Lettera per te (Bruce Springsteen – 2020)

Perchè la morte non è la fine.

Lo ripetevi spesso e io ammiravo la fiducia con cui ribadivi questa convinzione, talvolta perfino ti invidiavo.

Prima di andartene mi dicesti che ci saremmo rivisti nei sogni, che avremmo di nuovo passeggiato, riso e cantato agitando una bottiglia di birra vuota come fosse un microfono. Ti aspettavo ogni notte ma tu non venivi. Mi coricavo pensando a te, facendo si che la tua immagine fosse l’ultimo pensiero della giornata, ma sognavo solo incubi tristi nei quali tu non c’eri mai. All’opposto, talvolta mi sforzavo di non pensarti affatto, sperando che poi tu mi facessi visita per compensazione, ma non funzionava nemmeno così. Mi ero perfino ridotto a prendere dei sonniferi, convinto che tu mi stessi aspettando nei sogni che si fanno nel sonno più profondo, quello dove io non arrivo mai. Ma non stavi neppure lì.

Per molto tempo ho pensato che mi avessi abbandonato e in principio mi sono arrabbiato perchè mi avevi fatto una promessa senza mantenerla. Per molto tempo ho covato un groviglio di emozioni tristi, nel quale intrecciavo delusione, solitudine, rabbia, malinconia, rassegnazione. Per molto tempo ho creduto che non avrei mai superato l’ostacolo della tua assenza. Per molto tempo ho perfino sperato di dimenticarti, di estirpare il tuo ricordo dalle mie cellule che, ostinate, ne servavano memoria. In alcune occasioni ti ho perfino odiato e ho desiderato non averti mai incontrato nè voluto bene. Eppure, ogni secondo, mi mancavi.

Per molto tempo sono stato rassegnato, finchè un giorno non ti ho sentito.

Ero seduto in veranda, sfogliavo distrattamente una rivista mentre sorseggiavo il caffè. Il cielo era limpido e l’aria frizzante del mattino pizzicava la pelle. Mi ero stretto nel giaccone e avevo guardato per alcuni istanti la coltre di neve che si stendeva oltre il granaio, per tutta la valle, fino all’orizzonte. Fissai troppo a lungo il paesaggio immacolato perchè a un certo punto il bianco della neve illuminato dai raggi sbilenchi del sole mi aveva abbacinato, costringendomi a chiudere gli occhi. Ed era stato allora che ti avevo sentito.

Prima il rumore dei tuoi passi, inconfondibile per via di quegli assurdi stivali con tacchi cubani che ti ostinavi ad indossare sempre, d’estate come d’inverno. Poi il rumore della cerniera del tuo cappotto che chiudevi sempre adagio, come se volessi lasciare al freddo l’opportunità di abbracciarti qualche istante ancora. Infine il cigolio della sedia che usavi di solito, prolungato anch’esso, come se perfino la sedia ti stesse abbracciando.

Ho atteso un istante prima di aprire gli occhi e quando l’ho fatto non ti ho visto. Eppure sapevo che c’eri, lì davanti a me, immobile, mentre scrutavi l’orizzonte con i tuoi occhi penetranti ridotti a due fessure strette strette.

Ho sorriso, coccolato dalla tua presenza invisibile ma potente. Non ho provato a chiamarti nè ho aperto bocca, mi sono limitato a gustare quell’istante breve di vicinanza che mi ha ripagato dei mille sonni inquieti durante i quali ti avevo atteso invano. Non so dire quanto tempo sia rimasto così, immobile per paura che l’incantesimo svanisse: forse qualche secondo oppure ore intere. Infine ho richiuso gli occhi spinto dalla speranza di sentirti ancora, ma ho udito solo silenzio: già non c’eri più. Ho sorriso di nuovo, senza aprire gli occhi, e solo allora mi sono accorto delle lacrime che rigavano le guance ispide di barba.

Da quel giorno il tuo fantasma mi fa visita tutte le mattine. Esco in veranda, sorseggio il caffè, fisso a lungo la distesa di neve baluginare per tutta la valle finchè non mi bruciano gli occhi e sono costretto a chiuderli. Ed è allora che il tuo fantasma arriva.

Giorno dopo giorno, ai rumori della prima volta se ne sono aggiunti altri: lo sfrigolio del fiammifero con cui accendevi la prima sigaretta della giornata, lo sbuffo con cui ravviavi la ciocca di capelli ribelle che ti scendeva davanti gli occhi, lo strofinio delle tue mani sui calzoni mentre tentavi di scaldarle, il tintinnio della campanella sopra la porta che stuzzicavi con la punta delle dita quando ti stiracchiavi, la vibrazione del telefono con i primi messaggi della giornata sistematicamente ignorati. E poi ancora: il colpo sordo della stecca quando giocavamo a biliardo nel club giù in città, lo schiocco delle lattine di birra che bevevamo al drive in, le parole sussurrate mentre carezzavi la criniera del tuo cavallo, il crepitio delle foglie secche sotto i piedi quando uscivamo per una passeggiata, il tonfo della portiera e la musica subito a tutto volume quando saltavi di corsa sul pickup per andare al lavoro.

Ti ho ascoltato ogni mattina ed era come se ti vedessi. Per lunghi mesi queste immagini mi hanno consolato perchè mi restituivano un po’ di te e riempivano il vuoto che avevi lasciato senza però colmarlo del tutto finchè, da mezzo pieno, il bicchiere è diventato mezzo vuoto. E allora ho iniziato a volere di più: le rughe della tua mano, il profumo dei tuoi capelli, la consistenza beffarda del tuo sorriso quando baravi a Scarabeo, i tuoi discutibilissimi gusti musicali, la pila di libri acquistati, letti di fretta e mai messi in ordine. Ogni volta che attraversavo il tinello e la vedevo più alta, ti rimproveravo borbottando che l’avresti fatta arrivare fino al soffitto. Ma ne non hai avuto il tempo.

Ora che ho finalmente realizzato la tua assenza nella sua brutale crudeltà, sento il bisogno di scrivere una lettera per te, vergando la parole con l’inchiostro e con il sangue che mi sono ritrovato sulle dita dopo aver scavato a lungo nella mia anima alla ricerca di una risposta che non c’era. Alla fine ho preso tutto quello che ho trovato: dubbi e paure, gioie e dolori, mattine di sole e giornate di pioggia, poi ho messo tutto in una busta senza francobollo e ho aspettato che il vento la portasse via, la portasse da te. Mi piace pensare che quella busta stia ancora volteggiando, che abbia attraversato mari e montagne, superato indenne le burrasche e il sole ardente, sfarfallando nel cielo indomita e determinata, arsa dal desiderio di trovarti e spaventata dal timore di perderti di nuovo.

La neve ormai si è sciolta e i pendii della valle sembrano più dolci, colorati con fantasie coraggiose nelle quali si mescolano infinite tonalità di giallo, di verde e di blu. Al mattino esco in veranda senza giaccone perchè il freddo è svanito. E col freddo sei svanito pure tu. Non mi cruccio però, perchè ho imparato che sei sempre con me, anche se non ti vedo, anche se non ti sento. Sei con me quando accatasto la legna nella baracca dietro casa, sei con me quando porto da mangiare ai cavalli, sei con me quando apro l’ultima birra della gioranta, sei con me quando mi accoccolo al camino leggendo un libro. Forse ti farà ridere sapere che ho preso il tuo stesso vizio e ora anche io ammucchio i libri sulla pila nel tinello, quella che avevi iniziato tu. Il soffitto è ancora lontano, ma mi sto avvicinando.

Stanotte ti ho sognato. E’ stato un attimo, ci incrociavamo in cucina, tu mi fissavi per qualche secondo e infine bisbigliavi: Perchè la morte non è la fine. Poi un rumore dal piano di sotto mi ha svegliato, ho sceso di corsa le scale ma non c’era nessuno, poi ho visto la pila di libri rovinata in terra, il pavimento coperto di pagine e copertine. Ho capito subito che era opera tua, il tuo modo bizzarro per dirmi che mi vuoi bene. Te ne voglio anch’io. E ora so che hai ragione.

La morte non è la fine, ma solo un passaggio.

24 pensieri su “Lettera per te (Bruce Springsteen – 2020)

    1. Grazie Ale, mi fa piacere che tu abbia apprezzato!
      E’ un post moltro strano, parla della musica attraverso le emozioni che mi ha trasmesso l’ultimo disco di Bruce e sapere che un po’ di queste emozioni le ho sapute trasmettere mi riempie di gioia!

  1. Come hai scritto in questo post, spesso quando viene a mancarci una persona cara cerchiamo disperatamente di riempire il vuoto che ha lasciato. Talvolta lo facciamo trovando qualcun altro che ce la ricordi e che le faccia da controfigura, ma questa è la soluzione più rara, perché molti si sentono in colpa anche soltanto a pensare di fare una cosa del genere; la soluzione più frequente è quella che hai illustrato in questo post, ovvero compiere tutta una serie di attività che ci ricordano la persona cara, e avere così l’illusione di riportarla accanto a noi per un momento. La parte in cui l’autore della lettera racconta di aver iniziato anche lui ad impilare i libri sul tinello è la più indicativa in questo senso.
    Nella mia vita sono venute a mancare tante persone, ma non è avvenuto quasi mai a causa di una morte fisica. Nella stragrande maggioranza dei casi è avvenuta piuttosto una morte del rapporto, nel senso che quella grande complicità che c’era all’inizio del fidanzamento o dell’amicizia è gradualmente svanita. Quand’ero più giovane ne rimanevo scioccato, perché ero sinceramente convinto che quei legami fossero solidi come la roccia e quindi destinati a durare per sempre; poi crescendo ho capito che i legami di questo tipo sono molto rari, e quindi bisogna essere sempre preparati psicologicamente all’idea che ogni nostro rapporto possa finire dalla sera alla mattina. Anche quando sembra incrollabile, e anche in assenza di un vero motivo.
    Una cosa simile alla morte mi è capitata anche con la mia nonna paterna: infatti non è morta fisicamente, ma l’anno scorso ha avuto un’ischemia e da allora non ragiona più molto bene. Lo vedo da tanti piccoli dettagli: ad esempio, prima dell’ischemia guardava L’eredità e si ingegnava su ogni singola domanda, cercando sempre di anticipare la risposta del concorrente; adesso L’eredità la guarda ancora, ma con uno sguardo assente dal quale si capisce che non sta realmente ascoltando né le domande né le risposte.
    Anch’io, da quando mia nonna è ridotta in questo stato, cerco di compiere una serie di attività che mi riportano a quando aveva ancora la mente lucidissima. Ad esempio, quando stava bene spesso andavo al mercato centrale di Firenze e le compravo un pezzo di montebore, un formaggio piemontese di cui era ghiottissima; adesso non può più mangiarlo perché digerisce solo cibi frullati, ma ogni tanto continuo ad andare al mercato centrale e a passare davanti al banco dei formaggi, senza comprare nulla, per il puro gusto di rivivere i tempi in cui le compravo il montebore. Ricordo ancora come le si illuminavano gli occhi quando glielo mettevo in mano, e la fretta con cui correva a prendere un coltello per tagliarne subito un pezzo: era contenta come un bambino la mattina di Natale, e per me sapere di averla resa così felice era una gratificazione immensa.
    Tra l’altro se capiti a Firenze devi assolutamente passare dal mercato centrale, perché è pieno di banchi dove puoi trovare tutti i cibi più particolari. Ad esempio, è lì che ho scoperto lo zighinì, uno spezzatino dal sapore semplicemente meraviglioso: ho provato a farlo anche a casa, ma non era minimamente paragonabile a quello del Trapizzino (così si chiama il banco che lo vende).
    Ho notato con piacere dal tuo profilo imdb che hai superato la tua storica avversione per Julia Roberts e hai visto uno dei suoi primissimi film, Mystic Pizza. Ebbene, l’ho visto anch’io, e mi piacque così tanto che lo misi nella classifica dei migliori film che ho visto nel 2018 (https://wwayne.wordpress.com/2018/12/22/i-10-film-piu-belli-che-ho-visto-nel-2018/). Di Mystic Pizza ho apprezzato non soltanto il profondo affetto che lega tra loro i personaggi femminili del film, ma anche il fatto che riesca a rendere incantevoli quelle che in fondo sono solo delle comuni vicende da paesino di provincia. E’ facile creare un’atmosfera piacevole quando giri un film in una città da cartolina come New York e Los Angeles, è molto più difficile riuscirci quando la storia si svolge in uno sconosciuto paesello del Connecticut. Ho apprezzato molto questa scelta di ambientare il film in un posto qualunque, perché ho sempre vissuto e lavorato in provincia (perfino quando sono emigrato in Liguria), e quindi sono ben consapevole di quanto sia sottovalutata: molti credono che la vita in provincia sia molto più noiosa di quella in città, quando invece anche un paesino di 20.000 anime può rivelarsi un vero e proprio Paradiso in terra. E questo Mystic Pizza lo fa capire perfettamente.
    Altra nota off topic: sto leggendo un romanzo di fantascienza ambientato in Inghilterra, “Morte dell’erba” di John Christopher. L’ho comprato senza sapere nulla della trama: il titolo mi faceva presupporre che fosse un post – apocalittico, e tanto mi bastava. Ebbene, quando ho cominciato a leggerlo sono rimasto di stucco nel rendermi conto che parlava di un virus pandemico partito dalla Cina, esattamente come il coronavirus. L’unica differenza è la soluzione adottata dai politici per risolvere il problema: infatti il governo inglese non adotta un lockdown, ma decide di sganciare delle bombe nelle zone più densamente abitate, nella convinzione che sia più facile gestire il virus con una popolazione di 20 milioni di persone anziché 50. I protagonisti del libro vengono a sapere con leggero anticipo che Londra verrà bombardata, e quindi il romanzo si concentra soprattutto sul loro disperato tentativo di fuggire in campagna (superando i posti di blocco messi dal governo) prima che questo avvenga. Non vedo l’ora di sapere se ci riusciranno o no, e nell’attesa di scoprirlo ti consiglio caldamente di leggerlo anche tu.

    1. La fine di un rapporto è sempre dolorosa per il senso di vuoto che lascia ma, tuttavia rispetto a una storia d’amore andata male o a un’amicizia rovinata, la perdita fisica di una persona cara porta con sé un senso di ineluttabilità e impotenza con cui è impossibile venire a patti.
      Mio malgrado ho perso molte persone care, alcune anche giovani (oddio, non si è mai troppo vecchi per morire, tuttavia è innegabile che la morte di un ottantenne sia più digeribile di quella di un quarantenne o di un trentenne) e ascoltare l’unico disco di Springsteen me le ha fatte tornare in mente. In dettagli come questo credo che si celi tutto il suo talento di autore infatti Letter to you è stato scritto sulle emozioni scaturite in Springsteen quando due anni fa è morto un suo vecchio amico musicista con cui fondò il primo gruppo della sua carriera, negli anni sessanta, i Castiles (nel video di Ghost c’è anche una foto di questo ragazzo). La morte di quel vecchio compagno lo ha quindi ispirato a parlare proprio della fragilità della vita, della precarietà dell’esistenza, della sofferenza di chi resta. E il fatto di esser riuscito a trasmettere queste emozioni particolari in modo universale, così che anche io che ho ascoltato il disco le abbia fatte mie e riprodotte nella mia sfera privata, è il sintomo che si tratta di un disco ben riuscito, come non gli riusciva da quasi 20 anni. So che non è il tuo artista preferito , tuttavia ti consiglio di dargli una chance prestando molta attenzione alle liriche delle canzoni.
      Passando a Julia Roberts, hai perfettamente ragione che di solito non guardo i suoi film perché col tempo è diventata odiosa, tuttavia all’epoca si prestava ancora a personaggi interessanti e non ritagliati per forza attorno alla sua figura di fidanzatina d’America che si è costruita dopo Pretty Woman. Mystic Pizza è un film proprio divertente, leggero, carino, mi ha conquistato. Lo avevo messo in lista proprio sulla scorta di quella tua vecchia recensione e anche una volta ho fatto bene a darti ascolto!
      Riguardo le letture, i romanzi post apocalittici mi intrigano poco (ne ho letti pochissimi, forse solo THE STAND di King) e confesso che adesso farei fatica a leggere uno che parla di epidemie e pandemie… sono già nauseato dal bombardamento massmediatico che siamo costretti a sorbire ogni giorno che preferisco fare letture che mi aiutino a staccare la spina. Pensa che, dopo anni, ho ripreso la mia vecchia passione dei romanzi storici ambientati nella Roma Antica e sto leggendo la saga di Scipione scritta da Santiago Posteguillo: al netto di alcune clamorose inesattezze storiche, sono bei romanzi.
      PS: a proposito di prodotti locali, non ti ho mai chiesto se ti è mai capitato di assaggiare un salume tipico della mia provincia, il CIAUSCOLO. È una specie di salame morbido: se capiti da queste parti non puoi non mangiarlo.

      1. Proprio a metà strada tra il mercato centrale di Firenze e la stazione di Santa Maria Novella c’è una macelleria che vende il ciauscolo. Mia madre ne va matta, io invece preferisco altri tipi di affettato. Ad esempio, quello che mi piace di più in assoluto è il salame spagnolo: si trova anche al banco gastronomia dei supermercati, ed è una vera delizia.
        Mi piace molto invece un altro piatto tipico marchigiano, i vincisgrassi: infatti quando l’ho mangiato ho notato con piacere che erano ridotti al minimo sia la besciamella (che odio) sia il sugo di pomodoro, e questo permetteva di esaltare al massimo l’ingrediente più buono del piatto, ovvero il ragù. Tra l’altro era un ragù particolare, perché c’era anche un po’ di fegato: di norma non mi piace, ma in quel caso era stato inserito con moderazione (ce n’erano solo pochi pezzettini), e quindi anziché darmi fastidio mi ha fatto apprezzare il piatto ancora di più. L’ho mangiato in Toscana, quindi non so se il cuoco ha seguito alla lettera la ricetta originale o ha fatto un po’ di testa sua, ma il risultato era davvero brillante! 🙂

        1. I vincisgrassi sono una specialità tipica della mia città, che ne vanta “l’invenzione”. Rispetto alla classigna lasagna emiliana la differenza più sostanziale è proprio il ragù che, di norma, dovrebbe essere fatto con carni di scarsissimo pregio che spesso vengono anche scartate. Ad esempio il fegato, come hai detto tu, anche se solitamente vengono usate le interiora dei polli (in dialetto maceratese si chiamano “grisci’” ma ne ignoro il nome italiano.
          Se ti piace un piatto del genere sei un gran buongustaio, di quelli che sanno apprezzare una cucina casereccia, anche povera, tuttavia gustosa.
          Proprio domenica scorsa mia moglie ne ha fatta una teglia enorme: ne ho mangiati fino a scoppiare 😀

          1. Se posso permettermi, per i piatti come le lasagne e i vincisgrassi la sfoglia migliore è quella di Giovanni Rana: grazie alla sua sottigliezza scivola giù che è un piacere, e si cuoce anche con grande rapidità. Ne ho una confezione in frigo proprio adesso, e prevedo che mia madre la userà già questa Domenica: mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci! 🙂

          2. Mi permetto di dissentire 🙂
            Una teglia di vincisgrassi degna di questo nome non può essere ASSOLUTAMENTE preparata utilizzando la sfoglia comprata al supermercato.
            Al più potrei accettare se fosse acquistata la sfoglia in un negozio di pasta fresca, ma in assoluto l’unica sfoglia ammissibile è quella preparata in casa, possibilmente dopo esser spianata col mattarello.
            Perdona la pignoleria, ma su questioni di così vitale importanza non posso trattenermi 😀 😀 😀

          3. In passato compravamo la sfoglia in un negozio di pasta fresca e ci facevamo il ragù da soli. Poi abbiamo scoperto le lasagne di Giovanni Rana e il ragù Star, e da allora usiamo sempre questi 2 ingredienti. So che la cosa può far inorridire un cultore della cucina casalinga, ma noi ci troviamo benissimo così.
            Questa conversazione gastronomica mi ha fatto tornare in mente questa videoricetta:

            In questo video c’è tutta la simpatia della mitica Sora Lella: non ho mai mangiato la trippa in vita mia, ma se un giorno la farò seguirò alla lettera la sua ricetta.

          4. Ma lo sai che neppure io ho mai mangiato la trippa… appena si potrà di nuovo tornare a uscire, voglio andare in un agriturismo qui delle mie parti dove mi è stato detto che la fanno buonissima!!!!!

          5. Rimanendo in tema di gastronomia, ne approfitto per rispolverare un mio vecchio consiglio cinematografico: Quanto basta, uno splendido film in cui proprio la cucina è uno degli argomenti principali.
            E a proposito di film, dopo aver visto il buon voto che gli hai dato su imdb mi sono informato su Easy Girl, e ho scoperto che è una rielaborazione in chiave moderna de “La lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthtorne: mi incuriosicono molto le versioni moderne delle opere letterarie, quindi potrei tranquillamente dargli una chance! 🙂

          6. Easy A è un film gradevolissimo, brillante e divertente. L’avevo sempre snobbato classificandolo (a torto) come l’ennesimo film demenziale ambientato in un liceo americano, invece il film è ben altro.
            Effettivamente il film richiama (e cita anche) la Lettera Scarlatta di Hawthorne, tuttavia si tratta di una rivisitazione molto libera perchè il film è principalmente una commedia, per altro ben riuscita.
            Tra l’altro il film mi ha dato modo di riscoprire il talento eclettico di Emma Stone, attrice a 360° gradi, che non teme di cimentarsi in film di ogni genere, sempre brillando. Anando a braccio:
            Benvenuti a Zombieland 1 e 2–> action-comedy
            Easy A –> teen comedy
            Crazy Stupid Love –> Commedia romantica
            The Help –> drama
            Amazing Spiderman 1 e 2–> cinecomic
            Gangster squad –> gangster movie
            La battaglia dei sessi –> biopic
            La La Land –> musical
            Birdman e La Favorita –> film d’autore

            Se non mi sbaglio le manca solo un bel thriller per completare tutti i generi possibili. A soli 32 anni e dopo un oscar alle spalle, direi che non può affatto lamentarsi.

          7. L’unico film in cui era palesemente fuori parte è Gangster Squad: ha un look da ragazza della porta accanto, e quindi era assolutamente inadatta per il ruolo della femme fatale. Lo dico pur avendo apprezzato moltissimo quel film, e infatti l’ho anche rivisto più volte (tu invece lo stroncasti senza pietà: https://lapinsu.wordpress.com/2013/07/22/gangster-squad/).
            Il tuo ultimo commento ha aumentato la mia curiosità, perché per ovvi motivi professionali sono molto interessato a tutti i film ambientati in un contesto scolastico. A questo punto devo assolutamente vederlo! 🙂

      2. Springsteen riesce a dar voce a tutto, soprattutto durante i concerti, direi che è uno dei pochi che non sembra star là solo per soldi, ma divertendosie commuovendosi davvero.
        Grazie di questo post, mi sono commossa. Mi sono ricordata di un paio di volte che ho sognato mia amdre e nel sogno ho udito, distintamente, la sua voce: è scesa su di me una serenità che non mi ha più lasciato. Molti sono i modi in cui ci parlano, sta a noi capirli, come nel tuo caso.

        1. Ciao moaiana e benvenuta nel blog!!
          Ho avuto la fortuna di assistere a numerosi concerti di Springsteen e non posso che sottoscrivere le tue parole: lui adora fare i concerti, suonare per i suoi fans, emozionarsi insieme a loro.
          Anzi, ti dirò di più: leggendo la sua autobiografia, afferma candidamente che suonare dal vivo è la sua personale terapia contro la depressione cronica che lo affligge da 40 anni.
          Speriamo che questo pandemonio finisca presto e che possa tornare in tournè: non vedo l’ora di sentire le nuove canzoni in versione live!!

          Ciao e grazie ancora per il contributo!!!!

    1. Grazie Gramon!
      Ho azzardato molto scrivendo questo post, son partito dalle emozioni più forti che mi ha trasmesso Letter to you e ho cercato di reinterpretarle a modo mio: non mi interessava recensire il disco in senso stretto (anche perchè non ne sarei capace…) bensì descrivere proprio l’aspetto emotivo che si cela dietro l’ultima pubblicazione del Boss.
      Non esito a dire che sia uno dei migliori dischi pubblicati dopo il 2000. Il solo THE RISING gli è superiore come spessore e qualità. Trovo stupefacente come Bruce sia riuscito ad amalgamare perfettamente le 3 canzoni recuperate dagli anni 70 anni con le nuove, sia dal punto di vista musicale che da quello lirico.
      Ad ogni ascolto (e ormai credo di aver raggiunto qualche centinaio di ascolti) ogni singola canzone continua a stupirmi e a piacermi di più, il che significa solo una cosa: stavolta il Boss ha fatto centro e con lui tutta la E Street Band.
      Nel tuo blog non ho trovato una recensione, quindi son curioso di sapere anche il tuo parere a questo punto…

      1. Scriverò anch’io una recensione, ma ultimamente il tempo da dedicare alla scrittura scarseggia. Ho in testa al meno 5 post e vorrei riuscire a scriverli entro la fine dell’anno. La recensione però credo che la lascerò per ultima perché vorrei dedicarmi un po’ al cinema che è da tantissimo che non ne scrivo. I miei post degli ultimi mesi sono tutti dedicati alla musica. Comunque sto ascoltando l’album tutti i giorni e non ce n’è una che non mi piace…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...