Stringimi forte

Stringimi forte, cucciola, siamo quasi arrivati.
Le vedi quelle luci laggiù? Quella è la terra dove nascono i sogni e le speranze: là troveremo fortuna e amore, là sarai al sicuro e non patirai mai più la fame, là il sole ti scalderà la pelle e l’acqua rinfrescherà il tuo viso, là potrai correre su verdi prati fioriti e giocare con farfalle colorate. Là già ci aspetta la mamma.

Stringimi forte, cucciola, siamo quasi arrivati.
Lo so che sei stanca e hai bisogno di dormire, ma devi resistere ancora un po’. Poggia la testa sulla mia spalla e cerca la luna nel cielo. La vedi come splende luminosa? Sembra un biscotto alla granella, come quelli che ti piacciono tanto. Quando saremo dall’altra parte potrai mangiarne quanti ne vorrai, te lo prometto.

Stringimi forte, cucciola, siamo quasi arrivati.
Abbiamo percorso centinaia di miglia per essere qui lasciandoci alle spalle fame e sofferenza, abbiamo attraversato mari e deserti, città e strade polverose, la tua manina sempre stretta nella mia. A volte ti facevano male i piedi allora ti prendevo in braccio perché potessi riposare, altre volte invece mi davi un pizzicotto, ti mettevi a ridere e poi scappavi via aspettando che io ti rincorressi. Guardavo i tuoi riccioli danzare nel vento mentre pensavo che, nonostante tutto, sono il papà più fortunato del mondo. Perché ci sei tu, amore mio.

Stringimi forte, cucciola, siamo quasi arrivati.
Lo so che l’acqua è gelida e che non senti più le gambe né le braccia. Lo so che hai brividi perché forse ti è venuta la febbre e che vorresti piangere, ma bisogna stringere i denti ancora un po’. Quando saremo dall’altra parte ci sarà un dottore gentile che ti curerà, te lo prometto. Dobbiamo solo arrivare a quell’ansa del fiume, quella lì dove la corrente è più debole e si sono ammucchiati dei rifiuti. Sento il rumore dell’erba accarezzata dall’acqua, manca così poco…

Abbracciami ora, cucciola, siamo arrivati. Ma dove non so.
Scivolo via, non vedo più le luci e sento tanto freddo. Vieni vicino a papà, ti scalderò. Appoggia la testa sul mio petto e lascia che ti stringa forte, vedrai che tra un attimo tutto sarà finito, non sentirai più dolore e la tristezza sarà un ricordo lontano.

Abbracciami ancora, cucciola, così potrò scaldarti per sempre.

67 pensieri su “Stringimi forte

  1. Un mio parente acquisito è arrivato in Italia 10 anni fa proprio da El Salvador. Ad un pranzo di Natale ci ha raccontato che là faceva il camionista, e decise di emigrare in Italia quando nel Salvador il clima di violenza andò così tanto fuori controllo che lui finiva per subire almeno una rapina al giorno. Peraltro, lui aveva scelto di girare senza pistola (perché credeva che se i rapinatori gliel’avessero trovata addosso avrebbero potuto innervosirsi), quindi lui doveva affrontare quelle rapine totalmente disarmato, sperando ogni volta che prendessero soltanto il carico del camion e non arrivassero ad ucciderlo.
    Una volta finito il suo racconto, ci disse che da quando era stato eletto Trump lui ringraziava Dio ogni giorno di aver tentato l’emigrazione in Europa e non in America, perché Trump non soltanto ha reso più rigidi i controlli alle frontiere (costringendo i disperati del Centro America a tentare l’ingresso in America attraverso vie più rischiose, come appunto il fiume del Rio Grande), ma ha anche avviato una vera e propria espulsione di massa, facendo rimpatriare tutti i clandestini possibili.
    Durante la presidenza Obama un clandestino poteva spiegare le sue ragioni in tribunale, e se nel suo paese c’erano delle condizioni di grave indigenza o violenza poteva sperare che il giudice gli permettesse di restare negli Stati Uniti; da quando c’è Trump invece il clandestino può ancora implorare il giudice di farlo restare in America, ma le sue chances di restare là sono praticamente nulle. Di tutto questo ha parlato anche Don Winslow ne “Il confine”.
    Trump ha sistemato l’economia americana, e quindi verrà probabilmente rieletto. Ma è brutto pensare che siamo diventati così schiavi del dio denaro da idolatrare chiunque riesca a garantirci una certa quantità di soldi in tasca, perdonandogli tutte le malefatte che ha compiuto prima e durante il suo governo. Ma se non avverrà nelle urne, per Trump la resa dei conti avverrà ai cancelli del Paradiso, e allora gli servirà a poco rimarcare l’efficacia della sua politica economica.

    1. Un applauso al tuo commento, amico Wwayne, uno dei pochi in giro che so per certo essere sincero, per una condanna di un’America che di certo non è quella che chiunque ha sognato e di cui anche un patriota come John Wayne si vergognerebbe…

        1. Dopo Regan, sarebbe il secondo attore di Hollywood ad arrivare alla Casa Bianca. Immagino già le critiche e le barzellette.
          Non che Trump sia molto diverso, ad onor del vero. Anzi, la sua incopentenza è tale da avermi convinto che la figura in sè del presidente USA in realtà abbia un’importanza relativa perchè a sostenere il peso del governo, in realtà, sono tutti i membri della sua amministrazione, sia quelli più in vista sia quelli che agiscono nell’ombra.
          Qualora Clooney dovessi candidarsi, non avrei quindi pregiudizi di sorta. Anche perchè dubito potrebbe essere un presidente peggiore di Trump.

    2. Caro wayne, la vicenda del tuo parente è senz’altro emblematica ed è purtroppo l’ennesima testimonianza di come il degrado morale che affligge la nostra epoca sia ormai, di fatto, equiparabile a quello che pochi decenni fa permise il proliferare dell’antisemitismo fino al tristissimo epilogo della Shoà.
      Da un lato ci sono politici vigliacchi e senza scrupoli che cavalcano le paure dei cittadini per trarne vantaggi e potere; dall’altro lato invece ci sono persone spaventate dalle conseguenze del terremoto socio-economico coinciso con la globalizzazione e, animate da queste paure, finiscono per seppellire la propria bussola morale al solo fine di mantenere i propri privilegio, incapaci ormai di provare la benchè minima empatia per chi versa in condizioni peggiori.

      Di tutto questo odio e dell’egoismo che lo anima, saranno in molti a doverne rendere conto prima o poi. Io spero sempre che sia prima che poi, perchè altrimenti lo stillicidio di emarginazione perpetuata nella più generale indifferenza, rischia di diventare una regola di difficile sopportazione.

      1. Anch’io spero che avvenga prima e non poi, perché noto che questo clima di compiacenza nei confronti della politica anti – migranti sta prendendo piede non solo nei bar e sui social network, ma anche in sedi più autorevoli, come i giornali non di estrema destra. Ad esempio, Il Fatto quotidiano di oggi si è abbattuto su Carola con una scarica di legnate: stando a quel giornale lei ha incontrato ben 2 porti sicuri prima di arrivare a Lampedusa, e quindi se ha fatto rotta verso l’Italia (allungando a dismisura i giorni di navigazione e quindi le sofferenze dei suoi migranti) lo ha fatto solo e unicamente come provocazione politica. Segue poi un invito alle sinistre ad informarsi meglio prima di sceglierla come loro beniamina.
        Può darsi che Il Fatto quotidiano abbia ragione, ma più che per i contenuti l’articolo mi ha colpito per il tono: era così aggressivo e così marcatamente filoleghista che Salvini potrebbe pubblicarlo sul suo profilo Facebook spacciandolo per suo e ci cascherebbero tutti.
        A mio giudizio per invertire la rotta è fondamentale che la politica di segno opposto, quella del “Restiamo umani”, trovi presto un frontman in grado di rivaleggiare con dei pesi massimi della propaganda come Trump e Salvini. Finché quel fronte continuerà ad avere come massimi esponenti dei politici come la Boldrini, che ogni volta che apre bocca fa una gaffe dietro l’altra e offre 10 assist formidabili alle destre, Trump e Salvini continueranno a regnare indisturbati. Ma come ho detto nel commento precedente, prima o poi la resa dei conti arriva sempre…

        1. Non dimenticare che Il Fatto è un quotidiano filo-m5s, quindi cerca in tutti i modi di giustificare l’operato del governo, di qui gli attacchi ai soccorritori dei migranti. Purtroppo la politica sta facendo piu danni che altro al fenomeno dei migranti perché da un lato si limita a strumentalizzarlo per fini elettorali, mentre dall’altro nn sa trovare le giuste misure per gestirlo e regolamentarlo.
          Purtroppo nn so immaginare come la situazione possa migliorare

      1. Ho sempre trovato odioso lo slogan “Restiamo umani”, perché rivela che non si è ancora estinto il costante senso di superiorità morale della sinistra, la sua stucchevole tendenza a mettersi sempre su un piedistallo (in questo caso dicendo “Noi siamo umani e voi no, gne gne gne”).
        Tuttavia, rimpatriare un migrante a prescindere come fanno i giudici americani è effettivamente disumano. Come lo è assumere una posizione non solo di indifferenza, ma perfino di entusiastica approvazione nei confronti di questa politica: per quest’atteggiamento i tedeschi hanno inventato una parola specifica, Schadenfreude, che sta ad indicare appunto la gioia per le disgrazie altrui. Soprattutto se le persone colpite da queste disgrazie sono diverse da noi, come in questo caso.

        1. Gli italiani sono campioni indiscussi di Schadenfreude.
          Anzi, mi stupisce che non esista una parola italiana che svolga la stessa funzione.

          Ritornando invece al discorso “restiamo umani” credo che anche in questa diatriba, la destra salviniana abbia saputo indirizzare bene il discorso per screditare le opposizioni (che per altro non fanno niente per emergere dalla melma in cui sui sono finite).
          Affermare restiamo umani è infatti una ovvietà, ma calata nel contesto attuale dovrebbe (condizionale d’obbligo) ricordare alle persone che l’atteggiamento collettivo nei confronti delle tragedie del mare e dei fenomeni migratori è improntato alla più totale indifferenza o, peggio ancora, ostilità.
          L’ignoranza dietro a questo atteggiamento è evidente: i fenomeni migratori non sono arrestabili con muri o portaarei (come vaneggiano alcuni politici), perchè non sono proprio arrestabili (lo insegna la storia). Al più possono essere controllati e indirizzati per creare il minor disagio possibile sia a chi emigra sia a chi li accoglie.

          A tal proposito, proprio oggi ho finito di leggere IL CONFINE, ultimo bellissimo romanzo di Don Winslow. E una delle parti che più mi ha intriato è stato proprio il racconto della storia di NICO RAMIREZ, il ragazzino guatemalteco che scappa col treno fino agli USA. Eliminando quelle che ovviamente sono le necessarie licenze narrative di un romanziere, resta il racconto di una storia di immensa tristezza e miseria, uno spaccato mesto che più mesto non si può.
          Al di là di questo, IL CONFINE è il degnissimo epilogo di una storia avvincente come poche!

          1. SPOILER WARNING
            Don Winslow è così bravo a creare dei personaggi ben riusciti che anche i più secondari potrebbero essere i protagonisti di un romanzo tutto loro. Nico Ramirez è un esempio perfetto, così come Caro: quest’ultimo per lungo tempo riesce a convincere tutti che è soltanto un innocuo vecchietto, e invece si scopre che è lui a muovere tutti i fili come un burattinaio. Davvero un colpo di scena ben congegnato.
            A mio giudizio la parte più bella del romanzo è quella in cui Art Keller vuota il sacco in tribunale, fregandosene del fatto che potrebbe essere il primo ad uscire con le ossa rotte dalla propria confessione: in questo mi ha ricordato il finale di Shades of Blue, quando Jennifer Lopez fa la stessa cosa davanti alla commissione di poliziotti chiamata a giudicarla. E non escludo che Winslow possa aver preso ispirazione proprio da lì, dato che quella puntata è stata trasmessa nel 2018 e il romanzo è uscito nel 2019.
            La differenza è che gli sceneggiatori di Shades of Blue hanno avuto paura del lieto fine, e quindi hanno concluso la serie con J – Lo in galera; Winslow invece ha deciso saggiamente di trattare Art Keller nel modo migliore possibile, evitandogli la morte nell’attentato, la galera e perfino la separazione da Marisol. Ben fatto Don! 🙂

          2. La confessione di Art è sicuramente un momento emozionante del romanzo, tra i migliori in assoluto. D’altronde, la parabola del personaggio ideato da Winlosw non poteva che andare a parare con un coup de teatre del genere: Keller è sempre stato sopra le righe e fuori dagli schemi e non poteva che uscire di scena che in modo così sensazionale.
            Uno dei momenti che ho preferito in assoluto è stato il ritorno in scena di Sean e Nora: erano stati due personaggi memorabili ne IL POTERE DEL CANE e il loro accantonamento ne IL CARTELLA mi aveva un po’ rattristato. Il loro ritorno, seppur per poche pagine, mi ha scatenato una notevole e piacevole nostalgia.

            Per quanto invece riguarda SHADES of BLUE ho notato anche io profonde analogie con l’opera di Winslow, ma non con quest’ultimo romanzo, bensì col precedente CORRUZIONE. Sarà per l’ambientazione newyorkese, sarà perchè Denny Malone sembra un incrocio tra i personaggi di Liotta e J-LO, tuttavia ho sempre pensato che ci fossero molti parallelismi tra le due opere.
            Al di là di questo, credo di poter affermare senza tema di smentita che Ray Liotta sarebbe perfetto per interpretare il protagonista di qualsiasi romanzo di Winslow (se fosse più giovane sarebbe anche un perfetto Art Keller, secondo me).

          3. Io invece Sean Callan neanche lo ricordavo. E infatti all’inizio pensavo che fosse un personaggio totalmente nuovo: soltanto quando è entrata in scena la sua compagna Nora ho capito che dovevo averlo incontrato anche ne Il potere del cane.
            Nora invece la ricordavo perfettamente: non solo per il ruolo determinante che ha avuto nella cattura di Adàn Barrera, ma anche perché la ritengo il miglior personaggio femminile di tutta la trilogia. La moglie bambina di Adàn Barrera è troppo fredda e con la puzza sotto al naso, Magda di interessante aveva solo l’abilità sotto le lenzuola, Belinda è troppo psicopatica per ispirare simpatia, e anche Marisol è un personaggio fin troppo positivo, alla lunga il suo comportarsi sempre da santa martire finisce per diventare stucchevole. Nora invece era un personaggio positivo ma con i suoi difetti e i suoi scheletri nell’armadio, e proprio per questo era molto più verosimile.
            Riguardo a Corruzione, per quel romanzo indico non una ma 2 scene preferite, per motivi totalmente opposti: quella della gara di corsa per la sua irresistibile ironia, quella della piscina per la sua commovente tragicità. In quest’ultima scena i colleghi di Malone lo invitano a fare un bagno in piscina, e lui è costretto a declinare l’invito perché spogliandosi rivelerebbe che sotto i vestiti indossa il registratore con cui li sta fottendo tutti: i suoi colleghi intuiscono il motivo del suo rifiuto, e quindi capiscono anche che da quel momento in poi niente sarà più come prima. Mi sono identificato profondamente con loro, perché anche nel mio caso è capitato che delle amicizie a cui tenevo moltissimo declinassero tutto d’un botto, e proprio per dei tradimenti come questo.
            Riguardo a Ray Liotta, in effetti è davvero perfetto per il ruolo del poliziotto duro e dai modi bruschi in stile ispettore Callaghan. E infatti sono convinto che se fosse stato attivo negli anni 70, quando il poliziesco era all’apice della popolarità, sarebbe diventato una stella del livello di Clint Eastwood e Charles Bronson. Può essere comunque soddisfatto della sua carriera: mezza Hollywood pagherebbe oro per poter raccontare ai nipoti di aver recitato da protagonista in un film di Scorsese! 🙂

          4. La potenza dei personaggi de Il Potere del Cane è forse l’unica virtù che i romanzi successivi della trilogia non hanno saputo eguagliare. Tutti i nuovi protagonisti che si sono via via aggiunti, infatti, non hanno mai saputo raggiungere le vette di profondità e complessità dei primi. Il vescovo Parada, a esempio, è un altro personaggio fenomenale. Nora è indubbiamente la stella femminile e hai ragione quando sottolinei che nessun personaggio femminile riesce neppure ad avvicinarla (a proposito, Marisol sta antipatica pure a me 🙂 )

            Colgo l’occasione per segnalarti un breve romanzo che ho divorato in 2 giorni firmato da Alice Cappagli: Niente caffè per Spinoza. E’ ambientato in Toscana (il che immagino di allieterà) e racconta la storia semplice ma profonda di una ragazza che si ritrova a far da badante a un vecchio professore di filosofia ormai cieco, che le chiede spesso di leggere passi delle sue opere preferite.
            E’ romanzo delicato, ricco di buoni sentimenti e attraversato da una passione per la cultura, la teologia e la filosofia come raramente mi è capitato di riscontrare.
            Non ho dubbi che possa piacerti!!!!!

          5. Praticamente è il soggetto perfetto per un film da far uscire durante le feste di Natale. Non mi stupirei se qualche casa produttrice non si mettesse all’opera fin da subito!

      2. Credo che qui siamo di fronte a qualcosa di diverso rispetto alla banalità del male di cui parlava Hanna Arendt perchè ora il male non viene più proprio riconosciuto come tale.
        Il cinismo dilagante unito alla morfina quotidiana propinata da tv e social hanno reso le persone non solo insensibili, ma perfino cieche di fronte a certi orrori. E le campagne d’odio contro chi si permette di aiutare o sensibilizzare gli animi sulla questione migranti ne sono il triste riflesso.
        Come dicevo all’amico Davide Traversa, ormai la semina di odio è talmente ben avviata che servirà almeno una generazione (forse perfino due) perchè si torni a una parvenza di normalità.

        1. La banalità del male quella a cui mi riferivo anch’io stava proprio nel dare per scontata quotidianità in modo meccanico quasi inconsapevole ogni nefandezza.
          Così noi in modo semplicistico guardiamo soltanto all’ oggi. Gente ignorante senza basi martellata in questo hai ragione Dai mass-media da questo stolto – lui si cosciente – pifferaio magico che vorrei davvero finisse in mare anche lui.
          Troppo tragico questo momento.
          Shera

  2. Questa volta eviterò di pontificare, di citare film, di parlare di serie televisive o romanzi ed eviterò anche di fare un trattato politico e sociale sull’assoluta acquiescenza della maggioranza silenziosa verso l’evidente profonda ingiustizia che ogni giorno strozza gli ultimi del mondo ad ogni latitudine e longitudine…

    Eviterò tutto questo perché, come soleva dire il mio nonno, esistono tre tipi di silenzio, quello dell’obbedienza, quello dell’amore e quello della morte: farò dunque un passo indietro di rispetto e mi limiterò ad inchinarmi di fronte alla tua poesia, una ballata triste e lamentosa per un sentimento che ti fa onore e che purtroppo include tutti.

    1. Ho letto la storia di Angie Valeria e del suo papà mentre ero in spiaggia, sotto l’ombrellone. Instagram aveva oscurato la foto, avvisandomi che conteneva contenuti che avrebbero potuto turbarmi. Ho esistato, ma poi ho voluto vederla. Ho resistito pochi decimi di secondo prima di dover voltare lo sguardo altrove. Più tardi sono riuscito a guardare nuovamente l’immagine anche se a costo di un turbamento sempre più violento. Per un attimo devastante la disperazione di quel padre che ha condotto con sè la figlioletta nonostante i mille rischi mortali di quel viaggio, è stata anche la mia. Quanto può essere disperato un genitore per mettere così tanto a rischio la vita di sua figlia? da ormai 2 giorni quel fardello mi opprime in maniera indicibile e scrivere questo post è stato, prima di tutto, una necessità per cercare di liberarmi.
      Viviamo un’epoca molto più triste di quello che smartphone e televisori ci raccontano. Peccato che solo in pochi se ne rendano conto.

          1. Ho riflettuto dopo aver spedito che non ero in una chat privata e chiedo scusa a tutti, ma penso che in molti abbiano perso sia la bussola morale sia il senso delle priorità…

          2. Non ti devi scusare.
            Il turpiloquio non è sbagliato di per sè, ma solo se usato in modo inappropriato.
            Nel caso specifico, in tutta sincerità, il tuo vaffanculo non era solo doveroso, ma perfino da plaudire.

            Talvolta ho l’impressione di vivere una realtà distopica dove la violenza su altri esseri umani non prova più il minimo turbamento. La foto di Angie e del suo papà finirà presto nel dimenticatoio, così come quella del bambino siriano affogato pochi anni fa sulle rive del Mar Nero. Se ci pensi bene, anche nel cinema ormai è così. Siamo arrivati al punto che se deve essere ammazzato un cane, la camera sposta l’inquadratura e la morte si intuisce solo dal guaito dell’animale, mentre non ci sono scrupoli a far vedere la morte violenta di un uomo. La ragione è semplice: gli spettatori ormai inorridiscono di più se mostri l’uccisione di un animale rispetto a quella di un uomo (mi viene in mente la sterile polemica che colpì Tornatore per il suo Baaria e la scena dell’uccisione della mucca):

      1. Io non parlerei di vita triste Direi piuttosto una vita violenta disumana con immagini che rappresentano quelle dei videogiochi che le rendono irreali e ci insegnano a conviverci mentre nel sottofondo qualcuno blatera che viaggiano “perchè je va’” (Meloni) o “per farsi una crociera a sbafo Ma per fortuna che la pacchia è finita” (Salvini).
        Io quella immagine e altre non ho voluto e non voglio più vederle non serve ed è ipocrita pensare di smuovere ancora oggi le coscienze con queste immagini.
        shera

        1. Purtroppo hai ragione. Lo sdegno di oggi scemerà presto domani, come per altro è accaduto anche con foto analoghe (ne ricordo una molto simile di due anni fa che ritraeva un bambino siriano annegato nel Mar Nero).
          Tuttavia mi resta difficile rimanere in silenzio, continuare ad ascoltare grida diffuse che incitano all’odio o all’indifferenza.
          Speculare credito e prestigio politico su questioni delicate come i fenomeni migratori dal sud del mondo è un’attività che definire squallida è un eufemismo.

          1. Una visione soprattutto anche Egoisticamente molto miope che ci si ritorcerà contro ripeto queste politiche fanno Leva su una forte ignoranza e con una assoluta mancanza di visione Futura.
            Shera

  3. Quell’immagine mi fa soffrire. Perché mi fa pensare a quello che siamo diventati, a come trattiamo gli altri, al fatto che ormai il diverso è il nemico. Mi domando che fine abbiano fatto i concentti di altruismo e amore che ritroviamo in molti insegnamenti religiosi e in tante canzoni. A me sembrano solo parole al vento e quell’immagine mi fa soffrire. Anche perché mi chiedo chi erano, i loro sogni, la loro vita. E’ orribile vedere due vite spegnersi in questo modo.

    1. Sono profondamente angosciato perché spesso mi sento solo nel provare orrore per vicende come quella ritratta in foto. Ormai l’indifferenza è dilagante e mi consola appena sapere che che c’è ancora qualcuno che si indigna, come.
      Nn siamo soli, Butcher, ma siamo troppo pochi

      1. La gente deve diventare più consapevole di quello che gli succede intorno e soprattutto delle persone che le circondano. Non si può dimenticare che ci sono vite che possono essere salvate.

        1. I mass media prima e i social media dopo hanno drogato la percezione della realtà che hanno le persone comuni inaridendo la compassione e l’umanità degli individui. Purtroppo temo che questa strada sia a senso unico tanto che ormai il diverso e l’emarginato non è più chi prova emozioni empatiche per chi è sfortunato, bensì chi riesce a guardare e giudicare tutto con cinica freddezza e disumanità

  4. Devastante Lapinsu, la foto, il tuo racconto poetico e immensamente triste, ogni altra parola sarebbe superflua, condivido a pieno il discorso che avete portato avanti nei commenti. È necessario, oggi più che mai, riscoprire la nostra umanità.

    1. ciao Davide,è veramente un piacere per me leggerti di nuovo qui, seppur per una triste occorrenza come quella della strage di migranti che si rinnova quotidianamente.
      Temo ormai che non ci sia speranza di ridestare un umano sentire nei cuori delle persone: la propagazione dell’odio è tale che temo servirà almeno una generazione (se non due) perchè si ritorni su posizioni più eticamente accettabili.

      1. Sempre sperando non siano necessari eventi troppo “traumatici” per riportare la coscienza critica e umana nelle generazioni contemporanee, ma basti una presa di posizione decisa da parte di coloro che in qualche modo stanno cercando di mantenere un briciolo di senno, soprattutto quando si parla di vite e diritti umani.

        1. Caro Davide, ammiro (e un po’ invidio) il tuo ottimismo. Dal mio canto, sono ormai troppo disilluso per poter credere che questa ventata d’odio, discriminazione e intolleranza verso tutto ciò che è diverso o lontano da noi possa placarsi in breve tempo. Il timore del diverso è facile da alimentare in assoluto, ancor più facile se ci sono condizioni propizie a farlo. E purtroppo l’11 settembre prima e le conseguenze della globalizzazione poi (con una parziale redistribuzione della ricchezza verso paesi prima poveri come Cina o India) hanno alimentato i fenomeni attuali rendendoli di fatto fuori controllo.
          Non so cosa debba accadere per riaccendere la fiammella dell’umanità e della tolleranza so soltanto che sarà un processo molto lento che (spero) darà i suoi frutti quando mia figlia sarà abbastanza grande da poterne capire la portata e gioirne.

          1. Forse più che ottimismo si tratta di speranza, speranza in una ventata di spirito solidale e umano che possa partire dal basso delle nuove generazioni e svilupparsi nei prossimi decenni. Non dico sarà facile o scontato, ma guardandomi intorno vedo ancora qualche piccolo appiglio per invertire questa tendenza di intolleranza.

            P.s. non è magari la sede per parlarne, ma un accenno va fatto. Anch’io sono ben felice di tornare a parlare con te e con altri amici blogger qui su WordPress, mi mancava un po’

  5. Mi ritorni in mente…
    Ti ricordi che abbiamo parlato io in termini molto soddisfacenti e tu molto meno di Moonlight?!
    Rai3 e lo rivedo anche in rapporto attante conflittualità presenti.

    La prossima e buone vacanze se le stai facendo le farai o non le farei affatto🍉🍉

        1. Io invece stasera vado a vedere Welcome home. Non so niente sulla trama, e non ho neanche bisogno di saperlo: la protagonista è EMILY RATAJKOWSKI, e tanto mi basta. 🙂 Buona giornata anche a te! 🙂

          1. Direi che le tue sensazioni a pelle erano pienamente azzeccate! 🙂 Su Welcome home ho appena pubblicato un post molto ironico… spero che ti strappi qualche risata! 🙂

          2. Si sono mollati. Da lì la decisione di Scamarcio di ciullare la moglie del suo migliore amico, al quale aveva fatto anche da testimone di nozze. Il tutto è stato confermato direttamente dal cornuto in questione, quindi non è un pettegolezzo.

          3. Ora, fatta salva quell’aura da tombeur de femme bello e tenebroso (che ovviamente per me sposta niente), a me come attore non dispiace.
            Ecco. L’ho detto.

          4. La domanda è doppia, quindi:
            a. com’è il film? (su imdb i voti sono poco lusinghieri)
            b. c’è qualche scena memorabile con la Ratafikosky?

      1. Ma sai che Delitto perfetto non mi ha mai entusiasmato? Cioè, carino sicuramente, ma niente di memorabile.
        Gli ho sempre preferito THE GAME (di Fincher) oppure anche DONT SAY A WORD.
        Li hai visti?

        1. Non ho visto nessuno dei 2, quindi completerei il mio podio dei migliori film di Michael Douglas citando altri 2 filmoni: Un alibi perfetto e Sindrome cinese.

          1. Belli anche questi, indubbiamente. E ti dico anche una cosa.
            Basic Instict, al di là di tutte le polemiche scandalizzate che suscitò alla sua uscita per le scene di sesso (oggi farebbero ridere, ma allora davano al film un’aura di film erotico che in realtà non aveva), è un grandissimo film con due interpretazioni di grande spessore, sia quella di Douglas che – soprattutto – quella di Sharon Stone

          1. Confermo.
            SPiagge meravigliose e tranquillissime.
            Forse Peschici rimane un po’ più “familiare” mentre a Vieste c’è un pizzico di “movida” in più, però entrambe sono l’ideale per una vacanza in totale relax!!!

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