Once Upon A Time In Hollywood #1

C’era una volta Sharon.
E’ bella e ha le gambe così lunghe che potresti correrci sopra un gran premio di formula uno. Guida una Porsche fiammante, vive nel quartiere bene della città e illumina tutta la valle col suo sorriso, una luce calda ma rinfrescante, capace di cancellare tutte le ombre e donare alle forme i tratti più aggraziati, come se la realtà fosse una variabile quantistica plasmata dalla sua mirabile estetica.

C’era una volta Rick.
E’ un attore bravo ma in declino: si è raggomitolato su se stesso come un gatto a cui hanno strappato tutte e sette le vite, incapace di ribellarsi alla triste ma rutilante routine fatta di personaggi preconfezionati sull’immagine artefatta e distante dalla realtà che il pubblico ha di lui. Rick è bravo ma non sa apprezzare il proprio talento, ragion per cui non lo apprezza nessun altro: dopo una vita trascorsa a farsi trattare da mediocre ha finito per convincersi di esserlo, perchè la mediocrità è una malattia infettiva che si diffonde nell’aria, contagiosa. Ama fumare e agita la sigaretta con gesti nervosi, come se la nicotina possa sfamare il senso di inadeguatezza che sempre, ingiustamente, lo accompagna.

C’era una volta Cliff.
E’ uno stuntman maledetto perchè è più affascinante di qualunque attore dovrebbe “controfigurare” e perchè sul suo capo aleggiano losche leggende di crimini misteriosi. Cliff è biondo, è bello e sul suo sorriso potresti costruire uno stadio di football, raramente fa la cosa giusta ma non fa mai quella sbagliata, si ostina a vivere in una realtà costruita attorno a un bizzarro senso della lealtà e del dovere e gli piace un sacco guidare. Mette la terza. Frena. Mette la quarta. Svolta a sinistra. Talvolta mette perfino la quinta e quando gli gira carica anche qualche autostoppista carina, ma non perchè è carina: perchè è autostoppista.

C’era una volta Quentin.
E’ un portento ma spesso se ne dimentica. Non ha più voglia di sbalordire gli altri: ormai lo appaga solo sbalordire se stesso perchè solo a lui è rimasto il coraggio di criticare i propri film. Li ha sempre fatti bene e continuano ad essere belli solo che, se li guarda a fondo, vede che non hanno più un’anima, come quadri tecnicamente perfetti dipinti da un artista che non ha più molto da dire.

C’era una volta un film.
E’ bello tuttavia anche brutto. E’ ricco di personaggi che parlano parlano parlano ma non dicono mai niente. E’ sfavillante di colori ma il grigiore di una narrazione priva di direzione lo ottenebra come un crepuscolo al Polo Nord. E’ brillante ma proietta la luce opaca di una lampadina pochi istanti prima di rompersi. E’ intelligente, ma la distanza sempre maggiore che pone fra significante e significato lo rende troppo allegorico, come un bestiario medievale. E’ piacevole ma lascia un senso di incompiutezza fastidiosa come le gocce di pioggia che scivolano fredde dietro il collo.

C’era una volta a Hollywood.

E forse non c’è più.

31 pensieri su “Once Upon A Time In Hollywood #1

  1. È fuori di dubbio che una qualche forma di speciale empatia ci leghi, fratello mio, perché anche nella scelta dell’immagine di copertina dei nostri rispettivi post, abbiamo scelto di usare la medesima foto pubblicitaria dl film (tra l’altro prodotta come tutte le altre da una vera macchina da guerra di creatività postmoderna di Tarantino, un frullatore consapevole che macina, sminuzza e rimpasta l’immaginario collettivo), con i tre protagonisti intenti a guardare in camera, con lo sguardo sornione di chi si mette in posa anche di fronte a se stesso ed ai propri ricordi, per un’operazione nostalgia certamente potente e mirabilmente costruita ma anche colpevolmente vuota, perché si, mio caro Tarantino, tu potrai anche essere un dio del cinema, ma non puoi allora fare solo annuvolare il cielo sopra di noi spettatori o dorarlo all’alba, ma devi scatenare la tempesta perfetta ed uragani e trombe d’aria che ci sollevino tutti a sfiorare quel paradiso di perfezione cinematografica dove tu ed i tuoi compagni di merende, tutti bellissimi e bravissimi, vivete da soli, cazzo!

    Ecco, direi che ho detto tutto ciò che c’era da dire sul film o per lo meno ciò che io non avessi già detto nel mio post, che mi piace pensare faccia il paio con il tuo e con quello dell’amico Wwayne, come tre diverse declinazioni di una medesima insofferenza, difficile da esprimere perché soffocata dall’ammirazione di comunque tanta straordinaria bellezza.

    No, una cosa in aggiunta ai fiumi di parole che ho speso nel web in questi giorni parlando di questo Once Upon a Time in Hollywood debbo dirla: il tuo post è meraviglioso e lo sarebbe già stato da solo, senza le add-on del capitolo 2 e 3, coraggiosamente costruite l’una come un disturbato e disturbante punto di vista da parte di Manson e l’altra come una preghiera di un condannato a morte e di una vita mai nata.

    Separare questi tuoi sentimenti travolgenti lo ha reso più veri e più efficaci, cosa che altrimenti non sarebbero stati (fottuto genialoide scrittore recalcitrante e magnifico editor di te stesso!).

    1. Negli ultimi mesi ho stretto amicizia con un cinefilo eccezionale, un amante della settima arte animato da una passione viscerale e potente che in parte anche gli invidio. Discutendo con lui che ha amato più di me questo film, mi ha sciorinato una serie di informazioni che io ero stato assolutamente incapace di cogliere a causa della mia ignoranza e tra queste quella che più mi ha colpito è stato il forte senso metaforico che Tarantino avrebbe dato a tutto l’impianto del film, ovvero il crepuscolo del cinema hollywoodiano..
      Sono certo che queste e mille altre sottile sfumature metaforische si celino dietro l’opera di Tarantino, tuttavia anche sapendo che esse esistono non riesco ad apprezzarlo fino in fondo perchè – come hai mirabilmente spiegato nel tuo post – Once upon a time a Hollywood zoppica laddove di solito i film di Quentin decollano, ossia la sceneggiatura.
      Se da un lato Tarantino ha la sovrumana qualità di rendere mirabolanti anche scene altrimenti piatte e monotone e questo suo talento è perfettamente riconoscibile anche qui, d’altro canto l’assoluta assenza di una direzione narrativa e di una trama coinvolgente rendono la sceneggiatura zoppa.
      Come giustamente sostiene il caustico ma attento Wayne, per oltre due ore non succede praticamente niente, fino alla meravigliosa scena finale.

      Che Tarantino abbia imboccato la sua parabola discendente, temo ormai non sia più un segreto per nessuno. Ovviamente questi giudizi sono sempre relativi, perchè Once upon etc è comunque più bello e più ben fatto del 90% dei filmi visti negli ultimi due anni: il problema è che da Tarantino ci si aspetta sempre i capolavoro.

      Piccola chiosa sul post trigemino che ho pubblicato oggi.
      Sono stato volutamente ipertrofico e presuntuoso perchè scrivere tre pezzi sullo stesso film è veramente di una inutilità totale, eppure proprio per questo terribilmente affascinante.
      Ti dirò di più, l’idea iniziale era quella di pubblicare un post al giorno sullo stesso film finchè non mi fossi rotto le palle… poi ho optato per questa soluzione intermedia.
      A qualcuno annoierà, ad altri darà fastidio e probabilmente a parte te nessuno la apprezzerà veramente: ma non puoi sapere che spasso che è stato scrivere questi tre pezzi!!!!!!!!

      1. Continuando a ribadire quell’empatia, che ci lega come un cocciuto ricercarci ed affrancarci, sottolineo della tua risposta la notazione che hai fatto del tuo amico cinefilo: non è un caso che il riferimento mio e tuo, nel parlare di questo film, siano proprio i cinefili, speciali persone che se da un lato riescono ad assaporare più cose di chi non ha né i mezzi (intellettuali e/o culturali) né la volontà (spesso confusa con la capacità) per guardare un film in profondità, altre volte sono come dei grammatici che naufragano nelle loro conoscenze, laddove il riconoscere un codice nascosto fa elevare ai loro occhi tutto il testo, trasformando una masturbazione nell’estasi provocata dalla vista di un vero capolavoro, come un adolescente arrapato che, guardando una stratopassera in calze nere e tacchi a spillo mentre si china a raccogliere qualcosa, girandosi maliziosamente alle spalle, con la ricerca della complicità costruita dello spettatore e del fotografo esperto, pensa di aver visto un’attrice incredibilmente espressiva e siccome quel culo e quelle gambe e quegli occhi da cerbiatta provocante lo stordiscono per l’eccitazione, pensa che tutto questo sia arte pura.

        Ecco, io mi considero un cinefilo e l’ho scritto ad alta voce nel mio post, ma mi rifiuto di restare cieco (aggettivo che nel campo della colpevolizzazione da oratorio delle pratiche onanistiche si trova a suo agio) di fronte alle sirene di chi finge di creare arte, magari anche convintamente, mentre sta solo segnando il passo.

        Come scrivevo nello spazio commenti del mio post ad Amulius, parlare male anche solo velatamente di Once Upon a Time in Hollywood significa nel web prestare il fianco a quei finti critici che pensano subito tu sia uno di quelli ignoranti che non ha saputo cogliere la bellezza nascosta nelle mille citazioni e nel linguaggio metatestuale: ho visto questo film due volte, di cui la prima in lingua originale ed entrambe le volte mi ritrovavo in modo imbarazzante nel gruppo di coloro che non lo avevano apprezzato, ma purtroppo per motivi completamenti diversi dei miei… Ahimè!

        1. Non posso che condividere le tue riflessioni su una certa cinefilia ipermetrope, che tende a trovare motivi di apprezzamento anche laddove onestamente non ve n’è traccia. Come ben sai mi tengo alla larga dalle schermaglie di chi difende o condanna a spada tratta un’opera perché lo trovo un esercizio intellettuale non solo inutile ma perfino pericoloso pertanto mi tengo lontano dall’agone in cui tanti appassionati si stanno buttando per lodare o criticare Once upon a time in Hollywood.
          Ormai ho sviluppato il mio parere e dubito di poterlo cambiare, anche se ascoltassi 100 di questi espertoni.
          Piccola chiosa del tutto inutile, ma necessaria per rigor di cronaca. L’amico di cui ti parlavo, non rientra affatto nella categoria degli espertoni soloni che hai perfettamente descritto, perché il suo gusto del cinema è molto più simile al nostro di quanto possa aver descritto con le scarne parole del commento precedente. Riesce a unire, infatti, raffinatezza e passionalità, due qualità solitamente inconciliabili, e in questo mi ricorda molto proprio te, che sei maestro nel sintetizzare queste due categorie altrimenti eterogenee.
          Mi rimane solo una cosa da chiedere a questo punto. Ho letto che hai visto il film in lingua originale e dato che ho letto in giro alcune critiche non solo al doppiaggio, ma proprio alla traduzione del testo di Tarantino, volevo capire se si trattava delle solite sparate ad minchiam che si leggono sul web o se invece ci fosse un qualche elemento di verità. E dato che di te mi fido più che di me stesso, giro a te la questione 

          1. Purtroppo la ricerca linguistica e fonetica con cui Tarantino confeziona ogni dialogo dei suoi film la visione di ciascuna delle sue opere molto più efficace in lingua originale e questo caso non fa eccezione, ma ti posso garantire che ascoltato in lingua originale ed avendone apprezzato ogni sfumatura dialettale, Il mio giudizio non è cambiato di una virgola.
            Non c’è nulla di scandaloso nella versione italiana, non più di quello che si prova in tantissimi altri film dove invece si registrano errori talmente clamorosi da cambiare proprio il senso delle frasi.

          2. ecco, immaginavo, evidentemente queste rimostranze erano state scritte da quei cagacazzi che ti dicono che i film vanno guardati tassativamente in lingua originale, anche se si tratta di un’opera polacca o sudcoreana

          3. Più che altro è una di quelle affermazioni che si fanno quando non si sa che cosa dire perché ci si prende sempre… Come dire che non si sono mai viste file di persone così ordinate in Italia come quelle che si sono viste in Giappone…

          4. non ci sono più le mezze stagioni
            il libro è meglio del film
            etc
            etc
            etc

            prima o poi scrivo un post con tutte frasi fatte unite da qualche congiunzione a caso e sono sicuro che in molti ci troverebbero un senso 😀

          5. Boia giuda, in Bastardi senza gloria i personaggi mescolano italiano ed inglese ed anche con diverse accentazioni nella pista originale, in una Babele lessicale che si é completamente (inevitabilmente direi anche) in italiano, ma il film si ricorda per altro…

  2. Una visione interessante del film. Io personalmente l’ho apprezzato, per il momento. Vorrei guardarlo una seconda volta per avere un’opinione più precisa a riguardo ma posso dire che questo è un film tributo a tutto il cinema che Tarantino ha sempre amato e apprezzato e che non tutti possono comprendere non conoscendo bene quel periodo. Non è un film, ha una sua anima e un suo perché e trovo che il finale sia in linea con la storia.

    1. La tua osservazione è pertinentissima, quindi mi permetto non già di correggere il tiro, quando di chiarirlo meglio.

      Se consideriamo il film in termini assoluti (ovvero la produzione cinematografica di questi ultimi anni) è un film assolutamente splendido e mirabile, piacevole e magnificamente interpretato.

      Se invece consideriamo il film in termini relativi e lo incastoniamo nella filmografia di Tarantino, appare evidente che si tratta di una delle sue performance più deboli ma non come regista, bensì come sceneggiatore.
      A mio avviso, il peccato più grane di questo film non è il fatto di essere quello Tarantiniano di tutti, anzi questa suo tentativo di innovarsi per non rischiare di restare intrappolato nell’etichetta “del regista di Pulp Fictoin” è senz’altro lodevole, bensì il fatto che abbia totalmente eliminato dal film LA STORIA. Se lo guardi bene, sembra quasi un film di Sorrentino, in cui la metà delle scene non hanno mai un nessuno con la trama.
      E dato che ho sempre adorato in primis il Tarantino scrittore e solo in seconda battuta il Tarantino regista, ho finito per l’amare poco Once upon a time a Hollywood.

      Poi sul resto hai ragione tu, nulla da eccepire, soprattutto col finale, che francamente non avrei potuto immaginare diverso da così, anche per il titolo stesso dell’opera richiamava il mondo delle favole non quello della realtà…

      1. Capisco molto bene cosa intendi dire quando parli del Tarantino sceneggiatore. Lui è sempre riuscito a scrivere delle storie e dei personaggi incredibili e molto forti che si incastravano bene. Quindi capisco molto bene come ciò possa averti dato un po’ fastidio. Io invece ho sempre messo il Tarantino regista e il Tarantino sceneggiatore sempre sullo stesso livello. Non ho mai apprezzato più l’uno rispetto che l’altro e forse è anche per questo che il film non mi ha deluso. O forse apprezzo il modo con cui Tarantino abbia deciso di dirigere una storia dove sono i personaggi a scrivere la storia. Su questa cosa ci si potrebbe scrivere veramente tanto e mi piace come quest’ultimo film di Tarantino stia creando molte discussioni intelligenti e interessanti.

        1. Hai proprio ragione, ma purtroppo è raro trovare persone intelligenti per affrontare l’analisi del film di Tarantino in questi termini ed è sempre piacevole, come in questo caso, averne l’opportunità.

          Io c’ho un po’ la fissa per gli sceneggiatori, è questo punto, e ho sempre tenuto Quentin nell’olimpo del gruppo perchè non solo sa creare storie meravigliose ma sa poi sceneggiarle in maniera divina. Le sue ormai leggendarie scene dialogate ne sono l’esempio più lampante: qualunque film se i personaggi parlano senza fare niente diventano pallose a patto che Tarantino non sia lo sceneggiatore. Praticamente tutte le sue scene più famose sono dialoghi. Ed anche qui non si è smentito. Peccato che i personaggi non facciano niente nemmeno quando non dialogano 😀 😀 (questa è una cattiveria, lo so 😀 )

          1. Che poi, vedendo lo stato delle sceneggiature di oggi in certi film, questo film ha dei dialoghi incredibili. Veramente certi film acclamati dal pubblico di oggi hanno dei dialoghi che mi fanno domandare: “Ma c’è qualcosa che non va in me? Perché a molti piacciono?”. Quindi immagino che molti non capiranno per niente i film di Tarantino.

          2. che poi, probabilmente, quelli che non capiscoo i film di Tarantino sono gli stessi che si stracciano le vesti quando leggono una critica negativa, salvo poi eclissarsi se provi a fare un dialogo costruttivo con loro…
            Ma vabbè, di cosa ci stupiamo? L’Italia è pur sempre il paese con il 40% di analfabeti funzionali…

          3. Magari fossi solo l’Italia il problema. Ok, qui da noi probabilmente è più grave rispetto ad altre zone ma comunque anche in altri Paesi ho notato che il livello di cultura sta scemando sempre più.

          4. hai ragione, ma credo che il problema sia addirittura più vasto, perchè non si tratta solo di avere cultura o sapere le cose, si tratta proprio di non disporre delle capacità necessarie per comprendere un testo.
            Leggere e non capire (o peggio ancora capire male).

          5. Io ricordo ancora i vermi che mi vennero quando pensai, al test d’ingresso per le professioni sanitarie, che almeno qualcuno dei centomila che si lamentavano delle domande di cultura generale (per tacere della logica!) un domani avrebbe dovuto maneggiare farmaci dalle indicazioni d’uso labirintiche (considerando la somma di tutte le negazioni nelle frasi), composti da ingredienti esotici, e calcolare le dosi corrette senza ancora sapere fare 2+2.
            Ho evitato di sentirmi male perché avrei dovuto chiamare… un medico, appunto.

          6. Vabbè, poi in questo caso il cursus universitario avrebbe fatto un’inevitabile scrematura e (mi auguro proprio) chi non sa far 2+2 nemmeno ci arriva alla laurea, figuriamoci al dottorato di specializzazione.

            Il problema però rimane: se la metà della popolazione è analfabeta funzionale le puoi far credere quel che ti pare (Salvini oggi e Berlusconi ieri docent) e poi è avvilenti girarsi intorno e faticare anche solo a trovare qualcuno con cui fare una discussione intelligente.

  3. Incredibile come sempre Lap! Ancora una volta ci fai dono di una recensione chiara e onesta stilata però in modo originale e fuori dal comune.
    Sei un portento amico Lap! 😀
    E lo dico anche perché ci troviamo d’accordissimo sul giudizio del film e sulla delusione che è stato. Non è un brutto film ma è un brutto film di Tarantino. Che è più bello della media dei film belli che escono di solito…ma è pur sempre un brutto film di Tarantino. Una cosa a cui non credevo di assistere :/

    1. Lo sgomento è trasversale, amico mio.
      Hateful eight poteva essere classificato comun esperimento non propriamente riuscito, qui invece siamo proprio in zona “Tarantino che perde colpi”.
      Per fortuna ho scoperto che su PrimeVideo c’è Bastardi Senza Gloria: una di queste sere me lo rivedo per dimenticare!!!

      PS: colgo l’occasione per farti gli auguri di compleanno, seppur in ritardo!! A te che sei più giovane di me, sicuramente farà ancora festeggiarli 😀 😀 😀

      1. Ti dirò, a me Hateful8 non aveva dispiaciuto così tanto. Hai detto bene, va classificato come esperimento, eppure aveva ancora della verve (seppur mal spalmata nei suoi 160 minuti e passa) che in qualche modo mi aveva convinto. Questo OUATIH (sto titolo manco ad abbreviarlo) invece non sa proprio di niente, ti lascia a bocca asciutta 😦

        PS: Grazie per gli auguri 😀 anche se mi sto avvicinando pericolosamente ai 30 continuo a considerarmi giovane (nel bene e nel male eh) per cui si, fa ancora piacere festeggiarli XD

        1. L’espressione “avvicinarsi pericolosamente ai 30” usala con attenzione… perchè se ti ascolta qualcuno che ha superato i 40 potrebbe lapidarti (non io ovviamente, che seppur neoquarantenne mi recputo ancora dodicenne 😀 )

          Ancora auguri, grande Pizzadog!!!

          1. Hahahhaha XD
            Ovviamente non voleva essere una frecciatina verso i diversamente giovani 😀
            La “preoccupazione” era riferito a quei 30 che convenzionalmente viene visto come checkpoint della propria vita in cui, secondo delle regole non ben precisate, una persona dovrebbe aver raggiunto una certa stabilità in campo lavoro/casa/relazione. E io al momento ne ho solo 1 su 3 (e quell’1 non mi convince neanche tanto XD).

          2. Le nostre generazioni sono rovinate dai topoi e dalle aspettative generate dalla visione massiva dei prodotti televisivi e cinematografica del nord-america, che tra l’altro ha un background culturale troppo diverso per essere metabilizzato in Italia

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