Io e Bruce #6: growin’up

Dicono che invecchiando il tempo sembri scorrere più velocemente. E se mi guardo indietro mi viene da dire: cazzo, è vero.

Arriva un momento in cui il treno della vita prende velocità, tanta velocità, e tu guardi fuori dal finestrino ma non riesci più a focalizzare niente perchè ogni immagine diventa subito un ricordo. Ieri faticavi a racimolare i soldi per andare in vacanza con la fidanzata, mentre oggi paghi senza battere ciglio la rata del mutuo di casa. Prima ti svegliavi dopo una sbornia fresco come un fiore, mentre ora non riesci a scendere dal letto dopo aver bevuto due birre. I ricordi si accumulano, ti ritrovi più spesso di quanto vorresti a raccontarli e, impacciato, non sai più se iniziare con “Quando ero piccolo” o “Quando ero giovane“.

PUFF

Sei diventato un uomo e non riesci nemmeno a ricordare quando.

Nel suo primo disco il Boss incise Growin’up: per diventare grandi era sufficiente iniziare a ragionare con la propria testa avendo anche il coraggio di andare in direzione opposta a quella che seguono tutti gli altri. D’altronde ogni bambino non vede l’ora di crescere e ogni ragazzo non vede l’ora di diventare un uomo. Ma com’è allora che ogni uomo pagherebbe oro per poter tornare indietro? per avere di nuovo 20 anni? Non è solo una questione di tempo o di paura della morte, c’è qualcosa di più profondo e forse anche di più potente: la SPERANZA. Finchè siamo giovani abbiamo l’impressione – no, ma che dico – la CERTEZZA che i nostri sogni siano a portata di mano: nessun ostacolo, nessun limite, basta solo darci dentro. Col tempo poi impariamo che non è proprio così facile e che il più delle volte si sbatte il muso contro muri insormontabili che la Vita, col sadico cinismo che le è proprio, erige davanti a noi quando meno ce l’aspettiamo. Tuttavia solo se siamo sufficientemente coraggiosi e intelligenti sapremo intuire la verità: che non importa RAGGIUNGERE i proprio sogni, ciò che conta veramente è CONTINUARE A INSEGUIRLI, perchè è proprio in questa perpetua ricerca che si concretizza la nostra capacità di essere uomini migliori.

A me questo l’ha insegnato Bruce. C’è un verso di The promised land che tradotto suona più o meno così: Signore non sono più un ragazzo, ormai sono un uomo/e comunque continuo a a credere nella Terra Promessa. Forse non la raggiungeremo mai e probabilmente neppure c’è una Terra Promessa tuttavia, se vero che credere in essa non ci farà vivere BENE, almeno ci farà vivere MEGLIO.

Avevo ascoltato e cantato questi versi centinaia di volte ma ne compresi appieno la potenza evocativa solo alla soglia dei trent’anni. Questa capacità di mutare significato a seconda del contesto è una cosa della musica di Springsteen che mi ha sempre ammaliato. E’ come se lui sapesse cosa dirmi e il momento giusto per farlo, pur vivendo a migliaia di chilometri da me e ignorando perfettamente che io esista. E’ una magia, una meravigliosa magia.

Bruce Springsteen Write

Credo che nella vita di Bruce, invece, il tempo abbia cominciato a scorrere al contrario. Alla soglia dei 60 anni ha riscoperto una energia e una prolificità che forse ha avuto solo durante la giovinezza, nel periodo d’oro tra Born to run e The river. Negli ultimi sei anni, infatti, il Boss ha sfornato raccolte di altri brani accantonati negli anni 70 (The Promise), il making of di Born to run e Darkness on the edge of town, i DVD di due differenti concerti e, soprattutto, 3 nuovi album, tutti rigorosamente con la E Street Band.

Magic

Nell’autunno del 2007 pubblicò “Magic“, disco elettrico, rabbioso e molto potente, il cui suono rappresenta la logica evoluzione musicale di The Rising. Lo considero un bellissimo disco. Forse gli manca una canzone di grande presa, ma il livello medio dei pezzi è altissimo: la potenza di Radio Nowhere, la dolcezza di Girl in their summer clothes, la rabbia di Last do diela speranza di Long Walk Home. Il seguente Magic Tour fu grandioso, anche se funestato dalla scomparsa di Danny Federici, storico tastierista della E Stret Band, strappato ai suoi amici da una grave malattia.

Milano accolse di nuovo Bruce e me per due concerti. Il primo, due mesi dopo l’uscita del disco, si tenne al Forum di Assago. E’ stato l’unico concerto di Bruce e la E Street Band cui abbia assistito a durare meno di 3 ore, tuttavia fu molto intenso: 24 brani tutti tirati a 100 all’ora. Un vero uragano! Per la prima volta ascoltai dal vivo alcune canzoni veramente belle e inattese: le note di The Ties That Bind mi elettrizzarono come una scarica da 1000 watt, la rabbia di Adam Raised A Cain mi travolse come un treno ma ci volle l’infinita delicatezza di Incident on 57th street per mettermi definitivamente KO. Io e Mauro tornammo a casa stanchi e felici. Tuttavia era solo un aperitivo, e lo sapevamo: il piatto forte sarebbe venuto qualche mese dopo.

Il 27 giugno 2008 il Boss tornò a San Siro per la terza volta. Rispetto al mitico concerto di cinque anni prima erano cambiate alcune cose: innanzitutto non pioveva, anzi faceva un caldo bestiale. Inoltre andammo in macchina e per la prima volta rinunciai al parterre e presi posto sui seggiolini numerati del secondo anello. D’altronde ero invecchiato…

In realtà quel concerto rischiai di farmelo tutto al pronto soccorso: partimmo di prima mattina e prima di salire in macchina diedi una craniata contro il portellone del garage… una botta mostruosa che non vi so spiegare… vedevo triplo… quadruplo… QUINTUPLO… Ovviamente il mio primo pensiero fu: “Anche se mi sono spaccato la testa e ho una commozione cerebrale, IO VADO AL CONCERTO DEL BOSS!“. Incredibilmente mi ripresi in pochissimi minuti, per giunta senza un graffio e senza l’ombra di un bernoccolo. Una spruzzata d’acqua fresca ed ero come nuovo: l’ho sempre detto io che i concerti del Boss hanno anche un potere taumaturgico…

Ricordo che faceva un caldo boia e ovviamente fu un bellissimo concerto: le note della cover Summertime Blues ruppero il ghiaccio e da lì in poi fu una continua cascata di freschezza. A rileggere ora la setlist, mi viene il fondato sospetto che sia quella più intensa che abbia mai ascoltato ad un suo concerto, impreziosita da due gemme di splendore accecante.

Sprinsteen San Siro 2008

Sono sempre stato convinto che Because the night sia la traduzione musicale del concetto di POTENZA, ma solo dopo averla ascoltata dal vivo quella sera ne ho avuto la certezza matematica. Provate ad immaginare il vostro cuore come un pezzo di ferro dapprima reso incandescente da un fuoco infernale, poi preso a martellate da mani sapienti, poi modellato a nuovo e infine restituito fulgido e bellissimo. Ecco l’effetto che mi fece ascoltare Because the night.

Ma il tocco di classe assoluta fu Racing in the street. E’ una ballata struggente, malinconica e affascinante nella quale si racconta di come la vita possa diventare vuota e priva di emozioni: tuttavia bisogna continuare a lottare per trovare un proprio posto nel mondo, una ragione di vita e di realizzazione. Per il protagonista di Racing in the street tutto ciò è rappresentato dalle corse clandestine, mentre per il Boss ovviamente dalla musica della sua chitarra.

Alcuni uomini rinunciano semplicemente a vivere
E iniziano a morire lentamente, un poco alla volta
Altri rientrano a casa dal lavoro e si danno una lavata
E poi vanno a gareggiare in strada

E tu cosa vuoi fare? Vuoi smettere di vivere o vuoi andare a gareggiare in strada ed essere qualcuno? E’ questo che Bruce chiese a ciascuno di noi cantando Racing. E tutti, in silenzio, demmo a noi stessi una risposta che da allora custodiamo gelosamente nel cuore. Ricordo anche che durante la coda strumentale mi commossi: dio com’era bella….

Mentre tornavo a casa ricordai i pensieri che mi avevano accompagnato dopo il concerto di Perugia. All’epoca temevo che Bruce non avrebbe più suonato con la E Street Band, che non ci sarebbero stati nuovi dischi e neppure nuovi concerti. Invece, in meno di 2 anni, il Boss mi aveva stupito con un nuovo bellissimo disco e due spettacolari concerti. Non sono mai stato così felice di sbagliarmi…

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Io e Bruce: a love story

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2 pensieri su “Io e Bruce #6: growin’up

    1. Grazie per l’apprezzamento, lupokattivo
      In realtà l’idea iniziale era di un post singolo, poi mi son fatto prendere la mano e ho iniziao a parlare sempre più di me stesso e il singolo post si è trasformato in un racconto più lungo…
      Cmq vi ruberò ancora poco tempo, manca poco alla fine della storia!!!!

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