I Film più belli del 2021

“Hai letto la mia lettera?”.

“No, mi dispiace, non ne ho avuto il tempo”.

“Come non ne hai avuto il tempo? Era urgente!”.

San Pietro scuote impercettibilmente il campo prima di rispondere. “Paolo, sei come un fratello per me, lo sai, e lo dico per il tuo bene: piantala con queste lettere, non se ne può più…”.

San Paolo incrocia le braccia e non riesce a trattenere il fremito di nervosismo con cui batte il piede per terra. “Io scrivo lettere”, sentenzia guardando un punto imprecisato dietro la schiena di San Pietro. Neppure lui, il primo degli apostoli, riesce a reggere lo sguardo di quei profondi occhi color nocciola, che tanta Gioia ma anche tanto Dolore hanno visto negli ultimi duemila anni.

“Io scrivo lettere”, gli fa il verso il primo Papa. “Ma piantala una buona volta e vedi di darti una svegliata. Siamo nel duemila, Paolo, le lettere non le usa più nessuno! Puoi mandare SMS, messaggi vocali, una e-mail: finalmente abbiamo quella PEC pure qui in Paradiso! Volendo puoi anche unirti al gruppo WhatsApp che ho fatto con Giovanni, Matteo, Luca e Marco…” conclude allusivo.

“Non ci penso per niente”, protesta San Paolo.

“Ma perché? Devi ammodernarti, Paolo, lo dico per il tuo bene”, insiste San Pietro protendendosi con le spalle oltre la scrivania che lo separa dall’amico e collega sforzandosi di sembrare più comprensivo di quanto non sia in realtà.

“No, loro sono gli Evangelisti, io non c’entro niente”.

“Ma neppure io ho scritto un vangelo”.

“Però tu sei la pietra”, ammicca Paolo. “Io con quelli là non voglio niente a che spartire. Io scrivo lettere”, conclude imbronciato.

“Ci rinuncio”, si arrende il primo Papa. Sprofonda nella poltrona rassegnato e per mitigare la collera che sente montargli in petto, concentra tutta la sua attenzione sul bonsai poggiato sul davanzale della finestra. Una leggera brezza fa ondeggiare i rami sottili e, per un istante, tra la folta chioma della splendida pianticina gli sembra di scorgere una fogliolina appassita, il che indicherebbe che sta per abbattersi una sciagura su tutto il Creato. Aguzza lo sguardo ma tutte le foglie sono verdi e rigogliose. Meglio così: in fondo l’ultima foglia gialla risale al giorno in cui nacque Neil Blomkamp, oltre 40 anni prima. Rasserenato, sposta lo sguardo sull’amico, collega e fratello. San Pietro ha sempre segretamente invidiato la bellezza angelica di San Paolo, in una declinazione del concetto di invidia del tutto priva di malignità, rancore e cattiveria, ovvero nell’unica forma di invidia concessa ad un Beato, una dimensione in cui il rimpianto, la rassegnazione e l’accettazione sono un tutt’uno. Un umano tradurrebbe tutto sospirando un va bene comunque.

San Paolo si accorge dello sguardo di San Pietro e praticamente sente quel va bene comunque. Allora, ancora un po’ punto sul suo orgoglio epistolare per il rimprovero di poco prima, si passa la mano tra i folti ricci biondi che gli incorniciano il viso e mentre le sue dita scivolano negli ultimi boccoli dorati, si concede il lusso di guardare il Responsabile supremo degli accessi ai piani celesti dritto negli occhi.

Gli occhi color nocciola di San Pietro incrociano gli occhi azzurri di San Paolo per pochi istanti.

Un debole terremoto si manifesta nel Mar Egeo, 20 chilometri a nord dell’isola di Creata.

Il primo Papa scorge la nota di risolutezza nello sguardo del collega, ma preferisce ignorarla e passare oltre. “Di cosa mi volevi informare con la lettera?”, chiede.

“Sembra ci sia stata una fuga di notizie”, risponde San Paolo.

“Quali notizie”, incalza San Pietro.

“Quella notizia…”, ammicca l’apostolo abbinando un cenno della spalla.

“Scusa Paolo ma non ti seguo: di cosa stai parlando?”, prosegue il primo Papa senza nascondere la crescente insofferenza.

“Ma come? Dai… non puoi non aver capito”.

San Pietro ne ha le tasche piene. Dovrebbe sbrigare alcune faccende personali invece gli tocca ascoltare gli enigmi di un vecchio amico incapace di adattarsi al nuovo che avanza. Gli vien voglia di scatenare un uragano in mezzo al Pacifico, ma si limita a fare spallucce. “No, non ho capito”.

San Paolo allarga le braccia sconfortato: “Hanno scoperto che il Boss non c’è, non si trova”, dice poi con l’enfasi di un consumato attore che proclama la battuta più importante.

San Pietro cambia posizione sulla poltrona e accavalla una gamba. “Primo: non capisco che cosa ce ne frega a noi se nessuno è in grado di rintracciare Bruce Springsteen. Secondo: chi è che lo starebbe cercando?”

“Cosa c’entra Bruce Springsteen?”, chiede Paolo disorientato.

“Come cosa c’entra? L’hai tirato in ballo tu!”.

“Ma non può essere! A me il rock nemmeno piace. Io sono più per la musica neomelodica. Ascolto Gigi D’Alessio, Pino Daniele, Nino D’Angelo. Tutti cantanti napoletani: non a caso mi hanno pure intitolato lo stadio della città. Ora mi hanno sostituito con Maradona… ma li ho perdonati”.

San Pietro sgrana gli occhi sbigottito e per un secondo ha il sospetto di parlare con l’anima di Luca Giurato. “Paolo, pochi secondi fa mi hai detto IL BOSS NON SI TROVA, ti ricordi?, prosegue il primo Papa col tono del medico che si rivolge al vecchietto sordo e malato di Alzheimer.

“Ma non intendevo quel boss”, protesta Paolo. “Intendevo IL BOSS”, conclude indicando con le dita verso l’alto.

San Pietro si dà una vigorosa manata sulla fronte. Non che sia d’accordo con le nuove direttive dell’Ufficio Marketing, in fondo son duemila anni che si fa chiamare DIO oppure ONNIPOTENTE, perché cambiare? Tuttavia sembra che BOSS faccia più presa sui giovani e c’è bisogno di nuovi fedeli per perorare la causa. “Hai ragione, scusami, non mi sono ricordato”.

“E poi sarei io quello che non si ammoderna”, ammicca Paolo. I due amici sorridono insieme mentre si scambiano uno sguardo complice e divertito. In quello stesso istante, in mezzo ad un ghiacciaio delle Dolomiti, fiorisce una stella alpina dai colori così vivaci da tingere di rosa e azzurro tutta la neve circostante.

“E chi è che avrebbe scoperto questa sensazionale notizia?”, chiede Pietro.

“Un demone, ignoro come si chiama. Comunque è già stato sistemato, ci è ha pensato Zerachiel”, spiega Paolo.

San Pietro avverte un brivido lungo il filo della schiena, lo percepisce così netto e preciso da giurare che abbia la consistenza solida di una spada ghiacciata. L’arcangelo Zerachiel lo ha sempre inquietato: meticoloso come nessun altro servitore celeste, così ossequioso da risultare mellifluo, disposto a qualunque cosa pur di compiere il proprio dovere. Pietro è sempre stato certo che avrebbe profuso lo stesso zelo anche se fosse stato al servizio del diavolo in persona: a Zerachiel basta avere una causa o qualcuno con cui giustificare le proprie azioni, specialmente le più nefande. In realtà essere servitori celesti dovrebbe implicare una dimensione etica e morale dallo spessore ben più consistente, ma purtroppo il lavoro è sempre troppo e talvolta bisogna accontentarsi di collaboratori poco graditi.

Pietro si desta dai propri pensieri e chiede: “Sistemato? Cosa vuoi dire?”, anche se già conosce la risposta.

“Torturato e ucciso, ovviamente”, replica San Paolo con un gesto disgustato della mano. Aveva servito il Paradiso sempre e solo scrivendo lettere, non aveva mai dovuto sporcarsi le mani, soprattutto col sangue.

Il primo Pontefice appoggia i gomiti sulla scrivania e congiunge le punte delle dita: “Mi stai quindi dicendo che un demone ha scoperto che Dio… pardon, il Boss non c’è, non si sa dove stia, che uno zelante arcangelo lo ha conciato per le feste e poi ha fatto rapporto a te?”.

“Esattamente, Pietro.”

“E, di grazia, dove sarebbe l’urgenza o il clamore in questa faccenda?”

San Paolo sgrana gli occhi incapace di nascondere lo sconcerto. “Dio non c’è”, bisbiglia, “non si trova”, prosegue più piano, “dov’è andato?”, chiede infine disperato.

San Pietro accenna un sorriso bonario, quello stesso sorriso che fa ogni genitore quando il figlio chiede se Babbo Natale esiste veramente. VERAMENTE. “Paolo, tu hai mai visto l’Onnipotente?”.

“No”.

“E hai mai dubitato della sua Esistenza o della sua Potenza?”.

“No”.

“Perfetto. Ora hai la risposta alla domanda di poco fa: se non hai mai visto Dio, significa che Dio non esiste”.

San Paolo scatta in piedi incredulo. “Ma cosa dici, amico mio! Questa è eresia! È Blasfemia!!!!!”

Una smorfia divertita attraversa il viso del Supremo Arbitro delle Ammissioni Paradisiache, quindi apre un cassetto della scrivania e recupera una vecchia pipa in radica che non fumava più dai tempi dell’incoronazione di Carlo Magno nella basilica che porta il suo nome. La carica con una generosa presa di tabacco e la accende, infine gusta un paio di rotonde boccate per poi osservare le volute di fumo azzurrino disegnare spirali asimmetriche sopra la sua testa. San Pietro lascia che i suoi occhi color nocciola illuminino con uno sguardo amorevole l’amico e fratello, quindi attende che Paolo si sieda nuovamente. Solo allora concede alla sua voce il permesso di spiegare.

“Paolo, nutro per te un amore sincero e disinteressato, lo stesso che il cane riserva alle pecorelle del gregge che il pastore gli ha detto di proteggere. Io sono solo un servitore, umile e ignavo, ma una cosa la so, una cosa l’ho capita: Dio non esiste, Dio è”.

San Pietro tira un’altra boccata dalla pipa e aspetta che quelle parole si sedimentino bene prima di proseguire. “Dio non l’hai mai visto nessuno, neppure suo Figlio. Dio non ci ha mai dato prova della sua presenza, eppure noi tutti mettiamo a rischio la nostra esistenza per Lui. Dio ha manifestato spesso la sua Potenza, ma con una arbitrarietà che spesso ci ha lasciato di stucco, talvolta perfino delusi, eppure lo veneriamo ogni giorno. È ora che tu comprenda, amico mio, che Dio non esiste. Dio è. È il polo magnetico che attrae la lancetta della bussola. È la forza di gravità che trascina a terra la mela caduta dall’albero. È la potenza del fulmine che attraverso il cielo e si abbatte al suolo. È la velocità della luce che percorre distanze incommensurabili in meno di un secondo. È la farfalla che batte le ali nel cuore dell’innamorato. È il sorriso del bambino che trova lo sguardo della madre. È…”

La porta dell’ufficio di San Pietro sbatte con violenza.

In oltre duemila anni non è mai accaduto.

San Pietro scatta fulmineo in piedi e afferra la boccetta di acqua benedetta che tiene nascosta sotto il piano della scrivania, mentre San Paolo si volta impaurito. Entrambi vedono un angelo planare e lesto ritrarre le bianche ali.

“Angelo, ma ti pare questo il modo di entrare nel mio ufficio”, grida San Pietro riponendo l’acqua benedetta nel vano da cui l’aveva tratta.

“Mi perdoni, Santità”, balbetta il servitore celeste a testa bassa.

“Avrà pure un nome questo folle!”, sibila San Paolo ancora atterrito per la rocambolesca entrata in scena dell’intruso.

“Angelo”, dice Pietro sconsolato.

“Si ok, è un angelo, questo lo vedo da solo. Ma come si chama?”

“Angelo. Questo angelo si chiama Angelo” ripete Pietro allargando le braccia sconsolato.

“Per tutti gli epistolari”, esclama incredulo San Paolo. “Un angelo che si chiama Angelo! È una roba che non si può sentire!

“Ecco, finalmente qualcuno che è d’accordo con me”, si compiace Pietro. “Capisco che bisogna adattarsi ai tempi, ma da che mondo è mondo gli angeli hanno nomi che finiscono per -ele. Un po’ di rispetto per la tradizione non guasterebbe, diamine! E poi chiamare un angelo Angelo è proprio ridicolo: chi è che chiama Cane il proprio cane?”.

“Eccellenza”, prova a dire l’insignificante servitore celeste. “Eccellenze”, si corregge quando capisce che l’ospite di San Pietro è niente popò di meno che l’apostolo Paolo. “Vi chiedo umilmente scusa per aver interrotto le vostre riflessioni, ma sono latore di una notizia ferale che devo riferire quanto prima al mio superiore”.

“Parla pure, angelo Angelo”, proclama solennemente San Pietro aggiustando la tonaca immacolata mentre recupera il proprio posto in poltrona.

“Gli è piaciuto”, borbotta l’umile garzone delle volontà celesti.

“Coooooosa?”, tuona San Pietro.

“Gli è piaciuto”, ripete l’angelo Angelo con un filo di voce, incapace di guardare gli occhi nocciola del primo Papa.

San Pietro sbatte le palpebre incredulo e uno tsunami si abbatte sull’isola di Tonga Tonga. “Non è possibile”, mormora sprofondando sulla poltrona in pelle. “L’avevo selezionato tra oltre 10mila film… non può essergli piaciuto”.

“Invece si, Vostra Grazia”, conferma Angelo. “Pennesi ha gradito il film polacco”.

San Pietro allibisce. Aveva studiato il piano nel minimo dettaglio perché la protervia di quell’umano rispondente al nome di Pennesi andava punita in maniera esemplare. Invece, a quanto pare, l’ha fatta franca un’altra volta. Era dai tempi del Getsemani che non sentiva una tale ira montargli nel petto.

“E non è tutto, Vostra Signoria”, prosegue l’angelo Angelo. “La figlia di Pennesi ha recuperato la conchiglia… quella conchiglia…”

“La conchiglia?”, borbotta il primo Papa. “Che vuol dire?”.

“Se posso permettermi…” s’insinua San Paolo, “Forse questa storia della conchiglia di Pennesi fa il paio con l’ultima parte del rapporto di Zerachiel…”.

San Pietro guarda torvo San Paolo.

L’angelo Angelo fissa la punta dei propri piedi angelici, indefessamente.

Nel frattempo una innocente bambina confeziona una collana con la conchiglia trovata nella spiaggia qualche mese prima, ignara di essere una inconsapevole pedina dell’Apocalisse.



Questo inutile racconto è parte di una narrazione più complessa, forse divertente, figlia del mio povero ingegno e della fantasia molto più brillante dell’amico Kasabake. Se avete una vena masochistica e volete recuperare anche le precedenti puntate della narrazione, le trovate QUI.

Ma ora bando alle ciance: gustatevi la classifica dei film più belli del 2021!!!!!!

38 pensieri su “I Film più belli del 2021

  1. Non c’entra nulla ma mi hai ricordato l’inizio di un libro la cui raffigurazione del Paradiso è uguale e dove gli eventi iniziano proprio perché il boss non c’era (era andato in vacanza!) e però ad un certo punto ritorna e s’incazza come una bestia per quel che vede di sotto! A quel punto convoca il figlio e lo rispedisce giù a rimettere a posto le cose! Il libro è “A volte ritorno” di John Niven e, se fossi un produttore cinematografico ne avrei già fatto un film solo per leggere la tua recensione!😄

    1. Di Niven conoscevo solo KILL YOUR FRIENDS perchè ho visto il film (pessimo per altro).
      Ora però mi hai incuriosito… quasi quasi me lo leggo…
      Anche perchè se poi dovrò recensire il film che tu avrai prodotto voglio farlo con cognizione di causa 😀 😀 😀

      1. Allora non ti dico più nulla! Poi mi dirai! A me ha provocato dolori articolari alle mascelle per il troppo ridere! Ho letto anche Le solite sospette per cui, non avendo visto il film penso che mi cercherò il libro ispiratore del film!

        1. Se vui sorridere (non ridere, sia chiaro) e se ti piacciono almeno un po’ i gialli, leggiti almeno il primo romanzo di Robecchi con protagonista Monterossi (Questa non è una canzone d’amore) da cui è tratta l’omonima serie TV prodotta da Prime Video. Io l’ho scoperto la scorsa estate e ammetto che mi ha dato dipendenza 😀 😀 😀

          1. I suggerimenti sono sempre bene accetti! Io me lo segno anche se poi ho così tanta roba che vorrei leggere e film da vedere che non so di quante vite avrei bisogno per compiere l’impresa! 🤔 E questa oltre alla curiosità per il futuro è l’unico motivo per cui vorrei essere immortale!🤷

    1. Una delle cose che non ammetto mai è quella di non aver visto neppure un episodio di Colombo…
      SSHHHHHH

      Comunque direi che a questo punto possiamo considerare il Cane di Colombo alla stregua dell’Uovo di Colombo.
      Non è lo stesso Colombo, magari potremmo coinvolgere un colombo che si chiama Colombo per sbrogliare la matassa, ma alla fine va bene lo stesso e comunque!!!!

      PS: è sempre un piacere leggerti da queste parti!!!!

      1. Sicuro! Già mi immagino l’angelo Angelo, accompagnato dal cane Cane che giocando rincorre il colombo Colombo ❤
        (Sono stata assente per un bel po', rispetto ai miei canoni. Periodo difficile. Sempre lieta di ricomparire).

    1. Hai ragione nel dire che è davvero fantastico e secondo me questo fino ad ora è il capitolo più bello, ma la storia non è finita, come puoi leggere qui sotto…

          1. Non so perchè questo commento fosse finito nella coda antispam…
            COmunque me ne sono accorto… meglio tardi che mai 🙂

          2. ci divertiamo è forse riduttivo…
            ammetto senza remore che aspetto i tuoi commenti\racconti e fantastico spesso su quale linea gli darai (ovviamente poi mi smentisci sempre 😀 😀 )

        1. Cara Silvia, bisogna essere un po’ pazzi e tu ormai conosci Paolo abbastanza bene da sapere quanta follia alberghi nel suo cervello geniale 😀 😀 😀

  2. Doctor Gratiae

    Paolo di Tarso era appena uscito dall’ufficio di San Pietro e stava procedendo spedito a testa bassa lungo gli indefinibili corridoi del tesseract celestiale dove aveva sede l’amministrazione del Paradiso.
    «Devo riuscire a parlare con lui!» Ripeteva a bassa voce, cercando di non farsi accorgere di questo suo borbottio, simile ad una pentola bassa in cui bollono sommessamente dei fagioli: ogni tanto alzava uno sguardo verso qualche figura eterea che gli scivolava accanto o sopra la sua testa, per lo più cherubini spocchiosi che non si degnavano nemmeno di un Padre della Chiesa che trotterellava frettolosamente, immerso nei suoi pensieri e questo malgrado l’essere corrucciati nelle sembianze umane del volto fosse considerata una gravissima mancanza di stile e decoro nel Palazzo Celeste, ma tant’è, oramai sembrava un po’ tutto allo sbando in quei paraggi
    «Tzé! Potrei farmi tatuare con un Incantesimo di Apparenza un Sigillo Paternale con scritto “Saulo è tornato e vi fa il culo” che questi angeli di ultima generazione nemmeno se ne accorgerebbero… Ma se LUI fosse qui, ah! Vecchio Testamento e Bastone Infuocato, altro che…»
    Capovolgendo più volte l’asse delle dimensioni, venendo inghiottito e poi sputato in una sorta di clessidra a forma di Nastro di Moebius, Paolo sbucò nel corrispettivo del Bronx del Paradiso o se vogliamo nella Knockturn Alley di Harry Potter ovvero la non-zona ed il non-luogo di cui non si parlava e non si pensava mai, il quartiere dei dimenticati, ma anche il rifugio degli Obliterati, la genia di Santi e Profeti che aveva ricevuto la consacrazione prima e poi erano stati accantonati: è in quel luogo, dove Paolo aveva persino timore di poggiare l’ectoplasma dei suoi piedi, che sapeva albergare ancora Doctor Gratiae, il numide (oggi si direbbe algerino) Dottore della Grazia, membro di quella che un tempo era stato il primo Servizio di Intelligence del Paradiso ed oggi figura quasi leggendaria per chiunque, forse scomparso, forse annullato dal Padre Celeste o forse, chissà, semplicemente al lavoro in un luogo segreto per un progetto segreto dal nome segreto.
    «Ciao, vecchio! MI stavi cercando?» la figura barbuta di Sant’Agostino d’Ippona, con in testa un qualcosa che assomigliava ad uno scolapasta in metallo, apparve di colpo a Paolo, facendolo sobbalzare.
    Il Santo che fu anche Apostolo tra gli Apostoli (quindi, uno della Cerchia Ristretta), più basso di Agostino, alzò gli occhi dubbiosi verso lo strano copricapo e borbottò un flebile «Ciao Agostino, bel cappello… Da dove sei… Uscito?»
    «Da qui, da là, chissà! Il Paradiso è come la tana del Bianconiglio… Entri ma non sai dove esci!! Ah!» Rispose il numide spalancando la bocca come in una risata trattenuta.
    «Va bene, come vuoi tu…»
    Poi Agostino divenne serissimo di colpo, si attorcigliò su se stesso e prima di scomparire in un puntino di luce ad un metro e mezzo circa da terra, lanciò una pallina di vetro a Paolo, dicendogli «Afferrala e seguimi»

    San Pietro aveva seguito l’impronta metapsichica di San Paolo finché quella non era scomparsa dallo schermo del suo Lavabo delle Proiezioni Astrali: «Lo sapevo! Sta correndo da quel libico traditore… Ma forse è meglio così, prenderò due piccioni con una fava…»
    Poi, con un sorriso che convinse poco anche lui, Pietro si sedette sulla sua poltrona Ikea Markus, comoda e sobria, che fingeva di usare quando non galleggiava, un suo vezzo.

    Paolo e Agostino ricomparvero assieme in quella che poteva apparire ad occhi mortali come una baita in legno sul crinale di una collina, circondata da un cielo stellato notturno a perdita d’occhio, un luogo nel nulla, al di là del tempo, dello spazio e di altre cose che noi umani non possiamo nemmeno pronunciare, figuriamoci capire.
    «Boom! Un atterraggio perfetto, Paolo, come ai vecchi tempi, non è vero?»
    «Cosa? Ma di che parli? Io e te non siamo mai apparsi e scomparsi assieme… Questa è stata la mia prima volta da non so quanti… Secoli?»
    «Davvero?» Chiese Agostino con sguardo corrucciato ed interrogativo, «Oh, beh, c’è sempre una prima volta, no?»
    Paolo si fece avanti verso l’altro santo «Senti, non abbiamo molto tempo, qui le cose stanno davvero precipitando, perciò te le chiederò secco, senza tanti giri di parole… Lui dov’è?»
    «Egli è, non esiste…»
    Le parole pronunciate quasi sottovoce da Sant’Agostino, mentre guardava con occhi fissi sul vuoto di fronte a lui, fecero venire i brividi lungo il simulacro della schiena di San Paolo: erano le stesse pronunciate da San Pietro ed ora, il santo filosofo, colui che aveva costruito e le più famose invettive della Chiesa contro i Manichei, contro i Donatisti, contro i Pelagiani, contro i Semipelagiani, contro gli Ariani, che aveva combattuto contro ogni eresia, sul bordo dell’abisso dell’Impero Romano d’Occidente poco prima del suo crollo, che aveva assistito all’ascesa e alla caduta degli ultimi despoti corrotti e dissoluti, stava ripetendo quelle parole come un codice o una parola d’ordine esoterica di qualche accolita sconosciuta a San Paolo.
    «Agostino, che succede?» Chiese il Santo Apostolo con sincera preoccupazione, aspettando una parola che fosse di chiarimento e sollievo per l’ansia ed il nervosismo che gli stava salendo sempre più in fretta.
    «Paolo, io so perché sei qui» gli rispose il Dottore della Grazia, riscuotendosi da quella specie di trance in cui si era per qualche istante assentato, «Lo so perché stiamo monitorando l’evolversi della situazione…»
    «Stiamo? Che vuol dire “stiamo”? Chi siete?»
    Agostino sorrise bonariamente: «Davvero me lo stai chiedendo? Ogni ingenuità è un festino per il Demonio, diceva sempre quel poeta francese…»
    «Ma chi se ne frega del poeta!» Esclamò con rabbia San Paolo. «Dio è scomparso oppure non esiste ma in realtà c’è… E poi la figlia di Pennesi…»
    «La bambina della Crisi… C’è molto potere in quel punto della storia…» Disse il numide di nuovo assorto.
    «Cosa? Che crisi? E poi allora Dio dove si trova…»
    «Non qui» Disse lapidario Sant’Agostino.
    «Non qui…» Ripetè Paolo guardandosi attorno, con le braccia semi aperte come a mostrare a se stesso la desolazione della situazione e per un istante ricordò ad Agostino il personaggio di John Travolta in Pulp Fiction.
    «Vuoi dire che Dio non è in questa stanza?» Chiese Paolo, ben consapevole dell’eresia della domanda stessa.
    «No, volevo dire non in questo universo»

    P.S. Sono caduto come un pollo nel tuo scherzo ed ho più volte aperto e chiuso il post per cercare una classifica che non c’è mai stata… 😭

    1. La fortuna di avere un collega e amico come te, Paolo, è incalcolabile.
      Questo tuo racconto è già un gioiello di per sè (perchè bellissimo) ma il suo valore accresce perchè deve essere chiaro che tu lo hai redatto in meno di 10 ore, giacchè neppure sapevi che avrei scritto il racconto sequel della storia iniziata anni fa e tanto meno sapevi il plot della storia nè la novità circa l’introduzione di un nuovo personaggio (San Paolo, per l’appunto).
      Tu, in una manciata d’ore, ha preso la storia, l’ha digerita, l’hai fatta e non solo l’hai proseguita in una direzione che ancora non è chiaro se sia quella del sequel o dello spinoff (o magari entrambi…) ma l’hai perfino arricchita grazie al tuo lessico da cecchino (usi sempre la prola più giusta possibile, quella che fa centro, quella parola che dico sempre “perchè cazzo non è venuta in mente a me?”) e l’introduzione di nuovi personaggi ancora che arricchiscono e dilatano gli orizzonti della narrazione.
      La tua sfida è micidiale perchè ammetto di aver già bello in mente il plot di questa nuova fase del racconto, di cui il post di ieri è solo la prima parte. Tuttavia, questo tuo commento-racconto è così bello e così coinvolgente che non posso non tenerne conto! Lo farò quindi mio e lo incorpererò nel nuovo tassello narrativo!!!!
      Quindi ti ringrazio 2 volte: la prima per questo meraviglioso contributo, la seconda per aver ulteriormente e nuovamente stimolato il mio ingegno nell’orchestrare questa storia, nata come divertissement introduttivo alla classifica dei migliori film della decade scorsa, ma ormai arrivata ad oltre 10 episodi…

      PS: mi duole che tu sia caduto come un pollo sulla mia burla (non sei il solo, se può consolarti), ma è da tempo immemore che covo questo scherzo… Da un lato mi son sempre un po’ crucciato perchè gli anni passati perdevo un sacco di tempo a inventare storie introduttive, racconti spero brillanti, ma nessuno li cagava mai nemmeno di striscio (a parte te e pochi altri) e si concentrava solo sulla classifica. Dall’altro canto, quest’anno avrei fatto veramente difficoltà a redigere una classifica non solo dei migliori film in assoluto, ma anche dei migliori “secondi classificati” (come fatto negli ultimi anni) giacchè le difficoltà congenite alla pandemia mi hanno impedito di vedere moltissimi film del 2021… Inoltre, ultimo ma non ultimo dei problemi, credo che a nessuno freghi niente di quali film abbia gradito io… recensore doppiamente pessimo perchè non capisco di cinema e non faccio recensioni, bensì sproloqui che col film non hanno mai nulla a che spartire.

      1. Ti ringrazio ovviamente per i complimenti sperticati sul mio contributo e sappi che se davvero funziona come tu dici, probabilmente è proprio perché è stato scritto di getto: come dicevo a Silvia qualche commento sopra, se ci avessi dovuto ragionare non so se sarebbe stato efficace…

        In fondo io e te siamo come i tecnici della Nasa che, messi alle strette di fronte al possibile ed imminente fallimento della missione Apollo, debbono ingegnarsi in poche ore a trovare una soluzione con quel poco che hanno (so che hai visto il film con Tom Hanks e quindi puoi capirmi).

        Per il resto mi sembra che almeno io e te ci stiamo divertendo, giusto?
        Poi tu sei il Master in questo caso è quindi puoi liberarti con un solo colpo sia dell’ idea di un secondo universo (o svariati in stile MCU), sia del Servizio Segreto di Intelligence Paradisiaco di Sant’Agostino oppure lasciarli in area di parcheggio, tanto andrà bene comunque!
        Se hai qualcosa di già pronto vai avanti come un treno!
        C’è sempre modo di recuperare tutto, come Hollywood insegna, recuperando il postulato della meccanica classica di Lavoisier ed applicandolo allo storytelling: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma…
        Buon WE

  3. Mi divertite un sacco… ogni volta che passo di qua, so già prima di leggere sarà che una giornata fortunata, proprio relativa al sorriso che mi rimarrà sulle labbra, e che ho tutt’ora, e che mi rimarrò per un po’ come antidoto quotidiano. Che dire: siete due bombardieri dall’imprevedibile sorpresa e dagli ordigni pieni di colore! Viva!!!

    1. Ciao barman e grazie per le belle parole!!!!
      Come dissi tempo fa citando la famosa battuta di uno tra i miei film preferiti, “Vanity, definitely my favorite sin”. E le tue parole l’hanno ovviamente stuzzicata… Spero solo che il sorriso sia rimasto a lungo, è sempre una medicina formidabile!

  4. Lap scusa l’ardire… ma dove trovo la classifica dei film più belli del 2021?
    Anche cliccando su il link nella sezione “Ultimi post” mi rimanda all’inizio del tuo splendido racconto “paradisiaco”, ovvero all’inizio di questa pagina… 😶

    1. Ciao Ale
      Non trovi la classifica perchè, molto semplicemente, non c’è…
      Si tratta di una burla, tutto qui, e spero mi perdonerai…

      In realtà la mancanza della classifica si spiega anche per motivi più banali.
      L’anno scorso non sono riuscito a vedere tantissime delle pellicole più importanti dell’anno quindi avrei prodotto una classifica spuria anche se avessi seguito il criterio degli anni precedenti, ovvero quello di inserire in classifica non già i film più belli in assoluto, bensì quelli belli belli ma poco noti o pubblicizzati che mi fosse capitato di vedere.
      In secondo luogo volevo un po’ stuzzicare i pochi lettori rimasti sul blog giacchè negli ultimi anni, nonostante mi sforzassi tanto nella creazione delle introduzioni a mo’ di racconto, quasi tutti si limitavano a commentare la classifica ignorando il mio sforzo iniziale (non tu, che invece sei uno dei pochi sempre gentile e attento 🙂 )

      Comunque, son curioso di leggere qualche tuo titolo di una ipotetica best-2021… se ti va di condividerlo, leggerò con piacere 🙂

      Ciao e grazie ancora per il commento 🙂

      1. Ha ha ha delinquente, ed io che mi sforzavo di trovare da qualche parte un link che mi fosse sfuggito! 😂
        Ovviamente ho notato il tuo cambio di passo in senso letterario e come tu sai lo aspettavo da tempo! 😉 Tra l’altro è una delle caratteristiche che più mi piacciono del tuo blog, indi continua a deliziarci con il tuo stile fantasioso, ironico e forbito!
        Per quanto riguarda la “classificona” di fine anno certo, l’ho redatta anche questa volta, ma il principio che seguo non rispetta l’anno di uscita dei film, è semplicemente l’elenco delle pellicole che mi è capitato di vedere durante l’anno ordinati secondo i miei personalissimi gusti!
        E’ un piacere ed un onore condividerli con te:

        HIT PARADE

    1. No, vabbè, un alunno che si chiama Alunno le batte tutte: standing ovation 😀 😀 😀
      Purtroppo Marisa niente classifica… mi sono un po’ burlato degli spariti lettori!!! Perdona lo scherzo e grazie sempre di passare per questi lidi sperduti.

      1. È un piacere per me passare dalle tue parti!
        L’alunno che si chiamava Alunno aveva due cognomi – Alunno Biagiotti – ed era il primo sul registro, così io pensai che non fosse il suo cognome, ma una sorta di definizione, come dire Soldato Ryan…

        1. Poverino, ho sempre provato profonda compassione per chi ha un nome o cognome strani, oppure una combinazione dei due buffa. E’ un fardello ti porti dietro tutta la vita… sai le prese in giro 😦

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