Bruce Springsteen – Western Stars (2019) Recensione

Ascolto 1
Western Stars, il nuovo album di Bruce Springsteen, fa cagare.
E mi stupisco che nessun fan del Boss, nessuna testata e nessun critico abbiano avuto il coraggio di ammetterlo, forse timorosi di essere accusati del peccato di lesa maestà. Certa gente plaudirebbe un album di Springsteen pure se pubblicasse una compilation di pernacchie.

Ascolto 5
Che inutile schifezza. Sembra un disco di Michael Bublè. Mancano solo i jingle natalizi e la copertina con le stelline luccicose. Ma cosa mi combini, Bruce? Questo è uno dei tuoi dischi peggiori di sempre.

Ascolto 10
Mado’ che palle… ma perchè continuo ad ascoltare ‘sta lagna? Dovrebbero darmi un’indennità perchè mi sorbisco questo supplizio.

Ascolto 20
Brutto è brutto, non c’è niente da fare e Western Stars è un disco che non si salva. Però c’ha una canzone che non è poi così malaccio. E’ la terza traccia, credo sia l’unica che suonata dal vivo con la E Street Band potrebbe anche funzionare.

Ascolto 20
Ok, a furia di ascoltarlo migliora un po’. Niente illusioni però: anche le ferite smettono fare male quando ci si abitua al dolore fino a trasformarlo in un fastidio di sottofondo.

Ascolto 30
Ti conosco, caro Bruce, e so benissimo cosa stai facendo. Mi vuoi irretire, mi vuoi circuire, mi vuoi spacciare la merda per cioccolato. Be’, caro mio, sappi che a me il cioccolato non piace e non mangio neppure la Nutella, quindi se credi di farmi fesso giocando con la mia buona fede, ti sbagli di grosso. Western Stars fa cagare, non mi convincerai mai del contrario.

Ascolto 40
Maledetto! Già mi piacciono 3 canzoni del disco. Ma le altre dieci mi fanno ancora vomitare, tienilo a mente. Hai scambiato il violino con la chitarra elettrica: ma cosa ti passa per la testa? Dove sono le tue schitarrate? E i riff di pianoforte? Sento solo melodie di una musica che non ti appartiene: tu sei il Boss, mica Jackson Browne!

Ascolto 50
Sei uno stronzo. Già me ne piacciono 5. Questa me la paghi.

Ascolto 60
Ok, lo ammetto. Il disco non è così malvagio. Cioè, fa schifo, sia chiaro. Però non è brutto come credevo. Non è memorabile ma ha il suo perchè.

Ascolto 100
Hai vinto tu. Ormai Western Stars mi piace. Devi avermi manipolato con qualche sortilegio, magari mi hai fatto bere pipì di pipistrello mentre leggevo al contrario il testo di Born in the USA, perchè altrimenti non si spiega per quale arcana ragione io debba apprezzare questa fetecchia che hai pubblicato.

Ascolto 200
Il carbone impiega millenni per trasformarsi in diamante. Tu molto meno. Prima o poi verrò nel New Jersey, suonerò il campanello di casa tua e ti romperò le palle finchè non mi spiegherai a quale demone hai venduto l’anima per concupire in questo modo chi ascolta la tua musica.

La musica fa essenzialmente quattro cose: ballare, piangere, riflettere, innamorare.

Western Stars non fa nessuna di queste o, per essere più precisi, prova a fare un po’ di tutto senza però saper arrivare a fondo di nessuna delle quattro direzioni possibili, il che lo rende molto poco memorabile, tuttavia piacevole in modo distaccato, come una ragazza carina ma timida che tiene sempre le distanze per impedire di essere corteggiata.

Penso di conoscere bene poche cose al mondo come la musica di Bruce Springsteen e quindi posso affermare con cognizione di causa che Western Stars non rientra nè tra i suoi lavori migliori nè tra quelli peggiori, bensì si pone in una grigia zona di mezzo, dove il piacere prova a guizzare tra una nota e l’altra restando però intrappolato da sonorità poco consone al personaggio e ai suoi ascoltatori più fedeli. Comunque è sempre piacevole vedere un vecchietto di 70 anni smanioso di viaggiare verso terre incognite e trovare l’energia di prendere per mano i suoi fan aiutandoli a scoprire qualcosa di nuovo. Perché talvolta l’importante è viaggiare, non importa verso quale direzione.

Voto: ancora non lo so… forse dopo il millesimo ascolto, chissà!!

19 pensieri su “Bruce Springsteen – Western Stars (2019) Recensione

  1. A me è capitato soltanto una volta di ascoltare un disco così tante volte. Questo perché ho cominciato ad ascoltare musica negli anni 90, quando la strategia degli artisti era già diventata quella di inserire nell’album solo 3 o 4 buone canzoni (quelle che poi sarebbero state lanciate come singoli), e aggiungerne 6 o 7 indegne soltanto per fare numero. Non valeva proprio la pena di ascoltare degli album così: tanto valeva comprare direttamente i singoli. E infatti facevo così.
    Il disco per cui feci un’eccezione fu “La voce del padrone” di Franco Battiato (che infatti uscì molto prima di questa deriva, nell’81). E’ tuttora il mio album preferito. Tra l’altro 2 anni fa sgomberammo la casa di mia nonna per farla traslocare in un altro appartamento, e mentre mettevo in una scatola i vinili di mio padre mi accorsi che anche lui aveva quell’album: era l’unico anello di congiunzione tra la mia collezione di dischi e la sua, per il resto quasi interamente occupata dai Beatles e da Claudio Baglioni.
    L’unico artista moderno che non segue la logica di cui ti parlavo prima (3/4 canzoni buone + 6/7 indegne) è Tiziano Ferro: non lo seguo più da anni, ma ricordo che nei suoi primi album ogni singolo pezzo era di altissima qualità. E infatti a mio giudizio anche questa è una delle ragioni del suo successo.
    Colgo l’occasione per dirti che ho già finito “Il confine” di Don Winslow: come tutti i libri di Don Winslow è molto scorrevole e molto coinvolgente, e quindi l’ho divorato in soli 4 giorni. Mi ha ricordato un po’ Billy Bathgate, perché uno dei nuovi personaggi della saga (Nico Ramirez) è proprio un ragazzino che si ritrova catapultato nel mondo dei gangster senza neanche sapere come ci è finito. A quel film ho dato 8 su imdb, e darei lo stesso voto anche a questo romanzo.

    1. A me capita praticamente sempre di ascoltare a ripetizione un disco appena ne entro in possesso. Il principio che mi anima è semplice: se al primo ascolto il disco non mi piace, allora è un buon segno, perchè significa che è composto da canzone poco commerciali, che richiedono impegno inellettuale per essere apprezza e, per queste ragioni, suoneranno belle anche al milionesimo ascolto.
      Ovviamente non è una regola fissa, perchè ci sono dischi così brutti che fanno schifo al primo ascolto e pure al centesimo.
      Nel caso specifico di Western Stars, analogamente a quasi tutte le altre sue opere, il primo ascolto è stato molto deludente, salvo poi “migliorare” nei successivi. Il mio giudizio resta però tiepido, come specificato. Tra l’altro, la musica di WS è talmente lontana dai canoni del classico rock di Springsteen, che potrebbe invece piacere a te, che ami musica più raffinata.

      Chiudo con Winslow. Mi fa piacere che anche il terzo episodio della saga di Art Keller mantenga il livello dei precedenti!!!! Al momento ancora non l’ho iniziato perchè all’uscita de IL CONFINE avevo già iniziato il suo secondo romanzo imperniato sulla figura del detective\surfer Boone Daniels e quindi prima voglio finire questo (complice le ferie, penso di arrivare in fondo entro domani) e poi tuffarmi come un tonno su IL CONFINE!!!!
      Non vedo l’ora di condividere il mio giudizio insieme a te!!!!

  2. Ciao Gianni, la tua bella recensione l’abbiamo condivisa sulla pagina facebook del gruppo Pink Cadillac ;.-)

    Un abbraccio

    PinkCadillacMusic Staff

  3. Aspettavo il tuo pezzo sull’ultimo album di Bruce Springsteen da quando ne parlammo assieme, non ricordo nemmeno se via whatsapp o in uno dei tanti commentaria qui su WordPress e questa aspettativa mi ha fatto cadere nell’inganno edonistico in cui oramai quasi tutto il pubblico degli utenti cade ad ogni nuova produzione: avrei voluto che il tuo post fosse stato scritto in un certo modo e siccome così non è stato, invece di cercare subito la bellezza che in realtà trasmette, ho reagito come un bimbo viziato, immaginando le mancanze (presunte) senza vedere ciò che aveva da offrire.

    La delusione e la conseguente reazione indispettita del popolo che di fronte a Cristo sceglie sempre Barabba, l’arroganza orgogliosa della propria ignoranza che pretende dagli artisti non già di esprimersi al loro meglio ma di esprimersi come la maggioranza vuole, quella perniciosa ed ottusa incapacità critica di chi rifiuta di costruirsi un gusto che spinge il volgo del web a chiedere petizioni per cambiare persino un’opera d’intrattenimento (che sia il finale di Game of Thrones o l’adattamento italiano della versione Netflix dell’anime Neon Genesis Evangelion, giusto per i citare i main topic penultimo ed ultimo del momento) ricorda, ahimè, in modo impietoso il capriccio di un bambino che urla al genitore affinché modifichi l’ineluttabile realtà di una giornata piovosa che in quanto tale vanifica una programmata gita al mare: così anch’io avrei voluto da te una critica colta e seriosa su questo ultimo album del boss, un elenco dei brani e del loro minutaggio con note a fianco per far comprendere a quali stili musicali si rifacevano e soprattutto a quale fase della vita artistica del rockman si collegavano, nonché, perché no, anche una becera pagella delle tue preferenze, dei tuoi brani migliori, dei single che ti resteranno nel cuore o nella bile per la loro personalità… Ma ti prego, non darmi più ciò che mi aspettavo, perché ora so che mi sbagliavo e che il mio era un capriccio da non assecondare!

    Si, perché tu hai scritto, come al solito, una grande non-recensione, praticamente senza dati (titoli, musicisti, produttori, arrangiatori, collaboratori, nulla), con una messa in scena da artista illusionista, che attira il pubblico nel suo teatro grazie al richiamo del manifesto all’ingresso (con quella foto gigantesca del settantenne Springsteen appoggiato fiaccamente e rilassato ad un anonimo pick-up, in una delle tante strade americane da lui così spesso cantate) per farlo assistere ad un monologo teatrale pieno di emozioni nello stile di Marco Paolini, scherzando con il tuo abituale codice doppio dell’ironia sprezzante, stroncando per poi salvare, affogando per poi riemergere, azzerando le speranze di chi, profano come me, aveva sperato nel tuo giudizio per un buon disco e che proprio nel momento della massima frustrazione sente dire che tutto sommato quel disco non è affatto male e di come sia anzi persino miracoloso che a quell’età il boss ancora produca dischi così..

    Il tuo è stato un atto d’amore, forte e potente, come quello di un ragazzo innamorato di una donna capricciosa e volubile, che prima ti fa immaginare il paradiso, con uno sguardo ammaliatore e sopracciglia ornate di charme, per poi piantarti in asso da solo e che infine, quando la stai maledicendo con rabbia e furore represso, ti sorprende abbracciandoti non appena giri l’angolo e ti lascia, di nuovo, con mille sorprese ed un sorriso che ti scioglie il cuore.

    Mi hai regalato un bellissimo momento. amico mio, con la lettura del tuo post e sappi che a me questo disco è piaciuto, a me che in genere non piace affatto il rock, né la musica popolare da cui esso trae la forza, ma nel caso di Western Stars, che ho tutto scaricato sullo smartphone, mi capita non di rado di lasciarmi cullare dalle sue note dolenti durante un viaggio o una lettura, immaginando luoghi e momenti di un’America di popolo e di pancia, di operai e camionisti, di gente comune e poeti on the road, che ancora lotta per la salvezza della sua bellezza.

    Un abbraccio

    1. Io invece ho un atteggiamento più comprensivo verso chi schifa il finale di Game of Thrones, perché anni fa mi capitò la stessa cosa con Dawson’s Creek. Cerco di spiegarmi meglio.
      Tutte e 6 le stagioni di quella serie tv hanno avuto un unico tema di fondo, attorno al quale sono ruotate tutte le vicende: un triangolo amoroso. Il triangolo era composto dal bravo ragazzo (Dawson), dalla ragazzina vispa (Joey) e dallo sfigatello rozzo e antipatico (Pacey). Dawson e Joey erano la coppia perfetta, ma ogni tanto lei si prendeva dei “periodi di pausa”, in cui dava spago a Pacey. Quando Dawson’s Creek si stava avvicinando alla fine, io chiaramente non ero contento, ma mi consolavo pensando che almeno Joey avrebbe finalmente sposato Dawson. Per noi era un finale più sicuro del teorema di Pitagora. HA SPOSATO PACEY. Ti lascio immaginare la rabbia con cui ho accolto la notizia. Mi sono sentito truffato, derubato del finale che, in quanto fan accanito, mi spettava di diritto. Da allora ho imparato che niente è sicuro fino in fondo, che in ogni momento ti può venire sfilato il tappeto da sotto i piedi, che non bisogna mai dare niente per scontato, altrimenti si rischia di andare incontro a delle delusioni cocentissime.
      Colgo l’occasione per dirti che il mio ultimo post sta continuando a macinare numeri incredibili. Ha raggiunto le 1.000 visualizzazioni dopo soli 18 giorni, e adesso è a quota 1.336. Per farti capire quanto sono anomali questi numeri, la mia recensione di “Pelle di serpente” (https://wwayne.wordpress.com/2014/07/21/andare-controcorrente/) ci ha messo quasi 5 anni a raggiungere le 1.000 visualizzazioni, e adesso è a quota 1.068. Non so per quale motivo il mio post sia piaciuto così tanto, ma ovviamente è una soddisfazione immensa! 🙂

      1. wooow, wayne, complimenti per i numeri del tuo ultimo post, sono vermanente impressionanti e te li meriti tutti!!!!

        Riguardo il tuo sconcerto per il finale di Dowson’s Creek non posso che condividerlo, giacchè io stesso ne sono stato vittima in molte circostanze. Le riepilogai, tra l’altro, in questo vecchio post https://lapinsu.wordpress.com/2017/07/10/un-robot-non-puo-recar-danno-a-un-essere-umano-ne-permettere-che-un-essere-umano-riceva-danno/

        Tra l’altro, se posso essere sincero, pur non considerandolo privo di difetti, ritengo che il finale di Game of Thrones sia meno peggio di quel che si legge in giro, come tra l’altro ho cercato di spiegare nel post di qualche settimana fa dedicato all’argomento.

        PS: che ne pensi di queste prime settimane di Commisso? Sembra già diventato più possibilista sulla cessione di Chiesa mentre Veretout è già con un piede verso Roma… Non mi sembra affatto un bel modo per presentarsi!!!!

        1. Un domani Commisso costruirà una grande Fiorentina. Il problema è che Chiesa e Veretout in una grande squadra vogliono giocarci oggi, e non hanno la pazienza di aspettare un anno o 2. Il fatto che allo stato attuale stiamo inseguendo dei giocatori ridicoli come Bertolacci chiaramente ha aumentato ancora di più la loro voglia di andarsene. Noi tifosi non gliene facciamo una colpa, a patto che ci portino una carrettata di milioni: se invece le società interessate cercheranno di strappare un prezzaccio facendo leva sulla loro volontà di andarsene, allora che restino pure qua, a costo di farli giocare controvoglia. La nostra linea ti trova d’accordo?

          1. Non fa una piega. Oggi come oggi è inutile tenere giocatori controvoglia, perchè giocano male e si svalutano ancora di più. Se proprio vogliano andare che vadano via: magari con le loro cessioni troverete i fondi per allestire una campagna acquisti ancora migliore.

      2. Effettivamente mi unisco all’amico Lapinsu per complimentarmi (giuro senza alcuna invidia o altro sentimento da basso trivio) per il successo raggiunto dal tuo post!!!

        Tra l’altro, quel tuo pezzo aveva il merito di spostare i riflettori, ancora una volta, su una pellicola di cinema classico, il cui valore è spesso nascosto, in quest’epoca che sembra vivere l’illusione di un presente infinito…

        1. Sono totalmente d’accordo: è fondamentale riscoprire il cinema classico e incoraggiare gli altri a riscoprirlo, perché ha davvero tanto da insegnarci. Soprattutto per quanto riguarda il ritmo: nei film moderni su 2 ore di durata almeno mezz’ora complessiva di tempi morti te la becchi quasi sempre, in quelli antichi invece non c’era nessuna scena noiosa o inutile, e la storia scorreva liscia come l’olio dal primo all’ultimo minuto. Anime sporche è un esempio perfetto in questo senso, quindi mi fa molto piacere di avergli dato un po’ di notorietà! 🙂

    2. Per la musica vale quello che sempre dico quando parlo di cinema, ossia che la ascolto con la cuore e ne scrivo con i piedi. Rispetto al cinema c’è però una clamorosa aggravante: mentre sono un fruitore onnivoro dell’arte cinematografica (guardo centinaia di film di tutti i generi tranne l’horror) con la musica sono molto settario in quando la mia conoscenza si limita al rock americano in generale e a quello di Springsteen in particolare. Non potrei nè mai vorrei scrivere una recensione irreprensibile e che trasuda una cultura musicale complessa e capillare, come quella scritta dall’amico Massimo Orsi nel suo blog BambooRoad.
      A ognuno il suo mestiere: io so raccontare le emozioni e quindi a quelle mi limito, se facessi altro sarei ipocrita, quindi prendere o lasciare.
      E mi fa piacere che tu abbia “preso” e te ne sono grato perchè, come ben sai, tengo in massima considerazione il tuo giudizio.

      Entrando nello specifico, sparo subito un paradosso: il fatto che questo disco sia piaciuto più a te (che di Springsteen sai poco o niente) che a me, la dice lunga sul tipo di disco inciso dal Boss. E’ un album molto distante dai suoi canoni musicali e che, pur essendo dotato della solita lirica potente, è difficile riuscire a collocare nella sua discografia.
      Ho sempre creduto (e credo tutt’ora) che la magia della poetica di Springsteen sia racchiusa nella capacità di trasformare in poesia lo sporco grattato via dalla carrozzeria di un’automobile d’annata: con WS siamo in un concessionario troppo sofisticato per ricreare quell’alchimia, tutto qui.
      Dal mio punto di vista, l’aspetto più interessante di questo esperimento musicale (perchè tale è, senza dubbio) è proprio nel desiderio di sperimentare per creare qualcosa di nuovo: lo ha fatto raramente in passato e mai negli ultimi decenni. CIò gli fa onore, perchè alla soglia dei 70 anni dimostra ancora di avere una energia potente, che magari non brilla più come in passato (capita a tutti gli autori, prima o poi) mantiene il fascino di una vitalità brillante il cui fine ultimo non mai FARE bensì COSTRUIRE.

      Un abbraccio anche a te, collega!!!!

      1. Quanta saggezza nelle tue parole… E non lo dico con intento ironico, giacche oramai so distinguere bene quando tu parli seriamente e con il cuore della convinzione, da quando invece sai colpire in modo sarcastico chi si mette su un piedistallo troppo alto oppure ancora dalla deliziosa ironia dei tuoi siparietti familiari, con cui scandisci ogni capitolo della tua sit-com di Lapinsu padre di famiglia…
        Gli ermenàuti sono così, ora a sporcarsi le mani e la giacca sul tavolo di una cucina o di una taverna, ora ad accarezzare un pensiero sfuggente.

  4. Quando ho ascoltato i primi singoli ho percepito i primi campanelli d’allarme. Ero anche tentato di non comprare il disco e ascoltarlo direttamente su Spotify, poi se mi fosse piaciuto l’avrei comprato. Ma mi dispiaceva interrompere questo rito che dura dal 2005, quindi l’ho comprato. Al primo ascolto mi stavo seriamente abbioccando; e non perché le canzoni fossero lente… anche perché io ho amato album come “Devils & dust”, però queste proprio non mi entravano. Dopo qualche ascolto ho iniziato a provare qualcosa. Ora, dopo 10 giorni il disco gira continuamente in macchina e non smetto mai di ascoltarlo. E perfino “There goes my miracle”, che come singolo mi faceva cagare, nel contesto mi piace e la ascolto volentieri. Alcune ancora non mi sono arrivate, come “The wayfarer” e “Sundown” (quest’ultima per ora mi sembra uno scarto di “Working on a dream”) ma col tempo magari rivaluterò anche quelle. Però c’è da dire che “Western stars”, “Stones”, “Somewhere north of Nashville”, “Chasin’ wild horses” e “Moonlight motel” sono grandissime canzoni. A quanto pare in autunno dovrà registrare un album con la band. Chissà cosa verrà fuori…

    1. Hai usato un verbo molto congruo alla situazione: ARRIVARE.
      Le canzoni di Bruce, infatti, arrivano ma con i loro tempi, che spesso non coincidono con i nostri. Tuttavia, primo o dopo, arrivano sempre.
      Condivido in larga parte le tue impressioni sul disco, e vedrai che continuerà a “crescere”, ma fino a un certo punto perchè WS non è un ottimo disco, ma nemmeno la schifezza che sembrava inizialmente.

      Il discorso sulle più recenti produzioni musicali di Springsteen, in realtà, è molto più semplice di quanto i fan più accaniti vogliano far sembrare.
      Bruce ha avuto una decade d’oro (la prima della sua carriera, fino al 1984) dove praticamente riusciva a scrivere solo capolavori tanto da scartare brani che avrebbero fatto le fortune del 99.9% degli altri cantanti (penso a roba tipo Loose Ends o The Promise).
      Ma dopo BITUSA la qualità della sua creatività è molto scesa. Da allora, infatti, a mio parere ha saputo realizzare soltanto due album veramente buoni ed efficaci in tutte le loro tracce: TOM JOAD e THE RISING. Tutti gli altri oscillano appena sopra la linea della mediocrità e talvolta scivolano perfino sotto (penso a cose orrende come High Hopes). Non gliene faccio una colpa, sia chiaro: è normale che nella vita di un artista ci sia un momento di calo e in questo Bruce non è dissimile dai suoi colleghi. Se non altro ha saputo mantenere due importanti virtù:
      – la potenza degli show dal vivo, che nonostante la vecchiaia e la loro reiterazione hanno ancora una vivacità soprendente
      – la ricerca di qualcosa di nuovo, come testimoniato dal recente Western Stars o dal più vecchio Seeger Session o, per certi versi, anche dall’esperimento teatrale di Springsteen on Broadway.

      Quindi, in conclusione, non ho molte aspettative sul prossimo disco con la band, bensì solo sana curiosità di vedere cosa ancora bolle in pentola e, soprattutto, come saprà cucinarlo nel prossimo tour (che spero sia prima di subito…)

    1. Sicuramente, tuttavia è meno impegnato liricamente e di conseguenza ha una carica dialettica molto più bassa di tanti suoi dischi, non solo quelli vecchi come BITUSA ma anche più recenti come Wrecking Ball.
      Buona domenica !!!!!!

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