I Film più brutti del 2021

“Papà?”.

“Che c’è?”.

“Puoi venire?”.

“Chiara, sto lavorando!”.

“È urgente…”.

Che palle, penso. Il connubio “Smart-working” + DAD andrebbe inserito tra i crimini contro l’umanità. Sbuffo, mi alzo dalla poltrona dello studio e vado incontro alla voce di mia figlia. La trovo davanti alla porta dello sgabuzzino che si fissa la punta dei piedi. I riccioli castani le scendono in avanti coprendole il viso tuttavia, non so perché, ho la certezza che si stia sforzando per non scoppiare a ridere. “Che succede”, le chiedo.

“L’ha… fatto… di nuovo…”, balbetta. Si, le viene propro da ridere e prova a trattenersi.

Chi ha fatto di nuovo cosa, tesoro?”, domando spazientito.

“Bandito ha fatto di nuovo la cacca nelle tue scarpe”, esclama tutto d’un fiato Chiara, prima di scoppiare in una risata che farebbe apparire Eddie Murphy come un dilettante.

“No!”.

“Si!”.

“Non può essere!”, mormoro. Sono ancora nella fase della negazione.

“Invece può essere…”, ribatte Chiara con la voce strozzata. Sta ancora ridendo e vedo il suo piccolo diaframma alzarsi e abbassarsi senza sosta. Si sta proprio divertendo un mondo, lei. Io molto meno. “Guarda tu stesso”, conclude spostandosi di un passo.

È allora che lo vedo: Bandito è seduto in mezzo allo sgabuzzino e appena mi scorge abbaia, non so se per felicità o noia, forse mi sta semplicemente prendendo per il culo. Scodinzola pigramente e la punta della sua coda sembra l’ago di una bussola che indica il punto esatto dove trovare la merda. Entro nello sgabuzzino e ispeziono la fila di calzature ordinate lungo la parete. Ci sono almeno 10 paia di scarpe, tutte di mia moglie tranne un paio di Adidas bianche nuove fiammanti, comprate un paio di settimane fa per andare a correre. Okay, a correre non ci sono mai andato. Okay, mi sono limitato a qualche passeggiata. Okay, ogni cento metri dovevo fermarmi con il fiatone e le mani sulle ginocchia. Ma non è questo il punto: sono scarpe nuove e le ho pagate 80 euro.

La coda guizzante di Bandito indica le Adidas, ovviamente.

Mi avvicino e guardo meglio. Stavolta si è superato: ha cagato sia sulla scarpa destra sia sulla scarpa sinistra.

Bastardo d’un cane, penso. Bastardo non in senso di razza, perché Bandito è un barboncino nano bianco e riccioluto. Bastardo proprio nel senso di insulto. Tra tutte le paia di scarpe di questa casa, proprio sulle mie deve cagare? Questa settimana è già la terza volta… e siamo solo a giovedì. Medito se abbandonarlo nei pressi del fiume oppure se comprare quel manuale di torture animali scovato su Amazon, poi mi volto per sgridarlo.

Bandito se ne sta accovacciato sui piedi di Chiara e mi abbaia. È felice, si vede chiaramente. Abbaia ancora, trotterella verso di me e prende a saltellare. Mi fa le feste: Visto come sono stato bravo? L’ho fatta tutta nelle scarpe senza sporcare il pavimento. Non so se ridere, piangere, o bestemmiare.

“Chiara, per favore, toglimi Bandito di torno. Portalo in camera tua o dove ti pare, basta che non lo vedo, che io devo pulire questo schifo”.

Chiara annuisce, o almeno mi pare, perché ancora ride a più non posso e ha le lacrime agli occhi, le vedo distintamente brillare sotto la luce dei faretti del corridoio di casa. Aspetto che scompaia insieme al cane dietro la porta della sua camera prima di imprecare sottovoce. Che bella giornata… non vedevo l’ora di pulire un po’ di merda…

Infilo i guanti di gomma, mi armo di spugna e detersivo, quindi inizio a pulire.

Bastardo d’un cane… mannaggia a me e quando mi son fatto di convincere… io non lo volevo un cane… basto io di animale in questa casa… invece no… le ragazze volevano il cane… “ti prego babbo”… “ti prego amore mio”… ed io mi son fatto fregare… bastardo d’un cane… la cosa che più mi fa incazzare è che alla fine gli voglio pure bene… quando mi fa le feste o si accoccola vicino a me sul divano lo abbraccio sempre… ma senza farmi vedere da quelle due arpie che mi ha convinto a prenderlo, che sennò poi mi sbeffeggiano… però… checazzo… proprio la cacca nelle mie scarpe? Mica sono un vasino…

Impiego quasi mezz’ora a ripulire tutto. Vi risparmio i dettagli: proprio un lavoro di merda.

Non faccio in tempo a sedermi per rimettermi al lavoro che sento il portone di casa aprirsi: “Sono tornata”, giubila mia moglie.

Le vado incontro, la abbraccio e la bacio con affetto. È un gesto che ripeto ogni giorno, ma lo faccio sempre come se fosse la prima o l’ultima della mia vita. Romina ricambia con trasporto i miei gesti d’affetto: mi abbraccia, mi bacia, mi guarda complice. Irrompe Chiara, Bandito la segue come un’ombra. L’idillio familiare prosegue tra abbracci, baci e amorevoli slinguazzate canine. Impieghiamo qualche minuto per ricomporci.

Dopo aver posato la borsa e sistemato il soprabito sull’appendiabiti, Romy si porta le mani ai fianchi e mi guarda con aria di sfida. “Allora?”, mi chiede.

La guardo meglio, calcolo con precisione il tono della sua voce e lo parametrizzo in base a una esperienza ormai più che ventennale: la domanda non sottende una sfida, bensì un esame. Non so come lei riesca a cogliere la mia incertezza, ma lo sguardo già severo assume subito una piega inquisitoria: non ho dubbi sul fatto che Torquemada guardasse allo stesso modo i prigionieri prima di iniziare le torture. Inclina anche un angolo della bocca e inizia a picchiettare sul pavimento con la punta del piede.

Ci ho già messo troppo, me ne rendo conto da solo. Dovevo rispondere immediatamente al sottinteso della domanda “Allora?”, invece sto ancora qui a rimuginare per cercare di capire cosa volesse dire.

“Allora?”, ripete Romina. Nella sua voce mi sembra di percepire già una nota di rimprovero, lo stesso che intercettavo nei miei insegnanti quando steccavo una interrogazione.

È in quel momento che vedo Chiara gesticolare alle spalle di sua madre per attirare la mia attenzione. Vuole suggerirmi qualcosa e muove le labbra senza parlare, comunque penso di aver capito.

“Parrucchiera”, esito.

“E…”, mi incalza Romina.

Eeeeee… ecchecazzonesò, penso frustrato. Il colore mi sembra più o meno lo stesso e anche la lunghezza dovrebbe essere quella di prima ma è difficile stabilirlo perché li tiene sempre annodati dietro la nuca. Checazzonesòio… l’ultima volta che son stato da un parrucchiere nemmeno avevo la patente… mi raso a zero ancora prima di diventare calvo… echeccazzo… quando mi taglio i capelli con la macchinetta mica le chiedo se sono più corti o più lunghi di mezzo millimetro…

Sbircio oltre le sue spalle sperando che Chiara abbia un nuovo suggerimento che mi possa salvare.

In effetti, povera bambina, si sta sbracciando e sforzando di dirmi qualcosa. Provo a leggerle labbra: mese…. massse… maccchhhhs… mettzzzz….

Machennesò… mi arrovello. Stecazzodidonne… si depilano tutte e guai a fargli notare se è rimasto un pelo sotto l’ascella… Però se non sai spiegare con la precisione di un ingegnere come han cambiato l’acconciatura viene giù il mondo… mavaffanculova… ho tribolato di meno a farmi resuscitare da San Pietro…

“Mi arrendo”, sospiro allargando le braccia.

Chiara, sempre dietro a Romina, si porta le mani ai capelli. Stavolta capisco bene la parola che si disegna sulle sue labbra: NOOOOOOO!

“Non ho parole”, inorridisce Romina. “Ho cambiato colore ai capelli e nemmeno te ne accorgi?”

“Hai cambiato colore?”, sgrano gli occhi.

“Il benzinaio del distributore qui vicino se n’è accorto subito”, allude sarcastica. “Solo tu non te ne accorgi!”.

“Nella prossima vita farò il benzinaio…”, sospiro cercando di buttarla a ridere.

“Non sei simpatico per niente! Sono passata dal castano 37 al castano 43! Come fai a non vederlo?”, esclama come se stesse spiegando perché 1+1 fa 2.

“Castano 37 e castano 43? Che sono numeri del lotto?”.

“Ignorante! Sono sfumature del castano”.

“Ah, perché, ora il castano ha sfumature?”.

“Certo”, prorompe Romina con la pignoleria di uno zoologo che vuole illustrare alla platea 233 diverse specie di coleotteri. “Se tu solo di degnassi di vedere le palette di colori che mi ha mostrato la parrucchiera nel pantone, allora capiresti che…”

“Mamma”, interviene Chiara. “Guarda che ho fatto?”. Mia figlia estrae dalle tasche della tuta una collanina e la mostra alla madre. Romina dimentica all’istante il motivo per cui stava discutendo con me e si concentra sull’oggetto che sua figlia le ha messo davanti gli occhi.

Pia figlia, penso. Mi sta salvando! Devo farle un regalo. E come se lei mi avesse letto nel pensiero, Chiara mi strizza l’occhio senza farsi vedere dalla madre.

“Ma che bella che è”, dice Romina prendendo la collanina tra le mani. In tutta sincerità è tutto fuorché bella: uno spago da cucina in cui sono infilate delle perline di plastica di un vecchio gioco, alcuni ciondoli delle Barbie che non usa più e, al centro, una conchiglia dalla forma strana che aveva raccolto questa estate al mare. Non so perché l’abbia voluta conservare: assomiglia alla metà di una vongola ed è grande come una moneta da 2 euro. Sarebbe anche carina se non fosse per la superficie così liscia da sembrare viscida e per il colore, un grigio topo dalla tonalità cimiteriale che farebbe fare il segno della croce pure al becchino delle pompe funebri. Ma a Chiara questa conchiglia piace da matti: l’ha trovata la scorsa estate in spiaggia e da allora non l’ha mollata un istante. Per mesi l’ha perfino portata a scuola, custodendola con attenzione nel suo astuccio.

“È una collana per le bambole?”, chiede infine Romina.

“Ma no!!!!!”, esclama Chiara scimmiottando scherzosamente lo sconcerto che poco prima mia moglie aveva riservato a me. “È un collare per Bandito”, conclude.

“Benissimo, mettiamoglielo”, accorda Romy mentre aiuta Chiara ad annodare lo spartano collare al collo del cane. Bandito, non facendo minimamente onore al nome che gli abbiamo dato, resta mansueto mentre le due donne gli mettono al collo quella cosa che solo io trovo orripilante. Ovviamente mi guardo bene dall’esprimere la mia opinione e quatto quatto me ne torno nello studio a lavorare.

Mentre sbrigo le ultime pratiche lavorative, penso che forse la giornata non è del tutto compromessa: il lavoro è quasi finito, la merda del cane l’ho pulita, mia moglie pare aver dimenticato la mia gaffe sulla tonalità del castano e per cena ho cucinato un ossobuco che è la fine del mondo. Ho pure le ultime puntate di Monterossi da vedere… Se mi gira bene, stappo pure quella bottiglia di Rosso Piceno che mi ha regalato Francesco a Natale…

“Gianni?”.

Mi giro sulla poltrona ma non vedo nessuno. Bah… sarà stata un’impressione.

“Gianni?”.

Mi volto di nuovo, ma nello studio non c’è nessuno. Controllo pure la porta: è chiusa. Perplesso mi rimetto a lavorare.

“Gianni?”.

Roteo sulla poltroncina girevole come un fulmine (o così mi piace pensare) e scatto in avanti con le braccia protese ma le mie mani afferrano solo aria. Sono solo, non c’è alcun dubbio al riguardo, eppure qualcuno mi chiama. Com’è possibile? Mi rimetto al lavoro mentre la perplessità lascia rapidamente il posto all’inquietudine.

“Gianni?”.

No, cazzo no! Non può essere! Sono da solo in questa stanza! Perché sento qualcuno che mi chiama?

Ignoro la voce e continuo a lavorare, indefesso ma ad un passo dal terrore.

“Gianni?”.

No, non ce la posso fare. Ho scongiurato l’apocalisse da asteroide e sono sopravvissuto, ma i fantasmi quelli no, quelli non li posso affrontare!

“Gianni?”.

Frugo la stanza con gli occhi ed è allora che lo vedo, acquattato vicino alla porta.

Bandito scodinzola e mi guarda con la lingua penzoloni. Che tenero cane! Mi avvicino per accarezzarlo e penso che magari un bel mastino sarebbe stato più d’aiuto per fugare la venuta dei fantasmi. Poi lo vedo muovere il muso e la bocca mentre sento la parola GIANNI echeggiare nella stanza.

“Gianni?”, ripete Bandito.

Impallidisco.

“Parlo con te!”, dice il cane.

Quasi svengo.

Bandito se ne accorge. “Datti un contegno”, sospira disgustato.

“Ma tu parli…”, balbetto con un filo di voce.

“Pare di sì”, conferma il cane.

“Com’è possibile? Non sono mica il dottor Dolittle…”.

“Chi?”.

“Dolittle. Eddie Murphy? Robert Downey Jr.? Non ti dicono niente?”

“No”, borbotta Bandito.

Lo guardo sbalordito mentre si stiracchia. Lo fa spesso, per lui è una sorta di rituale. Inarca la schiena e vedo il suo pelo immacolato arricciarsi sempre più. Poi lo sguardo mi cade sul nuovo collare che gli ha fatto Chiara. È sera, la stanza in penombra è illuminata solo dalla flebile luce di una lampada da tavolo, eppure giurerei che la conchiglia al centro del collare stia brillando ma di una luce cupa, quasi cinerea, come quella con cui la luna, talvolta, illumina le campagne d’estate.

Un brivido mi scivola lungo la schiena, finché sento di nuovo il cane parlare.

“Domani ti cago pure sulle ciabatte”, ghigna Bandito prima di andarsene.




Questo inutile racconto è parte di una narrazione più complessa, forse divertente, figlia del mio povero ingegno e della fantasia molto più brillante dell’amico Kasabake. Se avete una vena masochistica e volete recuperare anche le precedenti puntate della narrazione, le trovate QUI.


Ma ora bando alle ciance: gustatevi la classifica dei film più BRUTTI del 2021!!!!!!


5. Ammonite


4. I segreti della notte


3. Wander


2. Guida romantica a posti perduti


1. Chaos Walking

24 pensieri su “I Film più brutti del 2021

  1. Avevo letto un libro tempo fa di un neurobiologo cognitivo in cui tra le tante cose spiegava le ragioni del perché effettivamente in media le donne percepiscano più colori degli uomini. Che si mettano l’animo in pace e la smettano di torturarci: non è colpa nostra se non vediamo i colori come loro! 🤷
    https://rivistanatura.com/donne-a-colori/

    PS quel cane è proprio stronzo!😄

    1. Grazie per la dritta, salvo il link nei preferiti e uso alla prima occasione utile!!!

      PS: non è solo stronzo, pure ingrifato… oggi è andato in calore ed è da stamattina che cerca di trombare la mia ciabatta…

        1. Per ora si sa consolando con un vecchio peluche di mia figlia che tiro fuori quando lei sta a scuola e riporto in mansarda non appena lei torna a casa
          Il peluche tra l’altro è a forma di coniglio… Mi sento un po’ Mengele ma preferisco non pensarci.

  2. Credo che pretendere la distinzione tra le sfumature di un colore da un uomo sia un vero metodo di tortura, a volte fate fatica anche a inquadrare un colore!
    A parte questo il racconto è fantastico come sempre, buona giornata 😉

  3. Sarebbe davvero molto ipocrita da parte mia e persino offensivo nei tuoi confronti fingere che io stessi aspettando questo post per leggere una inutile classifica dei film più brutti del 2021 (tale, sia chiaro, soprattutto per chi non coglie la mia scrittura dalle parvenze ossimoriche e apparentemente contraddittoria, non perché frutto di tue scelte critiche, ma perché una simile classifica è inutile in modo intrinseco chiunque la rediga)… Io stavo aspettando con trepidazione un tuo post di questo tipo perché è il contenitore da te scelto per proseguire la pubblicazione del tuo racconto fantasy-familiare di cui non posso più fare a meno!
    L’attesa, per altro brevissima, è stata premiata anche questa volta da un altro splendido capitolo, in questo caso di ambientazione terrena e con i toni della sit-com di derivazione nordamericana (il tuo character potrebbe essere benissimo interpretato in una riduzione cinematografica o televisiva da Mark Wahlberg), ma con un guizzo finale che pone molte più domande e che non dà alcuna risposta: bellissimo!
    Abbiamo un cane che parla, ma perché parla? Sappiamo che quella conchiglia contiene la memoria di un demone, ma è questo che fa parlare il cane? e soprattutto, cosa il nostro narratore principale (nonché gamemaster) se ne farà di questo espediente?
    Ecco, queste sono domande a cui non mi sembrava giusto che rispondessi io ed è per questo che per ora resto alla finestra, anzi al PC, in attesa di leggere il seguito, dove probabilmente ci saranno dei momenti e delle svolte narrative in cui io certamente mi infilerò all’ultimo momento aprendo dei varchi e introducendo fatti nuovi o conclusioni vecchie parentesi, ma non ora, non in questo punto della TUA narrazione.
    Insomma, non è un fatto di rispetto, ma di piacere di leggere il seguito!

    Tuttavia…

    La Guarnigione Invisibile

    «Che vorrebbe dire “Non in questo universo”? Quanti ce ne sono?!?» Chiese San Paolo a Sant’Agostino, più infastidito dall’essere stato tenuto all’oscuro di questa clamorosa rivelazione cosmogonica, che non dalla reale portata del suo significato.
    «Ah, chi può dirlo…» Rispose Sant’Agostino in modo flemmatico. «Di certo non io, che conosco solo una parte del Grande Piano… Certamente lo sa Nostro Signore il Padre Celeste e probabilmente…»
    Agostino si era interrotto, lasciando in sospeso la conclusione della sua frase, riflettendo in silenzio su quanto stava per dire e che avevo scelto invece di tacere.
    «Cosa? Chi altro sarebbe a conoscenza…» Paolo non voleva mollare così facilmente la presa sul suo vecchio amico, non ora che questi aveva cominciato a fare rivelazioni.
    Il numide lo guardò serio in volto e concluse «Mi dispiace, Paolo, ma non posso dire altro… È una cosa che sfugge ad ogni mio controllo…»
    «Che fai? Mi citi le battute del film “Le relazioni pericolose”? E tu chi saresti, il Visconte di Valmont interpretato da Malkovich ed io allora la giovane Madame de Tourvel? Ho forse la faccia e la grazia di Michelle Pfeiffer?!?» Reagì Paolo con una certa aggressività, tale perché si stava rendendo conto che quello spiraglio di illuminazione che Agostino gli aveva fornito si stava irrimediabilmente chiudendo, ma forse chissà, facendolo arrabbiare…
    «Di certo della Pfeiffer ti manca l’altezza e la bellezza» sorrise Agostino, ma fu così che Paolo potè usare quell’istante di debolezza e di frivolezza umana del suo vecchio compagno di avventure per sferrargli il colpo maestro: «La verità è che non sai nulla! Sei solo un vecchio santo nemmeno buono per essere adorato sulla Terra!! Persino i preti che insegnano catechismo evitano le tue presunzioni filosofiche da ciarlatano ed i tuoi paradossi… Sei uno spirito finito, altro che agente dell’Intelligence! Ti hanno pensionato, vecchio mio… Messo in cantina e lasciato libero di apparire, scomparire ed andare in giro con uno scolapasta sulla testa o qualsiasi cosa sia quell’affare… Non perderò altro tempo con te, addio!»
    Agostino si girò, dando le spalle al suo amico e si stava per smaterializzare, quando l’altro lo chiamò, senza implorarlo, ma con un tono di voce che sembrò suonare come un verbo di comando: «Non andare Paolo, non è sicuro»
    San Paolo sentì il gelo dell’autorità di quella voce e girandosi nuovamente non vide più solo il suo amico ma un intero esercito di anime, che apparivano in semi-trasparenza a fianco e dietro il numide, fino a comporre una guarnigione dal numero e dalle dimensioni incalcolabili, riunite in uno spazio di visione che aveva annullato l’immagine della baita di legno.
    «Non voglio mentirti», proseguì Agostino, che nel frattempo aveva ottenuto il silenzio e la completa attenzione di Paolo. «Non ti dirò di altri universi o di altri dei o altre cose ancora che ti confonderebbero soltanto, ma sappi che è in corso un cambiamento, un grosso riordino di tutto ciò in cui fino ad ora tutti noi abbiamo creduto e per il quale ci siamo battuti ed abbiamo sofferto…»
    Alle spalle di Sant’Agostino, le anime di quel misterioso esercito sembravano fluttuare lentamente, come immagini proiettate su una nube di fumo e mentre una vaga sensazione di terrore ed immanenza cresceva in Paolo, il suo misterioso amico proseguì: «Chiamalo come vuoi, ma ciò che sta per accadere io lo chiamo il “Reboot Celestiale” e non è nemmeno la cosa davvero preoccupante…»
    Se avesse avuto una lingua mortale ed una bocca umana, San Paolo le avrebbe percepite entrambe come irrimediabilmente asciutte, senza saliva e con quella strana sensazione da comune mortale, non trovò altro da chiedere che «No?»
    «No», rispose serissimo Agostino «Decisamente no»

    1. Ci sono tanti modi per omaggiare l’opera altrui. Applausi, lodi, sorrisi e pacche sulle spalle sono è senz’altro i modi più comuni.
      Più raramente, tuttavia, gli omaggi arrivano in forma più nobile e alta, diventando una replica che amplifica e rilancia il messaggio originale. E’ quello che accade in uno stadio durante un concerto quando, alla fine di una canzone, il pubblico riprende a cantarla dall’inizio lasciando i musicisti estasiati ad ascoltare. Ed è quello che accade adesso, con questo tuo portentoso commento, che amplifica e ridefinisce il gioco ormai annoso (si potrae dal 2020…) con cui condisco le classifiche dei film.
      Che poi, come giustamente hai detto tu, la classifica in sè è proprio insignificante, tant’è che nel precedente post nemmeno l’ho messa, ma ormai è solo un pretesto per raccontare una storia fantasiosa e delirante alla quale tu hai contribuito in maniera essenziale.
      E ci tengo a dire una cosa: mai, neppure per sbaglio, io e te abbiamo discusso di questo racconto in separata sede. Ogni tuo contributo è nato spontaneamente dopo aver letto un mio nuovo post, di getto come oggi quando in poche ore hai scritto qualcosa di portentoso…
      E’ proprio questo il bello del gioco: io scrivo, tu ti accodi, io proseguo. Ogni anello della congiuznione è imprevisto e imprevidibile: non so quale delle qualità sia quella che preferisco!!!!

      Grazie ancora, Paolo, per questo tuo racconto che si accoda a una narrazione ormai prolungata.
      E tieni pronto, perchè la prossima settimana darò fuoco alle polveri e dovrai faticare per starmi dietro 😀 😀

      1. Sarà un piacere ed un onore!
        Sto facendo leggere le precedenti puntate ad Armando Corridore, editore della Elara Srl, piccola ma pregiata casa editrice bolognese specializzata in fantascienza di nicchia (quella che pubblica tanto per capirci i libri di quel genialoide di Jeff VanderMeer, quello della trilogia della weird science da cui stato tratto il film di Garland “Annihilation”) e si sta divertendo moltissimo!!

        1. Ringrazio te per la condivisione e Armando per il divertimento!!!!
          Ogni tanto vaneggio su cosa potrebbe succedere se chiudessero me e te in una writer’s room, con fondi illimitati per la produzione di una narrazione… Vacillerebbero perfino i poli magnetici…
          Grazie ancora 🙂

          1. Per me è per te la writers room sarebbe perfetta per le revisioni e l’organIzzazione ma sono certo che l’ispirazione per i deliri continuerebbe a venirci nei posti più strani, come capita ora!

          2. impallidisco…
            sapessi quante malsane idee ho partorito al cesso
            mia moglie avrebbe solidi argomenti per chiedere il divorzio seduta stante 😀 😀 😀
            (il gioco si parole tra “seduta” e “cesso” è ovviamente e volgarmente voluto)

  4. Mi fa molto piacere che tu abbia preso un cane: ti accorgerai presto (se non te ne sei già accorto) che ti donerà un affetto smisurato. Soprattutto se tu (come hai scritto nel post) gli dedichi anche solo qualche minuto al giorno per fargli le coccole: a noi padroni costa poco, ma per la felicità di un cane fa una differenza da così a così.
    L’unico lato negativo dell’avere un cane è che limita la tua libertà, nel senso che tante volte vorresti uscire a divertirti, e ci rinunci perché ti piange il cuore alla sola idea di lasciare il cane a casa da solo per un tuo sfizio personale. Ricordo bene ad esempio che mi sentii una merda quando andai a vedere il primo film di Venom, perché per andare al cinema dovetti appunto lasciare il cane a casa da solo, pur sapendo benissimo che lui ci soffriva terribilmente.
    Riguardo ai film più brutti del 2021, mi piange il cuore anche a vedere che nei commenti concordate nel definire Frammenti dal passato – Reminiscence un cesso. Per me invece è un grande film, sia esteticamente che per quanto riguarda i contenuti. Ma ammetto che potrei essermi fatto influenzare da ben 2 fattori: la mia passione per il noir e quella per Angela Sarafyan, a mio giudizio una delle donne più belle del mondo.
    Non mi suscita alcun dispiacere invece che venga citato Wander, un film in cui è stato sbagliato tutto ciò che poteva essere sbagliato, sprecando un copione con delle ottime potenzialità. In particolare il personaggio di contorno interpretato da Tommy Lee Jones nelle mani di un bravo sceneggiatore poteva diventare indimenticabile, perché incarna una fetta di persone (i complottisti così sfrenati e paranoici da diventare ridicoli) la cui diffusione è emersa in tutta la sua evidenza durante l’emergenza covid.
    Ma la colpa più grave di Wander è un’altra: aver ingaggiato una strafiga disponibilissima a spogliarsi come Heather Graham, e poi lasciarla vestita per tutto il film. Questo è un peccato ancora più grave. 🙂
    2 note off topic. La prima riguarda Mattarella, la cui rielezione è una sconfitta soprattutto per il centrodestra, che ha perso un’occasione storica di eleggere un presidente proveniente dal proprio schieramento. E questo perché Salvini, dopo aver detto pubblicamente prima che voleva un presidente di centrodestra e poi che lavorava su un presidente donna, alla fine ha implorato di accettare il bis un uomo di sinistra. Nessuno stupore, perché la sua incoerenza (e di conseguenza la sua inaffidabilità) era nota da tempo.
    Tra l’altro (come ha detto Mentana) per Salvini dire che lavorava su un presidente donna, sottolineando in maniera così forte il genere della Belloni, era un modo per sfidare i capipartiti che non erano d’accordo con lui (ovvero tutti tranne Conte). E’ come se Salvini gli avesse detto: cari Letta & company, sappiate che se vi mettete di traverso farete la figura dei misogini, e vi metterete contro tutti i talebani del politicamente corretto. Non ha tenuto di conto che i suoi avversari pur di frantumare il suo sogno di fare il kingmaker erano dispostissimi a correre questo rischio.
    La seconda nota off topic riguarda le mie letture del 2022. Il nuovo è cominciato da meno di un mese, ma mi ha già riservato tante soddisfazioni in questo senso: infatti ho scoperto un giallista fenomenale (Collin Wilcox) e 2 romanzi molto belli, “Take a Star” di Giulia Ungarelli e quello che ti ho consigliato anche su Whatsapp, ovvero “I sette mariti di Evelyn Hugo” di Taylor Jenkins Reid. Tra l’altro quest’ultimo l’ho scoperto grazie a una recensione su WordPress (https://olganavarin.wordpress.com/2021/12/31/i-sette-mariti-di-evelyn-hugo-taylor-jenkins-reid/), a conferma del fatto che il passaparola tra i bloggers è uno dei lati più belli di questa piattaforma.

    1. Caro amico non posso che sottoscrivere il fatto che il tuo giudizio su REMINESCENCE sia condizionato dalla Sarafayan e dal genere noir, perchè il film è assolumente brutto. Non così brutto da meritare un posto in questa classifica, ma brutto senz’altro. L’idea alla base della sceneggiatura è favolosa, e d’altronde Lisa Joy è autrice coi controcosi, perchè unire la Sci-Fi al Noir è una delle poche commistioni che Hollywood non aveva ancora provato a fare. Il tentativo dunque è coraggioso, ma la riuscita pessima, nonostante anche un cast di primordine. Credo che non poco abbia pesato il fatto che la Joy era alla sua prima esperienza vera come regista: posso solo augurarle che il flop di questo film non le pregiudichi nuove occasioni in futuro.

      Riguardo la rielezione di Mattarella ho poco da aggiungere, perchè hai appena detto tutto tu. La figuraccia di Salvini è stata epocale nonchè ultima di una lunga serie: non mi stupirei se da qui al voto dell’anno prossimo i falchi del suo partito (in primis Zaia) non proveranno a farlo fuori per andare al voto con un nuovo segretario politico.

      Mi permetto anche io, infine, di consigliarti una lettura: “La felicità del lupo”, di Paolo Cognetti. L’ho iniziato pochi giorni fa e già sono oltre la metà!

      1. Uno dei lati che apprezzo di più della nostra amicizia è il fatto che, quando ci troviamo in disaccordo su un film, possiamo esprimere i nostri pareri in assoluta franchezza, con la certezza che l’altra persona non si arrabbierà e non la prenderà sul personale.
        Peraltro, ho notato che quando io e te siamo in disaccordo su un film è quasi sempre perché io mi sono fatto influenzare dalla presenza di una gnocca imperiale nel cast. E’ successo non solo con Frammenti dal passato – Reminiscence, ma anche con Bent – Polizia criminale (dove c’era Sofia Vergara) e Welcome home (dove c’era Emily Ratajkowski). Evidentemente quando vedo una stratopassera metto il cervello nel cassetto, e divento totalmente incapace di intendere e di volere.
        Riguardo al libro che mi hai consigliato, domani esce il nuovo libro di Michael Connelly, e ovviamente andrò a comprarlo il giorno stesso dell’uscita: quando l’avrò finito potrei tranquillamente leggere “La felicità del lupo”, anche perché la scorrevolezza è una delle qualità che apprezzo maggiormente in un libro. Grazie per la dritta! 🙂

        1. Non vorrei che qualche sparuto lettore, passando di qua, mi confondesse con un cinefilo dal palato sofisticato e dalle mille competenze.
          Mi sembra quindi doveroso ribadire che anche io ho visto centinaia di film solo perchè mi tirava l’attrice protagonista e molti di questi film, benchè ignobile, mi sono piaciuti…
          Quindi caro amico non posso che manifestare comprensione e solidarietà per questa tua debolezza perchè, molto semplicemente, è anche la mia. Che poi definirla “debolezza” è forse sbagliato, sarebbe preferibile definirla come una particolare categoria critica, ecco così suona meglio. 😀

  5. Eh eh eh… finalmente sento odore di libri in cottura! 😉
    Ho sempre cercato di solleticare il tuo naturale talento per la letteratura oltre che le recensioni cinematografiche! 🙂

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