Diamanti grezzi

L’onda scivola sulla battigia, i sassolini sfrigolano poi l’acqua si ritira.

Osservo la spuma bianca svanire come risucchiata dalla brezza che soffia tra i miei capelli mentre l’ombra proiettata dal sole mi precede, sempre un passo avanti. Mi fermo, mi volto e m’accorgo che del mio passaggio già non c’è più traccia, ogni orma è stata risucchiata dalla risacca e la mia esistenza è come se non sia ma stata, cancellata, ridotta a niente.

L’onda scivola sulla battigia, i sassolini sfrigolano poi l’acqua si ritira.

Guardo il sole. E’ rotondo e pallido come il viso di un bambino malato che fa i capricci perchè vuole la mamma. Sembra annoiato, posso capirlo. Vedere sempre gli stessi pianeti fare sempre lo stesso percorso e sempre nello stesso arco temporale mentre lui, immobile fulcro di un sistema che non ha scelto per se stesso, non può far altro che bruciare, bruciare, bruciare. Vedere le stesse cose e bruciare. Non per un secondo, non per un giorno, non per un anno. Per l’eternità. Posso capire che sia stufo.

L’onda scivola sulla battigia, i sassolini sfrigolano poi l’acqua si ritira.

Son cazzi tuoi, però, che io ho i miei, di problemi. Ognuno ha i suoi. Il problema dei problemi non è l’essere un problema, perché in quanto tale ogni problema ha sempre una soluzione. Il problema è che i problemi ci fanno sentire soli: sono una scommessa che solo noi possiamo giocare e perdere, oppure passare ad altri per poi svanire. E’ questo il prezzo. E’ col rischio che affermiamo la nostra esistenza, è mettendoci in gioco che urliamo la nostra vita.

L’onda scivola sulla battigia, i sassolini sfrigolano poi l’acqua si ritira.

Riprendo a camminare, anche se so che non serve a niente. Prima o poi mi fermerò e di tutto il percorso che ho fatto non resterà nulla, neppure una pallida traccia. Mi affanno, ma per cosa? Il mare mi osserva indifferente, un pellegrino senza meta alla ricerca di se stesso. Se avesse un volto, ora lo vedrei ridere di me, ne sono certo. Ridirebbe della mia ingenuità ma soprattutto della pervicacia con cui mi ostino ad affermare che esisto anche io. Una vita trascorsa facendo qualcosa di cui non frega niente a nessuno, forse neanche a me stesso. Ecco cosa sono.

L’onda scivola sulla battigia, i sassolini sfrigolano poi l’acqua si ritira.

Mi guardo le rughe delle mani e ripenso a come si sono plasmate. Schiaffi, carezze, fatiche e ferite: ora le leggo tutte nel mio palmo, come un zingara in cerca di riscatto che racconta una storia di cui già conosce l’epilogo. Ma è il suo lavoro leggere la mano, quindi la legge, ostentando indifferenza anche si stratta della sua vita. Sono solo una goccia indistinguibile in un mondo fatto d’acqua.

L’onda scivola sulla battigia, i sassolini sfrigolano poi l’acqua si ritira.

E’ il respiro del mare, il respiro del mondo. A volte arrabbiato, a volte stanco, ma sempre uguale. Mi piace credere che se dio esistesse non se ne starebbe lassù nel cielo, lontano. No, starebbe più vicino a noi, a contatto con il mondo, magari vivrebbe proprio nel mare per avvolgerci come un onnipotente mantello che non protegge nè disegna, semplicemente lascia vivere. Eccolo lì, dio. Forse è proprio quella goccia d’acqua sulla punta della mia scarpa. O forse sono io. Guardo la goccia scivolare e poi perdersi nel mare. Ero, sono, ma non sarò più. Da domani, forse da oggi, magari da ieri.

L’onda scivola sulla battigia, i sassolini sfrigolano poi l’acqua si ritira.

18 pensieri su “Diamanti grezzi

  1. E poi dici che non ti piace il cinema di David Lynch…

    Lo scrivo qui, perché tu, con questo tuo ultimo post, hai appena fatto una cosa estremamente simile concetto di arte e poesia visiva del maestro statunitense: hai dato forma a delle emozioni, concretizzando dei pensieri e dei ragionamenti sui massimi sistemi, partendo dal turbamento procuratoti dalla visione di un film (per altro molto bello e soprattutto con la migliore interpretazione di Adam Sandler), di cui nel tuo pezzo non c’è più traccia.

    Ciò che intendo è che hai compiuto un’operazione in levare dove non è la descrizione del film o la didascalia delle tue osservazioni che conta, ma ciò che dal tuo animo è scaturito ovvero la splendida prosa usata in questo pezzo di ottima letteratura: in qualche modo hai compiuto quella dissoluzione del racconto, inteso in senso tradizionale, che contraddistingue i film di Lynch da Mulholland Drive in avanti, dove un’artista, finalmente slegato dai legacci di ciò che gli si chiedeva di fare, ha cominciato a filmare (nel tuo caso leggasi scrivere) solo ciò che il suo animo artistico vorrebbe esprimere.

    La cosa importante è che il tuo pezzo di letteratura (tale l’ho definito e tale lo ribadisco) è da antologia ed io ora desidero soltanto averne ancora, mentre è assolutamente ininfluente il fatto che ogni riferimento al film con Sandler sia del tutto scomparso.

    In fondo, poi, di cinema si può sempre continuare a parlare, nei commenti o altrove, come io e te facciamo sempre.

    1. Non ho mai esitato nell’ammettere il mio guilty pleasures per Adam Sandler sia come attore che come autore. E vederlo ora in questa prova semplicemente mirabile mi ha riempito il cuore.
      Già in passato, come ti dissi, si era disimpegnato benissimo in una parte drammatica, in quel REIGN OVER ME che tanto mi colpi quando lo vidi per la prima volta. Ma qui Sandler è andato oltre costruendo un personaggio più complesso e mettendolo in scena con perizia eccezionale.
      Che poi è il suo personaggio il vero nocciolo del film, perchè tanto la trama (in alcuni tratti rimasticata) che lo stile registico (troppe volte ostentatamente ricercato) sono solo due deboli stampelle su cui si innalza la sua interpretazione.

      Vedendo il film ho subito notato un fatto, che negli ultimi mesi siano usciti una serie di film con personaggi maschili di grande spesso, tutti irrimediabilmente tormentati e spesso anche persi, tutti soli, tutti impotenti.
      Penso al Charlie Barber di Adam Driver (storia di un matrimonio), al Rick Dalton di DiCaprio (C’era una volta a Hollywood), al Joker di Joaquin Phoenix e poi a Howard Ratner di Sandler.
      Quant’è lontano il mito del Macho, dell’Eroe, del James Bond ma anche del più umile Indiana Jones.

      E’ forse per questo che sono un po’ partito per la tangente, perchè il senso di fragilità che emerge da questi personaggi e da questi film è paralizzante e ha sciolto le mi briglie emotive.
      A questo punto posso solo augurarmi di vedere ancora Sandler cimentarsi in opere così complesse e impegnative: ormai nessuno dubita più che abbia talento da vendere.

      PS: Mi fa piacere che tu abbia apprezzate e ti ringrazio per le tue parole sempre (troppo) generose.

      1. Sulla tua prosa, le mie parole sono davvero sincere, anche perché quando ho qualcosa di negativo da dirti sai bene che lo faccio…

        Sulle tue considerazioni riguardo i personaggi maschili, non solo sono perfettamente d’accordo ma mi permetterei di andare anche oltre…

        Il cinema americano ha sempre fatto fatica a restare al passo con la realtà in modo evolutivo, scegliendo spesso di evolversi o modificarsi a salti e non in modo lento e progressivo… È come se gli autori (nel senso più ampio del termine, dagli sceneggiatori ai produttori) si svegliassero tutti di colpo in una situazione di cui non si erano accorti e sempre tutti assieme cominciassero a cantare uno stile di vita americano completamente diverso: prima tutti razzisti, poi tutti revisionisti, poi ancora tutti contro il potere politico ed i servizi segreti corrotti fino al midollo, poi di nuovo a staccarsi dalla realtà perdendosi in illusioni di benessere e di felicità inesistenti, poi tutti maschilisti, di nuovo tutti femministi e così via…

        Adesso è il periodo della fine dell’eroe maschile senza macchie, dell’annullamento dell’uomo forte, persino della castrazione (basti vedere il successo di serie televisive come Successione) ed è il momento degli eroi femminili, ma ogni volta, ad ogni cambiamento, anche quando vanno nella direzione di una maggiore verosimiglianza e rispetto per la realtà quotidiana concreta, nei film hollywoodiani si ha sempre l’impressione che quegli intenti siano in qualche modo artificiosi.

        Di questo film ho apprezzato il saper caricare di ansia lo spettatore fino all’ultima scena, ma sì, anch’io ho notato una certa ricercatezza forzata nella messa in scena e per questo mi sono astenuto dal definirlo un capolavoro…

        1. Conosco bene la tua severità… per mia fortuna! Ogni maestro sa come dosare bastone e carota per tirare fuori il meglio possibile dal proprio allievo 😉

          Per il resto le tue considerazioi sono non solo interessanti, ma condivisibili. Mi permettono solo di aggiungere che spesso gli autori inseguono certe mode per motivi commerciali ed economici: toccare certi temi in certi momenti favorisce maggiori incassi.

          Tornando ad UNCUT GEMS è proprio l’aspetto emotivo quello più riuscito, perchè mette a nudo vizi e virtù del protagonista in maniera ruvida, spesso sgradevole. Voglio dire, alla fine della fiera si tratta di uno stronzo impulsivo e opportunista… poi gli si vuol bene perchè è Adam Sandler però è proprio un eroe negativo, forse anche più negativo di altri perchè assolutamente realistico e verosimile.
          Hai fatto bene a non definirlo un capolavoro, perchè non lo è neppure per me.

          PS: stasera con grande ansia da aspettative andrò a vedere PARASITE. Già sono in fermento!\

  2. Nella poesia A Zacinto, Foscolo definisce Ulisse “bello di fama e di sventura”. Cerco di spiegarti cosa intendeva con quell’espressione.
    Quando leggiamo un libro o guardiamo un film e vediamo un personaggio a cui va tutto bene, molti di noi cominciano a provare invidia nei suoi confronti, e quest’invidia si trasforma in antipatia.
    Quando invece vediamo un personaggio a cui va tutto storto, nei suoi confronti proviamo compassione, e questa compassione si trasforma in simpatia.
    Quando Foscolo dice che Ulisse è bello per la sua sventura vuole esprimere esattamente questo concetto: sono proprio le sue disavventure ad aver costruito il suo mito. Se invece dopo la partenza da Troia Ulisse fosse tornato a Itaca con un viaggio mite e tranquillo, oggi sarebbe semplicemente uno dei tanti personaggi della mitologia greca, conosciuto solo da pochi addetti ai lavori.
    Tutto questo per dirti che non avevo fatto caso al proliferare di protagonisti perdenti nei film dell’ultimo anno (nel rispondere a Kasabake hai citato ben 4 esempi, quindi non può essere un caso), ma non mi stupisce per niente: il pubblico ama i personaggi di questo tipo, non i superuomini invincibili ai quali basta schioccare le dita per ottenere tutto ciò che vogliono.
    L’aveva capito anche Stan Lee, quando creò i famosi “supereroi con superproblemi”. Il mio preferito in assoluto (Daredevil) è anche quello con il superproblema più gigantesco (la cecità), quindi io confermo in pieno la teoria di Foscolo. 🙂

    1. Solo tu potevi riuscire a citare Foscolo in un commento su un film con Adam Sandler e, per di più, rendere il riferimento logico e addirittura lapalissiano.
      Chapeau.
      La sfiga crea empatia, è un dato di fatto, e il tuo citare Ulisse mi ha fatto tornare in mente un passaggio molto particolare dell’Odissea, quello nel quale il laerziade scende nell’Ade dove incontra Achille. ll loro breve scambio di parole è memorabile, soprattutto quando con amarezze il pie’ veloce ammette candidamente che “preferirebbe essere l’ultimo tra i mortali piuttosto che il primo negli inferi”: un radicale cambio di prospettiva per chi aveva affrontato una guerra consapevole della sua morte ma bramoso di conquistare l’imperitura gloria dell’eroe.
      Il prezzo da pagare per l’eroismo può diventare troppo caro e sempre Stan Lee l’aveva capito fin troppo bene quando coniò la celebre frase di uno dei suoi personaggi più riusciti, Spider-Man: da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

      PS: recentemente ho visto due filmoni assoluti. Il primo è PARASITE che però ha una vena autorale che potrebbe sfastidiarti. Il secondo invece è MEAN STREETS, se non erro il primo lungometraggio ci Scorse, favoloso.
      Dovresti vederli entrambi.

      1. Io invece ho appena finito di vedere Bombshell. Non assomiglia neanche lontanamente ad un filmone, ma tratta un tema che mi interessa (il giornalismo) e presenta una Margot Robbie di una bellezza illegale, quindi non ho avuto alcun dubbio nell’assegnargli un bel 7 su imdb.
        Mean Streets ho provato a vederlo tanti anni fa, e mi provocò una noia profondissima. Non riuscii neanche ad arrivare in fondo: ricordo che lo mollai in un punto in cui stava avvenendo una rissa in un biliardo. “Se questo film mi annoia perfino quando volano i cazzotti” pensai “allora è proprio il caso di lasciarlo perdere”. Magari il bello arriva dopo, e quindi avrei dovuto avere più pazienza.
        Anch’io penso che Parasite sia troppo autorale per i miei gusti, ma il tuo parere strapositivo mi ha incuriosito, quindi lo aggiungo volentieri alla mia watchlist. In bocca al lupo per il derby! 🙂

        1. Solo la bellezza straripante della Robbie potrà permettermi di vedere Bombshell: purtroppo da quando si è completamente trasfigurata il viso con la chirurgia plastica, non riesco più a vedere un film con Nicole Kidman, ma stavolta farò un’eccezione.

          Riguardo Mean Streets, se non ti era piaciuto fino a quel punto, dubito che ti piacerà dopo: aumenta un po’ il pathos, ma per il resto la falsa riga è quella. Ho adorato molto l’ambientazione italiana e le interpretazioni, soprattutto Keitel.
          Se darai una chance a Parasite sarò curioso di sapere il tuo giudizio 😉

          Chiudo con il derby, dato che già sono in fibrillazione. Purtroppo da anni l’unica soddisfazione che può salvare in parte la nostra stagione è vincere il derby…. Pensa che non battiamo i cugini in campionato da quando c’era in panchina Mihajolovic… Per altro ieri ho visto un Pioli in conferenza stampa spavaldo in maniera ingiustificata: il filotto di vittorie in gennaio è stato figlio di avversari mediocri e botte di culo, non certo di un miglioramento sul piano del gioco e delle prestazioni individuali che restano ampiamente insufficienti.

          PS: doveroso applauso a Commisso che, con il suo eloquio che sembra uscito proprio da un film di Scorsese (più lo vedo e più mi pare Pesci in Quei bravi ragazzi), ha avuto il coraggio di dire quello che tutti pensano da lustri. E poi ha zittito Nedved, personaggio presuntuoso e indisponente fin da quando giocava e che ha mantenuto intatti i suoi difetti anche da dirigente.

  3. Questo tuo post mi ha dato il coraggio di condividere con te qualcosa che esula le mie solite riflessioni e pensieri sui film.
    Se ho colto bene dovresti capirmi … Prendilo come un mio piccolo omaggio per te:
    [MAESTRALE]
    Il vento soffia forte. Le foglie delle piante piegate verso il mare ne svelano la direzione prima ancora che arrivi in spiaggia: nord-ovest. La sua intensità ha scoraggiato tutti o quasi, non me, che ne conosco la bellezza che si nasconde ad occhi distratti. Scendo dalla macchina con le mie poche cose: una spiaggina, lo zaino da mare e una borsa termica con l’acqua.
    Dinnanzi a me il paradiso: una spiaggia bianchissima deserta e lui, il mare, con quei colori inconfondibili che solo il maestrale sa svelare: una striscia iniziale di pochi metri, scura per le alghe portate dall’ultima mareggiata ora depositate placidamente sul fondo; subito dopo il taglio netto celeste-turchese di cristallo dell’acqua limpida leggermente increspata in superficie, con quello strano moto di onde al contrario che portano verso il largo, che solo la forza di quel vento gli sa imporre.
    L’unico suono è quello dell’aria rabbiosa nelle orecchie, un soffio sordo e selvaggio che accarezza la pelle. La sabbia, trascinata dal vento, appiattisce ogni sporgenza e riempie le mie orme cancellandole.
    Sistemo le mie cose sulla sabbia a ridosso della vegetazione, aspra come il paesaggio, in modo da pormi al riparo dalle sue sferzate. In quella posizione infatti la sabbia non ha lo spazio sufficiente per alzarsi in volo e colpirmi. Mi spoglio lentamente gustando tutte le sensazioni che il corpo può regalarmi.
    Mi siedo un attimo per guardarmi intorno e aumentare l’intensità di quelle sensazioni. Intorno a me qualche foglia di cardo selvatico, dalla forma spessa e accartocciata, spunta miracolosamente dalla sabbia, bianchissima e abbacinante per il sole che ha da poco superato lo zenit.
    Mi dirigo lentamente verso il mare, con la stessa gioia di un uomo che va incontro all’abbraccio della propria amata. Il primo contatto è sempre elettrizzante per il contrasto tra la temperatura del tuo corpo e quella dell’acqua, all’inizio frizzante, poi, col passare dei secondi, più accogliente, ma mai tanto da evitare il brivido che sale lungo la schiena sino alla testa man mano che avanzo. Non mi piace incontrare il mare bagnandomi il corpo prima con le mani come se mi stessi lavando, mi pare un gesto dissacrante; non mi sto lavando, mi accingo a fare l’amore con una donna. Appena sono completamente bagnato sino al collo mi immergo senza indugio nuotando sott’acqua, e un silenzio surreale mi avvolge. Il frastuono del vento nelle orecchie cessa all’istante per lasciare il posto ad un sibilo sordo, poi al battito del cuore, quello stesso battito che deve sentire il feto quando è immerso nel ventre materno, ed infine, col passare dei secondi, al silenzio del proprio sé, quell’io profondo di cui tutti i maestri parlano.
    E’ una sensazione di pace talmente bella che vorrei non finisse mai, ma non appena inizio ad ignorare volontariamente la fame d’aria che incomincia a farsi sentire, lo sforzo mi espelle immediatamente dalla pace, per gettarmi nuovamente nell’urlo del vento sopra la superficie del mare.
    Mi muovo in quell’universo liquido stupendomi per la sua trasparenza. Man mano che mi allontano dalla riva puntando verso l’orizzonte, il cuore accelera un po’: è l’istinto di sopravvivenza che si fa sentire e ti ricorda che sei un animale terrestre, ma non siamo animali come gli altri e possiamo scegliere di ignorarlo. Bracciata dopo bracciata il fondale di sabbia subito sotto si allontana lentamente da me. Ad un certo punto raggiungo la meta prefissata, una boa arancione ala largo, e mi fermo. Intorno a me il mare increspato ribolle di maestrale e mentre il vento urla nelle orecchie senti di appartenere a qualcosa di più grande, di far parte del tutto che ti circonda … è una sensazione quasi ineffabile, un misto di eccitazione e di gioia che ti commuove e ti fa ringraziare Dio per tanta bellezza. Volgo lo sguardo verso riva e sulla superficie dell’acqua si staglia baluginante il sole, una cascata luccicante che ti invita ad aprire le braccia per accoglierla dentro di te. Ci nuoto in mezzo ed è come nuotare nella luce. Ogni volta che ruoto il capo per prendere aria, sopra di me un cielo azzurro cobalto mi riempie il cuore. Il fondale ricomincia lentamente ad avvicinarsi a me e finalmente mi accoglie con della soffice sabbia bianca sotto i piedi.
    – Grazie Signore, anche oggi ho potuto celebrare la mia messa.

      1. No… non me la sento di condividere con chiunque queste mie emozioni. Pensa che tu sei l’unico ad averlo letto!
        Meglio che il mio rimanga solo un blog di cinema, e tu sai quanto sia riduttivo dire “solo di cinema” vista l’enorme portata culturale di quest’arte!
        Sono cose intime e per il momento mi va di condividerle solo con chi percepisco possa “sentirle”.
        Mi fa piacere che l’abbia apprezzato. Grazie Giovanni 🙂

  4. ..alla ricerca di film.. capitato qui… e poi ho visto Diamanti Grezzi, Uncut Gems. Avrei dovuto cercare qualche recensione tipo “pessimo”, “alla larga”, ricordatevi che avete ogni giorno una sera sola, non sprecatela. L’unica curiosità è stata semmai se ad un certo punto il fim fosse in grado di riscattassarsi, se l’inizio fosse solo una trovata d’autore per stupire etc. Invece avrei dovuto capirlo sin dall’inizio per via della colonna sonora: dall’inizio-alla-fine, brutta, non sintonizzata, banale, roba da film da 4^ categoria.
    PS evitate anche The Rhythm Section e L’uomo Invisibile (2020).

    1. Ciao Bill e bevenuto nel blog!!
      Mi spiace che Uncut Gems non ti sia piaciuto perchè io l’ho trovato bello in modo particolare, non assoluto, ma comunque apprezabile.
      Gli altri due film che hai citato non li ho visti ma sicuramente lo farò. Credo si tratti di psicologia inversa: dì a una persona di non fare una cosa e quella sicuramente la farà 😀
      Alla prossima!!!!

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