Captain Marvel

A esser del tutto sincero, questi cinecomic mi hanno un po’ rotto le palle.

Si, avete letto bene. Palle.

Il problema è che sembrano (anzi: sono) fatti tutti con identico stampino, come una merendina uguale ad altre centomila: stessa forma, stessi ingredienti, stesse decorazioni, stessa confezione di plastica. E stesso sapore.

C’è il supereroe, ovviamente, che è buono bravo e bello, in una sorta di bigotta recrudescenza dell’archetipo della kalokagathia ellenica (non è una parolaccia); che non sbaglia mai e comunque anche se sbaglia va bene lo stesso perché l’errore lo farà diventare un eroe ancora più super. Non può mancare l’amicone-cazzone, quello simpatico e divertente, sempre con la battuta di spirito sulla punta della lingua, anche quando il genere umano sta per essere sterminato dal villain di turno. Poi c’è il cattivo ma non troppo, che non è proprio cattivo e in fondo va un po’ compreso perché magari ha subito un trauma infantile oppure gli hanno ammazzato il gatto. Ovviamente c’è anche il super cattivo, quello senza giustificazioni, che è malvagio e basta e si compiace nel procurare sofferenza agli altri (generalmente ha pure la voce roca di chi ha fumato 40 sigarette in 7 minuti, ma non è indispensabile). Ci sono poi altri personaggi la cui presenza è variabile per importanza e frequenza: lo scienziato\informatico, la bonazza da salvare, l’animaletto di compagnia, il poliziotto\soldato ottuso ma buono, il capitalista\l’avvocato\il medico stronzo.

Queste figure da commedia dell’arte di serie B si muovono all’interno di una storia a sua volta preconfezionata: nel primo atto il supereroe dimostra il proprio valore e, a beneficio del divertimento del pubblico, interagisce in alcune scene simpatiche con l’amicone-cazzone; nel frattempo si palesa il cattivo ma non troppo che ordisce il suo diabolico piano che però ancora non è chiaro. Nel secondo tempo, da un lato il protagonista inizia a perdere alcune (talvolta tutte) le virtù che lo rendono un supereroe: costume, poteri, fidanzata\o, talvolta perfino l’amicone-cazzone; dall’altro lato il piano diabolico del cattivo prende forma pur restando ancora indistinto. Nel terzo e conclusivo atto, il super cattivo esce dall’ombra e il piano diabolico è ormai svelato; il supereroe sta per soccombere ma proprio quando tutto sembra compromesso risorge come un’araba fenice, sbaraglia tutti i cattivi e vissero tutti felici e contenti (almeno fino alle immancabili scene dopo i titoli di coda).

I cinecomic capaci di innovare o uscire da questo schema si contano sulle punte delle dita e Captain Marvel non è fra questi. Di più: il consolidato canovaccio viene qui dispiegato senza la consueta brillantezza cui ci hanno abituato i Marvel Studios, come se anche loro si fossero un po’ rotti le palle di fare sempre gli stessi film.

Ed è per la sommatoria di tutti questi fattori che vi do il mio spassionato e disinteressato consiglio: correte subito a vedere Captain Marvel.

Si, avete letto bene anche stavolta e neppure ho sbagliato a scrivere.

Ma come, starete pensando, dopo tutto il pippone sulla kalokagathia, la commedia dell’arte e gli ingredienti sempre uguali, ora ci dici che il film merita di essere visto?

Proprio così: Captain Marvel merita d’essere visto o, meglio ancora, voi meritate di vederlo. Perchè Captain Marvel non è niente di più e niente di meno di quello che voleva essere, ovvero un film leggero, poco sofisticato, divertente, senza pretese, semplice e gradevole. D’altronde non si può mica mangiare sempre sogliola alla piastra o legumi cotti al vapore: ogni tanto ci vuole qualcosa di più gustoso e succulento, anche se magari poco salutare, come una bella carbonara con guanciale a volontà!

E vi assicuro che porterei fuori a cena Brie Larson e Samuel Jackson per mangiare questa appetitosa carbonara e farmi raccontare quanto cavolo si sono divertiti a girare questo film, a fare le macchiette e le caricature di se stessi; del perchè due attori da Oscar (la Larson l’ha vinto sul serio, Jackson l’ha solo sfiorato) si prestino ad un palcoscenico privo di valore anche se tale solo per l’occhio raffinato ma limitato di chi sa apprezzare solo il cinema caviale e champagne. Mi dispiace, ma io non so rinunciare al cinema pane e salame, e forse nemmeno i due protagonisti di Captain Marvel, che sembrano quasi due calciatori di serie A con una tale passione per lo sport che non resistono, ogni tanto, ad andare a tirare due calci con i bambini dell’oratorio.

Sono loro, Brie & Samuel, il valore aggiunto del film e la loro alchimia sviluppa una energia talmente brillante da nascondere i difetti di una narrazione stanca e forse poco convinta. Captain Marvel non dice niente di nuovo, ma lo fa con una tale compiaciuta leggerezza che in fondo va bene lo stesso.

Voto: 7

41 pensieri su “Captain Marvel

  1. Anche se mi aspettavo una recensione completamente diversa (ci si aspetta ciò che si desidera o all’opposto ciò che si teme, ma quasi mai ciò che davvero accadrà), avendo parlato a lungo con te del film nelle nostre numerose chat pubbliche sotto forma di botta & risposta negli spazi commenti dei vari post, sono comunque contento di questa tua recensione, perché mi permette di parlare del film stand-alone dedicato al character di Captain Marvel, personaggio cardine della venerata (sono volutamente sarcastico) cosmogonia fittizia del MCU ed apparentemente scelto dalla writer’s room di Kevin Feige (non prima di aver letto un memo dell’ufficio marketing della Disney in cui gli si ricordava l’esistenza e l’importanza strategica del movimento Me Too) come deus ex-machina per uscire dal finto (lo sappiamo tutti, vero?) impasse creato dall’indistruttibile ed imbattibile Thanos… O no?

    Se costui governa il tempo e lo spazio ed oltre a questo ha forza sovraumana (tanto e più di Hulk), potremmo farlo colpire dalle frecce dell’Avengers più inutile di tutti ovvero Clint Barton/Hawkeye, il cui unico superpotere è avere famiglia? Oppure entrargli in un orecchio sotto forma di formica ed infettargli il cerume, grazie al simpaticissimo ma altrettanto inutile Ant-Man? Magari si potrebbe rovesciargli addosso una carica di pistolettate da parte di Natasha Romanova/Black Widow oppure fargli fare uno sgambetto sexy mentre la nostra Scarlet attende di girare il suo film in solitario (con cui la Marvel ci regalerà la versione Disney di Red Sparrow, utile come un culo senza buco)…

    Aspetta, dimenticavo Captain America che, per quanto “dopato” da giovane e trasformato in un super soldato, questo solo è alla fine e come tale non potrebbe certo sconfiggere Thanos con chiacchiere sul senso di gisutizia e sulla bellezza della bandiera americana…

    Grazie al cielo (o a Thanos) non dobbiamo preoccuparci poi di immaginare i coreografici gesti insipienti di Falcon, Bucky (mi sono sempre chiesto se il suo braccio gigantesco non fosse un subliminale attacco alle derive dell’onanismo da parte della lobby cattolica ortodossa statunitense), Black Pather (re Mufasa) ed altre quisquillie supereoistiche (ho volutamente omesso Doctor Strange, personaggio sublime, che ha certamente preso per il culo sia Thanos, sia gli spettatori) perché sono stati polverizzati, soprattutto Spider-Man che è talmente morto da aver la Disney già annunciato il nuovo film, il quale non essendo un prequel implica che (sopresona!) il ragnetto di quartiere sia vivo o che comunque resusciti, che tanto per la Disney è la stessa cosa.

    Tutto questo mio sproloquio per farti capire, con il massimo affetto possibile che sono ovviamente daccordo con te con il tuo sfottò iniziale («A esser del tutto sincero, questi cinecomic mi hanno un po’ rotto le palle»), primo, perché conosci bene il mio pensiero sulla questione (ho spesso tuonato contro questo sottogenere cinematografico che ha fagocitato quasi tutto il cinema di fantascienza e di azione, lasciando un angolino per personaggi come Liam Neeson o geni come Villeneuve e Nolan), secondo perché la Disney ha talmente sovraccaricato il mercato (tirandosi dietro la DC che, come la Pepsi con la Coca Cola, deve difendere il suo ruolo di inseguitore numero 2) da piallare le palle di chiunque ed infatti, tranne una piccolissima percentuale di nerd vecchio stile, non pensi troverai un solo appassionato di cinema che non ti applaudirà (tranne forse qualche donna sopra i trent’anni, che subisce il fascino dei supermuscoli e delle supertrame seduta sul divano a sgranocchiare la versione Lidl dei Kellogs Extra).

    Non solo, sono anche perfettamente daccordo con la tua chiusura assolutoria (del tipo «Signor Giudice, si, è vero, il mio assitito ha commesso il crimine di cui è accusato, ma guardatelo, non è un amore? Come possiamo mettere in carcere un essere così buffo, carino e divertente? in fondo la legge è uguale per tutti, tranne che per i ricchi, i potenti, i gattini del web e la gente ultra-cool, no?»), perché la penso esattamente come te, specie sulla coppia Larson & Jackson (ti ricordi il video che ti avevo linkato, in cui cantavano in auto?), che lavorando insieme ha prodotto una speciale alchimia (che tra l’altro è esponenziale nel film divisorio, tra chi lo ama e chi lo disprezza, diretto dalla stessa Larson per Netflix, con un registro sia espressivo sia recitativo decisamente sopra le righe anche di uno spartito da commedia e con anche una disturbante ironia ovvero Unicorn Store).

    Tuttavia…

    Tuttavia non sono con te concorde sulla parte centrale della tua esposizione…

    Primo: non hai parlato del gatto e questo è male (Goose avrebbe gradito almeno un accenno).

    Secondo: nel tuo primo splendido capoverso hai costruito una critica feroce e condivisibilissima all’epica di cartapesta ed ai cliché su cui si poggia il 99% dei film di genere supererositico, ma mentre mi aspettavo che subito dopo tu stupissi tutti dicendo che, malgrado i limiti imposti in fase di progettazione (è un film di genere, è Disney, è parte del progetto MCU, non ci si può inventare quasi nulla), questa specifica pellicola fosse diversa, tu l’hai assimilata alle altre, mentre per me non è così.

    Chi se ne frega, penserai ed in effetti un po’ dovrebbe essere così, tuttavia volevo dirtelo lo stesso (ma tanto lo sapevi già): di tutte le storie in cui si narrano le origini di un nuovo supereroe (momento obbligatorio in quasi tutte le pellicole di questo genere filmico) questa è l’unica in cui si entra nell’azione a metà della storia, costruendo solo per flashback l’identità terrestre della Danvers e presentandoci per molto tempo del film solo l’armatura di ghiaccio e superiorità razziale del personaggio, frutto del condizionamento operato dai subdoli e prepotenti Kree; inoltre la recitazione della Larson segna un punto di svolta nel tratteggiare un personaggio femminile che conquista lentamente ed a fatica una consapevolezza che la rende sempre più umana, mano a mano che scopre la verità sul suo passato; infine la capicità quasi miracolosa della bizzarra coppia molto indie dei due registi e sceneggiatori Anna Boden e Ryan Fleck di introdurre nella narrazione del MCU le due razze aliene più presenti in quell’universo ovvero i perfidi Skrull (per anni descritti come la feccia della galassia e solo più avanti recuperayi nei fumetti come dei vinti perseguitati) e gli elitari e razzisti Kree (anche nei comics tratteggiati in preda a deliri di onnipotenza, come dei nazisti preoccupati della purezza della loro specie) e questa cosa, per quanto ovviamente sia ciò che i superfan Marvel hanno odiato maggiormente (l’ortodossia e l’obbedienza alla shari’a dei lettori di fumetti è un fatto contro cui si scontrano eserciti di registi eretici, da quando è nato il genere supererositico), è una cosa essenziale che sia avvenuta con una ellissi temporale immensa (praticamente abbiamo saltato tutto il passato delle loro guerre e del loro spionaggio reciproco, altrimenti sai che rottura…) in un lasso temprale filmico davvero risibile eppure netto.

    Terzo ed ultimo: tu scrivi «quando tutto sembra compromesso risorge come un’araba fenice, sbaraglia tutti i cattivi e vissero tutti felici e contenti» ed è così, perché Captain Marvel è una meravigliosa Fenice, una sorta di divinità nata dalla fusione tra un essere umano ed una forza primordiale dell’universo come il potere della gemma dell’infinito e questo non poteva che far uscire da un bozzolo (tutta quella luce che la circonda in modo spiuzzante per un pubblico che si aspettava solo cazzotti e raggi fotonici) un’entità che avrebbe salvato il suo mondo come un prescelto, come Neo di Matrix, come Superman, fuori dell’orbita terrestre, nel cielo stellato, come un vero guardiano del pianeta e che potrebbe planare su di esso come una messia ovvero una silhouette in controluce che si concede di essere pietosa, come Snyder ritrasse il Man of Steel che scendeva sui tetti della case alluvionate… E poi l’amarezza della reazione di Ronan, quello stronzone del grande accusatore Kree (già combattuto e vinto da Star Lord nel primo splendido Guardians of the Galaxy), che semplicemente prende atto di come ora la Terra abbia un nuovo difensore e si ripropone di tornare più in forze.

    Ora ho davvero scritto troppo, così tanto che non penso potrai nemmeno rispondere e di questo mi dolgo ancor più del tenpo che ti ho fatto perdere anche solo per leggere.

    Perdonami come sempre gli eccessi di pontificazione e la strabordante logorrea.

    1. Le prime due bozze del posto erano radicalmente diversa da questa.
      Nella prima (dal titolo provvisorio La capitana e il gatto che faceva simpaticamente il verso al dignotosissimo lungometraggio animato La gabbianella e il gatto) immaginavo il film raccontato in forma di favola che una maestra d’asilo leggeva ai bambini.
      Nella seconda (rimasta senza titolo) raccontavo Captain Marvel come se in realtà fosse il primo Men in Black: la capitana divenga K, Fury diventava J, Goose diventava Orione, e via di questo passo. Poi la storia sarebbe stata innervata da tutti riferimenti agli anni ’90: dalla musica grunge dei Nirvana ai vestiti troppi larghi che andavano di moda a quei tempi.
      Poi tu mi hai linkato il video di youtube con Jackson e la Larson e di riflesso ho cancellato le due bozze, dedicandomi al post che vedi ora, dove parto da un approccio di origine ermenautica per poi chiudere sulla magia regalata alla pellicola dal binomio assolutamente elettrizzante dei due attori protagonisti.
      Tutto questo per dirti che il gatto è stato lungamente centrale nella mia idea di raccontare il film, ma poi è diventato superfluo a causa di una cosa che mi ha fatto vedere tu.
      Quindi, per proprietà transitiva, se io non ho parlato del gatto è per una tua diretta resposabilità
      (non è uno dei sofismi più arguti e si sente il rumore delle dita che arrancano sullo specchio, ma forse qualche lettore ingenuo – non tu – cadrà nel tranello…)
      Detto ciò, passiamo al dunque.
      È vero che il tuo commento è molto lungo, tuttavia la lunghezza (nell’ermenautica come nella vita) è una qualità scevra da accezioni positive o negative in sé, in quanto un commento corto più annoiare più di uno lungo se scritto con sciatterie o banalità, e dato che il tuo commento ne è l’esatto opposto, non devi neppure pensare di scusarti per la sua solo apparente eccessiva lunghezza.
      Ho letto con piacere tutta la tua disquisizione fumettistica sui Krull, i Kree e le evoluzioni del MCU, tuttavia – te lo confesso con un po’ di rossore in volto – l’ho accolta con la stessa noncuranza con cui Holmes ascoltava Watson spiegargli la teoria copernicana: dato che non era di alcuna utilità per il suo lavoro, l’avrebbe subito rimossa dal suo cervello per lasciar spazio a nozioni più utili. Ed essendo il mondo del fumetto, pur affascinante, assolutamente avulso e alieno ai miei interessi più immediati, farò come Holmes e resterò miope, convinto che sia la Terra ad essere al centro e il Sole a girarle attorno.
      C’è un dettaglio del tuo discorso, però, che merita di essere sottolineato, ovvero l’evoluzione del personaggio di Carol Denvers e la brillante serpentina temporale con cui viene esposta la sua origine. Sono infatti, e su questo nessun dubbio può essere addotto, elementi innovativi sul piano narrativo, almeno per i film del MCU ed è giusto sottolinearli e lodarli. Tuttavia li reputo elementi assolutamente insufficienti per considerare il film capace di scavalcare il cliché consolidato del genere cinecomic e alla fine della fiera Captain Marvel non è troppo diverso da Spiderman (altro caso in cui il supereroe di turno ci viene già presentato con tutti i poteri).
      Comunque trattasi di quisquillie al quadrato, giacchè le mie elucuburazioni in fatto di cinecomic e fumetti, per le mie miopie di cui sopra, hanno lo stesso valore del rotolino di carta bianca appeso a fianco del wc. E quindi, anche questo caso come per il film, a chiunque me lo chiedesse direi che hai ragione tu e torto io.
      Lo so, ho scritto un commento così contorto che mi rileggerlo mi ha fatto quasi commuovere. Ermenautica allo stato pure… tu probabilmente sei uno dei pochi a poterlo leggere senza dedurre che io sia scemo 😀

      1. C’è più di un momento negli episodi della sublime serie BBC Sherlock, in cui, dopo tutta una serie di disquisizioni affrontate dalle persone presenti, Mycroft Holmes dice a suo fratello Sherlock pochissime parole apparentemente scollegate l’una dall’altra e assolutamente impermeabili alla comprensione di chiunque, foss’altro perché nominalmente scollegate l’una dall’altra eppure Sherlock ascolta, guarda il fratello e risponde in maniera altrettanto impermeabile ed alla fine fanno capire che sono perfettamente d’accordo: hanno parlato tra di loro in una lingua non comune e non condivisa, che è poi quello che è capitato a me, leggendo la tua generosissima risposta (calorosamente amichevole come può essere solo quella di un fratello di sangue o di spirito), perché tutti i tuoi ragionamenti scorrevano lisci ed arrivavano contemporaneamente alla meta, senza sbavature o contraddizioni: questo non deve stupire perché trattasi di una sorta di superpotere che nasce mentalmente quando si abbraccia la natura quantistica della verità in senso ermenàutico, laddove preveda la possibile esistenza degli opposti, ovviamente a patto che se ne possa discettare ad libitum.

        Il momento maggiormente pregiato è quello in cui mi addebiti la colpa di non aver potuto tu parlare del gatto dentro la tua recensione, tanto che mentre leggevo il tuo inappuntabile argomentare ho persino esclamato (sottovoce, sia chiaro) ha ragione!

        Fantastico.

        Pensavo ad un amico di Bologna a cui ho consigliato Unicorn Store e che il giorno dopo, incontrandomi, mi ha detto che aveva dovuto interrompere la visione più volte dal gran che gli sanguinavano gli occhi per l’insopportabilità…
        Al che gli chiesi come avesse trovato la Larson è lui mi rispose «Adorabile! Una meraviglia, è bravissima e poi è davvero una sorpresa anche come regista… Sul serio… Ho consigliato il film sul mio sito»
        «Mi sembra chiaro», rispondo.
        «Certo», conclude il mio amico sorridendomi.

        Ecco, funziona così.

        P.S. Momento OT… Ho usato il vocabolo “momento” più volte nel mio testo qui sopra ed ogni volta mi tornava in mente la scena di Deadpool 1 (ripresa poi sia durante il film, sul finale, sia nel sequel) in cui Colosso sentenzia ad alta voce «Quattro o Cinque momenti. Ci sono solo Quattro o Cinque momenti in tutta la vita di un eroe che lo fanno essere tale…»

        Non riesco più ad usare la parola momenti in una frase senza pensare automaticamente a Colosso!

        1. Nel multiverso, ne sono certo, esiste un mondo parallelo al nostro (lo chiamerò per comodità Terra E) nel quale l’ermenautica è disciplina totale che si innesta su tutti i campi dello scibile scandendo con i propri semplici e basilari principi la vita di tutti i giorni.
          In questa Terra E dove l’ideale e il reale coincidono perfettamente, vivono due doppelganger che corrispondono a noi due. Esattamente come ci accade qui sulla Terra 1, i nostri due doppelganger parlano continuamente (ad libitum, come giustamente hai sottolineato) tuttavia a differenza nostra non hanno bisogno né del telefono né della tastiera né di WordPress né di Whattsapp, perché dotati di poteri telepatici possono discutere inviandosi messaggi cerebrali utilizzando una brillantissima forma di telempatia (crasi di telepate + empatia).
          In questo mondo virtuale ideale e reale vestiamo la toga bordata di porpora come gli antichi senatori Romani.
          Spero un giorno di poter trovare una breccia spazio temporale per poter fare un salto nella Terra E e vedere i nostri due doppelganger. Non potrei ascoltare le loro conversazioni, ma sai che spasso a vedere le loro espressioni 😀

          1. Su Terra E c’è un enorme continente politico simile alla nostra Europa, Russia, India e Cina messe assieme, in cui vive, lavora e studia una popolazione eterogenea, in un multicolore di carnagioni, etnie, religioni, nato dopo la Grande Guerra Commerciale per l’Acqua Potabile che sancì un lungo protettorato cino-indiano durato quasi mezzo millennio e che alla fine ha visto nascere una confederazione di paesi, a rappresentanza dei quali, al suo terzo mandato come Governatore Supremo, siede da tempo Rachel Weisz.

            Il tuo doppelganger ha una statua in suo onore in piazza Melissa Benoist a Pechino, in ricordo della straordinaria invenzione del motore alimentato dalla conversazione fine a se stessa, che rivoluzionò ogni sitema di trasporto sul pianeta, avendo Pennesi di Terra E divulgato al mondo intero il suo segreto: nessun tipo di energia ebbe più bisogno di colpo di essere prodotto, sia rinnovabile che non rinnovabile ed ovviamente il petrolio per primo cessò di avere alcun valore, giacché bastava che ognuno parlasse il più lungo possibile con i propri motori per farli funzionare (sia di uso domestico che industriale sia ancora di trasporto merci e persone); la geografia politica ed i rapporti di forza cambiarano dal giorno alla notte in tutto il pianeta, le economie crollarono e poi risorsero in un mondo in cui il lavoro divenne secondario alla dialettica e la filosofia del pensiero laterale una dottrina politica e religiosa, mentre a capo delle Nazioni Unite fu nominato Bruce Springsteen, con delega continentale per il Lavoro e l’Occupazione

            Siccome questa straordinaria invenzione del Motore a Chiacchiere era venuta al tuo doppione di Terra E mentre stava discutendo con il mio (in una lunga sessione telempatica di disamina sulle attrici che quando sorridono fintamente invecchiano più rapidamente), il Governatore Supremo Weisz premiò entrambi con l’onorificenza prestigiosissima della “Pulcherrima Maxima Laude“, che concesse ai nostri doppelganger il privilegio di avere l’ultima parola per legge in qualsiasi discussione ci vedesse presenti in tutto il continente e questo chiaramente sia nei dibattiti privati e familiari, sia in quelli pubblici e persino parlamentari, con eccezione di salvaguardia della parola del Governatore Weisz; inoltre la Pulcherrima Maxima Laude prevedeva alcuni insoliti privilegi a corollario di quello principale, tra cui mi piace ricordare quello del diritto di veto in qualsiasi giuria letteraria o cinematografica, nonché una golden share per imporre il nostro giudizio e voto per decidere il miglior vestito proposto in una sfilata di moda, in un servizio fotografico e persino tra vari possibili tagli di capelli o trucco del viso e questo anche negli esercizi privati (basta che uno dei nostri doppelganger ancora oggi mostri il documento di riconoscimento governativo e la bolla PML dorata sopra affissa ed automaticamente gli vengono sempre aperte le porte di qualsiasi sala d’attesa di parrucchiere o negozio di abbigliamento o red carpet festivaliero).

            Pur non avendone bisogno alcuno (giacché le sue consulenze ultra-richieste ed ultra-pagate in giro per il mondo lo avevano già reso ricco), il mio doppione incassò una montagna di crediti economici dalle vendite del suo bestseller Parliamone!, saggio e vademecum per l’approccio affabulatorio alla vita e che divenne rapidamente la sacra bibbia del “Movimento Discussionista”, opposto al testo sacro dello Stessismo, movimento filosofico e politico (incredibilmente fondato sempre dallo stesso mio doppelganger) basato sull’uso della frase «È lo stesso…» come risposta a qualsiasi problema la vita possa riservare ad ogni individuo.

            Tra i diritti sui libri donati del Discussionismo e dello Stessismo, nonchè dai proventi del Motore a Chiacchiere, i nostri doppioni sono diventati gli uomini più ricchi ed influenti del mondo, divulgando l’ermnàutica ad ogni livello dell’istruzione scolastica e come formazione manageriale e politica, finendo per plasmare l’intera popolazione di Terra E a loro immagine e somiglianza.

            Ultimamente quella strana coppia di fratelli ermenàuti sta lavorando su un progetto ancora più ambizioso ovvero trovare un modo per definire a parole la dimensione temporale e quindi governarla con una disquizione ad hoc: se questo accadrà, su Terra E nemmeno la morte avrà più l’ultima parola.

          2. Amico mio, mi hai ribaltato dalla sedia.
            Non so se ridere di divertimento, commuovermi dal piacere, sbalordirmi per l’arguzia, applaudire per la meraviglia.
            Il tuo commento entra di diritto nell’empireo de “I commenti più belli di sempre”, dove svetta da tempo immemorabile e irraggiungibile l’aforisma di Wayne, nel quale spiegava che per scrivere correttamente il nome di Emily Ratajkowski si limitava a scrivere fregna su google e poi copiare il primo suggerimento.

            No, a parte gli scherzi, hai scritto una cosa così sontuosa, partendo poi dalla mia classica boutade che defeco quasi quotidianamente dopo il tè delle 17 (non so se te l’ho mai detto, ma da qualche tempo ho preso questa abitudine così squisitamente Vittoriana che non riesco a togliermi di dosso neppure adesso che sta tornando il caldo…) e che in questo caso aveva preso la forma di un pianeta gemello denominato Terra E e delle virtà Telempatiche di cui sono alfieri i nostri due doppelganger.

            La tua ricostruzione di Terra E, per altro, è così simile a come l’avevo immaginata io da farmi quasi sospettare che anche qui su Terra 1 io e te condividiamo una qualche forma embrionale di telempatia, magari in maniera inconsapevole.

            Permettimi di sottolineare alcuni passaggi del tuo racconto (perché in realtà di questo si tratta o, al massimo, del plot per una fortunata serie tv di Sci-Fi) che mi hanno fatto veramente gongolare.

            Piazza Melissa Benoist è una chicca stratosferica ma nulla se paragonata all’idea del MOTORE A CHIACCHIERE che è veramente la quintessenza tecnologica delle ermenautica applicata alla realtà. Non ho potuto fare a meno di pensare a me stesso che al mattino cerca di mettere in moto l’automobile discettando sulla prima stagione de I Soprano o sulle rappresentazioni cinematografiche più verosimili con soggetto Sherlock Holmes. Apoteosi.

            Il tuo essere al contempo ideologo e fondatore dei due movimento di pensiero più importanti di Terra E (il Discussionismo e lo Stessismo) è un’altra mirabile chicca per cui si potrebbe facilmente immaginare uno spinoff alla serie di cui sopra.

            Poi c’è la Pulcherrima Maxima Laude, altra genialata assoluta. Certo, in un mondo ermenautico il concetto di “avere il diritto all’ultima parola” è forse privo di significato pratico, resta però un virtuosismo teorico mirabilissimo, cui forse solo le nostre rispettive consorti potrebbero ribellarsi.

            Se poi riuscissimo veramente a piegare il tempo alla nostra chiacchiera, allora avremo materiale sufficiente per sceneggiare il sequel di Arrival e a quel punto niente potrebbe fermarci, neppure il buco nero recentemente forografato (che poi tutti a meravigliarsi per ‘sto coso… un cerchio nero… come qualunque altro buto sulla faccia della terra… 😀 )

          3. La foto di Katie Bouman che ha fatto il giro del mondo, con lei che si tiene le mani davanti alla bocca per trattenere l’emozione altrimenti irrefrenabile nel vedere l’immagine del buco nero M87 apparire sullo schermo, frutto dell’elaborazione dei dati radio ricevuti dai telescopi, è appesa da moltissimi anni nello spazio di studi astrofisici del Palazzo dell’Ermenàutica Applicata in qualcuna delle Terre di questo Multiverso, laddove certamente la manipolazione dialettica del tempo, con una filosofia da noi due creata, ha permesso agli ermenàuti di quella futuro di tornare indetro nel tempo per chiederci telempaticamente di creare quella stessa filosofia.

            Una foto che non è una foto, di un soggetto che non si può vedere, consegnataci a noi terrestri dopo un viaggio di 500 miliardi di miliardi di chilometri, effettuato in 53 milioni e mezzo di anni, è palesemente una cosa ermenàutica, come l’ovvietà circolare del fatto che anche noi di Terra 1, in qualche modo primordiale ed a bassissima radiazione, siamo telempatici, giacché io personalmente lo avevo sempre pensato e come tale l’ho reso vero e siccome tu hai fatto la medesima cosa, l’effetto si è per un momento raddoppiato.

            Alle 17:00 berrò del tea caldo e lo farò rigorosamente come ci ha insegnato la Signora Pamela Lyndon Travers nella bella scena ambientata nella sua casa in Inghilterra con la Thompson e Hanks ovvero acqua quasi bollente versata in una tazza dove si è lasciato una zolletta di zucchero ed un velo di latte sul fondo.

            Alla tua, fratello.

          4. Ahimè devo dissentire su una cosa, anzi due: lo zucchero e il latte.
            Non tollero lo zucchero nelle bevande calde (siano esse il caffè o il tè o l’orzo) e tantomeno uso il latte (verso il quale ho manifestato negli anni una certa intolleranza).
            Per cui, mentre ti scrivo, sto gustando un tè verde quasi bollente, semplicemente delizioso.

            Per altro, la tua descrizione del buco nero mi ha fatto sorridere compiaciuto: trovare l’ermenautica nella manifestazione della fisica e della scienza più sorprendente degli ultimi anni, è la testimonianza testimoniata che il Verbo può tutto, come per altro insegna uno dei testi più ermenauti di sempre, la Bibbia.

            A proposito di Buco Nero, permettimi una divagazione per spezzare ancora una volta una lancia verso un film meraviglioso che subì critiche ingiustificate tra le quali anche la colpa di aver usato troppo la fantasia sulle questioni scientifiche. Come hai già capito sto parlando di Interstellar: la somiglianza tra il buco nero cinematografato da Nolan e quello ammirato ieri è veramente sorprendente. Uno smacco a tutti i solòni del web che all’epoca percularono Nolan
            (tra l’altro il mio post di Interstellar fu, a mia memoria, uno dei primi in cui interaggimmo da veri ermenauti, quindi il cerchio si chiude in una sorta di eterno ritorno circolare del tempo che fa anche un po’ Arrival e il naufragar m’è dolce in questo mare….

            Mi sa che qualcuno mi ha corretto il tè con il Varnelli….

          5. Sto scrivendo al telefono questo commento in fretta, perché a breve entrerò in una zona che non ha alcuna connessione internet, né come WiFi né come dati mobile, ma sento la necessità impellente di farti sapere che mentre stavo scrivendo il commento a cui hai appena risposto, io stavo pensando esattamente al film Interstellar di Nolan, in particolare alla visione del buco nero che viene fornita… Persino l’immagine degli ermenàuti del futuro che hanno viaggiato nel tempo, per venire a far visita a noi due ed influenzare la nascita dell’ermenàutica a posteriori, l’ho avuta pensando proprio a quella umanità che nel film torna indietro dal futuro per chiedere ai suoi stessi antenati di salvarli…

            So che molti di quelli che leggeranno questo commento non mi crederanno, ma tu che sei mio amico e fratello sono certo avrai fiducia nelle parole che ho detto!

            Mentre mentre guardavo la foto creata al computer di questo buco nero al centro di una specie di ciambella colorata ho immediatamente paragonato quell’immagine ad una specifica foto di Interstellar che avevo a suo tempo inserito nel mio post e mentre la guardavo pensavo a quella marea di coglioni che sul web cercando un modo di criticare il film a tutti i costi erano riusciti a definirlo persino troppo grezzo dal punto di vista scientifico, malgrado i due fratelli Nolan avessero fatto controllare, nel 2014, la loro sceneggiatura persino ad un fisico, Kip Thorne, che poi nel 2017 vinse anche il premio Nobel…

            Su Terra 2 i doppelganger di chi ha criticato il film dal punto di vista scientifico sono addetti ai lavori socialmente utili più umili che i nostri doppioni sono riusciti a trovare loro.

            Ora ti saluto che sto per entrare nel mio personale buco nero del web, a cavallo tra l’Appennino tosco Emiliano…

          6. Spero che tu abbia ormai svalicato le terribili gallerie dell’appennino tosco-emiliano (via impervia da sempre, sia per treno che per macchina). Dal canto mio ti rispondo dal divano di casa mia, mentre in TV scorrono alcuni tra i fotogrammi più meravigliosi che la serialità televisiva abbia realizzato in questo secolo. Come avrai intuito sto riguardando per l’ennesima volta A STUDY IN PINK, a mio parere uno dei migliori episodi di sempre nella storia delle serie tv.
            Caso ha voluto che oggi, per la prima volta, abbia attivato Netflix in casa e l’algoritmo del colosso americano deve aver sviluppato una qualche forma di telempatia perché tra le prime serie tv mi ha proposto proprio Sherlock. Il mio sorriso è stato subitaneo, perché se da un lato non potevo non apprezzare la casualità (se così la si può definire) con il quale un computer mi suggerisce divedere una cosa che adoro senza conoscere i miei gusti, dall’altro lato ho trovato squisitamente elegante inaugurare la mia vita su Netflix con A STUDY IN PINK e non ho potuto trattenermi.
            Divago, da buon ermenauta, perché senza voli pindarici saremmo persi. Esattamente come Matthew McCounaghey che pensa di esser perso per sempre nel momento in cui oltrepassa l’orizzonte degli eventi del buco nero, per poi trovarsi catapultato nel tesseratto che lo metterà in contattato con la sua figlia diventata adulta nel frattempo.
            Diceva Calvino (se la memoria non mi inganna) che i classici sono quelle opere che non smettono mai dirci qualcosa di nuovo. E Interstallar (come per altro tutti i film di Nolan) appartiene a questa categoria perché non solo rivederlo, ma perfino il solo ricordarlo, regala emozioni e riflessioni sconosciute. La circolarità del tempo, il suo avvitarsi su se stesso sono cose di poco conto se confrontate con la sinergia dei nostri intelletti che si sforzano di pensare come un essere unico, trasferendo pensieri ed emozioni che ci accumunano, come se un pensiero avesse bisogno di ribalzare su due paret i diverse e distanti per prendere forma. Lo trovo così sfacciatamente meraviglioso che, ancora una volta stasera, sento quasi il bisogno di commuovermi.
            Ah, dimenticavo, su Terra 2 i detrattori di Intestellar sono condannati a vedere le puntate di Riccanza senza poter cambiare canale o sbassare il volume…
            PS: ho visto Unicorn Store e ho pensato la stessa cosa del tuo amico, tuttavia non sognerei mai di consigliarlo a qualcuno, neppure al mio peggior nemico…

          7. Il mondo va avanti ed il dubbio che in qualche modo noi si rimanga indietro o meglio una parte di noi resti indietro (come uno slabbramento spirituale o una modificazione dello spettro, in una versione spirituale dell’effetto doppler), è in noi sempre presente: essere coevi è un impegno, che però con un po’ di allenamento e di aggiornamento culturale continuo si può fare, perché il gap non è quasi mai insopportabile (vedo schiere di vecchie signore andare a tombola  evantarsi di essere su FaceBook o su Whatsapp con ottantenni che inviano a ripetizioni video meme di gattini che ti fanno gli scongiuri o ti offendono durante le feste), ma restare al passo con l’evoluzione del pensiero (inteso come consapevolezza universale) quello è un altro discorso ed il modo migliore per non restare sepolti è senza dubbio l’amicizia.

            A sentirmi sembro uno di quegli sceneggiatori (da Besson ai Wachowski) che alla fine di una saga ti buttano là, in mezzo al cinsimo ed al sarcasmo imperante, la grande verità che l’amore vince su tutto, ma effettivamente, se amore e amiciza sono forme telempatiche (termine da te creata ed oramai acquisito nel vocabolario di ogni buon ermenàuta), allora si, hanno ragione loro: le nostre elucubrazioni e divagazioni hanno anche una valenza liberatoria e salvifica, un salvacondotto per qul Nirvana dell’animo e dell’intelletto, per la Cittaà delle Macchine di Matriz, per uscire dalla cupola, per superare la fisicità, per trasmigrare da corpo a corpo, per entrare in contatto con il la massa informe di dati che (sembra) usi proprio i buchi neri per trasportare da un universo dimensionale all’altro codici di informazione su come è costruita la materia.

            Insomma, Terra E è figlai dei deliri del berlantiverse, della sottocultura nerd e nostra come valvola d sfogo ma mache come metafora per tanto, tanto alttro ed è bello e dolce naufragare in questo mare.

            Minima moralia:

            – Non se il 5G aumenterà i casi di cancro al cervello, ma di certo trasmettere un segnale tra i valichi dell’appennino, con le attuali tecnologie, è un impresa! Tuttavia si vive ancge senza…

            – Ho scoperto da tempo di essere lievemente intollerante al Lattosio… Inoltre la mia dermatologa (ho una dermatologa di riferimento, si, una bella persona, che ricorda la nutrizionista Debora Rasio ovvero il dio dell’alimentazione) ha sempre detto che un essere umano, passati i 12 mesi dalla nascita, se non è un vitello dovrebbe evitare d assumere con regolarità latte vaccino perchè è inutile e dannoso e verosimilmente se non sei intollerante, rischi di diventarlo: perciò sono da tempo passato a soluzioni alternative molto dignitose ed in alcuni casi anche strepitose (ovviamente nulla che abbia a che fare con la Soia, che mi fa cagare e che disprezzo fuori misura nelle sue accezioni sostituitve del latte, mentre la stimo molto nell’uso abituale che ne fanno nella cucina asiatica)… Non volendo rinunciare al caffè-latte mattutino o al cappuccino, lo prendo sempre con latte senza lattosio (anche al bar), possibilmente intero, in genere Accadì Granarolo bidone giallo (latte intero), in cui un processo non dannoso ha scisso il lattosio in glucosio e galattasio… Inoltre, quando mia moglie prepara la pastafrolla o assimilabili, usa burro senza lattasio o burro da latte di capra (quest’ultimo molto più costoso, ma con una punta di salato che nei dolci è una toccasana, tutte cose che si trovano normalmente in ogni ipermercato, sia coop sia concorrenza e così per la panna liquida… I formaggi industriali fatti da latte senza lattosio sono abbastanza tristi ma ce ne sono molti che sono senza lattasio di default, come tutto il Parmigiano Reggiano (non il Grana Padano, dio me ne scampi!) dai 36 mesi in su o l’Emmenthal Svizzero (quello francese ha un protocollare infinitamente meno restrittivo di quello svizzero, costa la metà al chilo ma è proporzionatamente meno buono).

            – Sei quindi utente Netflix! Figo… La comodità di avere sempre tutto disponibile già sul tv (se smart o collegato alla WiFi di casa tramite chromecast), senza scricare o altro è di una pigrizia sublime… Ma ora non farò il solone che deve dirti cosa guardare (tranne le 3 orette complessive delle 6 puntate di After Life di cui abbiamo già parlato), tanto il web è già pieno di cattivi maestri, ma di certo partire con Sherlock è stato un colpo di classe…

            – Stai seguendo la cugina?

            – Hai finito Fargo 3 dopo il blocco alla quinta puntata?

            – La seconda stagione di Mrs. Maisel è più bella perisno della prima! Incredibile… Ho volito attendere che Amazon rendesse libero l’audio italiano per vederla con mia moglie che odia i sottotitoli…

            – Di Amazon ho visto anche American Gods ed ovviamente Preacher (due grandi perplessità) e con gusto Hanna (vedesti il film con la Saoirse a suo tempo?) e chiaramente le tre splendide stagioni di The Man in The High Castle…

            Bye

            P.S. Questo è il tuo post. Avrai tu l’ultima parola ed al prossimo commento tuo in risposta a questo mio, a meno che non contenga delle domande, risponderò solo con la stellina!

          8. Parto dal latte. Non sono una mucca, ma mi piace da matti. Ho dovuto limitarlo molto, soprattutto tutti i formaggi stagionati (con mio sommo disappunto perché mi piacciono da matti) e mi limito a prodotti caseari freschi: yougurt e ricotta, principalmente. C’è un caseificio a pochi chilometri dove lavoro che fa una ricotta che è la fine del mondo…. Comunque la tua preparazione sul tema è impressionante: chapeau.
            Da circa un anno, nonostante il mio parere contrario, mia madre settantacinquenne si è munita di smartphone. E non si è fermata qui: sempre da sola giacchè io per principio le avevo negato qualunque tipo di supporto informatico, si è creata l’account gmail, facebook e whattsapp. Figurati che ha anche creato un gruppo con le sue amiche del circolo del burraco e l’altro giorno si pavoneggiava con la nuora perché ha silenziato alcuni gruppi su FB perché diffondevano fake news. Ecco, sentire mia madre pronunciare “fake news” mi ha fatto un certo stacco, lo ammetto. Non ti dico poi il delirio da quando ha scoperto le videochiamate di whattsapp: all’inizio la usava solo per chiamare me e vedere la nipotina, ora ci videochiama una sua amica che si è trasferita in Spagna qualche anno fa. Delirio puro.
            Lei è anziana in tutte le declinazioni possibili del termine, tuttavia non si arrende e di questo glie ne va dato merito. E lei è la prova che la tecnologia può aiutare a essere più giovani, o quantomeno a invecchiare meglio.
            Io anelo già il 6g, figuriamoci il 5g.
            Hai presente l’isola di Lost? Che tutti gli aerei che bazzicano nei paraggi ci precipitano sopra? Ecco, il mio quartiere ha lo stesso effetto con la fibra ottica. Sono circondato per un raggio di almeno 20 km, da case attrezzate con la fibra, tranne io. Di qui il ritardo con cui ho attivato Netflix, giacchè l’idea di poterlo vedere a qualità ridotta e per di più mortificando la già penosa connessione domestica, mi poneva un freno indicibile.
            Mi sono deciso soprattutto per la signora, giacchè come sai io reperisco tutto “per alte vie”, che è profondamente pigra per queste cose. Ma nemmeno la sua pigrizia deve arrendersi contro il tasto NETFLIX del telecomando…
            Avevo scaricato numerose serie di Netflix che sono in coda di visione talvolta da anni. The Alienist, Better Call Soul, le ultime stagioni di Narcos, The Rain, Suburra, etc. Fino alla recente The Umbrella Academy. Non so se e quando riuscirò a mettermi in pari… lo ammetto. Tra l’altro tra poco riprende il Trono di Spade, il che è tutto un dire.
            Devo ancora iniziare tutte le nuove stagioni del Berlantiverse. Credo di averti già detto che le guardo mentre mi alleno in casa, solo che ora devo prima finire SHades Of Blue e forse vedere l’ultima stagione di Strike Back. Comunque credo massimo entro maggio inizierò la visione, quando ormai tu però avrai già visto la season finale…
            Passiamo alle produzioni Prime, perché mi piacciono molto.
            Ho visto ovviamente The Man in the Castle, gradendo molto la libera trasposizione di cui è stato oggetto il famoso romanzo di Dick. Ma ho visto anche le 4 stagioni finora edite di Bosch, assolutamente bellissime con un Titus Welliver in forma smagliantissima. Mr. Masiel mi sono arenato, perché la vedo con la signora e lei ultimamente preferisce vedere il ChicagoVerse. American Gods e Preacher mi mancano, come anche Jack Ryan, che è in coda da tempo.
            Alla fine il problema è sempre quello… il tempo. Il lavoro, che con l’avvento della fatturazione elettronica ha raggiunto picchi insopportabili, la casa, la famiglia, un minimo di vita sociale… Bisogna solo sperare che i due doppelganger di Terra E trovino la formula per piegare il tempo alla dialettica se voglio sperare di vedere tutto.
            Ah, dimenticavo, Fargo 3 non l’ho più finita, è rimasta e lì non sono riuscito (o forse più semplicemente non ho voluto, chissà…)
            Comunque, non ho saputo resistere alla tua sottile provocazione, quindi chiudo con una domanda, cui sentiti liberissimo di non rispondere: hai mai visto Luther, la serie tv con Idris Elba? Io ne sono uno strenue estimatore e ne ho spesso parlando spendendo parole al miele. Non ricordo però se tu mi avessi mai dato un tuo parere al riguardo. Pongo ora la domanda, poiché sono fresco di stagione 5, da poco uscita proprio su Netflix, e mi piacerebbe conoscerne il tuo parere.

          9. Avevo promesso che essendo tuo il post, tua sarebbe stata anche l’ultima parola del nostro scambio di commenti, con la sola eccezione permessami nel caso tu mi avessi posto delle domande… E purtroppo lo hai fatto, una domanda sola ad onor del vero, ma particolarmente pesante, per la quale farei fatica a risponderti con semplicità, ma ci proverò lo stesso: Luther è una serie poliziesca straordinaria, anzi una serie straordinaria al di là del suo genere specifico, che non faccio fatica, anche con tantissimi distinguo, a paragonarla allo Sherlock sempre della BBC…

            impossibile infatti non fare dei paragoni tra queste due serie, che mostrano due facce di Londra completamente diverse e due personaggi anch’essi differenti, ma uniti da un unico denominatore comune ovvero la straordinaria intelligenza e bellezza dei soggetti, delle sceneggiature e persino delle regie, infine l’ottima interpretazione di entrambi i protagonisti principali.

            Vorrei continuare a fare dei confronti, parlando anche della brevità e dell’esiguo numero di episodi per ciascuna stagione, di come le figure femminili importanti si comportano in modo differente tra le due serie, ma sempre con effetto catartico, sia nel caso di Sherlock che di Luther due grandi donne che diventano elementi di trasformazione caratteriale del personaggio o meglio senza davvero cambiarlo ne fanno emergere aspetti che il protagonista tende a nascondere, come nel caso di Luther nel quale lo spinge a mostrare una parte solare che altrimenti la sua negatività non avrebbe mai concesso di esibire in alcun momento.

            Luther è decisamente una di quelle serie Tv da non perdere e che va vista e recuperata da chi non l’avesse ancora fatto, una serie che mi stupisce non abbia mai avuto l’onore di una tua recensione, visto che la segui sin dall’inizio mentre io l’ho recuperata a suo tempo solo dopo tuo consiglio: 20 episodi fulminanti, divisi in 5 stagioni di cui in tutta onestà la prima continua a restare indubbiamente la migliore.

          10. Hai quindi scoperto la mia vecchissima recensione da solo, prima che io potessi suggerirtela.
            Leggerla oggi, a circa 5 anni di distanza dalla sua composizione, mi fa non poco arrossire, quasi vergognare per un taglio lirico molto banale. Col tempo ho imparato a gestire questo stile di scrittura in modo un po’ meno goffo (o almeno così mi piace pensare), ma all’epoca ero comunque una schiappa.
            Però il senso trapela, feroce e selvaggio, come l’interpretazione di Elba,qui un vero leone.
            Ho letto con piacere il parallelismo che hai stabilito con Sherlock: pensavo di essere il solo ad averlo pensato (e per questo timidamente l’ho sempre taciuto) ma forse la telempatia di cui siamo alfieri ci governa in modo più occulto e misterioso di quanto possiamo immaginare.
            Luther e Sherlock sono distanti che più distanti non si può, ma forse proprio per questa lontananza riescono quasi a sfiorarsi: sono come la duplice indole di una persona che oscilla tra l’essere un’inguaribile burlona oppure un filosofo dell’essere, tra la tragedia e la commedia, tra il silenzio e la confusione. Eppure entrambe trasudano una brillantezza fuori dal comune perchè, pur seguendo percorsi dissimili, raggiungono lo stesso effetto: avvincere lo spettatore a una narrazione coinvolgente.
            E’ delizioso parlare con te di questa serie, veramente, e ci pensavo da tempo con cruccio, perchè leggere il tuo parere su Luther era per me un punto d’onore, un po’ come quando si presenta la nuova ragazza ai propri genitori o al proprio migliore amico, sperando che anche loro sappiano cogliere quelle virtù che ci hanno fatto innamorare!!!!

          11. Sherlock (intendendo il character specifico della fiction BBC) e Luther sono le due facce che assieme compongono l’archetipo perfetto del detective dello storytelling marcato Inghilterra: trovi pezzi di essi ovunque, da River a Broadchurch, da Poirot a Doctor Who, da Torchwood a Prime Suspect
            Insieme si completano ma solo nell’iperuranio perché in un fiction assieme sarebbero impossibili da fare convivere…
            Un’affinità di sensi solo teorica.
            Grandissimi entrambi e non a caso asociali.

          12. Okay, ho fatto le mie ricerche e se fossi un bravo giornalista le avrei fatte prima di scrivere ciò che ho appena finito di scrivere nel mio precedente commento… Si, perché tu di Luther hai parlato suo tuo sito, a modo tuo ovvero in modo più lirico che didascalico, più per emozioni che per informazioni, anzi di dati non ne hai dato uno solo, tranne che per il nome dell’attore protagonista… Hai parlato di Luther nel lontano 2014 in un tuo articolo che non avevo ancora letto e che ho fatto ora, senza commentare perché lo sta facendo ora, lo sto facendo qui

  2. Certo che hai preso in contrpiede tutti quanti. Comunque l’ho trovato un film deludente. Lo sono che non devo aspettarmi nulla, che vogliono essere film leggeri fatti per divertire e intrattenere, ma dev’essere sempre così? Non si può osare un pochino di più? Ormai è anni che mi aspetto dalla Marvel qualcosa di buono e in certi casi l’abbiamo pure avuta (i due Guardiani della Galassia, il primo Avengers) ma poi i restanti film sono stati fatti con lo stampino. Veramente, metti una scena a caso ad esempio di Spider-man Homecoming in un altro cinecomic e uno non se ne accorge nemmeno. In certi casi non riesco neanche a capire chi sia il regista dell’opera talmente sono uguali.
    Non sono film brutti, quello no. Ma sono comunque film che non mi lasciano niente quando esco dalla sala. E questa p una cosa a mio avviso molto negativa. E lo dico da amante dei fumetti.

    1. Caro amico, il mio pensiero è del tutto identico al tuo.
      Gli ultimi cinecomic che ho visto (Black Panther, il terzo Thor, lo stesso Avengers Infinity War) mi hanno abbastanza deluso per il loro reiterare schemi visti e rivisti, senza nulla di nuovo da dire. Ed è così, in ultima analisi, anche in Captain Marvel tuttavia il film ha potuto aggrapparsi al talento sconfinato dei due protagonisti: la Larson è fantastica e Jackcson meraviglioso (tra l’altro non aveva un ruolo così centrale in un film del MCU dal secondo Capitan America e quello si che era un cinecomic fatto bene, ma forse perché era più un action movie che un cinecomic).
      Sai, io ho un metro di giudizio molto particolare per giudicare i film in generale e i cinecomic in particolare: ho voglia di vederlo una seconda volta? Solitamente, se il film è piatto e monocorde come capita con molti cinecomic, la risposta è no. I casi in cui invece scatta la molla sono pochi e tutti, invariabilmente, testimoniano che il film è veramente buono.
      Di sicuro non vedrò mai Captain Marvel una seconda volta, come per altro nessuno dei film del MCU firmati Disney. Forse il solo Captain America: Winter Soldier di cui parlavo poco sopra.
      Paradossalmente ho rivisto almeno 2 volte i primi film del DCEU: Man Of Steel e Batman Vs Superman, quando la DC ancora provava a fare qualcosa di diverso. Poi tutto è andato a puttane e pure loro hanno iniziato il processo di marvelizzazione: prima con Wonder Woman (che comunque si salva in corner) poi con Justice League.
      Vabbè, ho scritto pure troppo e non voglio annoiarti oltre 😉

      1. Justice League per me è un punto veramente basso per la DC. Per dire io non ho apprezzato Batman v Superman ma almeno qualcosa mi aveva lasciato rispetto a JL. Comunque per quanto riguarda Captain America: Winter Soldier sono d’accordo con te: quello è un bel film (uno dei migliori dell’universo Marvel). Si dovrebbe quasi fare una classifica dei film belli che hanno fatto.

        1. Mi hai stuzzicato!!!!
          Allora, se dovessi fare una classifica limitandomi ai film del MCU il mio podio sarebbe questo:
          • Captain America: The Winter Soldier
          • Guardiani della Galassia
          • The Avengers
          Tutti gli altri, seppur in alcuni casi meritevoli, sono fatti di plastica: modellini tutti uguali a quelli prima o a quelli dopo.

          Estendendo invece il discorso agli altri film Marvel, allora il podio cambierebbe drasticamente e solo uno dei 3 film sopra indicati resterebbe in lizza:
          1. Logan
          2. Deadpool
          3. Captain America: Winter Soldier

          Ho tenuto volutamente da parte i film del DCEU, perché hanno un taglio totalmente diverso, o almeno lo hanno avuto fino a Justice League, che il primo film veramente povero del gruppo. Lo stesso Aquaman, seppur gradevole, sembra un film Marvel, niente a che spartire con il taglio più adulto che aveva Man of Steel o anche lo stesso Suicide Squad

          Il problema di fondo è che ormai tutti sembrano convinti che la ricetta individuata dalla Disney (azione + ironia + tanta CGI + costumi fighi + superbattaglie) sia l’unica possibile per creare un cinecomic di successo. Ed è tale ormai questa convinzione che nessuno cerca più di trovare strade alternative, limitandosi a conformarsi a quanto sperimentato dai Marvel Studio. Il che determina un inaridimento artistico ed estetico ingiustificabile.
          Un vero peccato.

  3. Che i cinecomic avessero cominciato ad assumere un canovaccio sempre uguale (come nella commedia dell’arte: il tuo paragone è davvero calzante) lo scrissi già 2 anni fa, nella mia recensione di Spider – Man: Homecoming.
    Hai ragione anche quando dici che i cinecomic capaci di innovare o uscire dallo schema da te descritto si contano sulle dita di una mano. Guarda caso, sono gli unici che sono andato a vedere negli ultimi anni: Suicide Squad, i 2 Deadpool e Venom.
    Mi trova d’accordo anche la tua affermazione per cui gli attori di talento fanno bene a recitare anche in qualche film di puro intrattenimento, senza chiudersi nel recinto dei film d’autore che vengono visti più dai critici che dagli spettatori. Ad esempio, a me non sta particolarmente simpatico Tom Cruise, ma gli va riconosciuto il pregio di aver lavorato non solo con Scorsese, Kubrick e Spielberg, ma anche in dei film molto più scanzonati come Tropic Thunder e Rock of Ages.
    Riguardo a Samuel L. Jackson, è sempre stato perfetto come co – protagonista. In Die Hard è un’ottima spalla di Bruce Willis, in Pulp Fiction duetta meravigliosamente con John Travolta, e ha dimostrato questa capacità di “fondersi” con un altro attore anche in film molto meno ambiziosi (ad esempio Come ti ammazzo il bodyguard). Non mi stupisce quindi che abbia saputo creare un’ottima chimica anche con Brie Larson.
    Oltre al tuo post mi ha divertito molto anche il commento di Kasabake: le sue battute su Hawkeye e Black Widow ad esempio mi hanno fatto pisciare dalle risate. Tra l’altro l’attrice che interpreta la moglie di Hawkeye (Linda Cardellini) è una sorta di Samuel L. Jackson in gonnella, nel senso che anche lei è una spalla perfetta per la sua controparte maschile. Lo ha dimostrato non soltanto nei film Marvel, ma anche in Green Book (e guarda caso anche lì fa la moglie di uno dei protagonisti: evidentemente Peter Farrelly ha visto che quel ruolo le calzava a pennello e l’ha scritturata per quello).
    Noto che nei commenti hai parlato di Wonder Woman. Ebbene, su Instagram ho beccato una sosia di Gal Gadot che è davvero impressionante: non è una che le somiglia, è proprio la sua fotocopia. Guardare sotto per credere:

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    I love this so much @wondervaughn !!! Cosplaying Wonder Woman means the world to me and like you said…all you have to do is BELIEVE!!! Thank you!!!!!!! . WONDERS NEVER CEASE Worlds of DC * WONDER WOMAN is a symbol of empowerment, equity and the unity of mankind. These ideas transcends the physical form and are echoed through every single individual who honor the legacy of the greatest superheroine of all time. Her mission is meant to show women, girls, men and boys that they can be anything they want to be…ALL THEY HAVE TO DO IS JUST BELIEVE. * Cosplayer: @lis.wonder (Photo by @jerrykestel, Armor by @thejefx) Actress: @gal_gadot Comic: @jfabok * [Follow @wondervaughn for DC themed content] @dccomics

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    1. Tra i cincomic che esulano dal canovaccio consolidato, secondo me vanno inseriti anche quelli della DC, che sono quasi tutti alieni da schemi prefediniti. Non parlo ovviamente solo della trilogia di Nolan, ma anche dei film gestiti da Snyder (Man of steel, Bat Vs Sup). Nel mondo Marvel poi c’è forse il miglior cinecomic dell’ultimo lustro (a mio parere il più bello in assoluto tolta la trilogia di Nolan) che è Marvel ma non Disney. Mi riferisco a Logan, un’opera crepuscolare veramente bella e sconvolgente.
      Samuel Jackson è un attore meraviglioso, istrionico e mattatore. Fare la spalla è in realtà più difficile che fare il protagonista perché devi sempre modificare la tua impostazione per adattarla al protagonista, quindi bisogna sempre snaturarsi un po’. Tra i film in cui recita meravigliosamente il ruolo della spalla mi permetto di segnalarti anche questi 3, tutti a loro modo meritevoli di visione:
      • Kong: Skull Island
      • Kingsman: The Secret Service
      • Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma
      Con Tom Cruise il discorso è quasi capovolto. Lui ha un tale carisma che oggettivamente non può fare il gregario, non sarebbe credibile. È quindi giustamente sempre protagonista. Il suo problema è che i film di azione che ha fatto sono talmente belli e famosi da aver oscurato tutte le sue interpretazioni migliori, quando ha prestato il suo volto a capolavori come Nato il 4 Luglio o Rainman o Intervista col vampiro. Se uno pensa a Cruise pensa ai Mission Impossible oppure a Top Gun o Minority Report, non certo a quei capolavori lì. Insomma, è più bravo di quanto in molti credano…
      PS: la tipa su Instragram al di là della somiglianza impressionante con la Gadot, è una gnocca stratosferica!!!!
      PPS: ma cosa sta succedendo alla Fiorentina? Prima le dimissioni di Pioli che sono piovute come un fulmine a ciel sereno, poi la nomina di Montella (in un pomeriggio siete passati dalla padella alla brace)… Di sicuro le cose per voi si mettono male, soprattutto ora che manca poco alla semifinale di ritorno di Coppa Italia

      1. Questo divorzio è arrivato in modo rapido e rocambolesco, ma parte da lontano, cerco di spiegarmi meglio.
        Un mese fa Pioli (che aveva il contratto in scadenza) disse di aver già preso una decisione sul suo futuro. Dato che in quei mesi non si era mai parlato di un suo rinnovo, era ovvio che aveva deciso di andarsene. I giocatori lo capirono e ci rimasero malissimo, perché dopo la morte di Astori loro si erano stretti attorno a lui come ad un padre: di conseguenza, delusi dalla consapevolezza che lui sarebbe andato via a breve, hanno cominciato a perdere una partita dietro l’altra.
        Il fondo è stato toccato Domenica scorsa, quando abbiamo perso in casa col Frosinone. A quel punto i Della Valle emanano un comunicato di fuoco, in cui chiedono “al tecnico Pioli di gestire questo momento con la competenza e la serietà che ha dimostrato nella prima parte del campionato”. In pratica è come dire che nell’ultima parte della stagione Pioli non è stato serio. I Della Valle probabilmente intendevano dire che facendo girare delle voci sul suo futuro a stagione in corso ha destabilizzato la squadra: questo è vero, ma si sono espressi così male da finire per infangare la professionalità di Pioli. Sono passati dalla ragione al torto, e a quel punto Pioli, sentendosi insultato come persona e non come allenatore, ha giustamente deciso di andarsene.
        A quel punto la proprietà ha scelto di puntare su Montella. Così facendo i Della Valle dopo Pioli hanno fatto incazzare anche Corvino, che aveva già bloccato Di Francesco per il prossimo anno (con tanto di accordo triennale già definito).
        Anche i tifosi sono contrari al cambio tra Pioli e Montella. Non tanto per l’addio di Pioli (che tanto sarebbe comunque avvenuto tra poche partite), ma per la scelta di Montella, a causa di ciò che disse dopo la semifinale di Europa League con il Siviglia. Cerco di riassumerti la storia di quella ferita mai sanata.
        In quella semifinale gli spagnoli ci batterono 5 a zero tra andata e ritorno. La semifinale di ritorno si giocò a Firenze, e negli ultimi minuti della partita alcuni tifosi viola, con l’ironia tipica dei fiorentini, cominciarono a fare “Olé!” ogni volta che toccava palla il Siviglia: era un modo per sdrammatizzare la tragedia sportiva che si stava consumando sul campo. Montella non essendo fiorentino non lo capì, e quindi accusò noi tifosi di aver deriso la squadra, e soprattutto (ecco le parole incriminate) di non aver capito qual è la nostra dimensione. Era un modo per dire: dato che tifate per una provinciale dovreste essere contenti di essere arrivati fino a qui, invece di deridere i miei giocatori. Aveva detto la verità, dato che noi fiorentini abbiamo da sempre delle manie di grandezza e di protagonismo del tutto ingiustificate.
        Il guaio è che il tifo viola la verità non vuole sentirsela dire: preferisce cullarsi nell’illusione di avere una squadra giusto un filino più debole di Barcellona e Real Madrid, e di poter festeggiare il terzo scudetto da qui a 3 anni. Se cerchi di riportarci con i piedi per terra, ti metti contro il 90% di noi. Ed è esattamente quello che è successo a Vincenzino, che da allora a Firenze è meno popolare di un rom in Veneto.
        E poi, i tifosi viola odiano Montella non solo per quella dichiarazione, ma anche per il suo modo di essere: presuntuoso, litigioso, diffidente, tutto l’opposto di quello che dovrebbe essere caratterialmente un allenatore.
        Io invece sono contento, per 2 motivi:
        – ho ancora negli occhi il bellissimo tiki – taka della sua Fiorentina, capace di imporre il suo gioco in scioltezza anche in trasferta;
        – Di Francesco sarebbe stato un altro Pioli, ovvero un allenatore totalmente asservito a Corvino (e infatti lui l’aveva preso proprio perché si era accorto che a Roma Di Francesco aveva ingoiato in silenzio tutte le cazzate di Monchi). Montella invece non è servo di nessuno, quindi finalmente avremo un allenatore che decide la formazione di testa sua e in base a ciò che vede in allenamento, non in base a ciò che gli dice Corvino.

        1. Mi ero perso gli ultimi sviluppi della vicenda Pioli\Fiorentina. E’ sempre pericolo arrivare con un allenatore a scandenza di contratto perchè se tutte le parti in causa non mostrano straordinaria professionalità, è facile che si verifichino situazioni sgradevoli come questa, con allenatori che si tolgono dei sassolini dalle scarpe e dirigenti che non perdono occasione per punzecchiato. Per non parlare poi dei gicoatori, che spesso sono inconsapevolmente portati a tirare i remi in barca aspettando l’avvidentamento in panchina. Tra le altre cose ho l’impressione che stia accadendo la stessa cosa al Milan dove, pur avendo evitato di lavare i panni sporchi in pubblica piazza, ormai tutti sanno che le strade si divideranno a giugno con Rino da una parte e il Milan dall’altra.
          Trovo però francamente poco lungimirante il ritorno di Montella: le sue ultime esperienze (Milan e Siviglia) sono state assolutamente disastrose e sembra iniziata con largo anticipo la parabola discendente della sua carriera. Ti dirò di più: non ho un buon ricordo di lui neppure come allenatore, dato che il suo Milan giocava in modo pietoso e nessuna delle belle trame osservate ai tempi della Fiorentina sono mai state replicate. Fossi stato nella società, avrei puntato sul desiderio di riscatto di Di Francesco o, meglio ancora, nel voglia di emergere di un allenatore promettente come De Zerbi. A latere di tutto questo ti rivelo un pettegolezzo abbastanza triste, che potrebbe avere impatti nell’immediato futuro della Fiorentina. Ormai da un anno qui nel maceratese si rincorrono voci circa una presunta grave malattia di cui sarebbe affetto Diego della Valle il quale trascorerrebbe molto tempo in un clinica svizzera nel tenativo di curarsi. Questa chiacchiera rimbalza con tale frequenza e alimentata da fonti talmente eterogenee, che ritenerla del tutto priva di fondamento sarebbe sciocco. Che abbia qualche problema di saluto mi sembra quindi probabile (e il fatto che le sue uscite pubbliche siano ormai ridotte al lumicino ne sarebbe la conferma), resterebbe solo da capire la gravità di queste condizioni.

          Chiudo con una riflessione circa la presunzione dei tifosi Viola, che considerano la loro squadra molto forte a prescindere dai reali valori.
          Purtroppo ormai anche il tifo milanista sta prendendo la stessa china: ignora la realtà di provinciale di lusso cui ci hanno condannato gli ultimi 5 anni di gestione Galliani\Berlusconi e l’anno dei cinesi, e considerano ancora il Milan forte come quello degli olandesi e si scandalizzano quindi per ogni risultato negativo, anche quelli oggettivamente inevitabili come la sconfitta con la juve di sabato sera.
          A proposito di Juve, hanno appena strappato un prezioso pareggio in terra d’Olanda e la qualificazione è ora più vicina. Posso solo sperare chei lanceri sappiano replicare a Torino il miracolo già visto un mese fa a Madrid. Incrociamo le dita!!!!

          1. La vedo come una cosa molto possibile: l’Ajax gioca con la sfrontatezza della gioventù, gli juventini con la tensione addosso di chi sa che per la loro squadra stravecchia questa potrebbe essere l’ultima occasione di vincere la Champions’.
            L’emblema della leggerezza con cui gioca l’Ajax è Ekkelenkamp: un ragazzino di 19 anni che, anziché emozionarsi per il fatto di star giocando un quarto di finale della Champions’, appena entrato in campo ha avuto la personalità di prendere palla e tentare un ottimo tiro verso la porta di Szczesny (che ieri è stato fenomenale in questa e anche in un’altra occasione).
            Riguardo alle ingiustificate manie di grandezza delle nostre tifoserie, nel caso dei milanisti credo che dipendano dall’orgoglio per il vostro passato, che li porta a non accettare un ruolo da comprimari anche quando la rosa non permette di sognare grandi traguardi.
            Anche nel caso dei fiorentini queste manie di grandezza dipendono dal nostro passato: in età rinascimentale il comune di Firenze era uno dei 5 più importanti stati italiani (insieme allo stato pontificio, il regno di Napoli, la repubblica marinara di Venezia e il comune di Milano), e da allora questa volontà di primeggiare, questo sentirsi superiori a tutto e tutti è entrato nel DNA dei fiorentini.
            Io invece sono molto più realista, e sono consapevole che, se questa stagione si chiuderà con un decimo posto e una Coppa Italia in bacheca, per una provinciale come la Fiorentina sarà come aver vinto una Champions’. Incrociamo le dita anche per questo! 🙂
            P.S.: Per farti capire quanto sono gigantesche le manie di grandezza dei fiorentini, sappi che per il solo fatto di aver definito la mia squadra una provinciale molti di loro mi urlerebbero sul muso: “MA QUALE PROVINCIALE? NOI SIAMO UNA GRANDE!!! E TU UN GOBBO!!!” 🙂

          2. L’orgoglio è una brutta bestia, soprattutto quando annebbia il pensiero e impedisce di ragionare in maniera lucida.
            A me capita sempre durante i 90 minuti: mi incazzo e strepito come un invasato, incapace di accettare la mediocrità di tanti giocatori rossoneri se paragonati ai campioni delle altre squadre. La tensione e la passione mi fanno sragionare. Poi, finita la partita e con lo spirito meno bollento, me ne faccio una ragione ammettendo che le vaccate di un Calabrio o di un Musacchio sono pegni abbastanza logici da pagare. E’ dura ingoiare il rospo per chi è cresciuto con Tassotti e Costacurta (e ho volutamente nominato i difensori meno forti di quel Milan, per rendere il confronto ancora meno impietoso). Già avere un Filiippo Galli (che all’epoca era una stra-riserva e giocava meno di 10 partite l’anno) sarebbe grasso che cola.
            E devi sapere che le reazioni dei tuoi compagni di tifo alla tua riflessione molto equilbrata sulla Fiorentina attuale, sarebbero le stesse di molti milanisti: abituati a decenni di dominio non riescono ad accettare l’attuale mediocrità fino a negarla, spiegando i risultati negativi con due scuse:
            1. ALLENATORE: da Allegri in poi, tutti i tecnici rossoneri sono stati messi in croce. Molti di essi si sono macchiati di errori gravi (Montella o Sinisa), alcuni erano propri incapaci (tipo Inzaghi), altri pagano inesperienza (Gattuso o Seedorf), ma da soli non possono spiegare il disastro degli ultimi anni, da addurre invece a rose troppo scarse per raggiungere gli obiettivi prefissati
            2. COMPLOTTO: ebbene si, molti Milanisti hanno preso il vizio tipicamente interista di vedere complotti ovunque, e gli ultimi torti arbitrali subiti hanno alimentato ulteriormente questo fuoco. Secondo costoro il Milan darebbe “fastidio” a causa della proprietà straniera (prima i cinesi, ora Elliot). Onestamente classifico queste chiacchiere come indecorose anche per il peggior bar sport, tuttavia circolano molto e hanno anche una certa presa

            Riguardo il ritorno di Coppa, a differenza tua credo che la Juve avrà vita facile. Già l’Ajax ha compiuto il miracolo ribaltando fuori casa l’ottavo di finale e i miracoli sono tali perchè avvengono solo due volte. Tra l’altro, nè il City nè il Tottenham mi sembrano in grado di fermare la Juventus, quindi possiamo solo riporre le nostre speranze su Liverpool e Barcellona, affinchè in finale castighino i gobbi. Incrociamo le dita!!!!!

          3. Mi ricordo bene di Filippo Galli. All’inizio degli anni 2000 il Brescia ingaggiava tante vecchie glorie per fare da chioccia ai suoi giovani: i colpi più clamorosi furono Guardiola e Roberto Baggio, ma tra i tanti giocatori che in quegli anni scelsero di chiudere la carriera nelle Rondinelle ci fu anche Filippo Galli. Era un’ottima politica, perché un giovane può maturare solo se un giocatore più esperto gli insegna quello che sa. E infatti la Fiorentina aveva ingaggiato Thereau proprio con il compito di insegnare a Simeone come si gioca a calcio, ma l’incapacità di questo somaro è così raccapricciante che non imparerebbe a far gol neanche se glielo insegnasse Van Basten in persona.
            Riguardo alle possibili rivali della Juve, a mio giudizio una semifinale con il Tottenham sarebbe vinta prima ancora di scendere in campo, una con il Manchester City invece sarebbe più combattuta che mai. E infatti se ti ricordi aspetto a gloria questo doppio confronto ormai da un mese: se passasse Guardiola avremmo un bellissimo duello tra lui e un altro maestro di calcio come Klopp, oppure tra Pep e il Barcellona che lui stesso ha contribuito a creare. Ma per il momento è meglio non farci troppo la bocca, perché sulla strada tra i Citizens e la finale c’è un ostacolo alto come la muraglia cinese chiamato CR7. Incrociamo le dita anche per Pep! 🙂

          4. Il tuo tranciante giudizio su Simeone mi ha fatto sbellicare dalla risate. Se neppure sua Maestà il cigno di Utrecht saprebbe insegnargli a fare, significa che ci troviamo davanti a un brocco senza fine.

            Ti confesso che nutro un’ammirazione speciale per Guardiola: a mio avviso è il più grande innovatore nel gioco del calcio dai tempi di Sacchi (che per me resta il numnero 1 in assoluto). A differenza del Mago di Fusignano, però Pep ha avuto una carriera più brillante e lunga: Sacchi ha vinto tutti nei suoi primi 3 anni al Milan e nei successivi 8 anni di carriera ha conseguito solo il secondo posto a USA 94, ritirandosi presto. Guardiola invece, dopo aver vinto tutto col Barcellona ha saputo ripetersi col Bayern e il City. Gli manca solo di vincere di nuovo la Champions per completare l’opera. Probabilmente essere stato un gioatore di alto livello gli ha permesso di gestire meglio i rapporti coi suoi calciatori, a differenza di Sacchi che invece ha spesso mantenuto attenggiamente troppo intransigenti (sono ormai diventati mito i suoi attriti con Van Basten, che voleva esprimere il proprio talento con più libertà di quanto permettessero i rigidi schemi di Arrigo).
            Quindi io faccio spudoratamente il tifo per il City, anche perchè prenderei due piccioni con una fava: Pep vince la terza Champions della carriera da allenatore, la Juve esce in semifinale.
            Bisogna solo sperare che la media gol di CR7 non continui ad essere così devastante…

          5. A mio giudizio, quando un attaccante non segna, bisogna sempre chiedersi il perché della sua astinenza dal gol. Se fa tutti i movimenti giusti ma la squadra non gli fornisce un solo pallone giocabile, a quel punto è colpa dei suoi compagni; se invece la squadra gli mette su un piatto d’argento 3 o 4 palloni d’oro a partita e lui non li sfrutta, a quel punto è colpa sua.
            Con Simeone è successo esattamente questo: la squadra riusciva a costruire tante nitide palle gol in ogni partita, ma lui le sprecava tutte malamente. Per grazia di Dio adesso al suo posto c’è Muriel, che oltre a saper sfruttare gli assist dei suoi compagni è capace anche di inventarsi i gol totalmente da solo: un giocatore così è un super lusso per la Fiorentina, e infatti noi tifosi ci siamo innamorati di lui dalla prima volta che ha indossato la maglia viola.
            Riguardo al Manchester City, è una squadra che sta molto simpatica anche a me, perché mi metto nei panni dei suoi tifosi: dopo aver passato decenni interi a rodersi il fegato mentre i cugini dello United vincevano tutto, adesso stanno finalmente ottenendo un po’ di soddisfazione, e tutto questo proprio mentre i Red Devils stanno attraversando un periodo di crisi (sono con un piede fuori dalla Champions’, e anche in campionato devono sudare 7 camicie anche solo per agguantare il quarto posto). Da tifoso viola conosco bene queste sensazioni, dato che siamo passati in pochi anni dalla C2 alle gare di Champions’, e mi fa sempre molto piacere quando queste ascese fenomenali toccano anche a qualche altra tifoseria. Forza Citizens dunque! 🙂

          6. Muriel è un giocatore che mi fa impazzire. Possiede doti tecniche e balistiche fuori dal comune, mi ricorda molto Alexis Sanchez. Se solo fosse un po’ più continuo, sarebbe uno dei migliori attaccanti della sua generazione e quando in gennaio preferì la Fiorentina al Milan me ne dolsi. Alla fine della fiera ci è andata anche bene, perché abbiamo preso Piatek che non solo ha la meravigliosa capacità di tramutare in gol le poche occasioni che gli vengono offerte, ma in più è dotato di grande continuità di rendimento, virtù cruciale in una squadra poco esperta come la nostra.
            Il mio gusto personale, però, ha sempre preferito i centravanti estrosi e imprevedibili come Muriel ai cecchini finalizza tori come Piatek: cresciuto beandomi di Van Basten e diventato maturo appalaudendo le meraviglie di Sheva, i cecchini d’area di rigore non mi fanno mai innamorare. Tuttavia Piatek me lo tengo stretto: è l’unico salvagente che può portarci sani e salvi alla fine della stagione.
            Riguardo il dualismo Unitedi\City hai perfettamente ragione: dopo decenni passati masticando amaro, ora si stanno rifacendo alla grande. Vero è che le squadre figlie delle follie degli emiri hanno vita breve, tuttavia la presenza di un guru come Guardiola fornisce ottime garanzie per l’immediato futuro!

    1. Ciao Borghettaro e benvenuto nel blog!!!!
      Ti confesso che in un primo momento avevo pensato che il tuo nick richiamasse un’insana passione per il Borghetti (liquore al caffè che adoro) e solo dopo aver dato un occhio al tuo godibilissimo blog ho capito il tuo nick aveva origini molto più nobili. Spero mi perdonerai 😀
      A parte ciò, il tuo giudizio così tranchant mi ha lasciato interdetto: perchè non ti è piaciuto il film? Il problema è su questo cinecomic in particolare o più in generale sul genere? Sono curioso, lo ammetto.

  4. Come sempre, dopo aver letto le tue recensioni, mi passa la voglia di scrivere le mie … ha ha ha!
    Ma siccome lo faccio per puro consumo personale e non per lucro non demordo, anzi cerco di far tesoro degli scrittori più in gamba di me per imparare, e per esempio apprendere che esiste una bellissima parola come Kalokagathia! 😉
    Ti dirò che da grande appassionato dei fumetti Marvel quale sono, ho sentito l’odore del cinecomic che così bene hai descritto, così non mi sono precipitato a vederlo, lo farò con calma dopo aver ingurgitato una quarantina di gocce di xanax per poter sopportare la celebrazione della Captain Marvel femminile che ha sostituito il primo, inossidabile, originario Capitan Marvel della mia adolescenza, il guerriero Kree che, in tutina bianca e verde, proteggeva il pianeta terra dalle minacce aliene degli Skrull!
    Non ci posso far niente, sono un purista della Marvel!

    1. Io da totale ignorante di fumetti, non posso esprimere alcun giudizio sull’aderenza o meno alle storie origianli.
      Mi beo soltanto di quel che vedo, anche se a volte il livello qualitativo è basso e il ricordo alla ripetizione un po’ fastidioso.

  5. Ecco!
    ho trovato uno spazietto vuoto soltanto per ringraziarti degli auguri cambiarli e inchinarmi alle vostre dotte disquisizioni sono un genere cinematografico quello targato Marvell che non mi piace.
    Mi era stata consigliata ed ho visto una serie che mi è piaciuta molto molto molto : Ray Donovan.

    Grazie ancora buona Pasquetta Qui ha cominciato a piovere chissà se…
    Shera

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