The Irishman

Ah, stai già andando via.

No, no, va bene… lo capisco. Avrai senz’altro di meglio da fare che stare ad ascoltare un vecchio rompipalle. Ti chiedo solo un piccolo favore: quando esci non chiudere la porta, lasciala aperta. Sai, mi piace ascoltare i rumori che provengono dal corridoio: le voci che si rincorrono, i campanelli che suonano, il tonfo dei passi. Quand’ero ragazzo avevo un amico che sosteneva di capire se una ragazza era brava a letto solo ascoltando il modo in cui faceva picchiettare i tacchi sul pavimento. Non ho mai capito come facesse, forse era una cazzata, comunque ormai fa poca differenza per me, con tutti questi cateteri chi vuoi che mi si prenda?

Ma ora vai, vai pure, ti sto facendo perdere di nuovo tempo. Passami solo quel bicchiere d’acqua per favore, che non sono più abituato a parlare e ho la gola tutta secca. Ecco, grazie. E quando esci, la porta, mi raccomando. Lasciala aperta. Non sopporto vederla chiusa: è come se la stanza diventasse una cassa da morto, capisci? Ho bisogno di vedere che c’è luce, che esiste ancora un mondo fuori di qui. Non ho mai amato stare da solo, ho sempre preferito la compagnia, perfino la confusione.

Ai miei tempi uscivo spesso in un locale vicino al molo e c’era un tale, il cugino di un mio amico, non mi ricordo come si chiamava, che sembrava un comico nato. Teneva sempre la battuta pronta e sapeva condirla con espressioni buffe o movimenti teatrali delle mani. Si esibiva in qualche club, ma per lo più dava spettacolo lì, davanti al bancone del bar, tra una bevuta e l’altra. Gli amici dicevano che avrebbe fatto ridere anche se avesse letto l’elenco del telefono e non era un modo di dire, era proprio la realtà, perchè una sera questo tale aveva preso in mano l’elenco del telefono e si era messo a recitare una litania di nomi presi a caso: c’era gente che si era perfino pisciata sotto dalle risate. Poi conobbe una tizia, tutti sapevano che teneva una tagliola in mezzo alle gambe, ma lui s’era innamorato. Poco dopo smise di ridere e alla fine nemmeno parlava più. Quando lo affogammo nel fiume per uno sgarro fatto a Toni non provò a implorare pietà, sembrava quasi contento, contento di lasciare la tagliola. Ma forse sono io che preferisco ricordare così.

Anche se era la prima volta che i ragazzi mi portavano con loro non mi turbò troppo ammazzarlo, perchè ero un semplice soldato, eseguivo solo gli ordini, Dio mi è testimone. L’avevo fatto durante la guerra, in Italia, perchè non potevo farlo anche a casa, a Filadelfia? Però quando mi toccò segargli via dal corpo le mani e la testa fui costretto un paio di volte e fermarmi per vomitare. Il corpo lo lasciammo lì in riva al fiume, mentre le mani le sotterrai fuori città. Di notte mi capita di sognare quelle mani che vengono a strangolarmi nel sonno, senza il corpo, solo le mani. Ma non ho paura, nemmeno il rimorso: ho fatto solo il mio lavoro.

La volta successiva fu più facile. Mi diedero una busta e dentro c’erano un nome, un indirizzo e una calibro 38. Il tizio nemmeno lo conoscevo, gli piombai addosso in un vicolo e gli sparai due colpi in faccia. Niente sega quella sera, mani e testa restarono attaccate al corpo disteso sul marciapiede lurido di periferia.

Dopo un po’ ho smesso di contare. E di ricordare. Ricevevo l’ordine di eseguire un lavoro e lo facevo. Mi passavano un foglietto oppure mi telefonavano, talvolta bastava un’occhiata perchè capissi. Ero bravo a fare il mio lavoro.

Non mi guardare così, lo so che disapprovi. Ma che dovevo fare? Voi eravate piccole, i soldi non bastavano mai e un padre deve prendersi cura della famiglia. Una cosa sapevo fare e l’ho fatta. L’ho fatto per voi. E l’ho fatto per me, perchè ero bravo e mi piaceva essere bravo.

Non ho rimpianti e nemmeno rimorsi. Se tornassi indietro rifarei tutto. Tutto. Perchè se non l’avessi fatto io l’avrebbe fatto qualcun altro, perchè le cose vanno come devono andare e nessuno può farci niente. Perchè se sei fortunato diventi un vecchio impedito come me che non riesco più ad alzarmi dalla sedia, mentre se ti va male finisci con un proiettile piantato nel cervello. E se ti va peggio finisci con la testa staccata e sepolta a 100 miglia dal corpo.

Lo sai che l’altro giorno sono uscito? Era passato un sacco di tempo dall’ultima volta. Ho fatto un bel giro turistico… Prima sono andato dal cassamortaro e mi sono scelto la bara, ne ho presa una bella solida, pare pure comoda. L’ho voluta verde, in fondo sono pur sempre un irlandese. E dopo sono stato al camposanto e ho comprato un loculo perchè non mi va di finire sottoterra e diventare concime per le piante. No no no, io voglio stare all’asciutto, al riparo dal vento e dalle intemperie: quattro mura mi hanno sempre riparato da vivo e mi ripareranno pure da morto.

Ho visto morire gente per tutta la vita ma non so cosa sia la morte. Una fine? Un inizio? Prima è passato il prete e mi ha assicurato che si tratta di un passaggio, un passaggio alla vita eterna. Ma io non so se la voglio una vita eterna. Ho questa qui di vita e ho imparato a farmela bastare.

Non ho paura della morte: ho paura di morire da solo.

Peggy? Peggy? Sei ancora qui? C’è troppo buio, non vedo bene. Peggy? La porta. Peggy, perchè hai chiuso la porta?

Torna indietro.

Apri la porta.

Non lasciarmi da solo.

Peggy? Ti prego.

82 pensieri su “The Irishman

    1. Uno dei rari in casi in cui, pur essendo il racconto più importante della storia, il film non ha mai neppure un secondo di stanca.
      In tutta onesta il fatto che Scorsese continui a realizzare capolavori da oltre 40 anni è una delle manifestazionin del soprannaturale più intense che abbia mai vissuto.

  1. Devo vederlo, devo vederlo, devo vederlo. Ultimamente sono un po’ occupato ma questo film devo vederlo. Nonostante sia passato un sacco di tempo, Scorsese riesce sempre a fare film meravigliosi e ogni volta dimostra di essere più moderno di tanti altri. Lo ha dimostrato con Silence (film che purtroppo nessuno ha calcolato) e credo che l’abbia dimostrato anche con questo. Non vedo l’ora di vederlo.

    1. Ho un modo di percepire le cose deformato dalle mie passioni e dalle mie manie e quindi mi capita di applicare al cinema criteri valutativi che sono più consoni per lo sport.
      Quindi, come sono sempre stato ammaliato dagli atleti che hanno avuto la forza fisica e mentale di restare al vertice del proprio sport per tanti anni, anche quando le motivazioni potevano venire mancare, parallelamente sono rimasto sempre affascinato dagli artisti che non si sono limitati a fare un solo capolavoro, ma che ne hanno saputi fare molti, alcuni anche a distanza di molto tempo.
      Voglio dire, anche a registi incapaci come Taylor Hackford capita di tirar fuori un filmone come L’avvocato del Diavolo.
      Ma solo se ti chiami Scorsese puoi realizzare almeno un capolavoro per decennio, talvolta perfino due:
      ’70= Taxi Driver, Mean Streets
      ’80= Toro Scatenato
      ’90= Quei Bravi Ragazzi, Casino
      ’00= Gangs Of New York, The Departed
      ’10= The Irishman, The Wolf of Wall Street

      Vedilo appena puoi e non dare ascolto ai bimbiminkia abbonati netflix che già hanno cominciato a sproloquiare circa l’eccessiva lunghezza e la noi che avrebbero provato vedendo il film. Probabilmente sono quelli che credono alle scie chimiche e ai rettiliani.

      The Irishman è uno dei migliori film di Scorsese e, di conseguenza, uno dei migliori film di questo secolo. Chi dice altro o è stupito o è in malafede.

      1. Ho sentito le critiche legate alla lunghezza. E in verità quelle critiche neanche le prendo in considerazione. Potrà essere lungo anche 5 ore ma finchè mi narra una bella storia per tutto il tempo sono contento (ci sono certi film ultimamemnte che vengono fatti lunghi solo per dargli un’aria di impotanza).

        1. Confesso che all’inizio la lunghezza spaventava anche me. Tre ore e mezza sono effettivamente tante, praticamente l’equivalente di una miniserie come Chernobyl o Patrick Melrose.
          Tuttavia se metti insieme uno dei migliori registi di ogni tempo (Scorsese) con uno dei migliori sceneggiatori viventi (Zaillian) parti evidentemente avvantaggiato così che la lunghezza, invece di essere eccessiva, diventa quasi troppa poca, perchè alla fine vorresti che continuasse perfino…

  2. Anch’io devo ancora vederlo maledizione!
    L’ho atteso così tanto e ora che è uscito non ho ancora avuto il tempo di farlo. Il fatto è che la durata, come commentavate tu e Butcher, è un problema. Non per il film in se che appunto se è ben fatto e ti prende può durare anche 14 ore, ma per il fatto che bisogna ritagliarsi il tempo per guardarlo…per guardarlo come si deve intendo. Cavolo 3 ore e mezza è quasi un part-time XD

    Vabbè, problemi organizzativi a parte, applausi applausi per il tuo nuovo pezzo! Non so come fai, ma ogni volta, nonostante parli sempre meno del film di cui vuoi trattare, riesci sempre a carpirne lo spazio e il gusto e lo spirito di quel film e a scrivere un pezzo che ha il sapore di uno spin-off o di un racconto ambientato nello stesso universo. Cioè, non so se sono l’unico, ma ho letto l’intero tuo pezzo con la voce di DeNiro XD
    Questo è talento, questa è maestria amico Lap!

    Quando e se riuscirò a vedere l’ultima fatica di Scorsese (“fatica”…più invecchia più lo vedo sul pezzo il caro Martin) tornerò a farti visita per commentarlo assieme.
    Saluti caro Lap!

    1. Caro Pizza, capisco benissimo la difficoltà di incastrare questo film tra i mille impegni quotidiani, perchè da un lato dura molto e quindi le possibilità di trovare il tempo si riducono, d’altro canto è un film talmente importante che ogni persona dotata di intelletto vuole anche vederlo al momento giusto, quando non ci sono fretta o stanchezza alla finestra, magari con la giusta compagnia.
      Pensa che io, per guardarlo, mi son preso 3 ore di ferie 😀 😀 😀

      E hai ragionissima sul fatto che Scorsese è uno dei pochissimi casi di regista che migliora invecchiando. Non che da giovane non fosse bravo, sia chiaro, ma infilare a 70 anni suonati due film così potenti eppure così diversi, accumunati solo dalla sua maestria (mi riferisco a Irishman e The wolf of wall street) è una impresa sovrannurale.

      Se hai letto il post pensandolo con la voce di De Niro allora ho fatto centro, perchè quello proprio era l’intento. Il film è tante cose e ho pensato questo post focalizzando l’attenzione su una di esse soltanto, quella che ho trovato più significativa (quando vedrai il film, capirai). Poi devi anche possedere capacità divinatorie, perchè effettivamente il mio racconto va inteso come un pezzo ambientato nello stesso universo (perchè dei fatti del film non parlo mai onde evitare spoiler), solo che tu il film non lo hai ancora visto!!!! O forse ormai hai imparato a conosce il tuo pollo, cioè io!!!

      Buona visione!!! E mi raccomando torna, che ho bisogno di confrontarmi con cinefili brillanti su questo film per condividere il piacere e le emozioni che mi porto dietro da quando son partiti i titoli di coda!!!

    1. Ci sono due particolari che non sono riuscito a comprendere
      (attenzione spoiler):
      1) quando Pesci fa togliere gli occhiali da sole a De Niro prima di andare a ammazzare Al Pacino. Perchè? Immagino ci sia un senso, anche perchè glieli restituisce appena torna, ma non son riuscito a coglierlo
      2) poco dopo c’è la scena del pesce che ha sporcato il sedile del figliastro: non ho capito tutto quello scambio (molto tarantiniano per altro), cioè quale senso avesse, se era una cosa combinata oppure no

      Attendo il tuo parere!!!

      1. Tranquillo, non c’è rischio spoiler perché tanto domani avrò già scordato i due punti… se e quando lo vedrò, ti saprò dire! (Rischi di aspettare anche tutta la vita 😀 )
        Ma altri ti sapranno senza dubbio proporre un perché. I netflixiani! 🙂

        1. La distribuzione su Netflix del film secondo me è un boomerang.
          Da un lato è una produzione talmente mostruosa (sia sotto il profilo dei costi che della durata) che un canonico passaggio in sala avrebbe potuto stroncarla: ormai il pubblico è abituato a prodotti confezionati e di medio-breve lunghezza, quindi un’opera così titanica difficilmente sarebbe stata digeribile.
          Diverso il discorso con Netflix, che permette magari di diluire un po’ la visione.

          Tuttavia, essendo il target di netflix molto lontano da quello di Scorsese temevo ci fosse il rischio che vedessero il film tanti bimbiminkia incapaci di coglierne la bellezza. Sono stato facile profeta…. e quindi dubito che ci siano tanti netflixiani in grado di spiegare alcuni dettagli della sceneggiatura.

          Dopo questa parentesi da veccho scassaballe, mi incuriosisce però la possibilità molto remota che dai alla possibilità di vedere The Irishman. Dato che sei una fruitrice colta e dai gusti eterogenei, posso solo ipotizzare che nutra una qualche idiosincrasia contro il genere (il gangster movie). Ipotesi, appunto.

          1. Oh, no no. Dovevo essere più esplicita: semplicemente, non ho Netflix e in sala ci vado, ma posso di rado, perciò a meno che non venga più avanti distribuito in chiaro (o magari in una rassegna) è difficile che possa vederlo anche volendo.
            In realtà il gangster movie non mi dispiace affatto, pur non essendo magari sul podio delle mie preferenze. Ma in un’ipotetica top-ten sicuro. Ora che ci penso, si avvicina il tempo di tirare le fila, far due conti e stilare classifiche… non vedo l’ora ❤

          2. EhEhehehe, sono il solito complicatore… A ben pensarci era la prima ragione che poteva spiegare la tua difficoltà a vedere il film.
            Comunque, credo (spero) che verrà distribuito in homevideo (dvd) tra qualche tempo: sarebbe un peccato se restasse circoscritto alla piattaforma streaming.

          3. ah, dimenticavo: io son 2 settimane che vado preparando classifiche per gennaio… di questo passo ne pubblicherò fino a marzo inoltrato 😀

  3. Questo è un post che sono certo leggerò più volte, come si fa con le pagine di bella letteratura o con quegli elzeviri dei grandi giornalisti, i cui pezzi travalicano gli angusti limiti della cronaca o del commento.

    Al lettore casuale, capitato qui per caso o per capriccio, voglio dire che io già tempo addietro paragonai alcuni pezzi scritti dal nostro ospite ai resoconti storico-sportivi del giornalista Buffa, perché in entrambi la narrazione del fatto diventa poetica appassionata e personalissima.

    Rivolgendomi invece a te, carissimo e stimatissimo amico, ti dico che sono felicissimo di questo tuo stile, già da un po’ rodato, con cui riesci a trasmettere al lettore il significato profondo di un film, senza troppo descriverlo, ma solo trasmettendo tu con le tue parole le giuste emozioni, che nel caso di The Irishman sono il valore della memoria, il senso di colpa, l’ineluttabilità del male e la disgregazione del bene supremo della famiglia, che (come dicevo anche sotto al post di Amulius), qui è celebrata da Scorsese, sopra la mafia e sopra gli omicidi.

    Apprezzo inoltre la tua scelta di unirti al gruppo di chi, trovandosi di fronte ad una tale enormità filmica hanno optato di non recensirla in modo tradizionale, come appunto ha fatto anche il già citato Amulius ed anche il tuo follower Serenate Cinematografiche e come nel mio piccolo decisi nei fare anch’io, dopo la prima e la seconda visione al cinema (Cineclub Lumière di Bologna, in lingua originale), dichiarandolo sulla mia pagina Facebook.

    Per me The Irishman è uno dei tre film dell’anno ed anzi, per restare in sintonia con il recente Post del comune amico Wwayne, anche se non ho nemmeno provato a stilare una classifica del decennio, come invece ha fatto lui, non avrei altresì dubbio che questa opera somma di Scorsese, questo capitolo conclusivo della tetralogia gangsteristica, che mette la parola fine allo Scorsese di Goodfellas e che ha segnato il ritorno dalla pensione di Joe Pesci in una parte che lo rende la migliore sospresa del film (con buona pace dei De Niro e dei Pacino semplicemente mostruosi), insomma, questo capolavoro non avrei dubbi ad inserirlo in una Top Ten del decennio.

    Un abbraccio.

    1. Sono stato molto in dubbio se scrivere un post su The Irishman, come lo fui quando vidi The Wolf of Wall Street. Allora mi astenni, perchè la storia e la messa in scena avevano più importanza del racconto e non possiedo strumenti capaci per renderla in un post.
      Stavolta invece ho azzardato, perchè in The Irishman è il racconto il protagonista del film, con le sue linee temporali intrecciati, i suoi personaggi che il più delle volte esprimono più col silenzio che con le parole (le interpretazioni di Pesci e Paquin, in questo senso, sono meravigliose).
      A caldo su FB ho usato un aggettivo: TITANICO e credo sia stato un abbinamento pertinente, perchè per fare un film del genere, avere il coraggio di metterlo in scena e la bravurla di realizzarlo con tutti i crismi del capolavoro, ebbene questo è un lavoro degno di un Titano, quale Scorsese senz’altro è.

      Già che ci siamo, ti avviso che anche io sto preparando una classifica dei film del decennio (la pubblicherò in gennaio). In realtà l’avevo già fatta, ma ora mi toccherà correggerla, perchè senz’altro The Irishman merita un posto.

      Colgo anche l’occasione per porti due domande, cui forse sei uno dei pochi in grado di rispondere (e comunque l’unico della cui risposta mi fiderei a occhi chiusi):

      1) quando Pesci fa togliere gli occhiali da sole a De Niro prima di andare a ammazzare Al Pacino. Perchè? Immagino ci sia un senso, anche perchè glieli restituisce appena torna, ma non son riuscito a coglierlo
      2) poco dopo c’è la scena del pesce che ha sporcato il sedile del figliastro: non ho capito tutto quello scambio (molto tarantiniano per altro), cioè quale senso avesse, se era una cosa combinata oppure no

      1. Perdonami, amico mio, se non sono riuscito a rispondere ieri al tuo delizioso quesito:s giornate complesse…

        Ad ogni modo, non ho una risposta netta ed univoca alle tue domande, giacché non penso nel modo più assoluto che in questo caso si tratti di un significato nascosto da decifrare in modo “ermenèutico” (e qui la vocale è quella dell’analisi delle sacre scritture), quanto piuttosto di due suggestione “ermenàutica”…

        Scorsese ama, si sa, limare gli script su cui lavora in modo meticoloso, con un’attenzione particolare sia alla Storia con la “s” maiuscola (quella che viene sottolineata in The Irishman dagli inserti documentaristici), sia a quella umana ed individuale (in questo caso mostrata attraverso la scelta di campo, poetica ed al contempo suscettibile di critiche, della verità così come è stata raccontata da Sheeran in punto di morte allo scrittore ed avvocato Brandt nel suo famoso saggio, su cui appunto si basa la sceneggiatura di Zaillian).

        In tanti, infatti, hanno nel tempo raccontato l’omicidio di Hoffa, con notevoli differenze e Scorsese ha sposato per il suo film quella narrata da Sheeran: se questo persona reale è divenuto nelle mani di Zaillian il character posto comep angolare di tutta la narrazione (un killer che dipinge le pareti di rosso, come annunciato dalla frase posta all’inizio del film I Heard You Paint Houses), altresì l’omicidio di Hoffa è il momento di svolta di tutta l’epopea, poiché da quel momento in poi i vari gangsters coinvolti cominciano ad andare in carcere… Ascesa e declino, come in Goodfellas.

        Per venire, quindi, alla prima tua domanda, sia la prima che la seconda volta che ho visto il film al cinema, ho interpretato il gesto degli occhiali da sole come un gesto rivelatorio: Bufalino obbliga Sheeran ad aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà ovvero l’ineluttabile necessità che Hoffa muoia (con quella frase sussurrata da Pesci a De Niro that’s it…) e Bufalino gli dice che ciò deve avvenire per mano sua… Frank deve “mettere in pausa” il suo essersi ritirato a vita civile per e tornare ad essere il killer irlandese della mafia per commettere l’assassinio del suo amico (ma anche la tesi si Wwayne può essere giusta o entrambe contemporaneamente).

        Per il discorso del pesce, invece, con quella scena (che in realtà è molto “scorsesiana” prima maniera, ricordando le baruffe combinate da Johnny Boy in Mean Streets o i parapiglia domestici e le incomprensioni tra Jake e Joey La Motta in Raging Bull) Scorsese richiama l’ironia profonda che per tutto il film si fa sui pesci piccoli, sui pesci medi e sui pesci grandi, così come narrato dall’immenso personaggio di Bufalino (tripla ironia meta-testuale sul suo nome, con un attore mitizzato, che, ritiratosi davvero a vita privata, per anni ed anni ha rifiutato di tornare al cinema e che soltanto alla fine, solo per questo specifico film, conclusivo della serie gangsteristica, è stato convinto da Scorsese), il quale nel film si definisce pesce medio

        Come per il primo quesito, anche per questo secondo, tuttavia, quanto ha detto il comune amico Wwayne, sul comportamento dei mafiosi (per tutto il film ci sono continui riferimenti a come vengono percepiti gli italo-americani ed è per Bufalino così doloroso sentirsi accomunati al termine that people ) è una verità sacrosanta.

        1. Innanzitutto ti ringrazio per le gustosissime risposte.
          Essendo uno strenue fautore dell’idea che la verità si raggiunga solo per approssimazione, ovvero avvicinandosi il più possibile grazie alla conoscenza e alla riflessione, i contributi che mi avete regalato sia tu che Wayne sono essenziali in questo percorso di comprensione di alcuni passaggi, magari marginali, ma pur sempre rilevanti nel film di Scorsese.

          Tra l’altro il tuo contributo mi ha permesso di riflettere su un aspetto che non avevo minimamente considerato. Ovvero che Pesci si era ritirato.
          Andando a vedere la sua filmografia, ho infatti visto che in questo secolo ha partecipato solo a due film (Love Ranche e The Good Shepherd ) e comunque non lavorava da 10 anni. E’ ovvio che un attore di questo calibro e di questo talento se non lavora è perchè non vuole, di certo non perchè non abbia offerte.
          E il fatto che sia stato convinto proprio da Scorsese a tornare insieme al compagno di tanti film (De Niro) regala al film un tocco di malinconia ancora più calda e avvolgente.
          Tra l’altro l’amicizia è sempre stato un valore cardine nei film di Scorsese, in tutte le sue declinazioni: da quella di convenienza a quella più affettuosa. E forse sarò troppo romantico io, ma non riesco a non immaginarli tutti e 3 (Pesci DeNiro e Scorsese) seduti attorno a un tavolo imbandito nel privè di qualche ristorante italiano mentre se la ridono al ricordo di quanto bel cinema ci hanno regalato.

          1. Non hai assolutamente idea di quanto tu sia andato vicino al vero, con la tua immagine del trio, riunito assieme a pranzo…

            Scorsese, ha raccontato nella sua famosa intervista fiume a Vanity Fair, che lesse il libro di Brandt nel 2003 e da allora decise di volerci fare un film; prima ancora dello sceneggiatore, decise la reunion del cast di Goodfellas e Raging Bull, con l’aggiunta di Pacino , ma doveva scavalcare l’ostacolo del ritiro dalle scene di Pesci, allora apparentemente irrevocabile: il nostro fece appello al suo charme italo-americano e si presentò a casa di Pesci non so quante volte, ricevendo sempre dei rifiuti e passarono così anni…

            Nel frattempo Scorsese aveva una bozza del copione, ma non trovava nessuno disposto a finanziare un’opera così lunga e costosa ed il progetto restava nel cassetto: anche l’inevitabile scarsa accoglienza di pubblico di Silence non aiutò in questa ricerca, finché Netflix non vide nel progetto la possibilità di replicare la fama planetaria di network-amico-dei-cinefili guadagnatasi con Roma ed allora il progetto divenne una produzione…

            Quando venne a Bologna (yessss!) per presentare la versione restaurata di Raging Bull, dal palco in Piazza Maggiore, Scorsese raccontò che a quel punto per convincere Pesci usò i sistemi più subdoli possibili, ricorrendo a doni culinari (i cannoli di cui Pesci sembra sia ghiottissimo, ma che il dottore gli avrebbe proibito da tempo) e poi usò spudoratamente De Niro, affinché andasse a casa di Pesci per convincerlo di come l’amico di una vita (Scorsese) stava male e che quello poteva essere anche l’ultimo suo film…

            Finché non si trovarono assieme e Pesci decise che The Irishman si poteva fare, perché il film è la storia di Sheeran che si intreccia con quella nazionale degli USA, ma Bufalino è il coro greco della tragedia, è l’orologio che scandisce il tempo ed è il watchman che sancisce vita e morte, onore e disonore, fedeltà o tradimento, tanto che Pacino non poteva che essere Hoffa, l’uomo da uccidere.

            Senza Pesci, Scorsese ha detto che non avrebbe mai girato The Irishman e tutto questo regala questo film al mito: per me tra i primi tre film del decennio.

          2. In aggiunta a quanto scritto nell’altro commento, adesso immaginati per un momento le frasi seguenti, con la cadenza che ha quando interpreta un gangster, pronunciate da De Niro, nell’intervista alla rivista Entertainment Weekly, in occasione della Festa del cinema di Roma: «a volte le persone non vogliono fare qualcosa per diversi motivi […] Potrebbe essere per problemi finanziari, potrebbe essere per un problema di famiglia, potrebbe essere a causa della salute, potrebbe essere per la noia di fare un certo tipo di film o interpretare un certo personaggio, ma penso che per Joe sia stato confortante tornare […] Joe vuole bene a Marty, lo rispetta molto e sa che se è nelle sue mani, il film andrà bene…»

            Come si fa a non amare questo gruppo di artisti?

          3. bè, il modo più plateale per forzare la mano a Joe e farlo tornare sulle scene sarebbe stato quello di mettergli una testa di cavallo nel letto 😀 😀 😀
            In fondo sempre di gangster movie si sta parlando 😀 😀 😀

            Vado un po’ OT per segnalarti che ho appena scoperto l’uscita su PRIME di SWAMP THING.
            Confesso che mi ero avvicinato alla serie solo perchè quasi tutti i titoli degli episodi sono titoli di canzoni di Springsteen: ho cercato in rete e su REDDIT dicono che molto semplcemente gli autori sono grandi fan del Boss. La cosa tra l’altro non è nuova: in ogni stagione di Arrow c’è almeno un episodio (di solito il penultimo) che è il titolo di una canzone di Bruce
            Però ecco, che qui fossero quasi tutti mi aveva intrigato e mi sono informato.
            L’argomento della serie tv sembra più horror che supereroistico ed è stata cancellata ancor prima della messa in onda, segno che qualcosa è andato storto.
            Tuttavia son curioso di sapere se conosci l’argomento e se lo reputi degno di visione.
            Buona serata fratello!

          4. Ovviamente mi fermo all’OT, perché sul resto ci siamo già detto tutto…

            Quando seppi della messa in onda di una serie dedicata a Swamp Thing (tratta da una serie a fumetti prestigiosa, divisa fondamentalmente in due grandi blocchi tematici: un primo, molto antico, realizzato da artisti specializzati nell’horror di tipo gotico ed illustrata da un maestro del genere com Wrightson, in cui sia il mostro sia le storie si legavano alla tradizione dei classici mostri Universal o della sci-fi statunitense della golden-age alla Jack Arnold, come Creature from the Black Lagoon, con una divisione di bene e male molto netta; un secondo, più moderno, basato sulla rivisitazione fatta dal maestro britannico Alan Moore, quello di Watchmen e From Hell, tanto per capirci, in cui la storia horror si vena di sentimenti ecologisti ed anti-tecnocratici, finendo poi per diventare l’ennesimo cliché), non vedevo l’ora di vederla e me la scaricai tutta i lingua originale, ma poi, sapendo che già dopo la primissma puntata fu deciso di troncare la serie, persi del tutto interesse…

            Ora la serie, come dici, anche tu, è tutta disponibile su Prime Video, ma continuo ad essere riluttante: vedere qualcosa che non ha alcun futuro mi da fastidio…

            Intanto mi sto guardando Titans 2 in originale (è appena finita e so che Netflix la farà tutta in italiano il prossimo anno): chiudono bene la storia lasciata in sospeso la volta scorsa, ma per i miei gusti c’è troppo affollamento di supereroi in questa seconda stagione… Probabilmente pacerà di più ai nerd duri e puri, ma si è avvicinata al Berlanti World più adolescenziale e si è allonatanta dal versante Doom Patrol…

            P.S. Ti ringrazio pe rl’informazione riguardo il titolo di alcuni episodi di Arrow preso da canzoni del Boss: non lo sapevo ed è una notizia golosa di cui farò tesoro!

            P.P.S. A proposito di serial televisivi generalisti (quelli pensati per un pubblico ampio e dai gusti semplici, per il quale sarebbe difficile capire già serial come Tom Clancy’s Jack Rayan ed altre produzioni Prime Video ed addirittura impossibile apprezzare fiction sublimi come Watchmen), in quella vasta pozzanghera melmosa dove sguazzano procedural belli e brutti (dai fantascientifici The Resident o 9.1.1. fino ai vari serial con sqaudre di polizotti divorziati e/o corrotti che però salvano sempre la città), mi diverto a staccare il cervello guardando il prevdibile ma gradevole Stumptown, con un ritorno alla grandissima della, fino a poco fa, sbiadita Cobie Smulders.

          5. Innanzitutto ti ringrazio per la sempre dottissima spiegazione su Swamp Thing: come sai sono ignorante in fatto di fumetti e tale resterei se non ci fossi tu a darmi qualche dritta ogni tanto.
            Tra l’altro, la tua riluttanza su swamp Thing è la stessa mia, pochè anche io trovo un po’ di difficoltà ad iniziare qualcosa che già so essere monco. Vorrei solo capire se la prima stagione è comunque autoconclusiva e quindi può avere un senso anche a se stante, oppure se proprio finisce con qualche bel cliffangher lasciato poi morto… Aspetto di trovare qualcosa in rete su questo.

            Titans 2 la aspetto in italiano e anche con un po’ di trepidazione, lo ammetto, perchè la prima serie mi aveva molto stupito in positivo (basse pretese, altissima resa).

            Infine, sui serial televisivi generalisti, anche io ho messo sott’occhio Stumpdown (ma non The Residento o 911 😀 :D) proprio per la presenza della bella Cobie unita a un plot prevedibile ma sempre interessante.

            PS: riguardo al berlantiverse, so che siamo in piena fase “critica” con il supermega crossover in onda proprio a breve. COme sai io viaggio col fuso orario di Mediaset Premium, quindi aspetterò l’italiana versione dell’anno prossimo… tuttavia non disdegnerò di sapere un tuo parere, qualora vedessi le 5 puntate in lingua originale!

          6. Sto lontanamente allontananandomi dall’Arrowverse limitandomi ora solo alla super cugina ed ho deciso per ragioni di tempo di seguirla anch’io solo quando passerà sui canali premium di Sky…
            Ora ho davvero un delirio di cose che sto aspettando e seguendo… Ed ho ripreso anche a videogiocare!
            Perciò, se considero che il grosso del mio tempo se lo porta via il lavoro ed in parte la vita coniugale, ciò che rimane è davvero esiguo…
            Stavo persino pensando di comprarmi una tuta distillante come quella che indossano i Fremen in Dune (così che parte delle mie deiezioni corporali vengano assorbite e lavorate senza che io vado in bagno!!!)…

          7. questa delle tute distillanti è una idea semplicemente GENIALE.
            Se la trovi, fammi sapere, che ne voglio una, anzi due!!!!

            Già che ci sono colgo anche l’occasione per informarti che ho visto, seguendo un tuo consiglio lasciato in qualche commento delle settimane scorse, il film francese LE BRIO.
            Tra l’altro l’ho vista con la signora (che contro ogni pronostico ha gradito la pellicola) che mi ha lusingato con una frase molto simile a quella con cui mi avevi consigliato il post, quando infatti il protagonista cita la PRETERIZIONE, Romy ha borbottato tra sè che cavolo è la “preterizione”? Mi sa che lo conosci solo tu il significato… 😀 😀 😀
            Al di là di questo, il film è molto molto bello: una commedia costruita sapientamente intorno a due caratteri molto stereotipati, perchè fondere i luogohi comuni con un sottotesto finemente intellettuale è un esercizio di rara difficoltà, che qui è stato portato a compimento con egregi risultati.

            Finita la visione, poi, mi è presa un po’ di malinconia, una duplice malinconia.
            Da un lato, infatti, mi è tornato in mente il periodo dell’università, dove ho seguito un corso analogo: sembra ieri ma son passati quasi 20 anni 😦
            D’altro canto, poi, ho ricordato un fatto: quel corso si chiamava “Estetica” ed era tenuto da un docente spocchioso ma preparatissimo, proprio come il personaggio di Auteil. Il punto però è un altro: il nome del corso. Il professore ci confessò candidamente che il corso non poteva chiamarsi RETORICA perchè considerato politicamente scorretto e che quindi era stato trovato l’escamatoge dandogli un nome un po’ diveso, ESTETICA per l’appunto.
            Era come se l’università si vergognasse di insegnare ai propri studenti gli artifizi dell’ars oratorio, svilendola a mercimonio dell’eloquenza. Il peccato tra l’altro è doppio, perchè in primo luogo si insulta una disciplina umanistica di elevatissima levatura, mentre in seconda battuta impedisce di fornire ai giovani gli strumenti per capire le strategie comunicative con cui veniamo quotidianamente raggirati da venditori, commercianti, politici o semplici conoscenti.
            E’ un po come se venissero chiuse tutte le scuole di karate perchè è un’arte marziale con cui si può far del male, ignorando non solo la sua natura autodifensiva, ma anche i suoi valori morali ed etici.
            Vabbè, ho sproloquiato abbastanza.
            Rinnovo il ringraziamento per il consiglio perchè senza la tua parola mai e poi mai mi sarei imbattuto in questo film!!!!!

          8. Oramai lo strabordare nei nostri commenti delle parti OT è diventato una costante a cui a questo punto mi risulterebbe difficile rinunciare…

            A questo si aggiunge poi una mia considerazione generale ed ovvero che. aldilà dei gusti personali in fatto di cinema e tv (ognuno di noi tre ha delle vere e proprie idiosincrasie che lo caratterizzano) Wwayne è un mastro ermenàuta come pochi, perché i suoi commenti non si limitano a contenere parti anche grandi di off-topic, ma spesso addirittura solo quelle! Però Wwayne, a differenza di noi due (che commentiamo prima il soggetto del post e poi partiamo per divagazioni che spesso sono scollegate conpletamente dall’oggetto del post stesso) lo fa sempre partendo da un punto illustrato anche in minima parte nel post originale… Insomma ognuno di noi applica le regole ermenàutiche in mdo diverso… Che poi nell’ermenàutica è insita una sorta di forza centrifuga dalle regole stesse, che non è anarchia ma consapevolezza di un caso che contiene un tutto, come un’esplosione in miliardi di frammenti che si sparpagliano ovunque, ma come legati da elestici invisibili che poi li ricollegano ad un insieme e quindi, per estensione, comprendendo anche il Big Bang ed il Big Crunch, l’ermenàutica contiene anche l’Alpha e l’Omega, anzi, essa nè la radiazione.

            Okay, ritorniamo qualche OT indietro…

            Felicissimo che tutta abbia apprezzato quella commedia, ovviamente non un capolavoro ma di certo un film sobrio, basato quasi solo sui dialoghi e sulla recitazione, ma non teatrale, perché ha il respiro degl spazi cinematografici (aule di università enormi, uffici angusti, vagoni della metropolitana, cortili condominiali, marciapiedi, bistròt…), ma sempre in piani americani, senza close-up o montaggiu frenetici: per me lo stato dell’arte della grande comemdia italiana e francese (talvolta in sintonia, anzi, molto più spoesso di quanto non si pensi) e che oltretutto conferma Daniel Auteuil come uno dei migliori interpreti in circolazione.

            P.S. Senza contare tutte le sceneggiature di Luc Besson per i film della sua squadra di registi (il gruppo in question resta quello che meglio ha cantato in chiave comica o action le banlieue), continuo a pensare che La Haine di Mathieu Kassovitz, a distanza di un quarto di secolo, resti ancora il miglior film sulle periferie francesi.

          9. Ammetto la mia ignoranza, perchè ho dovuto googlare Big Crunch… non sono a livello di Holmes che ignorava la teoria copernicana ma ci vado vicino…
            E tra l’altro è un concetto fascinosissimo questo…. l’universo che si espande e poi si contrae su stesso, come un cuore pulsante. Mi viene in mente il primo libro della saga su LA TORRE NERA, dove nella scena finale l’Uomo in Nero ipotizza che in realtà tutto il creato no nsia altro che un singolo atomo di un fiore, l’infinito che diventa particella subatomica… Vabbè, divago, ermenauata come non mai….
            buona giornata fratello!!!

          10. Quando trovi un buco di tempo, se non lo hai già fatto (perché non ricordo se ne parlammo) dovresti vedere per tuo arricchimento personale il film molto ermenàutico, anche se non semplice e di certo pesantuccio, Mr. Nobody, di quel Jaco Van Dormael per me anche troppo esaltato per il suo Le Tout Nouveau Testament (Dio esiste e vive a Bruxelles): a differenza di quella commedia tanto acclamata (con un ritmo terribile, ma piena di spunti geniali), il sottovalutato film che qui ti cito è la sua opera migliore… é di fatto un inno al Big Crunch.

          11. Ho visto entrambi i film senza apprezzare molto nè l’uno nè l’altro.
            Effettivamente Mr Nobody è anche migliore, o per lo meno così lo ricordo. Francamente non avevo colto questo parallilismo con il Big Crunch, anche perchè fino a 1 ora fa ignoravo cosa fosse…
            Comunque quel film fu per me una rivelazioe principalmente per quanto riguarda Jared Leto che lì, secondo me, si consacrò attore formidabile.

          12. Stranamente eclissatosi dopo l’oscar, però.
            Chissà perchè, ma lo ricordo solo per il poco fortunato Joker di Suicide Squad.

          13. Ecco, vedi, avevo perfino dimenticato che aveva un ruolo in Blade Runner 2049… il che implica che sono tra i tanti che non lo avevano apprezzato 😀

          14. Bello anche quello.
            Che poi lì c’era una Jennifer Connelly che in quanto a bellezza e bravura sembrava quasi una divinità dell’Olimpo

          15. Sì. Anche se è una bellezza fredda, respingente.
            Un po’ sua di base, un po’ (tanto) per il personaggio interpretato.

          16. L’algidità (si dice algidità?boh…) è una parte essenziale nel fascino della Connelly.
            Se fosse più sorridente e inclusiva sarebbe meno gnocca.

          17. Vero 😀
            Ma tanto non è il mio tipo, né algida né sorridente…
            … piuttosto, sono andata a sbirciare la filmografia di Leto, perché anch’io ho presente due cose in croce. Molte sue parti non le conoscevo o non le ricordavo.
            Ci starebbe un recuperone, ma buon Dio, con tutti i recuperoni che ho in lista d’attesa dovrei smettere di dormire. Cosa per me alquanto improbabile.

          18. azz, spulciando la sua biografia ho visto che ha partecipato a Fight Club… non lo ricordo proprio in quel film.

            Non sopravvalutare il sonno…. oddio, detto da me non è che sia molto attendibile, vista la mia congenita insonnia…

          19. E nemmeno io!
            Però è naturale, non conoscevo lui se non di striscio e non ero così attenta come ora.

            Guarda, a me basterebbe tornare ad avere ritmi un minimo regolari, ed evitare di passare la giornata dormendo in piedi come i cavalli.
            Ma, come il Prof., io ho sempre un piano! 😀

          20. Sei troppo giovane, altrimenti alla parola “piano” non avresti pensato alla casa di carta, bensì all’A Team 😀 😀 😀

          21. ‘Sto scambio è bellissimo… dovrebbero studiare i commenti nei blog, ad Antropologia!
            Perché, vedi, il “piano” (per la conquista del mondo, o più modestamente per rimettermi in carreggiata) di cui io parlo non c’entra con La casa di carta – che conosco solo di nome – ma è uno dei tanti del Prof. … il Mignolo col Prof, Prof, Prof, Prof, Prof!!! 🤣🤣🤣

          22. Aha, suvvia, suvvia! 😁
            (Io tanto le vostre età le ricordo a stento, tendo a dimenticare e confondere. Sembri così giovincello in quella fotina nel tondino… 😉 )

          23. Tesoro di mamma, e che non lo sapevo?
            Mica credevo che fossi tu! 😂😂😂
            Ci scherzavo su… ma insomma se proprio vuoi che ti dia del vecchio, così sia, oh vecchio derelitto 😀
            Ma piuttosto… Dobè? Donde viene?

          24. niente, quest’area commenti sta degenerando e mettendo in mostra non solo la mia senilità fisica ma pure quella mentale… non capisco più niente di niente 😀 😀 😀 😀 😀

            Dobè il nome con cui mia figlia chiama Springsteen da quando ero piccolina. Non mi chiedere come springsteen sia potuto diventare Dobè, è un mistero insoluto e insolubile 🙂

          25. Mi son rifiutato di vederlo, sia Mc Giver che Magnu PI versione nuovo millennio. Troppo affezionato alle versioni originali.
            Potrei cedere solo se rifanno Supercar, anche perchè a trovare un attore più espressivo di Michael Hasselhoff ci vuole molto poco 😀

          26. Effettivamente… oddio, a pensarci il nuovo Mac me lo sono goduto per la prima stagione e mezzo (lui è proprio bellino!), poi mi son stufata. Pallosetto.
            Invece di Supercar ho visto qualcosa da piccina (più piccina di adesso!) perché lo guardava mio papà, ma non mi ci sono mai affezionata.

          27. Supercar era il mio mito da bambino, insieme agli A-Team.
            Ancora ricordo le lacrime amare che versai quando KITT perse il primo duello con la sua gemella cattiva (mi pare si chiamasse KAR), che tra l’altro gli americani la disegnarono bianconera, cattiva esattamente come la Juventus 😀 😀 😀

          28. Rispetto… hai proprio ragione, perchè chi svilisce la dialettica all’esercizio del paradosso di Achille e la Tartaruga si merita di vivere in un mondo popolato dai Salvini e dai Fusaro.
            E a latere ti confesso che subito dopo aver finito di vedere il film mi è venuta una voglia matta di recuperare L’arte di ottenere ragione…
            Il mio vecchio prof di Estetica ne sarebbe felice 😀

          29. Gli ermenàuti hanno sempre ragion per definzione e siccome un ermenàuta ha sempre l’ultima parola (a volte non detta ma solo pensata, ma per noi vale lo stesso), una discussione tra due ermenàuti potrebbe prolungarsi anche dopo la morte di entrambi

          30. Il poter discutere anche dopo che fosse sopraggiunta la morte sarebbe, per me, il SUPERPOTERE DEFINITIVO.
            Mi darei un bel nome latino – tipo SUPERVERBUM – e mi cucirei un bel costume bianco immacolato con tante lettere di tutti gli alfabeti scritte piccolissime, quasi invisibili da lontano.
            Dovrei ancora riflettere su gadget e armi, ma il linea di massima già ci siamo.
            Ovviamente avrei anche una cugina bionda e gnocca con l’emblematico nome di battaglia “Superciarla”, nonchè un manipolo di colleghi supereroi coi quali formiamo la “Scriptamanent League”.
            Ah, il cattivo – perchè c’è sempre un cattivo – non può che chiamarsi SILENCE, ovviamente.

  4. Come spesso succede anche nel mio blog, la parte migliore di questo post sono i commenti. Attenzione: non sto dicendo che il tuo post sia brutto. Al contrario, ho apprezzato moltissimo la tua scelta originale e anticonformista di soffermarti su un aspetto solo apparentemente secondario di The Irishman (il rapporto della protagonista con la figlia). Tuttavia, nei commenti ci sono tante considerazioni che ho trovato una più azzeccata dell’altra.
    E’ verissimo ad esempio che, pur avendo una durata spropositata, The Irishman non ha mai un momento di stanca. E infatti perfino io, che di norma metto in pausa un film ogni 10 minuti, nelle 3 ore e mezzo di The Irishman l’ho fatto soltanto 2 volte: la prima dopo 2 ore e 10 minuti e la seconda dopo 2 ore e 49 minuti. Mi dispiace soltanto che si sia un po’ sciupato dopo le prime 3 ore: da quel momento in poi la narrazione assume una piega troppo malinconica. Non soltanto perché il protagonista non si riappacifica con la figlia, ma anche perché Scorsese calca troppo la mano sul decadimento fisico di De Niro e Joe Pesci. La scena in cui quest’ultimo lotta con le unghie e con i denti per riuscire a lanciare le bocce, oppure quella in cui De Niro non riesce a reggersi in piedi dopo essere uscito dal bagno, sono dei momenti di tristezza gratuita che Scorsese poteva tranquillamente risparmiarsi. Come ti ho detto anche in un altro post, quando guardo un film non è la tristezza in sé a disturbarmi, ma la tristezza fine a se stessa: Scorsese in questo non ha saputo darsi un contegno.
    E’ verissimo anche quello che ha detto The Butcher su Silence: è un vero peccato che non se lo sia filato nessuno. Purtroppo i film a tematica religiosa hanno pochissime chances di incassare grosse cifre; in quel caso poi Scorsese ha anche fornito una visione negativa della Chiesa, mostrando dei preti che hanno rinnegato la fede pur di salvarsi dalle persecuzioni, e così facendo si è bruciato anche la possibilità di venire visto dai tanti fanatici del cristianesimo a giro per il mondo. In pratica ad aver visto Silence ci sono andati soltanto i fan più irriducibili di Scorsese, che però non sono numerosi quanto quelli di un Woody Allen o di un Quentin Tarantino, e quindi non sono bastati ad evitargli il flop.
    E’ verissimo anche ciò che hai detto nella tua risposta a The Butcher, ovvero che i nostri gusti personali influenzano il nostro gradimento di un film o di un’opera d’arte in generale. Ad esempio, nella mia Top 10 di ieri forse La famiglia Bélier non sarebbe finito al secondo posto, se io non avessi una passione così sfrenata per la musica. Tutto può cambiare invece, pur essendo anch’esso un film musicale, credo che avrebbe vinto comunque la mia personale medaglia d’oro: è davvero troppo superiore a qualsiasi altro film di questo decennio.
    Riguardo ai 2 punti oscuri del film di cui hai discusso con Celia, provo a formulare delle ipotesi:
    1) Se Robert De Niro avesse tenuto gli occhiali da sole mentre andava ad ammazzare Al Pacino, quest’ultimo avrebbe potuto pensare che il suo amico non aveva il coraggio di guardarlo negli occhi, e quindi avrebbe potuto sospettare qualcosa.
    2) Per i mafiosi la forma è sostanza. Non possono farsi vedere in giro con una macchina da 2 soldi, le scarpe sporche o la camicia macchiata, perché sono dettagli che minano la loro autorevolezza. Di conseguenza il figlio di Hoffa, proprio perché figlio di Hoffa, non può permettersi di andare in giro con una macchina puzzolente: ne va della sua reputazione e della reputazione del padre.

    1. L’ultima mezz’ora del film è effettivamente pesante dal punto di vista emotivo, forse tra le sequenze più tristi e malinconiche di tutto il cinema di Scorsese. Tuttavia io non ho trovato la tristezza mostrata come gratuita, bensì propedeutica per affrontare il tema finale del film, ossia la fragilità umana che si commisura con l’ineluttabilità della fine, intesa non solo come morte ma anche come lento prosciugarsi di tutte le emozioni contrastanti che hanno tenuto in vita il protagonista per molti anni. Ovviamente, son punti di vista, che però poco spostano sul valore del film, perché Scorsese è un regista talmente bravo che ha il dono sovrannaturale di non far annoiare mai lo spettatore.
      Sai che invece Silence non son mai riuscito a finirlo? L’ho iniziato un paio di volte ma ho sempre bloccato tutto dopo mezz’ora… il che poi è strano perché di solito arrivo sempre fino in fondo. Comunque ci riproverò, non foss’altro perché è uno dei film che mi hai consigliato più spesso in assouluto.

      Riguardo alle due risposte che hai ipotizzato:
      1) È la stessa cosa che ho pensato anche io, ma mi sembrava troppo banale. Però se l’abbiamo pensato in due, allora forse un fondamento c’è
      2) Non sapevo ‘sta cosa della forma e della sostanza per i mafiosi e la tua interpretazione del fatto è sicuramente originale. Lì per lì mi il pesce puzzolente mi era parsa solo un pretesto per mettere in scena una scena dialogata in stile tarantiniano, ma poi ripensandoci mi è venuto in mente che forse poteva esserci dell’altro, come se il figliastro di Hoffa fosse in combutta per uccidere il patrigno. Boh.

      1. Non credo che il figlio di Hoffa sospettasse nulla. Ad ogni modo, ho trovato molto audace da parte di De Niro usare proprio lui come autista per andare a prendere Hoffa: dopo la sua sparizione sicuramente qualcuno sarà andato dal figlio a chiedergli “Quando hai visto tuo padre per l’ultima volta”, e lui nel rispondere “L’ho scaricato davanti a una casa insieme a un sicario della mafia” avrebbe potuto fare 2 + 2. Probabilmente De Niro confidava nel fatto che il figlio di Hoffa, avendo il cervello di uno scoiattolo, sarebbe stato incapace di fare questo collegamento così elementare.
        Un’altra scena che mi ha colpito del film è quella in cui l’avvocato chiede a De Niro se è disposto a fare i nomi di chi gli ha tolto la merce dal camion, e lui risponde di no con una faccia a metà tra lo schifato e lo scandalizzato. La sua reazione descrive perfettamente il codice di valori rovesciato che seguono i mafiosi: in base a questa mentalità chi denuncia un crimine è sempre un infame, anche quando ne è stato vittima. Se hai subito un torto al limite puoi farti giustizia da solo, ma non devi mai, MAI coinvolgere la polizia o i tribunali.
        Un’altra scena bellissima è quella in cui la moglie di Hoffa esita a lungo prima di girare la chiave della macchina, per paura che possa esserci una bomba sotto il sedile. Descrive perfettamente lo stato di inquietudine costante in cui vivono i mafiosi, un’agitazione perenne che a mio giudizio non varrebbe la pena di provare neanche per tutto l’oro del mondo. Anche la moglie di Hoffa se ne accorge in quel momento, e darebbe tutto quello che ha per potere vivere una vita magari più modesta, ma anche più tranquilla.
        La verità è che The Irishman, per la sua durata e per la sua qualità, ha almeno altre 10 scene significative quanto quelle che ti ho citato. Ma sul momento mi sono venute in mente queste.

        1. Jesse Plemons, l’attore che interpreta il figliastro di Hoffa, praticamente recita la parte del coglione in qualunque film o serie tv io lo abbia visto. Probabilmente la sua fisionomia lo favorisce in tal senso, ma un minimo di amor proprio dovrebbe averlo e magari rifiutare alcune di queste parti…
          Capisco anche che per un artista abbastanza mediocre come lui, l’opportunità di lavorare con Scorsese e De Niro sia un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, ancorchè immeritata (un po’ come molti giocatori del Milan che vestono la casacca rossonera senza averne la qualità).

          Al di là di questo hai perfettamente ragione quando dici che durante il film si inanellano di continuo scene memorabili. Ad esempio io ho adorato molto le scene in cui Al Pacino dava di matto e si incazzava, urlando quasi in preda a crisi isteriche, perchè erano tutte scene giocate sul filo sottile che separa l’ilarità del dramma, senza mai scivolare nè dall’una nè dall’altra parte.
          Onestamente son curioso di vedere se gli attori di The Irishman prenderanno nomination agli oscar: io li voterei tutti, ma se proprio dovessi scegliere consacrerei Pesci che stavolta si è superato, con una bella statuina per il miglior attore non protagonista (sarebbe la seconda per lui, se non vado errato). Ma tu sei molto più esperto di me in fatto di Oscar, quindi potrai fare senz’altro previsioni più accurate 🙂

          1. A mio giudizio The Irishman ha ben 2 handicap in ottica Oscar:

            – Molti membri dell’Academy non lo vedranno neanche perché spaventati dalla durata;
            – Molti membri dell’Academy non lo voteranno per antipatia nei confronti di Netflix, che ha tolto i film dalle sale per spostarli nei salotti. A causa di quest’opposizione ideologica non ha vinto l’Oscar più importante neanche Roma, un classico film d’autore che altrimenti avrebbe avuto tutte le carte in regola per agguantare quel premio.

            Ho riletto il nostro scambio di commenti nel mio ultimo post, e ci sono 2 aspetti che vorrei approfondire (SPOILER WARNING):

            – In Doppia colpa mi è piaciuto non soltanto il colpo di scena mozzafiato, ma anche la decisione di non far morire la nuova amante del professore (interpretata dalla bellissima Alexandra Shipp). Sarebbe stato davvero il colmo se il protagonista, dopo aver passato l’intero film a tentare di scagionarsi per un delitto mai commesso, alla fine avesse ucciso qualcuno per davvero. In questo caso invece (a differenza di The Irishman) il regista non ha avuto paura del lieto fine, e quindi Doppia colpa è terminato nel modo migliore possibile, facendosi perdonare tutti i suoi difetti (uno su tutti il ritmo un po’ troppo lento).
            – Nel mio post ragionavamo anche sul fatto che questo decennio sia stato dominato da Christian Bale, che in quest’arco di tempo ha concluso col botto la sua esperienza come Batman, ha vinto il suo unico Oscar e ha inanellato una serie impressionante di filmoni, che tanti altri attori non mettono insieme neanche in tutta la loro carriera. Ebbene, tra quei filmoni ce n’è uno che ho visto proprio di recente, Le Mans ’66: se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.

          2. Che Netflix possa rappresentare un handicap in ottica oscar è ahimè inevitabile. D’altro canto, The IRishman è un’opera così colossale (sia per costi che per durata) che probabilmente non avrebbe mai visto la luce senza l’intervento della piattaforma streaming, che da tempo cerca come il pane registi rinomati per dare un tono alla propria produzione filmica che, a differenza di quella sulle serie, è molto più scadente.
            D’altro canto, voglio sperare che l’Academy non sia così miope da non riconoscere la bellezza assoluta dell’ultima fatica di Scorsese, che è un tale atto d’amore per la settima arte come pochi se ne vedono. Mi accontenterei anche solo della statuetta a Joe Pesci: almeno lui devono salvarlo, perché è stato semplicemente sontuoso. Proprio pochi mesi fa lo ammiravo in MIO CUGINO VINCENZO, dove interpreta un personaggio esattamente agli antipodi di Russ. Per altro, Russ è un personaggio perfettamente agli antipodi di tutti i suoi personaggi interpretati in passato, sempre caratterizzati da esuberanza che spesso sfociava in strafottenza, sempre intenti a parlare parlare parlare anche quando avrebbero dovuto stare zitti. In The Irishman ha invece dato corpo a un personaggio che parla coi silenzi o con impercettibili smorfie del viso: una metamorfosi assoluta per un attore che si consacra qui come gigantesco. Agli Oscar farò soprattutto il tifo per lui.
            Concordo con la tua analisi su doppia colpa: il ritmo è un po’ lento, ma la sceneggiatura regge bene grazie ai colpi di scena in serie, soprattutto quello cui fai riferimento tu. Hai usato anche un superlativo assoluto con cognizione di causa, perché effettivamente Alexandra Shipp è bellissima. Ti confesso che ho fatto fatica a riconoscerla, perché l’avevo vista solo in X-MEN dove interpreta la giovane Tempesta e senz’altro in quanto a bellezza ha tutte le carte in regola per ereditare lo scettro dell’attrice afroamericana più bella portato per oltre vent’anni proprio da colei che per prima interpretò Tempesta, ovvero Halle Barry. Per altro, devo dire che la Barry, nonostante abbia superato i 50, sprigiona ancora fascino e sensualità come a 20 anni: in John Wick 3, vestita in latex, mi fatto cascare la mascella.
            Concludo su Christian Bale, perché il tuo commento mi fornisce un assist che non posso ignorare.
            BALE è mostruoso, perché non solo è bravo ma è anche bravissimo a scegliersi i copioni: la mancanza di queste qualità ha stroncato la carriera di molti bravi attori, come Jim Carrey o Tobey McGuire. In questa decade, oltre agli già citati The Fighter e Dark Knight Rises, ha infatti partecipato a 5 pellicole memorabili:
            • American Hustle
            • La grande scommessa
            • The Promise
            • Hostiles
            • Vice – L’uomo nell’ombra
            incantando sempre con il suo talento (soprattutto in Vice, dove interpreta il discusso vice presidente americano Cheenyey)

            Le Mans 66 è sulla mia watchlist e mi piacerebbe molto riuscire a vederlo, ma temo mi resterà difficile incastrarlo giacchè come sai organizzare le serate cinema per me è sempre un po’ tribolato e ho già due pellicole cui non posso rinunciare:
            – Frozen 2, perché ho promesso a mia figlia di portarla
            – Western Stars, il film documentario del Boss uscito proprio ieri e che, salvo intoppi, andrò a vedere questa sera

  5. Purtroppo non ho tempo per partecipare come vorrei ai vostri commenti, ma il tempo me lo prendo tutto per dirti che il tuo stile di recensione è stupendo! 🙂
    Grazie per quest’altro pezzo di ottima letteratura! 😉

  6. Penso siano state le tre ore e mezza cinematografiche più scorrevoli che abbia mai passato. Per me il film poteva durare anche il doppio… non mi sarei lamentato. Leggo sui social lamentele sulla sua durata e mi chiedo se questi geni abbiano mai visto capolavori come C’era una volta in America, Via col vento, Lawrence d’Arabia, Il padrino (e ci metto dentro anche Titanic).

    1. La tristezza di chi giudica un film in base alla lunghezza è pari a quella di chi misura il sesso in base alla durata, un pasto in base all’abbondanza, una canzone in base al volume.
      Greggi di capre che nemmeno meritano di poter vedere un filmone come The Irishman.
      Punto.

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