Grazie di tutto Ribery (guest post, di nuovo…)

Ormai il mio amico wayne deve avermi preso a compassione e deciso che, oltre a portare avanti il suo longevo e meraviglioso blog, è giunto il momento di dare una ringalluzzita pure al mio pigro Lapinsù…
Buon per voi che potete gustare questa bella storia di calcio che profuma di erba, terra e primavera.


Avete presente quei film americani in cui un cesso riesce a conquistare una strafiga? Ebbene, nel calcio qualche volta questa favola succede davvero. Può capitare che un direttore sportivo ambizioso, pur lavorando per una squadretta che punta a salvarsi all’ultima giornata, decida di telefonare ad un campionissimo per chiedergli di venire a lavorare per lui. E può capitare che il campionissimo, anziché rifiutare la chiamata o ridergli in faccia, decida inspiegabilmente di accettare la proposta.
Il caso più clamoroso in questo senso fu l’arrivo di Roberto Baggio al Brescia: era impensabile che il giocatore più iconico degli anni 90 andasse a lottare per la salvezza in uno stadio da neanche 20.000 posti, eppure la faccia tosta del Brescia e l’umiltà del Divin Codino resero possibile l’affare. Con reciproca soddisfazione di entrambi, visto che il Brescia inanellò una serie di salvezze comodissime e Baggio trovò finalmente un allenatore disposto a farlo giocare tutte le Domeniche (Carletto Mazzone).
Un altro esempio clamoroso fu l’arrivo in Italia di Ribery. Il suo contratto con il Bayern era appena scaduto, e davanti a lui si ponevano 2 strade: da un lato un contratto ricchissimo con il Lokomotiv Mosca, dall’altro un contratto “ricco ma non troppo” con la Fiorentina. Alla fine fu decisiva la moglie, che non voleva crepare di freddo in Russia e quindi lo convinse ad accettare l’offerta italiana. Non la ringrazieremo mai abbastanza.
Nella sua prima stagione in maglia viola Ribery giocò bene, ma per quanto possa sembrare incredibile non spiccò particolarmente. Un po’ perché un’operazione alla caviglia lo tenne lontano dal campo per diversi mesi, un po’ perché la Fiorentina aveva altri 2 campioni su cui appoggiarsi: Castrovilli e soprattutto Federico Chiesa, che giocava controvoglia per la mancata cessione alla Juve, ma anche senza impegnarsi disegnava calcio ad ogni tocco di palla.
Nella stagione successiva la situazione era decisamente cambiata. Alla fine Chiesa era riuscito ad ottenere quel passaggio alla Juve che voleva disperatamente da oltre un anno, e al suo posto era stato ingaggiato un calciatore strafinito come Callejon. L’altra stella della squadra (Castrovilli) era rimasta, ma solo in poche occasioni riusciva a giocare con la stessa maestria della stagione precedente. Insomma, fu chiaro fin dalle prime partite che Ribery avrebbe dovuto caricarsi la squadra sulle spalle, e che senza di lui saremmo finiti sicuramente in serie B.
Questo dato di fatto era evidente non soltanto per i tifosi, ma anche per i giocatori: infatti in ogni singola partita i suoi compagni rimanevano in attesa di una sua invenzione, si lasciavano guidare da lui come se fosse un vero e proprio allenatore in campo. In teoria la Fiorentina avrebbe avuto anche altri elementi in grado di innescare una giocata (Amrabat, Borja Valero, Biraghi eccetera), ma la paura della retrocessione li aveva mandati tutti in crisi, li aveva fatti diventare tutti l’ombra di loro stessi; Ribery invece giocava con una tranquillità assoluta, la difficile situazione di classifica sembrava non sfiorarlo nemmeno. Perché gli altri avevano solo la tecnica, lui aveva anche la personalità, la forza d’animo del trascinatore.
Ribery avrebbe potuto fare come Callejon, ovvero venire a Firenze per strappare l’ultimo contratto e passare i suoi giorni in maglia viola a far finta di giocare a calcio. Invece ha deciso di rimboccarsi le maniche, e farsi un mazzo così per salvare una squadra che l’avrebbe pagato anche se non ci avesse messo un briciolo di impegno. Qualcuno la chiamerebbe professionalità, ma io preferisco un altro termine: generosità. Per 2 anni Ribery ci ha donato tutto il suo talento, tutto il suo sudore, tutta la sua infinita intelligenza calcistica. L’ha fatto non per i soldi (che avrebbe percepito anche giocando a carte in panchina con Callejon), ma perché aveva troppo rispetto di se stesso e troppo amore per Firenze per lasciarsi andare ad un finale di carriera mediocre. Ribery è un calciatore destinato alla grandezza, ed è riuscito a esprimerla anche quando è venuto a giocarsi la salvezza contro delle squadrette come Lecce e Benevento. L’amore che ha dato a Firenze è stato ampiamente ricambiato, e rimarrà inalterato qualunque decisione lui prenda per il prossim’anno. Grazie di tutto Ribery, non ti scorderemo mai.

34 pensieri su “Grazie di tutto Ribery (guest post, di nuovo…)

    1. Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato questo mio post. L’ho scritto il mese scorso, ma per scaramanzia ho preferito tenerlo nel cassetto finché la salvezza della Fiorentina non fosse diventata certa al 100% (il che è successo giusto ieri).
      Una precisazione: in verità nel girone di ritorno è stato molto importante anche un altro giocatore (Vlahovic), ma ho preferito concentrarmi su Ribery perché a differenza sua è stato decisivo dalla prima all’ultima giornata. Grazie mille per i complimenti e per il commento, e buona serata anche a te! 🙂

  1. Hai ragione: una bella storia di calcio. Una di quelle storie che ti rimangono dentro, soprattutto quando porti rispetto per la maglia che indossi diventando così un vero professionista. Quando lo vidi giocare una delle prime volte appena arrivato in Italia, mi stupii per la bravura del giocatore e per come riusciva a far girare tutta la squadra con le sue giocate. Evidentemente aver militato in grandi formazioni, non solo l’ha formato completamente ma lo ha fatto diventare uomo, e il tuo post lo dimostra. Tanto di cappello…

    1. Hai detto bene: non sempre i grandi giocatori sono anche grandi uomini, ma nel caso di Ribery è avvenuta questa fortunata congiunzione astrale, quindi noi fiorentini siamo stati molto fortunati ad averlo avuto con noi per ben 2 anni.
      Purtroppo credo che il prossim’anno non resterà con noi: la moglie ha preferito tornare in Germania con i figli dopo che la famiglia Ribery aveva subito un furto nella loro casa italiana, quindi temo proprio che lui aspetti solo la fine del suo contratto con la Fiorentina per ricongiungersi con loro. Lo lascia intuire anche il post pieno di amarezza che ha pubblicato su Instagram nel giorno del suo compleanno, in cui si rammarica per averlo dovuto festeggiare in completa solitudine (fonte: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2021/04/07/news/fiorentina_ribery_38_anni_compleanno-295360757/). Il fatto di aver continuato a impegnarsi nonostante queste vicissitudini familiari aggiunge ulteriori meriti alla sua grandezza. Grazie per il commento! 🙂

    1. Le sue oscene prestazioni in maglia viola mi irritano principalmente per 2 motivi:

      – E’ il più pagato della rosa dopo Ribery (il francese prende 4 milioni, lui 2,2), quindi ci ha fatto buttare una barca di soldi;
      – Doveva essere l’erede di Chiesa, ma la sua mancanza di fiato (e secondo me anche di impegno) ci ha costretti a far giocare come ala destra un altro calciatore ancora, che purtroppo non sarà mai ai livelli dello juventino (Lorenzo Venuti).

      Purtroppo Callejon ha un altro anno di contratto, quindi anche la prossima stagione saremo costretti a garantirgli un posto in panchina. A lui va benissimo anche la tribuna: l’importante è che arrivi lo stipendio a fine mese. Grazie per il commento! 🙂

      1. Che roba… E poi la gente (non io) parla male del settore pubblico dove la gente viene accusata di non lavorare e percepire uno stipendio! 2 milioni per non fare nulla… Alla faccia!

        1. Nella Fiorentina Callejon ha giocato 727 minuti, quindi ha guadagnato 3.026 euro per ogni minuto giocato. Gli suggerisco di metterli da parte, perché nel 2022 finirà la pacchia, e dopo 2 anni di nulla non troverà un contratto neanche come magazziniere. Magari me lo ritroverò dietro la cassa quando andrò a mangiare un panino al McDonald’s! 🙂

          1. Hai ragione, purtroppo la mia gufata è destinata a rimanere senza effetto.
            Colgo l’occasione per dirti che Commisso ha indetto una conferenza stampa per le 11 di stamattina. Escludo che voglia annunciare il nuovo allenatore, perché in questo momento il nome più accreditato è Gattuso, e ufficializzarlo adesso andrebbe a destabilizzare la corsa Champions’ del Napoli. Un’altra possibilità è che voglia comunicare il rinnovo del nostro direttore sportivo Pradé, e onestamente la riterrei una scelta asinina: da quando è tornato alla Fiorentina non ha azzeccato un acquisto, e infatti a parte Ribery tutti i giocatori buoni che abbiamo in rosa sono state delle intuizioni del nostro precedente ds Corvino.
            Tra tutti i bidoni comprati da Pradé il peggiore è proprio la riserva di Ribery, Kouamé. La partita con il Cagliari di 2 giorni fa l’ha giocata così male da ispirare ad un giornalista di fede viola (David Guetta) un commento memorabile: “Prima mi chiedevo se era da Fiorentina, poi se era da serie A, adesso mi chiedo se è un calciatore”. 🙂

  2. La classe non è acqua, mi verrebbe da dire. Sia in riferimento a Ribery, la cui storia personale e non solo professionale parla per lui confermando ciò che così bene ha scritto Wwayne. Sia nei confronti di Wwayne medesimo, che si conferma a proprio agio nel raccontare da par suo di personaggi di sport come di cinema 🙂

    1. Grazie mille amico mio! 🙂 Non mi capita spesso di scrivere di calcio (sull’argomento ho scritto 4 post in 6 anni, tutti pubblicati su questo blog), quindi mi fa molto piacere che tu ritenga i miei post sportivi all’altezza di quelli cinematografici.
      Tra l’altro anche voi avete un trequartista da favola. Alludo non a Pastore (al quale si potrebbe applicare pari pari tutto ciò che ho scritto su Callejon), ma a Mkhitaryan, un giocatore del quale sono innamorato calcisticamente da quando gli ho visto fare questo gol impossibile:

      1. Mkhitaryan è uno di quei giocatori di talento di cui avevo sentito più spesso parlare per la discontinuità, senza averlo mai davvero visto giocare. In effetti è particolarmente soggetto a infortuni, ma è uno di quei giocatori che in campo butta sempre tutto ciò che ha, dal primo all’ultimo minuto, sia in quantità che in qualità. E la sua qualità, ora che ho modo di apprezzarla in diretta spesso e volentieri, è del genere che non se ne vede così tanta in giro. Spero che abbia presto occasione di chiarirsi con Mourinho per superare le vecchie ruggini di Manchester e avere le garanzie tecniche che lo inducano a rimanere. E ti dirò di più: non disdegnerei di vedergli indossare la maglia numero 10, nessuno più di lui nella rosa attuale mi sembra meritarla, tolti i giovani che non l’accetterebbero mai, vedi Pellegrini o Zaniolo, perché sarebbe un peso troppo grande da portare.
        Pastore purtroppo è stato un grosso abbaglio di mercato. Giocatore di grande tecnica ma velocità prossima allo zero, da giovane la freschezza atletica ne accompagnava l’istinto nel muoversi senza palla e anticipare le giocate, ma quando l’abbiam preso noi era già da un paio d’anni almeno che svernava nel PSG senza quasi mai giocare. Lui lamentava il fatto di essere chiuso da Neymar, un’affermazione che si può leggere con una sorta di tenerezza. E sì che l’anno scorso per 4-5 partite Fonseca aveva rivitalizzato anche lui, cosa che sembrava ancor più miracolosa dell’aver restituito a Bruno Peres una dignità da giocatore. Ma è durato poco, fino al solito infortunio mistico, dopodiché il buio. Le sue reali condizioni fisiche sono uno dei grandi misteri della contemporaneità pallonara, se Andreotti fosse ancora vivo credo ne scriverebbe nei propri diari segreti.

        1. In effetti l’abilità di un allenatore si vede anche dalla sua capacità di rivitalizzare anche dei giocatori scarsi o calcisticamente defunti. Ad esempio, se dopo oltre vent’anni noi tifosi viola ancora adoriamo Fatih Terim è soprattutto perché il suo calcio – champagne faceva sentire galvanizzati anche i giocatori più impresentabili, portandoli a fornire le prestazioni migliori di tutta la loro carriera. Penso ad esempio a Rossitto: oltre ad essere scarso aveva anche una pancia da ottavo mese di gravidanza, ma con Terim sembrava Pirlo. Speriamo che l’erede di Iachini ci faccia divertire quanto l’Imperatore! 🙂

          1. Santo cielo, Rossitto! L’avevo rimosso 😀
            E sì che ai tempi dell’Udinese era un nome che si faceva notare. Scopro che è pure mio coetaneo, anvedi.

          2. Per fortuna l’Udinese non ci ha tirato solo bidoni: ad esempio, da loro abbiamo acquistato anche Martin Jorgensen, che poi è diventato una colonna portante della squadra e dello spogliatoio per buona parte degli anni 2000.
            Tra l’altro lui rimase a Firenze per puro caso: era stato acquistato in comproprietà, l’Estate successiva Fiorentina e Udinese non trovarono un accordo per l’acquisto di tutto il cartellino e quindi andarono alle buste. Dato che la sua prima stagione in maglia viola era stata deludente, la Fiorentina mise nella busta la cifra minima consentita (500 euro), ma l’Udinese fece lo stesso e quindi Jorgensen rimase nell’ultima squadra che l’aveva tesserato (la Fiorentina appunto). Sembrava un colpo di sfortuna, invece dalla seconda stagione in poi Jorgensen cominciò a giocare divinamente e diventò un leader dentro e fuori dal campo. Forse fu proprio il fatto che Fiorentina e Udinese l’avessero valutato 500 euro a pungolare il suo orgoglio e a spingerlo a dimostrare il suo vero valore. Che nostalgia, amico mio! 🙂

          3. Eh sì! Martin Jorgensen me lo ricordo bene, così come la Fiorentina di quegli anni che ci giocò un brutto scherzo in un Fiorentina-Roma nella primavera del 2001, disputata di lunedì pomeriggio (durante il mio orario di lavoro, grrr) per la solita ricerca del quarto d’ora mediatico non ricordo più se del sindaco, del questore o di qualche omologo, e finita 3-1 per la Viola. Per fortuna quella sconfitta non fu determinante per il prosieguo del nostro campionato, che (per citare l’indimenticato Agostino Di Bartolomei nella precedente circostanza dell’83) ci vide giungere in porto col vessillo 🙂

          4. Ti confesso una cosa: le partite con Roma e Lazio mi causano sempre una grande tristezza. Il motivo è molto semplice: negli ultimi anni, che la partita si giocasse in casa o in trasferta, con queste 2 squadre abbiamo dato quasi sempre una sensazione di totale impotenza.
            Ricordo in particolare un Lazio – Fiorentina 4 – 0 che rovinò la carriera di uno dei nostri migliori difensori, Tomovic: in quel match venne ridicolizzato dai laziali dal primo all’ultimo minuto, e questo gli causò una perdita di autostima così forte che da quel momento in poi non ha più giocato una partita decente.
            Per fortuna proprio quest’anno abbiamo sfatato questa tradizione negativa con le romane, perché abbiamo agguantato la salvezza con un imprevedibile 2 – 0 proprio sui laziali. Salvarsi è sempre una grande emozione, ma farlo in maniera così clamorosa è stata una goduria doppia! 🙂

          5. Ti ho pensato, quando ho visto la doppietta di Vlahovic alla Lazio 😀
            Di sicuro non c’entra nulla col fatto che sia da tempo accostato alla Roma da radiomercato, ma è confortante sapere che il ragazzo abbia già capito contro chi è d’uopo impegnarsi al 120% 😀 😀

          6. Stasera anche un’altra squadra ha strappato la salvezza dopo una partita con la Lazio. Il risultato può far pensare a 2 squadre che non si sono fatte male, ma ti posso assicurare che i laziali hanno provato a vincere fino all’ultimo: solo negli ultimi 10 minuti ci sono stati 2 pali e 2 paratone di Sirigu. Tuttavia, l’aspetto più divertente della partita sono state le innumerevoli papere di Muriqi: se giocasse a Firenze questo scarpone verrebbe preso in giro dai tifosi un giorno sì e l’altro pure! 🙂

          7. Muriqi è il frutto delle nozze coi fichi secchi che ogni anno Tare (che non sopporto, ma devo riconoscergli di saper fare il proprio mestiere come pochi) è costretto a condurre in porto coi quattro soldi che gli vengono messi a disposizione per fare mercato. Qualche volta gli va bene, più spesso che ad altri, qualche volta no, per il divertimento dei tifosi avversari 🙂
            Per me, comunque, l’aspetto più divertente è che nel giro di 4 giorni prima noi, giocando finalmente come una squadra dopo 2 mesi circa di balbettii, abbiamo fatto nostro un derby ridimensionando in via definitiva i sogni europei di un Inzaghi; poi il Toro, verso cui da buon piemontese nutro un certo affetto, si è salvato a spese dell’altro Inzaghi strappando un punto proprio contro il di lui fratello. Due tecnici tanto bravi quanto sanno essere piagnoni insopportabili 😀

          8. Nicola invece è bravissimo sia come allenatore che come persona. Ammiro molto la forza con cui ha saputo rialzarsi dopo il suo terribile lutto (suo figlio morì travolto da un bus), quindi sono stato contento per lui in occasione di tutte e 3 le sue salvezze (con il Crotone, il Genoa e adesso il Torino: la prima in particolare è stata un vero e proprio miracolo).
            Nonostante la mia simpatia per Nicola, ti confesso che avrei preferito una salvezza del Benevento: se fosse rimasto in serie A il prossim’anno sarebbe stato un retrocesso sicuro insieme ad Empoli e Salernitana, e quindi la mia Fiorentina avrebbe potuto tirare a campare per un’altra stagione.
            Adesso non mi resta che sperare nella promozione di un’altra squadra di raccattati tipo il Cittadella: in quel caso sì che potremmo sperare in una salvezza più tranquilla rispetto a quella soffertissima di quest’anno.
            Non sapevo che tu fossi piemontese: al contrario, la tua fede giallorossa mi faceva presumere che tu fossi romano. Della tua regione ho visitato soltanto Ceva, un paesino davvero incantevole. Il giorno del mercato poi è ancora più bello del solito, perché c’è un’atmosfera di festa e perché gli stand alimentari offrono dei prodotti di assoluta eccellenza. Se non l’hai mai visitato, te lo consiglio caldamente! 🙂

          9. Nicola mi sembra una persona seria e preparata, e fra le tre salvezze che citi ricordo in modo particolare quella del Crotone, che fu un vero e proprio miracolo sportivo (anche se agevolato dal suicidio dell’Empoli che se non sbaglio riuscì a perdere 9 delle ultime 11 partite di quel campionato). Non è che nutrissi un particolare malanimo nei confronti del Benevento, che anzi nel girone di andata si era guadagnato stima e posizioni di classifica interessanti; ma mi è rimasto sul gozzo l’incontro di ritorno contro la Roma disputato al Vigorito, uno 0-0 squallido perché ottenuto non solo con 11 giocatori arroccati sui 16 metri che ci può pure stare, ma con un atteggiamento provocatorio, intimidatorio e vittimistico che proprio non posso sopportare, ben interpretato nell’occasione da Glick in campo fino a una meritata espulsione, e da Pippo Inzaghi in panchina, che in un colpo solo mi ha fatto ricordare per quale motivo non lo potessi sopportare già da giocatore. Grande istinto del goal ma tuffatore seriale e contestatore insopportabile sia in partita che nelle dichiarazioni post-gara, capace di esultare come un matto per aver segnato una rete sul 5-0 a porta vuota come se da lui fossero dipese le sorti del mondo. Un personaggio del genere, a mio giudizio, non merita di stare su una panchina di Serie A, che di fenomeni convinti di avere inventato il calcio ce ne sono già anche troppi. Suo fratello se non altro appare più sobrio (anche se quanto a contenuti nelle dichiarazioni non è da meno) e tralasciando il fatto che alleni quella che ormai da anni è nota come la terza squadra di Milano, dimostra di essere anche molto bravo.
            Mi fa impressione considerare la Fiorentina nel novero delle squadre che lottino per salvarsi, anche se è la fotografia della realtà attuale. Non dimentico che la Viola sia riuscita a retrocedere in maniera clamorosa avendo in campo gente come Batistuta e Brian Laudrup, ma a parte quell’esperienza infelice e spero irripetibile, sono abituato a considerarla come un avversario di alto livello e grande tradizione, e spero di vederla in posizioni di classifica più consone già dalla prossima stagione, così come il Torino.
            Io sono “nato” calcisticamente a fine maggio dell’84 quando la Roma in maglia bianca mi apparve per caso (o per destino) in TV per mostrarmi la via di casa e suscitarmi l’interesse per lo sport, e la stagione successiva, la prima che seguii con cognizione di causa, fu quella dello scudetto del Verona. Se recuperi la classifica di quell’annata, vedrai che filotto di nobiltà nelle prime 10 posizioni (con la Lazio penultima e retrocessa, com’è giusto che sia 😀 ). Sono quelle, con l’aggiunta dell’Udinese di Zico e dell’Avellino di Dirceu, le squadre che per me rappresentano la storia del calcio che ho vissuto nei miei primi anni, quelli fondativi, che si ricordano sempre con una sorta di romanticismo, e la Fiorentina ne è parte integrante.
            Così come lo è per come andarono i due incroci nell’anno del nostro ultimo titolo, ormai 20 anni fa tondi, con il già ricordato 3-1 al ritorno ma soprattutto per l’1-0 dell’andata con un goal strepitoso di Batistuta nei minuti finali, che rimane uno dei gesti tecnici più belli e riusciti che abbia mai visto compiere a un centravanti degno di tal nome.
            Quanto all’aspetto geografico, ebbene sì, io di nascita sono un cuneese DOC e un braidese di residenza, ma mi considero un civis romanus nell’accezione più classica del termine 😊
            Non solo per via del mio credo calcistico, ma soprattutto perché io a Roma mi sento a casa come in nessun altro posto al mondo, tranne proprio Cuneo dove sono nato e ho vissuto un anno durante il servizio di leva. Curiosamente, i luoghi in cui più mi sento a casa, a parte le quattro mura fisiche in cui vivo pressoché da sempre, sono due città in cui amo sapere di potermele andare a godere quando più mi va, limitazioni anti-Covid a parte che è comunque storia recente e si spera ormai circoscritta. A Ceva sono stato in tempi non recenti solo per questioni di lavoro e non ho mai avuto occasione di visitarla, la considero più un punto di passaggio nella direttrice che da Torino porta a Savona e dunque al mare. Ma mi riprometto di rivalutarla in una prossima occasione. In compenso, giusto pochi giorni fa ho scoperto Montecatini Terme, dove sono stato in visita ai parenti italiani della mia compagna (che è di origine cubana), cittadina piacevolissima con un’eleganza di altri tempi in cui mi sono trovato perfettamente a mio agio, quanto alla schietta simpatia degli abitanti non credo di doverti dire nulla che già tu non sappia 😀

          10. Io invece cominciai a seguire il calcio nel campionato 2000 – 2001. A Firenze c’era grande fermento per l’ottimo calcio di Fatih Terim e per la strepitosa cavalcata in Coppa Italia, che alla fine riuscimmo addirittura a vincere.
            In più, quell’anno il calcio di provincia ci regalò tante altre favole: ad esempio il Brescia di Carletto Mazzone, illuminato dalla classe infinita di Roberto Baggio, oppure il Perugia di Serse Cosmi, che con una rosa di perfetti sconosciuti (allenatore compreso) riuscì a fare un campionato strepitoso.
            Infine, quell’anno viene ricordato con piacere a Firenze anche per lo scudetto perso dalla Juve. Ricordo ancora la sera in cui i bianconeri lo gettarono al vento facendosi rimontare nello scontro diretto con la Roma: passarono dal 2 – 0 al 2 – 2, e le reti romaniste vennero segnate da 2 riserve come Montella e Nakata.
            Lì capii quanto fosse importante avere una panchina lunga, e infatti quando analizzo la rosa della mia Fiorentina al termine del calciomercato cerco sempre di capire se abbiamo o meno un ricambio all’altezza per ogni titolare. Ovviamente, non avendo le risorse di una grande squadra, questo non ci succede quasi mai. 🙂

          11. La stagione 2000-2001 è stata un’ottima annata per iniziare a seguire il calcio 🙂
            Pensa che a luglio del 2000 mi concessi il colpo di testa di abbonarmi allo stadio Olimpico, perché ero abituato ad andare allo stadio a vedere le partite dal vivo e mi piaceva assai, solo che per ovvie questioni logistiche andavo a vedere il Toro, che però purtroppo nel maggio del 2000 retrocesse in B e a quel punto temevo mi sarebbe mancato il mio appuntamento bi-domenicale. Quando si dice un colpo di fortuna. Non andai a vedere tutte le partite in casa della Roma, che non mi sarebbe bastato uno stipendio per viaggiare su e giù ogni 2 settimane, ma ne vidi comunque abbastanza, le più importanti, compresa la prima, col Bologna, e l’ultima, quella del trionfo con il Parma e una cornice di pubblico e di colori che ancora dopo 20 anni mi emoziono al solo pensarci. Curiosamente, entrambe le partite furono sbloccate da Totti, come una perfetta chiusura del cerchio, così come inaspettata e perfetta fu la mia partecipazione all’impresa di quella stagione magica. Il 2-2 che hai ricordato tu lo vidi anch’esso dal vivo, infiltrato in incognito in curva in mezzo al “nemico” bianconero, una o due file di gradinate proprio dietro la porta in cui entrarono tutti i goal. Ovviamente, quelli del secondo tempo mi piacquero molto di più 😀
            Il mattino dopo ebbi pure modo di conoscere Tommasi e di fargli firmare il biglietto di quella partita, visto che venne ospite nella mia città per un incontro su temi sociali programmato da tempo, che nemmeno a farlo apposta si tenne nell’edificio attiguo all’ufficio in cui lavoravo. Un paio d’anni fa mi è capitato di rincontrarlo all’Olimpico, l’ottimo Damiano, e ancora si ricorda di quella visita dalle mie parti. Suppongo che se lo ricordi perché si trattava pur sempre del giorno dopo di una partita fondamentale verso la strada dell’imminente scudetto, ma anche perché la città in cui vivo si chiama Bra proprio come la piazza in cui sorge l’arena di Verona, e a un veronese DOC questa coincidenza non poteva sfuggire 🙂

          12. Ora che mi ci fai pensare non ho conservato il biglietto di nessuna partita. In compenso ne ho conservati molti del cinema: l’ho fatto quasi tutte le volte che ho visto un film particolarmente bello.
            A questo proposito, ti racconto una curiosità. Qualche anno fa andai a vedere “A United Kingdom”, e mi piacque così tanto che lo inserii nella classifica dei migliori film del decennio (https://wwayne.wordpress.com/2019/12/01/i-10-film-piu-belli-del-decennio/). Siccome in quell’occasione mi era stato assegnato il biglietto “Fila E – posto 1”, da quel momento in poi ho sempre cercato di prendere quella fila e quel posto in qualsiasi cinema io andassi, perché li ritengo benauguranti. Il bello è che si tratta di un posto molto scomodo (essendo l’1 si trova sempre all’estrema destra o all’estrema sinistra), ma ormai ho preso quest’abitudine e non riesco a togliermela.
            Tornando al calcio, ti confesso che da tifoso viola ho accolto con grande tristezza il suicidio del Napoli e la conseguente qualificazione in Champions’ della Juve. Oltre che triste questo verdetto è stato anche totalmente inaspettato, perché la vittoria degli azzurri sul Verona sembrava una pura formalità. Evidentemente avevamo sottovalutato un dato importante: nelle gare decisive le grandi squadre come Milan e Juve rispondono presente, quelle di medio calibro come il Napoli se la fanno sotto e si tagliano le gambe da sole.
            Tra l’altro l’insperato quarto posto della Juve (sommato ai successi in Coppa Italia e Supercoppa Italiana) rischia di falsare il giudizio su Pirlo, che a mio giudizio resta un allenatore inadeguato. Non tanto sotto il profilo tecnico: al contrario, gli riconosco il merito di aver trovato abbastanza presto la quadratura del cerchio sia a livello di modulo che a livello di formazione – tipo. Lo ritengo inadeguato soprattutto a livello caratteriale: un allenatore che resta sempre impassibile, a braccia conserte, con gli occhi semichiusi e la voce moscia rivela con ogni parte del suo corpo che non ha la personalità necessaria per guidare una grande squadra.
            E poi, nella sua prima stagione ci sono state troppe partite “non da Juve”: il pareggio col Crotone, la sconfitta con il Benevento e il 3 – 0 subito in casa dal Milan sono risultati imperdonabili se alleni i bianconeri. E sono convinto che, con un tecnico meno compassato e più trascinatore di Pirlo, almeno le gare con Crotone e Benevento avrebbero fruttato 3 punti ciascuna.
            In compenso sono molto contento per il Milan: non solo perché il mio amico (e proprietario di questo blog) Lapinsù tifa per i rossoneri, ma anche perché sono molto legato a Pioli, una delle pochissime brave persone che girano nel mondo del calcio. Un’altra è Ranieri, e ti confesso che mi piacerebbe molto vederlo tornare sulla panchina viola: molto meglio lui di una scommessa che non ha mai allenato in Italia (Domenico Tedesco) o di un allenatore che ha già fatto un mezzo flop nel nostro campionato (Paulo Fonseca).
            Quest’ultimo nome in particolare mi terrorizza, perché le sue squadre prendono una valanga di gol: considerato che probabilmente il prossim’anno non avremo Ribery a toglierci le castagne dal fuoco in attacco, l’unica speranza di salvezza risiede proprio nella solidità nella nostra difesa, quindi ingaggiare un allenatore che prende come minimo un gol a partita sarebbe una vera follia. Speriamo bene, amico mio! 🙂

          13. Sai che “A United Kingdom” non l’ho mai visto? Ricordo di aver letto a suo tempo il tuo post, e me ne aveva parlato benissimo anche una mia amica cinefila; perdipiù mi piace molto Daniel Oyelowo, eppure il film ancora non l’ho visto pur avendolo scorto passare su Sky. Chissà, magari alla prossima riproposizione colmerò questa lacuna 🙂
            Curiosa la storia del posto relativo al biglietto del cinema a dispetto della scomodità cui sai di andare incontro. Anch’io ho i miei riti ma riguardano soprattutto lo stadio, essendo ormai da anni affezionato al settore 23B dei Distinti Sud dell’Olimpico di Roma dove col tempo ho anche stabilito qualche conoscenza, nonostante l’anno santo dello scudetto fossi abbonato nei Distinti Nord. Sull’epilogo del campionato, al netto delle assurde polemiche di Juric con Sky, purtroppo se nelle ultime due giornate non riesci a vincere con Cagliari e Verona che non hanno più niente da chiedere (ma per questo sai già che giocheranno liberi di testa e non ti regaleranno nulla) qualche dubbio sulla maturità della squadra è legittimo, e forse è meglio irrobustirsi ancora una stagione in Europa League che andare a rimediare figuracce in Champions. Spiace solo che alla fine il posto mancante sia toccato alla Juve, che così con due coppe minori vinte e una qualificazione al giro che conta può ancora affermare di non aver vissuto un anno pressoché fallimentare (per i suoi parametri, è chiaro, per i miei, con la Roma ci avrei messo la firma fin da agosto!). Personalmente, non credo che la pacatezza di modi che Pirlo ostenta in TV sia uno specchio fedele del suo carattere. In campo era uno che sapeva farsi ascoltare, e Totti ne scrive con grande ammirazione anche sotto il profilo caratteriale (pur se a questo proposito occorre fare la tara di comprensibili attestati di stima amicale), non sappiamo come gestisca davvero i rapporti con lo spogliatoio e negli allenamenti. Io gli darei ancora una chance l’anno prossimo, anche perché se hai fatto una scelta del genere (perché non avevi soldi, d’accordo) appena un anno dopo aver puntato su Sarri e averlo liquidato una volta vinto il solito scudetto come se fosse stato facile, insomma, cambiare ancora tanto per cambiare credo avrebbe poco senso. Poi, per carità, se la dirigenza juventina volesse insistere nel fare scelte a capocchia e dai risultati modesti, non sarò certo io a dolermene 😀
            Pioli è oggetto di satire feroci sui social ma credo anch’io che sia una brava persona e un bravo tecnico che sa di calcio e lo sa insegnare. Idem per quanto riguarda Ranieri, un vero signore che saprebbe senz’altro fare bene a Firenze sia perché conosce la piazza sia perché è un tecnico che sa andare molto sul concreto, cosa di cui la Viola credo abbia particolarmente bisogno. Pure se sarei contento di vedere approdare dalle vostre parti il buon Fonseca, che ha dimostrato a propria volta di essere persona seria e perbene (che è già di per sé un valore affatto scontato) e pure un bravo tecnico. In questi due anni la Roma è stata falcidiata di infortuni e spesso a Fonseca è capitato di dover imbastire formazioni che non si sarebbero osate nemmeno in oratorio, a volte gli è andata bene, altre male, ma pur se ho visto spesso squadre di ogni rango scorrazzare per la nostra area di rigore come mandrie di vitelli impazziti e abbiamo subito in due anni qualcosa come 100 e passa goal, ritengo che il punto fondamentale del gioco di Fonseca sia la ricerca di un equilibrio attivo di squadra che non è facile da assimilare e se lo smarrisci anche solo per 10 minuti gli avversari ti sbranano, ma quando riesci a mantenerlo a sufficienza diventi in grado di comandare il gioco e misurarti con chiunque. Forse sarebbe un azzardo per una squadra come la Fiorentina che punta prima di tutto a salvarsi, ma del resto anche le piccole provinciali che salgono dalla B ormai cercano di giocarsela a viso aperto e proponendo un gioco offensivo (a inizio stagione lo faceva anche il Benevento che non a caso a un certo punto stava a ridosso della colonna sinistra della classifica, poi qualcosa non deve aver più funzionato e sono tornati alle barricate in area con annesse provocazioni e piagnistei, non li rimpiangeremo), lo so di parlare senza rischiare nulla di mio, ma, ripeto, vedrei con piacere Fonseca allenare ancora in Italia e in particolar modo a Firenze visti gli accostamenti giornalistici sempre più frequenti. Staremo a vedere. Ora ci rilassiamo per un paio di settimane, poi ci sono gli Europei, e poi ancora ci divertiremo con il calembour di notizie assurde e improbabili del calciomercato 🙂

          14. Io ho iniziato a rilassarmi dopo Fiorentina – Lazio 2 – 0, che ha reso la nostra permanenza in serie A praticamente certa. E’ stata una benedizione che non siamo arrivati a giocarci la salvezza l’ultima giornata a Crotone: le partite dalla vittoria obbligatoria sono difficilissime da giocare per una squadra con poca personalità come la mia, e quindi se quella partita avessimo dovuto vincerla a tutti i costi probabilmente avremmo finito addirittura per perderla. Anche perché il Crotone ha giocato con grande serietà fino alla fine: ricordiamoci che sono stati loro a mandare il Benevento in serie B.
            Riguardo al calciomercato, sono disposto ad accettare serenamente la cessione di Vlahovic: sia perché ha il contratto in scadenza nel 2023, sia perché quando un giocatore fa furore in una piccola comincia legittimamente a sognare il salto in una grande, e quindi se glielo neghi la stagione dopo gioca controvoglia e lo vendi alla metà della cifra. A meno ovviamente che non abbia la professionalità di De Paul: i Pozzo lo tengono inchiodato a Udine ormai da anni, e lui anziché peggiorare migliora di anno in anno.
            Naturalmente mi aspetto che per farci digerire la cessione di Vlahovic Commisso rinforzi notevolmente la nostra rosa, in particolare per quanto riguarda la panchina: quest’anno ci è andata bene perché nessun titolare si è rotto durante la stagione, ma un colpo di fortuna così gigantesco non può capitare tutti gli anni, quindi dobbiamo farci trovare pronti comprando delle riserve brave e affidabili. Ad esempio, se ripartisse la trattativa per Caicedo ne sarei felicissimo: pochi giocatori sanno entrare subito in partita e incidere anche con pochi minuti a disposizione come fa lui.
            Grazie mille per la piacevolissima chiacchierata, e buon divertimento per i prossimi Europei! 🙂

          15. Il futuro viola credo passi in primo luogo dalla panchina: finchè Commisso insisterà su allenatori mediocri come Iachini o finiti come Prandelli, c’è poca speranza di vedere un progetto serio e futuribile.
            Viceversa, ingaggiando un Gattuso (che però sembra vicino alla Lazio) o un Italiano (che sa far giocare molto bene le sue squadre) potreste legittimamente sperare di risalire la china.
            Ti dico subito che Commisso non mi sembra il tipo da reinvestire i soldi di Vlaovic, anche perchè ha fatto la stessa cosa con quelli di Chiesa (come sostituto ha preso Callejon a parametro 0…). Dovreste sperare in qualche colpo low cost e soprattutto in un tecnico in grado di valorizzare la rosa come collettivo.

          16. Ho letto anche io la notizia e sono stato molto contento per te: l’ingaggio di Gattuso significa infatti due cose importanti. La prima è che avete in panchina un allenatore decisamente più bravo dei suoi predecessori. La seconda è che se Gattuso ha accettato di venire a Firenze immagino abbia ricevuto ampie rassicurazioni sul fatto che c’è un progetto tecnico molto serio e forse anche ambizioso, perchè altrimenti non si spiegherebbe come mai un allenatore che ha sempre allenato squadre in lotta per la champions abbia accettato di allenare una squadra che negli ultimi anni si è sempre salvata e con nemmeno poca fatica.

            Comunque direi che il calciomercato è partito in modo scoppiettante.
            Prima l’affaire DONNARUMMA ora i cinesi che smobilitano dall’Inter… ci sarebbe da fare una puntata di Controcampo…

          17. Il Milan ha fatto benissimo a mandare a cagare Donnarumma, per almeno 3 motivi:

            – la sua irriconoscenza (che lo accomuna a Calhanoglu);
            – un portiere bravo si trova ovunque;
            – con un giocatore assistito da Raiola è meglio non averci a che fare per principio.

            Riguardo all’Inter, ho appena letto che Conte vuole a sua volta mandare a cagare i cinesi, e ritengo che anche questa sia una decisione corretta: Suning ha accumulato la bellezza di SETTE stipendi non pagati, tutto lascia presupporre che diventeranno di più (o che verranno saldati cedendo qualche pezzo da 90), e quindi Conte ha deciso legittimamente di troncare. Qualcuno potrebbe accusarlo di fare come Schettino e di abbandonare la nave che affonda, ma la verità è che nei suoi panni faremmo tutti come lui, e preferiremmo trasferirci in una società priva di questi problemi extra – calcistici.
            Riguardo a Gattuso, spero che da Napoli si porti dietro 2 giocatori:

            – Uno tra Politano e Lozano, perché andrebbe a coprire il vuoto lasciato da Chiesa sulla fascia destra;
            – Petagna, perché è uno dei pochi centravanti che stanno in panchina senza fiatare e quando entrano spaccano la partita.

            Quest’ultimo in particolare credo che sarebbe facilissimo prenderlo, dato che in quel ruolo il Napoli ha già sia il titolare (Osimhen) che la riserva (Mertens). Speriamo bene, amico mio! 🙂

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