Mississippi Burning – Le radici dell’odio

Ti prego, o Signore, con queste mani sporche e stanche. Le giungo e ti supplico perchè ho bisogno di Te, che Tu mi dia la forza per soffrire ancora, per patire ancora e per sopportare. Ancora. Ti imploro, o Signore, aiutami e sostienimi finchè non sarò di nuovo polvere e a Te ritornerò, finalmente invisibile e dunque al sicuro, protetto dalla Tua misericordia. Le mie mani si alzano, protese verso Te: dove sei, o mio Signore?

Brucia, fratello. Brucia. Le tua urla avvelenano il mio sangue. Il tuo dolore strazia il mio cuore. La tua morte forgerà le nostre colpe.

Non Ti scorgo, o Signore, vedo solo l’odio, l’odio che ha forma e colore, che è sostanza viscosa e scivola e imbratta, lorda e rapprende, mentre lievita consumando aria. E soffoco, o Signore, mentre esalo respiri vuoti e inutili e tutto il mondo si capovolge mentre annaspo e incespico e cado sospinto da una forza maligna che mi incatena a terra e lì mi lascia solo, abbandonato. Vedo solo facce grigie e colme di disprezzo e ovunque mi volti c’è solo rabbia, poi odio. Dove sei, o Signore? Non Ti vedo, non posso più vederti. Ti supplico, o Signore, ti supplico con le mie mani: mostrami la Tua misericordia! Ora! Adesso! E poi brucia i miei occhi, lascia che sia Tu l’ultima immagine impressa nelle mie iridi, o Signore, perchè null’altro mi permetterebbe di sopportare questo peso che grava sul mio petto.

Brucia, fratello. Brucia. Le tua urla avvelenano il mio sangue. Il tuo dolore strazia il mio cuore. La tua morte forgerà le nostre colpe.

Dai filari giungono grida di odio. Sembrano venire da lontano ma in realtà sono vicine, appena dietro il cortile. Si avvicinano e mi atterriscono, mi lasciano nudo innanzi a una umanità che di umano non ha più nulla. E allora Ti prego, o Signore, con queste mani, perchè Tu mi privi dell’udito: non voglio più sentire quelle urla, non voglio più ascoltare le voci dell’odio, preferisco il silenzio totale e definitivo, sordo a ogni suono, avvitato su se stesso come un’erica al suo ramo.  Strappami le orecchie, o Signore, fai quel che vuoi, ma non lasciarmi più ascoltare il frastuono della marea di malvagità che cresce intorno a me.

Brucia, fratello. Brucia. Le tua urla avvelenano il mio sangue. Il tuo dolore strazia il mio cuore. La tua morte forgerà le nostre colpe.

L’odio puzza e dell’olezzo si nutre senza mai saziarsi, ingordo. Il maleodore sale dalla valle e riempie le strade, scivola nelle case e pervade le mie narici. Il mio stomaco si attorciglia disgustato, mi tappo la bocca, il naso e per un istante penso di soffocarmi perchè qualunque cosa sarebbe preferibile a questi terribili miasmi che avvelenano il mio corpo. Donami il Tuo profumo, o Signore: con queste mani coglierò i Tuoi fiori e prometto che sempre li custodirò per assaporarne l’aroma. Ma, o Signore, se non ci fossero più fiori e il tuo giardino fosse ormai spoglio, Ti prego con queste mani di sigillare il mio naso, di colare freddo ghiaccio nelle mie nari affinchè mai più quest’olezzo rivoltante possa disturbare la mia quiete.

Brucia, fratello. Brucia. Le tua urla avvelenano il mio sangue. Il tuo dolore strazia il mio cuore. La tua morte forgerà le nostre colpe.

Il sapore metallico del sangue riempie la mia bocca, o Signore. Perchè hai permesso che mi percuotessero? Perchè hai lasciato che un Tuo figlio dovesse patire pugni e calci finchè la sua faccia non fosse stata deformata? L’odio si nutre del sangue e nel sangue si rigenera. Il mio sangue, che ora rapprende la mia lingua affogandola in un oceano di disgusto. O Signore, mi restano solo queste mani per pregare la Tua misericordia di un ultimo favore, perchè non voglio più assaporare la morte nella mia bocca, prefirerei bruciare piuttosto che sentire il mio sangue nutrire l’odio del mio carnefice. Dunque Ti prego, o Signore, strappami la lingua e lasciami inerte e prono, tuttavia non domo, finchè le forze non mi abbandoneranno.

Brucia, fratello. Brucia. Le tua urla avvelenano il mio sangue. Il tuo dolore strazia il mio cuore. La tua morte forgerà le nostre colpe.

Guarda le mie mani, o Signore! Hanno lavorato e pregato per Te, o Signore. Hanno patito il freddo e la fame, hanno stretto bastoni e donato carezze, hanno lavorato la terra e hanno asciugato le lacrime. Le rughe e le cicatrici s’intrecciano sul mio palmo disegnando un’inestricabile immagine di vita in cui il dolore e la sofferenza calano un sudario di inestinguibile emarginazione. C’è solo odio intorno alle mie mani, o Signore, l’odio che abbraccia la paura e avvelena ogni sentimento. Le mie mani non possono afferrare nient’altro, o Signore, solo l’odio e la paura. Ma a che servono queste mani, o Signore, queste mani con cui Ti ho pregato e Ti ho supplicato ogni giorno, se ormai possono toccare solo l’odio, il disprezzo, la degenerazione? Ti prego un’ultima volta, o Signore, Ti supplico di tagliarmi le mani affinchè quest’odio non sia più tangibile e diventi infine un alito di vento che sospinge lontano la sua inutile violenza.

Brucia, fratello. Brucia. Le tua urla avvelenano il mio sangue. Il tuo dolore strazia il mio cuore. La tua morte forgerà le nostre colpe.

Eccomi infine, o Signore: nudo, cieco, sordo, muto, inerte. Nulla più sono. Non ho mani per pregare e bocca per implorare, i miei occhi son stati risucchiati in un buco nero e il mio udito trascinato nel grande vuoto del silenzio. Solo il colore della pelle mi resta, per testimoniare che l’odio più infliggere tutto il dolore immaginabile, può spillare lacrime e sangue dai nostri cuori, può ardere il nostro spirito e bastonare le nostre ossa, ma mai potrà spezzare la mia schiena, mai potrà asciugare la speranza di riscatto che anima il mio cuore. Guardami, o Signore, sono in piedi nonostate la stanchezza, sono dritto nonostante le percosse, sono vivo nonostante la morte.

Sono la speranza che germoglia dalla cenere.

Brucio, fratello. Brucio. Le mie urla purificano il nostro sangue. Il mio dolore apre i nostri cuori. La mia morte alimenterà la speranza di un destino migliore.

 

 

43 pensieri su “Mississippi Burning – Le radici dell’odio

  1. Un pezzo magnifico, una ballata dolorosa, come un blues sofferente, come la preghiera di un condannato a morte, che ho letto e riletto più volte, pensando in un più di un momento che fosse una poesia, anzi una canzone.
    È un pezzo di prosa che va pubblicato, con onore e sussiego.
    Ti prego, mandala a qualcuno.
    Per l’altro nostro discorso, ragiona dello pseudonimo o sulla situazione, altrimenti faccio io…

    1. Confesso senza remore che la visione di Mississipi Burning mi ha molto colpito, probabilmente anche a causa del particolare contesto, ma ciò non toglie nulla alla potenza evocativa del film di Alan Parker, e alla sua potente valenza di denuncia e monito.
      C’è una scena nel film, quella in cui, quando finalmente nè è stato ritrovato il corpo viene celebrato il funerale del ragazzo afroamericano, e il sacerdote proferisce una dura e toccante omelia, che mi ha fatto venire in mente la musica gospel, di cui oggi conosciamo solo la versione patinata dei film natalizi, ma che in origine nacque come nenia salvifica cantata dagli schiavi neri nei campi di cotone.
      Nello specifico poi c’è un album di Springsteen che risente pesantemente della musica gospel (alcuni critici lo hanno definito più gospel che rock) ed è THE RISING, l’album che il Boss tributò all’America tutta dopo il 9/11. C’è una canzone del disco, MY CITY OF RUINS che sembra fatta apposta per questo film:

      Per altro Springsteen è sempre stato molto attivo nei confronti delle discriminazione razziali. Ha portato al successo una cover di Jimmy Cliff (TRAPPED)

      e una ventina d’anni fa si inimicò il NYPD (gli boicottarono pure la sicurezza dei concerti) poichè dedicò una canzone a Amadou Diallo, che fu ucciso da 3 agenti in circostanze molto simili a quelle di George Floyd:

      Ed è a tutto questo che pensavo mentre scrivevo il post, animato da un turbine di emozioni spiacevoli tuttavia necessarie. Hai quindi visto giustissimo quando hai pensato che fosse una canzone: non lo è nella struttura (non ne sarei capace) ma lo è nelle intenzioni.

      PS: per quanto riguarda l’altro discorso, giuro che mi son perso qualche pezzo. Ho letto il tuo commento, ho immaginato che ci fosse qualche significato celato ma purtroppo non l’ho capito. Ho evitato di chiedere lumi perchè temevo di fare la figura del fesso (e siccome ultimamente mi capita di continuo…) ma a questo punto non posso più esimermi dal chiedere…

      1. Anche qui mi fermo solo al fondo.
        Le cose che hai scritto devono venire alla luce, ma non so se tu sei il Manzoni che ha trovato il manoscritto del seicento oppure qualcos’altro…
        Ne parleremo in privato perché il tutto merita e partiremo dalla macchina da scrivere.

  2. Qualche anno fa avevo un alunno molto povero. Era così povero che non poteva permettersi di comprare non solo i libri, ma perfino i quaderni: scriveva tutti su dei fogli volanti che riusciva a raccattare qua e là.
    Un giorno questo ragazzo organizzò una festa di compleanno, e invitò a casa sua tutti i suoi compagni di classe. Per la sua famiglia organizzare una festa per 15 persone dev’essere stato un enorme sacrificio economico, che loro non si potevano assolutamente permettere: probabilmente saranno stati una settimana senza mangiare per poter comprare tutto il cibo necessario.
    Ebbene, il capetto di quella classe decise che preferiva andare al cinema anziché alla festa di quel ragazzo. Il guaio è che non voleva andarci da solo: di conseguenza convinse tutti i suoi compagni di classe a venire al cinema con lui, e a snobbare la festa di compleanno a cui erano stati invitati. Così a quella festa non ci andò nessuno: questo fu un enorme danno economico per la famiglia del ragazzo e soprattutto un enorme danno emotivo per lui, che sperava di passare una giornata speciale e invece passò il giorno più brutto della sua vita.
    Noi professori venimmo a sapere tutto questo perché il ragazzo smise di venire a scuola, una di noi lo chiamò a casa per sapere il motivo e lui le raccontò tutta la storia. Aggiunse che non sarebbe più venuto a scuola per tutto il resto dell’anno, perché non sopportava l’idea di passare 5 ore al giorno chiuso in una stanza insieme a tutti quegli stronzi. Non ci fu verso di fargli cambiare idea, e quindi il ragazzo bocciò. Cambiò anche scuola, quindi non ho mai più avuto sue notizie.
    Quando venni a sapere questa storia rimasi molto amareggiato. Sia perché lui era un bravissimo ragazzo e non si meritava assolutamente questa bastardata, sia perché non era assolutamente necessaria: il fine settimana i cinema proiettano un film 3 volte il Sabato e 3 volte la Domenica, quindi il capetto di quella classe avrebbe potuto tranquillamente scegliere un altro spettacolo che non si sovrapponesse a quella festa di compleanno. Evidentemente il cinema era soltanto un pretesto: lui voleva rovinare la festa al suo compagno di classe per il puro gusto di farlo, e nonostante fosse pienamente consapevole di quanto significasse per lui e per la sua famiglia. E’ stato un atto di perfidia totalmente gratuita, l’episodio peggiore a cui abbia assistito in tutta la mia carriera.
    Ho ripensato a quest’episodio durante la visione di Mississippi Burning, perché anche lì assistiamo ad una cattiveria gratuita più odiosa che mai. Alludo alla scena in cui i suprematisti bianchi hanno appena incendiato la chiesa dei neri, un ragazzino si ostina a pregare anche fuori dalla chiesa in fiamme, e un membro del Ku Klux Klan lo colpisce mentre è inginocchiato con le mani giunte. Non c’era alcun bisogno di infierire su quel ragazzo dopo avergli incendiato la chiesa: quel suprematista l’ha fatto per il puro gusto di girare il dito nella piaga, un po’ come quelli che nelle risse si mettono a prendere a calci gli uomini già a terra. E’ una scena importante, perché fa capire in maniera molto chiara che dietro alle azioni del Ku Klux Klan non c’è soltanto un’ideologia sbagliata, ma c’è anche la volontà di sfogare su qualcuno la propria cattiveria senza sentirsi in colpa, anzi sentendosi perfino fighi nel farlo.
    Noto che nell’ultimo post di Kasabake (https://kasabake.wordpress.com/2020/06/07/non-temete-il-cambiamento/) tu e lui vi siete messi a parlare della terza stagione di Westworld. E’ migliore della precedente, ma questo è scontato: peggio della seconda stagione di Westworld c’è solo la morte. Tuttavia, anche la terza non è granché, a causa di 2 scelte che non hanno pagato:

    – Accantonare quasi del tutto un villain fantastico (interpretato da Ed Harris) per sostituirlo con uno insignificante (interpretato da Vincent Cassel);
    – Non far vedere quasi mai la location western delle prime 2 stagioni. Uno dei punti di forza di Westworld era proprio il contrasto tra l’aspetto retrò della location e l’enorme tecnologia che stava dietro a quel mondo fittizio: di conseguenza, spostare le riprese altrove è stata una decisione più asinina che mai.

    Se vogliamo c’è anche una terza scelta che mi ha irritato: tagliare quasi del tutto il personaggio di Angela Sarafyan. Se non fosse stato per la sua bellezza, non ce l’avrei mai fatta ad arrivare in fondo alla seconda stagione. 🙂

    1. Parto dal fondo che, ti confesso, non ho letto. Infatti, come mi son reso conto che stavi parlando della terza stagione di Westworld mi son fermato perchè ancora non l’ho vista e ho temuto che, senza volerlo, ti fosse scappato uno spoiler. Comunque, ho già pianificato di inziarne la visione da domani, grazie all’on demand di sky (uno dei pochi servizi ancora validi offerti dalla altrimenti ormai obsoleta piattaforma satellitare).

      Torno ora al principio, alla commovente storia che hai raccontato nel tuo commento, una testimonianza ruvida, sofferta, che dovrebbe far molto riflettere. Il bullismo è un fenomeno che si ritiene circoscritto alle molestie fisiche o alla impropria condivisione sui social di materiale privato, in realtà è un fenomeno molto più esteso e complesso. Come spiegavo anche nel mio post precedente, per i ragazzi l’inclusione è tutto, hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo di loro simili all’interno sentirsi liberi di esprimere il proprio io. Purtroppo però il comportamenti degli adolescenti è spesso crudele e si verificano fenomeni di esclusione per i motivi più disparati: è brutto, è povero, porta gli occhiali, il padre sta sulle palle a mio padre, e robe del genere. Talvolta poi l’esclusione è figlia di una cattiveria molto più semplice ma in realtà molto più grave perchè dettata dal desiderio di sentirsi più forte di qualcun altro, come nel caso da te narrato.
      Non mi stupirei se il capetto che ha fatto boicottare la festa da adulto diventasse una emerita testa di cazzo (in realtà già lo è). Posso solo augurargli di imbattersi in qualcuno come lui che lo faccia soffrire come lui ha fatto soffrire il ragazzino della tua classe. Solo così, forse, potrebbe imparare la lezione. Altrimenti continuerà a seminare cattiveria per il resto dei suoi giorni.

      Ammetto anche che non sono mai riuscito a comprendere le ragioni che spingono gli individui ad essere cattivi quando non c’è un motivo. Non giustifico chi è perfido perchè spera di trarre un vantaggio personale dalla propria cattiveria, però riesco a individuare la motivazione. Chi invece è cattivo per il solo gusto di essere cattivo è un comportamento che non riesco proprio a inquadrare. Forse è lo stesso tipo di sfasamento provato da Batman quando prova a capire le logiche sottese ai crimini del Joker…

      Vabbè, posso solo sperare che il ragazzino della tua classe, una volta cambiata la scuola, abbia saputo rimettersi in piedi e trovare il proprio spazio del mondo: mi piace almeno pensare che le persone buone siano molto pù numerose delle cattive e spesso siamo portati a credere il contrario solo perchè le seconde risaltano molto di più a causa dei propri comportamenti scorretti.

      1. Anche secondo me il mondo è pieno di buoni, che però restano nell’ombra perché non “fanno notizia”.
        Prima ti ho raccontato l’episodio peggiore di tutta la mia carriera, adesso per compensare ti racconto il più bello.
        L’anno scorso avevo una classe in cui c’erano un ragazzo e una ragazza fidanzati tra di loro. Ad un certo punto lui contrasse un’infezione nelle parti basse, e quindi il dottore gli raccomandò un’assoluta astinenza sessuale. Il guaio è che lei non voleva assolutamente rimanere in astinenza insieme a lui: di conseguenza, andò da un loro compagno di classe e gli propose di diventare il suo amante.
        Ora, io credo che davanti a quest’offerta la stragrande maggioranza dei maschi avrebbe accettato al volo. In più, in questo caso c’erano tanti fattori che rendevano un rifiuto altamente improbabile: il ragazzo era un adolescente, quindi in piena esplosione ormonale; inoltre era bruttissimo, e quindi un’offerta come questa di sicuro non gli capitava tutti i giorni.
        Ebbene, lui ebbe la forza di rifiutare, per lealtà nei confronti del suo amico. Gli sarà costato moltissimo, sarà stato sicuramente consapevole che un’occasione come questa poteva anche non capitargli più per il resto della vita, eppure ha preferito anteporre il valore dell’amicizia al proprio tornaconto personale. Non sono mai stato tanto fiero di un mio alunno.
        Anche in questo caso venni a sapere questa storia per pura casualità: me la riferì una collega, dicendomi che il ragazzo era venuto a confidarle tutto e a chiederle se fosse il caso di informare o no il suo amico della proposta indecente che aveva ricevuto dalla sua fidanzata. Lei gli consigliò di tenere la bocca chiusa, e onestamente non mi trovai d’accordo: quel ragazzo aveva tutto il diritto di sapere che la sua fidanzata voleva tradirlo, per di più con un suo amico.
        Cosa ne pensi di questa storia?

        1. La storia di questo ragazzo che ha rinunciato a del facile sesso è senz’altro da incorniciare. A meno che lei non fosse stata di incredibile bruttezza, il suo gesto è talmente coraggioso e probo da essere più unico che raro. E sono per altro d’accordo con te: il mancato cornuto doveva essere avvisato del pessimo comportamento della sua fidanzata, perchè una ragazza con così pochi scrupoli morali non solo è da evitare, ma addirittura da allontanare perchè pericolosa.

          L’etica, amico mio, è diventata merce rara, in qualunque declinazione vogliamo assumerla. Sentire storie come questa, in un mondo dove anche chi fa la cosa giusta 9 volte su 10 la fa solo per un proprio tornaconto personale, rimette in pace con se stessi.

          I buoni sono la maggioranza, ancora non fanno notizia ma prima o poi saranno talmente rari che ci faranno i monumenti!

          1. La ragazza non era bella, ma carina sicuramente sì. In ogni caso, era molto più bella del ragazzo che l’ha rifiutata. E infatti è proprio per questo che lei l’aveva scelto come potenziale amante: perché era convinta, che essendo molto più brutto di lei, lui non avrebbe avuto la forza di rifiutare.
            Rimango in argomento consigliandoti un film che ho visto per ovvi motivi professionali: “La scuola”. L’ho trovato una rappresentazione molto realistica del nostro mondo, e anche una riflessione profonda sulla nostra incapacità di cogliere le occasioni (spesso perché non ci rendiamo neanche conto della loro esistenza). Quando vedrai il film capirai a cosa mi riferisco.
            L’unico difetto di quel film è che presenta come personaggio positivo un professore che per principio non dà mai l’insufficienza ai propri alunni. Ora, io che faccio proprio quel lavoro posso dirti che quel tipo di insegnante è il peggiore in assoluto: infatti il suo buonismo porta i ragazzi a non studiare, perché capiscono che la sufficienza è garantita anche non facendo assolutamente nulla.
            Inoltre, spesso quel tipo di professore agisce così non come forma d’affetto nei confronti dei suoi alunni (come viene mostrato nel film), ma perché è un modo per inseguire un’effimera popolarità personale: spesso chi parte dal 6 è un professore narcisista che si compiace nell’essere adorato dai suoi alunni, vuole sentire l’applauso ogni volta che entra in classe e quindi cerca di ottenerlo nel modo più semplice, ovvero regalando il 6 anche a chi non ha mai aperto libro.
            Talvolta un professore sceglie di non dare insufficienze per un altro motivo, ovvero per non avere noie: infatti quando dai voti bassi sai già che alcuni genitori si vendicheranno venendo ad aggredirti a ricevimento, oppure cercando di infangarti agli occhi del preside. Alcuni miei colleghi non hanno la forza di affrontare tutto questo, e quindi per quieto vivere trovano il modo di dare la sufficienza anche a chi consegna un compito quasi in bianco.
            In ogni caso, chi agisce in questo modo non lo fa mai per il motivo mostrato nel film, ovvero come forma d’affetto nei confronti dei propri alunni. Il vero affetto non si dimostra evitando di dare l’insufficienza a prescindere, ma premiando chi fa il suo dovere e spingendo chi non lo fa a dare di più. Se necessario anche con dei voti bassi. Le mie considerazioni ti trovano d’accordo?

          2. Non posso che convenire con te: un insegnante che non vuole valutare negativamente gli studenti che lo meritano è, a tutti gli effetti, un non insegnante. Posso capire le motivazioni che spingono i professori a comportarsi in questo modo, tuttavia il comportamento non è meno grave.

            Tornando al film di cui parlavi, incuriosito ne sono andato a vedere la scheda e ho notato che la sceneggiatura è stata tratta da un romanzo di Domenico Starnone, un autore che ho scoperto di recente e che ha riscosso il mio massimo gradimento. Alcuni ipotizzano che sia lui Elena Ferrante, l’autrice de L’amica geniale (Elena Ferrante è infatti un “nome de plume” e a tutt’oggi è ignoto chi si nasconda dietro questa maschera) ma la reputo una ipotesi non plausibile: ho letto il primo romanzo di Elena Ferrante (L’amore molessto) ed è senz’altro scritto da una donna perchè un uomo non potrebbe mai affrontare certi temi con la sensibilità mostrata dall’autrice.
            Tuttavia, resta il fatto che Domenico Starnone sia un scrittore eccezionale. Il suo primo romanzo che ho letto si intitola “Lacci” ed è meravigliosamente scritto, sembra una musica suonata al pianoforte tanto è delicata e ben congegnata la sequenza della parole e l’uso che l’autore ne fa. Mi sento quindi di consigliarti questo autore, sia il romanzo che ho citato che anche gli altri (la sua bibliografia è piuttosto ricca).
            Ma magari ho parlato a vanvera… perchè tu già conosci Starnone e l’hai letto… e magari nemmeno ti è piaciuto!!!!!

          3. Ricordo che mi avevi consigliato “Lacci” di Domenico Starnone, ma non ho ancora letto nessuno dei suoi romanzi, e ignoravo che fosse lo sceneggiatore del film. La cosa non mi stupisce comunque, perché come ti dicevo ieri “La scuola” tira fuori delle riflessioni molto profonde, quindi si vede che c’è dietro la mano di un romanziere vero e proprio, e non di un semplice sceneggiatore.
            Colgo l’occasione per dirti che ieri è uscito su Amazon Prime Video l’ultimo film di Miriam Leone, L’amore a domicilio: data la tua passione per quest’attrice, immagino che lo guarderai ben prima de “La scuola”! 🙂

          4. Ero a conoscenza dell’uscita del film della Leone in quanto seguo su IG il suo account e da settimane praticamente posta solo cosa inerenti il film. Già solo vedendo la locandina posso intuire che si tratta di una mezza schifezza, tuttavia come ben sai certi film vanno visti a prescindere se la protagonista è gnocca. Per altro la Leone è sia priva di talento recitativo sia tendente a coprirsi peggio di una suora, pertanto non mi spiego perchè ancora la facciano lavorare. Probabilmente perchè ci sono tanti fessacchiotti come me che guardano i suoi film nonostante siano brutti e lei non mostri mai un centimetro di pelle al di sotto del mento.
            Recentemente ho visto un suo film, Il testimone invisibile, dove condivide l’obiettivo con Riccardo Scamarcio. Un thriller di rara piattezza e banalità nel quale spicca per la sua impalpabilità.
            Non lo gaurdare, mi raccomando!

          5. In realtà circola da settimane una pubblicità di Now TV in cui mostra un bel po’ di tette. Evidentemente l’avranno convinta con un budget spropositato.
            Riguardo a Il testimone invisibile, avevo provato a vederlo, ma l’ho interrotto quasi subito proprio per il motivo che hai detto tu: avevo intuito fin dal primo momento che era di una piattezza disumana. Lo stesso Scamarcio sembra annoiarsi così tanto che pronuncia le sue battute biascicandole, come se si fosse appena alzato dal letto o non vedesse l’ora di buttarcisi.
            Peraltro questa situazione si sta ripetendo molto spesso negli ultimi tempi: do una chance a un film, ma mi accorgo già dopo pochi minuti che è un cesso nauseabondo. L’ultima volta mi è successo proprio ieri, con The Hunt: volevo resistere almeno fino all’entrata in scena di Hilary Swank (l’unico motivo per cui avevo deciso di vedere quel film), ma ho dovuto mollare prima, perché era letteralmente inguardabile.
            Prevedo che succederà anche stasera con Jupiter (lo danno sul 20): ricordo bene la recensione con cui lo stroncasti (https://lapinsu.wordpress.com/2015/02/16/jupiter-il-destino-delluniverso/), e infatti voglio guardarlo proprio perché sono curioso di vedere se è davvero così osceno! 🙂

          6. Ho appena finito di vedere Jupiter. Nel tuo post scrivesti che la trama era talmente tanto pasticciata da non avere praticamente senso, io invece l’ho trovata molto lineare.
            Si scopre che una ragazza è destinata a diventare la padrona dell’universo: ci sono 2 fratelli ai quali non piace quest’idea, quindi uno dei 2 cerca di ammazzarla, l’altro di sposarla per ottenere un po’ del suo potere. Ci sarebbe anche la sorella di questi 2, ma è un personaggio del tutto inutile: potevano tranquillamente tagliarlo.
            Alla fine il fratello che voleva ammazzarla va a un passo dal riuscirci, ma un tizio che si è innamorato di lei riesce a salvarla. Fine della storia.
            Concordo invece con l’altra critica che avevi mosso alla sceneggiatura di Jupiter, ovvero il fatto di scopiazzare palesemente mille altri film. Tuttavia, questo lo fanno praticamente tutti gli sceneggiatori moderni: di conseguenza, anche se le sorelle Wachowski l’hanno fatto in maniera particolarmente spudorata, non me la sento di condannarle per questo.
            Ad ogni modo, il punto di forza di Jupiter non è la sceneggiatura, ma l’estetica: il film è visivamente stupendo dal primo all’ultimo minuto. In particolare i tanti combattimenti finali in mezzo al regno in fiamme mi sono piaciuti un casino: sia per la bellezza del regno, sia per la scarica di adrenalina che mi hanno fatto provare.
            Come ti dicevo prima, è da un bel pezzo che sto beccando quasi esclusivamente film escrementizi, quindi può darsi che io abbia apprezzato Jupiter soltanto perché è una merda un po’ meno fetida di tutte quelle che mi sono capitate sotto gli occhi ultimamente. Qualche che sia il motivo, ho dato a questo film un clamoroso ma convintissimo 7 su imdb. 🙂

          7. Mi ha colpito non poco il tuo apprezzamento per Jupiter, su quale nonostante tutto non posso e non riesco a ricredermi. Ti do ragione solo su un punto: la potenza visiva sia cromatica che delle immagini è fuori dal comune. Non vorrei che ti fossi fatto traviare dagli occhioni di Mila Kunis: so non essere il tuo ideale femminile, tuttavia è pur sempre molto bella 😀

            Mi voglio invece riallacciare all’altro tuo commento per tornare su due argomenti:
            LEONE: non ho visto il trailer del film e, se conosco bene i miei polli, ci saranno si e no 2 fotogrammi con lei in mise sexy e ovviamente li avranno spiattellati sul trailer per attirare più spettatori. Non me, chè tanto l’avrei visto comunque 😀 e a maggior ragione lo vedrò, forse già domani!

            SWANK: pochi giorni fa ho recuperato un film noir di cui tu mi avevi parlato e, se non ricordo male, con toni positivi: BLACK DAHLIA.
            Non si può certo dire che sia brutto, tuttavia gli ho trovato due difetti imperdonabili. Il primo è che a mio parere i ruoli assegnati alla Swank e a Scarlett avrebbero funzionato meglio se invertiti. La Johansonn mi sembra nettamente più portata per un ruolo da femme fatale senza scrupoli. il secondo motivo, invece, è che dopo la prima metà il film prende una piega stanca, senza più la brillantezza dei primi minuti. Temo non sia un caso che questo processo inizia quando il personaggio di Aron Eckart si ammoscia un po’ a causa della trama, fino a scomparire. Tra l’altro proprio Eckart mi è parso, tra tutti, l’attore più in parte.

            Comunque le critiche che ricevette questo film furono ingiuste e credo che molto sia dipeso dal fatto che i più si aspettavano di vedere un capolavoro ai livelli di LA Confidential, ma era francamente impossibile trarre un altro noir da un romanzo di Ellroy e farne una così meravigliosa trasposizione.

            PS: ho finito anche la terza stagione di Westworld, per me la più brutta delle tre. La prima meravigliosa, la seconda molto buona, quest’ultima ai limiti della decenza. Non so cosa potrà succedere con la quarta (e si spera ultima) stagione…
            PPS: Thandie Newton a quasi 50 anni paga da bere alla Wood, c’è poco da fare 😀

          8. Concordo in pieno sui 2 punti deboli che hai trovato in The Black Dahlia. In particolare il secondo: nel finale la trama non soltanto si ammoscia, ma diventa anche confusa.
            Riguardo alla terza stagione di Westworld, ho già scritto sopra cosa ne penso, quindi non aggiungo altro.
            Riguardo alla Wood, citerò una tua frase che in questo caso ci calza a pennello: “me pare ‘na polenta fredda…” 🙂

          9. Visto il film della Leone. Come previsto si ostina a conciarsi come una suora orsolina per il 99.9% del tempo nella manciata di fotogrammi rimasti abbandona la tonaca per indossare un comodo pigiamone.
            Quanta bellezza sprecata, anche perchè pure questo film mi conferma la sua incapacità recitativa.
            Come se non bastasse, L’amore a domicilio fa anche abbastanza cagare: una commedia che non fa ridere è utile come uno scopino del cesso nel bosco.
            In compenso ho iniziato l’ultimo di Spike Lee (Da 5 bloods) e il primo quarto di film, promette bene. Poi ti dirò come procede!!!!

          10. Volevo guardarlo anch’io, poi sono rimasto bloccato dalla durata: 2 ore e mezzo per me sarebbero tante anche davanti alla tv, figuriamoci davanti al pc (che mi stanca gli occhi ancora di più). Fammi sapere se (come nel caso di The Irishman) vale la pena di fare un’eccezione. Nel frattempo, buona Domenica! 🙂

          11. Lo SPIKE LEE che preferisco è quello ironico e pungente, che sa trattare temi complessi e profondi con un tocco leggero, ma non per questo superficiale.
            Film come INSIDE MAN, FA LA COSA GIUSTA o il più recente BLACK KLANSMAN sono esempi luminosi del suo modo di fare cinema.
            Lo Spike Lee più riflessivo generalmente non mi intriga più di tanto, salvo rarissime eccezioni come La 25° ora oppure Malcom X.
            Da 5 Blood si pone un po’ a metà tra questi stili, senza eccellere nè nell’uno nè nell’altro. E alla fine della fiera, essendo un film che manca la brillantezza, è proprio la lunghezza ad azzopparlo: avesse durato 90 o 100 minuti, sarebbe risultato più gradevole, ma 160 minuti per una pellicola del genere sono ingiustificati.
            Poi, per carità, lui è sempre bravo e c’è un cast che si disimpegna bene, ma oltre un 6 stiracchiato non gli darei.
            Ora vedi tu come regolarti… anche se penso di immaginare cosa farai…

          12. Io divido i registi in 3 categorie.
            La prima è costituita da un solo regista, l’unico che guardo per principio, perché non mi ha mai deluso: James Gray. Se vogliamo non mi ha mai deluso neanche Ben Affleck, ma ha fatto solo 4 film da regista e quindi è ancora presto per metterlo alla pari di James Gray.
            La seconda è costituita da quei registi che non mi hanno QUASI mai deluso, e quindi che guardo QUASI sempre: Clint Eastwood, Martin Scorsese, Ridley Scott e appunto Spike Lee sono gli esempi più famosi.
            La terza è costituita da quei registi che sono un terno al lotto, perché sono capaci di partorire dei gran capolavori come delle gran cazzate. Di norma sono quei registi sempre in bilico tra genialità e pazzia, come Woody Allen e Quentin Tarantino. Dato che sono abbastanza discontinui, li guardo soltanto quando sono quasi sicuro che stavolta ci abbiano azzeccato (e talvolta rimango fregato lo stesso: ad esempio, ero certo al 100% che C’era una volta a Hollywood sarebbe stato un filmone, e invece era un cesso nauseabondo).
            Da quello che hai scritto, mi pare che Da 5 Bloods sia una delle rare scivolate che ogni tanto prende Spike Lee, e quindi me lo risparmio.
            Tu invece quali registi metteresti in ognuna di queste 3 categorie?

          13. Di James Gray ho visto alcuni film.
            Sono sicurmaente meritevoli sia TWO LOVERS che I PADRONI DELLA NOTTE, rientra invece tra gli appena passabili C’ERA UNA VOLTA A NY. Mentre ho trovato di rara bruttezza la sua ultima fatica , AD ASTRA: per fare uno sci-fi intellettuale o sei un genio come Kubrick o hai la capacità di creare immagini potenti come Nolan, altrimenti è meglio che cambi strada, cosa che GRAY in quel caso non ha saputo fare.
            In tutta franchezza io non ho un regista che “non mi ha mai deluso”: tutti i miei preferiti (Scorsese, Coppola, Clint, Tarantino, Scott, etc) hanno mosso qualche passo falso nella propria carriera.
            Diciamo che io preferisco dividere i registi in 3 categorie:
            1. i registi che mi piacciono quasi sempre
            2. i registi che sono un terno al lotto perchè possono oscillare tra la vacca e il capolavoro (Mangold, Singer, Snyder, etc)
            3. i registi come evito come una cacca di cane sul marciapiede perchè ormai ho imparato che il loro stile è assolutamente incompatibile con le mie preferenze. Il pensiero va ovviamente al tanto osannato Phil Jackson o il peggio ancora Neil Blomkamp.

            Spike Lee rientra di diritto nella categoria 2, perchè di norma fa bei film ma spesso inciampa pure. Da 5 bloods non è un inciampo completo (comunque è un’opera solida che merita la sufficienza) tuttavia da uno come lui ci si aspetta sempre qualcosa di più.

            Mi allaccio ora al commento che hai lasciato su IG e al film DRAGGED ACROSS COMPLETE: è un film di raro realismo e dalla messa in scena cruda ma valida. In certi passaggi sembra un film dei fratelli Cohen, in altri un b-movie poliziesco, comunque sempre mantiene la sua identità. A me ad esempio ha colpito molto il personaggio della mamma che torna a lavorare in banca (l’attrice è Jennifer Carpenter, nota ai più per il ruolo di protagonista nella serie DEXTER), che compare per 5 minuti appena prima di restare uccisa nella rapina. Ecco, la crudezza di passaggi come questo evidenziano la natura profondamente realistica del film. Ad esempio, poi, il video che fanno a Gibson mentre schiaccia la testa del messicano sembra una anticipazione incredibilmente simile a quello che è accaduto poche settimane fa con George Floyd…
            Il tuo commento poi mi ha fatto riflettere che effettivamente questo film ha delle analogie con il cinema di Sidney Lumet, nel non voler creare personaggi mai completamente buoni nè completamente cattivi, ma tanti protagonisti grigi, come è grigia l’esistenza raccontata in tutte le quasi 3 ore del film. Ecco, forse la durata è il difetto più grosso del film: avesse saputo concentrare le emozioni in una più canonica 1:30 di film, si sarebbe potuto meritare perfino un 8.

          14. Anche a me è venuto un brivido lungo la schiena nel vedere Mel Gibson che spingeva sul collo del criminale. L’ha fatto con il piede anziché con il ginocchio, ma per il resto la scena è uguale identica a quella dell’omicidio di George Floyd.
            Tra l’altro è da brividi (in senso negativo) anche la scena successiva, in cui Mel Gibson e il suo partner vengono convocati nell’ufficio del loro superiore: infatti quest’ultimo anziché fargli una ramanzina gli dice qualcosa del tipo “Avete fatto bene, ma devo sospendervi per placare la bufera mediatica”. Ecco, quest’atteggiamento indulgente nei confronti dei poliziotti violenti è molto diffuso nel cinema americano, e probabilmente anch’esso ha contribuito a far montare in molti di loro la sensazione di poter fare qualsiasi cosa senza alcun senso di colpa né conseguenza.
            Il tuo commento mi ha fatto riflettere su un altro pregio del film: lo spessore dei comprimari. Anche quelli che appaiono per pochi minuti, come appunto la mamma che resta uccisa nella rapina, riescono comunque a lasciare il segno.
            Riguardo a Jennifer Carpenter, appena è entrata in scena ho avuto l’immediata sensazione di averla già vista da qualche parte. Così sono andato sulla sua pagina imdb e ho scorso la sua filmografia, ma non ho trovato nessun film che avessi già visto. Alla fine ho scoperto l’arcano: mi era familiare perché assomiglia alla pornostar Veronica Rayne! 🙂

          15. I film con un cast così ricco sono sempre rischiosi: il più delle volte infatti si sbraca e i registi non riescono ad amalgamare bene i talenti davanti la macchina da presa. Speriamo che il buon Gray sappia districarsi tra tutti quei premi oscar…

            Colgo l’occasione per segnalarti un film visto di recente, IL MIGLIORE, di Barry Levinson con Robert Redford.
            E’ una pellicola datata (1984) tuttavia è una bella favola di sport e di riscatto personale. Se non l’hai mai visto te lo consiglio caldamente.

          16. A proposito di sport, stamani sono rimasto disgustato nell’ascoltare la conferenza stampa del nostro allenatore Iachini. Affrontiamo in casa la squadra penultima in classifica, eppure lui la descriveva come una partita dalle mille insidie, manco dovessimo sfidare il Barcellona o il Real Madrid. In questo mi ha ricordato Super Pippa Inzaghi, che si mostrava timoroso in conferenza stampa anche alla vigilia di partite facilissime come quella con il Chievo. Con questa mentalità non si va lontano, e quindi per la prima volta da quando l’abbiamo ingaggiato mi ritrovo a sperare che Iachini venga congedato a salvezza ottenuta.

          17. E il pareggio striminzito che ne è venuto ne è stata l’inevitabile conseguenza…
            Ho visto alcuni spezzoni di partita di questo calcio post-coronavirus più per curiosità che per reale interesse, dato che la stagione del Milan è ormai compromessa e si progetta il futuro, mentre la lotta per il campiona è inevitabilmente segnata a favore della Juve che già è la squadra più forte e in più, giocando ogni 3 giorni, potrà contare sulla panchina ricca di campioni di cui sono invece prive Lazio e Inter.
            La curiosità di cui sopra è dettata dal vedere come giocano le squadre e non mi sembrano molto condizionate dal virus. Semmai è evidente che i ritmi siano blandissimi, tipici del calcio d’agosto, perchè in effetti dopo 3 mesi di stop è come se questa sia una stagione del tutto nuova. E di questo ritmo da calcio amatoriale si è avvantaggiato il mio Milan, che da anni ormai ha giocatori poco pugnaci, e quindi il maggior tasso tecnico ha permesso di stendere agevolmente il Lecce.
            Se non altro questo mese potremo far indigestione di gol…
            Riguardo Iachini l’ho sempre ritenuto un mediocre, inadatto a una panchina prestigiosa come quella viola: mi auguro con tutto il cuore che il prossimo anno possiate troare un tecnico più all’altezza

          18. E’ vero, la Juve ha una rosa abbondante, ma anche mal costruita. La lacuna più rilevante è in attacco, dove manca una riserva di Higuain (e il bello è che la Juve si è ficcata da sola in questa situazione, cacciando un Mandzukic che fosse stato per lui sarebbe rimasto in bianconero a vita). A centrocampo invece le riserve ci sono, ma non sono in grado di cambiare la partita entrando dalla panchina. Anzi, giocatori come Ramsey e Rabiot si sono dimostrati incapaci di incidere anche quando Sarri gli ha dato a disposizione tutti e 90 i minuti.
            A questi problemi va aggiunto il fatto che la squadra palesemente non segue più Sarri. Non so se è dovuto al fatto che i giocatori lo detestano come persona o al fatto che sono sinceramente incapaci di assimilare i suoi schemi, ma la situazione è questa. Considerato che i pilastri della squadra sono già stravecchi e quindi la Juve non può permettersi di buttar via un altro anno, fossi il presidente avrei cacciato Sarri già dopo la finale di Coppa Italia. E invece credo che Agnelli se lo terrà fino a fine stagione: un po’ perché esonerarlo equivale ad ammettere di aver sbagliato la scelta, un po’ perché nell’ambiente juventino c’è questa mentalità idiota per cui mandar via un allenatore a stagione in corso è una caduta di stile.
            Inutile dirti che vedere la Juve sommersa da tutti questi problemi mi manda in brodo di giuggiole. 🙂

          19. Le tue considerazioni sono giustissime: da un paio di anni la Juventus ha commesso più errori che nei precedenti 7.
            A mio parare la causa di tutti i mali è stato l’ingaggio di Ronaldo: investire centinaia di milioni per ingaggiare un giocatore si fenomanel ma pur sempre di 33 anni ha determinato 2 conseguenze:
            1. amplificare la ricerca di vincere la Champions puntando su altri giocatori di esperienza senza iniziare la logica ricerca di ringiovanimento della rosa (è ampiamente la squadra con l’età media più vecchia)
            2. l’impoverimento delle risorse finanziarie che ha costretto a puntare su troppi parametri 0 a centrocampo (Ramsey, Rabiot, Emre Chan). Ho patito sulla mia pelle la pericolosità di imbottirsi di parametri 0: da un lato se un giocatore arriva a scadenza 9 volte su 10 è perchè la squadra per cui militava aveva buone ragioni per mandarlo via (nel migliore dei casi non valeva quanto chiedeva, nel peggiore era una mela marcia), dall’altro lato diventano di fatto giocatori invendibili a causa dell’altro ingaggio e quindi graveranno per anni sul bilancio, anche quando varranno una cicca.
            A tutto questo si è aggiunta la scelta scellerata di puntare un allenatore molto tattico come Sarri a discapito di un allenatore più pragmatico come Allegri.
            La fortuna della Juventus è che il panorama della serie A è desolante: il Milan è nullo da 10 anni, l’Inter ha rialzato la testa solo da un paio d’anni e faticherà a lungo per arrivare ad alti livelli, le altre squadre (Napoli e romane) hanno una mentalità troppo volatile per ambire alla vittoria finale).
            IL ritmo serrato delle partite li favorirà, dunque, e temo assisteremo al nono scudetto consecutivo.
            SPero almeno che sia l’ultimo e le premesse ci sono tutte.
            Incrociamo le dita: questa egemonia è diventata intollerante, soprattutto da quanto i media (SKY e Gazzetta in primis) spingono per farla passare come meravigliosa.

    1. Non conoscevo questa ballata ruvida e sofferta. Non ne conoscevo neppure l’autore.
      Mentre la ascoltavo immaginavo sterminate piantagioni di cotone, immagino i cappucci del ku klux klan, immaginavo gli schiavi negri ai ceppi, immaginavo il sangue e la sofferenza.
      E’ fastidiosa, eppure necessaria.
      Ti ringrazio per avermela fatta conoscere.

        1. Più che attuale, direi essenziale.
          Già che siamo in tema musicale, dopo aver ascoltato questa canzone, ho sentito la necessità di passare a questa. Non sono poi molto legate, però mi è partita l’associazione e ho pensato bene di condividerla.
          Buon ascolto:

          1. in qualche modo la sofferenza ha un legame che va oltre le parole musicate, sia l’uno che l’altro “soffrono” cantando, ognuno a modo suo ma con la stessa, grave, profonda, malinconica e perdurante sofferenza.
            Ottimo brano di un grande artista.
            Ma credo che il blues sia la vera anima “nera” del canto sofferto, l’unica in grado di graffiarti emozionandoti

          2. Verissimo, è il blues che incarna certe emozioni perchè è nato dal sangue di quelle sofferenze, il mio era un accostamento di idee senza senso, quasi un volo pindarico, nulla di più!

  3. Complimenti per il testo, una sorta di blues molto intenso.
    Riguardo alla discussione su Domenico Starnone, il film La scuola e Elena Ferrante, il film l’ho visto e ho visto anche la pièce teatrale; è tratto da uno spassoso libro di Domenico Starnone (che per l’appunto ha curato anche la sceneggiatura) intitolato Ex Cattedra. Il libro, ormai più che trentenne (è del 1989) è molto superiore alle sue trasposizioni sia cinematografica che teatrale. In effetti io non ho apprezzato né il film né la commedia, mi sono sembrati di un umorismo troppo carico, ricordo con fastidio la lunga discussione sul ragazzo che sapeva fare solo il verso della mosca: nel libro è un piccolo episodio, nel film e nello spettacolo è diventato il motivo portante e mi è parso molto tirato per le lunghe. Starnone è uno scrittore bravo ma io non l’adoro; ho letto molti suoi libri, mi piacciono, ma non ci faccio una passione. Sua moglie, Anita Raja, è quasi sicuramente l’autrice che si nasconde sotto lo pseudonimo di Elena Ferrante e questo è stato appurato confrontando i pagamenti ricevuti dalla Raja da parte della casa editrice e/o per la quale fa traduzioni: compensi troppo profumati per una traduttrice, molto probabilmente royalties per la saga dell’Amica geniale che come sappiamo vende moltissimo da anni.

    1. Che la Raja si celessa dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante è notizia molto dibattuta, non certa probabilissima. In linea generale, almeno per me, non fa alcuna differenza appiccicare una faccia sopra a un autore: ho letto tanti libri di cui ignoro tutto dell’autore, quindi… Tra l’altro penso di essere uno dei pochi a non aver letto nessun romanzo della quadrilogia dedicata a L’Amica Geniale. Ho letto piacevolmente, invece, il tuo primo romanzo: L’amore molesto, che ha un taglio così squisitamente femminile e femminista che mai e poi mai sarebbe potuto uscire dalla penna di un uomo, non foss’altro per quella particolare declinazione della sensibilità che è propria solo delle donne.
      Leggendo il tuo commento, però, mi sono soprattutto incuriosito riguardo Ex Catedra: lo recupererò quanto prima e grazie per la dritta!!!!

  4. Ho passato settimane a scacciare dalla mente il video di George Floyd e quel suo lamento soffocato… ma quando meno me lo aspettavo era sempre li che si riproponeva.
    Per questo motivo, per sopravvivenza forse, sono stato lontano dalla televisione, dai social e dai post come il tuo, pur sapendo che probabilmente sarebbero stati dei capolavori.
    Adesso ho preso il coraggio, ma a piccole dosi, per non vivere la preghiera che tu hai rivolto a Dio e desiderare di non essere in questo mondo.
    La tua preghiera trasuda delle emozioni che hai sentito e mi ha ricordato me quando ho buttato giù le mie dopo aver visto Joker, tutto un altra storia ovviamente, ma l’empito che ti spinge a scrivere quando senti dentro certe cose è lo stesso.
    Grande Lap, come sempre!

    1. Ciao Ale, è sempre un piacere leggere i tuoi commenti e le tue emozioni. Possiamo solo sperare che la protesta accesasi in queste settimane continui ad alimentarsi finchè veramente le cose non migliorino sul serio.
      Un abbraccio!

      1. Lo spero tanto anch’io e a giudicare dall’eco mondiale che quel video ha avuto ci sono buone probabilità che sarà così!
        Questa è una grande lezione che ricorda a tutti come i potenti della terra sono solo quattro gatti che poggiano il loro potere sull’indifferenza, l’ignoranza e la divisione delle masse. Quando i popoli si uniscono e parlano con una voce sola cambiano la storia!
        Ci sono tanti bellissimi esempi anche semplicemente facendo la spesa. Cerco di metterli in atto sempre quando il fine settimana vado nei supermercati con la mia compagna. Un esempio dei tanti è la scelta del prodotti ittici che usano metodi di pesca che non devastino il mare. Greenpeace sta iniziando a portare al tavolo delle trattative le multinazionali del tonno in scatola informando i consumatori su quali siano le marche che usano metodi ecosostenibili.
        Insieme possiamo cambiare i mondo, anche pubblicando un post su di un blog 😉
        Hasta la victoria siempre hermano

  5. Una preghiera piena di dolore e supplica, una preghiera che riesce a lasciare il lettore a bocca aperta per la sua bellezza ma anche per il suo dolore. Credo proprio che tu sia riuscito a mettere ben in chiaro cosa ti ha lasciato quel film. E sinceramente dopo aver letto ciò, lo guarderò sicuramente. Grazie mille!

    1. E’ un film essenziale, soprattutto di questi tempi.
      Son passato 3 mesi dalla morte di George Floyd ma in realtà nulla è cambiato ed è ancora inevitabile essere feriti o uccisi per il colore della propria pelle.
      Pensare che Alan Parker abbia saputo realizzare un film così moderno quando di razzismo non faceva comodo parlare (e difatti nessuno lo faceva…) e tutti pensavano di vivere una nuova Età dell’Oro, mi riempie di orgoglio: forse il genere umano non è così perduto come spesso mi viene di pensare.

      1. No, il genere umano non sarà mai perduto finché esisteranno persone che noteranno questi problemi e vorranno farli notare agli altri. Non sarà mai perduto finché ci saranno persone che combatteranno per un domani migliore per tutti quanti e che combatteranno per i più deboli. Io mondo è pieno di gente crudele ma è piena anche di persone buone e altruiste.

        1. quanto hai ragione, butch
          il problema è che “il cattivo” farà sempre più notizia “del buono” e forse è compito “del cattivo” fare in modo che il secondo abbia il giusto risalto!

Rispondi a Sarino Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...