I want you

In principio era il Verbo.

Poi il Verbo si fece carne.

La quintessenza ontologica della carne.

Tanti anni fa andai in gita con la parrocchia a San Giovanni Rotondo. C’era un pretino giovane a farci da guida, aveva i capelli scuri ben pettinati con la riga da un lato e le dita sottili di un chirurgo. Ci mostrava i cimeli del santo e ci raccontava alcuni episodi salienti dell’illustre frate col sottofondo degli “ohhhhooooo” bisbigliati dalle vecchiette che accompagnavano la visita. Quando fummo nella basilica, circondati dal profumo delle candele e dai cori sommessi che i frati intonavano da dietro l’altare, il pretino ci indicò di fissare ardentemente le venature del legno di un confessionale usato dal santo. “Se avete fede, vi riconoscerete il volto di Gesù Cristo Nostro Signore“, disse. Dopo qualche minuto passato in religioso silenzio, non so perchè ma tra tanti fedeli scelse proprio me e domandò quale immagine riconoscessi nel legno. La mia risposta fu subitanea, zampillò dalla bocca come una goccia d’acqua che sgorga dalla sorgente di alta montagna: “Io vedo il volto di Rachel Weisz nel film I want you“, dissi.

Il pretino inorridì e mi cacciò dalla chiesa urlandomi dietro frasi in latino: probabilmente si trattava di esorcismi atti ad annullare la mia risposta blasfema. Non mi crucciai certo per l’accaduto: il pensiero di Rachel avviluppava i miei pensieri anestetizzandoli con i suoi fascinosi tentacoli.

Pecco ergo sum.

Esisto solo nella misura in cui contemplo la Dea, Rachel Weisz.

D’altronde è risaputo: la Bellezza è un’idea potente che mentre diventa sostanza e prende forma, ovvero quando assume i caratteri essenziali dell’esistenza, crea un inganno, un mirabile prestigio grazie al quale ci illudiamo di poterla comprendere. Ma la bellezza non si comprende, si ammira.

E io ammiro. Perchè Rachel vede, Rachel sa, Rachel capisce.

Lei è l’Alfa e l’Omega. In lei tutto inizia. E tutto finisce, perfino io, perchè se sto troppo tempo senza vedere un suo film allora non mi raccapezzo più.

E’ per questo che ho esultato quando la mia estenuante attesa è stata infine ripagata e, dopo 20 anni di sterili ricerche, ho infine potuto recuperare uno dei primi lungometraggi in cui Rachel Weisz ha un ruolo da protagonista, I want you.

L’ho visto non so quante volte consecutive, nel senso che appena iniziavano i titoli di coda lo rimettevo da capo e lo riguardavo dal principio. La cosa assurda è che non badavo affatto alla sceneggiatura, alle inquadrature, ai dialoghi, alle espressioni, alle emozioni perchè tutto era annichilito dall’estasi estetica che mi regalava ogni singolo fotogramma nel quale Rachel Weisz fosse presente (li ho contati: sono unmilioneottocentomilaquattrocentododici). Tuttora, dopo numerosissime visioni, non saprei neppure dirvi di cosa parla il film, ad eccezione del fatto che c’è lei, una stella accecante attorno alla quale tutti gli elementi del creato gravitano sottomessi, consapevoli che cotanta perfezione va onorata con tutti gli ossequi conosciuti.

Proprio ieri, ancora stordito dalle visioni in serie di I want you, mi sono trovato ad imbastire un discorso intriso di metafisica con Vincenzo, il mio elettrauto di fiducia, con il quale mi sono dilungato nello spiegare che l’essenza ontologica della beltà di Rachel Weisz vada ricercata non già nelle sua prossemica manifestazione corporea, bensì nelle più melliflue ma ciò non di meno conturbanti espressioni allegoriche sostanzializzate dall’assunzione extracorporea intrinseca nella protodinamica estetica inintellegibile. Lui ha annuito con l’espressione contrita di chi ha capito tutto e poi mi ha detto: facevi prima a di’ che è ‘na grandissima gnocca.

Effettivamente Vincenzo ha ragione.

Voto: Nuntio vobis gaudium magnum, habemus gnoccam!

 

 

 

 

35 pensieri su “I want you

  1. Sposo in toto il commento di Vincenzo
    senza se e senza ma, al di là di tutto e sopra di tutto, in tondo e in largo, a destra a sinistra, in centro e a ponente come del resto a occidente, sposo quel semplice dire con tutto il fiato che mi grida in gola

  2. Terrence Malick in ogni suo film trova sempre il modo di soffermarsi su dettagli naturalistici fotografati in macro, come la rugiada della prima mattina che fa da filtro lenticolare alla luce, in contrapposizione estatica ed infinita a vicende umane spesso quotidiane, siano esse crisi coniugali o persino l’orrore della guerra, perché quello è il suo modo di esprimere il Divino nelle cose minime ed è un tòpos della sua poetica; allo stesso modo del senso di disagio e di alterità con cui Orson Welles, indipendentemente dal soggetto trattato, riprendeva dal basso verso l’alto i suoi personaggi nei momenti più drammatici, perché quel punto di vista diventava il suo timbro, la sua cifra e la chiave di violino con cui cantava i conflitti; Fellini, poi, ha fatto della spiaggia e della sabbia lambita dalle onde persino un palcoscenico metafisico su cui muovere le marionette della sua commedia umana; Bergman usava invece una sinfonia asciutta di ingressi ed uscite dalle stanze e dai corridoi domestici come fossero le quinte teatrali di piccole tragedie esistenzialiste, quasi monologhi silenziosi, atti unici di mini-drammi e tutto questo rendeva ogni suo film sempre riconoscibilissimo; anche in registi contemporanei troviamo costanti espressive che ne caratterizzano la tipicità delle loro messe in scena, come la saturazione dei colori e la perfetta architettura di Refn, la centralità geometrica del campo cinematografico di Anderson, la fisicità maschile e femminile quasi divina di Snyder, l’autodistruzione dei suoi personaggi in Phillips e così di seguito…

    Tutto questo per dire che oramai ogni tuo affezionato lettore ha imparato che Rachel Weisz non è per te già da molto tempo solo una bellezza ammirata e nemmeno più una semplice musa (tale pur se senza confronti), ma un refrain estetico e narrativo, un assoluto vitale e deterministico che influenza i tuoi scritti e la tua arte.

    Hai detto bene, quando hai affermato che questa diva è per te l’alfa e l’omega, perché leggendo ognuno dei monologhi confessionali che le hai dedicato (hai costruito per lei persino un’apposita sezione del tuo sito, nemmeno fosse un’argomento su cui dissertare unanimamente riconosciuto), ben si comprende che il gioco di esaltazione delle sue grazie è da tempo stato superato in qualcosa più simile ad un culto religioso animista.

    Come sempre, da applausi.

    1. L’unico neo del tuo (sempre generoso) commento è il finale, perchè una così prodigiosa sintesi delle caratteristiche salienti nel cinema di alcuni dei più grandi autori dell’ultimo secolo non andrebbe mai insozzata con un parallelo sulla centrale vitalità che ricoprono gli ossequi alla Bellezza – intesa qui quasi nella stessa accezione di Sorrentino nel film che gli ha dato l’Oscar – di Rachel Weisz.

      Ricordo ancora che alle elementari la maestra, mentre ci spiegava il sistema metrico decimale, se ne uscì con un aneddoto sulla cui veridicità non ho mai avuto troppa voglia di approfondire. In sostanza, ci disse che in un qualche museo (mi pare parigino) era custodito un bastone in oro lungo esattamente un metro il quale fungeva (o almeno avrebbe potuto farlo) da metro di giudizio (mai gioco di parole fu più azzeccato) nel caso l’umanità avesse in qualche modo dimenticato quanto precisamente misurasse un metro.
      Ciò è qualcosa che va oltre i pilastri della logica perchè conferisce un carattere di essenzialità quasi ontologica al Metro.

      Ecco, per me Rachel Weisz rappresenta questo, una sorta di Stele Kubrikiana che apre nuovi orizzonti in quanto rappreenta al contempo tesi-antitesi-e-sintesi degli orizzonti precedenti. Per me lei è un valore assoluto, non un numero o una cifra, ma proprio l’unità di misura.
      Compreso questo, viene tutto il resto, perfino la sezione a lei dedicata (perchè è lapalissiano il fatto che Rachel sia un argomento su cui dissertare unanimamente riconosciuto 😀 )

      1. L’aneddoto che riporti sulla lezione tenuta della tua maestra cita un fatto indiscutibilmente reale ed ovvero che fino a pochissimo tempo fa nel museo della scienza e delle misure di Parigi era conservato un bastone di un metro esatto fungeva da campione di misurazione del sistema metrico decimale universalmente riconosciuto: tutto ciò che la tua insegnante ti aveva raccontato era dunque l’assoluta verità, con una sola differenza ed ossia che il materiale di cui era fatta quell’asta non era oro ma una lega di minerali indeformabili per calore e pressione atmosferica…

        Oggi quei campione è stato ufficialmente sostituito da un dispositivo elettronico che emette una frequenza radioattiva con una oscillazione uguale a se stessa per un periodo infinitamente superiore a quello del decadimento naturale del minerale usato precedentemente…

        Detto questo, per le capacità creazionistiche di tempo e spazio dovuta alla qualità quantistica dell’ermenàutica, ovviamente Rachel Weisz è diventata di colpo e da sempre oggetto mirabile di disquisizioni di ogni tipo e penso che le sue immagini possano anche essere usate per fare premonizioni o altre forme di vaticinio.

        1. Apperò, la maestra Rita ne sapeva una più del diavolo!!!!!

          Anche Rachel andrebbe rinchiusa da qualche parte (magari a casa mia: mi offro volontario!) per la conservazione e divulgazione del Verbo!!!

          Ora, con un volo pindarico che farebbe vacillare anche il più talentuoso dei trapezisti, ti informo di aver appena terminato la visione di una serie tv che mi consigliasti non so dove e non so quando, che però tenni a mente: mi riferisco a Il metodo Kominsky

          Che dire se non WOWO!!!!
          Una vera perla. Ogni singola scena con Douglas e Arkin andrebbe catalogata alla voce MERAVIGLIA. Che il secondo fosse bravo ne ero sempre stato consapevole mentre il talento del primo era uscito dal mio radar, probabimente perchè sono decenni che non lavora in produzioni importanti.
          Ti dico grazie, quindi, anche se ormai il ringraziamento può sembrare postumo visto il temp trascorso dal suggerimento 😀 😀 😀

          1. Mi fa un piacere enorme il tuo gradimento!
            Io invece mi sto gustando, un episodio alla volta, una settimana dopo l’altra, le puntate di Watchmen, rigorosamente in originale sottotitolato da Sky e regolarmente guardo lo stesso episodio più volte, per assaporarlo meglio ed ogni volta mi incanto su un nuovo particolare, un timbro di voce, uno sguardo o semplicemente una rivelazione di trama (la cui matassa viene dipanata con calma ma senza lasciare buchi)…

            Ho ovviamente scaricato le prime due puntate della fiction più in voga del momento ossia Mandalorian e… Si, per carità, ben fatta ma anche boh! Tutto riciclato, tutto epico, tutto perfetto, tutto equilibrato…

          2. Sono ancora digiuno sia della prima che della seconda…
            Ma mentre sono molto curioso di vedere Watchmen quindi aspetto che siano uscite tutte le puntate, l’hype per MANDOLARIAN è pari a 0. La vedrò (probabilmente) ma da qui ad appassionarmi ce ne passa.
            Mi intriga di più vedere come finirà THE MAN IN THE HIGH CASTLE…

            Ma prima ho in canna numerosi film che ho lasciato indietro nelle ultime settimane, trascorse tra la visione delle serie tv di cui abbiamo discusso anche altrove e il recupero di alcuni classici tra cui (rullo di tamburi e faccia perplessa di Kasabake) due film koreani che tu senz’altro conoscerai e amerai:
            OLDBOY: meraviglioso
            LADY VENDETTA: bello ma meno avvolgente del primo.

          3. In realtà non stavi assolutamente commentando senza cognizione di causa, tutt’altro: come hai scritto tu stesso, il remake di Spike Lee ti aveva comprensibilmente tolto mordente alla voglia di vedere un film di cui già conoscevi lo sviluppo ed è invece degno della massima lode il tuo recupero, mentre il mio post, a rileggerlo, è davvero involuto anche se i concetti espressi li sottoscrivo anche oggi.

          4. o come vorrei essere involuto come te…
            io i post di 4 anni fa li cancellerei proprio per quanto mi fanno schifo a rileggerli adesso 😀

          5. La tentazione è quella di fare come gli statunitensi e riscrivere sempre tutto, in un infinito presente artificiale…

            A proposito di linguaggio (parola) hai per caso visto questi due film che, con varie scuse e varie derive, lo avevano come soggetto base?

            Le brio (tradotto con l’apoteosi dell’ignominia ruffiana e ipocrita di Quasi nemici), con un magnifico Daniel Auteuil.

            The Professor and the Madman (incredibilmente tradotto alla lettera) con due ottimi Mel Gibson e Sean Penn

          6. The pRofessor and the Madman l’ho visto e gradito tantissimo. Ti confesso che con ogni probabalità figurerà nella prossima classifica dei film migliori del 2019.
            Per quanto invece riguarda LE BRIO neppure sapevo che esistesse… mi metto subito in cerca!!!
            Grazie per la dritta!!!

            PS: dovresti seguire il consiglio del buon wayne e guardare WELCOME HOME. Il film è pessimo ma ha due solidi argomenti che troverai gustosissimi

            https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSffghl69GTA8ASTSrmDGH9GxwVGqrqrN-8HEDR-rR1iE2y_xFwVw&s

          7. Il film della Ratatatà lo recupero senz’altro, sia perché lei è illegale, sia per come lo hai descritto nella risposta a Wayne!

            Il film francese lo trovi in polleggio su Sky e tu sei uno dei pochi che conosco che riconoscerebbe alcune delle figure retoriche che il professore cita…

    1. Quando le donne commentano la bellezza di altre donne, solitamente vige la regola del “MA…”.
      -Tizia è molto bella, ma…
      -Caia ha un fisico perfetto, tuttavia…
      -Sempronia è molto affascinante, però…

      Sono rare le bellezze femminili che sfuggono a questa regola e solitamente sono morte oppure molto invecchiate.
      Rachel Weisz appartiene a quella ristrettissima cerchia di bellezze esenti anche nel fiore degli anni alla regola del MA, e il tuo commento sintetico eppure denso di significato ne è la riprova.

      1. Devo darti ragione ed al tempo stesso deluderti:
        non sono una donna da “ma”, né nei confronti di altre donne in quanto tali (e magari viste come avversarie) né in generale. Sono una scassacazzi perfezionista, non uso tuttavia trovare difetti nel bello per sentirmi meno imperfetta io – riconosco e offro il giusto tributo al bello senza isterismi ma neppure mezze misure
        MA
        purtroppo non sono una teste attendibile della tua tesi, in quanto io venero Rachel Weisz – seppure non così devotamente come te, chiaro – per la sua bellezza e sensualità essendone attratta. Sono bisessuale, anche se con un netto sbilanciamento verso gli uomini, per cui le donne che mi attraggono veramente son poche, ma ci sono. Fra le attrici, oltre a Venere Rachel, almeno Venere Kate (Winslet, ovviamente).
        Sorry 😉

        1. Potrei nominarti Sacerdotessa Emerita Del Culto di Rachel Weisz… non è richiesto tra l’altro indossare strani paramenti, è sufficiente che gli occhi assumano una forma a cuoricino ogni volta che compare lei sullo schermo 😀 😀 😀

          Piccola digressione sulla Winslet che per inciso piace da matti anche a me, sia come attrice che come esemplare femminino. Ella dispone di una dose non comune e quindi letale di FASCINO, qualità rara da trovare soprattutto (e paradossalmente) nelle donne troppo belle.
          Ovviamente il discorso non vale per Rachel, in quanto campionessa di fascino e bellezza ad ogni latitudine ❤

          1. Non osavo chiedere tanto!
            Ma se questa è la volontà del Gran Sacerdote, mi sottopongo volentieri alla nomina 😍
            (Occhi a cuoricino regolamentari: celo).

            La Winslet è l’incarnazione di Giunone, ma senza il carattere bisbetico da matrigna ❤

          2. Se penso quanto mi stava antipatica ai tempi di Titanic… Tutte le mie coetanee a sbavare per l’allora imberbe Di Capri mentre io ero ancora troppo stupido per capire la maestosa femminilità celata nella Winslet.
            Furono necessari ben 3 film perchè comprendessi: prima Enigma, poi L’amore non va in vacanza e infine capitolai con THE READER.
            Ma qui si divaga, l’ortodossia non lo permette!
            Lode a Rachel, che gli Dei La proteggano!

  3. Conosco pochissimo la filmografia di Rachel Weisz. Il che è abbastanza normale, considerato che io sono uno spettatore tamarro da film come Suicide Squad e Terminator, e lei invece ha passato gli ultimi anni a fare dei film d’autore che non guarderei neanche se i soldi del biglietto me li regalassero anziché chiedermeli. Non a caso gli unici suoi film che ho visto risalgono alla sua fase giovanile, e sono La mummia e Il nemico alle porte.
    Il primo lo vidi addirittura alle medie, e ricordo che rimasi infastidito dal fatto che, ogni volta che un personaggio buono o cattivo doveva fronteggiare un problema, lo risolveva uccidendo il suo avversario: per me, bambinetto cresciuto rileggendo mille volte i racconti delle astuzie di Ulisse, sarebbe stato più apprezzabile se l’avversario fosse stato battuto con l’intelligenza anziché con la violenza pura e semplice.
    Il secondo invece lo vidi da adulto: è uno di quei film attorno ai quali ho girato attorno per anni senza mai decidermi a vederli, finché alla fine non è arrivato il momento giusto per risolvere questo conto in sospeso. Onestamente lo ricordo poco, ma rammento che si basava su un lungo inseguimento di Jude Law da parte di Ed Harris, che interpretava il cattivo in maniera gigantesca (come suo solito d’altronde). Rachel Weisz invece interpretava il ruolo puramente decorativo della donna del protagonista. Ricordo benissimo la prima scena in cui appare: Jude Law la nota mentre è seduta su un treno, ed effettivamente la sua bellezza brillava luminosa come una stella anche in mezzo ai 100 passeggeri di quel vagone.
    Noto che nei commenti hai parlato di Michael Douglas, e lui lo conosco un po’ meglio. Ha dimostrato di avere non soltanto un grande talento come attore, ma anche un grande fiuto come produttore: film come Sindrome cinese e Qualcuno volò sul nido del cuculo non sarebbero mai esistiti, se lui non avesse creduto in questi progetti finanziandoli di tasca propria.
    Come avrai capito proprio Sindrome cinese è di gran lunga il film più bello in cui l’ho visto recitare, ma ho amato anche altri 2 suoi film dal titolo curiosamente simile, Delitto perfetto e Un alibi perfetto. Quest’ultimo in particolare è un legal thriller coi fiocchi. Va detto che sono entrambi dei remake, e che i film originali erano uno di Hithcock e l’altro di Fritz Lang: di conseguenza è ovvio che siano dei bei film, perché quando ti metti a copiare dal più bravo della classe è impossibile non prendere un bel voto. Lo sceneggiatore veramente bravo è quello che riesce a inventarsi una bella storia di sana pianta, senza rimasticare qualcosa di già fatto. E di sceneggiatori così ce ne sono sempre di meno, purtroppo.
    Venendo all’argomento principale del tuo post, ti capisco perfettamente, perché anch’io quando mi sono invaghito di un’attrice mi sono dedicato alla visione compulsiva di tutti i suoi film. Mi è successo più e più volte. Forse l’ultima con cui mi è capitato è Emily Ratajkowski, che mi è tornata in mente proprio ieri quando ho visto che hai dato 5 a Welcome home. Io invece gli detti 7, ma è probabile che abbia ragione tu, e che il mio giudizio sia stato stravolto dalla mia passione per la protagonista. Ricordo che la stessa identica divergenza di opinioni (tu 5, io 7) avvenne anche per Bent – Polizia criminale, e guarda caso anche lì c’era una delle mie attrici preferite, ovvero Sofia Vergara. Insomma, la situazione è abbastanza chiara: mettetemi un’attrice tettona nel cast, e io divento totalmente incapace di intendere e volere! 🙂

    1. Parto dal fondo, ovvero da WELCOME HOME.
      Partendo dal fatto che EmRata è illegale, raramente ho visto un film così assurdo (forse il solo AWAKE ANESTESIA COSCIENTE è a quel livello).
      Oltre al fatto che EmRata è bella quanto incapace nella recitazione, perfino Aron Paul (solitamente bravissimo) qui pare che non aveva voglia di fare il film (e ci credo, deve interpretare il personaggio maschile più coglione della storia, perchè potrebbe spupazzare EmRata ma non ci riesce…).
      Se poi ci aggiungi una sceneggiatura debole la frittata è fatta. E’ talmente brutto che ne potrei scrivere un post, veramente!

      Passando invece all’oggetto del post, ovvero Rachel Weisz, hai tristemente ragione quando ricordi che partecipa prevalentemente a film d’autore perchè in questo decennio è stato senz’altro così.
      Nel precedente però, pur partecipando a pellicole impegnate come AGORA’ o IL NEMICO ALLE PORTE, si impegnò anche in molti film più leggeri:
      – commedie romantiche riuscitissime come ABOUT A BOY o CERTAMENTE FORSE
      – COMMEDIE vere e proprie come L’invidia del mio miglior nemico (leggendaria pellicola con Jack Black e Ben Stiller che devi assolutamente vedere)
      -THRILLER riuscitissimi come Dream House, Confidence o La Giuria
      – addirittura un CINECOMIC (Constantine).

      Insomma, in gioventù variava, ormai fa solo filmoni insopportabili come LA FAVORITA.

      Il film in questione, tra l’altro, mi sento di consigliartelo sopra ogni altra cosa perchè trattasi di un thriller vagamente erotico (è l’unico dove Rachel si sia mostrata integralmente nuda).

      PS: ma sai che ho scoperto che Douglas è un fenomenale produttore proprio guardando SINDROME CINESE? Prima ignoravo che avesse anche questo talento.
      E ti consiglio caldamente anche il recupero de Il metodo Kominsky: i siparietti con Douglas e Alan Arkin sono strepitosi (la serie è composta da pochi episodi per giunta di 20 minuti, quindi non faticheresti a vederla 😉 )

      1. Il mio post su Welcome home andò benissimo, un po’ perché gli detti un taglio molto ironico, un po’ perché (come ti ho già detto) quando metto una strafiga nella foto di copertina le mie visualizzazioni raggiungono dei picchi altrimenti inarrivabili. Se anche tu scriverai un post con queste caratteristiche (ironia + foto porche di EmRata) probabilmente otterrai gli stessi risultati.
        Tra l’altro Welcome home appartiene allo stesso genere del film che hai recensito in questo post, ovvero il thriller erotico. Forse il miglior film di questo tipo che abbia mai visto è Killing me softly (consigliato da te tra l’altro): non solo per la trama, ma anche perché rispettava fedelmente la regola principale di questo genere, ovvero non lesinare sulle scene di nudo. Se mi dici che anche I want you si attiene rigidamente a questa legge non scritta, allora non posso perdermelo! 🙂

  4. Ha ha ha 😀 “La quintessenza ontologica della carne”!
    Guarda Lap se un giorno dovessi inciampare nella famosa lampada con tanto di Genio annesso, per la maestria che hai nel descrivere la bellezza di Rachel Weisz e farne una dea irraggiungibile, uno dei tre desideri lo userei per te e te ne regalerei una! 😉

    1. amico mio, sei troppo gentile!!!!! Non potrei mai accettare un regalo del genere…. ma che sto a dire! Certo che lo accetterei. Eccome se lo accetterei!!!!Che di Rachel non ce n’è mai abbastanza 😀 😀 😀

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