avrebbe potuto far deragliare totalmente la squadra.
            A proposito delle vicende viola, te ne confido una che mi ha sconvolto: la Fiorentina ha messo a disposizione di Simeone uno psicologo. L’ha dichiarato lui stesso in un’intervista. Questo la dice lunga su come sono cambiate le cose nel calcio: quando ho cominciato a seguirlo alle pippe si dava un calcio in culo e tanti saluti, ora invece le mandano dallo psicologo! 🙂

          25. Comprendo bene il sentimento di Ferrara, tuttavia è innegabile anche un’altra considerazione: è difficile per un allenatore restare per tanti anni sulla stessa panchina mantenendo comunque risultati di livello. Dopo 3-4 anni solitamente qualcosa si incrina o per lo meno si rende necessario cambiare per dare nuovi stimoli alla squadra. Pensa ai grandi cicli di Sacchi, Capello o Lippi: arrivati al quarto anno hanno tutti accusato il colpo e fu necessario il cambiamento nonostante avessero squadre di primordine. Allegri è riuscito a durare un po’ di più, però è vero che gioca in una serie A molto meno competitiva in cui nessuna squadra può fare il solletico alla Juve, figuriamoci batterla.
            Pertanto reputo che un avvicendamento in panchina sia inevitabile. Il problema dei gobbi è trovare un allenatore affidabile per gestire la situazione perché hanno mire molto elevate e la tifoseria non si potrebbe accontentare di un Di Francesco o di un Simone Inzaghi (ad oggi gli unici due allenatori italiani spendibili per la panchina gobba). L’importante è che non vincano la champions, tutto il resto è noia 😀
            Per quanto riguarda Pioli, sicuramente è un bravo allenatore con cui le squadre fanno sempre un campionato più che dignitoso. Tuttavia è un tecnico privo di ambizioni, si accontenta del minimo essenziale e spesso le sue squadre si limitano al compitino. Avete un parco giocatori interessante con alcuni giovani di grande talento e con un allenatore più aggressivo sul piano tattico e mentale potreste ambire a posizioni più elevate. Il problema è sempre il solito: trovare un allenatore con queste caratteristiche…
            Riguardo Simeone stendiamo un velo pietoso. È da sempre un giocatore sopravvalutato che si ritrova dove sta solo per il nome che porta. I suoi numeri sono impietosi. Gioca in serie A da 3 anni e queste sono le sue modeste statistiche:
            97 partite \ 31 gol
            Praticamente meno di 1 gol ogni 3 match. Il suo campionato più prolifico è stato l’ultimo, quando ha segnato 14 gol (4 in più di Cutrone, che è stato panchinaro per lungo tempo, tanto per dire…).
            In una serie A dove segna gol a grappoli uno come Immobile, dove Toni è stato capocannoniere a 40 anni e dove persino Belotti ha imbroccato una stagione da 30 gol, lui non ne segna mai più di una dozzina. Se poi consideriamo che sta per compiere 24 anni, è evidente che non ha neppure grossi margini di miglioramento davanti a se. Quest’anno poi si è involuto segnando appena 5 gol e difficilmente arriverà in doppia cifra. Fareste bene a scaricarlo prima di subito prendendo magari un ariete come Petagna, il quale non è più scarso di Simeone e in più aprirebbe varchi interessanti per Muriel, attaccante scostante ma di sicuro e innegabile talento.

          26. A mio giudizio l’attaccante ideale per fare coppia con Muriel è Inglese: questo giocatore infatti non fa tanti gol, ma si inventa degli assist davvero geniali. In Juve – Parma 3 – 3 ad esempio ha giocato un secondo tempo fenomenale: serviva una palla d’oro per i 2 attaccanti esterni ogni 5 minuti.
            Riguardo a Pioli, in linea generale lo stimo, ma gli imputo 2 colpe: una lieve e una grave.
            Quella lieve è di puntare sempre sullo stesso 11 di partenza, anche quando alcune pedine dello scacchiere non sono in forma. Ad esempio, il nostro difensore centrale Vitor Hugo ha fatto delle cappellate enormi per diverse partite consecutive, ma Pioli non ha mai preso in considerazione l’eventualità di sostituirlo: risultato, abbiamo preso valanghe di gol e ci siamo allontanati dall’Europa.
            La colpa grave è quella di essere totalmente asservito a Corvino. Ogni volta che il nostro direttore sportivo paga tanto un giocatore, a quel punto Pioli lo fa giocare sempre, anche quando le sue prestazioni sono indifendibili (come nel caso di Simeone). Lo fa perché sa che, se mettesse in panchina un giocatore pagato tanto, poi i Della Valle si incazzerebbero con Corvino per i soldi buttati via e lo farebbero fuori: se invece Pioli segue le direttive di Corvino, restano entrambi al loro posto e sono tutti contenti. O meglio, tutti contenti tranne i tifosi, che vorrebbero veder giocare chi se lo merita e non chi è stato pagato di più.
            Adesso sto guardando Triple Frontier (ho interrotto la visione al minuto 53): per ora è un action cazzutissimo, in stile Mercenari ma un po’ meno tamarro! 🙂

          27. L’ho scaricato ieri ed ero curioso di sapere il parere di cinefili che stimo, come te.
            Il tuo giudizio lusinghiero (almeno per la prima parte) mi rincuora. Non appena finisco di vedere True Detective (mi manca l’ultimo episodio) lo vedo di sicuro!!!
            Anche perchè tra l’altro c’è quella gnoccolona della Arjona, di cui ti parlai tempo fa (anche se immagino che in un film del genere il suo sex appeal abbia un ruolo marginale).

            Riguardo i difetti di Pioli sono abbastanza evidenti anche a chi segue poco le partite della Fiorentina, come mai. L’accondiscendenza con Corvino poi è lapalissiana ma il fenomeno è abbastanza diffuso: ormai tutti gli allenatori tendono ad essere aziendalisti assecondando quindi le indicazioni di presidente e DS, anche quando sono palesemente sbagliate. Allegri è forse il più aziendalista di tutti, anche se è facile fare l’aziendalista quando ti comprano Higuain o Ronaldo…

          28. Ho appena finito di vedere il sorteggio della Champions’. Le 4 forti sfideranno le 4 scarse, quindi questi quarti di finale saranno più scontati che mai. Mi intriga invece la semifinale Juve – Manchester City: da un lato l’anticalcio di Allegri, dall’altro il gioco superbo di Guardiola. Se il calcio fosse una scienza esatta il Manchester City dovrebbe distruggere la Juventus, ma la presenza di CR7 e il fattore dell’esperienza che abbiamo citato ieri garantiscono qualche possibilità anche ai bianconeri. Sarà un doppio confronto bellissimo! 🙂

          29. Credo che la Juve arriverà in finale: esperienza e tatticismo di Allegri avranno la meglio, poco ma sicuro.
            Bisogna solo sperare che il blasone e la forza di barcellona e Liverpool (le probabili finaliste dell’altro lato del tabellone) possano battere Allegri
            Di sicuro avrebbero preferito incontrare i Blaugrana o gli inglese nel doppio confronto, dove a mio parere hanno più chance di vittoria.

          30. A mio giudizio la Juve avrebbe preferito evitare una finale con Barcellona o Liverpool anche per non rivedere dei vecchi fantasmi: infatti le precedenti finali con queste 2 squadre sono state una tragedia sportiva (Berlino 2015) o umana (Heysel 1985).
            Nella semifinale con il Manchester City per me il vero duello non sarà tra Guardiola e Allegri, ma tra Guardiola e Cristiano Ronaldo. Non solo perché in fondo all’anima Pep resta un blaugrana e CR7 un merengue, ma anche perché incarnano 2 modi totalmente diversi di interpretare questo sport: Cristiano Ronaldo simboleggia un calcio tutto basato sulla tecnica e sugli spunti individuali, Guardiola un calcio fondato sull’organizzazione e sul gioco di squadra.
            Comunque, delle 4 corazzate arrivate a questo punto, la Juve è davvero il brutto anatroccolo dal punto di vista tecnico: Barcellona, Liverpool e Manchester City giocano tutte divinamente, i bianconeri invece puntano tutto sui muri eretti da Bonucci e Chiellini (che però nelle finali si sgretolano sempre) e sul talento di CR7 in attacco. Vedremo se basterà per alzare la coppa.
            Ho appena finito di vedere Triple Frontier. La prima parte è ottima, nella seconda invece il film diventa sempre più lento, sempre più triste, sempre più brutto. Gli ho dato 7 su imdb solo perché si riscatta con un bel finale.
            In questo film Oscar Isaac interpreta lo stesso ruolo di Stallone nei Mercenari, e la Arjona è la bellona che gli gravita attorno. Come avevi intuito, il suo ruolo è assolutamente marginale, ma vederla è sempre un piacere, anche solo per pochi minuti! 🙂

          31. Da un punto di vista estetico il calcio di Allegri è la quintessenza della bruttezza. Galliani lo paragonava a Capello per la sua concretezza e non si sbagliava affatto. Tuttavia può vantare una rosa molto vasta e forte: ormai Dibala è un panchinaro, mentre probabilmente sarebbe titolare in tutte le altre 7 squadre qualificate ai quarti (forse solo al Barcellona farebbe panchina).
            È per altro interessante il tuo spunto sul duello Guardiola\CR7: un clàsico a distanza, entrambi con maglie diverse da quelle del Real e del Barcellona.
            TI confesso che pur ammirando molto il campione Ronaldo (i suoi titoli e la sua longevità sono leggendari già adesso e lo saranno di più tra un decennio) ho sempre avuto un debole per Guardiola che considero, calcisticamente parlando, l’allenatore più bravo dai tempi di Sacchi in quanto ha saputo influenzare profondamente un’intera generazione di calcio. Pep, pur essendo espressione di un calcio eccessivamente organizzato, dove il talento e l’improvvissazione non trovano mai spazio, ha la dote incredibile di rendere fenomenali anche giocatori normali proprio perché mette sempre il collettivo davanti al singolo. Ha avuto la fortuna di allenare grandi campioni come Messi e Iniesta che hanno sempre assecondato questa sua visione del calcio, nonostante fossero giocatori così forte da vincere le partite da soli. Al City si è circondato di “soldatini” che ubbiscono in silenzio alle sue indicazioni e finora ha raccolto risultati importanti. Tuttavia sono curioso di vedere cosa succederà quando la posta in gioco sarà più alta e la semifinale con la Juve (molto probabile) sarà un banco di prova importante.
            Ho visto anche il sorteggio dell’Europa League e al Napoli non è andata affatto bene: doveva evitare Chelsea e Arsenal e ha preso proprio quest’ultima. Vero è che i partenopei dovrebbero fare un atto di realismo acuto e capire che l’Europa League è l’unico trofeo che possono ambire di vincere, perché in campionato lo strapotere juventino è imbattile, mentre in Champions ci sono troppe squadre più forte di lei. Visto e considerato che il secondo posto è di fatto blindato (e comunque al massimo arriverebbero terzi, che non cambierebbe una virgola) dovrebbero snobbare un po’ il campionato e concentrarsi sulla coppa, dove potrebbero togliersi ancora qualche soddisfazione. Mi auguro che il buon Carletto, esperto di Coppe come pochi altri allenatori in attività, sappia cogliere questa occasione.
            Riguardo TRIPLE FRONTIER, mi duole sapere che la seconda parte è più “debole” della prima. Il fenomeno per altro è frequente nei film di azione che cercano di darsi un tono senza scendere troppo nel tamarro, perché nel contesto dell’action-movie è praticamente impossibile mantenere un tono serie per due ore di fila senza far scadere la qualità della pellicola. Comunque lo guarderò con gusto, perché il tuo giudizio è comunque lusinghiero e perché il cast è molto ben composto (adoro ISAAC da quando lo ammirai in EX MACHINA). Poi c’è la Arjona che è stratopassera di buon livello, anche se temo sempre ben coperta da mimetiche e divise militari…

          32. Proprio all’inizio Oscar Isaac entra in casa sua: sembra il preludio ad una scena di sesso, invece i 2 si limitano a chiacchierare in cucina. Già lì avevo capito che la Arjona sarebbe rimasta abbottonata per tutto il film, e così è stato.
            Riguardo a Oscar Isaac, la sua dote principale è l’abilità nello scegliersi i copioni. Ha solo 40 anni, eppure se scorri la sua filmografia trovi già tanti ottimi film: I due volti di Gennaio, Ex machina, The Promise, Annientamento…
            In questo mi ricorda Joel Edgerton, che raramente appare in dei brutti film. Quest’ultimo però è un artista più completo, perché oltre a recitare fa anche lo sceneggiatore e il regista. Secondo me non è abbastanza considerato: a 45 anni non ha mai ottenuto una nomination all’Oscar, e anche a livello di popolarità non è mai diventato un attore conosciuto da tutti. Forse deve ancora trovare il film della svolta.
            Riguardo a Guardiola, il paragone con Sacchi è calzante: come lui è stato capace di intuire che le vittorie si costruiscono facendo caso anche ai più piccoli dettagli. Ricordo a questo proposito un’intervista di Zabaleta (http://www.corrieredellosport.it/news/calcio/calcio-estero/premier-league/2016/10/05-16061694/manchester_city_zabaleta_con_guardiola_wifi_vietato/): disse che Guardiola aveva fatto togliere il wi – fi dal centro sportivo del Manchester City per evitare che i giocatori si isolassero con i loro cellulari, e li obbligava a fare colazione e pranzo tutti insieme. Questo è esattamente ciò che si faceva nell’antica Sparta con i sissizi: far mangiare insieme tutti gli spartani più volte al giorno, al fine di cementare i rapporti umani tra di loro. Così quando andava in guerra uno spartano combatteva per difendere non un altro soldato, ma un suo amico fraterno, con il quale aveva pranzato più volte al giorno per tutta la sua vita. Guardiola ha avuto la stessa intuizione, e questo la dice lunga sulla sua intelligenza: è semplicemente troppo avanti rispetto a tutti gli altri. Come lo era Sacchi ai suoi tempi.

          33. Caspiterina, queste informazioni che mi hai rivelato su Guardiola sono veramente illuminanti sulla precisione con cui gestisce ogni ambito del lavoro e della squadra. Per altro è doveroso sottolineare che un comportamento troppo maniacale può indispettire i giocatori: ricordo numerose interviste dei giocatori del Milan di Sacchi i quali dicevano che non lo sopportavano più perché parlava sempre di calcio. Anche a tavola si metteva a disegnare schemi con tovaglioli, posate e pezzi di pane. Di notte addirittura girava tra i corridoi e se sentiva che qualche giocatore era sveglio, entrava in camera e iniziava a disegnare schemi sulla porta della stanza. Dopo 4 anni tutti i giocatori erano sfiniti dalle sue ossessioni e non mi stupì quando si dimise dal Parma nella sua ultima avventura da allenatore, solo un mese dopo aver cominciato: ormai era un uomo esaurito dalla sua stessa passione.
            Quindi anche Guardiola deve stare attento a non esagerare…
            E se mi posso permettere di fargli una critica, debbo dire che la sua ortodossia tattica col tempo potrebbe ritorcerglisi contro. il TIKI-TAKA è senz’altro un tipo di calcio efficacie, ma solo si hanno interpreti di un certo tipo. Un contro è fare il tiki-taka se hai un trittico di fuoriclasse come Xavi-Iniesta-Messi: la palla viaggia sempre a 100 all’ora e gli avversari non ci capiscono un cazzo. Ma dato che è difficile se non impossibile replicare un trittico di giocatori così,allora il tiki-taka va in crisi e infatti i suoi anni al Bayern e i primi due al City non sono stati esaltanti. Ora sembra essere riuscito a costruire una squadra confacente al suo modo di pensare e giocare e posso solo sperare che abbia fatto centro, perché vorrebbe dire che ha le carte in regola per eliminare la Juve, che comunque vedo favorita.
            Riguardo Joel Edgerton, è un attore che ho imparato ad apprezzare con Warrior ed ho poi visto in molte altre pellicole interessanti come LOVING o RED SPARROW. Viceversa, come autore o regista, finora non è riuscito a realizzare opere veramente belle. Forse l’unico suo film interessante è JANE GOT A GUN, che comunque è un western abbastanza modesto….
            Isaac, invece, è attore di tutt’altro livello oltre ai film da te citati, lo ricordo con grande piacere per altre due interpretazioni: AGORA, dove duettava meraviglisoamente con Rachel Weisz in uno splendido film storico, e in Sucker Punch, dove faceva un grottesco cattivo sotto la guida sapiente di Zack Snyder.
            Poi ha il buon gusto di alternare film autorali come EX MACHINA a fracassonate come X-MEN o STAR WARS, quindi significa anche che non è attore da puzza sotto il naso, che per me è un fattore molto importante.

          34. Anch’io non sopporto gli attori che si specializzano nei film d’autore. Lo fanno soprattutto le attrici, probabilmente perché temono che nei film normali finirebbero per fare solo le donne – oggetto: ad esempio, non ricordo più l’ultimo film non d’autore a cui ha partecipato Cate Blanchett o Julianne Moore. E infatti mi sono venute sulle palle entrambe.
            Anche noi abbiamo avuto un allenatore meticoloso ai livelli di Sacchi e Guardiola: Mondonico. Lui però era ossessionato non dai suoi giocatori, ma da quelli avversari: studiava le squadre che dovevamo affrontare fin nei minimi dettagli, e ogni settimana modellava la Fiorentina in modo diverso a seconda dell’11 che avrebbe potuto schierare il suo allenatore.
            A molti tifosi Mondonico non piaceva, perché puntava più a soffocare il gioco avversario che a crearne uno proprio: io invece lo apprezzavo, perché capivo che dietro ad ogni sua scelta tecnica c’era un ragionamento ben ponderato e un preciso studio dell’avversario.
            Dopo Terim anche Mondonico… che viaggio nel passato viola mi hai fatto fare, amico mio! 🙂

          35. La Blanchette o la Moore le evito come la peste anche io: supponenti e fastidiose come poche.

            Ti confess che Mondonico è un allenatore che mi ha sempre ispirato simpatia, un po’ perchè ha sempre mostrato grande schiettezza e genuità,un po’ perchè è figlio di un calcio antico, di cui ormai si è perso tutto. Ricordo che nonostante fosse molto più scarso, il suo Torino e la sua Atalanta davano sempre filo da torciere al Milan di Sacchi e Capello, proprio per le ragioni di cui tu parlavi sopra.

  5. Ah, sappi che contenendo 2 link, il mio commento di poco fa è automaticamente finito in “attesa di moderazione” in base alle impostazioni amministrative di default (io ho alzato il limite a 4 a suo tempo). Bye

    1. Caro TADS il parallelo Clint\Barolo è bellissimo perchè anche i film di Eastwood si gustano come un buon vino, assaporandoli con gusto e godendo il piacere in maniera rilassata.
      E soprattutto grazie per i complimenti, son sempre graditi, specie quando vengono da un blogger talentuoso come te 🙂

  6. Aggiungere qualcosa di intelligente e utile, dopo tante righe appassionate è compito arduo. Mi limito a notare, e ad apprezzare, quel che traspare dalle tue parole, lucide e precise, ossia la stima per un attore e più ancora un regista sensibile e attento come Eastwood, che definire immenso non mi pare azzardato. Complimenti per il blog. Tere

  7. Avrei voluto dedicare anch’io un post a questo film, invece gli ho dedicato un piccolo spazio nel post sui film che ho visto a febbraio. Ad ogni modo non sarei capace di scrivere un bel post come il tuo. Ama Clint alla follia; infatti gli ho dedicato due post su due periodi diversi della sua carriera registica, e un terzo è in arrivo. Ho adorato questo film, ma credo che tra dieci anni non lo ricorderò come ora ricordo Gran Torino o Milion Dollar Baby. Ma il fatto che a dirigerlo e interpretarlo sia un 89enne, insomma… è tanta roba. Complimenti per il bell’articolo 😊

    1. Ciao Gramon, è sempre un piacere leggerti da queste parti 🙂
      Effettivamente Clint è un grande, immenso, praticamente immortale.
      A mio parere questo film resta un gradino sotto Grantorino e Million Dollar Baby da te citati, tuttavia è pur sempre il miglior film che abbia realizzato negli ultimi 10, su questo non si discute.
      Onestamente ho finito gli aggettivi per lodare questo artista meraviglioso. Speriamo che la salute gli permetta di realizzare ancora qualche film!!!!

  8. Visto e apprezzato ! Grande Clint ! Ho visto tutti i suoi film, uno più bello dell’altro, dove la rappresentazione di un’America come la immagino, fa da contraltare ad un’umanità sconvolgente ! L’umanità di Clint si ritrova in parecchi lavori di oltreoceano
    dove viene rappresentata l’essenza dell’uomo per ciò che lo spinge a comportarsi in un certo modo.
    Meraviglioso il ‘controcanto’ di Tommy Lee Jones in ‘Non è un paese per vecchi’ dove, la rappresentazione di un’America violenta fa da contrasto al ‘non capire’ più l’essere umano !

    (P.S. Il tuo Blog è interessante. Ci faccio un giro !)
    Ciao.

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