Joker

-Maschio. Bianco. Quarant’anni. Bradicardico. Pressione 80 su 50. Scala di Glasgow 5. Lo abbiamo trovato privo di sensi sul ciglio della strada.

-Grazie infermiera. Ora portiamolo in sala 4. Al mio tre lo trasferiamo sul lettino. Uno. Due. Tre. Bene.
Ora prendete un accesso venoso e somministrategli una flebo di soluzione fisiologica.
Che cos’hai ragazzo? Perchè sei svenuto?

Il dottore apre le palpebre con due dita e verifica il riflesso pupillare con una piccola torcia tascabile puntata dritta dentro gli occhi. Le pupille dell’uomo si restringono impercettibilmente.

-Dategli immediatamente 5cc di epinefrina, poi portatelo a fare una TAC all’encefalo. Voglio anche un ECG, un ecocardio, analisi del sangue con enzimi cardiaci. Facciamo in fretta, perchè questo paziente non mi convince per niente.

Le infermiere scattano come molle ed eseguono con rapidità e precisione le indicazioni fornite dal medico, ma devono trascorrere un paio d’ore prima che i risultati degli esami siano pronti. Il dottore sfoglia i referti mentre ritorna a passi svelti nella stanza del paziente.

-Vediamo un po’… la TAC è negativa… l’ECG va bene… anche l’ecocardio va bene… le analisi sono a posto e gli enzimi cardiaci sono nella norma…. Allora si può sapere che cos’hai, ragazzo? Perchè non ti svegli?

Il dottore getta sul tavolo il fascio di fogli senza nascondere un moto di frustrazione poi si passa le mani tra i folti capelli scuri, mentre lo sguardo pensieroso continua a scrutare l’uomo privo di conoscenza.

-Se solo sapessimo cosa stava facendo quando ha avuto il malore, potremo fare esami più specifici… Infermiera! Recupera subito gli indumenti che indossava al momento del ricovero e fruga nella tasche: magari ha uno scontrino o una ricevuta che possono aiutarci a capire dov’era, cosa faceva, se stava bevendo o mangiando qualcosa. Forse è una reazione allergica! Su su, forza, non abbiamo neppure un secondo da perdere.

L’infermiera torna dopo qualche minuto agitando un mazzo di foglietti stretti nella mano sinistra

-Dottore, aveva questi in tasca!

-Cosa sono?

-Sono tutti biglietti del cinema!

-Biglietti del cinema? Tutti quelli? Ma saranno una trentina!

-Ad essere precisi sono 34!

-E che ci faceva questo povero diavolo con 34 biglietti del cinema? Li collezionava?

-Sono tutti dello stesso film, dottore!

-Dello stesso film? Dammi qua, fammi vedere.

Il dottore sfoglia i biglietti leggendo rapidamente le indicazioni

Data: 15 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 15.40
Data: 15 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 18.00
Data: 15 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 20.30
Data: 15 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 22.40
Data: 16 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 15.40
Data: 16 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 18.00
Data: 16 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 20.30
Data: 16 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 22.40
Data: 17 ottobre. Film: Joker. Orario spettacolo: 15.40
[…]

-Ma che senso ha? Da oltre una settimana vede continuamente lo stesso film… JOKER? Chi è così scemo da pagare per vedere ripetutamente lo stesso spettacolo? Un pazzo o uno squilibrato… Chiama subito il reparto di neurologia e psichiatria per un consulto.

Passano le ore poi i giorni, ma le condizioni del paziente non cambiano e resta sempre privo di conoscenza. Il dottore lo visita quotidianamente, ripete gli esami, si confronta con i colleghi e studia tutti i casi apparentemente simili, ma non trova nessun rimedio per guarire il paziente privo di conoscenza.

Un mercoledì di fine ottobre, quando ormai la notte è calata e tutti gli operatori del Pronto Soccorso si preparano per l’imminente cambio turno, il dottore passa a dare un’occhiata a quello che ormai tutti in reparto chiamano l’Uomo Svenuto. Entra nella stanza in penombra e butta un’occhiata fugace al monitor dove sono indicati i parametri vitali (tutti nella norma), poi si siede accanto al letto. E’ una scena che ormai si ripete da qualche sera: quando il suo turno sta per finire entra e si siede accanto all’Uomo Svenuto, sperando che il silenzio e la solitudine lo aiutino a risolvere il caso clinico più assurdo che abbia mai visto: non c’è alcuna ragione scientifica per la quale l’Uomo Svenuto dovrebbe restare privo di conoscenza, tuttavia non c’è modo di svegliarlo. Le ha provate tutte, sono stati perfino contattati alcuni luminari in America, ma a nulla è servito. Sa che se entro un paio di giorni non troverà il bandolo della matassa, l’Uomo Svenuto sarà trasferito in un reparto di lunga degenza e lasciato vegetare per il resto dei suoi giorni.

Il dottore sente il telefono vibrare e lo recupera dalla tasca del camicie bianco. Nel display lampeggia l’icona della chat del gruppo del calcetto. Stefano avrà inviato la solita puttanata, pensa il dottore mentre visualizza il messaggio, e in effetti lo è: nello schermo dello smartphone compare una vignetta con Salvini e Greta Thunberg.

Il dottore comincia a ridere.

E’ una situazione assurda, quasi grottesca: seduto in una stanza semibuia in compagnia di un vegetale mentre legge vignette stupide sul telefono. E forse è proprio per l’assurdità di tutto questo che viene colto da un attacco di ridarella.

AHAHHAHAHAHAHAH

Vorrebbe smettere, ma non può. Prova un sottile senso di vergogna ma anziché smorzarsi, la risata diventa ancora più incontrollabile.

AHAHHAHAHAHAHAH AHAHHAHAHAHAHAH

Dà un’altra occhiata al telefono e come rivede la faccia di Salvini accanto a quella della ragazzina svedese, il suo petto viene scosso da un nuovo attacco di riso, ancora più potente.

AHAHHAHAHAHAHAH AHAHHAHAHAHAHAH AHAHHAHAHAHAHAH

Sente il diaframma alzarsi e sollevarsi, ormai va per conto suo. Gli fanno perfino male i muscoli della pancia. Si piega su se stesso per soffocare la risata: sarebbe troppo umiliante se qualche collega lo vedesse ora, accanto a un paziente gravemente malato, mentre ride come uno scemo. Ma non c’è verso, il riso ha preso il sopravvento e ormai il dottore si sente avvinto da un mantello di stupida ilarità che teme non finirà mai più.

AHAHHAHAHAHAHAH AHAHHAHAHAHAHAH AHAHHAHAHAHAHAH AHAHHAHAHAHAHAH

E proprio quando il suo torace è sconquassato dall’ennesimo accesso di risata e i polmoni minacciano di scoppiare disintegrando le costole, il dottore vede la mano dell’Uomo Svenuto muoversi impercettibilmente.

La risata muore all’istante, dissolta, e il dottore scatta fulmineo vicino al letto tenendo sempre gli occhi fissi sulla mano. Si muove ancora e questa volta il gesto è più evidente, come se provasse a sollevarsi. L’Uomo Svenuto ha gli occhi chiusi e i parametri sul monitor non mostrano cambiamenti, tuttavia il sesto senso medico (qualità spesso più preziosa di tanti inutili tirocini gratuiti) gli suggerisce che sta per accadere qualcosa.

Il dottore si allunga un po’ e prende delicatamente la mano del paziente tra le sue.

-Signore, riesce a sentirmi? Mi chiamo Arturo Flachi, sono il suo medico. Lei è ricoverato al reparto di Pronto Soccorso. Se ha capito quello che ho detto, stringa la mia mano.

Niente. Per qualche istante non succede niente.

Poi il finimondo.

L’Uomo Svenuto inizia a tremare: un moto crescente che si propaga dalla mano e rapidamente raggiunge tutto il corpo. Potrebbe sembrare un attacco epilettico, ma l’occhio esperto del dottore riconosce che è qualcosa di diverso, qualcosa di mai visto prima. Il monitor con i parametri vitali non mostra alterazioni, tutti i valori sono nella norma, ma il tremore cresce. Cresce. Cresce ancora. Per un istante il dottore teme che, per osmosi, possa estendersi a tutto l’edificio per poi ridurlo in macerie nel giro di pochi istanti, come un violentissimo terremoto. La paura, sottile e strisciante, si insinua tra i suoi pensieri: senza rendersene conto fa un passo indietro, poi un altro.

Devo suonare il campanello, pensa ed è proprio in quell’istante che l’Uomo Svenuto scatta seduto, come un pupazzo azionato da una molla potentissima. Il movimento è talmente violento e repentino, che i cavi e i tubicini cui è attaccato trascinano per terra gli strumenti medici, perfino il monitor, che esplode in un fragore di vetri sparpagliati. Ora l’Uomo Svenuto sta dritto e impettito, immobile come una statua. Sembra un cobra o una marionetta e mantiene gli occhi sempre chiusi.

Poi comincia a parlare.

Voglio vederlo… Voglio vederlo… Voglio vederlo… Voglio vederlo… DEVO VEDERLO! Portatemi via! Portatemi fuori! Portatemi da lui. La discesa… La salita… la vita è una scala… si sale… si scende… si va… Non ci sono scorciatoie… Sali… Scendi… Sali… Scendi… Sali… Scendi… Niente è male… Niente è bene… Solo salite e discese… Salite e discese… Salite… E… Discese… Piango e rido… Salgo e scendo… Tutto è bene ma tutto è male, dipende da dove guardi la scala… dipende… se vuoi salire… se vuoi scendere… o se vuoi PRECIPITARE!!!! Fatemi precipitare… vi prego… voglio andare… voglio precipitare… Perchè solo se cado sono vivo… Solo se cado sono certo di essere vivo… VOGLIO VEDERLO!!!!!!!!

Il dottore cammina a ritroso e cerca la maniglia della porta, poi schizza via dalla camera lasciando l’Uomo Svenuto solo con i suoi deliri.

Sono passati alcuni mesi dalla crisi delirante e il dottor Flachi ancora non ha del tutto superato lo choc. Probabilmente è per questo motivo che ha deciso di far visita all’Uomo Svenuto, che da allora è ospitato in un istituto psichiatrico fuori città.

E’ un pomeriggio freddo e ventoso e i rami spogli degli alberi antistanti l’ospedale ondeggiano come le braccia nodose di uno scheletro sbilenco. Il dottore li osserva qualche secondo poi alza il bavero del cappotto e affretta il passo. Una volta dentro, percorre un labirinto di corridoi bianchi, sempre più bianchi, finchè non viene introdotto in un vasto salone illuminato da ampie vetrate che si affacciano sul cortile posteriore. La stanza puzza di disinfettante ed è affollata da una ventina di pazienti nei quali si declinano le più comuni forme di follia: c’è chi dorme intontito dai potenti farmaci ma la maggior parte dei pazienti guarda inebetita il televisore sintonizzato su un gioco a premi; alcuni hanno un rivolo di saliva che scivola a lato della loro bocca invece altri camminano per la stanza con brevi passetti mentre parlano da soli o gracchiano preghiere sconnesse; c’è perfino qualcuno che dipinge usando il pennello come fosse una mannaia.

Il dottore però riconosce subito l’Uomo Svenuto, anche se ormai non è più tale. Sta seduto su una sedia a rotelle nell’angolo meno affollato della sala, orientato per guardare fuori, oltre la finestra. Il dottor Flachi lo raggiunge e lo osserva meglio: ha perso i capelli e in poche settimane la pelle ha assunto il colore cinereo di un cielo carico di pioggia. Tiene le mani intrecciate in grembo e ogni tanto muove la bocca senza emettere alcun suono, come un pesce rosso chiuso in un angusto acquario. Tuttavia il dottore è risoluto a comunicare: si presenta e prova ad attirare l’attenzione dell’Uomo Svenuto ma ogni tentativo è vano. L’uomo fissa con occhi vitrei un punto imprecisato nel cortile dell’ospedale e sembra non rendersi conto di niente e di nessuno. Il suo corpo è lì, ma la sua mente chissà dov’è.

Resta per qualche minuto accanto al suo paziente, prova ancora a parlargli pur essendo consapevole che non può ottenere risposta, infine se ne va, rassegnato. Proprio mentre sta per uscire dal solone il dottore nota un uomo seduto in disparte e intento a scrivere su un quaderno logoro e tutto spiegazzato. Sembra diverso dagli altri pazienti, non foss’altro perchè indossa un completo dai toni sgargianti. Gli passa accanto senza guardarlo in volto, tuttavia riesce a scorgere la pagina del quaderno: è interamente ricoperta di parole scritte con grafia minuta e precisa, le lettere sono così fitte da essere illeggibili e il bianco della carta sembra quasi scomparire. Solo al centro della pagina c’è una frase ben visibile, scritta con caratteri più grandi e sottolineata più volte e non può fare a meno di leggerla:

spero che la mia morte abbia più senso della mia vita

Il dottore inorridisce e nemmeno si accorge che le sue gambe hanno iniziato a correre, una fuga disperata da qualcosa di ignoto eppure concreto e terrificante.

69 pensieri su “Joker

    1. Se l’aggettivo è riferito al film, mi trovi assolutamente d’accordo. Una delle sorprese cinematografiche più piacevoli dell’ultimo lustro.
      Se invece ti riferivi a questo trascurabilissimo volo pindarico che ho fatto dopo la visione del film di Philips, bè allora ti ringrazio di cuore!!!!

        1. Temo sia inquietante il fatto che, se dovessi scegliere tra i due aggettivi con cui hai definito il mio volo pindarico, sceglierei senza dubbio TERRIFICANTE… 😀 😀 😀 😀

          1. So per esperienza diretta che è pericoloso mettere in discussione il parere di una ragazza 😀 😀 😀
            Quindi non posso che convenite con te e ovviamente ringraziare sentitamente 😉

          2. Gli algoritmi di wordpress seguono strane logiche… quindi non so per quale motivo questo (e altri due commenti) scritti da te siano finiti nello spam. Non avevano neppupre troppi link o immagini… boh…
            Vabbè, comunque voglio rassicurarti che sono vecchio abbastanza da aver capito che non conviene MAI mettere in discussione i gentil giudizi :D:D
            Buon ponte di ognissanti!!!!

          3. Eh, ma vai tranquillo che ormai con Wp sono abituata: su un altro blog, addirittura – senza alcun intervento dell’autrice – quando posto più di due commenti in breve tempo non mi fa più rispondere: mi esce questo messaggio:
            Stai scrivendo commenti troppo in fretta.
            Rallenta
            .
            Or dimmi un po’ tu, che confidenze si prende!!

  1. La prima parte è grandiosa, l’incipit del pronto soccorso memorabile, poi continui con grande maestria tra risate all’italiana e sottile psicologia.
    Devo dirti che il finale non l’avevo nemmeno immaginato così… pensavo si trattasse di una sorta di tua proiezione dopo aver visto il film Joker 😁😁😁😁
    (tra l’altro io non sono riuscito a vederlo)
    In ogni caso, secondo me, fanne un romanzo a puntate la stoffa del giallista c’è, eccome!!!
    Ho iniziato bene la giornata, grazie.
    Ciao mitico

    1. Ciao Sarino,
      credo che tu mi legga nel pensiero perchè da qualche giorno ho in mente un incipit per un post prossimo e futuro di taglio investigativo che più investigativo non si può 😉

      Riguardo il finale non poteva che essere così, almeno per me.
      Recupera il film, te lo consiglio, è un’opera memorabile che fa il paio co Logan e apre il cinecomic verso prospettive altrimenti impensabili.
      E’ piaciuto perfino a mia moglie, che i cinecomic non li sopporta, proprio perchè quello messo in scena da Philips è innanzitutto uno splendido dramma psicologico.

      Grazie per le bella parole, sono sempre un toccasana!!! E buona giornata anche a te!!!

    1. ciao m&m e benvenuta nel blog!!!
      Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il mio racconto… in realtà col film c’entra poco o niente, diciamo che più che altro è stata una reazione alla visione dell’opera (che resta meravigliosa)

  2. Documentarsi, informarsi, chiedere a degli esperti (possono essere anche propri conoscenti, amici, familiari o di contro anche consulenti professionali, medici, accademici, etc.), per acquisire realismo e credibilità nei dettagli: questa la grande lezione della narrativa contemporanea nordamericana, che ha sempre visto Stephen King come maestro indiscussodi questo modo di costruire le sue novelle (nei suoi testi la pignoleria nell’uso delle definizioni di eventi di qualsiasi tipo è leggendaria) ed a cui tu, amico mio, ti sei palesemente ispirato.

    Ma le similitudini si fermano qui, a questo tuo essere stato in grado di mettere in pausa le tue pulsioni creative e metterle al vaglio di un esame tecnico-medico, perché poi procedi con un racconto assolutamente cinestetico: ti si segue, ci si appassiona come in un thriller, come ha detto brillantemente Sarino in un commento qui sopra (e lui che è poeta conosce bene l’effetto delle parole, perciò il suo complimento è fede degno) e quindi si ricerca la progressione di una storia che non è pù quella del Joker di Todd Phillips, ma è una storia tua e questo rende il tuo post assolutamente magico: l’Uomo Svenuto è per me già un’icona pop!

    Poi sul finale ti sganci dalla fiction e torni al cinema, perché il tuo narrare diventa uno sguardo di memoria di film come One Flew Over the Cuckoo’s Nest o 12 Monkeys e tutti i loro discendenti (i pazienti che sbavano, gli sguardi vitrei, i pensieri altrove), fino a quest’ultimo film, un tornare al Joker, come un tuo finale del suo finale: così che la tua prosa diventa meta-narrativa ed in essa chi ha visto il film (memorabile) rivede la fuga in slow motion (quasi comica) di Arthur rincorso dall’infermiera, mentre lascia impronte sporche di sangue: il tuo Uomo Svenuto dipingeva ed in qualche modo hai pensato liricamente che lo facesse anche il clown senza parrucca del film, magari sparando, forse, chissà, ma di certo tutti e due ridevano, ridevano, ridevano, ridevano…

    Non-recensioni, riflessioni senza enunciazioni, senza didascalia (lasciando tutto questo ai commenti, da te o altrove): una strada che hai percorso anche parlando dell’ultimo film di Tarantino, ma che qui è diventata fiction, per farsi amare anche di più.

    Mi hai letteralmente rapito e sono felicissimo di aver ricevuto questo racconto come regalo di giornata!

    Un abbraccio.

    1. Da tempo ormai, e in misura maggiore sempre crescente, mi piace sperimentare al punto che il film (o la serie tv o il libro) sono solo un pretesto da cui partire, una scenografia in secondo piano che smesso nemmeno metto a fuoco.
      In questo caso specifico, poi, mi sono spinto molto oltre perché ho scritto un pezzo insolitamente lungo nel quale ho mescolato stili e registri senza seguire altra direttrice all’infuori della mia ispirazione.
      Per tutte queste ragioni (e molte altre che ometterò per pudore) temevo che essendo il pezzo sia privo di elementi lirici e totalmente avulso dal film di Philips, potesse addirittura infastidire chi l’avesse letto, se non addirittura disgustarlo.
      Ovviamente non ho la riprova che nella maggior parte di chi ha letto non siano scaturiti questi sentimenti, comunque già il fatto di alcuni abbiano gradito è per me ragione di grande sollievo personale.
      Solo una postilla di precisazione. In realtà per scrivere la prima parte del post non mi sono avvalso di nessuna consulenza, ho bensì sfruttato le informazioni acquisite negli anni, perché non solo mia moglie mi ha sempre raccontato molti dettagli del suo mestiere, inoltre dall’altro lato mi ha costretto negli anni a vedere molte serie tv di taglio “medical-drama”. La cosa bizzarra, poi, è che mentre vede queste serie puntualmente sottolinea tutte le cagate mediche che fanno gli attori (agocanula messi al contrario, esami fatti nel punto sbagliato, etc) tanto da farmi sospettare che le guardi non già per piacere estetico, ma solo per il gusto di individuare le cagate professionali.
      Per fortuna sua gli ho fatto conoscere anche alte cose molto belle, tra cui la Downton Abbey di cui nei prossimi giorni ci gusteremo insieme il film evento distribuito dalla scorsa settimana.
      Un abbraccio anche a te

      1. Per me oggi ti sei superato. Io racconto è davvero degno di un concorso letterario… Ovvio che dovresti aggiustarlo per togliere le derivazioni filmiche, ma funzionerebbe anche a sé stante…

        P.S. Ero certo della consulenza diretta o indiretta (acquisita con lo stesso meccanismo del fumo passivo) della signora Jarvis…

          1. A tempo perso sto scrivendo un racconto (per me, solo per me) basato proprio su questo concetto… Non della signora Jarvis, ovviamente, ma in generale dell’influenza che gli altri hanno persino sullo spazio-tempo in cui ci muoviamo… Ma questo adesso non ha nulla a che fare con lo splendore del tuo pezzo (tra l’altro anche la presenza contemporanea di vari generi e stili è ben armonizzata).
            Bye.

          2. Questo tuo commento potrebbe aprire uno squarcio nel multiverso e portarci dritti dritti in una realtà pervasa di eterogenee relazioni che vivono una simbiosi inconsapevole.
            Non si tratta della filosofia spicciola degli sliding-doors (da cui il fortunato film con la Paltrow), bensì qualcosa di più sostanziale, così vicino al concetto di Sorte (nel senso ‘classico’ del termine) da esserne parte integrante. Ma sono partito per la tangente ed è meglio che mi fermi prima di farneticare troppo ed essere rinchiuso nell’istituto descritto nel pezzo… corro a rispondere al comune amico che ha lasciato un contributo di rara efficacia, così evito di far danni 😀

          3. Volevo (rapidamente) tornare sull’argomento, perchè la tua osservazione mi ha dato da pensare molto nelle ultime 12 ore.
            Mi sono sempre chiesto, fin da quand’ero ragazzo, in che misura gli accadimenti passati della mia vita (sia brutti che belli), gli affetti persi, gli amici allontanati, le persone incontrate e uqelle scomparse, le disgrazie e le meraviglie, avessero potuto condizionare la mia vita. Magari se non fossero accadute determinate cose ora non sarei questa persona, non vivrei questa vita, non frequenterei queste persone. Magari se mio padre non fosse morte mi sarei appassionato di gastronomia (aveva un negozio di generi alimentari) e non avrei voluto studiare. Magari se la mia famiglia non fosse stata costretta a vivere una situazione economica umile, non sarei stato costretto a lavorare in un bar per pagarmi gli studi e quindi non avrei conosciuto la mia futura moglie.
            Sono solo due esempi, potrei proseguire all’infinito, entrando nel dettaglio di come le persone che ci stanno vicino, anche quando non voglio, condizionano il nostro modo di pensare, agire, parlare.

            Ho sempre pensato che arrivato a 40 anni avrei fatto un qualche bilancio della mia vita perchè così ci insegnano tanti luoghi comuni dell’immaginario collettivo. Tuttavia non ne sento minimamente il bisogno. Viceversa, passata questa fatidica soglia, ho sentito crescere in me il desiderio di non sprecare mai più neppure un secondo insieme a persone che non mi fanno stare bene o almeno meglio, il che ha accresciuto la mia già latente misantropia. Inizialmente mia moglie mi rimproverava, ma ora inizia a darmi ragione. Perchè alla fine non solo solo gli altri a condizionare la nostra vita, ma anche noi stessi a condizionare la loro.

            Buona giornata, fratello ermenauta!!!!

          4. Le tue considerazioni, che mi trovano perfettamente d’accordo anche se sono “altre” rispetto a quelle che ho fatto e che non ho ancora condiviso con nessuno, arricchiscono ulteriormente l’argomento.
            La scienza come la filosofia da sempre si muovono come in pendolo: a volte cercano di dare un senso generale al tutto, unificando diverse teorie scientifiche, epistemologiche e persino ontologiche e religiose, mostrando come in realtà cose che hanno diverso nome siano le stesse; altre volte, invece, separano i campi, procedondo per specializzazioni altamente settarie; tuttavia nel corso della storia, malgrado i corsi ed i ricorsi a cui siamo abituati, nonostante nuove teorie che sembrano revival di vecchie teorie, si è fatto comunque largo un pensiero comune ed ovvero la centralità della consapevolezza.

            Persino la definizione di essere vivente intelligente passa attraverso il concetto di consapevolezza di sé e degli altri.

            Se prendi tutto questo e lo affianchi alle teorie matematiche del caos ed ai corollari del principio di indeterminazione, si ottiene persino una definizione di realtà non assoluta ma relativa a chi la osserva e a chi la vive.

            Molto sinteticamente possiamo dire che noi esistiamo in funzione di chi ha coscienza della nostra esistenza: da qui l’idea che le nostre azioni, il nostro destino e persino la forma che assume l’energia di cui siamo fatti, tutto possa essere influenzato dall’osservazione di terzi… La realtà come il tempo è un tessuto che viene costantemente cucito dalle azioni e dai pensieri degli altri ovvero di tutti.

            Abbandono queste elucubrazioni ermenàutiche (che sia chiaro mi concedo solo con te) perché purtroppo l’immanenza stringe…

          5. Nel finale del film, Joker se ne esce con questa dichiarazione:
            Per tutta la vita, non ho mai saputo se esistevo veramente. Ma io esisto. E le persone iniziano a notarlo

            Mi sembra il modo migliore per concludere questa tua bellissima digressione (e permettimi di maledire l’immanenza, perchè sarei restato a leggerti per ore intere)

          6. Avevo pensato anch’io alla frase che tu hai citato… Quando ho tempo cerco in rete la sceneggiatura completa del film, che contiene tante altre perle, ma quella da te citata è la chiusura perfetta.

          7. O anche: sei tu che credi che gli altri ti abbiano notato.
            La tua è una versione già più (pro)positiva, sei un po’ come l’infermiera del Cps che cerca di convincermi che non esiste un “essere in ordine” oggettivo, ma che sono il mio timore e la mia bassa autostima a condizionarmi.

          8. Ricordo che al liceo l’insegnante di Filosofia per cercare di farci capire le categorie kantiane se ne uscì con una frase che suonava più o meno così: se adesso arrivasse sulla Terra un alieno che riesce a percepire solo due dimensioni (altezza e larghezza) e non la profondità, vedrebbe un mondo piatto, totalmente differente dal nostro”.
            Fu la prima volta che compresi il concetto fondamentale che non esiste UNA realtà, ma tante quante sono le prospettive da cui essa è inquadrabile. Quindi l’infermiera del cps ha ragione, ma hai ragione pure tu 😉
            Se non ti crede mandala da me, che glielo rispiego 😀

          9. Ahah, carino, io inevitabilmente penso a Flatlandia di Abbott 🙂
            Sto cercando di modificare la “sua percezione della mia realtà” un mattoncino alla volta: stamattina ho introdotto il distinguo tra autostima e fiducia in se stessi, che è roba da elementari.
            Prima di affrontare lo stile di attaccamento di Bowlby e le posizioni (depressiva e schizofrenica) della Klein, ha da passa’ ‘a nuttata… ma che ci possiamo fare? Prendiamoli come vengono! 😀

          10. Il tuo messaggio mi ha ricordato (involontariamente, sia chiaro) quanto io sia ignorante (ho dovuto googlare tutti i nomi propri + flatlandia).
            Quindi corro a studiare e altro che nuttata… qua “ci vurrà a settimana…”

          11. Ahah, Abbott se non lo conosci te lo consiglio senz’altro: è lisergico ma raffinato al tempo stesso 😉
            E cade davvero a fagiolo a proposito di lettura della realtà-verità – ponendo che uno ne riconosca l’esistenza.
            quanto agli altri due, per carità, se non sei appassionato di psicoanalisi e psicologia dello sviluppo risparmiateli. Non voglio averti sulla coscienza, Arkham è già abbastanza affollato…! 😁

          12. Arkham, questa la so!!!
            Meno male, perchè due commenti senza un nome proprio che conoscevo sarebbero stati troppi… Fiu’, l’ho scampata.
            Riguardola piscoanalisi mi basta quella che mi fa mia moglie, quindi a ‘sto punto mi sa chei accontento di Abbott!!!!
            E sentitamente ringrazio!!!!

          13. ah, giusto a titolo informativo (ammesso e non concesso che questa informazione ti interessi) mi son rimesso per l’ennesima (credo ormai di aver superato il ventesimo giro da un pezzo) a rileggere l’intero canone di Sherlock Holmes. A te, che eri partita dal Mastino dei Baskerville, mi sento di consigliarti nuovamente l’esperienza, magari attaccando alcuni dei tanti racconti (56 per l’esattezza), che essendo brevi son meno impegnativi.

            PS. la pervicacia con cui ti consiglio Conan Doyle è direttamene proporzionale al valore intellettuale che attribuisco alla tua persona, per cui prendi tutto questo come un complimento. Strampalato, ma complimento.

          14. Mi sembra una scelta salutare: quando si hanno in cantina vini conosciuti e pluri-premiati, a che pro stappare una bottiglia di roba a caso?
            Mi concederò qualche racconto, sì, e so già anche in quale periodo – un periodo nel quale avrò un gran bisogno di linearità, di ristabilimento dell’ordine, di piani sgamati e criminali acciuffati. Un mondo a suo modo eccitante ma sicuro, ecco. Almeno la sera mentre sgranocchio caldarroste – perché di giorno, là fuori, è il regno del Joker di Ledger, che ho piluccato stasera sul 20: un caos. E tutto brucia.

            Accetto il complimento 😉
            E grazie, ragazzo mio.

  3. Non ho niente contro i film tristi. Anzi, se penso ai miei film preferiti mi rendo conto che molti di essi sono funestati da almeno un evento luttuoso. A farmi storcere il naso sono i film INUTILMENTE tristi, quelli che indugiano sugli elementi depressivi della trama (girando il dito nella piaga fino allo spasimo) senza che sia assolutamente necessario. Joker è esattamente uno di questi film, quindi non mi è piaciuto.
    Riconosco comunque che, in mezzo a un mare di futili lacrime, ci sono anche dei buoni momenti. Penso ad esempio alla frase profondamente vera che scrive Arthur sul suo diario: “La cosa peggiore dell’avere una malattia mentale è che la gente si aspetta che ti comporti come se non ce l’avessi”. Fotografa in maniera terribilmente precisa la mancanza di comprensione, di pazienza e di empatia che la gente riserva abitualmente ai pazzi, e il destino di esclusione a cui quest’atteggiamento li condanna.
    Un’altra bella trovata è la scena in cui la vicina di casa di Arthur si spaventa a morte nel vedere che lui si è intrufolato in casa sua: dalla sua reazione capiamo che le scene precedenti (quelle in cui loro due si baciavano e passeggiavano mano nella mano per strada) non erano l’unico raggio di sole nella vita di Arthur, ma soltanto una sua fantasia. Davvero un colpo di scena ben congegnato.
    Molto azzeccato anche il personaggio di Thomas Wayne, e cerco di spiegarti perché.
    Joker, oltre ad essere un dramma individuale, è anche una riflessione sulla società moderna, sempre più rabbiosa nei confronti delle élites e dei privilegiati. Questa rabbia è andata così tanto fuori controllo che ha finito per assumere degli aspetti grotteschi e pericolosi: cito ad esempio il movimento dei novax, arcignamente convinti senza alcuna prova scientifica che i vaccini siano dannosi e facciano parte di un grande complotto per far arricchire le case farmaceutiche.
    Meno pericoloso, ma comunque insopportabile è il disprezzo nei confronti degli intellettuali, anch’essi visti come un’élite perché fanno un lavoro che non comporta alcuna fatica fisica, e perché c’è la convinzione (sbagliatissima) per cui soltanto i ricconi possono permettersi di andare avanti negli studi fino alla laurea.
    Il personaggio di Thomas Wayne è azzeccato perché incarna con estremo realismo i veri membri delle élites: come loro infatti è una persona talmente tanto calata nel proprio mondo dorato da aver perso totalmente il contatto con la gente comune. Per questo motivo non è in grado di capire che il movimento fondato involontariamente dal Joker meriterebbe di essere preso sul serio e analizzato, non liquidato con 2 parole gonfie di disprezzo e di scherno. E’ lo stesso errore che commisero i nostri politici quando Grillo fondò il Movimento 5 Stelle.
    Con mio estremo stupore, nonostante la sua estrema tristezza, Joker è piaciuto così tanto che ha incassato 24 milioni di euro: considerato che il costo di un biglietto si aggira sugli 8 euro, Joker ha quindi staccato 3 milioni di biglietti. E’ impossibile che quei 3 milioni fossero tutti spettatori alla prima visione: evidentemente molti se lo sono perfino andato a rivedere. Nel tuo post (ottimo come sempre) hai fotografato perfettamente questa tendenza di molti cinefili a rivederlo fino alla nausea, con quel dettaglio dei 34 biglietti tutti relativi al film del Joker: magari nessuno sarà arrivato a quel numero, ma qualche matto che è arrivato in doppia cifra ci sarà di sicuro. Io invece non lo rivedrò mai più in vita mia, neanche quando passerà gratis in televisione.
    Colgo l’occasione per dirti che ho finalmente seguito un tuo vecchio consiglio letterario: infatti ho cominciato a leggere “Morte e vita di Bobby Z” di Don Winslow. La sua scrittura è scoppiettante e scorrevole come sempre; l’unico rammarico è che stavolta i personaggi secondari sono più piatti rispetto a quelli della trilogia di Art Keller. Ma va detto che sono solo a pag. 100, quindi c’è ancora tutto il tempo per far emergere le loro personalità.

    1. Immaginavo che questo film non avrebbe stuzzicato troppo il tuo gradimento perché ormai ho la fortuna di conoscerti da molti anni e ho imparato ad apprezzare i tuoi gusti e il tuo sentire, entrambi mai banali e sempre attenti a fattori che i più considerano trascurabili, e proprio per questo sono sempre molto interessanti.
      Nel caso specifico non posso che darti ragione, in quanto il film (specie nella prima parte) indugia molto sull’esistenza sofferta e triste del protagonista. Tuttavia ritengo che si tratti di un espediente narrativo necessario per spiegare l’effetto fionda con cui il personaggio si trova poi catapultato nel finale. Ovviamente si viaggia su un terreno interpretativo, quindi opinabilissimo.
      Riguardo la figura di Thomas Wayne, ho letto in giro che alcuni puristi dei fumetti hanno gridato allo scandalo perché il personaggio sarebbe stato travisato. Francamente mi importa poco di queste diatribe e quand’anche questo sdegno fosse legittimo, sarebbe comunque ingiustificato perché la figura di Wayne così come è rappresentato nel finale è essenziale per lo svolgimento della trama, soprattutto in riferimento ai tumulti finali, dai quali tra l’altro è vittima.
      Purtroppo tutta la tua riflessione sul dilagante disprezzo verso gli intellettuali in generale e l’appiattimento di tutte le discussioni a un livello che oscilla tra l’asilo e la scuola elementare, mi trova pienamente d’accordo. E in tutta sincerità temo che il fenomeno non si arresterà a breve, se mai si arresterà.
      Riguardo Bobby Z ho anche recuperato il film, trascurabilissimo, con Paul Walker. Se non altro c’è Olivia Wilde in formato super gnocca, e quindi se lo vedrai non sarà del tutto tempo perso. Il romanzo resta senz’altro un momento minore nella bibliografia di Winslow, tuttavia gradevolissimo. Il potere del cane è un’altra roba, ma pure Bobby Z si lascia leggere con grande piacere.

      PS: penso potrai immaginare lo sconforto che mi attanaglia da ieri sera, ovvero da quando la sconfitta patita in quel di Roma ha definitivamente sancito l’uscita di scena del Milan da questa stagione, almeno per i posti importanti della classifica. È abbastanza doloroso, lo ammetto, ammainare la bandiera già a ottobre. E il dolore è acuito dal fatto che siamo entrati in un circolo vizioso di difficile uscita. Ormai Mlanello è diventato un tritacarne che divora allenatori e giocatori a tempo di record, restituendo perfetti incapaci. Mi chiedo se questo purgatorio finirà mai…

      1. Perdonami il ritardo nella risposta, ma ho appena finito di scrivere un commento chilometrico sotto all’ultimo post di Kasabake.
        Riguardo al Milan, a mio giudizio non è a Milanello che si bruciano allenatori e giocatori (compresi i più talentuosi), ma a San Siro. La tendenza dei tifosi a fischiare con estrema facilità mette ai rossoneri una pressione pazzesca, che pochissimi sono in grado di sopportare. Non è un caso che uno dei pochi a brillare sia Theo Hernandez: non perché sia più bravo degli altri, ma perché è cresciuto in un’altra piazza super esigente come quella del Real Madrid, e quindi ha la pelle abbastanza dura per sopportare una situazione del genere.
        A mio giudizio quindi ci vuole da un lato attenzione da parte della società, che deve prendere soltanto giocatori forti mentalmente come lui, dall’altro pazienza da parte dei tifosi, che devono calarsi nella nuova dimensione del Milan e adeguarsi di conseguenza. Questo non significa esultare per un sesto posto, ma semplicemente evitare di fischiare al primo erroraccio compiuto da un giocatore.
        Tornando al cinema, ho scoperto come mai The Irishman ha avuto dei grossi problemi di distribuzione: è lungo 3 ore e mezzo…

        1. La tua disamina sulle difficoltà incontrate dai giocatori del Milan è semplicemente perfetta. C’è da dire che se da un lato i giocatori arrivati non sono comunque fenomeni, d’altro canto la tifoseria del Milan è diventata la peggiore in assoluto.
          I tanti anni di sofferenze e sconfitte, hanno creato uno zoccolo duro di tifosi isterici e volubili, che si dividono in fazioni (ci sono ancora quelli che rimpiangono Galliani) e che sanno soltanto criticare e piangersi addosso.
          In questo senso, i due hashtag (#pioliout #susoout) che hanno raggiunto i vertici mondiali delle classifiche social, sono emblematici, perchè il solo pensare che togliendo Suso i problemi del Milan siano risolti è senz’altro sintomo di stupidità. Lo spagnolo sta diventando un problema per la sua indolenza e per la sua incapacità di giocare per il collettivo, tuttavia i suoi possibili sostituti sono Borini e Castillejo, due pippe clamorose, quindi capisco perchè Giampaolo prima e Pioli ora abbiano insistito su di lui.
          Riguardo Pioli, per altro, sta dimostrando tutti i miei timori: la sua totale assenza di carisma e personalità lo rende preda facile delle maree e dei venti che tempestano Milanello. E fin tanto che la società non capirà che per risollevare le sorti della squadra bisogna ripartire da un allenatore fortissimo (a costo di pagarlo uno sproposito), il Milan non uscirà mai da questa melma.
          Tutto questo per dirti che il mio pessimismo è totale: ormai la tifoseria ha imboccato un sentiero piatrellato di sentenze superficiali e critiche sproporzionate, mentre la società (in tutte le sue figure) si sta dimostrando inadeguata ed inespera. Non avendo campioni in rosa e un allenatore coi controcosi, la deriva è automatica.

          Riguardo The Irishman, non avevo notato che fosse così lungo. Mamma mia. Lo stesso Wolf of Wall Street (che pure era lunghissimo) sfiorava le 3 ore. Indubbiamente Scorsese ha fatto una scommessa dalla puntata altissima, perchè un film così lungo se non è sorretto da una sceneggiatura memorabile diventa automaticamente una rottura di coglioni senza pari. Fortunatamente resta meno di un mese per scoprirlo (mi son pure messo il promemoria sul Google Calendar… figurati…)

          1. Considerato che è lungo 210 minuti e che uscirà su Netflix, tanto valeva farne una miniserie in 4 o 5 puntate. Ma forse Scorsese vuole vincerci qualche Oscar, e quindi ha spinto perché rimanesse in formato film. E a proposito di serie tv, corro a risponderti anche da Kasabake! 🙂

  4. Grande Lap, la tua fantasia è straordinaria e ogni volta riesci ad inventare delle storie bellissime e divertenti!
    Anch’io era da tanto che non vedevo un film di questo spessore, un film che mi ha talmente coinvolto che per liberarmi dalle emozioni che per giorni mi hanno accompagnato ho dovuto usare quel meraviglioso metodo catartico che è la scrittura.
    Il mio taglio spero riesca a far capire ai lettori quanto lo abbia vissuto visceralmente!
    Un caro abbraccio 🙂

    1. Ultimamente ho poco tempo per star dietro al reader di WP e mi sto perdendo un sacco di pezzi, quindi non avevo visto la tua rece di JOKER.
      La leggerò quanto prima però, perchè sono curioso di conoscere un parere esperto come il tuo 😉

    1. Ciao Giulia e benvenuta nel blog.
      Ti avverto che le persone sane di mente potrebbero trovare straniante la visualizzazione, ma se ti piace a tal punto Joker, forse sei finita nel posto giusto per te 😀 😀 😀

        1. Immagino.
          Io aspetto con trepidazione l’edizione home-video per poterlo gustare con calma e relax, riguardando le scene più belle (a me ha fatto impazzire la fuga in strada dopo l’omicidio nella metro e la seguente danza improvvisata nel bagno pubblico)

  5. Vabbè ma di che stiamo a parlà!
    Hai ragionissima quando dici, qualche commento più su, che hai sempre usato il film o la serie tv in questione per scrivere qualcosa di tuo, collegato si ma comunque con il punto focale spostato verso una tua opera originale, spesso con te come protagonista. Qui hai fatto il passo successivo. Ti sei emancipato, ti sei distanziato dal film da “””recensire””” a tal punto che non lo nomini nemmeno! Eppure è chiaro di cosa stai parlando e cosa hai voluto dire riguardo al film di Phillips. Ma non lo fai. Chi vuole intendere intenda, questa è una Originals Lapinsu, se volete la solita recensione sul “cinefumetto più adulto di sempre”, “sulla prova attoriale più grande di sempre”, “sul Joker più introspettivo di sempre” “sul tutto più tutto di sempre” (cosa che per altro, per me, non è) con i soliti paroloni, le solite esaltazioni, le solite esagerazioni e le solite frasi fatte, andate altrove.
    Qui non ci si omologa, qui si scrivono solo cose belle.

    1. In casso il complimento e ringrazio di cuore perchè, se viene date, per me vale doppio. E ti dirò anche di più che quesa cosa dell’ORIGINAL LAPINSU (mi piace il nome che hai dato) avrà ancora più spazio in futuro (come per altro già accaduto con il post successivo per Halloween).

      Però, quel che mi preme chiederti ora è un tuo giudizio sul film perchè insieme a Kasa ti considero il massimo esperto di fumetti che conosca e il tuo parere sull’opera di Philips è per me una pietra angolare necessaria per classificarlo nella mia mente.

      1. Stavo giusto per commentarti il post di Halloween (un misto tra Twilight Zone e  Leone il cane fifone…adoro!) ma non posso esimermi dal dire la mia su questo Joker (preparato alla pappardella di parole…l’hai voluto tu XD)

        In realtà tutto quello che avevo da dire l’ho appena commentato sotto il posto di Kasa. Proprio qualche ora fa.
        Il fatto è che, forse non sai, che questo film, per quanto lo aspettassi fin dai primissimi rumors, non sono riuscito a vederlo se non fino a qualche giorno fa! Una serie di sfighe che neanche Paperino e Mr. Bean messi assieme mi hanno impedito di andare al cinema fino ad ora XD
        Ecco perché ho aspettato tanto per leggere e commentare i vostri post e quelli di altri blogger, dedicati all’ultima fatica di Todd Phillips 😀 

        Per farla breve comunque il film l’ho adorato! Come sai non sono uno che sta a guardare troppo il capello quando si parla di “fedeltà al fumetto” perché se un film è bello è bello punto. Quindi si, l’ho adorato ma non trovo che sia il capolavorone di cui si scrive tanto in giro. Ha una serie di difetti che, purtroppo, non sono riuscito a farmi mandare giù.

        Il più importante questa costante e stancante voglia di apparire come un film serio e “impegnato”…lo è, è un film d’autore a tutti gli effetti, ma non c’era bisogno che ce lo sbattessero in faccia ogni 2 minuti con colpi di scena psicologici e sperimentazioni attoriali…anche meno, ecco.
        Film come Il Cavaliere Oscuro o Defendor e serie come Daredevil e Legion sono riusciti a fare la stessa cosa senza stare col fiato sul collo allo spettatore (magari giusto Legion si è lasciato sfuggire la mano, ma era intrinseco nel DNA della serie, sicché). 

        Questa è una cosa che mi ha dato un po’ fastidio, ma è un fastidio mio, non cambia di certo la qualità del film che è ECCELSA.

        Grandissima regia, grandissime prove attoriali, grandissime scenografie (non è la Gotham dei miei sogni, ma è molto più Gotham della trilogia di Nolan) e grandissima fotografia. Mi piace il fatto che sputtani completamente una figura sacra e santificata come quella di Thomas Wayne, un po’ meno il fatto che ci mostri l’origine di Batman (“storcere il naso” non rende l’idea di quello che ho provato guardando quella scena). Quello che mi stupisce in realtà è che la gente si sia stupita di questo film!
        Insomma, Phillips è un grande regista (poco conosciuto, quindi posso capire che la gente non si fidasse), Phoenix un grandissimo attore (qui invece non ci sono scusanti, tutti sti sedicenti cinefili dove sono stati negli ultimi cazzo di anni che sembra non abbiano mai visto un film con Phoenix?!?!?!), Scorsese è un’icona, De Niro un gigante, aggiungiamoci un franchise che di suo ha successo anche quando fallisce (se è piaciuto Suicide Squad ci si può far piacere qualsiasi cosa legata a Batman), un personaggio che attira le folle, aggiungiamoci che arriva dopo che varie strade sono state ampiamente spianate da film come The Dark Knight, Watchmen, Guardiani della Galassia, Logan e Deadpool (per me sono questi i film che Phillips deve ringraziare)…il successo di questo film non mi stupisce affatto 😀 
        Non che sia un veggente ne tanto meno un esperto, ma personalmente ho avuto dal film ESATTAMENTE quello che mi aspettavo dal film 🙂 
        E sono contentissimo così!

        PS: te la butto lì, vuoi vedere che nonostante l’odio verso il vampirello di Twilight, la figlia di Lenny Krevitz, il “chi cazzo è sto ragazzino?” e il blackwashing per il ruolo di Gordon, vuoi vedere che nonostante tutto, il prossimo film di Batman sarà un successo che la madonna?
        Sono pronto a scommettere soldi che non ho XD

        1. Caro pizza, sempre un piacere leggerti, specialmente quando parli delle mescolanze tra cinema e fumetti. WOW!!!!!!!!
          Non mi permetto di eccepire su nulla di quanto hai scritto perchè sarei un cafone (visto che hai arricchito il mio blog con cotanta riflessione), perchè in massima parte condivido quello che hai scritto, perchè si tratta dell’opinione di chi parla con cognizione di causa (a differenza di molti altri pontificatori del web…). Ora mi vado a leggere anche il commento che hai lasciato da Kasa per completare il cerchio ;D

          Mi permetto solo 2 annotazione e 1 domanda.
          1) a me Suicide Squad è piaciuto 😀 😀 😀
          2) il nuovo Batman stuzzica anche a me
          3) a quale scena ti riferisci con “le origini di Batman”? Quella al cancello di Villa Wayne o quella dell’omicidio di Martha e Thomas? Te lo chiedo perchè a mio paarere erano entrambe scene evitabilissime: la prima perchè non aggiunge nulla di nulla e sembra messa lì solo per ricordarci che c’è sempre un cavaliere oscuro che prima o poi prenderà il Joker a calcinculo, la seconda perchè sarà la milionesima volta che la vedo sullo schermo ed è sempre uguale… sempre con le perline che schizzano da tutte le parti e poi gl occhioni sgranati del piccolo Bruce… Vabbè che “repetita iuvant”, ma a un certo punto anche basta 😀 😀 😀

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