Don’t Look Up

Pensavo fosse Netflix, invece era Canale 5. 

Pensavo fosse Don’t Look Up, l’ultimo film di Adam McKay, e invece era una puntata di Pomeriggio 5. 

Si parte subito a spron battuto, con Roberto Burioni che ci spiega in modo rigorosamente scientifico che la razza umana è fottuta. Avrebbe potuto argomentare questo basilare pensiero spiegando che l’essere umano è una manifestazione naturale e biologica di portata limitata poichè mentre la storia del Pianeta si calcola in milioni o miliardi anni, la storia umana si declina per secoli e millenni, un po’ come mettere a paragone l’Oceano Pacifico con un secchio d’acqua. Ma Burioni “cel’haduro” e la sua competenza scientifica è seconda solo alla sua vanità, quindi blasta tutti e proclama l’Apocalisse e l’estinzione di massa.

Alla parola estinzione si desta pure Greta Thunberg: sbraita ulula e strepita, perchè il blablabla è solo degli altri. Lei sa, le vede, lei ha capito, tuttavia la boria con cui perora la sua causa la rende invisa a tutti quanti, che si fermano alla forma senza badare al contenuto. Il passaggio da greta a cassandra è rapido, e poca importa che siano entrambi nomi da spogliarelliste di second’ordine perchè nessuno se le incula (in senso metaforico). 

Se c’è del torbido e del marcio, ovviamente non poteva mancare Giorgia Meloni, che nella sua essenza una e trina di donna, madre e cristiana, cavalca l’onda dello sdegno e della paura attenta ad assecondare ogni refolo di vento che soffia dall’opinione pubblica, perchè il consenso è l’unica cosa che conta. 

Dato che si parla di disastro e di spazio, non può ovviamente mancare Elon Musk. Ce la mette tutta per dimostrare che non sono i soldi l’unica cosa che conta, tuttavia non ci crede nemmeno lui ed alla fine riesce (quasi) a convincere perfino noi che l’unica cosa che conta sono i soldi.

Ma siamo a Pomeriggio 5 e non può mancare Barbara D’Urso. Illuminata da una luce potente che nemmeno il Faro di Alessandria avrebbe potuto, gioca il ruolo della affabile e divertente padrona di casa. E siccome è pur sempre lei la padrona, si sente in diritto di poter dare anche una bottarella al superospite scientifico di turno. Il tutto sotto lo sguardo compiacente di Massimo Giletti, per l’occasione prestato dalla concorrenza. 

E mentre il programma snocciola la sua consueta teoria di banalità, fatalismi e stupidità, si susseguono sullo schermo volti noti e meno noti perchè l’importante è purchè se ne parli!

Ed è così che vediamo, in ordine sparso:

Chiara Ferragni e Fedez che cantano e influenzano come non ci fosse un domani.

Il Generale Pappalardo mentre indossa l’iconico gilet arancione

Paolo del Debbio che ci illustra le sue inutili notizie

Damiano dei Maneskin, perchè ormai sta dappertutto

L’aspetto più assurdo ed inspiegabile è che alla fine mi sono divertito.

Un po’ me ne vergogno, lo ammetto: ho sempre schifato la TV spazzatura ma questa volta ne sono rimasto irretito. Tuttavia un sospetto mi pervade, un fastidio sottopelle che fatico a spiegare a parole; come un sassolino nella scarpa che non dà fastidio ad ogni passo, ma solo ogni tanto; come un nodo che scivola via dal pettine lasciandone però intuire l’esistenza. E il tutto si risolve con una banale domanda:

E se mi stessero prendendo per il culo?

E se tutto ciò che viene spacciato per informazione non fosse altro che cibo in scatola confezionato ed esposto negli scaffali dei supermercati perchè sia comprato, mangiato, digerito e cagato come il pastone messo nelle tinozze su cui grufano i maiali?

E se la paura o la sua negazione sono gli immobili motori che governano i pensieri e le scelte di oltre 7 miliardi di individui?

E se qualcuno manipola le notizie per alimentare (o soffocare) la paura a suo piacimento e, di riflesso, condizionare l’opinione pubblica?

E se quella che ho visto non fosse una puntata di Pomeriggio 5 bensì la vita vera?

Esiste un antidoto?

Non saprei, ma senz’altro vedere film come Don’t Look Up aiuta.

Voto 8


55 pensieri su “Don’t Look Up

    1. Ciao Silvia, se ancora non l’hai visto ti consiglio caldamente di vedere “DON’T LOOK UP” perchè è un film veramente geniale e tra l’altro uno dei rari casi in cui un cast ALL STAR riesce a funzionare (se non ho perso il conto ci sono almeno 5 premi oscar in scena…).
      Riguardo Pomeriggio5 invece hai tristemente ragione tu….

  1. A me è piaciuto perché è un parodia della realtà che viviamo , interessata solo al potere, successo e soprattutto come le informazioni viaggiando sui social vengano interpretati in maniera alterata.

    1. Ciao mondidascoprire e benventuo nel blog.
      Hai tristemente ragione: i mass media attuali alterano e sfumano l’informazione più di quelli classici lasciando al lettore\spettatore l’illusione di essere padrone delle proprie ide quando in realtà è spesso abbindolato e manipolato.
      Vedere film come DONT LOOK UP è uno dei pochi antidoti che abbiamo per sfuggire a questo circolo vizioso 🙂

  2. Il tuo post dice una grande verità: Burioni e la Thunberg lottano per una giusta causa (la vaccinazione nel primo caso, il contrasto al riscaldamento globale nell’altro), ma lui è così innamorato di se stesso e lei così livorosa che risultano comunque antipatici alla gente, e quindi il loro messaggio finisce per “non arrivare”. Anzi, molte persone li detestano così tanto che fanno l’esatto opposto di ciò che chiedono solo per fargli dispetto.
    Discorso analogo per Saviano: la causa della lotta alla mafia è senz’altro lodevole, ma secondo molti (non secondo me) lui la porta avanti con un atteggiamento da profeta che rivela ai suoi discepoli le grandi verità del cosmo, e quindi molti non lo ascoltano per principio.
    Un’altra grande verità che hai messo in luce è la disponibilità della Meloni a sacrificare qualsiasi cosa sull’altare del consenso. Come ti ho già detto in un’altra sede, la ritengo troppo intelligente per non capire che quella dei novax è una causa sbagliata, ma lei ha deciso di sostenerla comunque per un cinico calcolo elettorale, con il solo e unico scopo di farsi votare da quel 15% di italiani contrari al vaccino.
    Hai ragionissima anche quando scrivi che la tv italiana è diventata spazzatura non soltanto nel settore del gossip, ma anche in quello dell’informazione. Rete 4 è strapiena di programmi che fanno informazione in maniera volutamente trash, e di tutti i conduttori che potevi citare sei andato a prendere quello più pulito: infatti Del Debbio è nulla in confronto a Nicola Porro e soprattutto a Mario Giordano.
    Peraltro in quei programmi di Rete 4 i conduttori sono il male minore, perché la parte più trash non sono loro, ma gli ospiti. Cruciani, Sgarbi, Maria Giovanna Maglie… che il conduttore sia Porro, Giordano o Del Debbio, puoi star certo che insieme a loro ci sarà sempre almeno uno di questi soggetti, impegnato a esporre in maniera volutamente sguaiata le opinioni più controproducenti possibili. Il conduttore prima lo lascia sbraitare, poi prende le distanze con una frase del tipo “Ma dai, non puoi dire che i no green pass hanno ragione!”, oppure “Mi dissocio, non è vero che siamo in una dittatura sanitaria”: tuttavia è evidentissimo che lo fa soltanto per evitare che il suo programma venga chiuso, non perché sia veramente indignato per le scemenze che ha appena sentito. Se lo fosse, smetterebbe di invitare gli ospiti in questione.
    Tra tutti i conduttori di Rete 4, l’unica che si eleva un po’ è Veronica Gentili. Non perché il livello della sua trasmissione sia più alto (del resto Sgarbi e la Maglie vanno anche da lei), ma perché lei ha un atteggiamento meno compiacente nei confronti dei suoi ospiti trash, e a differenza degli altri sembra sinceramente interessata a fare informazione (e non a usare le notizie per far incazzare gli italiani o per far partire le sfuriate dei suoi ospiti).
    Da ciò che ho scritto finora potrebbe sembrare che i programmi di Rete 4 mi facciano schifo, invece li adoro. Come sai io nel trash ci sguazzo come un porco nel fango, quindi appena vedo i personaggi in questione mi brillano gli occhi, e rimango davanti alla tv con il sorriso sulle labbra nell’attesa che facciano partire la caciara. E ovviamente non resto mai deluso.
    L’unico programma di Rete 4 che non mi piace al 100% è quello di Mario Giordano, perché si concentra troppo sui rom che occupano abusivamente le case. Nessuno nega che si tratti di un’emergenza sociale, per carità, ma il conduttore in questione è ossessionato da questo problema, gli dedica minuti e minuti in ogni singola puntata, e quindi alla lunga mi è venuto un po’ a noia.
    P.S.: Ieri ti ho mandato un video in cui ti dicevo di non stare nella pelle all’idea di leggere le tue classifiche di fine anno: in quella dei migliori film ci finirà anche Don’t look up?

    1. Ho scritto questo post di getto (ho visto il film stamattina) e sull’onda dell’entusiasmo che mi ha generato la visione.
      McKay è stato geniale e mano a mano che si presentavano i personaggi principali del film, mi veniva subito l’accoppiamento con un personaggio politico o televisivo noto nel nostro paese.
      Immagino che lo stesso giochino si possa fare negli altri paesi (soprattutto gli USA) il chè la dice lunga sul livello sempre più scadente dell’informazione globale.
      C’è tutto un filone cinematografico molto ricco che narra le gesta del giornalismo d’inchiesta, da TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE a IL CASO SPOTLIGHT ma sempre più spesso mi chiedo se i valori mostrati in quei film siano più reali e concreti oggi, laddove l’informazione è diventata una merce da vendere, nè più nè meno che merendino o carne in scatola.

      Riguardo il tuo ragionamento sulla Meloni (che come sai condivido), il discorso si può estendere a praticamente il 99% dei politici italiani i quali non si fanno più rappresentati di principi o valori, bensì si limitano a recitare lo spartito che meglio si abbina al loro personaggio. I più bravi (laddove bravo non è un complimento beninteso) come Berlusconi sono sulla cresta dell’onda da 30 anni, quelli meno furbi sono già finiti del dimenticatoio o ci ci finiranno presto perchè non è facile fare giravolte politiche ed idealistiche senza perdere il consenso elettorale. Lo sa bene Salvini e, a mio parere, lo scoprirà presto anche la Meloni.

      Chiudo con una anticipazione che temo non ti farà piacere: al momento non ho programma di redigere e pubblicare le consuete classifiche di fine anno. Il problema non è la classifica in sè (ci metterei dieci minuti a redigerle tutte) bensì il cappello introduttivo con cui da anni le condisco.
      Negli ultimi anni ho sempre spostato l’asticella più avanti creando una narrazione trasversale probabilmente passata inosservata ai più ma di cui sono sinceramente orgoglioso, tuttavia sono arrivato a un punto in cui non so se riuscirò a migliorarmi ancora, quindi piuttosto che scadere nel ridicolo sto meditando di interrompere qui la tradizione.

      PS: comunque in una ipotetica classifica DONT LOOK UP sarebbe senz’altro finito sul podio

      1. Io invece pubblicherò la classifica dei 10 migliori film che ho visto nel 2021, e sul podio metterò soltanto un film uscito quest’anno: Sognando a New York – In the Heights. E’ in ballottaggio con Prove apparenti, nel senso che non so quale mettere come secondo e quale come terzo: infatti Prove apparenti ha una sceneggiatura più intelligente, ma Sognando a New York – In the Heights è una ventata di leggerezza e di ottimismo che mi ha deliziato dal primo all’ultimo minuto, e che trovo anche tremendamente necessaria in questi tempi di pandemia.
        In un’altra sede hai elogiato la bellezza di Luisa Ranieri: ebbene, ti dirò che nella mia classifica metterò anche un film in cui lei è la protagonista assoluta, Vita segreta di Maria Capasso. E’ stato il primissimo film che ho visto nel 2021, ed è stata davvero una partenza col botto.
        Comunque mi fa piacere che tu stia meditando di interrompere la tradizione, perché se ci stai pensando su significa che non hai ancora preso una decisione definitiva. Ti prego di ripensarci, perché l’ostacolo che ti sta facendo desistere dal pubblicarle è superabile, e soprattutto perché le tue classifiche sono i post migliori che pubblichi in tutto l’anno.
        Colgo l’occasione per segnalarti che su Italia 1 è appena iniziato Forrest Gump: l’avrò visto più di 10 volte, ma è sempre una goduria! 🙂

        1. Io invece stamattina mi son visto un film che gradirai senza dubbio: Wrath of Man, l’ultimo di Guy Ritchie.
          Oddio, questo film ha molto poco della precedente cinematografia di Ritchie, soprattutto manca la leggerezza e l’umorismo molto british che attraversano trasversalmente tutte le sue pellicole. Tuttavia è un film d’azione vereamente ben congegnato: forse nella parte centrale ci sono alcune scene un po’ stanche, ma nel complesso sono comunque dei difetti trascurabili.
          Statham fa il solito personaggio: duro, taciturno, adrenalinico. Stavolta però ci mette più ignoranza e cattiveria, perfino carisma. Forse è la sua migliore interpretazione dai tempi di London (dove però aveva un ruolo di rupporto).
          Insomma, mi è piaciuto molto come avrai capito, ergo te lo consiglio.
          Ah, dimenticavo il difetto principale: in un film d’azione come si deve esserci sempre una stratopassera che purtroppo è assente. Ci sono un paio di attrici carine, ma hanno comunque ruoli di minimo contortno e non bucano lo schermo. Comunque ci si passa sopra.
          Guardalo e fammi sapere!!!!!!!

          1. Quando Lapinsù chiama, wwayne risponde: non ho aspettato neanche un giorno, e ho visto Wrath of Man oggi stesso.
            SPOILER WARNING
            Tu dici che questo film ha poco a che spartire con la precedente cinematografia di Ritchie, invece secondo me è perfettamente in linea con il suo stile. Anzi, in realtà non è il suo stile: Guy Ritchie ha passato l’intera carriera a copiare lo stile di Tarantino, e Wrath of Man non fa eccezione, dato che come in Pulp Fiction abbiamo i fatti raccontati in ordine non cronologico. In linea generale non amo le storie raccontate in questo modo, perché quando uno sceneggiatore incasina la linea temporale mischiando passato e presente rende la trama inutilmente più complicata da seguire; in questo caso tuttavia è stata una scelta corretta, perché rivelando solo a metà film che il protagonista ha un figlio morto e si è infiltrato nella Fortico solo per vendicarlo Guy Ritchie ha tirato fuori un colpo di scena davvero sensazionale.
            Tuttavia, il maggior pregio di Wrath of Man è un altro: la scena in cui Jason Statham scende dal camion in mezzo alla nebbia dei fumogeni, e la sua sola apparizione basta a mandare in fuga i rapinatori come se avessero visto il diavolo in persona. Quella scena ha creato attorno al personaggio un’aura mitica, e l’ha reso ancora più figo di quanto già non fosse.
            Wrath of Man è inferiore a dei film di rapina come “Chi ucciderà Charley Varrick?” o “E’ una sporca faccenda, tenente Parker!”, ma sarebbe valsa la pena di vederlo solo per quella scena: grazie mille per il tuo (come sempre ottimo) consiglio, amico mio! 🙂

          2. Sapevo che avresti gradito! La scena che hai citato è senz’altro memorabile, anche se io ho adorato di più la super-sparatoria finale, anche per via dei continui voltafaccia dei vari membri della banda.
            Ridefinendo un po’ più nello specifico lo stile di Ritchie declinato in questo film, cerco di spiegare meglio quando ti dicevo che secondo me si scosta dalla sua filmografia precedente: ho sempre considerato i film di Ritchie film “leggeri”, perchè trattava gli accadimenti sempre con leggerezza, ironia e talvolta perfino sarcasmo. Anche un gangster movie come ROCKNROLLA, nelle sue mani, hai dei passaggi assolutamente esilaranti. Qui invece il tono del film è rimasto cupo dal primo all’ultimo fotogramma: oggettivamente la sceneggiatura da “revenge movie” non si prestava a battutine e risolini, e quindi la sua scelta stilistica è certamente pertinente, tuttavia non ha precedenti nella sua precedente filmografia.

          3. Anche se ha perso per strada la sua ironia, se non altro ha recuperato la grinta e lo stile “maschio” degli esordi: mi piangeva il cuore nel vedere che il Tarantino britannico era finito a fare dei film dolciastri e senz’anima come il remake di Aladdin.
            Colgo l’occasione per segnalarti un libro che è molto nelle tue corde: “Le regole degli infami” di Fulvio Luna Romero. L’autore si è palesemente ispirato a Giancarlo De Cataldo (l’autore di Romanzo criminale e Suburra), e anche a The Departed: di conseguenza il libro in questione non può non piacerti! 🙂

          4. Grazie Jonathan, mi metto subito alla ricerca di quest’opera interessante.
            Nel frattempo però permettimi di rilanciare informandoti che il prossimo mese PrimeVideo pubblicherò la serie TV tratta dai romanzi di Robecchi dedicato a Monterossi, investigatore sui generis di cui ti parlai (bene) tempo fa. Nonostante non mi faccia impazzire la scelta del protagonista (Bentivoglio) credo che la guarderò comunque anche perchè credo che ogni episodio sia autoconclusivo, quindi se anche mi volessi fermare dopo un paio di puntate lo farei più a cuor leggero!
            PS: colgo ovviamente l’occasione propizia per auguararti un felice 2022!!!!!

          5. Buon anno anche a te amico mio! Colgo l’occasione per segnalarti che ho appena pubblicato la Top 10 di cui parlavo qui sopra… spero che ti piaccia! 🙂

  3. Come si può osservare leggendo quelli di tutti i grandi blogger (quindi certamente i tuoi o quelli di Wwayne ed ovviamente in modo “immodesto” i miei 😅), ciò che rende un post una lettura bella ed interessante è l’insieme del testo del suo creator e quello dei commentatori ed anche nel caso di questa tua non-recensione del “film del momento” (almeno in streaming perché in sala la medaglia d’oro il pubblico l’ha data a Spiderman), questa regola è stata per l’ennesima volta ribadita!

    Con grande beneficio culturale ed emotivo per tutti coloro che ti leggono, tu hai da tempo abbandonato la recensione tradizionale In senso stretto (presentazione del film, breve riassunto della trama, analisi critica molto personale e spesso molto discutibile), per sperimentare nuove forme espressive, in cui di fatto finisci per parlare del film o della fiction, riuscendo a trasmettere a tutti i suoi valori (sia livello estetico che intellettuale) attraverso strade traverse (nel post che scriverò per la fine dell’anno elogio la bellezza del percorso più lungo e tortuoso che si dovrebbe fare ogni volta per andare da A a B, ma ne parleremo…) e questa è una pratica in cui sei diventato maestro incontrastato: il tuo, infatti, come dimostra il post in oggetto, non è soltanto un esercizio di stile in cui tu trovi dei paragoni affascinanti in alcuni termini di conversazione (come le somiglianze e le similitudini che ti permettono di affiancare personaggi dello show business televisivo italiano e character filmici nordamericani, ma che in altra occasione sono stati di natura completamente diversa ma ugualmente efficace), ma la stessa similitudine nel tuo caso è un codice doppio che ti permette di fare osservazioni (senza esprimerle in maniera dichiarata) sul medium televisivo, in questo caso inteso come talkshow trash o finto reality o falsificazione della notizia fornita dai media e suggerita dal potere economico e politico che li sovrasta.

    Per farla breve, con un numero di parole inferiore a quello che sto usando io per parlare del tuo post, tu sei riuscito a puntare un riflettore per mostrare quanto fosse bello il film Don’t Look Up e quanta merda assoluta faccia la TV italiana spazzatura dei canali generalisti Rai e Mediaset ed assimilabili: genio!

    1. Caro Paolo, sei sempre troppo generoso con me e lo sai :).
      Ho sempre amato la surrealtà e spesso ne faccio uso nella vita di tutti i giorni (declinandola nella specifica sezione del sarcasmo, prestando però sempre la massima attenzione perchè sia indirizzata verso chi il sarcasmo sa riconoscerlo… gente rara tra l’altro) e anche nel mio blog (rovistando negli archivi sicuramente troveresti molti altri post che fanno della surrealtà il loro minimo comun denominatore).
      Arrivo al punto: raramente, anzi no, MAI ho visto una pellicola sfruttare il concetto della surrealtà per trarne una sceneggiatura di rara brillantezza ed efficacia.
      Qui lo dico e qui lo ribadisco: se DONT LOOK UP non vince l’oscar per la miglior sceneggiatura, vado di persona in America, faccio un blitz all’Academy e bombardo gli Studios con petardi alla flatulenza di elefante, finchè non vedo vomitare l’anima a tutti i votanti. Punto.

      Una tale brillantezza narrativa, come senz’altro non farai fatica ad immaginare, mi ha letteralmente folgorato come non mi capitava da anni mentre guardavo un film.
      Ormai ci siamo abituati a definire geniali le sceneggiature basandoci su due fattori: la tridimensionalità e complessità dei personaggi oppure i plot-twist. In soldoni: se scrivi un film con un personaggio che acchiamma o con un plot-twist da paura, tutti si spelleranno le mani ad applaudirti.
      Il che, sia inteso, è anche giusto, tuttavia quando si racconta si potrebbe (dovrebbe) fare anche di più e stavolta McKay l’ha fatto.
      Nel mio piccolo ho cercato di fare eco al suo grido geniale e potente, quindi non posso che essere lieto che almeno qualcuno l’abbia colto 🙂

      PS: mi pare di aver capito che stai per pubblicare un post nel quale elogerai la prolissi. Sappi fin d’ora che ti chiederò le royalties 😀 😀 😀 😀

      1. Parto dal fondo: no, non pubblicherò un post in cui esalto la prolissi (anche se mi piacerebbe e ci sguazzerei, come un sofista che cerca di dimostrare l’indimostrabile e se la ride e nel quale tu saresti un sodale fratello costruttore), ma un post di auguri in cui, ad un certo punto, invito tutti a prendere, quando possono, la strada più tortuosa, meno ottimizzata e quindi sorprendente, come antidoto a quella sorta di morte prematura che colpisce molto di noi già prima dei quaranta…

        Sul resto, sottoscrivo in pieno la tua disamina sul film e l’apprezzamento in particolare per uno script ancora una volta (si, perché io amai anche la sceneggiatura del suo film precedente) assolutamente geniale…
        Il cast è semplicemente sbalorditivo!

        Ti prego, non smettere di scrivere così, amico mio!!!

        1. Laddove Erasmo da Rotterdam scrisse l’elogio della follia, noi potremmo cantare le lodi della prolissità in un florilegio sintattico privo di contenuto ma dalla estetica inappuntabile che, senza dire niente, direbbe tutto.
          Prima o poi mi cimenterò in questo divertissiment letterario, promesso 😀 😀 😀 😀

          Tornando invece a McKay, quando dici che hai apprezzato il suo film precedente, a quale ti riferisci? A THE BIG SHORT o a VICE? Li ho apprezzati entrambi (più il primo del secondo, in verità) ma DONT LOOK UP sposta l’asticella ancora oltre perchè non si limita a raccontare l’accaduto, ma costruisce una realtà nuova, surreale, eppure tremendamente verosimile (ed è questa la cosa più bella e spaventosa del film).

          1. Ho peccato di arroganza perché avevo letteralmente rimosso Vice, apprezzato da me solo in parte e ritenuto troppo “televisivo” a differenza di Big Short che a suo tempo ho messo in tutte le classifiche possibili…

            A proposito di classifiche, penso che anch’io quest’anno mi asterrò perché troppo lacunose sono quelle basate sulla data di uscita e troppo personalistiche quelle in cui si elenca semplicemente ciò che di bello si è visto (il che, oltre non avere nemmeno il sapore della onnicomprensività enciclopediaca, perché nessuno che non lo faccia per lavoro, vede tutto ciò esce, ha l’odore della presunzione).
            Perciò penso che non farò classifiche se non assolutamente inutili e quindi divertenti.

          2. Ragionandoci su mi trovo nel tuo stesso imbarazzo: non solo non ho visto molti dei film di maggior grido del 2021 (anche perchè molti sono usciti nelle ultime settimane, che io purtroppo ho dovuto passare quasi sempre a casa) ma ho mancato all’appello anche molte delle “secondo linee” con cui poi solitamente redigevo la mia annuale classifica.
            Le uscite sincopate dei film causa pandemia (basti pensare a NO TIME TO DIE, uscito tipo 20 mesi dopo) o le riconversioni su passaggi televisivi (Black Widow, ad esempio) poi non hanno aiutato.

            Chiudo con una chiosa che non c’entra niente e quindi è perfettamente pertinente: smattina mi sono sparato letteralmente uno dietro l’altro i sei episodi della serie tv che vede protagonista la tua pupilla Hailee Steinfeld, HAWKEYE.
            Che dire se non che che siamo in pieno stile Disney: niente di memorabile, tuttavia sempre gradevole. Due momenti mi hanno fatto sussultare però, lo ammetto: il primo quando la tua pupilla (invero bella e brillante) sciorinava i possibili nomi del cane e, tra i tanti, diceva anche un “pizzadog” che mi ha fatto ovviamente pensare al nostro comune amico blogger.
            Il secondo invece è stata la comparsa di D’Onofrio nei panni di Wilson Fisk, molti anni dopo averli dismessi per la serie tv tratta da un cinecomic che, ancor oggi e per distacco, è la miglior serie tv di un cinecomic mai realizzata, ovvero DAREDEVIL.

            Vabbè, bando alla ciance però, è tempo di auguri. Che il 2022 ti porti in dono tutto quello che più desideri per e per i tuoi cari.
            Un abbraccio!

          3. Alla fine tutto ruota attorno alla Disney ed è una sorta di rassicurante omologazione, perché, come dicevo anche sul nostro gruppo collettivo di whatsapp del Gathering, chattando con Zack, il Natale è un IP della Disney e lei lo usa come qualsiasi altro suo franchise, addolcendo a comando il mood narrativo (la sordità ed il passato di ostinata inclusività nell’infanzia della villain, che ovviamente diventa buona una volta scoperto il ruolo del mastodontico burattinaio nella morte di suo padre oppure la bellissima scena, perfettamente “canon”, di Kate che traduce la telefonata del figlio a Clint senza apparecchio acustico), calando la Steinfeld in un ruolo senza asprezze ed accomodante (in stile Bumblebee, che è poi per me il migliore dei film sui Transformer) ed infine scherzandoci sopra in modo non dissacratorio, giocando con i valori simbolici del Natale statunitense e consumistico (i maglioni brutti, la serata dei film di Natale stupidi e l’abbattimento del mitico Christmas Tree del Rockfeller Centre, che poi fa il richiamo al reboot del film Home Alone
            Eh, si, sono delle macchine da guerra alla Disney!
            Il vero idolo della serie tuttavia (lo ammetto, malgrado il mio amore per Hailee) è la Yelena di Florence Pugh, davvero strepitosa: tra l’altro le due registe hanno imposto alla Pugh una recitazione affettata ed una cadenza russa molto pesante e dall’effetto comico, per me resa benissimo dalla doppiatrice Lucrezia Maricchi.
            La Pugh è una bomba, fino ad oggi solo da film autoriali, ma questa fiction ne ha decretato negli USA un successo grandioso nel pubblico generalista, specie femminile e quindi la rivedremo…
            Aldilà di Kingpin (lo sai vero che tutto il cast tecnico ed artistico di Daredevil Netflix verrà a breve inglobato nel MCU Disney? Lo si vociferava da tempo e questa fiction è servita anche a creare il collegamento, un po’ come la scena post credit del film Black Widow che serviva a presentare questa serie), ho apprezzato moltissimo quel gioiellino di retcon (retro-continuity) con cui gli autori, grazie alla sottotrama dell’orologio della moglie di Clint marcato Shield, hanno di fatto trasformato in realtà la battuta di Tony Stark, quella pronunciata quando, nel secondo Avengers, recandosi con gli altri per la prima volta a casa di Barton e conoscendo là sua moglie ed i suoi figli, disse che quella non era la “casa” di Burton ma una “safe house”, con terminologia spionistica e che i membri della famiglia di Barton erano in realtà tutti agenti dello Shield…
            Insomma, Hawkeye non è una normale serie, ma un capitolo dell’infinita soap opera di Feige e del MCU, ma in questo caso di taglio natalizio…

            Tanti auguri anche a te e famiglia!!

  4. Come sempre leggere i tuoi post è sempre uno spasso, per non dire divertimento puro, con una postilla però: c’è dentro tanta ironia abbinata all’intelligenza da divertire ancora di più, perché, come hanno già sottolineato altri, hai riassunto la nostra realtà abbinata al film di McKay (che ho gustato molto) come pochi potrebbero fare. Che dire ancora: non aggiungo altro perché spesso mi sembra di vivere davvero in una realtà virtuale, dove tutto è il contrario di quello che sembra, e noi ne siamo coinvolti a nostra insaputa. Poi stai tranquillo, perché le notizie sono tutte manipolate in base all’esigenza e all’occorrenza. Non fa niente, tanto siamo già degli ologrammi che vivono in un’illusione continua… A proposito, come al solito ti offro da bere! Buon anno!

    1. Barman, seppur in ritardo, buon anno anche a te e grazie per i generosi complimenti!!!!
      La realtà spesso è triste ed esorcizzarla con la fantasia è l’unico antidoto che conosca 🙂

  5. Tok, tok… permesso?
    Scusate se disturbo, io faccio giusto capolino nella vostra affascinante discussione per complimentarmi (come sempre) con Lap per la freschezza, la lucidità e l’immediatezza del suo scrivere” FANTASTICO!!!
    Mi hai fatto veramente ridere dicendo cose intelligenti che assolutamente condivido! 😀
    Non è da tutti parlare di cose serie e profonde con la tua leggerezza. 😉
    Grazie caro per la gustosa lettura (e lezione di talento) che mi hai regalato!

    1. Ale, che piacere risentirti!!!!
      Ultimamente bazzico poco WP ma ritrovare vecchi amici mi fa lo stesso effetto di un fuoco che scalda le mani dopo una lunga camminata tra le neve.
      Un abbraccio, un saluto e un augurio di buon anno sono il minimo che posso mandarti!!!!

  6. Il parallelismo con la realtà della TV italiana è perfetto ma in fotocopia sono certo che lo si potrebbe fare con qualsiasi altra TV del pianeta perché questa è l’era del rincoglionimento globale e questo film cerca di denunciarlo! A mio avviso è una denuncia ormai senza speranza ed infatti non a caso ho accostato questo film a Idiocracy per come ormai è stata imboccata una strada senza ritorno! Altra verità che il film mette in evidenza è che ormai tutto ciò che è intelligente, colto, istruito è percepito come lontano, avulso dalla realtà e di conseguenza viene ignorato o deriso: per assurdo se domani un gigidalessio qualsiasi scrivesse una canzone in cui dicesse una stupidata tipo amore fa caldo, non nevica più creerebbe più consapevolezza del più autorevole climatologo! Purtroppo la realtà è questa, i “professori” sono stati sputtanati ed oggi, è l’era delle sciampiste e dei carrozzieri, purché abbiano la capacità di far vedere quanto siano ignoranti tanto più verranno idolatrati e ascoltati.

    1. Ciao Demonio e benvenuto nel blog.
      Innanzitutto ti faccio subito i complimenti per il tuo blog: l’ho scartabellato un po’ ed è veramente brillante!!! Complimentissimi!!!!!
      Poi, ovviamente, non posso che sottoscrivere le tue parole, tristemente vere. Neppure io sono molto fiducioso: ignoranza, presunzione ed egoismo sono i 3 pilastri su cui si basa la vita di troppe persone. Sono difetti che, presi singolarmente sono anche tollerabili, ma che quando si sommano insieme diventano devastanti e terribili. Come i tempi che stiamo vivendo.
      Mala tempora currunt, direbbe qualcuno…
      Incrociamo le dita, per quel che vale 🙂

      1. Sono rimasto senza parole. Mai nessuno parlando del mio blog lo ha definito così! E del resto non ho nemmeno mai avuto tutti sti lettori. In realtà ho sempre pensato il contrario ovvero che il mio fosse un blog demodé, sicuramente noioso e di sicuro non adatto a questi tempi. Un po’ come nel mondo anche sui social mi sento un pesce fuor d’acqua e forse appaio un po’ come i professoroni di cui parlavo cioè lontano, burbero e sicuramente antipatico. E non sono neppure un professore! Certo ho il brutto vizio di dire quello che penso e questo rende antipatici. Comunque ti ringrazio e mi riprometto di dare una guardata anche al tuo che sicuramente promette ottimi spunti di riflessione e conversazione. Sul resto… sottoscrivo e incrocio tutto quel che si può anche io!

    2. Una lucidissima analisi della realtà contemporanea che purtroppo condivido APPIENO!!! 😦
      Aiuto, c’è qualcuno che mi può dare una mano a non pensare all’estinzione del genere umano?!?

      1. Se lo trovi passami il numero perché ci parlerei volentieri anche io! Purtroppo hai posto la domanda ad una delle persone più asociali dell’intera galassia: ogni tanto incontro persone straordinarie e credo che le eccezioni ci siano (per fortuna!) ma ogni volta che guardo all’essere umano nella sua interezza (le masse si diceva un tempo!) non posso far a meno di restarne inorridito e spaventato per cui mi rifugio nella mia solitudine e, con amarezza crescente, resto a guardare gli eventi…
        Ma grazie per il commento!

          1. 🤷 ahahah sì più o meno! Diciamo che al contrario dei nichilisti io non lo premerei quel bottone che attiva l’auto distruzione ma non perché sono migliore o mi ritenga un santo…no no… semplicemente perché sono sicuro che qualcun’altro lo premerebbe certamente prima di me! 😈

        1. Ah ah ah ah ah ah 😀 😀
          DAVVERO, speriamo!!!! (faccina con gli occhi al cielo)
          Comunque, prima di sparire, cercheremo di fare la nostra microscopica parte! 😉

  7. Carissimo, commento solo ora perché, ahimè, sono arrivato tardi alla visione di questo film (cosa che accade sempre più spesso ultimamente…il tempo è tiranno e l’internet è troppo veloce).
    Sotto scrivo quanto hai detto alla fine della tua, come sempre originalissima, non-recensione: il film ci fa divertire con qualcosa che dovrebbe infastidirci come esseri umani. Dall’ignoranza, all’arroganza, al menefreghismo. Già qualche anno fa McKay mi aveva fatto impazzire con una formula simile con THE BIG SHORT, film purtroppo passato un po’ in sordina nel nostro paese. Devo ammettere di aver apprezzato più quel film che quest’ultimo. Quello di Netflix l’ho trovato brillante ma a tratti troppo didascalico o troppo diretto. Cioè la presidente è un’idiota e gli fanno fare cose da idiota. THE BIG SHORT l’ho trovato un po’ più “delicato” come satira (c’è da dire che l’argomento mi era molto più oscuro quindi magari sono io che mi sono perso delle battute dirette XD).
    Resta comunque una sceneggiatura brillante che spero possa vincere molti premi come i suoi ultimi lavori. Adoro McKay sia come sceneggiatore che come regista!

    Ne approfitto per farti gli auguri in ritardo amico Lap! Buon natale, buone feste e che sia un anno pieno di film brillanti come questo!

    1. Parto dal fondo: ricambio gli auguri rilancio con un bel brindisi (scegli tu la bevanda, purchè ad alto tasso alcolico 😀 😀 )

      Hai ragione quando tessi le lodi di McKay: sceneggiatore originale (merce rarissima nell’industria cinematografica attuale) e regista brillante. Tra l’altro in quest’occasione ha avuto il merito di saper far coesistere un cast tra i più stellari che abbia mai visto (se non ho fatto male il conto, in scena c’erano 5 premi Oscar… ).
      Ho recuperato THE BIG SHORT qualche settimane fa, quando stavo in quarantena. Avevo visto il film quando uscì, ma in vista di DONT LOOK UP mi era parso saggio un rewatch: bello bello, non c’è che dire. L’ultimo venuto è forse meno brillante nella regia e nel montaggio (i continui stacchi di BIGH SHORT con la voce fuori campo o un cameo tipo quello della ROBBIE sono roba d’alta scuola), tuttavia l’ho trovato molto più acuto e irriverente nella sceneggiatura e nella messa in scena. Pareri personali, ovviamente, perchè si tratta pur sempre di due opere molto belle che rappresentano una delle poche ventate di freschezza nel cinema nordamericano di questi tempi.

      Ora però è giunto il momento dei saluti e degli abbracci: alzo il calice per il bicchiere della staffa e mi accommiato sperando di rincontrarci in questi lidi il prima possibile!!!!

  8. Quando ho visto Ron Pearlman nei “panni” del generale Pappalardo mi si stava rovesciando il caffè che stavo bevendo. Ho riso fino alle lacrime. Non ho ancora visto il film, ma finire McKay non mi ha mai deluso. È solo che tutta questa sovra esposizione mediatica tra chi lo considera un capolavoro assoluto e chi una boiata mi sta facendo passare la voglia. Ma prima o poi lo guarderò. Ho visto che in uno scambio di commenti con Wwayne (che saluto) hai citato Wrath of man. L’ho visto l’altra sera e mi è piaciuto molto. È girato con uno stile che mi ha letteralmente ipnotizzato, anche se c’è da dire che Ritchie è molto bravo in questo.

    1. Un saluto anche a te carissimo! 🙂 Jason Statham ha spaccato anche in Joker – Wild Card. E’ un film che andai a vedere al cinema per la sola presenza della mia pupilla Sofia Vergara: purtroppo lei fa solo un cameo all’inizio e poi sparisce, ma non me la presi a male per questo, perché il film funziona alla grande anche dopo la sua uscita di scena. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente! 🙂

      1. L’ho visto. Sembrava una sciocchezza e invece è un buon film d’azione che intrattiene. Dopotutto il regista è Simon West, regista di quel capolavoro di tamarraggine che è Con Air, e I mercenari 2.

        1. A proposito di capolavori di tamarraggine, segnalo sia a te che a Lapinsù che stasera alle 19 sul canale 20 c’è uno dei film più tamarri che Steven Seagal abbia mai fatto, “Giustizia a tutti i costi”: guardatelo, non ve ne pentirete! 🙂

          1. Quando Dolph si dirige da solo raggiunge dei picchi di tamarraggine mai visti prima: devo assolutamente guardare questo film. Grazie mille per avermelo fatto scoprire! 🙂

          1. Caspita oggi non son proprio in giornata… prima ho confuso i commenti di demonio e ho risposto a uno pensando di scrivere sotto a un altro… poi quest’altro abbaglio.
            Hai STRARAGIONE, ho confuso JOKER con PARKER.
            Son perfino andato a rivedere i voti che ho dato ai film su IMDB: un rotondo 7 al primo e un generoso 3 al secondo…
            Mi rifarò guardando CASTLE SANDS 😀 😀 😀

    2. Ciao Gramon!!!!!
      DONT LOOK UP è senz’altro un film molto chiacchierato e, come i film troppo chiacchierati, finirà per essere manipolato da recensori, influencer ed espertoni finchè non sarà rappresentato l’esatto contrario di quel che è. Ma tu, che sei osservatore attento ed equilibrato, saprai senz’altro accoglierlo con il piacere e il gusto che si merita, non ho dubbi.
      Riguardo WRATH OF MAN è piaciuto anche a ma tuttavia (perchè un “ma” mi sento di mettercelo) è un film che assomiglia poco al solito stile di Ritchie: manca un po’ l’ humour suo solito, quell’adrenalina frizzante, un po’ infantile ma sempre fresca, che rende i suoi film sempre brillanti. La sceneggiatura si piagava poco al suo stile, questo va detto, e la messa in scena giusta è questa qui, però non mi sarebbe spiaciuto vedere un po’ del solito Ritchie…

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